​Tonno rosso, aumentano le quote: Coldiretti aggiorna la black list di alimenti pericolosi importati

Alla fine hanno vinto gli interessi di mercato: l’ICCAT – la Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico – ha dato il via libera all’aumento delle quote di cattura del tonno rosso, fissando la nuova soglia a 36.000 tonnellate entro il 2020. Si tratta di un aumento del 50% rispetto al contingente attuale, che si attesta intorno alle 23.655 tonnellate. Il nuovo ammontare fa registrate anche un record in negativo: è la più elevata cattura mai consentita per il tonno rosso, specie che gli scienziati considerano ancora a rischio.

Il silenzio regna prima dell’ora fatidica. Il Rais controlla ogni giorno le reti della tonnara, poi arriva il momento. I tonni rossi sono entrati nella camera della morte, i tonnaroti sono in posizione e all’ordine del Rais inizia la mattanza fra canti propiziatori. Poi torna il silenzio, i tonni vengono portati a riva e inizia la lavorazione del pescato. Da un millennio è stata la vita delle leggendarie tonnare che negli ultimi anni, però, hanno passato momenti bui.

Infatti, di tonni ne arrivavano pochi, perché preda di pescherecci super attrezzati che intercettavano i pelagici molto al largo, impedendone l’avvicinamento alle coste per la riproduzione. Poi, grazie alla mobilitazione di pescatori, enti, organizzazioni ambientaliste e non, sono stati decisi interventi mirati e ultimamente i tonni hanno ripreso a farsi vedere. Timidi segnali che fanno ben sperare non solo gli addetti alle tonnare e i professionisti in genere ma anche i dilettanti che sognano l’emozione di avere dall’altro capo della lenza un pesce che tira come un… treno! A parte l’Adriatico, dove le prede allamate sono state poche, nel Tirreno, in particolare in Toscana, il tonno rosso sembra sia tornato alla grande, regalando esemplari anche superiori al quintale.

Attenzione ai regolamenti!
Anche le disposizioni di legge hanno contribuito alla salvaguardia del tonno rosso e molte Capitanerie di Porto hanno emesso precise ordinanze: è ammessa la cattura di un tonno a “bordata”, cioè a barca, per giornata di pesca; da comunicare via radio alla Capitaneria di competenza della zona l’avvenuto imbarco del pesce, specificando la lunghezza e il peso stimato. Il pescatore deve anche dichiarare l’ora di rientro stimata al porto di partenza oppure l’eventuale diversa destinazione, per consentire un possibile controllo da parte del personale della Capitaneria, al fine di verificare che la preda sia sopra le misure minime consentite dalla legge: 30 chili di peso o 115 centimetri di lunghezza.

Perché la situazione sul numero di catture sia sempre aggiornata, il pescatore è tenuto a compilare un foglio con i dati relativi al tonno rosso pescato e a restituirlo alla capitaneria di porto competente. La legge non transige: se si contravviene a quanto sopra, arrivano multe salate e il sequestro dell’attrezzatura!

Tonno, conosciamolo meglio
Il nome scientifico è Thunnus thynnus, appartiene alla famiglia dei Tunnidi e all’ordine dei Per- ciformi. Lungo fino a 3 metri e pesante fino a 500 chili, ha corpo allungato, livrea blu intenso sul dorso e sui lati, argentata sul ventre. La prima pinna dorsale è gialla o blu e la seconda marrone
0 rossastra; la pinna anale è gialla con gli estremi scuri, la caudale nera. Vive nelle acque aperte degli oceani ma a volte si avvicina alla riva, tollerando con facilità le variazioni di temperatura. In inverno sta in acque profonde, anche fino a 180 metri. È un nuotatore molto veloce: può attraversare l’Atlantico in meno di due mesi a una media di oltre 70 chilometri orari. Questa dote di velocista è alla base delle sue migrazioni intercontinentali. Le aree di deposizione conosciute sono il Mediterraneo (da giugno ad agosto), il Golfo del Messico (da aprile a giugno) e, nello stesso periodo, anche l’Oceano Pacifico (Filippine). In un anno, una femmina può produrre circa 10 milioni di uova.

Lenze raffinate, attrezzi robusti
i tonni, anche quelli sopra il quintale, spesso vedono il filo del terminale, lungo 8-10 metri, e anche il più trasparente dei fluo- rocarbon a volte li insospettisce: non ci sono alternative, perché il diametro con cui non si corrono rischi è 130 millimetri. Diminuirlo è possibile, ma solo con pesci da 50-60 chili, e aumentare lo spessore si può rivelare controproducente, con il rischio di tornare a casa a mani vuote… magari in situazione propizia, con i tonni che girano intorno alla barca. Ma il bello della sfida sta anche in questo.
Vista la frequenza con cui il tonno gira intorno all’esca senza attaccarla, la scelta dell’amo è determinata anche dalla diffidenza dei pelagici.
I grossi uncini in acciaio del numero 10/0 e oltre che venivano usati in passato… lasciamoli nel cassetto. Oggi l’amo ideale è un modello che si deteriora facilmente, per non ledere una preda persa o rilasciata, di misura compresa tra il 6/0 e l’8/0. E spesso servono ami più piccoli, specialmente di fronte a pesci al limite dei 30 chili ammessi dalla legge. L’uncino, comunque, dovrà essere a occhiello, a filo grosso e non troppo pesante.

Date le dimensioni medie di questi pesci, ci vogliono canne da 50 libbre, nella versione lunga per la sedia da combattimento, oppure corte da 30-80 per la pesca in stand-up, cioè per il combattimento in piedi. Ma gli amanti del brivido, soprattutto i più esperti, scendono anche alle 30 libbre e riescono ad avere ragione di tonni intorno al quintale.
I mulinelli sono da 50 libbre con la frizione a leva, più facile da gestire in fase di combattimento. Per chi è alle prime armi o non vuole impegnarsi in este
nuanti confronti con il rischio di perdere la preda, un nylon da 80 libbre evita sorprese: non è cosa di tutti i giorni prendere un tonno, inutile che muoia per nulla con l’amo in bocca. Molto meglio la sicurezza di portare a casa il pesce o poterlo rilasciare senza problemi.
Girella sull’amo per il furbacchione
Si pastura sempre con la sarda, a pezzi o intera. Quando si esce per una giornata di drifting al tonno, si parte con un minimo di due casse di sarde, per arrivare anche a quattro o cinque a seconda della corrente e della profondità. L’esca varia dalla sarda per gli inneschi più piccoli, all’alaccia o allo sgombro per i più vistosi. Spesso nel drifting capita che il tonno arrivi sotto la barca, mangi la pastura e scarti tutte le esche perché vede il filo o la sarda non è correttamente innescata, oppure perché è la girella a renderlo diffidente, anche se è di piccole dimensioni. Infatti, molti pescatori non la usano, realizzando terminali lunghi 12 metri circa collegati alla lenza madre con un nodo Allbrigth. Non mettere la girella, però, può causare problemi di torsione del nylon quando la corrente è medio-forte e tende a far girare l’esca, provocando inevitabili garbugli. Che fare? Alcuni ago- nisti di big game hanno ideato un compromesso che permette di inserire la girella, senza che insospettisca il tonno, direttamente sull’occhiello dell’amo: tenendo quest’ultimo con una pinza, basta mettere l’occhiello dell’amo su una fiamma e scaldarlo finché l’acciaio diventa incandescente. A questo punto si apre leggermente l’occhiello con un’altra pinza, s’infila la girella a barilotto e si richiude l’occhiello. Una volta raffreddato, l’amo formerà un tutt’uno con la girella che rimarrà nascosta dalla sarda innescata.

Tre canne con il palloncino
Dovendo tenere l’esca a una determinata profondità, bisogna usare dei galleggianti e, in caso di forti correnti, anche dei piombi. I segnalatori più utilizzati sono i comuni palloncini per bambini: galleggiano bene, costano poco e occupano un minimo spazio nella cassetta da pesca; l’unico svantaggio è che si sgonfiano se stanno al sole per troppo tempo. Ma è sempre meglio che usare le bottiglie di plastica: se si perdono, inquinando il mare per decenni. Comunque sia, il galleggiante viene assicurato con un elastico e un nodo a bocca di lupo. Il discorso della piombatura è un po’ più complicato, perché andrà dosata in base alla corrente. Quando siamo ancorati su una secca in mezzo al mare, spesso occorrono anche 500 grammi di piombo. Di solito, comunque, la zavorra va da 50 a 300 grammi e si monta sulla lenza, collegata da un elastico a circa 10-15 metri dall’esca.

Per pescare il tonno rosso in drifting si usano da un minimo di due a un massimo di cinque canne, ma quest’ultima scelta richiede molta esperienza e un totale di tre o quattro pescatori in barca, altrimenti gestirle diventa un problema.
L’assetto con tre canne in pesca è forse quello più usato e permette di esplorare una buona porzione di mare: la prima canna messa in postazione è quella che pescherà più lontano e alla profondità maggiore: a circa 50 metri dalla barca e tra i 50 e i 60 metri di profondità; la seconda lenza si cala a 30-35 metri di profondità e a 30 metri di distanza, mentre l’ultima canna sta a 15-20 metri dall’imbarcazione e a una batimetrica di 15. In caso di corrente molto scarsa, con le sarde da pastura che scendono quasi in verticale, si cambia l’assetto: si avvicina la lenza più lontana a circa 30-35 metri dalla poppa, lasciandola sempre alla stessa profondità; poi si porta la seconda canna a circa 20 metri, affondando alla stessa distanza, mentre la terza viene calata sotto la barca a circa 40-50 metri di profondità per il pesce che arriva dal fondo a mangiare la pastura.

Coldiretti ha stilato una classifica di alimenti pericolosi che dovrebbero essere evitati per evitare di incorrere in gravi problemi di salute.

Mentre continua ad essere sempre più forte e profondo l’impegno di Coldiretti affinchè si riesca a far debuttare l’etichettatura anche per prodotti come salame, marmellate esattamente come accaduto solo qualche giorno fa con i pomodori, dalla stessa Associazione è stata stilata una classifica di alimenti pericolosi che dovrebbero essere evitati per evitare di incorrere in gravi problemi di salute. Ma quali sono questi alimenti che si vanno ad aggiungere ad una lista di oltre 3000 alimenti infetti e contaminati pericolosi.

Stando a quanto riportano le ultime e ultimissime notizie, Coldiretti avrebbe stilato una vera e proprio lista nera di alimenti che sarebbero dannosi e pericolosi per la salute umana. Tra questi, alimenti secondo le ultime notizie rese note in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, rientrerebbero:

  1. nocciole dalla Turchia per aflatossine oltre i limiti;
  2. peperoni turchi che contengono pesticidi oltre i limiti consentiti;
  3. pesce proveniente dalla Spagna, perchè contenente metalli pesanti, come mercurio e cadmio, in eccesso;
  4. pollo proveniente dai Paesi Bassi e dalla Polonia, per contaminazioni microbiologiche;
  5. pistacchi provenienti dall’Iran;
  6. fichi secchi provenienti dalla Turchia;
  7. arachidi dalla Cina per aflatossine oltre i limiti;
  8. albicocche secche da Turchia per solfiti oltre i limiti;
  9. noce moscata proveniente dall’Indonesia per aflatossine oltre i limiti.

Senza dimenticare gli integratori provenienti dagli Usa che conterebbero ingredienti non autorizzati.

Mercato del cibo e rischio di poche aziende dominanti

Sempre stando a quanto riportano le ultime notizie rese note da Coldiretti, il mondo del mercato alimentare si sarebbe ormai talmente uniformato nella produzione dei cibi e sarebbe tanto a rischio sicurezza sulla qualità dei cibi da portare a concorrere più grandi multinazionale ai processi di trasformazione e distribuzione del cibo stesso, dalla gestione dalle sementi agli insetticidi fino a tutti i processi di trasformazione e vendita tanto da disegnare un mercato in cui pochissime aziende riescono effettivamente a dominare. E si tratta di una situazione che non prospetta nulla di positivo per originalità del prodotto stesso e tutela della salute del consumatore, tanto che Fao e Ue sarebbero già a lavoro per bloccare questo sistema.

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