Resistenza antibiotici, gli esperti: Italia possiede la maglia nera d’Europa

Lo sviluppo di batteri immuni ai farmaci è un fenomeno in continua crescita che desta allarme a livello mondiale, come testimonia l’attenzione che governi, istituzioni scientifiche e autorità vi dedicano costantemente negli ultimi anni.
I batteri resistenti ai farmaci sono la causa principale di circa 25.000 decessi in Europa ogni anno, il cui impatto economico, tra spese sanitarie e perdita di produttività, è stato valutato in circa 1,5 miliardi di euro.


La resistenza agli antibiotici è in aumento sia in Europa sia in Italia, come attestano i dati presentati nel 2011 dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) e dall’Istituto Superiore di Sanità, e con essa aumenta il rischio di non poter disporre più di cure efficaci anche per le infezioni più lievi.
I batteri che destano maggiore interesse sono in particolare le Klebsielle pneumoniae (batteri cosidetti Gram negativi) il cui tasso di resistenza agli antibiotici carbapenemi è passato dall’1,4% del 2009 al 16% nel 2010, fino a valori compresi tra il 19 e il 28% nel 2011.
Lo sviluppo della resistenza agli antibiotici da parte di questi batteri pone una seria minaccia per le terapie al momento esistenti, poiché limita o, nel peggiore dei casi elimina del tutto, la possibilità di debellare malattie insidiose. Ancora più preoccupante è il fatto che anche gli antibiotici di “ultima risorsa”, come quelli impiegati per combattere infezioni gravi, sono interessati dal fenomeno della resistenza.

Per questo la Commissione Europea ha dato il via ad un piano quinquennale che include dodici azioni puntuali con l’obiettivo di eliminare l’uso inappropriato e irrazionale degli antibiotici ad uso umano e, per quanto riguarda l’agricoltura e gli allevamenti, l’impiego degli stessi in animali e nell’industria alimentare.
Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità4 le due infezioni del sangue resistenti agli antibiotici più comuni – lo Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) e l’Escherichia coli multiresistente – hanno causato nel 2007 più di 8.200 decessi in 31 Paesi Europei. Questi batteri si sono resi responsabili di oltre 260.000 infezioni del sangue, che si traducono in più di 370.000 giorni di ricovero extra in ospedale, per un costo complessivo a carico dei servizi sanitari UE che si aggira attorno ai 62 milioni di euro.

Inoltre, la comunità scientifica segnala con frequenza sempre più allarmante l’identificazione di “superbatteri”, come il New Delhi metallo-betalactamase (NDM1), isolato nel sistema di distribuzione dell’acqua della capitale indiana, che è risultato essere resistente a tutte le terapie
antibiotiche. La diffusione di questo batterio potrebbe aprire la via a conseguenze devastanti per la popolazione, spianando la strada alla diffusione di malattie come colera e dissenteria per le quali i farmaci attualmente utilizzati non costituirebbero più un’arma di contrasto.

L’ufficio europeo dell’OMS ha da tempo messo in guardia anche contro i rischi della tubercolosi, in particolare della tubercolosi multi-resistente (MDR-TB) che si sta diffondendo a un ritmo crescente anche nel Vecchio Continente. L’Europa, che comprende al suo interno i 9 paesi del mondo con i più alti tassi di resistenza ai farmaci tra i pazienti di nuova diagnosi (fino al 40%), ospita anche i 6 paesi con i più alti tassi al mondo di tubercolosi resistente tra i pazienti affetti da tubercolosi già trattati in precedenza (fino al 70%).
L’OMS stima che in Europa si verificano ogni anno circa 81.000 casi di tubercolosi resistente agli antibiotici, dei quali solo 28.000 (34%) sono stati riportati, a causa della limitata capacità dei laboratori, e dei quali solo 17.000 (62%) ricevono trattamenti di qualità con farmaci di secondo livello. Allo stato attuale, il tasso di successo delle terapie per pazienti affetti da tubercolosi è pari solo al 57,4%, con molti pazienti che cessano le terapie o muoiono.

Secondo i dati pubblicati nel Rapporto di monitoraggio e sorveglianza della tubercolosi dell’ECDC, nel 2010 in Europa il 13% dei casi di tubercolosi di origine nazionale sono risultati resistenti al trattamento con isoniazide; per il 7% a quello con rifampicina e per un altro 7% al trattamento combinato con entrambe le molecole, manifestando quindi una vera e propria multi-resistenza. Nei casi di tubercolosi da contagio non nazionale, le cifre sono inferiori e la prevalenza rispettivamente è – 10% per l’isoniazide, 4% per la rifampicina e il 3% per entrambi.

Nei periodi invernali, all’incirca una volta a settimana, mi viene la pelle d’oca. Non per il freddo, ma per semplici frasi che girano nell’aria: “mmmm accidenti! Ho un po ’ di mal di gola! Non posso proprio ammalarmi, domani avrò un incontro importante! Credo prenderò un antibiotico”. Le mie orecchie stridono, la pelle si raggrinza e inizio ad avere una simil-reazione allergica.Forse penserete che sia esagerata, ma al termine di questa lettura sono certa che, se dovesse capitare anche a voi di sentire frasi simili, condividerete le mie reazioni.

Uno scenario inquietante
Secondo dati dell’agenzia italiana del farmaco (AIFA), l’Italia si pone tra i Paesi Europei con maggior consumo di antibiotici, addirittura doppio rispetto a Germania e Regno Unito, con un aumento del consumo del 18% tra gli anni 2000 e 2017 . Come diretta conseguenza dell’abuso e della scorretta assunzione di antibiotici, l’Italia risulta inoltre tra i Paesi Europei con il più alto tasso di antibiotico-resistenza. Sembra chiaramente uno scenario catastrofico, ma siamo ancora in tempo a cambiare, o meglio rallentare, le cose.
Batteri e antibiotici
I batteri sono per definizione microrganismi unicellulari procarioti. In parole più semplici:
• Microrganismi: hanno diametro che va da 1-10 gm (micron, ossia millesimi di millimetro)!
• Unicellulari: come suggerisce la parola stessa, formati da un’unica cellula

In base alla loro capacità di determinare malattia, i batteri possono essere distinti in commensali simbionti o patogeni. I batteri commensali simbionti colonizzano un determinato tessuto od organo, senza causarne malattia ma apportando un vantaggio all’organo stesso, come ad esempio nel caso dei batteri che compongono la flora intestinale. Un batterio patogeno, invece, penetra in un organismo determinando una infezione, come ad esempio lo Staphylococcus aureus (che provoca infezioni piogene e ascessi, shock tossico, setticemia e avvelenamento alimentare), lo Pneumococco (noto per provocare polmonite, meningite ed endocardite) o il Meningococco (causa di meningite e setticemia). Generalmente i microrganismi patogeni si trasmettono in maniera diretta tra individui oppure in modo indiretto attraverso l’acqua, gli indumenti, gli insetti ecc.
La guerra ai batteri è iniziata molti secoli fa. Attorno al 1550 a. C. gli egiziani usavano il miele per via delle sue proprietà antibatteriche, insieme a garze per medicare le ferite. Nell’antica Serbia, Cina e Grecia, il pane ammuffito era tradizionalmente applicato sulle ferite per prevenire una infezione. Il potere curativo osservato era dovuto a sostanze antibatteriche prodotte dalla muffa cresciuta sul pane. Nella storia moderna, il 3 settembre 1928 è considerata data storica da ricordare per la scoperta da parte di Alexander Fleming del fungo Penicillium notatum, grazie alla quale ricevette il premio Nobel per la medicina nel 1946. Circa dieci anni dopo questa scoperta verrà sintetizzata la sostanza antibiotica denominata penicillina, che porterà al trattamento di infezioni batteriche letali come sifilide, cancrena e tubercolosi, salvando così moltissime vite umane. Inizia così un periodo di grandi scoperte che permetteranno di guarire da infezioni gravi, ma anche di impedire l’espansione delle infezioni tra la popolazione. Nasce dunque un particolare gruppo di farmaci antibatterici, gli antibiotici.

La faccia negativa della medaglia
Negli ultimi settantanni il continuo sviluppo di antibiotici ha permesso di curare moltissime malattie che in passato erano letali, come ad esempio colera, tifo e tubercolosi. Ci stiamo tuttavia avvicinando alla fine della medicina moderna e all’inizio di un’era post-antibiotica, durante la quale infezioni comuni o ferite minori che sono state curate per decenni potrebbero nuovamente uccidere.

Questo a causa della diffusione di Superbatteri (detti anche Superbugs) che hanno sviluppato antibiotico-resistenza, definita dall’OMS come “resistenza di batteri ad uno specifico antibiotico che originalmente era efficace per il trattamento di infezioni causate dagli stessi”. Basti pensare che nel 2012 sono stati accertati circa 450.000 nuovi casi di tubercolosi resistente ad antibiotici e che circa 170.000 persone sono morte per questa infezione considerata ormai debellata da anni.
Come Fleming anticipò nel discorso tenuto alla consegna del Premio Nobel, l’antibiotico-resistenza è un fenomeno evolutivo inevitabile, ma ciò che più lo preoccupava era la possibilità che l’uso scorretto di antibiotici potesse velocizzarne lo sviluppo e la diffusione:

“The time may come when penicillin can be bought by anyone in the shops. Then there is the danger that the ignorant man may easily under – dose himself and by

exposing his microbes to non-lethal quantities of the drug make them resistant. Here is a hypothetical illustration. Mr. X. has a sore throat. He buys some penicillin and gives himself, not enough to kill the streptococci but enough to educate them to resist penicillin. He then infects his wife. Mrs. X gets pneumonia and is treated with penicillin. As the streptococci are now resistant to penicillin, the treatment fails. Mrs. X dies. Who is primarily responsible for Mrs. X’s death? Why Mr. X whose negligent use of penicillin changed the nature of the microbe. Moral: If you use penicillin, use enough.”

“Arriverà il momento in cui la penicillina potrà essere comprata nei negozi. Ci sarà però il rischio che uomini ignoranti, assumendo dosi di antibiotico sub letali per i microbi che stanno cercando di debellare, rendano i microbi stessi resistenti alla cura. Immaginiamo che il Sig. X abbia mal di gola. Il Sig. X compra e assume penicillina, non in dosi sufficienti per uccidere lo Streptococco, ma abbastanza ad educare il battere a resistere alla penicillina. Il Sig. X infetta sua moglie e successivamente sviluppa una polmonite, dalla quale cerca di curarsi nuovamente con la penicillina. Siccome lo Streptococco è divenuto resistente alla penicillina, il trattamento fallisce e la Sig.ra X muore. Chi è dunque responsabile per la sua morte? L’ uso negligente della penicillina da parte del Sig. X ha cambiato la natura del microbo. Morale: se fate uso di penicillina, usatene la dose appropriata ” .

Esistono molteplici meccanismi tramite cui i batteri possono sviluppare la resistenza ad antibiotici:
1. Alcuni batteri sviluppano l’abilità di neutralizzare antibiotici in maniera spontanea, in seguito alla mutazione casuale del proprio materiale genetico.
2. In altri casi, batteri non patogeni portatori del gene di resistenza, sono in grado di trasmettere il gene stesso a batteri patogeni, che svilupperanno cosi a loro volta la resistenza.

3. Inoltre, l’esposizione ad antibiotici può indurre una vera e propria selezione naturale tra i batteri. Durante un trattamento con antibiotici può capitare che i batteri più sensibili vengano eliminati, ma se anche un solo battere fosse in grado di sopravvivere e moltiplicarsi, esso potrebbe dare vita ad un intero ceppo batterico resistente.
Come previsto da Fleming, purtroppo spesso gli antibiotici sono assunti o somministrati in quantità e modalità non appropriate. L’uso improprio di antibiotici avviene solitamente nell’auto- medicazione, se ad esempio vengono assunti per contrastare un semplice raffreddore o un mal di gola, nelle strutture sanitarie, dove a volte vengono prescritti con eccessiva facilità, e anche nelle catene di distribuzione alimentare, dove vengono utilizzati, oltre che nella profilassi antibatterica, anche come additivi promotori della crescita sia in allevamento che in agricoltura.
Antibiotici, antibiotici dappertutto!
Sin dagli anni ’50, gli antibiotici utilizzati nel settore veterinario sono stati un mezzo per il controllo delle malattie infettive negli animali. Questi prodotti hanno importanza fondamentale non solo per il benessere dell’animale, ma anche per garantire la produzione di alimenti non contaminati, soprattutto in contesti legati agli allevamenti intensivi dove il propagarsi di infezioni costituisce un grave problema per la salute dei consumatori e un importante danno economico per i produttori.
Spesso, tuttavia, la somministrazione di antibiotici negli allevamenti non avviene per scopi terapeutici, ma è finalizzata ad una crescita più rapida dell’animale. La promozione della crescita mediata da antibiotici somministrati nel mangime, avviene tramite alterazioni del microbioma intestinale dell’animale, con conseguente migliore digestione e miglior assorbimento metabolico di nutrienti (10-11). Questo processo favorisce lo sviluppo dell’antibiotico resistenza negli allevamenti, e attraverso il consumo di prodotti animali, il suo trasferimento dall’animale all’uomo.

Per combattere questa tendenza e per coordinare gli sforzi su scala internazionale, il 6 maggio 2013 la Commissione Europea ha presentato il pacchetto di riforme “Smarter Rules for Safer Foods“. Tra gli obiettivi di questo pacchetto vi è in primis quello di fare della sicurezza alimentare un fattore chiave nella lotta alla resistenza agli antibiotici. In pratica, lo scopo è di regolamentare i controlli, garantendo maggior sorveglianza su alimenti e mangimi.

Inoltre, per permettere controlli serrati e repentini, entra in gioco con un ruolo fondamentale la ricerca biotecnologica. E’, infatti, necessaria la continua messa a punto di nuove tecniche e la scoperta di marcatori biologici per la rilevazione dell’uso illecito di antibiotici o ormoni della crescita. Ad esempio, un recente studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte ha scoperto un marcatore in grado di identificare la presenza di una specifica proteina nel plasma delle mucche in seguito ad una somministrazione illecita di antibiotico.
La necessità di aumentare i controlli sugli alimenti non riguarda solo i cibi di origine animale, ma anche quelli di origine vegetale. Basti ricordare l’epidemia dovuta a germogli vegetali risultati contaminati con una variante mai identificata prima di Escherichia coli (Escherichia coli Enteroemorragica (Ehec)) che, nel maggio del 2011, ha fatto tremare la Germania in primis e successivamente l’intera Europa. L’epidemia ha coinvolto oltre 3950 persone con 53 decessi, in 13 Paesi guadagnando il secondo posto nella classifica delle intossicazioni alimentari europee dopo la diffusione del morbo della mucca pazza. Questa variante di E.coli risultò particolarmente resistente agli antibiotici, causando nei soggetti infetti Sindrome Emolitico Uremica (SEU) e diarrea emorragica.

Gli antibiotici sono stati l’arma silenziosa più potente del secolo, vincitori di numerose battaglie contro malattie inguaribili per decenni. Senza antibiotici non sarebbero stati possibili trapianti d’organo, chemioterapie anticancro, terapie intensive e altre procedure mediche. Il nostro errore più grande è stato quello di darli per scontati, o sopravvalutare la loro potenza a lungo termine, e ora, ne stiamo pagando le conseguenze.
Un altro problema che si somma all’inadeguato utilizzo di antibiotici è il disinteresse crescente da parte delle industrie farmaceutiche nell’investire nella ricerca e sviluppo di nuovi farmaci contro le infezioni. Gli antibiotici sono poco redditizi poiché da assumere con cautela e solo per pochi giorni, a differenza, ad esempio di farmaci per curare malattie croniche, per le quali è necessario assumere farmaci per tempi molto lunghi. Sono pochi i governi che si stanno mobilitando per risolvere questo problema, come gli USA. Come riporta la CNN, l’amministrazione del presidente Obama ha deciso di combattere la crescita dell’antibiotico resistenza e delle infezioni anche grazie all’attuazione di un piano quinquennale, per un costo di 1,2 miliardi di dollari.

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