Veneto, è emergenza inquinamento da Pfas nelle acque: 400 mila persone a rischio

Veneto, è emergenza inquinamento da Pfas nelle acque 400 mila persone a rischio

Si continua ad indagare su quanto accaduto e scoperto in Veneto dove le acque delle falde acquifere di alcune zone del Vicentino, del Veronese e del Padovano sono risultate inquinate dai Pfas ovvero da sostanze chimiche utilizzate nell’industria per rendere impermeabili tessuti e rivestimenti.E’ questo quanto scoperto e quanto confermato da uno studio condotto dall’Istituto Superiore della Sanità. Purtroppo risultano interessate diverse zone del Veneto ma l’aria più colpita sembra essere quella compresa tra i comuni di Montecchio Maggiore, Lonigo, Brendola, Creazzo, Altavilla,Sovizzo, Sarego in provincia di Vicenza.

Risultano interessati anche altri comuni tra i quali Mozzecane, Dueville, Carmignano, Fontaniva, Loreggia, Resana e Treviso, seppur con un impatto minore. In Veneto, da un’indagine sulla popolazione è emerso che, non solo le acque contengono allarmanti livelli di inquinamento da PFAS: anche le persone mostrano livelli di contaminazione. Le sostanze perfluoroalchiliche o PFAS, sono composti di natura organica. Tra gli PFAS, le molecole più diffuse sono i PFOA ovvero l’acido perfluoroottanoico e PFOS ovvero l’acido perfluoroottansolfonico.

Queste sostanze sarebbero state utilizzate a partire dagli anni 50 per produrre prodotti per la pulizia, insetticidi, rivestimenti protettivi, vernici,schiume antincendio, prodotti per stampanti, pellicole fotografiche, superfici murarie, prodotti di microelettronica, rivestimenti per contenitori per il cibo, in una parole quelle molecole vengono utilizzate per produrre oggetti di uso quotidiano. Purtroppo, si tratta però di molecole tossiche, nel senso che possono provocare disturbi fisici, quali ad esempio colesterolo alto, ipertensione, alterazione dei livelli di glucosio, effetti sui reni anche piuttosto gravi, patologie della tiroide, ed in casi piuttosto gravi, ovvero nei soggetti più esposti a questo rischio di contaminazione, possono anche causare tumore del testicolo e del rene. Per quanto riguarda il caso specifico del Veneto, la conferma della presenza di queste sostanze tossiche nelle acque arriva direttamente da alcuni test effettuati dall’istituto Superiore della Sanità, che lo scorso 20 aprile ha pubblicato un report con gli esiti del biomonitoraggio; tale studio ha praticamente confermato la presenza massiccia di acidi nel sangue dei cittadini che vivono nelle aree esposte,sopra citate.

A rischio ci sarebbero 250 mila persone in Veneto, quelle che hanno bevuto spesso l’acqua del rubinetto, mentre le più esposte alla contaminazione nelle zone interessate in questo momento son 60mila. “Tengo a sottolineare che in questa vicenda ci sono delle parti lese: la Regione, i Comuni, le aziende acquedottistiche, i cittadini residenti nelle aree interessate da un inquinamento le cui responsabilità non sta a me ma alla magistratura indicare. Per parte mia dico che stiamo approfondendo l’intera questione sul piano giuridico per verificare ogni possibilità di ottenere il risarcimento che ritengo dovuto a tutti coloro, istituzioni, enti, singoli cittadini, sui quali pesano già ingenti costi, che non sono ancora finiti”, sono queste le parole dichiarate dall’Assessore alla Sanità della Regione del Veneto Luca Coletto, nel corso di una conferenza stampa dove sono stati presentati i primi dati del biomonitoraggio attivato in collaborazione tra Istituto Superiore di Sanità e Regione rispetto all’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche in alcune aree del Veneto.

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