Ultima dichiarazione shock di Veronica Panarello: “Loris mi aveva visto fare sesso con mio suocero”

Ancora una dichiarazione shock di Veronica Panarello sul caso della morte del figlio Loris Stival, il bambino ucciso a soli 8 anni il 29 novembre 2014 a Santa Croce di Camerina. La donna è stata sottoposta ad una perizia psichiatrica, la quale ha confermato che la donna non soffre di alcuna infermità come detto nella trasmissione televisiva di “Quarto Grado” la mamma del bimbo in carcere con l’accusa di omicidio avrebbe raccontato ulteriori particolari a una psicologa del carcere di Catania:”

“Voglio raccontare una cosa che non ho detto prima per la vergogna – avrebbe detto la donna – Il 19 novembre i bambini erano a letto, pensavo che dormissero. Io e mio suocero abbiamo avuto un rapporto sessuale in cucina e Loris ci ha visti“. “All’improvviso è entrato Loris in cucina e ci ha beccati – ha aggiunto Veronica – Corse subito in camera sua e io lo raggiunsi. Io ero disperata, lui era molto arrabbiato”.

“Andrea cominciò a discutere con Loris, poi chiese di andare a prendere qualcosa per farlo stare fermo… Quando tornai di là, Andrea aveva preso un cavetto usb grigio del computer, non so da dove, e lo stava stringendo attorno al collo di Loris”. Dichiarazioni shock, che gli inquirenti stanno valutando. Il nonno, indagato per atto dovuto, sarà ascoltato mercoledì prossimo.

LA CRIMINOLOGA: “VERONICA NON EVITERÀ IL CARCERE E’iniziata la perizia psichiatrica su Veronica Panarello, accusata di aver assassinato il E figlio Loris, 8 anni, il 29 novembre del 2014 e di avere gettato il corpo in un canalone. La perizia verrà videoripresa, come disposto dal gup di Ragusa, Andrea Reale, che si è dovuto pronunciare sulla vicenda dal momento che la Panarello ha deciso di essere processata con rito abbreviato. Il gup ha incaricato due psichiatri forensi di grande esperienza, Roberto Catanesi ed Eugenio Auguglia, per stabilire se la donna, al momento del fatto, era pienamente capace di intendere e di volere. Tutte le ricostruzioni fatte dalla Panarello, compresa l’ultima, non convincono gli inquirenti perché flagellate da una serie di incongruenze. A mio avviso, quanto è emerso dall’inchiesta sembra far emergere una chiara volontà omicidiaria lucidamente premeditata ed eseguita: credo che nemmeno la perizia psichiatrica possa rappresentare una via di fuga per evitarle il carcere”.

LA PSICOLOGA: “DA SEMPRE LA COLPA AGLI ALTRI” Veronica ha cambiato ancora una volta versione riguardo all’omicidio del figlio. Perché si comporta così? Risponde la psicoterapeuta Vera Slepoj: «Veronica è incapace di assumersi le sue responsabilità. È una donna che ha la tendenza a cercare un responsabile, poiché dotata di una personalità fortemente problematica e di una sorta di cinismo. Il suo è un atteggiamento molto chiaro: accusando la famiglia del marito, attacca una figura debole. Davide Stivai, infatti, è sempre stata una figura debole, dipendente dalla moglie. Veronica ha creato un ulteriore modo per discolparsi. È una persona che tende a dare la colpa agli altri, e mai a se stessa. E un atteggiamento tipico delle personalità infantili e incapaci di assumersi qualsiasi tipo di responsabilità.

Sono innocente Fin dal giorno dell’omicidio di Loris i sospetti sono caduti su Veronica, la sua mamma. La donna, però, ha negato di essere l’assassina. Ha detto di aver accompagnato il figlioletto a scuola per poi andare a un corso di cucina. Dopo una decina di giorni dal delitto, Veronica è stata arrestata e trasferita nel carcere di Agrigento.Mi fai venire dei dubbi Dopo circa dieci mesi dall’arresto, Veronica ha fatto le prime parziali ammissioni. Durante un colloquio in carcere ha detto al marito: «Davide, mi stai facendo venire dei dubbi. Forse non ho accompagnato Loris a scuola quella mattina. Pensavo di averlo fatto. Sto cominciando a ricordare soltanto adesso».Non l’ho portato a scuola Dopo le prime ammissioni al marito, Veronica viene interrogata dai giudici. Alla vigilia dell’udienza preliminare in cui il gup avrebbe dovuto stabilire se rinviarla a giudizio, Veronica ammette: «Non ho portato Loris a scuola. Ho accompagnato all’asilo il mio figlio più piccolo e poi sono tornata a casa. Loris stava giocando con le fascette di plastica e se n’è stretta una intorno al collo. È morto soffocato, ma non l’ho ucciso io. Presa dal panico, ho occultato il corpicino».

Oltretutto, è inquietante il suo delirio di protagonismo quando si paragona a un divo di Hollywood. È una forma di esibizionismo in linea con il suo personaggio. Rientra in quelle patologie di cui è affetto chi pensa che al mondo non esista nessuno se non se stesso. Il dolore degli altri non è un suo problema, anzi. La Panarello si sta dimostrando lucida e razionale. Non ci sono gli estremi per considerarla incapace di intendere e di volere».

Credevo che il marito di Veronica non fosse Davide, ma suo padre Andrea. Mi sono confusa perché vedevo Andrea e Veronica molto in confidenza. Erano spesso insieme nella casa di lei”. Queste parole sono state pronunciate da Vanessa Di Naro, una vicina di casa di Veronica Panarello, 27 anni, la mamma di Santa Croce Camerina (Ragusa) accusata di aver ucciso il figlioletto Loris. Si tratta di un’intercettazione ambientale, avvenuta in Questura il 27 gennaio 2015.

La signora Di Naro ripete al marito ciò che aveva riferito poco prima agli inquirenti, e cioè che «a seguito di un’assidua frequentazione e di un rapporto di confidenza, avevo presupposto che il marito di Veronica fosse Andrea Stival». Questo dettaglio, che finora non era emerso, assume un significato molto importante alla luce delle recenti dichiarazioni di Veronica. La donna ha infatti nuovamente cambiato versione riguardo alla dinamica dei fatti.

Adesso sostiene che lei e il suocero fossero amanti e che a uccidere Loris sia stato l’uomo. Ha detto agli inquirenti: «Loris aveva scoperto la nostra relazione e lui l’ha strangolato affinché non dicesse niente al suo papà». Andrea Stival, 53 anni, non c’entra nulla con l’omicidio di Loris. Il suo alibi è già stato verificato e contro di lui non è emerso nulla. Ciononostante, dopo le clamorose dichiarazioni di Veronica, l’uomo è stato iscritto nel registro degli indagati.

La Procura hafatto sapere che si tratta di un “atto dovuto”: sono necessari nuovi accertamenti. L’uomo ha negato di aver avuto una relazione con la moglie di suo figlio. «È solo l’ennesima follia di Veronica», ha detto. Ma gli inquirenti vogliono vederci chiaro. Finora si era ipotizzato che Loris fosse stato strangolato dalla mamma al culmine di un litigio perché il piccolo faceva i capricci per non andare a scuola. Ma movente potrebbe essere un altro. Agli psichiatri Veronica aveva detto quello che ha confermato nell’ultimo in terrogatorio: «Ero attratta da mio suocero Andrea per l’attenzione che mi dava, per come mi faceva sentire quando Davide non c’era. Davide era affettuoso ma a volte sì, a volte no».

E poi l’omicidio: «I polsi li ho legati io, ma non l’ho strangolato io. Chi era con me stava discutendo con me. Non pensavo che andasse a finire così… Quella mattina Loris mi ha detto che l’avrebbe detto a papà. C’era la tv accesa e loro stavano già parlando e discutendo. Mio figlio aveva paura, lo vedevo dalla sua faccia. Andrea mi ha detto di prendere qualcosa. Ho preso le fascette. Lui ha preso un cavo. Io sono rimasta pietrificata. Avevo gli occhi spalancati di mio figlio che guardavano me e io non riuscivo a fare niente.

Poi ho provato a prendere le forbici per liberarlo. Ma quando sono tornata per liberarlo, non respirava più. I graffi che aveva al collo erano le mie unghie, cercavo di fargli prendere aria. Non ho urlato, non sapevo cosa dire… Quando ho preso il telefono per chiamare un’ambulanza, sono stata fermata da mio suocero. Andrea mi disse: “Non possiamo lasciarlo a casa”. Loris era ancora vestito, gli ho tagliato le mutandine di lato perché s’era fatto la pipì addosso, ecco perché è stato trovato con i pantaloni non abbottonati.. Poi io scendo in garage. Ho spostato la mia auto, poi è arrivato Andrea con in braccio Loris.

Ho aperto lo sportello lato passeggero ed è lì che è stato poggiato. Gli ho messo un plaid blu di Topolino di sopra. Andrea si è messo nel sedile dietro di me. Ho messo un giubbotto sopra mio suocero. Avevo paura che lo vedessero».. Quando Veronica inscena il rapimento di Loris, la prima persona che chiama è proprio il suocero. A confermare il rapporto molto stretto tra loro ci sono anche i tabulati telefonici. Nei giorni precedenti all’omicidio, Veronica e il padre di suo marito si sentirono spesso. Inoltre, una vicina ha riferito che Davide e Veronica litigavano spesso proprio «a causa dei suoceri».

«A strangolare Loris è stato suo nonno Andrea Stivai con un cavetto usb del computer». Questa la nuova versione resa daVeronica Pana- rello sulla morte del figlio, ucciso il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina (Ragusa). Il particolare lo avrebbe riferito in carcere a una psicologa ed è stato rivelato dalla trasmissione Quarto Grado. «Voglio raccontare una cosa che non ho detto prima per la vergogna», avrebbe affermato Veronica: «Il 19 novembre io e mio suocero eravamo in cucina e stavamo consumando un rapporto sessuale, ma a un tratto è entrato Loris e ci ha visti. Corse in camera sua e io lo raggiunsi. Ero disperata e lui molto arrabbiato».Secondo la donna, il bimbo avrebbe minacciato di raccontare tutto a suo padre. L’omicidio avvenne 10 giorni dopo.

QUESTE LE PRIME ACCUSE VERSO IL SUOCERO DA PARTE DI VERONICA

Nuove clamorosi e sotto certi punti di vista sconvolgenti rivelazioni emergono nell’ambito dell’inchiesta sul delitto del piccolo Loris Stival. Le novità di oggi riguardano nuove dichiarazioni e confessioni effettuate ancora una volta da Veronica Panarello la mamma del piccolo Loris Stival, la quale si trova al momento in carcere perchè accusata di aver ucciso suo figlio ed ancora accusata di occultamento del cadavere con l’aggravante rapporto di parentela.

La donna avrebbe accusato il suocero sostenendo che sarebbe stato lui ad uccidere il piccolo Loris ed ancora stando a quanto raccontato da Veronica Panarello i due erano amanti. Ebbene si, una rivelazione che ha davvero lasciato tutti senza parole, inaspettata e sotto certi aspetti incredibile da credere, ma purtroppo non da escludere. “Andrea Stival ( ovvero il suocero, padre del marito) era il mio amante. Ha ucciso lui mio figlio Loris con un cavo elettrico”, sono state queste le parole pronunciate da Veronica Panarello con le quali di fatto accusa il suocero di aver ucciso il piccolo Loris ed ancora di avere una relazione con la stessa.

Immediata la replica di Andrea Stival, il suocero il quale apprese le dichiarazioni di Veronica a tenuto a ribadire che ovviamente la confessione della nuova non corrispondono a verità.”Sono tranquillo. Si tratta dell’ennesima follia della donna, la mia posizione è stata vagliata da investigatori e magistratura dettagliatamente”. Non si è fatta attendere nemmeno la replica della compagna di Andrea Stival, la quale attraverso un tweet ha tenuto a fare delle precisazioni. “Veronica Panarello mente. Noi siamo sereni”. Veronica Panarello avrebbe rilasciato queste interessanti confessioni nel corso di un colloquio in carcere con la psicologa. La donna avrebbe detto: “Ho ricordato tutto quando sono andato a trovarlo al cimitero. Ma non l’ho detto prima perché avevo paura che uccidesse anche il bimbo più piccolo”.

Veronica Panarello intanto sempre più convinta delle sue dichiarazioni e per questo motivo vuole che a sentirla sia anche la Procura di Ragusa, ed a tal ragione ha chiesto di informare i magistrati dell’inchiesta; in effetti la direzione della prigione acconsente ma quando il Pm si reca nel carcere di Catania per raccogliere la deposizione ecco che Panarello non dice nulla di rilevante, anzi ha aggiunto di essere diventata famosa e di essere conosciuta anche ad Hollywood.

Intervenuto su quanto accaduto anche il legale di Andrea Stival,ovvero l’avvocato Francesco Biazzo, il quale ha dichiarato: “La ricostruzione di Veronica Panarello è assolutamente irrilevante, frutto della sua fantasia, e non lo dico io, ma lo dicono gli atti del processo e le indagini che hanno escluso responsabilità di Andrea Stival. Lo dimostrano i tabulati telefonici e la testimonianza della sua compagna, Andreina. Veronica Panarello ha sposato una tesi giornalistica e l’ha fatta propria. Una relazione tra loro? Tutto falso, una grande bugia. L’ennesima”.

La Cassazione: è giusto che resti in galera

Veronica Panarello è pericolosa e deve restare in galera: secondo i giudici della Prima sezione penale della Suprema Corte – che oggi hanno depositato la sentenza 45647 relativa all’udienza dello scorso 29 maggio che ha respinto il ricorso della Panarello contro il carcere – i magistrati del riesame di Catania, con ordinanza del 3 gennaio 2015, hanno fatto bene a convalidare la misura cautelare per i “gravi indizi di colpevolezza” a carico della donna. Secondo la sentenza tra gli elementi a carico della madre di Loris – che nei giorni scorsi ha detto al pm Marco Rota di non aver accompagnato il figlio a scuola il giorno del delitto, avvenuto il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina nel ragusano – ci sono “gli spostamenti dell’indagata accertati tramite le videoriprese delle telecamere pubbliche e private”, “il mancato arrivo a scuola del bambino mentre l’indagata ha continuato ad affermare di avere accompagnato a scuola Loris”, “la localizzazione della Panarello tra le ore 9,25 e le ore 9,36 di quella mattina in zona prossima a quella in cui è stato trovato il cadavere, successivamente giustificata con il percorso fatto per buttare l’immondizia, benché fosse in direzione opposta a quella per Donnafugata, luogo dove la donna si doveva recare”.

DOVE ERAVAMO RIMASTI PRIMA DI QUESTE SCIOCCANTI DICHIARAZIONI

Fonte: Settimanale Giallo di Angela Corica Ho caricato il corpicino di Loris in auto e l’ho coperto con un giubbotto per paura che i vicini lo vedessero… Dopo averlo occultato nel canalone, sono tornata a casa. Ho preso la fascetta, gli elastici e la cintura e li ho messi nelle tasche del giubbotto, portando in mano le mutandine. Avviandomi verso l’uscita sono inciampata nello zaino di Loris e allora ho preso anche quello. Ho guidato fino a una rotonda. Sono scesa dall’auto e mi sono diretta verso il canneto, dove ho buttato lo zainetto. Ho gettato gli elastici (forse quelli che tenevano insieme le fascette, ndr) dal finestrino mentre andavo al Castello di Donna fugata per partecipare al corso di cucina. La fascetta, la cintura, le mutandine e il sacchetto della spazzatura che contenevano altre fascette li ho gettati in un cestino. Ho partecipato al corso in stato confusionale”.

Veronica Panarello è agitata e ha gli occhi lucidi mentre pronuncia queste scioccanti parole davanti agli inquirenti. È il 13 novembre 2015 e di fronte a Veronica siede Marco Rota, il sostituto procuratore. Il magistrato registra le dichiarazioni che la donna ha deciso di rendere riguardo all’omicidio di suo figlio Loris Stival, di cui è accusata. La donna, per la prima volta, ammette che Loris è morto in casa. Confessa, finalmente, di non averlo lasciato a scuola la mattina del 29 novembre 2014, come aveva sempre sostenuto in tutti i precedenti interrogatori. E per la prima volta da quando è indagata, Veronica parla della fascetta di plastica, cioè dell’arma del delitto, della cintura, dello zaino e degli slip di Loris, che non sono mai stati ritrovati. La sua, però, non è una confessione “piena”, perché, come vedremo, parla della morte del bimbo come la conseguenza di un tragico incidente domestico. L’interrogatorio, però, fornisce una dinamica dei fatti che si scontra con l’ipotesi dell’incidente.

Nel corso dell’interrogatorio, Veronica racconta con dovizia di particolari le drammatiche fasi della morte di Loris. Ammette che il piccolo è morto in casa, ma nega di averlo ucciso lei. Parla di un tragico gioco, ma la sua ricostruzione dei fatti sarà smentita dalle perizie. Ecco cosa dice testualmente Veronica al magistrato: «Recatami nella cameretta di Loris, mi sono accorta che il bambino era in piedi, senza pantaloni, senza scarpe e in mutande, ma con il busto chinato in avanti e le mani poggiate sul petto. Ho pensato che avesse difficoltà a respirare per aver ingerito qualcosa che gli era andata di traverso. Di conseguenza, ho cominciato a dargli dei colpi sulla schiena con l’intenzione di fargli espellere il corpo estraneo. Ho anche cercato di infilargli una mano in bocca, ma era serrata.

A quel punto il bambino si è accasciato al suolo in posizione supina, e in quel preciso momento ho potuto notare che il collo era cinto da una fascetta dello stesso tipo di quelle che aveva ai polsi, anch’essa ornata dagli stessi elastici colorati che aveva inserito nelle fascette con cui aveva cinto i polsi». Questo passaggio è fondamentale, perché Veronica ammette che il bimbo aveva i polsi legati con una fascetta. Ma se li aveva legati insieme, come ha fatto a stringersi da solo un’altra fascetta intorno al collo? Impossibile. Il racconto di Veronica prosegue: «Ho compreso che il bambino non respirava. Presa dal panico, ho cercato di allargare la presa che la fascetta esercitava sul collo, ma non sono riuscita a infilare le dita tra il collo e la fascetta perché avevo le unghie lunghe. Quindi, sono andata nello sgabuzzino, dove dalla cassetta degli attrezzi di mio marito ho prelevato un paio di forbici con il manico arancione, non accorgendomi che sulla scrivania della stanza dei bimbi ve ne era una che avrei potuto utilizzare.

Pertanto, con la forbice arancione, ho tagliato la fascetta e notando che il bambino non si muoveva ho poggiato la mia guancia sulla sua bocca per udire il respiro. Non sentivo nulla. Così sono corsa nella mia camera per prendere il telefono, ma poi mi sono bloccata e ho incominciato a pensare che non avrei saputo giustificare quanto accaduto. Quindi, avendo notato che le mutandine indossate da Loris erano bagnate, gliele ho tolte e l’ho rivestito infilandogli i jeans che si era tolto e che gli avevo detto di mettere a lavare perché sporchi. Gli ho infilato le scarpe e l’ho preso in braccio sollevandolo per le ascelle. L’ho posizionato a contatto con il mio petto, in posizione verticale».

L’autopsia, però, ha smentito questa ricostruzione. Il medico legale, dottor Giuseppe Iuva- ra, ha infatti stabilito che Loris non si è strozzato da solo, ma è stato soffocato da qualcuno. Il racconto di Veronica diventa ancora più drammatico quando parla dell’occultamento del corpicino. Dice: «Con il bambino in braccio, sono uscita di casa scendendo per le scale direttamente in garage, dove ho notato che la saracinesca si stava chiudendo. Giunta all’autovettura, con qualche difficoltà ho aperto lo sportello e ho poggiato Loris di fianco, sul sedile posteriore. Ho riabbassato il sedile anteriore, sono uscita e ho chiuso il garage.

Uscendo, ho notato che vi era la signora della lavanderia cosicché, preoccupata che potesse vedere Loris, ho coperto il suo corpo con il giubbotto che avevo lasciato in macchina due giorni prima, la cui fodera interna del cappuccio è maculata. Mi sono diretta verso Punta Secca non sapendo dove andare, ed essendo in quel momento combattuta fra il chiedere soccorso per il bambino e il dubbio su come avrei potuto giustificare l’accaduto. Ho svoltato a destra imboccando la strada che conduce a Punta Braccetto e ho proseguito per un po’ A un certo punto, senza un motivo, ho deciso di fare inversione di marcia e di tornare indietro, visto che sulla sinistra c’era una piccola discesa». E così Veronica ha preso la strada che porta in località Mulino Vecchio, dove ha occultato il corpicino ormai senza vita del povero Loris.

Lo ripetiamo: questa versione è stata ritenuta falsa dagli inquirenti, che l’hanno smontata punto per punto attraverso le perizie e le testimonianze raccolte in un anno di serrate indagini.
Il racconto di Veronica si conclude così: «Al corso di cucina ricordo di aver bevuto dell’acqua e di aver provato una forte nausea. Sono andata in bagno a vomitare. In quella occasione hodimenticato l’orologio che mi ero tolta per rinfrescarmi il viso. Ho continuato a sentirmi male manifestando anche a una mia compagna di corso e a
suo marito il fastidio per il forte odore di ricotta che sentivo. Alle 11.45 ho deciso di andare via. Preciso che durante la mia permanenza al corso ho cominciato a rimuovere il ricordo di ciò che avevo fatto rappresentandomi che, in realtà, avevo lasciato Loris a scuola e che il malessere fosse dovuto a un brutto sogno che avevo fatto».

In considerazione di quanto sopra esposto, si definisce una prognosi negativa rispetto alla possibilità che la signora Veronica Panarello possa esercitare una adeguata funzione genitoriale”. Si conclude con queste parole, pesanti come macigni, la perizia sulla capacità genitoriale di Veronica Panarello, 27 anni, la mamma di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, accusata di aver ucciso il figlioletto di otto anni, Andrea Loris Stival, e di averne occultato il cadavere. Si tratta, per ora, solo di una indiscrezione, che Giallo ha raccolto da fonti molto attendibili. Per l’ufficialità occorrerà aspettare ancora qualche giorno. Le 86 pagine che racchiudono l’intera perizia, infatti, verranno rese pubbliche a breve.

Noi, nel frattempo, vi informiamo circa le conclusioni a cui gli psichiatri sono arrivati. I medici, in quella che possiamo definire una “bozza” della perizia, usano un linguaggio molto tecnico. Spieghiamo allora, con parole più semplici, il significato della frase che avete letto all’inizio e che riportiamo di nuovo perché è davvero clamorosa: «Si definisce una prognosi negativa rispetto alla possibilità che la signora Veronica Panarello possa esercitare una adeguata funzione genitoriale». Cosa significa? Significa che Veronica è stata giudicata non idonea a continuare a ricoprire il ruolo di genitore. Oltre a Loris, infatti, Veronica ha un altro figlio, che ha appena compiuto quattro anni e che dal giorno dell’arresto della sua mamma è stato affidato in via esclusiva al papà, Davide Stival, 30 anni. A Veronica, in carcere dall’8 dicembre del 2014, non è mai stato concesso di incontrare il figlioletto più piccolo durante gli oltre dodici mesi di detenzione.

La Procura di Ragusa, nei mesi scorsi, aveva affidato a un gruppo di medici psichiatri l’incarico di stabilire se la giovane fosse idonea a prendersi cura del bimbo. Il gruppo era composto dallo psichiatra Domenico Micale, dalla psicologa Josè Prezzemolo e dal neuropsichiatra infantile Francesco Vitrano. Nel frattempo, il Tribunale dei Minori, come detto, aveva affidato il piccolo al papà. Ebbene, dai risultati della perizia emerge che Veronica non sarebbe idonea a ricoprire il ruolo di madre. Questo documento, di cui Giallo vi ha anticipato le conclusioni, dovrà essere consegnato alle parti, che avranno poi due settimane di tempo per studiarlo in modo da presentare eventuali controdeduzioni. Per arrivare a questa clamorosa decisione, i medici hanno sottoposto la Panarello ad alcuni test finalizzati ad analizzarne la personalità in ogni suo aspetto. La conclusione è che la donna, per il momento, non sia in grado di prendersi cura del bambino.

Chiariamo una cosa: questo esame non ha nulla a che fare con la perizia psichiatrica a cui Veronica verrà sottoposta nelle prossime settimane su richiesta del suo legale. Durante l’udienza del 3 dicembre scorso, infatti, il giudice per le indagini preliminari ha disposto per l’imputata il processo con rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica. Lo stesso giudice, nel frattempo, ha individuato i medici a cui conferire il delicatissimo compito di stabilire lo stato mentale di Veronica. Sono il professor Eugenio Aguglia e Roberto Catanesi, i quali hanno ricevuto l’incarico ufficiale nel corso dell’udienza di lunedì 21 dicembre.

I due psichiatri, una volta esperito il lavoro, dovranno consegnare gli esiti dell’esame nell’udienza successiva, la cui data non è stata ancora fissata perché subordinata al tempo necessario per ultimare la perizia. Lo scopo di questo esame è stabilire se la donna fosse capace di intendere e di volere al momento del delitto. Dai risultati della perizia, quindi, dipende il destino di Veronica, che rischia anche il massimo della pena. Gli scenari possibili sono tre. Qualora venisse accertato un disturbo della personalità tale da far ritenere compromessa la capacità di intendere e volere, l’imputata potrà essere dichiarata “semi-inferma” di mente e in questo caso ottenere un ulteriore sconto di pena, oltre a quello che già le spetta per aver scelto di essere giudicata con rito abbreviato. Un’altra possibilità è che i periti stabiliscano un disturbo della mente così grave da escludere totalmente la capacità di intendere e volere. Se così fosse, Veronica potrebbe evitare una condanna e lasciare il carcere per essere trasferita in una struttura adeguata. La terza e ultima opzione è che i periti stabiliscano la piena imputabilità della donna poiché perfettamente sana di mente. In questo caso la Panarello rischierebbe fino a 30 anni di prigione o addirittura l’ergastolo.

È STATA TRASFERITA IN UNA CLINICA Naturalmente, oltre alle capacità mentali va dimostrata la colpevolezza di Veronica in relazione all’omicidio del piccolo Loris, strangolato con una fascetta di plastica la mattina del 29 novembre del 2014. Le prove contro di lei sono tantissime, a cominciare da ciò che scrisse il medico legale, dottor Giuseppe Iuvara, nell’autopsia. Il medico stabilì che Loris fu soffocato con una fascetta di plastica poco dopo le 9 del mattino, cioè mentre si trovava in casa da solo con la sua mamma. Inoltre, al povero bimbo furono legati i polsi con un’altra fascetta dello stesso tipo. Poco più di un mese fa, Veronica ha cambiato ancora una volta versione circa la drammatica mattina della morte di Loris.

Ha finalmente ammesso, dopo un anno di bugie e depistaggi, che Loris era morto in casa, sotto i suoi occhi. Ha però negato di essere lei l’assassina. In questa nuova, inverosimile ricostruzione, Veronica ha parlato di un tragico incidente domestico. «Loris si è strozzato con una fascetta, che si è stretto da solo intorno al collo per gioco», ha detto. Una versione completamente smentita dalle persizie dei giudici, che pochi giorni dopo l’hanno rinviata a giudizio con le terribili accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Ora la parola passa agli psichiatri. Veronica attende di conoscere il proprio destino nell’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Nelle settimane scorse, infatti, è stata provvisoriamente trasferita dal carcere di Agrigento alla struttura protetta per ragioni di salute.

One comment

  1. Questa donna meriterebbe il rogo, nella migliore delle ipotesi si scopava il nonno, ha legato ai polsi il suo figlioletto e dopo che Andrea lo ha ucciso lo ha scaricato come un sacco dell’immondizia in un canalone. Ma non convince per niente: per esempio non si capisce allora perche’ non ha portato il bambino a scuola quella mattina. Io la condannerei al rogo …

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