Alcol Shock: giovani a rischio, primo bicchiere a soli 10 anni: il 15% è consumatore abituale“

La maggior parte degli adolescenti ha provato l’alcol, con un esordio precoce ma “benigno”, perchè in presenza di adulti. Il 41,2% ha bevuto il primo bicchiere oltre i 10 anni, mentre il 27,3% tra i 6 e i 10 anni. La famiglia mantiene un ruolo indiretto di protezione, purtroppo, però, solo il 13,5% di mamme e papà hanno affrontato esplicitamente il tema dei rischi e delle relative conseguenze derivanti dall’abuso di alcol, il 31,5% dei genitori non lo ha mai fatto. Questi, alcuni dei risultati della terza indagine nazionale ‘Adolescenti e Alcol problema, significato, contrasto all’abuso e risorse sociali’, presentato oggi all’università di Trento. La ricerca, promossa dall’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool e dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, è stata realizzata dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento. Attraverso 1.982 questionari sono stati intervistati giovani di età compresa tra i 12 ed i 14 anni.

Alcol, giovani a rischio Binge Drinking. “I nuovi modelli del bere proposti dal marketing e dalle mode sostenute negli anni da strategie di mercato sono una realtà ben evidenziata in tutta Europa“. Beve vino, precisa l’Istat, il 51,7% della popolazione di 11 anni e più che ha consumato alcolici nel 2016 mentre il 47,8% consuma birra e il 43,2% aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori.

L’Italia è oggi sotto l’effetto dell’onda lunga di abitudini di consumo avviate in realtà nord-europee – ha commentato Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Iss che elabora i dati per la Relazione al Parlamento del Ministro alla Salute appena pubblicata – tuttavia, grazie a importante campagne di sensibilizzazione, si è già incominciata a verificare tra i giovani la sostituzione di queste abitudini con alternative culturali più salutari e socializzanti ad esempio legate al fitness o al cibo”. Diminuisce il consumo giornaliero di alcol che si attesta al 22,2% nel 2015 contro il 29,5% nel 2006. Calano i consumatori giornalieri di alcol in Italia, ma a bere quotidianamente e’ ancora 1 italiano su 5 e il dato allarmante è che aumentano i consumi di bevande alcoliche fuori pasto ed occasionali, con vere e proprie ‘abbuffate alcoliche’ o ‘binge drinking’, soprattutto tra i piu’ giovani.

“Aumento dei consumi pro-capite che sono coerenti con le tendenze rielaborate sui dati Istat di oltre 35 milioni di consumatori di più di 11 anni di almeno una bevanda alcolica con prevalenza maggiore tra gli uomini rispetto alle donne con una evidente crescita dei consumi al di fuori dei pasti (nel 2013 erano il 25,8%, nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 risultano il 27,9%) e dei consumatori occasionali (dal 38,6%del 2014 al 42,3% del 2015)” prosegue l’ente del Servizio Sanitario Nazionale.

Tra i 18-24enni che frequentano spesso discoteche, spettacoli sportivi e concerti sono infatti piu’ diffusi consumo abituale eccessivo e binge drinking (32,2%) rispetto ai coetanei che non li frequentano (6,5%). Il dato che fa riflettere, in questo senso, e che la rilevazione riporta, è quello relativo alla popolazione giovane di 18-24 anni, che è più a rischio per il binge drinking, frequente soprattutto durante momenti di socializzazione, come dichiara il 17,0% dei ragazzi.

Di questa cifra, 6 milioni e 82mila sono maschi e 2 milioni e 562mila sono femmine.

Sono i giovanissimi a essere il più inquietante fenomeno dell’abuso di bevande alcoliche. “Divieto ampiamente disapplicato e che suggerisce una riflessione sull’esigenza di iniziative a supporto del rispetto della legalita’”. Infine, secondo i dati Istat, un incidente stradale su dieci è dovuto all’abuso di alcol. Una situazione a fronte della quale il Codacons chiede “urgenti misure di contrasto”, a partire da un giro di vite su bar e locali della ‘movida’ giovanile e l’introduzione di avvertenze sulle etichette relative ai rischi dell’alcol.

A bere fuori pasto sono soprattutto le donne e i giovani, adolescenti e minorenni.

Tra i giovani di 18-24 anni di sesso maschile che vanno abitualmente in discoteca, il 38,4% ha l’abitudine al binge drinking (contro il 10,0% di quelli che non ci vanno) e il 24,4% delle donne (contro il 3,2%). Sono i maschi a superare significativamente le femmine in ogni classe di età, ad eccezione degli adolescenti, dei minori per i quali la forbice si restringe accomunando i pari in termini di rischio; una fascia di popolazione per la quale sarebbe attesa una frequenza pari a zero considerando il divieto, rafforzato dall’ultima normativa di febbraio 2017, che vieta vendita e somministrazione di bevande alcoliche al di sotto 18 anni. “L’Italia è oggi sotto l’effetto dell’onda lunga di abitudini di consumo avviate in realtà nord-europee – ha commentato Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Iss che elabora i dati per la Relazione al Parlamento del Ministro alla Salute appena pubblicata – tuttavia, grazie a importante campagne di sensibilizzazione, si è già incominciata a verificare tra i giovani la sostituzione di queste abitudini con alternative culturali più salutari e socializzanti ad esempio legate al fitness o al cibo”. Anche la quota dei giovanissimi di 11-17 anni con l’abitudine al binge drinking (3,5%) sale tra chi frequenta le discoteche e raggiunge il 18,9% tra chi le frequenta maggiormente. Tra i 18-24enni che frequentano spesso discoteche, spettacoli sportivi e concerti sono infatti più diffusi consumo abituale eccedentario e binge drinking (32,2%) rispetto ai coetanei che non li frequentano (6,5%). Aumentano in misura consistente gli uomini che consumano occasionalmente bevande alcoliche, da 9 milioni 524 mila a 11 milioni 795 mila (+23,8% contro +8,9% delle donne). “La sfida – conclude – è intercettare il rischio prima che possa evolvere in danno e alcoldipendenza, e quindi far salire la quota dei pazienti in carico ai servizi che oggi intercettano poco più del 10 % di quanti avrebbero necessità di cure specifiche”. Nel corso dell’ Alcohol Prevention Day è stato presentato un manuale tradotto in italiano dall’Iss, in collaborazione con l’OMS, rivolto ai policy-makers.

L’alcol è uno dei principali fattori di rischio per la salute dell’uomo; rappresenta la terza causa di mortalità prematura e di malattia nell’Unione Europea ed è attualmente la prima causa di morte per i maschi di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Le conseguenze dell’abuso dell’alcol non si limitano alla sfera personale e familiare, ma abbracciano un ambito più ampio, non solo sociale ma anche economico. E’ stato calcolato infatti che gli effetti alcol – correlati gravano sulla società per un costo che va dal 2 al 5% del prodotto interno lordo del nostro paese. Secondo i dati del monitoraggio Istat relativi al ventennio 1981- 2000, nonostante ci sia stato un decremento nel consumo medio pro-capite di alcol (registrato sia in Europa che in Italia) l’assunzione è notevolmente aumentata tra le giovani generazioni, raggiungendo picchi sorprendenti tra i quattordicenni che coinvolgono entrambi i sessi. Anche con stime caute, è possibile considerare che siano 300mila i maschi e oltre 160mila le femmine (di età compresa tra i 14 e i 17 anni) a rischio, sia perché bevitori abituali di bevande ad alta gradazione alcolica sia perché i giovani sono più vulnerabili agli effetti fisici e psichici dell’alcol. L’età dei giovani al loro primo contatto con l’alcol si è abbassata, passando da una media di 15 a 11-12 anni; parallelamente il numero delle ragazze attratte dall’alcol è notevolmente aumentato.

Nel 2008 è stato rilevato che il 17,6% dei ragazzi fra gli 11 e i 15 anni consuma bevande alcoliche, attribuendo così all’Italia il record per l’età media di esordio all’assunzione di alcol più bassa d’Europa (12,2 anni contro i 14,6 della media europea). Questo dato è ancor più allarmante se si pensa che fisiologicamente l’organismo di un 11-15enne non ha ancora raggiunto la maturità metabolica ed enzimatica per poter digerire l’alcol e che quindi i giovanissimi sono maggiormente a rischio di gravi danni psicofisici alcolcorrelati. Alcol e suo meccanismo d’azione L’alcol (come tutte le altre droghe), è una sostanza psicotropa ( in grado cioè di modificare il funzionamento del cervello), che può dare dipendenza oltre che causare patologie, turbe mentali e del comportamento ed essere indirettamente responsabile di traumi e incidenti gravi. L’etanolo (o alcol etilico) dal punto di vista nutrizionale non può essere considerato un alimento nutriente o utile, perché provoca un danno diretto alle cellule di molti organi, tra cui in particolare il fegato e il Sistema Nervoso Centrale. L’alcol etilico, insieme all’acqua, è il principale componente delle bevande alcoliche; è una piccola molecola, estremamente solubile sia nell’acqua che nei lipidi. Viene in parte assorbito dallo stomaco (20%) ed in parte dall’intestino (80%); l’assorbimento è più rapido se lo stomaco è vuoto. Grazie alle sue dimensioni ridotte attraversa facilmente le mucose, penetra nel flusso ematico e quindi, con il sangue, raggiunge tutti gli organi. Viene per il 90% metabolizzato dal fegato mediante un enzima, la alcoldeidrogenasi che lo scinde in acetaldeide e acqua ; il restante 10% viene eliminato attraverso i reni e i polmoni.

Finché il fegato non ha completato la sua funzione, l’etanolo continua a circolare diffondendosi nei vari organi; quindi se la quantità ingerita è superiore alle capacità di metabolizzazione epatica l’alcol rimane in circolo per un tempo maggiore.

I giovani: una categoria particolarmente a rischio L’etanolo è una sostanza altamente tossica specialmente per l’organismo di un giovane; infatti il corpo umano raggiunge la capacità di una completa metabolizzazione dell’alcol da parte degli enzimi epatici all’età di 20-21 anni. Questo significa che l’etanolo, fino a che non viene metabolizzato, continua a circolare per un tempo più lungo e in maggiore quantità nell’organismo dei giovani rispetto agli adulti, rendendo alcuni organi (tra cui il cervello che raggiunge la completa maturazione intorno ai 21 anni), maggiormente suscettibile ai suoi effetti interferendo così con il suo normale sviluppo organico e funzionale. A forti dosi l’alcol penetra nel cervello distruggendo, ogni volta ed in modo irreversibile, 100.000 neuroni (che sono cellule “nobili”, cioè cellule che una volta distrutte non si rigenerano, a differenza di tutte le altre del nostro organismo). Inoltre proprio a causa delle differenze di sviluppo del cervello, i giovani riescono a ingerire quantità di alcol maggiori degli adulti prima di avvertire senso di stordimento: questo favorisce la tendenza irresponsabile o inconsapevole ad abusi e causa altri effetti (come la sonnolenza, che si può manifestare all’improvviso con serie conseguenze per chi guida). I danni alcol-correlati sono più severi nelle donne che negli uomini.

I motivi della loro maggiore vulnerabilità sono legati alla loro fisiologia che differisce da quella maschile per struttura fisica, corredo enzimatico ed ormonale. Nella donna infatti, la dotazione enzimatica capace di metabolizzare l’alcol è la metà di quella dell’uomo; inoltre, poiché questa ha di norma una minore massa corporea e una corrispondente minor quantità di liquidi nell’organismo, nel momento in cui beve alcol, l’etanolo si diffonde in un volume di distribuzione minore, ottenendo come effetto un livello alcolemico percentualmente superiore. Nella donna l’intossicazione acuta, ossia l’ubriacatura, si raggiunge assumendo quantità minori di alcol rispetto all’uomo, con conseguenze più severe. Non bisogna inoltre dimenticare l’effetto nocivo dell’uso di alcol sulla salute del bambino durante la gravidanza. L’alcol, infatti, giunge al feto attraverso la placenta provocando deficit della crescita, deficit neurologici e psicosociali (Sindrome feto-alcolica FAS). Si stima che ogni anno in Italia circa 3000 bambini nascano con sindrome feto-alcolica (il rischio di frequenza della FAS nelle forti bevitrici è del 35-40%).

I giovani e l’alcol in Italia: quando, quanto e come I giovani bevono di più, sempre più precocemente, fuori pasto e in maniera esagerata e con l’intenzione di ubriacarsi: ecco quanto l’Osservatorio fumo alcol e droga (OSSFAD) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha rilevato attraverso l’analisi dei dati dell’indagine multiscopio ISTAT negli anni 1995-2000. Il problema è che se anche da un lato si è ridotto il numero di astemi/astemie, dall’altro è aumentato considerevolmente il numero dei consumatori di alcolici, specialmente fuori pasto, sia tra i maschi che tra le femmine. Nell’indagine suddetta nell’anno 2000 il 56,8% dei maschi e il 43,1% delle femmine nella fascia di età 14-17 anni ha dichiarato di consumare bevande alcoliche, mentre nella fascia 18-24 anni la percentuale sale all’84,9% dei maschi e al 64,1% delle femmine. Fra i giovanissimi (14enni) ben il 38,6% ha dichiarato di far uso di bevande alcoliche. Confrontando questi valori percentuali con gli anni precedenti, si nota che l’aumento del consumo di bevande alcoliche tra i 14-17enni è stato maggiore tra i maschi, mentre tra i 18-24enni l’incremento si nota fra le femmine.

Alcol e i suoi effetti

In particolare nella fascia d’età 18-25 anni viene evidenziata un’elevata incidenza di patologie traumatiche alcol-correlate, un preoccupante aumento delle violazioni delle leggi, un peggioramento delle prestazioni scolastiche nonché una correlazione con l’abuso contemporaneo di droghe e fumo. Epidemiologia degli incidenti stradali Gli incidenti stradali sono un problema di salute pubblica molto importante e rappresentano la principale causa di morte e disabilità nella popolazione sotto i 40 anni.

Secondo l’OMS costituiscono la nona causa di morte nel mondo fra gli adulti, la prima fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni e la seconda per i ragazzi dai 10 ai 14 e dai 20 ai 24 anni. In Italia secondo il rapporto “Incidenti stradali. Anno 2008″ pubblicato da ISTAT-ACI si sono verificati circa di 220mila incidenti stradali, che hanno causato oltre 310mila infortuni e quasi 5mila decessi. Secondo tale rapporto le persone maggiormente colpite sono i conducenti dei veicoli coinvolti: 69,8% dei morti e 69,2% dei feriti. Tra i conducenti morti a seguito di incidente stradale i più colpiti sono i giovani della fascia d‘età tra 25 e 29 anni, mentre tra i conducenti feriti i più colpiti sono quelli tra 30 e 34 anni. Il dato, nonostante le cifre elevate, è in un certo senso rincuorante: viene infatti segnalato un certo miglioramento rispetto al 2007, con una riduzione del numero di incidenti stradali (-5,2%), dei feriti (-4,6%) e un calo ancora più consistente dei morti (-7,8%). Il trend in progressivo calo si osserva anche nel 2006 dove si calcola rispetto al 2005 una variazione percentuale in meno dello 0,8% per gli incidenti stradali, del 2,6% per i decessi e dello 0,6% per gli infortuni. Infine anche il numero dei conducenti morti o feriti nella fascia d’età 25- 29 anni si è ridotto: nel 2006 si registrano in valore assoluto 452 decessi e 31.451 feriti contro i 370 decessi e 26.393 feriti nel 2008. Il confronto tra l’anno 2000 e 2008 risulta particolarmente significativo: gli incidenti stradali sono passati da 256.546 a 218.963, i morti da 7.061 a 4.731, i feriti da 360.013 a 310.739, registrando un calo rispettivamente del 14,6%, del 33.0% e del 13,7%. In questo stesso periodo paradossalmente si è registrato un aumento del parco veicolare del 17,7% e una costante riduzione dell’indice di mortalità (numero di morti ogni 100 incidenti) che passa dal 2,8% dell’anno 2000 al 2,2% dell’anno 2008 e dell’indice di gravità (numero di decessi ogni 100 infortunati) che passa dal 1,9 del 2000 al 1,5 del 2008. Ciononostante siamo ben lontani dall’obiettivo fissato dall’UE nel libro Bianco del 13 settembre 2001, che prevedeva la riduzione della mortalità del 50% entro il 2010. L’Italia infatti ha raggiunto nel 2008 quota -33%, contro il 31,2% dei paesi dell’UE. Analizzando le cause di incidente stradale l’alterato stato psico-fisico del conducente, pur non costituendo una percentuale elevata del totale dei casi (3.1% nel 2008, 2% nel 2006), va segnalato per la gravità degli eventi. All’interno di tale categoria la causa più frequente è rappresentata dall’ebbrezza da alcol, che ha determinato nel 2008 ben 5.920 casi (pari al 68,1% della categoria) e nel 2006 4.246 casi (pari al 71%). Dall’elaborazione dell’ONAT – Osservatorio Nazionale Ambiente e Traumi – emerge come il rischio relativo di provocare un incidente stradale grave o mortale aumenti in maniera esponenziale in funzione dell’alcolemia soprattutto sopra livelli di 1,5 gr/l, cioè pari a 3 volte il valore massimo consentito dalla legge in Italia (0,5 gr/L secondo la legge del 2001). Se si considera l’età del conducente, il rischio aumenta soprattutto nei giovani sotto i 21 anni, con un rischio maggiore a livelli di alcolemia inferiori (> 0,9 gr/L).

Il vigneto Friuli chiude con 135 mila visitatori

Che il “vigneto Friuli” fosse tra gli stand più visitati, all’interno dei padiglioni della fiera di Verona per Vinitaly, si era notato subito, dal colpo d’occhio, dall’afflusso costante di esperti, compratori e appassionati. Adesso, a conclusione della quattro giorni della più importante fiera internazionale del settore, i numeri confortano le sensazioni. Un dato su tutti: sono stati 135 mila i bicchieri utilizzati negli stand delle 200 aziende presenti tra domenica e ieri, con una media di 168 calici per ciascuna azienda. Se facciamo corrispondere un assaggio a un visitatore (senza contare chi per un motivo o per un altro non beve) possiamo considerare appunto 135 mila presenze nello stand. Che potrebbe davvero valere un record assoluto, anche per l’interesse dei buyers cinesi (in 11 hanno degustato 8 vini tra bianchi e rossi e hanno conosciuto le potenzialità produttive della regione) e per il pienone in tutti e 18 gli eventi che si sono susseguiti. Grande ovviamente la soddisfazione dell’assessore all’Agricoltura Cristiano Shaurli, dello staff Ersa con il direttore Stefanelli e il responsabile della spedizione Pa- lamara e di tutti coloro che hanno lavorato per questo importante successo, di immagine ma non solo. Lunedì sono pure state tenute a battesimo le due Doc, quella del Pinot grigio delle Venezie, e quella del Friuli Venezia Giulia, che contribuiranno a rafforzare ancora di più la filiera.

Eccoli allora i numeri del “vigneto Friuli” a Vinitaly. Registrate 6.200 degustazioni qualificate nell’enoteca dai sommelier dell’Ais Fvg che hanno fatto apprezzare i vini di tutte le otto Doc della regione. Sono state 1.500 le degustazioni nel banco dedicato alla Ribolla gialla spumantizzata e 135 mila i bicchieri distribuiti alle aziende, oltre 500 i partecipanti ai 18 incontri organizzati e quasi 2000 brochure promozionali dell’Ersa distribuite ai visitatori. Nel tracciare il bilancio, l’assessore Shaurli ha rimarcato come la nostra vitivinicoltura sia di fronte ad opportunità importanti che vanno colte pienamente: dalla Doc Fvg, alla Doc interregionale del Pinot Grigio fino alla Ribolla gialla, oltre all’aumento dell’export e all’attenzione per le innovazioni in termini di sostenibilità ambientale. A questi aspetti si aggiungono, secondo Shaurli, i riconoscimenti internazionali e l’attenzione delle istituzioni. «La visita del ministro Martina allo stand – ha precisato – è un ulteriore riconoscimento per la Doc Fvg che a Vinitaly presentava le prime bottiglie rappresentando già una realtà importante con 1500 ettari rivendicati e oltre un milione di bottiglie già sul mercato. Un obiettivo atteso da 40 anni – ha rimarcato – che premia l’unità della nostra filiera vitivinicola ed ora diventa una grande opportunità per far conoscere e presentare al meglio il nostro territorio ed i suoi prodotti». Shaurli ha sottolineato anche il riscontro del grande pubblico e degli operatori del settore. «Sono risultati importanti – ha detto – che dobbiamo saper sfruttare. Mai come ora pare che il Friuli e più in generale il Nordest, sia riferimento per la vitivinicoltura nazionale e non solo. Fondamentale rimarrà l’unità del comparto, la scelta di continuare a puntare sulla qualità e sempre più sull’identificazione fra il territorio e i prodotti valorizzando peculiarità e caratteristiche che non possono essere copiate altrove, qualità sempre più richiesta dal consumatore».

Da qualche anno a questa parte il consumo di alcol da parte degli adolescenti è divenuto un rito collettivo: tra il 1998 e il 2001 il numero dei ragazzi, di età compresa tra i 14 e i 16 anni, che bevono è cresciuto di oltre il 13%. Oggi in questa fascia di età, più della metà dei ragazzi e il 42% delle ragazze consumano alcolici (le percentuali salgono rispettivamente all’87% e al 62% per i giovani fra i 18 e i 24 anni, mentre la media su tutte le età mostra che il 75% della popolazione beve alcolici). Non solo: un’indagine del 2002 mostra che in Italia il “battesimo” dell’alcol avviene fra i 12 ed i 13 anni; è l’età più bassa registrata in tutta l’Unione Europea, dove la media è di 14 anni e mezzo. Lo stesso disagio giovanile, dovuto a problemi di interrelazioni, anche all’interno del gruppo adolescenti, o, ancora più spesso, vissuto in famiglia, il non “sentirsi” appropriati al momento e alla situazione, spingono il giovane a rifugiarsi/fuggire nell’alcol, con i problemi alcolcorrelati che ne conseguono, non ultimo il legame sempre più frequente alcol-guida-incidenti stradali. Inoltre, nuovi stili di vita e l’affermarsi di culture giovanili di “sballo” hanno determinato, negli ultimi anni, una crescente diffusione del consumo di alcol e di droghe nei giovani. Insieme all’abuso di alcol e all’uso di sostanze stupefacenti tradizionali già conosciute (marijuana, anfetamine, LSD) si è aggiunto quello di sostanze sintetiche: mdma, mdea, ecc. e, non ultimo, l’uso di inalanti (colle, gas, ecc.) con finalità euforizzanti ed antidepressive. Tutto ciò, unito ad una sempre più diffusa cultura della velocità e della “trasgressione” incide anche sul comportamento alla guida, causando una grossa percentuale di incidenti stradali. Numerosi studi, tra cui la ricerca del CENSIS, stimano che l’alcol e le droghe abbiano un ruolo determinante (dal 20 al 40%) nelle morti in incidenti stradali. Alcuni ricercatori affermano che circa il 10% dei conducenti circolanti nelle notti del fine settimana si trovi in stato di ebbrezza alcolica e che il 4% sia sotto l’influenza di droghe, mettendo a rischio, in modo considerevole, la propria e l’altrui incolumità. Il consumo di alcol, specie birra e super alcolici, nel territorio della provincia di Prato è in costante aumento (sono 18.000 i pratesi che bevendo mettono a rischio la propria salute) e lo dimostra il fatto che l’abuso di alcol ogni anno a Prato è la causa di 100 morti e di 4000 ricoveri in ospedale, con un segmento crescente di consumatori tra i giovani e le giovani donne (fonte SERT/ASL 4 Prato). Ed è in questo contesto sociale che è nata, in noi operatori scolastici, la necessità di ipotizzare un’esauriente risposta al bisogno di aiuto dei nostri ragazzi. L’obiettivo principale che si pone questo progetto è di realizzare seri ed efficaci interventi di informazione/prevenzione rivolti ai giovani (età 14-18 anni, studenti scuola secondaria di secondo grado) sui pericoli dell’abuso di alcol alla guida e la maggiore probabilità di causare incidenti. Una strategia “partecipata e condivisa“ Diventa quindi necessario ricercare tutte le alleanze possibili fra le diverse professionalità e competenze presenti sul territorio. Ecco che uno degli obiettivi principali di questo progetto, oltre che raggiungere un numero maggiore di giovani, diventa quello di trovare strategie valide e condivise per una più efficace formazione/informazione sul problema dell’abuso di alcol alla guida. Si propone questo schema di intervento: Destinatari In base alle statistiche indicate precedentemente sembra necessario aumentare sia la tipologia di interventi “maggiormente mirati” sull’alcol e guida, sia elaborare altri momenti formativi per gli studenti del I-II-III anno (attualmente gli alunni del I anno sono interessati dall’unità didattica sullo stato psico-fisico del conducente del programma “patentino”) che per i giovani/studenti della V classe (18 anni) in età scolare che frequentano anche i luoghi di ritrovo e divertimento, come pubs e discoteche. Aumentare il numero degli interventi formativi, raggiungere un’utenza numericamente più importante diventa uno degli obiettivi prioritari del progetto. Obiettivi formativi specifici Con il progetto “Laboratorio Pilota Prato” si cerca di dare continuità didattica e organicità metodologica all’azione formativa sulle problematiche dell’abuso di alcol alla guida da parte degli adolescenti e dei giovani. Il “Laboratorio Pilota Prato” vuole diventare un format educativo che al proprio interno sviluppa linee d’azione a “360 gradi” sulle problematiche sopra indicate. Viene proposto anche il coinvolgimento di una serie di soggetti-partner per costruire una seria azione comune, non episodica, che raggiunga l’utenza interessata non solo nelle scuole, ma anche nei luoghi di aggregazione e divertimento giovanile. Inoltre, sicuramente uno strumento importante e significativo in chiave preventiva risulta essere l’informazione che spesso viene sì fornita, ma in maniera non mirata, né puntuale, e, soprattutto, non è costante e continua nel tempo. Non sembra, infatti, possibile riuscire a modificare comportamenti rischiosi sulla strada con interventi di breve durata soprattutto se attuati durante l’adolescenza, dove l’individuo è particolarmente sordo e insensibile a chi lo richiama a dimensioni normative e valoriali da cui cerca di prendere le distanze. Sono invece necessari interventi tempestivi e costanti che accompagnino l’utente per un arco di tempo abbastanza lungo: si pensi, ad esempio, a percorsi formativi della durata di cinque anni, dalla I alla V classe superiore, passando anche per i luoghi di ritrovo e divertimento dei giovani. Possiamo così teorizzare la costruzione di format comportamentali o script adeguati alla sicurezza stradale che siano realmente incisivi.

In questa ottica l’azione formativa/informativa può diventare veramente efficace. Fermo restando il progetto già esistente Ballo, sballo e riballo (ente promotore EAS-ASL 4 Prato, Polizia Municipale Prato, Club Alcolisti anonimi) per gli studenti del V anno di alcune scuole medie superiori e l’unità didattica La salute psico-fisica del conducente del progetto “Patentino” (studenti del I anno scuole medie superiori) i progetti formativi principali che si intende realizzare possono essere così sinteticamente indicati: ■ Il “Laboratorio Pilota Prato”: due moduli formativi (2 ore ciascuno a cura docenti-esperti) con spiegazioni teoriche e pratiche sugli effetti dell’alcol nella guida del ciclomotore (beneficiari diretti alunni II-III-IV-V anno dell’Istituto Professionale “F. Datini”). All’interno di quest’azione formativa verrà distribuito un questionario anonimo agli alunni che cercherà di raccogliere informazioni sui luoghi, stili ed abitudini del bere nonché la “percezione” del pericolo alcol alla guida. ■ Alcol-in(ex)hibition: mostra itinerante nelle scuole dei lavori grafici testuali e dei video degli studenti dell’Istituto professionale “F. Datini” sulle problematiche relative all’alcol (ed in parte stupefacenti) e i loro effetti sulla guida. Insieme alla mostra itinerante sarà allestita una “mostra finale” in luogo e data da stabilirsi. ■ Un ruolo attivo dei genitori, attraverso incontri-dibattiti a cui prenderanno parte, in una fase successiva, anche gli studenti; distribuzione di brevi opuscoli informativi alle famiglie degli studenti. L’obiettivo di quest’ultima proposta è di sensibilizzare le famiglie con lo scopo dichiarato di “coinvolgere” le stesse come tutor formativi. È ovvio che il principale obiettivo formativo è quello di sensibilizzare gli alunni sull’incidenza dell’alcol negli incidenti gravi e gravissimi e come la guida in stato di ebbrezza alcolica sia uno dei problemi più rilevanti in relazione alla sicurezza stradale. ■ Il guidatore “Ganzo”: (studenti 18enni in possesso di patente, e 14enni con “patentino”) in collaborazione con alcuni locali di ritrovo (presumibilmente Cencio’s, Anomalia, Bancorock di Officina giovani, ecc.), verranno distribuiti agli studenti dei braccialetti in gomma (uguali a quelli di moda) di colore fosforescente con la scritta “guidatore ganzo”. Chi assume il ruolo di guidatore ganzo si impegna a non bere alcolici e quindi a guidare non in stato di ebbrezza. In premio riceve nei locali il biglietto gratuito di entrata e un buono-consumazione per bevanda non alcolica. Indicatori e verifiche Attraverso l’elaborazione di questionari in “entrata” ed in “uscita” si cercherà di verificare la percezione (o sottovalutazione) dei rischi inerenti alla guida sotto l’effetto dell’alcol e se esista realmente la percezione del limite alcolemico di legge per la guida delle auto ma anche dei ciclomotori.

Per molti bere un bicchiere con gli amici è uno dei piaceri irrinunciabili della vita. Per alcuni, tuttavia, bere può essere la causa di numerosi problemi. Una adeguata conoscenza delle modalità con cui si consumano le bevande alcoliche è determinante per mantenere un buono stato di salute. Questo è importante perchè in molte circostanze anche quantità di alcol comunemente considerate minime espongono a rischi di problemi o malattie: è quanto avviene, ad esempio, per gli incidenti stradali e domestici. Le diverse modalità del bere, infatti, rientrano di solito in stili di vita che frequentemente portano all’esposizione contemporanea a più fattori di rischio che sono spesso sottovalutati o sui quali poco si riflette. Inoltre, i rischi legati all’abitudine al bere e le possibili conseguenze che ne derivano possono coinvolgere oltre a chi consuma l’alcol, la famiglia o altri individui. Queste conseguenze possono estendersi anche a quanti per abitudine o per scelta non bevono; è il caso degli incidenti stradali causati dallo stato di ebbrezza, degli episodi di violenza e di criminalità agiti sotto gli effetti dell’alcol, delle gravi malattie di cui può essere affetto il neonato di una madre che, in gravidanza, ha consumato bevande alcoliche secondo modalità che vengono erroneamente considerate normali. A differenza del fumo, i cui effetti negativi per la salute possono presentarsi dopo decenni di uso abituale di sigarette, l’alcol può esporre a forti rischi anche come conseguenza di un singolo o occasionale episodio di consumo, spesso erroneamente valutato come moderato. A questo scopo vorremmo fornire molto semplicemente alcune informazioni scientifiche riguardo agli effetti che il consumo di bevande alcoliche può esercitare sullo stato di salute. Si tratta di semplici accorgimenti per modificare il nostro abituale atteggiamento nei confronti del bere e per proteggerci dagli eventuali rischi a cui spesso, anche in modo inconsapevole, ci esponiamo.

COS’E’ L’ALCOL?

L’alcol è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena e con una capacità di indurre dipendenza, superiore alle sostanze o droghe illegali più conosciute. I giovani (al di sotto dei 16 anni), le donne e gli anziani sono in genere più vulnerabili agli effetti delle bevande alcoliche a causa di una ridotta capacità del loro organismo a metabolizzare l’alcol. Al contrario di quanto si ritiene comunemente, l’alcol, pur apportando circa 7 Kcalorie per grammo, non è un nutriente (come ad esempio lo sono le proteine, i carboidrati o i grassi alimentari) e il suo consumo non è utile all’organismo o alle sue funzioni; risulta invece fonte di danno diretto alle cellule di molti organi tra cui i più vulnerabili sono il fegato e il sistema nervoso centrale.

Malattie Le evidenze scientifiche rilevano che ogni anno sono attribuibili, direttamente o indirettamente, al consumo di alcol: il 10% di tutte le malattie7, il 10% di tutti i tumori, il 63% delle cirrosi epatiche, il 41% degli omicidi ed il 45% di tutti gli incidenti, il 9% delle invalidità e delle malattie croniche (di lunga durata)8. In Europa, il 25% dei decessi registrati tra i giovani è causato dall’alcol; l’alcol rappresenta la prima causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni.

Costi L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che i costi annuali sociali e sanitari, sostenuti a causa di problemi collegati all’alcol sono pari al 2-5% del Prodotto Interno Lordo (PIL). La stima relativa all’anno 2004 identifica in 47 miliardi di euro, mediamente, i costi sociali e sanitari dell’alcol in Italia.

COME AGISCE L’ALCOL SULL’ORGANISMO?

L’alcol viene assorbito per il 20% dallo stomaco e per il restante 80% dalla prima parte dell’intestino. Se lo stomaco è vuoto, l’assorbimento è più rapido. L’alcol assorbito passa nel sangue e dal sangue al fegato, che ha il compito di distruggerlo. Finché il fegato non ne ha completato la “digestione”, l’alcol continua a circolare diffondendosi nei vari organi. In alcuni individui, in alcune razze e nelle donne l’efficienza di questo sistema è molto ridotta, risultando più vulnerabili agli effetti dell’alcol. Circa il 90-98% dell’alcol ingerito viene rimosso dal fegato. Il restante 2- 10% viene eliminato attraverso l’urina, le feci, il respiro, il latte materno, le lacrime, il sudore, la traspirazione. La velocità con cui il fegato rimuove l’alcol dal sangue varia da individuo a individuo ed è circa 1/2 bicchiere tipo di bevanda alcolica all’ora, quindi 1 bicchiere richiede due-tre ore per essere smaltito.

ESISTONO QUANTITA’ “SICURE” DI ALCOL?

In base alle conoscenze attuali non è possibile identificare delle quantità di consumo alcolico raccomandabili o “sicure” per la salute. Ai fini della tutela della salute è più adeguato parlare di quantità “a basso rischio”, evidenziando che il rischio esiste a qualunque livello di consumo ed aumenta progressivamente con l’incremento delle quantità di bevande alcoliche consumate. È da considerare a basso rischio una quantità di alcol giornaliera da assumersi durante i pasti principali (non fuori pasto) che non deve superare i 20-40 grammi per gli uomini e i 10-20 grammi per le donne10. Queste quantità devono essere ulteriormente ridotte negli anziani e nei giovani. Per quanto riguarda questi ultimi, bisogna ricordare che al di sotto dei 16 anni la legge vieta la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche.

Sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che il National Institute of Health (NIH) degli Stati Uniti ribadiscono che nessun individuo può essere sollecitato al consumo anche moderato di bevande alcoliche, considerando il rischio che l’uso di alcol comporta per l’organismo. Inoltre gli individui che non bevono non possono e non devono essere sollecitati a modificare il proprio atteggiamento.

COME CALCOLARE QUANTO SI BEVE

Spesso non ci soffermiamo a pensare quanto beviamo abitualmente. Il modo più semplice per calcolarlo è: contare il numero di bicchieri di alcolici che giornalmente o abitualmente si bevono. Ricorda che un bicchiere di vino (da 125 ml), una birra (da 330 ml), un aperitivo (da 80 ml) oppure un bicchiere di superalcolico (da 40 ml) contiene la stessa quantità di alcol pari a circa 12 gr.

Contrassegnando nella tabella che segue, per ciascuna bevanda alcolica, le quantità giornaliere consumate abitualmente sarà possibile verificare il livello personale di consumo e confrontare le variazioni in coincidenza di occasioni particolari (feste, cene con amici ecc.).

IN QUALI CONDIZIONI E’ RACCOMANDABILE NON BERE

Ci sono situazioni in cui è raccomandata l’astensione completa dal consumo di bevande alcoliche: • Se si ha meno di 16 anni di età • Se è stata programmata una gravidanza • Se si è in gravidanza o si sta allattando • Se si assumono farmaci • Se si soffre di una patologia acuta o cronica • Se si è alcolisti • Se si hanno o si sono avuti altri tipi di dipendenza • Se si è a digiuno o lontano dai pasti • Se ci si deve recare al lavoro o durante l’attività lavorativa • Se si deve guidare un veicolo o usare un macchinario.

COME ACCORGERSI CHE E’ TROPPO?

Chi abitualmente beve al di sopra delle quantità indicate come a “basso rischio” può riscontrare alcuni segni o sintomi ricorrenti: sensazione di euforia, stanchezza o appesantimento, postumi di uno stato anche occasionale di ubriachezza, perdita temporanea della memoria e, con tutta probabilità, una condizione fisica non ottimale. Potrebbe capitare di sentirsi a disagio, di aver perso il controllo o di sentirsi irritati, violenti o, al contrario, depressi o di esser stati causa di situazioni spiacevoli come ad esempio aver guastato, a causa del bere, l’atmosfera serena di una serata con gli amici o in famiglia.

Chi beve in maniera inadeguata si rivolge frequentemente al proprio medico per problemi più o meno manifesti, quali un aumento della pressione arteriosa, difficoltà a ricordare le cose fatte o da fare, scarsa capacità di concentrazione, diminuito rendimento lavorativo o scolastico, problemi dell’apparato digerente o del fegato, senza pensare che queste manifestazioni potrebbero essere causate dal bere. Anche in assenza di queste manifestazioni è comunque molto probabile che l’organismo abbia già iniziato a subire le conseguenze dell’abitudine a consumare quotidianamente quantità di bevande alcoliche superiori a quelle considerate a basso rischio. Inoltre gli effetti negativi dell’alcol possono essere aggravati dal consumo di molte categorie di farmaci, come ad esempio gli ansiolitici, gli anticoagulanti o la semplice aspirina. Anche il peso oltre al sesso, influisce in maniera determinante e, in genere, chi pesa meno ha una maggiore vulnerabilità agli effetti dell’alcol a causa della ridotta quantità di liquidi e di grassi nell’organismo. Pertanto, quando si beve è sempre opportuno riflettere sugli effetti che un gesto abituale può avere su di noi e sugli altri.

EFFETTI SULL’ORGANISMO DI QUANTITA’ CRESCENTI DI ALCOL CONSUMATO

L’alcolemia è la quantità di alcol che si ritrova nel sangue dopo l’ingestione di bevande alcoliche. Una concentrazione di 0,2 grammi di alcol ogni litro di sangue (0,2% gr) si raggiunge in un maschio o in una femmina di circa 60 chili di peso con l’ingestione a stomaco pieno di circa 12 grammi di alcol puro, pari al consumo di :

In virtù delle differenze fisiologiche tra sesso maschile e femminile le donne sono più vulnerabili all’alcol e raggiungono gli stessi livelli di alcolemia con quantità inferiori di alcol consumato e con una maggiore rapidità. Indicativamente due bicchieri tipo (24 grammi alcol) sono sufficienti per il sesso femminile a raggiungere il limite legale per la guida; per un uomo il limite si raggiunge con circa 3 bicchieri tipo (36 grammi alcol).

È VERO CHE …? SFATIAMO I LUOGHI COMUNI

L’alcol aiuta la digestione. Non è vero! La rallenta e determina un alterato svuotamento dello stomaco. Il vino fa buon sangue. Non è vero! Il consumo di alcol può essere responsabile di varie forme di anemia e di un aumento dei grassi presenti nel sangue. Le bevande alcoliche sono dissetanti. Non è vero! Disidratano: l’alcol richiede una maggior quantità di acqua per il suo metabolismo in quanto provoca un blocco dell’ormone antidiuretico, quindi fa urinare di più aumentando la sensazione di sete. L’alcol dà calore. Non è vero! In realtà la dilatazione dei vasi sanguigni di cui è responsabile produce soltanto una momentanea e ingannevole sensazione di calore in superficie che, in breve, comporta un ulteriore raffreddamento del corpo e aumenta il rischio di assideramento, se fa freddo e si è in un ambiente non riscaldato o all’aperto. L’alcol aiuta a riprendersi da uno shock. Non è vero! Provoca la dilatazione dei capillari e determina un diminuito afflusso di sangue agli organi interni, soprattutto al cervello. L’alcol dà forza. Non è vero! L’alcol è un sedativo e produce soltanto una diminuzione del senso di affaticamento e della percezione del dolore. Inoltre solo una parte delle calorie fornite dall’alcol possono essere utilizzate per il lavoro muscolare.

L’alcol rende sicuri. Non è vero! L’alcol disinibisce, eccita e aumenta il senso di socializzazione anche nelle persone più timide salvo poi, superata tale fase di euforia iniziale, agire come un potente depressivo del sistema nervoso centrale. È inoltre da sottolineare che la “sicurezza” non vigile e senza il pieno controllo del comportamento si accompagna ad una diminuzione della percezione del rischio e delle sensazioni di dolore rendendo più vulnerabile l’individuo alle conseguenze di gesti o comportamenti potenzialmente dannosi verso sé stessi e verso gli altri. La birra “fa latte”. Non è vero! In realtà la donna non ha bisogno di birra per produrre latte, ma soltanto di liquidi: acqua, succhi di frutta e cibi nutrienti. L’alcol che la donna beve passa nel latte materno e viene assunto dal bambino. E’ bene ricordare inoltre che durante la gravidanza l’alcol assunto passa nel liquido amniotico con possibili conseguenze nella normale crescita del feto che alla nascita può risultare affetto da una grave malattia nota come sindrome feto-alcolica. L’alcol è una sostanza che protegge. Non è vero! Anche se alcune evidenze mostrano che minime quantità di alcol possono contribuire nei soggetti adulti e di sesso maschile a ridurre il rischio di mortalità cardiovascolare, è bene ricordare che alle stesse quantità consumate corrisponde un aumento del rischio di cirrosi epatica, alcuni tumori, patologie cerebrovascolari, incidenti sul lavoro, stradali e domestici. In ogni caso, un individuo che non beve non deve essere sollecitato a bere al fine di prevenire una patologia, senza essere informato adeguatamente dei rischi che il consumo di bevande alcoliche, anche in minime quantità, comporta. Per prevenire le patologie cardiovascolari è molto più efficace ridurre il peso, non fumare, incrementare l’attività fisica, ridurre il consumo di sale e dei grassi alimentari e fare uso di farmaci appropriati. L’alcol non è un farmaco e come tale non può essere oggetto di prescrizione medica.

Continua

One comment

  1. Grazie al mio lavoro, noto che purtroppo tutto questo è vero, ma vorrei aggiungere che a differenza dei ragazzi che sono in diminuzione, le femmine sono in netto aumento in modo spaventoso.

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