Aggressione in Stazione Centrale a Milano, interrogato Hosni: “Ho rubato i coltelli per difendermi”

E’ stato interrogato all’interno del carcere di San Vittore a Milano, Ismail Tommaso Ben Youssef Hosni, il 20enne italiano arrestato nella serata di giovedì dopo aver aggredito e accoltellato due militari ed un agente di polizia all’interno della Stazione centrale di Milano. Il giovane 20enne è al momento chiuso nel carcere di San Vittore a Milano, perchè accusato di tentato omicidio ed risulta essere indagato per terrorismo internazionale, visto che dalle prime indagini sarebbe emerso un suo tentativo di radicalizzazione, con alcuni contatti con la rete dell’estremismo. Da qualche giorno, dunque, il 20enne si trova chiuso in carcere, in una cella singola per detenuti a rischio nel reparto di osservazione psichiatrica, quello più duro, guardato a vista e pare che può uscire dalla cella soltanto per la mensa ed i colloqui con lo psicologo e l’avvocato. “Ho rubato quei due coltelli perché in stazione c’erano delle persone che volevano farmi del male, per difendermi, ricordo che ero in stazione ma non ricordo nulla dell’aggressione, quando mi sono svegliato avevo il sangue sulle mani”, è questo quanto avrebbe riferito Ismail Tommaso Hosni, al suo legale Giuseppina Regina.

“Quel giorno avevo assunto cocaina”, ha detto il ragazzo e l’affermazione è stata poi confermata dai risultati del test. Il legale del 20enne, ovvero Giuseppina Regina, avrebbe confermato di aver fatto istanza al gip di perizia psichiatrica sul giovane ed ancora ha spiegato che nell’interrogatorio durato circa un’ora e mezza non sono state fatte domande o accenni all’ipotesi di terrorismo.Durante l’interrogatorio, durato circa un’ora, il 20enne avrebbe risposto alle domande della Gip Manuela Scudieri, Hosni spiegando di aver rubato i coltelli, poi utilizzati per l’aggressione, perchè in stazione vi erano delle persone che volevano fargli del male, per difendersi. “Ricordo che ero in stazione ma non ricordo nulla dell’aggressione, quando mi sono svegliato avevo il sangue sulle mani”, ha dichiarato il 20enne.

Durante l’interrogatorio, inoltre, il ventenne sembra abbia anche ripercorso la sua vita problematica, raccontando di essere andato in Tunisia dall’Italia a due anni e mezzo perchè la madre era stata arrestata e la sorella era stata affidata ad un’altra famiglia e di essere stato anche da uno psicologo in Tunisia, quando aveva solo 10 anni, poi tornato in Italia nel 2015, non si sarebbe trovato bene con la madre ed il nuovo marito, motivo che lo ha spinto a partire ancora una volta in direzione Milano.

Li, il 20enne racconta, avrebbe vissuto per circa un mese a casa di una zia e poi sarebbe andato a vivere in strada, dormendo nel mezzanino della stazione ed a volte anche in un dormitorio, da dove lo hanno cacciato. “Il blitz alla stazione di Milano andava fatto, e quello che è accaduto qualche giorno dopo con la vicenda Hosni dimostra che era giusto farlo”, ha dichiarato il Ministro dell’interno Marco Minniti, commentando quanto accaduto, da Torino dove si è recato per far visita al Salone del Libro. Il legale lo ha descritto come “assente e con lo sguardo basso” durante l’interrogatorio e ha spiegato che “ha chiesto di poter parlare al telefono con la nonna che sta in Tunisia”.

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