Alessia, la prima sposa trans a nozze senza essersi operata

L’ex Miss, casertana di 29 anni, ha ottenuto il nuovo «genere» sulla carta d’identità. Domani pronuncerà il «sì» con Michele: «Era il mio migliore amico»

È il primo matrimonio tra una trans e un uomo. E si celebrerà domani al Comune di Aversa. È la storia di Alessia Cinquegrana. E del fidanzato Michele Picone. Non si tratta delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, autorizzate dalla legge Cirinnà, no. È proprio un rito civile a tutti gli effetti. Dal momento che Alessia ha ottenuto la riattribuzione del sesso senza doversi sottoporre all’intervento demolitivo. Cioè è ancora munita di pistolino. È il primo caso italiano. Ed è curioso che arrivi proprio da una Provincia del Sud, Caserta, dove, fatte salve le eccezioni, avere un femminiello in famiglia è una vergogna da nascondere. O, peggio, una devianza da riconvertire a mazzate.

Lo scuorno, la vergogna. Alessia sta con Michele da undici anni («Era il mio migliore amico»). Tre anni di nascosto, otto alla «luce del sole». Ma i genitori di lui per un sacco di tempo non l’hanno voluta in casa. Alla fine hanno accettato. Saranno tra i cento invitati del banchetto in un ristorante della Provincia di Napoli. La Cinquegrana nel 2014 ha vinto il titolo di Miss Italia Trans. Da allora il contesto sociale si è un po’ sbloccato. Perché la notorietà in Provincia fluidifica i rapporti. Prima di allora, però, Alessia se l’è vista brutta assai.

Ha iniziato a sentirsi donna a dodici-tredici anni. Esteriorizzava la sua femminilità, ha raccontato, mandando avanti la sorella ai concorsi di bellezza. Ma sulla passerella voleva esserci lui. Ci è arrivato, dopo aver mollato la carriera di ballerino. Ha iniziato a vestirsi da donna. A casa è successo il delirio. Il padre l’ha ripudiata, non si parlano da anni. La mamma, a fatica, ha accettato. Il patrigno, come ha spiegato in un’intervista a Contrasto tv, ha cercato di capire se «l’ingrovigliamiento tra sessi» fosse dovuto a una eccessiva presenza materna. Alla fine ha dovuto accettare la natura della figliastra, abbandonando l’opera di redenzione.

«Chiagnenn’ andavo via / è stata una pazzia». Il trans Nina scende le scale cantando “Gelosia” di Gino Apredda e Anna Fiorillo. È il compleanno di don Salvatore Conte, la seconda stagione di Gomorra. Il boss ha una relazione con la trans, ma gli scissionisti non lo devono sapere. Il giorno dopo l’episodio la Cinquegrana scrive su Facebook ad Alessandra Langella, attrice non professionista (lavora come parrucchiera), per congratularsi. Tutti i trans vivono lo scuorno dei partner e dei parenti sulla propria pelle. E le prese in giro. ‘O mulattsaluta l’ingresso di Nina il trans chiamandolo ricchione. Poi afferra un vassoio con un’orata ancora da sfilettare e la sfida a un contest tra membri maschili: «Facimm pesce e pesce!». Il tirapiedi finisce per prendersi una coltellata dal boss. Che tuttavia non rivela la compromettente relazione.

La realtà è come la fiction. A Parete, sempre nell’agro aversano, tre anni fa i familiari di Valentina Ok, cantante neomelodico onnipresente sulle reti televisive campane, fecero stampare i suoi manifesti funebri con i dati anagrafici: Adorato Ciro.
Eppure a Napoli città, spiega Loredana Rossi, fondatrice dell’associazione trans napoletani, i travestiti hanno una lunga tradizione di accettazione sociale. In tempi di guerra, gli uomini erano al fronte, le donne lavoravano e i femminielli si occupavano delle case e di accudire bambini. Proprio la Rossi ha assistito Alessia Cinquegrana nel percorso burocratico.

«Il matrimonio della nostra iscritta», dichiara al Corriere del Mezzogiorno, «rappresenta un momento importante della storia della comunità transessuale e un cambiamento atteso da anni da tutte le persone transessuali che, non volendosi operare, venivano private dei loro diritti civili». Alessia annuncia che quest’estate si sposerà anche in chiesa. Si dichiara «cattolica e praticante». E «devota alla Madonna dell’Arco».

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