Weidmann accuse nei confronti dell’Italia: “L’Italia ha violato troppo spesso il Patto di Stabilità”

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Weidmann accuse nei confronti dell'Italia Violazioni a Patto di Stabilità

Pesanti accuse mosse dal Presidente della Bundersbank Jens Weidmann, nel corso di un suo intervento all’ambasciata tedesca in Italia. “Da quando esiste l’Unione monetaria le regole del patto di stabilità e crescita sono state violate da alcuni Stati, fra i quali anche l’Italia, più spesso di quanto siano state» osservate“, ha dichiarato il Presidente della Bundesbank Jens Weidmann, il quale nel contempo ha anche ricordato che anche la Germania nel biennio 2003/2004 ha contribuito ad indebolire la forza vincolante delle regole.

Un intervento non del tutto diplomatico quello del Presidente della Bundesbank. Duro attacco anche nei confronti della Commissione europea che tende continuamente a scendere a compromessi a danno del rispetto del bilancio, mediante nel contempo interessi politici. Secondo il suo punto di vista, i compiti della Commissione andrebbero dati ad una autorità fiscale europea dando così una soluzione a questo problema; Weidmann ricorda che sei si ha timore della rinuncia alla sovranità nazionale, il rafforzamento del quadro esistente rimane l’unica alternativa per rendere l’Unione monetaria più stabile.

“In Europa sono importanti le riforme come il Jobs Act italiano, che abbattono le barriere alle assunzioni, al fine di creare nuovi posti di lavoro”, ha detto Weidmann.Con il nuovo strumento rappresentato dal Fondo nazionale di risoluzione creato per assorbire i crediti in sofferenza, anche l’Italia ha intrapreso la giusta strada”.Weidmann parla anche della Bce ed a tal riguardo ha definito più che appropriato l’orientamento espansivo della politica monetaria; non sarebbe stata sfruttata la possibilità di ridurre velocemente i deficit strutturali creata dalla politica monetaria molto accomodante della Bce, secondo il punto di vista Weidmann. “Questo potrebbe diventare un problema per la sostenibilità del debito, nel momento in cui il Consiglio della Bce dovesse intraprendere una politica monetaria più restrittiva per adempiere al suo mandato di garante della stabilità dei prezzi”, ha aggiunto Weidmann secondo il quale l’indebitamento degli Stati membri può anche indurre ad esercitare pressione sulla politica monetaria, al fine di ridimensionare il suo mandato di garante della stabilità dei prezzi a favore di una politica monetaria volta a garantire la solvibilità degli Stati.

Weidmann ha ricordato che «le banche spesso detengono titoli del proprio Stato per un valore superiore al totale del capitale proprio», un meccanismo in grado di che «durante la crisi si è dimostrato un accelerante d’incendio».Poi Weidmann affronta il tema relativo alla politica monetaria e per questo si associa a Draghi e ricorda come da sola la politica monetaria non può risolvere i problemi dell’Eurozona. A tal riguardo Weidmann sottolinea l’importanza delle riforme come il Jobs Act che abbattono le barrere alle assunzioni. “Cn il nuovo fondo di risoluzione creato per assorbire i crediti in sofferenza, l’Italia ha intrapreso la giusta strada”, ha dichiarato Weidmann.

La bomba è venuto a piazzarla direttamente in casa nostra, a Roma, anche se in qualche modo era protetto dalle mura «amiche» della «sua» ambasciata. Dai prestigiosi uffici di via San Martino della Battaglia, nella Capitale, il falco tedesco, Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank, ha sparato ad alzo zero contro i conti pubblici italiani: quindi anche contro il governo di Matteo Renzi. Secondo il presidente della Banca centrale di Germania, chi ha un elevato debito minaccia l’intera Europa e l’Italia – è uno dei Paesi Ue con il rosso più pesante. C’è da dire che l’esecutivo in carica non ha fatto granché per ridurre il buco nei conti statali: il debito cresce mese dopo mese (salvo rare eccezioni, quasi tutte di natura squisitamente contabile) e ormai è stabilmente sopra quota 2mila miliardi di euro.

Per Weidmann, a nulla servirebbe l’idea del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, di condividere i rischi fra tutti gli Stati membri dell’Unione europea: «Non è un incentivo a rispettare le regole di bilancio». Non solo. Il numero uno della Bundesbank è tornato a parlare del tetto ai titoli di Stato nei ortafogli delle banche. La questione è al centro del dibattito in sede Ue: proprio la Germania sta spingendo per porre dei limiti agli istituti. Una mossa che inguaierebbe paesi, come l’Italia, che piazzano buona parte delle loro emissioni proprio ai colossi bancari. Un paletto, creato all’improvviso, creerebbe difficoltà di vendita al Tesoro e farebbe salire i tassi di interesse da riconoscere ad altri sottoscrittori, con consequenziale aumento dei costi a carico delle finanze pubbliche.

«Le banche – ha detto – spesso detengono titoli del proprio Stato per un valore superiore al totale del capitale proprio» e inserire un tetto «costringerebbe i mercati a considerare maggiormente i diversi profili di rischio dei singoli Stati. Paesi che nel lungo periodo non perseguono politiche sostenibili dovrebbero accollarsi premi di rischio crescenti». Come dire: basta giochetti con le vostre banche. Anche per questa ragione servirebbe una autorità di vigilanza suibilanci dell’eurozona, secondo il banchiere centrale tedesco, convinto pure che da parte dell’Italia (che ha violato «spesso» il patto di stabilità sui conti pubblici) e pure della Germania c’è poca volontà a dare il via all’unione fiscale. Semmai è opportuna «una integrazione politica per rendere più robusta l’unione monetaria».

Il nodo secondo Weidmann è nel tipo di trasferimento di sovranità: «Matteo Renzi ha dichiarato che la politica fiscale italiana viene fatta in Italia e che l’Italia non permette che essa venga dettata dai burocrati di Bruxelles. In un’unione fiscale questo cambierebbe». Un processo che avrebbe ostacoli enormi, come ha ammesso lo stesso banchiere tedesco. Il quale ha rinnovato la sua fiducia al presidente della Bce, Mario Draghi, in questi duramente criticato dal governo di Berlino, invitando l’Eurotower a non farsi indurre dalle pressioni politiche a ridimensionare «il suo mandato di garante della stabilità dei prezzi a favore di una politica monetaria orientata a garantire la solvibilità degli Stati». Quanto all’Italia, a Weidmann, invece, sono piaciute alcune iniziative del nostro Paese, come la riforma del lavoro targata Job Act (andrebbe «replicata da altri governi») e la creazione del fondo Atlante salva-banche («utile» per risolvere il nodo delle sofferenze).

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