Aborto non riesce a partorire, adesso chiede risarcimento di 200 mila euro e assegno mensile

Un aborto non riuscito e la donna ha fatto causa all’ospedale, ottenendo un risarcimento di importo pari €200.000 e assegno mensile. Quello dell’aborto è sicuramente un tema piuttosto delicato, in quanto molte persone al giorno d’oggi sembrano essere favorevoli, altre invece hanno delle posizioni più equilibrate considerandolo accettabile soltanto nei casi di violenza e condizioni fisiche gravi del nascituro, ma pare che ci siano anche delle persone contrarie che sostengono che l’aborto equivalga ad un vero e proprio omicidio.

Una donna si era rivolta ad un ospedale e nello specifico ad alcuni medici per sottoporsi ad un aborto, ma per un errore l’intervento non è riuscito e così la donna decise di portare avanti la gravidanza, partorendo un bambino chiedendo poi un risarcimento di €200.000 all’ospedale, oltre ad un assegno di mantenimento.

E’ questo sostanzialmente quanto accaduto a Milano e al centro del fatto che una donna che oggi ha 34 anni ed è il bambino nato nel dicembre 2013 al San Paolo. Tutto ebbe inizio nell’aprile del 2013, quando la donna si era recata al San Paolo per interrompere la gravidanza per diversi motivi, tra i quali anche una piuttosto grave ovvero una grave malattia come il morbo di Crohn che avrebbe messo a rischio la sua salute e quella del bambino, ma anche il lavoro poco stabile e la sua precaria situazione economica e infine il fatto che il padre non avrebbe riconosciuto il bambino.

Per tutte queste motivazioni, la donna aveva deciso di interrompere la gravidanza ma l’operazione inizialmente sembrava fosse riuscita ma subito dopo un mese, la donna si accorge di essere ancora incinta e così tornata al pronto soccorso le venne confermata la gravidanza con la rassicurazione che i medici avrebbero comunque potuto rimediare, ma a quel punto la donna decide di non abortire.

La paziente rimase convinta della sua decisione, ma di fronte allo sviluppo del feto, ormai di sedici settimane, e alla prospettiva di un nuovo intervento particolarmente invasivo, decise di non abortire. Purtroppo, però, subito dopo il parto le condizioni della donna si aggravarono con una invalidità che nel maggio del 2014 arrivò al 50% e con una riduzione della capacità lavorativa dal 34 al 73%; non solo, dunque, conseguenze negative sul proprio stato di salute, ma anche sulle condizioni economiche della donna ad oggi disoccupata e indietro con l’affitto tanto da avere un atto di intimidazione di sfratto per morosità per i mesi immediatamente precedenti e successivi alla nascita. Per tutte queste motivazioni, la signora tramite l’avvocato Vincenzo Lepre ha contestato l’azione ospedaliera e al ginecologo che hai seguito l’operazione, la responsabilità professionale chiedendo il risarcimento dei danni provocati dall’ azione del medico che ha condizionato la vita successiva dalla donna e anche un assegno mensile per il mantenimento del bambino che oggi ha 4 anni.

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