Aids Shock: Bambina sudafricana guarisce dall’AIDS: è il terzo caso al mondo

Ha 9 anni la bambina che da 8 non assume più farmaci per contrastare il virus dell’HIV: come ha fatto a guarire? Ce lo spiegano i ricercatori.

Ogni tanto una buona notizia e questa volta arriva direttamente dal Sudafrica, dove una bambina che ha contratto il virus dell’ HIV dalla madre alla nascita, è stata sottoposta ad un trattamento precoce con un cocktail di farmaci antiretrovirali soltanto per un periodo di 10 mesi, nel corso del suo primo anno di vita riuscendo a debellare il virus guarendo del tutto.

Si tratta del terzo caso al mondo di minore che riesce a tenere a bada la HIV e come già abbiamo detto, la bambina protagonista di questa vicenda è una minore di nove anni, che pare sia riuscita a tenere a bada l’ HIV;  il nome non è stato reso noto attualmente in una fase di remissione di lungo periodo e pare non abbia manifestato sintomi e segni di attività del virus.

E’ questo quanto scrivono gli studiosi dell’unità di ricerca pediatrica sull’ HIV, presso la University of Witwatersrand, in Sudafrica, che da anni la tengono praticamente sotto osservazione. La bambina fa parte di uno studio più ampio sul trattamento precoce contro l’ HIV, uno studio che è stato denominato Share ovvero Children with HIV early  antiretroviral therapy che dal 2005 al 2011 ha coinvolto ben 370 neonati. “Altre volte ci sono stati al mondo casi singoli di bambini con remissione dall’Hiv. Tra i bambini è più facile che ciò avvenga. Ma è, comunque, presto per dire di aver trovato una nuova terapia, o addirittura una cura contro l’Aids”, è questo quanto dichiarato da Fernando Aiuti, professore emerito di immunologia clinica e malattie infettive alla Sapienza Università di Roma.

La bambina nata con il virus dell’AIDS a 9 anni e adesso sta bene, non ha bisogno di prendere farmaci ma per tanti anni la piccola è stata curata visto che sarebbe stata diagnosticata la malattia soltanto quando aveva 32 giorni e la terapia antiretrovirale le sarebbe stata diagnosticata per 40 settimane, poi chissà perché il virus era praticamente scomparso del suo sangue. Come abbiamo già avuto modo di anticipare, la bambina è stata curata grazie ad un protocollo sperimentale in cui vengono studiati effetti della terapia anti HIV nelle prime settimane di vita ed è il terzo caso di questo genere a conferma che la cura può provocare una lunga remissione del virus.

“Servono maggiori studi per capire come stimolare la remissione del virus nei bambini infetti .Tuttavia questo caso rafforza la speranza che trattando un bambino sieropositivo durante l’infanzia potremmo risparmiargli il peso di una terapia che dura tutta la vita”, è questo quanto dichiarato da Anthoni Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases statunitense. Ciò che è accaduto alla bambina sudamericana, era già accaduto ad un’altra bambina del Mississipi che ha ricevuto una terapia antiretrovirale nelle prime 30 ore di vita e per 18 mesi.

Cosa è e come agisce il virus Hiv?
L’Hiv è il virus dell’immunodeficienza umana (Human Immunodeficiency Virus): una volta entrato nell’organismo, attacca alcune cellule del nostro sistema immunitario diminuendo, e nei casi più gravi annullando completamente, le capacità di difesa nei confronti di molte infezioni e di alcuni tumori.

Cosa è l’Aids?
L’Aids è una sindrome da immunodeficienza (Acquired Immune Deficiency Syndrome), ossia un insieme di segni e sintomi causati da malattie (infezioni opportunistiche) che possono insorgere nei soggetti con infezione da Hiv quando le difese immunitarie sono state fortemente compromesse e l’organismo non è più in grado di rispondere adeguatamente ad infezioni che normalmente sarebbero innocue.
Cosa significa essere persone Hiv sieropositive?
Essere persone Hiv sieropositive vuol dire aver contratto il virus Hiv. Il momento del contagio può passare del tutto inosservato (senza sintomi oppure con sintomi generici comuni a molte altre patologie), quindi l’unico modo per diagnosticare l’awenuta infezione è quello di effettuare il test specifico per L’Hiv. Una volta che il virus è entrato nell’organismo, anche se non sono presenti sintomi di alcun tipo, la persona sieropositiva ne è portatrice, e può quindi trasmetterlo ad altri.
Che differenza c’è tra sieropositività e Aids?
Una diagnosi di sieropositività indica il fatto che il virus Hiv è entrato nell’organismo, ma non dice nulla sullo stato di salute della persona. Se in una persona Hiv sieropositiva si evidenzia invece una grave compromissione del sistema immunitario e la presenza di infezioni opportunistiche o tumori, si passa dalla sola sieropositività alla diagnosi di Aids.
Essere persone Hiv sieropositive significa sviluppare automaticamente l’Aids?
No, le persone sieropositive non sviluppano automatica- mente l’Aids: la risposta immunitaria al virus Hiv varia da persona a persona e il virus può rimanere a lungo inattivo; oggi esistono inoltre diverse proposte terapeutiche in grado di contrastare l’evolversi dell’infezione, anche se non è ancora disponibile una cura definitiva.

■ Come si trasmette il virus Hiv?
Il virus, pur presente in altri liquidi biologici, si può trasmettere solo e soltanto attraverso un contatto con i seguenti:
■ sangue
■ sperma
■ secrezioni vaginali Hiv/Aids
■ latte materno
L’infezione si verifica quando uno di questi liquidi, appartenente ad una persona con infezione da Hiv, entra in circolazione nel sangue attraverso lesioni delle mucose e/o attraverso ferite.

Concretamente quali sono i comportamenti sessuali a rischio?
I rapporti penetrativi: i rapporti vaginali e i rapporti anali non protetti dal profilattico sono a rischio per entrambi i partner. Il preservativo, se utilizzato correttamente e dall’inizio del
rapporto, protegge.
I rapporti oro-genitali: innanzitutto il rischio riguarda solo la persona che con la bocca stimola i genitali del partner, mentre chi riceve la stimolazione non si espone a nessun rischio. Per quanto riguarda la fellazio (stimolazione orale del pene), l’utilizzo del profilattico elimina il rischio, ma nel caso non lo si utilizzi è necessario evitare lo sperma in bocca. Per quanto riguarda il cunnilingus (stimolazione orale dei genitali femminili), non esistono casi accertati di contagio attraverso questa pratica, ma è necessario evitare il contatto con il sangue nel caso di mestruazioni.

Se faccio sesso con una persona Hiv sieropositiva contraggo automaticamente l’infezione?
No, la trasmissione del virus Hiv non è automatica (non si verifica nel 100% dei casi) ma il rischio certamente è alto e può essere eliminato proteggendo i rapporti sessuali con il profilattico.
■ Ma una persona Hiv sieropositiva deve informarmi della sua condizione prima di fare sesso?
No, le persone Hiv sieropositive non sono tenute ad informare i propri partner ed inoltre sono molte le persone che hanno contratto il virus ma, non avendo effettuato il test per l’Hiv, non ne sono a conoscenza. Per questo motivo è bene proteggere i rapporti sessuali col profilattico in tutte le circostanza in cui non siamo sicuri dello stato sierologico dell’altro.

Baciarsi può essere rischioso?
No. È dimostrato che il virus presente nella saliva ha una carica virale troppo bassa per trasmettere l’infezione, anche nel caso di un bacio appassionato.
■ E abbracciarsi o toccarsi?
Quanto all’abbraccio o al contatto fisico, non c’è possibilità di infezione e quindi nessun problema se si abbraccia e si bacia una persona Hiv sieropositiva e quindi nemmeno se durante un rapporto sessuale protetto ci si bacia, ci si abbraccia, ci si tocca.
■ Non c’è nessun rischio nemmeno se durante un rapporto si viene a contatto con liquidi potenzialmente infetti?
Lo sperma, le secrezioni vaginali, il sangue stesso a contatto con mani, viso, gambe ecc. non costituiscono di per sé un rischio. La pelle integra è una barriera efficace. Nemmeno graffi superficiali o pellicine alzate sono sufficienti a consentire al virus di entrare in circolazione nel sangue. Più vulnerabili sono invece le mucose (a livello di vagina, pene, ano, bocca, occhi) che possono presentare lesioni ricettive anche molto piccole.
■ In quale altro modo si può contrarre il virus?
Altre vie di contagio sono costituite dal contatto diretto sangue-sangue, dunque trasfusioni con sangue infetto, utilizzo di siringhe sporche o in comune e utilizzo di oggetti taglienti nel caso poco probabile che l’oggetto con cui ci si tagli sia stato appena usato da una persona con Hiv il cui sangue si trovi ancora sull’oggetto tagliente. Quanto alle trasfusioni è bene sapere che l’attuale livello di sicurezza, nei Paesi occidentali, è molto elevato.
■ E se mi pungo con una siringa abbandonata?
In tal caso è meglio consultare subito un medico, ma occorre tener presente che il virus esposto all’aria e agli agenti atmosferici perde abbastanza rapidamente, la sua capacità infettante. Quindi il rischio di contrarre l’Hiv in questo modo è trascurabile. Vi è invece una possibilità reale di entrare in contatto con altri virus più resistenti nell’ambiente esterno come quelli dell’epatite B (HBV) e dell’epatite C (HCV).

Corro dei rischi dal dentista, dal tatuatore, dall’estetista o facendomi fare un piercing?
Se gii strumenti chirurgici, aghi, rasoi e altri oggetti taglienti sono monouso o sterilizzati adeguatamente non corri nessun rischio.
Le punture di zanzara possono trasmettere l’infezione?
No. In nessun caso punture d’insetto, morsi o graffi di animali possono trasmettere il virus Hiv.
■ Il sudore, le lacrime, gli starnuti, possono trasmettere il virus?
No. Questi liquidi biologici non contengono una carica virale sufficiente al contagio e nessun caso al mondo di questo tipo è stato mai registrato.

Nella vita di tutti i giorni cosa occorre invece evitare?
L’uso di spazzolini da denti, di rasoi, e di oggetti taglienti in comune. Tieni comunque presente che i normali disinfettanti (alcool, candeggina) rendono il virus inattivo.
L’Hiv si trasmette da madre a figlio?
Sì, anche se non sempre. In questo caso l’infezione può avvenire principalmente al momento del parto, ma anche durante la gravidanza o, dopo il parto, durante l’allattamento al seno. Il bambino nato da una madre HIV sieropositiva al momento della nascita risulta sempre positivo al test ma ciò non vuol dire necessariamente che abbia contratto il virus. Infatti ripetendo il test ad intervalli regolari entro i 18 mesi di vita si rileva che in molti casi il test si “negativizza”. In questo caso il neonato ha ereditato dalla madre solo gli anticorpi al virus ma non l’infezione. Alcuni trattamenti terapeutici durante la gravidanza e il parto possono ridurre notevolmente il rischio di infezione per il bambino.
■ Esistono categorie di persone a rischio?
No, un virus non riconosce “categorie”. Non esistono categorie a rischio, ma solo comportamenti a rischio. Solo l’attenzione ai comportamenti è efficace contro il virus.

■ Come è possibile prevenire la trasmissione del virus Hiv?
Attraverso poche precauzioni:
■ Sesso più sicuro. Ovvero con l’uso, corretto e dall’inizio del rapporto, del preservativo, nei rapporti sessuali penetrativi. Il sesso orale è meno rischioso se non viene assunto sperma in bocca, tuttavia è chiaro che l’uso del preservativo anche in questa pratica impedisce automaticamente questo passaggio. Nel caso di stimolazione orale dell’apparato genitale femminile è da evitare il contatto con il sangue mestruale.
■ Usare siringhe sterili e monouso per iniettarsi qualsiasi sostanza ed evitare di condividere il materiale per la preparazione della sostanza da iniettare.
■ Anche lo scambio dello spazzolino da denti, del rasoio o di altri oggetti taglienti di uso personale può essere causa di infezione: è quindi opportuno usare sempre i propri.
■ Il preservativo è un mezzo efficace di prevenzione?
Il preservativo serve proprio ad evitare che liquidi contenenti il virus possano trasmetterlo da una persona ad un’altra. Il fatto che il rapporto sessuale possa avvenire tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso e che possa essere più o meno occasionale, non cambia nulla. A metterti a rischio sono esclusivamente i comportamenti non protetti e non le situazioni che possono capitare nella vita o con chi fai sesso. Il profilattico, se conservato e usato correttamente, è un mezzo efficace di prevenzione non solo dell’infezione da Hiv ma di molte Infezioni Sessualmente Trasmesse.
■ Proporre l’uso del preservativo e praticare sesso più sicuro è sempre possibile?
Sì, anche se a volte può risultare difficile perché si teme di rovinare l’atmosfera o perché si ha paura del giudizio dei partners, ma è importante insistere perché l’uso del preservativo è un atto di grande responsabilità verso se stessi e il partner.

10 motivi per opporsi alla criminalizzazione della trasmissione o esposizione al virus dell’hiv

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di nuove e specifiche leggi che sanzionano la trasmissione e/o esposizione al virus dell’hiv, in particolare in alcune parti dell’Africa, Asia, dell’America Latina e dei Caraibi. Allo stesso tempo, in particolare in Europa e Nord America, sempre più spesso viene fatto ricorso a leggi già esistenti per perseguire penalmente quegli individui accusati di aver trasmesso l’hiv o di aver esposto altri al rischio di contrarre l’infezione.
L’impeto per l’applicazione del diritto penale ai casi di trasmissione dell’hiv è spesso guidato dal desiderio di dare delle risposte alle preoccupazioni scaturite dalla continua diffusione dell’hiv in molti paesi, associato ad una percezione di fallimento per quanto riguarda gli sforzi fatti finora in materia di prevenzione.
Di recente, in particolare in Africa, alcune organizzazioni hanno cominciato a sostenere la criminalizzazione come risposta al preoccupante fenomeno delle donne rimaste infettate dall’hiv a seguito di abusi sessuali o perché il loro partners non le avevano messe a conoscenza del proprio stato di sieropositività.
Sebbene questi problemi debbano essere affrontati con la massima urgenza, un’analisi più approfondita delle complesse questioni sollevate dalla criminalizzazione della trasmissione dell’hiv ci rivela che difficilmente il ricorso al diritto penale potrà prevenire nuove infezioni o ridurre la vulnerabilità delle donne al virus.
In realtà, questo fenomeno, oltre ad avere un impatto negativo nella pianificazione della sanità pubblica e in materia di tutela dei diritti umani, può nuocere alle donne piuttosto che essere loro d’aiuto.
Questo documento contempla 10 motivi per cui l’applicazione del diritto penale in questi casi rende la “public policy” ingiusta e inefficace, tranne in quei casi di trasmissione intenzionale, ossia quando qualcuno lo fa con l’intento di danneggiare altri. In tali casi, le leggi già esistenti possono e dovrebbero essere utilizzate. In aggiunta, i governi dovrebbero perseguire penalmente tutti quei casi di violenza sessuale e assicurarsi che i casi di stupro avvenuti all’interno del matrimonio siano considerati reato.
Tuttavia, laddove le persone sieropositive non agiscono con il chiaro intento di recare danno ad altri, il diritto penale non dovrebbe essere applicato. Piuttosto, gli stati dovrebbero adottare delle misure – basate sulle evidenze – per incrementare gli sforzi in materia di prevenzione, sul fronte delle terapie antiretrovirali e ridurre la vulnerabilità delle donne all’hiv.

Mucche alleate contro l’Hiv

Le mucche hanno una capacità straordinaria di combattere l’Hiv e potrebbero potrebbe aiutare a sviluppare un vaccino  contro l’Hiv per gli esseri umani. Questo è quanto sostengono scienziati  dello Scripps Research Institute negli Usa a seguito di uno studio pubblicato sulla rivista Nature.

Mucche alleate nella battaglia contro l’HIV

Gli scienziati hanno rilevato come i potenti sistemi immunitari delle mucche producono rapidamente anticorpi specifici che neutralizzano il virus dell’Hiv.

Solo il 10-20% degli esseri umani con l’HIV sviluppa naturalmente gli “anticorpi neutralizzanti” (bNAbs) e questo esiguo numero di persone iniziano a generare tali anticorpi contro l’Hiv circa due anni dopo l’infezione. Sino ad ora però, nessun tentativo di stimolare questa produzione artificialmente ha dato esito positivo

Ma i ricercatori hanno scoperto che i bovini iniettati delle parti dell’Hiv che stimolano la risposta immunitaria hanno sviluppato la risposta immunitaria nel giro di poco tempo: tutti e quattro i vitelli sui quali è stato effettuato il test hanno sviluppato gli anticorpi neutralizzanti dell’l’Hiv rapidamente nell’arco di 35 a 50 giorni.

Anticopri delle Mucche contro l’Hiv: una nuova strada verso il vaccino

È la prima volta che l’immunizzazione ha innescato in modo affidabile la produzione di anticorpi anti-HIV nell’uomo o negli animali.

Le mucche non sono affette dall’HIV e gli anticorpi bovini non sono idonei per il trattamento clinico per gli esseri umani nella loro forma attuale. Ma gli scienziati hanno detto che lo studio potrebbe aiutare a guidare lo sviluppo di un vaccino contro l’Hiv.

“Una minoranza di persone che vivono con l’HIV produce bNAb, ma solo dopo un periodo significativo dell’infezione, a quel punto il virus del loro corpo è già evoluto per resistere a queste difese”, ha affermato Dennis Burton, autore principale dello studio e un direttore scientifico All’Istituto Scripps Research.

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