Cinema in lutto, addio a Pasquale Squitieri, è morto il regista dei Guappi e l’unico amore della vita di Claudia Cardinale

E’ morto nella giornata di ieri Pasquale Squitieri, ovvero il regista, sceneggiatore e politico italiano, nato nella città di Napoli il 27 novembre del 1938. Il regista è venuto a mancare nella mattinata di ieri all’ospedale Villa San Pietro di Roma, circondato dall’affetto dei suoi cari, e la notizia sembra essere stata diffusa dal fratello Nicola, dalla seconda moglie Ottavia Fusco e dalla figlia Claudia e la camera ardente sarà allestita nella giornata di oggi, dalle ore 11 alle ore 18, mentre i funerali si svolgeranno nella giornata di domani nella capitale e nello specifico nella chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo. Squitieri divenne famoso negli anni settanta ed ottanta, ma non soltanto per il suo cinema e per le sue prese di posizioni stravaganti, ma anche per la sua lunga storia d’amore con Claudia Cardinale spesso interprete tra l’altro dei suoi film; i due si conobbero negli anni settanta sul set de I Guappi, e per lui Claudia Cardinale lasciò il marito produttore Franco Cristaldi e la gabbia dorata dello star system e da Squitieri ebbe una figlia Claudine che nel 2014 ha reso nonni i famosi genitori; la storia d’amore tra i due finì nel 1999, quando l’attrice decise di andare a vivere a Parigi, ma tra loro rimase un buon rapporto, tanto che la Cardinale appresa la notizia della sua morte ha fatto sapere di esserci domani al funerale.

Riguardo la sua carriera, Squitieri si laureò in legge e venne assunto al Banco di Napoli ma grazie ad un infortunio professionale, lo stesso abbandonò il lavoro e si tuffò nella sua vera passione per cultura e fu proprio Vittorio De Sica a scommettere su di lui nel 1969 producendo il so lungometraggio d’esordio “Io e Dio”, e da questo si dedicherà al genere spaghetti western con Djiango sfida Sartana, e “La vendetta è un piatto che si serve freddo”. Abbandonato il suo nome d’arte, ha cominciato ad occuparsi di tematiche più attuali e realtà poco raccontate solitamente dalla società italiana. Si devono a lui le pellicole quali “L’ambizioso” (1975), “Il prefetto di ferro” (1977) e “Corleone” (1978) riguardano i contatti tra mafia e politica; “Viaggia, ragazza, viaggia, hai la musica nelle vene” (1974) e “Atto di dolore” (1990), con tema principale la droga, e poi ancora “Gli invisibili” (1988) il terrorismo; “L’avvocato de Gregorio” (2003) le cosiddette “morti bianche” ; “Razza selvaggia” (1980) e “Il colore dell’odio” (1990), che affrontano l’argomento dell’immigrazione.

Squitieri si è dedicato anche a film storico-politici, come “I guappi”, “Claretta” e “Li chiamarono..briganti”. Uno tra i primi a commentare la morte di Squitieri è stato il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, in una nota: “Pasquale Squitieri, nato nel teatro e cresciuto nel cinema, ha attraversato autorevolmente con la sua opera quasi mezzo secolo di cinematografia italiana. Oggi la cultura italiana perde uno dei suoi autori più importanti”.

Il regista Pasquale Squitieri è deceduto ieri all’età di 78 anni per un enfisema. Dirigeva film da quasi mezzo secolo. Dopo un oscuro esordio (Io e Dio) e un paio di western, aveva conosciuto il suo primo successo commerciale con Camorra nel 1973. Nel decennio successivo aveva raccolto il plauso del pubblico e della critica con I Guappi, Il prefetto di ferro, Corleone, Il pentito. Controversi i risultati di film a cui teneva moltissimo come Claretta e Li chiamavano briganti.

Morte di un amico. Squitieri e il sottoscritto non furono amici nel senso corrente del termine, di quelli che s’incontrano tutti i giorni e si fanno grandi feste. Ma ogni nostro incontro (intervallato per cinque sei anni) per me era festa. Avrei passato con lui tutta la giornata. L’ultima volta (un’intervista telefonica di otto anni or sono) il colloquio doveva durare una trentina di minuti. si protrasse per oltre due ore, e finì solo perchè lui, che forse aveva qualcosa di meglio da fare, troncò seccamente la conversazione.

Perchè Squifieri ti travolgeva colla sua cultura vasta e caotica, col suo amore per il Sud che gli faceva prendere spesso posizioni nostalgico borboniche, colla sua virulenta avversione del Risorgimento che lui equiparava a una conquista coloniale («I meridionali sono come gli abissini» fa dire a un burbanzoso ufficiale piemontese). Ovviamente non ero spesso d’accordo con lui, però intanto mi rivelava che i bersaglieri erano nati come corpo coloniale, che metà della popolazione di Corleone è (o era) affetta da Tibicì. Che il prefetto Mori cavalcava e sparava come Buffalo Bill (forse meglio). Che la mafia (sempre dal Prefetto di ferro)è sempre stata una puttana che si struscia al trionfatore del momento (niente di cui stupirsi se il beneficiario è nel corso dei decenni Mussolini o Andreotti, l’America che sbarca in Sicilia o i vincitori delle ultime elezioni).

Dopo Camorra Squitieri ha l’enplein di I Guappi (di lì parte la love story durata imprevedibilmente vent’anni con Claudia Cardinale) e del Prefetto di ferro (uscii dall’anteprima coll’allora mio direttore Nino Nutrizio travolto dall’entusiasmo e dall’inconscia identificazione con Cesa- reMori). Dopo Il pentito dove portava sullo schermo il duo Falcone – Buscetta l’un contro l’altro armati, la carriera di Squitieri comincia a subire qualche battuta d’arresto. Un po’ per colpa sua (la scelta di soggetti impopolari come Russicum e Gli Invisibili e molto per le sue posizioni politiche (che se non piacciono a me, figurarsi se son gradite a ultrasinistri come GianMaria Volontè e Claudio Amendola che rifiutano di essere suoi protagonisti).

Ora Pasquale non c’è più e mi piace ricordarlo come forse sarebbe piaciuto a lui. E certamente al più grande regista di tutti i tempi John Ford. Diceva il favoloso John: «Se per ogni film che ho fatto il pubblico si ricorda almeno una scena, allora vuol dire che ho combinato qualcosa di buono nella vita». Io di Pasquale ricordo (meglio non faccio fatica a ricordare) il duello tra Giuliano Gemma e RickBattaglia in Prefetto di ferro; il protagonista di Razza Selvaggia, un giovane terrone che sotto il monumento di Vittorio Emanuele II s’accorge che il profondo Nord non è la sua terra e non lo sarà mai. Franco Nero (Falcone) che urla a Tony Musante (Buscetta): «Mi hai usato!». E soprattuto il bambino di I guappi che strappa l’orecchino a una signora in carrozza e poi, brandendo il gioiello, con un pezzo d’orecchio ancora sanguinante corre al mercato a comprarsi un piatto di pastasciutta.

Una lunga e impetuosa storia d’amore, una delle più appassionate della storia del cinema, ha legato Pasquale Squitieri a Claudia Cardinale dal 1973 al 1999, quando lei decise di stabilirsi a Parigi e lui preferì rimanere in Italia. Per il regista napoletano l’attrice abbandonò il marito produttore Franco Cristaldi e la gabbia dorata dello star system. Da lui 36 anni fa ebbe la figlia Claudine che nel 2014 ha reso i famosi genitori nonni del piccolo Milo. Ma anche dopo la separazione Pasquale e Claudia, che non si erano mai sposati, avevano mantenuto un rapporto fortissimo fatto di affetto e complicità. E ieri l’attrice è stata la prima a sapere della morte dell’ex compagno dalle altre figlie di lui e dalla seconda moglie Ottavia Fusco. «Che dolore, tra poche ore prenderò un aereo per Roma per venire a dare l’ultimo saluto a Pasquale», dice Claudia, 78 anni, al telefono dalla Francia.

Che cosa ha rappresentato per lei Squitieri? «È stato l’unico uomo della mia vita. Il solo che abbia veramente amato. Ha risvegliato la mia coscienza di donna, mi ha fatto felice per tanti anni».

Quando l’ha sentito per l’ultima volta? «Due o tre giorni fa. Stava meglio, parlava del nuovo film da girare, sembrava tranquillo. Anche dopo il suo matrimonio con Ottavia, avevamo continuato a sentirci regolarmente. Non si può immaginare cosa abbia provato quando una telefonata mi ha annunciato che non c’era più».

Ricorda la prima volta che lo vide? Da Squitieri la Cardinale ebbe la figlia Claudine 36 anni fa «Come posso dimenticarla! Era il 1973, ci incontrammo sul set del film Iguappi. Lui era bellissimo, affascinante e aveva mille donne. Fu un colpo di fulmine e dopo il film scappai a New York per raggiungerlo».

E lui come reagì? «Appena mi vide esclamò: ah, sei arrivata! Lo avevo scelto io. E non ci siamo più lasciati per tanti anni». Al ritorno da quella fuga d’amore, la sua carriera e la sua vita cambiarono per sempre. Si è mai pentita? «Assolutamente no. Feci una scelta dettata dai sentimenti. E il mio lavoro, a conti fatti, non ne ha risentito: a 78 anni continuo a girare film senza sosta, nei prossimi mesi ne farò tre».

Di Squitieri era noto il carattere irruento: anche il vostro rapporto ne risentiva? «No, non abbiamo mai avuto problemi. Siamo sempre andati d’accordo. Ma in pubblico Pasquale diceva sempre quello che pensava, anche a costo di farsi dei nemici».
Spesso i suoi film suscitavano polemiche, come “Claretta” dedicato alla compagna di Mussolini. Come ricorda quell’esperienza? «Se credeva in un’idea o un progetto, Pasquale andava dritto per la sua strada, non aveva paura di nessuno. Nemmeno quando girava film sulla camorra e la mafia». Cosa ammirava di più del suo ex compagno? «Il coraggio. E l’immensa cultura. Aveva letto tutti i libri possibili e con lui potevi parlare di qualunque argomento». Che cosa, a parte i bellissimi occhi azzurri, vostra figlia Claudine ha preso dal padre? «La curiosità intellettuale: Pasquale le ha fatto leggere i libri difficili e l’ha abituata alla discussione fin da piccola». Squitieri le comunicò il suo disappunto quando gli venne tolto il vitalizio del Senato? «Certo, e da quel momento ci siamo dati tutti da fare per aiutarlo. È stato un uomo amato da tutti».

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