Volo Egyptair, Kamikaze oppure bomba sull’aereo contro l’asse Francia-Egitto

Volo Egyptair, scompare Airbus decollato da Parigi e diretto al Cairo ritrovati i resti, allarme terrorismo

Una vera tragedia quella avvenuta nella giornata di ieri che ha causato purtroppo la morte di almeno 66 persone le quali viaggiavano a bordo di un Airbus A320 della Egyptair partito dall’aeroporto di Roissy Charles de Gaulle e atteso nella capitale egiziana.Dopo quattro ore di volo, l’aereo sarebbe completamente sparito dai radar, super giù intorno alle ore 2.45 mentre stava sorvolando la Grecia. Nella serata è invece arrivata la notizia secondo la quale sarebbero stati ritrovati i rottami dell’aereo nel mar Egeo davanti a Creta.Non è ancora certo se si tratti di un incidente o se dietro vi sia l’ombra del terrorismo. Al momento tutte le ipotesi sono in piedi e fino a ieri sera non sembra essere giunta nessuna rivendicazione. Secondo alcune fonti, è quasi certo che si sia trattato di un attentato, e proprio dagli Stati Uniti, fonti dell’amministrazione Obama fanno sapere che si sarebbe trattato di una bomba,anche se subito dopo è arrivata la frenata da parte della Casa bianca.

“Stando a una prima ricostruzione del governo, il volo Egyptair 804 è stato abbattuto dall’esplosione di una bomba”. Lo riferisce la Cnn sul proprio account Twitter.A bordo dell’aereo erano presenti ben 7 membri dell’equipaggio, 3 addetti alla sicurezza, e 56 passeggeri, nessun italiano per fortuna ma solo 15 francesi e 30 egiziani. Come abbiamo anticipato l’aereo era proveniente da Parigi e diretto al Cairo e si era fermato sulla pista di Roissy per circa un’ora e mezza per le operazioni tecniche ri rito ed era ripartito. Le fiamme avvistate in cielo questa notte, a 240 chilometri a sud dell’isola greca di Karpathos, dal capitano di un mercantile potrebbero far pensare a una bomba o a un kamikaze che si è fatto esplodere.

Tra i passeggeri noti c’erano Ahmed Helal, egiziano, direttore di Procter & Gamble negli stabilimenti industriali di Amiens; la cognata di Hisham el-Maqawad, numero due dell’ambasciata egiziana; Sahar al-Khawaga, donna che lavorava all’ambasciata saudita al Cairo.Alcuni hanno ipotizzato che l’AirbusA320 possa essere stato colpito da un missile, ma gli investigatori escludono questa ipotesi. Dall’Egitto, il ministro dell’Aviazione civile Sherif Fathi si è sbilanciato: «la possibilità che si sia trattato di un atto terroristico è più forte di quella del guasto tecnico».

L’Egitto adesso, che presidierà la commissione d’inchiesta, curerà l’indagine e già esperti di Airbus sono partiti dalla sede del consorzio a Tolosa, diretti al Cairo per sostenere le indagini.”Fino a ora, l’analisi degli oggetti ritrovati indicano che non appartengono a un aereo, il mio omologo egiziano mi ha detto che non è confermato che questi rottami provengano dal volo EgyptAir”, ha detto Athanassios Binos. Il premier Matteo Renzi ha avuto una conversazione telefonica con il presidente francese Francois Hollande al quale ha espresso le condoglianze sue e del governo per la tragedia del volo Egyptair.

Prima di inabissarsi, l’Egypt Air 804 fra Parigi e Il Cairo si trasforma una palla di fuoco. I primi ad accorgersene sono alcuni pescatori greci nel mar Egeo, al largo dell’isola di Karpathos. Altri testimoni avevano notato due brusche virate prima dell’esplosione. Nessun segnale, invece, alla torre di controllo greca, con cui il pilota, aveva comunicato alle 2.05 di ieri mostrandosi «di buon umore». Poi, alle 2.40 del mattino di ieri, nello spazio aereo egiziano, è sparito dai radar con 66 persone a bordo. Fra i dispersi vi sono 30 egiziani e 15 francesi,più altri passeggeri di varie nazionalità,ma nessun italiano. Se sono vittime di un attentato terroristico, non li hanno scelti a caso. Fra la Francia e l’Egitto, gli estremi della rotta del velivolo scomparso, passa anche l’asse costituito da François Hollande e Abdelfattah Al Sisi, oggi più che mai alleati nell’appoggio al generale Khalifa Belqasim Haftar, che sta conducendo la guerra all’Isis sul fronte libico. Nei Paesi colpiti dalla tragedia si parla soltanto di ipotesi. Non ci si sbilancia, in attesa di effettuare le prime verifiche sui resti del velivolo, ritrovati tra Creta e Rodi.

In serata, le autorità greche smentiscono la notizia del ritrovamento: «L’analisi degli oggetti rinvenuti indica che non appartengono a un aereo». Al Sisi, da parte sua, chiede di «prendere tutte le misure necessarie per individuare il relitto». Anche la compagnia, a sopresa,in tarda serata smentisce il ritrovamento del relitto. In ogni caso è difficile, data la circostanza dell’esplosione in aria, pensare a una fatalità o a un suicidio come quello messo in atto dal pilota di Germanwings Andreas Lubitz, che il 24 marzo 2015 si schiantò sulle Alpi provenzali francesi con 150 persone a bordo. Secondo le autorità greche,l’area ha effettuato due brusche virate a mezz’aria. Entrambi i piloti di EgyptAir sembrano al di sopra di ogni sospetto. Le condizioni del velivolo, inoltre, risultavano regolari, come attestano i documenti delle recenti revisioni.Perciò, la Procura di Parigi annuncia di aver aperto un’inchiesta sull’incidente: «Nessuna ipotesi sulle cause è da scartare». In precedenza, il presidente francese Francois Hollande, che di prima mattina aveva presieduto una riunione interministeriale all’Eliseo, aveva detto che «non si scarta alcuna ipotesi, né alcuna è privilegiata», evocando la possibilita di «un incidente o qualcos’altro», forse un atto «terroristico».

La pista della bomba «è più plausibile» di quella di un eventuale guasto, afferma il ministro dell’Aviazione civile egiziano Sherif Fathi durante una conferenza stampa dall’unità di crisi allestita presso l’aeroporto internazionale de lCairo. «Non vedo alcun motivo per controllare tutti i velivoli della compagnia aerea EgyptAir perché, al momento, non è possibile appurare se l’aereo sia effettivamente precipitato e se, in questo caso, ci sia stato un guasto». Per trovare chi osa di più, bisogna andare a Mosca, anzi a Minsk, dove il capo del servizio federale di sicurezza russo (Fsb), Igor Bortnikov, tiene una conferenza stampa e spiega che «con ogni probabilità si tratta di un attacco terroristico che ha causato la morte di 66 cittadini di circa 12 Paesi». L’obiettivo del presidente russo Vladimir Putin è un’alleanza transnazionale contro l’Isis.

Perciò il capo dei suoi 007 sollecita «tutte le parti interessate, inclusi i nostri partner in Europa,ad adottare tutte le misure necessarie per identificare le persone coinvolte in questo terribile attacco». Condivide la diagnosi,ma anche la prognosi, perfino il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump: «Non sembra altro che un attacco terroristico. L’aereo è partito da Parigi. Quando cominceremo a essere più duri, intelligenti e attenti?». A sua volta, Hillary Clinton dichiara alla Cnn: «Sembra proprio che sia stato un atto terroristico». Al Pentagono li anticipano e la Marina militare degli Usa fa partire subito dalla base di Sigonella, in Sicilia, un velivolo P-3 Orion sul luogo delle operazioni di ricerca. Scattano subito le indagini.Prima di partire da Parigi per IlCairo, l’Airbus 320 della EgyptAir ha coperto mercoledì altre tratte.Da Asmara,in Eritrea,è arrivato al Cairo.Dalla capitale egiziana è poi ripartito per Tunisi, prima di arrivare a Parigi, passando di nuovo per Il Cairo. Ora, se la tragedia non è stata opera di un attentatore suicida, si tratta di stabilire qual è stato lo scalo utilizzato dai terroristi.

Al Cairo e a Parigi, ieri è stata una giornata di grande dolore. Erano lì i parenti delle 66 vittime dell’aereo EgyptAir,decollato dalla capitale francese mercoledì sera e mai arrivato in Egitto.Oltre ai 56 passeggeri (30egiziani, 15 francesi, un britannico, un belga, due iracheni, un kuwaitiano, un saudita, un sudanese, un portoghese, un algerino, un canadese e un ciadiano) a bordo c’erano anche tre addetti alla sicurezza e sette membri dell’equipaggio. I parenti sono stati accolti e soccorsi nell’hotel Ritz di Parigi e in una saletta dell’aeroporto del Cairo. Ci sono stati molti malori, in alcuni casi è stato perfino necessario il ricovero di chi con il passare delle ore non aveva più speranza di rivedere in vita il proprio caro. La Farnesina ha escluso la presenza di italiani sul velivolo,mentre i paesi interessati dalla tragedia hanno spiegato che sicuramente c’erano delle famiglie a bordo, tanto che tra i morti compaiono anche un bambino e due neonati. Il voloMS804 di EgyptAir,partito dal Charles de Gaulle diParigi alle 23.09 e diretto al Cairo, si è inabissato nel Mediterraneo, dopo essere sparito dai radar, intorno alle 2.39. Era a soli a 280 chilometri dalla costa egiziana, mancava poco all’arrivo a destinazione. La visibilità era «ottima», assicurano in molti, il velivolo aveva solo 12 anni ed era in perfette condizioni tecniche. Pilota e copilota avevano migliaia di ore di esperienza di volo e non avevano segnalato alcun problema durante il viaggio. Anzi, il pilota, poco prima di perdere il segnale,aveva salutato «in greco»l’addetto alla torre di Atene, che lo ha descritto «di buonumore». Poi, due brusche virate e la scomparsa nel nulla. I governi interessati temono a un attacco terroristico, più di tutto si pensa a un ordigno a orologeria. Nel frattempo, dall’aeroporto di Charles-de Gaulle arrivano i ricordi di chi ha visto quei passeggeri imbarcarsi per il loro ultimo viaggio. Sonia, un’impiegata dello scalo parigino, racconta di aver cercato di aiutare una famiglia di passeggeri in ritardo a raggiungere il volo della Egyptair in partenza per il Cairo. «Era una famiglia intera», ha detto la ragazza, «c’erano i due genitori con i cinque bambini, quattro figlie e un figlio. Si sono presentati al terminal due, dove lavoro. Ma EgyptAir parte dal terminal uno, quindi ho mostrato loro la direzione e ho chiamato la compagnia per chiedere di aspettarli».Un’altra circostanza singolare è invece quella di una delle hostess morte su quel volo, Samar Ezz Eldin, che pare aver avuto una sorta di preveggenza. Sulla sua pagina Facebook, la 26enne aveva postato una fotografia chela ritraeva in divisa,con sullo sfondo il mare dal quale spunta la coda di un aereo. La giovane assistente di volo lavorava per l’EgyptAir da due anni e si era sposata da sei mesi. Anche l’Inghilterra piange una vittima, il geologo Richard Osman, da poco diventato padre di una bambina. In queste orel’unità di crisi francese sta spostando al Cairo tutti i parenti delle vittime, inattesa di capire se sia possibile recuperare qualcosa dai relitti avvistati in mare.

Brusche virate a mezz’aria. Poi ha perso improvvisamente quota. Infine, è scomparso dai radar (erano le 2.45 di notte, prima dell’alba di ieri) ed è precipitato nel Mediterraneo. Da appena dieci miglia (circa 16 chilometri) era entrato nello spazio aereo egiziano. L’Air- bus 320 MS804 della compagnia Egyptair, partito da Parigi e diretto al Cairo, si è inabissato con 66 persone a bordo: 56 passeggeri, tra cui un bambino e due neonati più sette componenti dell’equipaggio, tre guardie armate egiziane addette alla sicurezza. Alcuni resti dell’aereo sarebbero stati individuati mentre galleggiavano in acque territoriali egiziane, al largo di due isole greche, Kassos e Karpathos, ma le autorità greche in serata hanno smentito. Non c’è stata dalla cabina di pilotaggio nessuna richiesta di soccorso: non c’è stato – si pensa – tempo di capire, di gridare aiuto, di denunciare un guasto.

Come se fosse avvenuta l’esplosione di una bomba. Si è pensato, subito, a un attentato. Sia per l’improvviso black out con la torre di controllo, e anche per la rotta dalla Francia all’Egitto, che sono i due Paesi presi più di mira in questi mesi dal terrorismo islamico. Addirittura il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi ha ammesso la fondatezza di un’ipotesi di attentato. Eppure, solo qualche mese fa, lo stesso Al Sisi aveva a lungo negato con ostinazione la poi confermata matrice terroristica nello schianto dell’aereo russo partito da Sharm el Sheik e precipitato nella penisola del Sinai il 31 ottobre scorso.

Questa volta, mentre si aspetta da un momento all’altro una parola definitiva, se non almeno una rivendicazione, il passaparola diplomatico nei Paesi occidentali è orientato sulla prudenza. Dalla Casa Bianca solo sussurri ufficiosi accreditano l’attentato. Per il resto, la linea americana è quella dell’inchiesta congiunta, della collaborazione con Francia ed Egitto. «Le autorità stanno facendo tutto il possibile per accertare i fatti, per appurare che cosa è successo. Non ho intenzione di fare speculazioni» misura infatti le parole John Kerry, il segretario di Stato Usa, che motiva la sua cautela con il rispetto delle famiglie delle vittime.
Il presidente francese Francois Hollande e Al Sisi si sono ovviamente sentiti fin dalla mattina di ieri. L’Egitto, con trenta vittime, e la Francia, con quindici, sono i due paesi più colpiti dalla tragedia. Vi erano passeggeri di una decina di nazionalità, nessun italiano. La convinzione che quello fosse un volo a rischio di sicurezza è dimostrata dalla presenza di tre guardie armate a bordo. E se gli occidentali sono prudenti, non altrettanto lo sono i servizi segreti di Mosca. L’attentato è la pista «più probabile» per spiegare la scomparsa dell’aereo partito da Parigi, secondo il direttore dell’ Fsb russo Aleksandr Bortnikov. E certo, al di là delle dichiarazioni ufficiali, anche l’intelligence occidentale segue la pista dell’attentato, e dell’ordigno a bordo fatto esplodere. Anche se è inquietante immaginare che si sia riusciti a portare a bordo una bomba, nonostante misure di sicurezza di massima allerta, sia all’aeroporto di partenza (il Charles de Gaulle) sia a bordo con tre guardie armate.

Mentre, in serata, arrivavano prima caute conferme sul ritrovamento del relitto, poi la smentita del responsabile dell’autorità greca per la sicurezza aerea, Athanassios Binos, l’Egyptair puntualizzava tutte le circostanze che escludevano un guasto. Ahmed Adel, vicepresidente della compagnia, ha spiegato che l’Airbus è partito in buone condizioni, che non c’erano stati intoppi nella manutenzione, che nessun Sos è stato lanciato. «Ci sono molti motivi per cui un aereo può cadere – ha detto Adel -. In questo momento non abbiamo spiegazioni».

PARIGI «Pensavamo che le zone calde fossero le periferie, poi abbiamo ispezionato gli armadietti del personale dell’aeroporto di Ro-issy e di Orly…»: così ironizzava a fine novembre un agente dei servizi francesi. Il risultato delle perquisizioni svolte dopo gli attentati del 13 novembre in realtà faceva poco ridere: nessun’arma, niente droga, certo, ma molto materiale di propaganda islamica radicale, anche dell’Isis. In tutto furono 57 i dipendenti cui fu ritirato il badge che dava accesso alle piste.

Da allora, sono più di seicento (su 86 mila) i dipendenti esclusi dalle aree più sensibili, che possono dare accesso agli aerei: alcuni avevano precedenti giudiziari, 85 erano sospetti, o addirittura schedati, come radicali. Nonostante le misure di sicurezza progressivamente rafforzate dopo l’11 settembre 2001, e poi dopo il gennaio 2015 e dopo il 13 novembre e dopo il 22 marzo, con la strage di Zaventen a Bruxelles, gli aeroporti restano un obiettivo prioritario per i terroristi, impossibile da blindare. «Affermo ufficialmente che una persona può introdurre una bomba dentro un aereo fermo su una pista di Roissy» aveva detto a Libéra-tion Gérard Arnoux, esperto aeronautico, dopo gli attentati di novembre, provocando molte polemiche. Lui aveva precisato: «Si può fare con complicità interne. Gli aeroporti non sono strutture fortificate, sorvegliate con camere termiche e chiunque può lanciare un pacco oltre un recinto metallico». Ancora più perentorio Sebastien Caron, direttore generale di Ascot International, società di consulenza in sistemi di sicurezza, che ha dichiarato qualche tempo fa al quotidiano libanese L’Orient du Jour: «nella maggioranza dei casi di attentati, riusciti o meno, viene sempre fuori una complicità del personale dell’aeroporto. Un addetto ai bagagli può tranquillamente, una volta che i bagagli sono stati controllati, aggiungerne uno pieno di esplosivi nella stiva».

Ieri, anche se le cause dello schianto del volo Egyptair restavano ancora sconosciute, sono cominciate subito le indagini a Roissy. «Dobbiamo rovistare nelle vite di tutte le persone che hanno avuto a che fare con questo aereo nell’ ora che ha passato a Parigi» ha fatto sapere una fonte della polizia. E Roissy non è l’unico aeroporto nel mirino. L’Airbus aveva effettuato altri cinque voli nella giornata, passando per gli scali di Asmara,

Tunisi e Cairo, dove avrebbe dovuto concludere il giro atterrando alle 3 e 05 dell’altra notte. Che i terroristi possano infiltrare gli scali non è soltanto un’ipotesi. Tanto per fare un esempio recente, avevano lavorato a Zaventen, uno ai bagagli e uno al rifornimento di cherosene, Abdellah Chouaa, vecchio amico che Salah Abdeslam cercò di contattare la sera del 13 novembre per chiedergli un falso passaporto, e il fratello di Moha-med Abrini, uno dei kamikaze della strage del 22 marzo. Da allora, le autorità hanno passato al setaccio il personale e organizzato un sistema di «pre-controllo» (documenti, biglietti e bagagli) prima dell’ingresso.

In Francia, Roissy e Orly sono ormai presidiati da blindati leggeri. Rinforzi di uomini sono stati inviati anche a Marsiglia, Tolosa e Mulhouse. Rafforzata la sicurezza in Olanda, in Spagna e Portogallo, a Gatwick, Francoforte, Copenaghen. Perfino la Cina ha organizzato doppi controlli dei bagagli a Pechino e Shanghai. Senza contare che specialisti americani hanno rivelato l’esistenza di nuovi tipi di cariche esplosive non metalliche, e dunque invisibili ai metal detector. Restano poi le “voragini” nella sicurezza in alcuni scali extraeuropei. Secondo esperti francesi incaricati di formare il personale di alcuni aeroporti africani, il novanta per cento degli addetti ai bagagli della maggior parte degli aeroporti dichiara di caricare valigie che non hanno passato i controlli per «accelerare le operazioni», mentre i badge di sicurezza vengono usati da diversi membri della famiglia perché danno diritto a sconti nei negozi del duty free.

PARIGI «Nessuna pista esclusa»: l’espressione inevitabile quando un aereo scompare dai radar, inghiottito nel nulla, è stata ripetuta come un ritornello fin dalle prime ore di ieri mattina, da Val-ls, da Hollande, dagli esperti, dai francesi, dagli egiziani e dagli americani, dalla procura di Parigi che ha aperto un’inchiesta. Ma dietro alla prudenza di prassi, e alla necessità di pensare innanzitutto alle vittime, alle famiglie, alla solidarietà, al lutto, c’è stata subito soltanto una pista, quasi una certezza: hanno colpito di nuovo. E peggio: su un aereo decollato da uno degli aeroporti più sicuri del mondo, Parigi, Ro-issy-Charles de Gaulle. Fino a ieri sera, ufficialmente, la morte dei 66 passeggeri del volo MS804 non aveva nessuna spiegazione, o le aveva tutte: un problema tecnico, l’esplosione di un motore, l’errore umano, magari l’evento straordinario, la follia di un pilota, come nella tragedia di Germanwings, o allora un missile, da terra, da un altro aereo. Solo alla fine viene citata l’ipotesi che fa più paura e la più probabile: un attentato, una bomba a bordo, un terrorista, un commando. Di nuovo.

Il problema tecnico è apparso subito come l’ipotesi più difficile. L’A320 di EgyptAir era uscito dagli hangar nel 2003, aveva 48 mila ore di volo, un aereo «relativamente giovane». L’ex direttore dell’Ufficio inchieste dell’Aviazione Jean-Paul Troadec si è sbilanciato quasi subito: «È l’aereo per il corto-medio raggio più venduto al mondo, ogni 30 secondi c’è un A320 che atterra o decolla. È un aereo moderno, il dramma si è prodotto in quota di crociera e in condizioni estremamente stabili. La qualità della manutenzione e la qualità dell’ aereo non mi sembrano davvero in causa». Ai comandi, due piloti esperti: il comandante aveva 6mila ore di volo, il suo secondo 4mila. Da escludere problemi in cabina: pochi minuti prima della

fine, il comandante ha scherzato con un controllore di volo a Atene, lo ha salutato in greco. Nessun problema di meteo, nessuna perturbazione: «Le condizioni erano perfette» ha detto Alain Carter, pilota britannico ai comandi di un Boeing 747 in volo tra Milano e Jeddah e che la scorsa notte seguiva la stessa rotta.

Allora un missile. Impossibile un terra-aria. A quella quota l’aereo era fuori portata di qualsiasi arma in possesso dei diversi gruppi terroristici attivi in Medio Oriente. Molto improbabile anche che sia stato abbattuto da un altro aereo per errore. «Il nord dell’Egitto, vicino alle coste d’Israele e della striscia di Gaza è la zona più sorvegliata al mondo, anche via satellite: nascondere questo tipo d’informazione in quella regione è praticamente impossibile» ha commentato in Francia l’esperto militare Dominique Feldzer.

La fine «brutale», con le due brusche virate e la caduta in picchiata, fanno pensare tutti a un «evento improvviso», un attacco, un’esplosione a bordo. Di sicuro, nella stiva non c’erano merci né materiali pericolose, come ha dichiarato il presidente di Egyptair, ma solo i bagagli dei passeggeri. Fonti americane parlano di una bomba a bordo, la Casa Bianca precisa: «Troppo presto per indicare le cause». Il primo scenario resta quello di un ordigno collocato a bordo, probabilmente «con complicità interne» come ha detto all’Ansa Pietro Batacchi, direttore di Rid, la Rivista italiana di difesa. Più difficile, (e terrorizzante) pensare che uno o più terroristi abbiano potuto imbarcare con materiale esplosivo.

Alla quota di crociera cui si trovava l’A320, però, basta poco, anche poco meno di un etto di miscela esplosiva, a provocare uno squarcio nella struttura pressurizzata e il disastro. Il fatto che l’equipaggio non sia riuscito a inviare nessuno messaggio di allerta «fa pensare a un attentato» ha detto per primo l’ex dell’Ufficio inchieste Troadec: «Qualsiasi altro problema, anche un incendio, non provoca mai un incidente istantaneo, l’equipaggio ha il tempo di reagire. In questo caso niente. L’equipaggio non ha avuto il tempo nemmeno di dire qualcosa. Mi pare che ci siano pochi dubbi».

 

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