Whatsapp nel mirino dell’Antitrust: stop alla raccolta dati a Facebook e clausole vessatorie

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whatsapp-nel-mirino-dellantitrust-inchiesta-su-cessione-dati-a-facebook-e-clausole-vessatorieSono ormai milioni gli utenti che, giorno dopo giorno non riescono a fare a meno di Whatsapp applicazione basata sulla messaggistica istantanea multipiattaforma per smartphone creata nel 2009 ed ecco che proprio tale applicazione è finita nelle ultime ore al centro di numerose polemiche in seguito alla decisione presa dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di avviare due procedimenti istruttori nei confronti di WhatsApp Inc. L’accusa mossa nei confronti della nota applicazione è quella di presunte violazioni del Codice del Consumo, informazioni queste trapelate in seguito ad una nota diffusa nelle scorse ore proprio dall’Antitrust ovvero l’Autorità garante della concorrenza e del mercato nota anche come AGCM.

Nello specifico, secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sul caso sembrerebbe che tale doppia istruttoria sia legata alla cessione, da parte di Whatsapp, di determinati dati personali a Facebook oltre che per alcune clausole vessatorie nei confronti degli utenti. Sulla delicata questione è intervenuta proprio l’Antitrus che ha nello specifico sottolineato che il primo procedimento istruttorio “è diretto ad accertare se la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione”, mentre, procede l’Antitrust, la seconda istruttoria ha come obiettivo proprio quello di “accertare la vessatorietà di alcune clausole inserite nei “Termini di utilizzo” di WhatsApp Messenger riguardanti la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, a oggi, è stabilito esclusivamente presso tribunali americani”.

Anche il Codacons, Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, è intervenuto sulla questione precisando “Se l’Autorità accerterà la violazione delle normative vigenti in fatto di gestione dei dati personali e la vessatorietà di alcune clausole inserite nei ‘Termini di utilizzo’ di WhatsApp Messenger, sarebbe evidente la lesione dei diritti dei consumatori che utilizzano il servizio”. Questo, precisa Carlo Rienzi presidente Codacons, porterebbe inevitabilmente ad una calss action avviata dal Codacons nei confronti di Whatsapp con l’unico obiettivo di fare in modo che gli utenti della nota applicazione di messaggistica istantanea possano ottenere il risarcimento dei danni subiti, ovviamente nelle sedi legali. A risponde a tali accuse ci ha pensato proprio un portavoce di Whatsapp che, nel corso di una recente intervista concessa all’ANSA ha voluto sottolineare di essere assolutamente coscienti di rispettare le leggi vigenti precisando inoltre di essere in attesa di poter rispondere alle domande delle autorità.

Anche il faro dell’Antitrust mette nel mirino WhatsApp, l’applicazione per cellulari di messaggi e chiamate acquistata nel 2014 da Facebook. E questo dopo che il mese scorso, sullo stesso tema, avevano già deciso di indagare sia il Garante della Privacy italiano sia la Commissione europea. Nel dettaglio, come informa una nota diffusa ieri e come si apprende dalla consultazione pubblicato sul sito, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato due procedimenti istruttori nei confronti di WhatsApp per presunte violazioni del codice del consumo, che avrebbero cioè determinato a carico dell’utente «un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto». Il primo procedimento «è diretto ad accertare se la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali, in particolare – prosegue la nota dell’Antitrust – la condivisione dei propri dati personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione medesima». Per comprendere meglio a cosa faccia riferimento l’Antitrust occorre fare un passo indietro alla fine del mese di agosto. È allora che WhatsApp chiede ai propri utenti di accettare i nuovi termini di servizio. Che comportano, come aveva messo in guardia in quei giorni la polizia di Stato, che Face- book, proprietaria dell’applicazione di messaggistica, possa di fatto “spiare” su WhatsApp numeri di telefono, contatti e altri dati che passeranno così in automatico al social network di Mark Zuckerberg, fondamentalmente per fini pubblicitari. Per evitare che WhatsApp e Facebook possano condividere sempre più informazioni, si deve scegliere subito di rifiutare le nuove condizioni sulla privacy, oppure si hanno 30 giorni per bloccare il consenso eventualmente dato.

Di più. Secondo l’ipotesi su cui sta lavorando l’autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella, l’effetto di condizionamento sarebbe stato addirittura «rafforzato dalla prespuntatura apposta sull’opzione Facebook in una schermata di secondo livello alla quale l’utente accedeva, dal messaggio principale, tramite apposito link». Il secondo procedimento istruttorio è, invece, diretto ad accertare «la vessatorietà di alcune clausole inserite nei termini di utilizzo di WhatsApp riguardanti, in particolare, la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio», oltre che «la scelta del Foro competente sulle controversie che, a oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani». Con il comunicato, l’Antitrust ha avviato la consultazione sulla questione. A questo punto la parola passa a WhatsApp e Facebook, che hanno 30 giorni di tempo per inviare «i propri contributi». Ieri, intanto, un portavoce della società di messaggistica ha dichiarato all’Ansa: «Siamo fiduciosi di rispettare le leggi vigenti e attendiamo di poter rispondere presto alle domande delle autorità».

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