Voucher stop: Arriva l’abolizione stop al referendum

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E fine dei giochi. La sinistra non sa interpretare la realtà attuale: i meravigliosi anni ’70 sono terminati da un pezzo, e il mondo del lavoro è cambiato radicalmente. Ma anche dal fronte sindacale e imprenditoriale arrivano dure critiche. Andarono molto bene sulla vendemmia in particolare. Il decreto riprende il testo approvato dalla commissione Lavoro della Camera, superando così le perplessità del Quirinale sui requisiti di necessità e urgenza. Che, è vero, sono stati impiegati anche fuori dai contorni previsti dalla legge, e secondo alcuni sono responsabili anche di una contrazione dei contratti fissi. Uno strumento di cui usufruiscono famiglie solo per il 3,3% del totale secondo l’Inps (motivo per cui l’ipotesi di ridurne l’uso al solo ambito familiare avrebbe avuto lo stesso significarlo che abolirli).

“Inoltre, non riusciamo proprio a comprendere il rumore di uno strumento che rappresenta solamente meno dello 0,4% del monte ore lavorato complessivamente in Italia” aggiunge. “Useremo le prossime settimane per rispondere ad una esigenza che certamente l’eliminazione dei voucher non risolve, per una regolazione seria del lavoro saltuario e occasionale”, ha detto il premier Paolo Gentiloni, al termine del Cdm. E, soprattutto, fa saltare i due referendum promossi dalla Cgil, anche se la decisione finale spetta alla Cassazione. Eliminandoli, semplicemente, non si fa altro che aumentare il già alto “Pil parallelo” del lavoro nero. Consideri che in agricoltura i voucher vengono utilizzati per categorie molto specifiche; parliamo di studenti, di pensionati, di gente in cassa integrazione, disoccupati, … La Confindustria era piuttosto per perseguire gli abusi, mantenendo lo strumento. “E la scelta della loro cancellazione, che sembra legata più alla volontà di evitare il referendum che ad una valutazione di merito, crea un vuoto non tenendo conto che quelle prestazioni sono comunque presenti nelle imprese” prosegue Confcommercio. Si è espresso così stamattina Giuliano Poletti, dopo l’abolizione dei voucher da parte del Consiglio dei Ministri, negando un cambio di linea del governo in materia di lavoro. Settori che, in gran parte, sono stagionali e, oggi, si stanno preparando alla stagione estiva.

L’allarme lo lancia Coldiretti: “L’eliminazione dei voucher in agricoltura favorisce il sommerso ” confortata anche da Lino Enrico Stoppani che sostiene come sia stata proprio l’introduzione dei buoni lavoro a far emergere il lavoro nero.

“Famiglie, piccole imprese, agricoltori e una miriade di altri soggetti devono avere a disposizione uno strumento per retribuire a un costo ragionevole i piccoli lavori che non possono essere inquadrati nelle tipologie contrattuali esistenti” conclude l’esponente dem. Di parere contrario Tito Boeri, presidente dell’Inps. Invece no: meglio scavalcare la sinistra a sinistra, copiare l’emendamento Airaudo (identico a quello Maestri, tranne che per la data di rottamazione dei voucher, a cui Maestri ha dato 6 mesi di vita in più) e farla franca. Renzi, che al Lingotto ha cercato di riprendere il tono e lo stile del leader senza paura, si nasconde dietro il tenero Gentiloni e evita accuratamente di difendere le proprie riforme. Se non si vorrà spalancare le porte al nero.

Abolizione totale. I voucher scompariranno non solo per le imprese, con o senza dipendenti, ma anche per le famiglie. Cancellati. Punto. Dopo mesi e mesi di discussioni, polemiche e simulazioni varie, è stata scelta la strada più radicale. Quella che probabilmente nemmeno la Cgil, nonostante sia la promotrice del referendum che ne chiede l’abrogazione, pensava fosse possibile. E proprio il timore di prendere un’altra batosta alle urne, dopo quella sul referendum costituzionale che ha già fatto cadere l’esecutivo Renzi, ha portato il governo Gentiloni a evitare qualunque rischio.

Ieri la commissione Lavoro della Camera in serata ha votato per l’abrogazione. Oggi il governo varerà un decreto che fa propria quella decisione. La leader Cgil, Susanna Camusso, esulta: «Straordinario risultato». E avverte: «Come noto, deve essere una legge. Non abbassiamo la guardia e intanto la campagna elettorale va avanti».

Il decreto dovrebbe prevedere lo stop immediato alla vendita dei tagliandi. Ma i voucher non scompariranno subito. Chi i ticket li aveva già acquistati con l’intenzione di utilizzarli in un prossimo futuro, potrà ancora farlo, ma avrà tempo fino al 31 dicembre 2017. «L’abrogazione va bene, è un risultato inatteso ma positivo, speriamo però che il governo non li faccia poi rientrare sotto altre forme» commenta, Patrizia Maestri (Pd), relatrice del provvedimento in commissione Lavoro, nel dare l’annuncio della decisione.

Ma le polemiche infuriano. Anche nella stessa maggioranza con i centristi di Area Popolare. «Eliminare i voucher sarebbe una mossa sbagliata che andrebbe a vantaggio dell’illegalità» dichiara in una nota il sottosegretario alle Infrastrutture e trasporti, Simona Vicari, di Ncd. Maurizio Lupi, che di Area popolare è il capogruppo alla Camera, ribadisce l’avvertimento dell’altro giorno: non voteremo un decreto siffatto. Stessa minaccia al Senato con Maurizio Sacconi (Ape), presidente della commissione Lavoro in Senato, che tuona: «È schizofrenia legislativa». L’assenza di Ncd ieri in commissione durante il voto è un segnale. Naturalmente le cose nelle prossime ore possono cambiare. Il compromesso è già pronto. Lo esplicita il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato: il periodo della transizione servirà anche per mettere a punto «nuove norme» sul lavoro accessorio per famiglie e imprese, «norme efficaci che evitino gli abusi registrati sui voucher». Saranno «regole più rispettose del lavoro e più utili per le imprese e le famiglie» aggiunge Titti Di Salvo, vice-presidente del gruppo Pd alla Camera.

Intanto ora è gioco facile sparare contro la decisione. Lo fa l’ex sottosegretario del governo Renzi, Enrico Zanetti: «L’abolizione integrale dei voucher è il trionfo dell’ideologia vetero-Cgil sul buon senso e del panico da referendum sulla buona politica». Lo fa Pierluigi Bersani, parlando di «governo che va oltre quello che è il ragionevole. Evidentemente c’è paura del referendum». Per non parlare di Forza Italia e i Cinque- stelle. Tuoni e lampi arrivano poi dal mondo delle imprese. L’eliminazione dei voucher «non ci piace e nemmeno il modo: meglio il referendum» dice il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine di un evento Luiss-Invitalia. È una scelta «molto deludente» rincara. Confimprese accusa il governo di aver «sacrificato i voucher alla politica». Confesercenti parla di «errore». Confcommercio di «epilogo paradossale».

Per evitare le urne, però, non basta il decreto che abolisce i voucher. Resta aperta la questione degli appalti, l’altro quesito ammesso al referendum. Un fronte sul quale il governo potrebbe intervenire con un altro decreto apposito. Intanto sempre sul fronte lavoro finalmente, dopo una serie di annunci e tentativi andati a vuoto, stanno per partire le prime 30.000 lettere per gli assegni di ricollocazione, la “dote” introdotta dal Jobs act per i disoccupati in cerca di un nuovo impiego. «Sono il 10% del totale di quelle che verranno inviate a regime», ha detto il premier Paolo Gentiloni. L’assegno entro l’estate dovrebbe infatti raggiungere trecentomila lavoratori.

Voucher, si valuta cancellazione totale per evitare referendum Restrizione dell’uso dei Voucher solo alle famiglie o cancellazione totale dello strumento dei buoni lavoro attraverso un “probabile” provvedimento del governo. Sono queste, secondo quanto si apprende da fonti del Pd al termine di una riunione dei parlamentari del gruppo coinvolti nel dossier, le due ipotesi sul tavolo per riformare il sistema dei Voucher ed arrivare ad evitare il referendum del 28 maggio. Fino a questa mattina l’ipotesi in campo era quella di emendare il testo adottato dalla Commissione Lavoro della Camera e di varare una ulteriore stretta che venisse incontro alle richieste della Cgil con l’eliminazione anche delle imprese senza dipendenti dalla lista degli utilizzatori dei buoni lavoro, lasciandoli a disposizione solo delle famiglie.

Su questa linea era pronto un intervento del governo che sarebbe dovuto arrivare domani in commissione Lavoro. Ma nelle ultime ore è maturato a Palazzo Chigi un orientamento più radicale che potrebbe portare alla cancellazione dei Voucher in modo da evitare qualsiasi rischio sul giudizio della Cassazione sul referendum. Lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, questa mattina aveva sottolineato come con la limitazione dei buoni lavoro alle sole famigli “si ridurrebbe l’incidenza dei Voucher sulle ore lavorate dello 0,001%. Di fatto vuol dire cancellare questo istituto”. Resta probabile che il provvedimento del governo, in un senso o nell’altro, giunga con un decreto legge il cui termine di conversione scadrebbe prima della data della consultazione referendaria. Nel frattempo sono giunti circa 140 emendamenti al testo adottato in commissione Lavoro, il cui voto è previsto per domani.

Riformare i voucher. O, addirittura, risolvere la mina referendum eliminandoli del tutto (mettendo nei guai le aziende che li utilizzano), o magari lasciandoli a disposizione solo delle famiglie che però, stando ai dati Inps, ne fanno un uso assai marginale (appena il 3%).

Governo e Parlamento rischiano di avvitarsi – in vista del referendum fissato per il 28 maggio – e di optare per la scelta più radicale: abolire del tutto i buoni lavoro (accogliendo così la richiesta della Cgil, promotrice della consultazione popolare).

Certo l’opzione cancellazione totale apre praterie sconfinate di polemiche all’interno della stessa maggioranza e dentro tutto l’arco parlamentare. E neppure la soluzione di lasciare i voucher ad esclusivo utilizzo delle famiglie sembra vincente: secondo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, l’uso a livello familiare è così ridotto da «rendere inutile il mantenimento dell’istituto: se si vuole circoscriverli alle famiglie, tanto vale abolirli».

«Sono due le ipotesi su cui stiamo ragionando», ha ammesso il capogruppo Pd, Ettore Rosato, affermando che «l’obiettivo è superare il referendum perché riteniamo non utile uno scontro su temi del lavoro»: la possibilità «è quindi di arrivare a definire uno strumento solo per le famiglie o di abolire i voucher».

Per scongiurare il referendum pure il presidente del Consiglio, Stefano Gentiloni, sarebbe intenzionato alla «cancellazione totale», che ha già approfondito l’ipotesi con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, e i capigruppo Pd di Camera e Senato, Rosato e Luigi Zanda.

Oggi la Commissione Lavoro si riunirà per votare i circa 140 emendamenti presentati al testo che condensa la bellezza di 11 diverse proposte di legge e licenziare una nuova normativa, che il governo potrebbe tramutare in un decreto legge da varare anche già nel consiglio dei ministri di venerdì.

Mal’eventuale abrogazione per decreto dei voucher – oltre a far infuriare ad esempio gli imprenditori agricoli primi veri fruitori dello strumento flessibile durante le campagne di raccolta – rischia di non far saltare l’appuntamento con le urne. In molti sembrano dimenticare che c’è un altro quesito (quello sulla responsabilità solidale negli appalti), e non a caso il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, che ha presentato una proposta di legge ad hoc, chiede che un eventuale decreto «ricomprenda anche questo tema».

I sindacati attendono: la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, resta ferma: il referendum è superabile solo a fronte di «una legge approvata e di un decreto convertito», scandisce. Cisl e Uil vogliono confrontarsi con governo e maggioranza (tutt’altro che compattatazione con Ncd in rotta: “Zero voucher? No grazie!” twitta piccato il presidente della commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi). Il sospetto è che passata la tagliola referendaria il governo possa riproporre lo strumento cambiando appena il nome ma poco la sostanza.

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