Addio a Robert Miles, con «Children» conquistò il mondo

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C’è stato un periodo nel quale i dee-jay italiani erano i migliori al mondo, mentre ora tra i volti noti della dance è più frequente leggere nomi stranieri. Anche se un nome straniero se lo era scelto anche un dee-jay italiani che negli anni Novanta seppe rivoluzionare la musica da discoteca: Roberto Concina, in arte Robert Miles. Il suo nome oggi a molti dirà poco, ma una ventina di anni fa era il più importante esponente della dance italiana nel mondo. Fino a ieri, quando è scomparso dopo una malattia nella sua casa di Ibiza, dove viveva da alcuni anni. Figlio di italiani emigrati in Svizzera, dove nasce nel 1969, segue poi la famiglia in Friuli, a Fagagna, dove studia pianoforte, prima di lasciare la scuola a 17 anni e iniziare l’attività da dee-jay.

Il successo arriva nel 1995 con quel capolavoro della trance che è Children: cinque milioni di copie vendute in tutto il mondo e capofila del nuovo genere trance. Ma legare il nome di Miles a un unico brano rischia di ridurre nell’immaginario di chi non è appassionato del genere le qualità di un artista che, oltre all’attività in studio, ha composto anche per il cinema e ha saputo vinto prestigiosi premi internazionali come il Brit Award (unico artista italiano a riuscirci) e il World Music Award. Del resto, tornando a Children, basta un ascolto per rendersi conto di essere davanti a qualcosa di unico e coinvolgente: una canzone dance che potrebbe piacere a un appassionato di musica classica, un brano che contiene al suo interno spunti che qualsiasi altro dee-jay avrebbe utilizzato per produrre non uno ma almeno tre o quattro altri pezzi. Insomma, un genio.

Da allora, in 20 anni, Miles ha pubblicato solo quattro album, l’ultimo dei quali Thirteen nel 2011, con influenze prog-rock. Segno di una scelta artistica volta a una ricerca musicale profonda con un continuo tentativo di rinnovarsi, quando invece avrebbe potuto diventare una dee-jay star come quelle che oggi si esibiscono davanti a decine di migliaia di persone. E anche se certo non si può dire che a Ibiza fosse caduto in miseria, la verità è che Ro – bert Miles non ha mai rinunciato al coraggio di sperimentare.

Legato a un successo che risale a vent’anni fa, Children, Robert Miles, dj svizzero naturalizzato italiano, se ne è andato a soli 46 anni. Una vita breve, spezzata da un tumore, ma lunga abbastanza per segnare la storia di un genere, la trance music, che ha spopolato nei locali, in particolare in quel tempio diffuso della vita notturna che è l’isola di Ibiza. La trance è un genere dalla struttura ipnotica, adatta a fare da colonna sonora alle notti da sballo, nata dalla fusione tra la techno e l’ambient.

Una ricetta contagiosa che quell’estate, grazie appunto a Children, schizzò in testa alle classifiche europee diventando il pezzo più gettonato addirittura in 12 paesi. L’autore di quella hit era appunto Miles (nome d’arte scelto per omaggiare Davis), il cui vero nome era Roberto Concina, nato in Svizzera da emigrati italiani, ma cresciuto a Udine. I primi passi Robert li fece in una radio amatoriale, per poi debuttare come deejay con lo pseudonimo di Roberto Milani. Si trasferì prima a Londra, poi a Los Angeles fino a Berlino e Ibiza, dove è morto ieri.

Come dj si era imposto grazie alla sua abilità nel miscelare l’elettronica nel segno della sperimentazione. A imporlo sulla scena mondiale della dance fu proprio l’album di debutto Dreamland, trainato dal singolo Children, che vendette un milione di copie in Europa e oltre 500 mila tra Stati Uniti e Canada, e che ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi come il Brit Award (unico italiano ad averlo ottenuto).

Nella sua carriera il dj ha pubblicato 6 dischi, fra cui Organik , Miles Gurtu (frutto della collaborazione con il grande percussionista Trilok Gurtu) e l’ultimo, Thirteen (dove c’erano le presenze di Robert Fripp e Dave Okum), che racconta delle molte direzioni in cui spaziavano i suoi interessi musicali. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra dischi d’oro e di platino e un World Music Award. Nel febbraio 2013 aveva dato vita alla stazione radio Open Lab, dedicata alla musica indie, elettronica, alternativa, ambient, chill out e soul, le sue principali passioni.

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