(Video) Furbetti del cartellino all’Asl di Avellino, timbravano ma erano assenti: emesse 21 misure cautelari interdettive dalla Procura

Emesse ben 21 misure cautelari interdettive della sospensione dell’esercizio del pubblico servizio e/o ufficio a carico di altrettanti dirigenti e dipendenti dell’Asl di Avellino. “Avvierò tutte le procedure per il licenziamento. Sono fatti talmente gravi che richiedono un intervento deciso“, ha dichiarato il commissario straordinario dell’Asl di Avellino Mario Ferrante il quale assicura che l’operazione della polizia antiassenteismo avrà un seguito anche sul piano amministrativo. “Consegnerò tutti gli atti alla Corte dei Conti per verificare il danno erariale perche’ bisogna capire che oggi chi ha un posto nella pubblica amministrazione deve salvaguardarlo e comportarsi con lealta’ e correttezza”, ha aggiunto ancora Ferrante il quale ha anche sottolineato il fatto che l’indagine è partita ben un anno fa quando furono eseguiti dei controlli negli uffici dell’Asl e diversi dipendenti non sono stati ritrovati al loro posto di lavoro.

Ferrante aggiunge che da quel momento iniziarono i controlli.Adesso questi 21 dipendenti dell’Asl di Avellino, accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato non potranno tornare al lavoro per almeno 5 mesi; è questo sostanzialmente quanto deciso nell’ordinanza emessa dal gip di Avellino Gaetano Sicuranza. In effetti era stata avanzata la richiesta degli arresti domiciliari da parte della Procura della Repubblica, ma il gip ha ritenuto opportuno infliggere loro un altro tipo di pena, quale la sospensione dell’esercizio dei pubblici uffici.

L’ennesima storia dei “furbetti del cartellino”, definita nello specifico una strutturata organizzazione delinquenziale ai limiti della ravvisabilità di una vera e propria societas sceleris che lambisce l’associazione a delinquere.Alcuni dipendenti sostanzialmente non facevano altro che registrare la presenza di altri colleghi che però non erano in ufficio, si fermavano nell’atrio pochi secondi per poi uscire da un altro ingresso e ritornavano soltanto a fine turno per timbrare l’uscita. Grande soddisfazione per il procuratore Rosario Cantelmo, il quale ha dichiarato: «Abbiamo deciso di rendere pubbliche le immagini perché è giusto capire come si è agito lì dentro. Mi ha colpito l’atteggiamento di assoluta insensibilità alla legalità e al rispetto delle regole di queste persone. Qualcuno aveva addirittura capito che c’era una microspia ma si vede chiaramente il suo menefreghismo.

Questo capita perché si è convinti del senso di impunità che c’è stato ma che, in questa provincia, non esiste più. C’è una persona che addirittura rivolge un gestaccio alla telecamera. Un’offesa alle istituzioni alle leggi, alle regole, sa di essere controllato e la sua risposta è quella». Il Questore di Avellino si è voluto congratulare con gli uomini della squadra mobile per il lavoro svolto. «Dal punto di vista operativo abbiamo cominciato da spunti investigativi che ci facevano pensare che c’erano discrasie con orari di servizio. L’indagine è partita nel febbraio 2015 su segnalazioni arrivate dall’esterno. Abbiamo apposto sistemi di controllo e videoregistrazione che hanno monitorato tutti i soggetti, non solo gli indagati” ha invece dichiarato il capo della Mobile Marcello Castello.

Dovrebbero farci una serie televisiva, ovviamente intitolata «I fannulloni», con tutti i video che continuano a spuntare su impiegati della pubblica amministrazione che timbrano il cartellino, o se lo fanno timbrare dai colleghi, passando la giornata nell’ozio beato. Ricorderete i casi del vigile di Sanremo che timbrava il cartellino in maglietta, ciabatte e mutande, il quale si è difeso dicendo che in realtà quel giorno non doveva lavorare, ma solo essere reperibile. Una difesa sottile, cavillosa, ma non molto efficace, visto che è stato licenziato insieme a altri tre colleghi, ma sotto indagine erano molti di più, ben 35 dipendenti del comune sanremese. Anche a Va- razze, pochi giorni fa, una dozzina di assenteisti sono stati incastrati dalle videocamere nascoste, mentre timbravano per poi andare, ad esempio, a coltivare il loro giardino, come insegna la morale del Candido di Voltaire, anche se lì si intendeva metaforicamente, per dire che ognuno deve fare il proprio mestiere, cioè quanto costoro non facevano affatto visto che il loro incarico retribuito, in quanto giardinieri comunali, era di provvedere ai parchi cittadini.

È chiaro che non ci si poteva illudere che, in una Repubblica fondata sul lavoro, simili comportamenti fossero limitati alla Liguria, e così ecco che il sud risponde alla grande, con la notizia di ieri, di un nutrito manipolo di assenteisti beccati a Avellino, i quali inoltre realizzano un salto di qualità rispetto ai precedenti che abbiamo citato: sono più teatrali, spettacolari, e così si esibiscono in gestacci alla macchina timbratrice, e vengono richiamati all’ordine dalla guardia giurata, che, evidentemente al corrente della videosorveglianza, invece di tutelare l’ufficio pubblico, tutela gli assenteisti. Il tutto è accaduto alla Asl, dove sono stati indagati ventuno dipendenti tra personale amministrativo, medico e paramedico.

Il video diffuso dalla polizia mostra tutte le tipologie di umiliazione alla macchina timbratrice: colleghi che timbrano tris di cartellini per altri colleghi, alcuni addirittura in ferie. Gruppi che timbrano il cartellino e pochi istanti dopo lasciano l’Asl, venendo ripresi all’esterno, per concedersi una pausa lunga anche un giorno. Ma tutto questo lo conoscevamo già, la serie televisiva sui fannulloni, se vuole competere con quelle americane, doveva riservarci qualche folle sorpresa, qualche inaspettata svolta nella trama.

Ecco così arrivare un dipendente che regola il suo personale conto, la sua frustrazione, con l’inerme timbratrice: la indica sprezzante, come il più miserabile degli esseri viventi, lei, la sua torturatrice, la sua condanna, sbeffeggiata sotto l’occhio della videocamera installata dalla squadra mobile. E poi, in un gesto di sfacciataggine unica, tiè! Le fa pure il dito medio. Alla timbratrice. E se ne va. Ci domandiamo se abbia fatto tutto ciò consapevole della videocamera, e quindi davvero con un senso di impunità enorme, oppure solo per esprimere al meschino apparecchietto tutto il suo odio. Ecco che ne arriva un altro, pure lui un funambolo del cartellino: ora c’è, ma io non ci sono, ora non ci sono, ma il cartellino c’è. Sta facendo il suo gioco di prestigio, ignaro della sorveglianza dall’ alto della videocamera, quando sopraggiunge la guardia giurata.

Uno direbbe: ok, la guardia giurata lo prende per un orecchio e gli dice che le truffe ai danni della sanità pubblica non si fanno. Macché, la guardia fa quel tipico gesto meridionale (ma diffuso ovunque) con le mani giunte che salgono e scendono, e che in tutta Italia vuol dire: «ma che cazzo fai». E poi indica la telecamera. Insomma, la guardia giurata che, sapendo di essere vista dalla telecamera, dice al fannullone di non fare il furbo che c’è la telecamera che li riprende.
Non so se ci siamo spiegati, il livello di estro fannulloni- stico raggiunto alla Asl di Avellino, il virtuosismo. Per ora, dunque, dopo aver cominciato in svantaggio, il match è abbondantemente a favore del sud, ma sappiamo già che la replica dal centro e dal nord non si lascerà certo attendere, perché siamo una Repubblica fondata sul lavoro, come c’è scritto nella Costituzione.

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