Wikileaks: Berlusconi intercettato dalla Nsa anche nei mesi precedenti alle dimissioni, l’Italia adesso vuole chiarimenti dagli Usa

Interessanti indiscrezioni arrivano sul conto dell’ex Premier Silvio Berlusconi direttamente dagli Usa. Ebbene si, secondo quanto emerso negli ultimi giorni sembra che Silvio Berlusconi sia stato intercettato dagli Usa e che le sue telefonate effettuate con collaboratore ed ancora le conversazioni dirette con leader politici come Benjiamin Netanyah venivano intercettate e monitorate dallo Special Collection Service ovvero l’unità speciale dell’Nsa che opera praticamente sotto copertura diplomatica.

Le indiscrezioni arrivano direttamente da alcuni file di Wikileaks, che sono stati pubblicati in Italia da alcune importanti testate giornalistiche.«Un incontro tenutosi il 22 ottobre tra la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi è stato definito nei giorni seguenti come teso ed estremamente duro verso il governo di Roma dal consigliere personale per le relazioni internazionali del primo ministro italiano, Valentino Valentini.

Merkel e Sarkozy, che evidentemente non tolleravano scuse sull’attuale situazione difficile dell’Italia, hanno fatto pressioni sul primo ministro affinché annunciasse forti e concrete misure e affinché le applicassero in modo da dimostrare che il suo governo è serio sul problema del debito», è questa una delle trascrizioni realizzate dalla Nation Security Agency americana, diffusa da Wikileaks e rilanciate poi in Italia, in seguito allo scoppiare della crisi del governo Berlusconi dell’autunno 2011.Nello specifico sarebbe stato pubblicato un report dell’Nsa, di un incontro tenutosi lo scorso 22 ottobre del 2011 tra l’allora Presidente del Consiglio e l’ex presidente francese Sarkozy e la cancelliera Merkel nel quale Sarkozy avrebbe riferito a Berlusconi” che le istituzioni finanziarie italiane potrebbero presto saltare in aria come il tappo di una bottiglia di champagne e che le parole non bastano più e che Berlusconi ora deve prendere delle decisioni”.

 «Dopo le gravissime notizie pubblicate questa mattina da “Repubblica”, in merito alle intercettazioni della Nsa americana, chiediamo un incontro urgente al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai servizi segreti, Marco Minniti. Sul caso cosiddetto Wikileaks chiediamo inoltre che il governo, auspicabilmente nella persona del presidente del Consiglio Matteo Renzi, venga al più presto a riferire in Parlamento», hanno dichiarato i capogruppo di Fi al Senato ed alla Camera Paolo Romani e Renato Brunetta dopo aver appreso la notizia delle intercettazioni.Presto il Copasir chiederà al sottosegretario con delega all’Intelligence Marco Minniti chiarimenti in merito alla pubblicazione dei documenti di Wikileaks pubblicati da Repubblica e L’Espresso che parlano di un’attività di spionaggio da parte degli Stati Uniti nei confronti di Silvio Berlusconi.“Mi sembra doveroso sottoporre la questione all’attenzione del sottosegretario Minniti nella sua audizione prevista per dopodomani”, dichiara Giacomo Stucchi, il Presidente del Copasir. «Ci accingiamo a chiedere informazioni in tutte le sedi, anche con passi formali, sulla vicenda di Berlusconi», ha invece annunciato Renzi.

 Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. I suoi principali collaboratori a Palazzo Chigi per le relazioni internazionali, a partire da Valentino Valentini e Bruno Archi, attuali deputati di Forza Italia. Telefoni fissi e cellulari. La raccoltael’analisideimetadati,ovveroleinformazioniincrociate su numeri chiamati, posizioni degli apparecchi e durata delle conversazioni. La National Security Agency (Nsa), l’agenzia di intelligence del governo degli Stati Uniti, che insieme a Cia e Fbi si occupa della sicurezza americana, dal 2008 al 2011 ha controllato passo dopo passo l’attività dell’allora esecutivo italiano. Un’attività di spionaggio ai danni di un governo alleato portata avanti dallo Special Collection Service, l’unità speciale della Nsa che agisce, sotto copertura diplomatica, nelle ambasciate e nei consolati Usa di tutto il mondo.

Un monitoraggio costante destinato ad aprire nuovi scenari sugli ultimi mesi di vita del governo Berlusconi, costretto alle dimissioni nel novembre 2011 sull’onda della tempesta in atto sui mercati internazionali. Dal sito di WikiLeaks, l’organizzazione internazionale di Julian Assange, arrivano nuove rivelazioni sulle attività di spionaggio internazionale dell’Agenzia che ha sede a FortGeorgeMeade,nelMaryland, a 16 km da Washington. Tra i sorvegliati speciali della Nsa,oltrealla cancelliera tedesca, Angela Merkel, e ai presidentifrancesi da Jacques Chiracin poi, c’è stato anche Berlusconi. I documenti divulgati da WikiLeaks, e anticipati ieri da Repubblica e L’Espresso, dimostrano comel’amministrazione di Barack Obama abbia seguito praticamente in diretta l’ultima fase del governo del Cavaliere. Nell’ottobre del 2011, poche settimane prima delle dimissioni di Berlusconi, grazie all’intercettazione del telefono di Valentini, consigliere dell’allora premier perle relazioni internazionali, la Nsa è in grado di ricostruire l’esito dell’incontro andato in scena il 22 dello stesso mese tra lo stesso Cavaliere,Merkel e Nicolas Sarkozy, presidente francese.Perl’Italia sono giorni caldissimi.Berlusconi è sotto assedio da parte della comunità internazionale.

Il vertice di Bruxelles, a margine del Consiglio europeo, ricostruisce l’intelligence Usa sulla scorta delle comunicazioni di Valentini,è «teso»,con un esito «estremamente duro verso il governo di Roma».Merkel e Sarkozy, ricostruisce il report, «evidentemente non tolleravano scuse sull’attuale situazione difficile dell’Italia». La cancelliera e il capo dell’Eliseo, riferisce il documento, «hannofatto pressioni sul primo ministro» italiano. A Berlusconi, in quell’occasione, Sarkozy disse chele «istituzioni finanziarie italiane» sarebbero potute «saltarein aria come il tappo di una bottiglia di champagne. Le parole non bastano più». Due giorni dopo, il 24 ottobre,sempre grazie all’intercettazione di Valentini,gli americani apprendono che Herman Van Rompuy, all’epoca presidente del consiglio Ue, aveva invitato il governo Berlusconi ad agire per «ridurre l’impressione che l’Italia sia oppressa da un enorme debito».

Non solo Valentini. La Nsa ascolta le conversazioni del diplomatico Archi, consigliere di Berlusconi per la sicurezza nazionale, di Marco Carnelos,vice consigliere diplomatico, e dell’ambasciatore Stefano Stefanini, rappresentante permanente italiano presso la Nato. Dei primi due, l’intelligence tiene sotto controllo i cellulari, di Stefanini i telefoni fissi.Gliamericani,però,sevogliono possono puntare direttamente alle utenze in uso al presidente del consiglio. Come nel marzo del 2010, in occasione di un faccia a faccia tra Berlusconi e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Tra Washington e TelAviv,comeè tradizione da quando alla Casa Bianca siede Obama, c’è tensione. In quel momento l’oggetto del contendere è la costruzione, da parte israeliana, di nuovi insediamenti a Gerusalemme est. Il governo americano, attraverso l’intercettazione diBerlusconi,in contatto con Netanyahu, viene a sapere che il premier israeliano non intende cedere. Per Netanyahu, la tensione è solo figlia della «mancanza di un contatto diretto tra lui e il presidente degli Stati Uniti». Una mediazione per la quale si metteràallavorolo stessoBerlusconi, di cui gli americani apprendono l’intenzione di «mettere l’Italia a disposizione di Israele per aiutare a rimettere a posto le relazioni» con Washington. Lo Special Collection Service della Nsa da due centriattivi in Italia: uno a Roma, l’altro a Milano. In un solo mese del 2012, dal 10 dicembre al 9 gennaio,l’intelligence Usa ha raccolto i meta dati di quasi 46milioni di telefonate.

«Ci accingiamo a chiedere informazioni in tutte le sedi, anche con passi formali, sulla vicenda Berlusconi». Ai senatori del Pd riuniti in assemblea per decidereildafarsi sulle unioni civili, Matteo Renzi anticipa quello che di lì a poco accadrà alla Farnesina. Ovvero la convocazione dell’ambasciatore americano a Roma, John Phillips, «per chiedere chiarimenti» sulle «intercettazioni telefoniche» che sarebbero state effettuate ai danni dell’allora premier Berlusconi e di componenti dello staff di Palazzo Chigi dal 2008 al 2011.

All’ambasciatore Usa, il segretario generale della Farnesina, Michele Valensise, «ha ribadito la viva aspettativa italiana di poter disporre quanto prima di chiarimenti specifici su quanto emerso in relazione ai fatti del 2011».Dal canto suo,il rappresentante di Barack Obama in Italia, nominato il 14 giugno 2013,«ha assicurato che porterà immediatamente la questione all’attenzione delle sue autorità». In tempo per sminare il terreno in vista della visita di Renzi negli Stati Uniti. In serata arriva una prima risposta dal dipartimento di Stato: «Non conduciamo alcuna attività di sorveglianza di intelligence a meno che non vi sia una specifica e valida ragione di sicurezza nazionale.

Ciò si applica a cittadini ordinari come a leader mondiali». Troppo poco, per Forza Italia. Renato Brunetta, capogruppo a Montecitorio, accusa Renzi di una «reazione deboleeinsufficiente».Berlusconi, per adesso, preferisce non commentare. «È parte in causa», fanno sapere da Palazzo Grazioli. Il suo legale, Niccolò Ghedini, sta studiando il caso. «Potremmo arrivare anche a presentare una denuncia», diceil deputato di FI. In quel caso entrerebbe in scena la procura di Roma. Fatto sta che Berlusconi non è sorpreso da quanto emerso daWikiLeaks: «Nel 2011 cifu una precisa volontà di togliere di mezzo un presidente del consiglio democraticamente eletto dai cittadini che contrastava gliinteressi sbagliati dialtri Paesi. Sono cose ampiamente risapute».Ciò non toglie che «c’è ancora tanta luce da fare». Forza Italia è all’offensiva. I capigruppo di Camera e Senato, Brunetta e Paolo Romani, chiedono «un incontro urgente al sottosegretario alla presi.

Matteo Renzi ha paura di essere intercettato. Se hanno monitorato sistematicamente per anni le conversazioni non solo di Silvio Berlusconi, durantela sua permanenza a Palazzo Chigi, ma anche dei suoi più stretti collaboratori, come essere sicuri che questa attività di spionaggio si sia interrotta nel 2011 e non sia proseguita? E non prosegua ancora oggi? Queste le domande che assillano il presidente delConsiglio in queste ore. Renzi ieri si è subito consultato con Marco Minniti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti,chiedendogli di attivarsi per fare chiarezza non solo sul passato ma anche sul presente. Commentando il relativo silenzio del premier (che in realtà ha annunciato «passi formali» presso gli alleati per ottenere spiegazioni), il senatore di Forza Italia Altero Matteoli ha messo il dito sulla piaga: «Mi chiedo, Renzi è tranquillo, sicuro che anch’egli, i suoi ministri e collaboratori non siano sottoposti a intercettazioni e spionaggio?». Stando a quanto filtrava ieri da Palazzo Chigi la risposta a questa domanda è negativa. «Renzi non ha nulla da nascondere»,dicevano ieri i suoi uomini in Parlamento, ostentando una tranquillità che è tutt’altro che assoluta.Anche perché inmolti hanno fatto parallelismi tra la situazione attuale e quella del 2011. Non ultimo il presidente emerito Giorgio Napolitano, gran tessitore delle manovre di cinque anni fa. Napolitano è intervenuto per rimarcare le differenze tra oggi e allora, ma il premier, in un periodo di confronto aperto con Bruxelles, teme le possibili coincidenze.

Quell’iPhone va sbloccato». Bill Gates si schiera con l’Fbi nel caso che riguarda uno dei killer della strage di San Bernardino e l’accesso ai codici che sbloccano il suo iPhone: secondo il fondatore di Microsoft il governo americano dovrebbe avere la possibilità di accedere alle informazioni contenute nello smartphone Apple dell’attentatore. Questo,afferma Gatesin un’intervista pubblicata ieridalFinancial Times in cui prende una posizione contraria a quella dei vertici di Google, WhatsApp e Facebook – non costituirebbe un precedente. «Nessuno sta parlando di una “porta di servizio”», afferma. «Loro (l’Fbi) non stanno chiedendo qualcosaingenerale,ma qualcosa che riguarda un caso particolare». Un giudice federale aveva ordinato la settimana scorsaalla Apple diaiutarel’Fbia decifrareicodicidell’iPhone appartenuto a Syed Rizwan Farook, responsabile con lamoglie dell’uccisione di 14 persone a San Bernardino, in California, il 2 dicembre scorso, richiesta negata da Tim Cook, l’ad dell’azienda di Cupertino, che ha sostenuto la necessità di tutelare la privacy. Supporto a Cupertino è arrivato da Mark Zuckerberg in persona. «Siamo dalla parte di Apple, crediamo nella crittografia e non crediamo che inserire una backdoor sia sinonimo di sicurezza», ha detto il fondatore di Facebook dal palco del Mobile World Congress di Barcellona. «Allo stesso tempo», ha aggiunto, «sentiamo di avere una grande responsabilità nel prevenire il terrorismo, infatti abbiamo delle policy rigide in materia. I terroristi vengono tagliati fuori dalla piattaforma e se abbiamo la possibilità dilavorare col governo è una ipotesi che prendiamo sul serio»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.