Fertilità maschile shock, dimezzati gli spermatozoi: razza umana rischia di sparire

E’ allarme fertilità per l’uomo occidentale dal Nord America all’Europa, fino all’Australia e a lanciare tale allarme pare sia stato un team di scienziati secondo cui gli spermatozoi sono in costante crollo, ovvero la loro concentrazione nel liquido seminale sarebbe diminuita di oltre 50% e dimezzata in meno di 40 anni.

Il rischio secondo gli esperti è quello secondo cui si potrebbe addirittura parlare di rischio estinzione se il trend si mantenesse quello osservato, passando in rassegna circa 7500 studi e conducendo una metanalisi su 185 lavori. Dunque, non ci sarebbero dubbi negli ultimi 40 anni la concentrazione di spermatozoi degli uomini occidentali si è dimezzata ed a lanciare l’allarme sono stati i ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme che su Human Reroduktion update, hanno raccontato come tra il 1973 e il 2011 la concentrazione di spermatozoi degli uomini nei paesi occidentali sia scesa di una media del 1,4% all’anno portando ad un crollo complessivo di poco più del 52%.

Secondo l’autore della ricerca Hagai Levine, i risultati sarebbero piuttosto scioccanti e i bassi livelli di spermatozoi potrebbero essere un indicatore di salute generalmente più bassa tra gli uomini e questo sarebbe un enorme problema di salute pubblica che è stato trascurato, perché qualora il calo di spermatozoi dovesse continuare secondo questi ritmi, la specie umana potrebbe addirittura estinguersi. I ricercatori per giungere a questo risultato hanno analizzato 185 studi condotti tra il  1973 e il 2011, coinvolgendo una totalità di circa 43.000 uomini provenienti da paesi occidentali quali Australia, Nuova Zelanda, Nord America ed Europa. I ricercatori tenuto conto di alcuni fattori come l’età e da quanto tempo gli uomini non eiaculavano, hanno scoperto che la concentrazione di spermatozoi è scesa da 99 milioni per ml nel 1973 a 47,1 milioni per ml nel 2011, con un calo del 52,4%.

Queste drammatiche tendenze non si sono riscontrate invece per gli uomini di altri paesi come l’Asia, l’Africa e il Sudamerica. “Data l’importanza dei conteggi spermatici per la fertilità maschile e la salute, questo studio suona una sveglia a ricercatori e autorità sanitarie di tutto il mondo affinché indaghino sulle cause della forte contrazione continua” del numero di spermatozoi, “con obiettivo la prevenzione”, sottolinea Hagai Levine, della Hebrew University-Hadassah Braun School of Public Health and Community Medicine (Gerusalemme). Al momento non sono state addebitate determinate cause responsabili di questo drammatico declino, ma queste potrebbero essere l’obesità, la sedentarietà, l’alimentazione, il fumo e l’esposizione ad agenti inquinanti.

“Se non cambieremo i modi in cui viviamo, l’ambiente e le sostanze chimiche a cui siamo esposti, sono molto preoccupato per quello che accadrà in futuro”, spiega l’autore alla Bbc. “Potremmo in futuro avere un problema, ovvero la possibile estinzione della specie umana”. Gli uomini che presenterebbero il calo maggiore di spermatozoi sono quelli dell’Europa del Nord, dove il 15 per cento dei giovani farebbe registrare addirittura una presenza bassissima.

Quanto incide bere alcol sull’ infertilità?

Bere fa male, non c’è dubbio. L’alcol danneggia molti organi ed interferisce con molte funzioni vitali. Ma tutto dipende da quanto, da cosa e da quando (in quale età o periodo della vita) si beve. Purtroppo, però, valutare l’effetto specifico dell’alcol sull’infertilità (soprattutto in quantità definite) è difficile, perché chi beve spesso fuma e ha cattive abitudini alimentari, ha cioè uno stile di vita che complessivamente incide in modo negativo sulla fertilità. Spesso, inoltre, i gruppi di persone che vengono “arruolate” nei diversi studi sperimentali sono molto diversi tra di loro e quindi è difficile mettere a confronto i risultati ottenuti. Tuttavia, è indubitabile l’effetto negativo del consumo di alcol sulla fertilità, sia considerato isolatamente che, a maggior ragione, insieme al fumo. Anzi, molti studi ipotizzano una sinergia ed un potenziamento reciproco tra questi fattori e li esaminano in modo correlato. In sintesi, l’alcol interferisce con il funzionamento delle ghiandole che regolano la produzione degli ormoni sessuali e questo causa una riduzione della fertilità sia nell’uomo che nella donna. Gli effetti più specifici dipendono, ovviamente, sia dalla quantità di alcol assunta -le donne hanno più difficoltà degli uomini a metabolizzare l’alcol- sia dal differente funzionamento dell’apparto riproduttivo maschile e femminile.

Se sei un uomo, non bere più di 3 bicchieri di vino al giorno (cioè non più di 40 grammi di alcol)

Nell’uomo, la formazione e la maturazione degli spermatozoi dipende, oltre che dai testicoli, anche dall’ipotalamo e dall’ipofisi, che interagiscono nella produzione e rilascio del testosterone (il più importante ormone maschile). L’alcol interferisce con il funzionamento dell’intero sistema e causa infertilità, impotenza e alterazione delle caratteristiche sessuali secondarie (es. barba). La maggior parte degli studi, tuttavia, è stata condotta su alcolisti cronici, o con somministrazione di forti dosi di alcol. Ad esempio, in uno studio condotto con dose giornaliera di alcol calibrata per il peso (3 grammi di alcol per chilo, equivalenti a 220 grammi in media al giorno per tutti gli uomini coinvolti nell’esperimento) è stato osservato un calo del livello di testosterone nel sangue nel giro di pochi giorni. L’alcol, infatti, danneggia le cellule di Leydig che producono testosterone, necessario alla crescita degli spermatozoi e riduce il funzionamento delle cellule di Sertoli che svolgono un ruolo importante nella loro maturazione: in dosi elevate, – equivalenti a più di 80 grammi al giorno, cioè a più di un litro di vino al giorno, si può arrivare, secondo alcuni studi, all’arresto del processo di maturazione (Mary Ann Emanuele, Nicholas V. Emanuele, Alcohol’s effects on male re production, in “Alcohol Health and Reserach World”, vol.22., num.3, 1998 p.197). A livello centrale, l’alcol può ridurre la produzione, il rilascio e probabilmente l’attività di due ormoni fondamentali: l’ormone luteinizzante (LH) e l’ormone follicolo stimolante (FSH). Inoltre, può interferire con la produzione di ormoni da parte dell’ipotalamo. Nonostante non sia ancora stata dimostrata in via definitiva una correlazione tra assunzione di alcol in quantità non elevate e infertilità maschile, è buona regola per la tutela della salute non superare complessivamente mezzo litro di vino al giorno (o più di un litro di birra o più di due bicchierini di super alcolici, amari, o aperitivi alcolici).

Come funziona la regolazione ormonale maschile

L’apparato riproduttivo maschile è composto da tre organi che interagiscono tra di loro per la produzione di testosterone e di conseguenza degli spermatozoi: l’ipotalamo (situato al centro del cervello) l’ipofisi (situata alla base del cervello) e i testicoli. Dato il loro funzionamento strettamente interrelato sono definiti anche asse ipotalamico-ipofisario-gonadico. L’ipotalamo rilascia l’ormone del rilascio delle gondadotropine (GnRH) nei vasi sanguigni che lo collegano l’ipofisi, che a sua volta libera nel flusso sanguigno l’ormone luteinizzante (LH) e l’ormone follicolo-stimolante. LH e FSH in circolo arrivano fino ai testicoli che, in risposta allo stimolo, rilasciano testosterone. Quando il livello di testosterone nel sangue aumenta, l’ipofisi risponde meno allo stimolo esercitato dall’ormone del rilascio delle gonadotropine: di conseguenza, diminuiscono anche gli ormoni luteinizzante e follicolo stimolante e il livello di testosterone cala. Questo processo è chiamato meccanismo di feedback negativo (è cioè una inibizione automatica). Se, viceversa, la produzione di testosterone diminuisce, l’ipofisi diviene più reattiva agli stimoli di GnRH e aumenta il rilascio di LH e di FSH, che a loro volta stimolano la produzione di testosterone.

Che cosa succede bevendo alcol (nell’uomo)
L’alcol interferisce con la regolazione ormonale, sia a livello testicolare che centrale (asse ipotalamico-ipofisario). A livello testicolare il consumo di alcol è associato ad una modificazione strutturale dei testicoli (atrofia dovuta a diversi fattori tra cui, soprattutto, la perdita di cellule spermatiche e la riduzione del diametro dei tubuli semiferi), ad una diminuzione della produzione di testosterone (l’acetaldeide, il metabolita dell’etanolo, sembra avere un effetto tossico sulle cellule di Leydig, deputate, appunto, alla produzione di testosterone). A livello centrale, il consumo di alcol è stato correlato ad uno scompenso nella funzione dell’ormone LH (che, come visto, stimola la produzione di testosterone) e FSH (che avvia la spermatogenesi ) dovuta probabilmente ad una interferenza nell’attività del GnRH (come dicevamo, l’ormone del rilascio delle gonadotropine, cioè LH e FSH). L’alcol sembra anche interferire direttamente con l’attività dell’LH depotenziandola. Altri, invece, attribuiscono i bassi livelli di testosterone nel sangue degli alcolisti sia a una ridotta produzione -l’alcol sopprimerebbe l’attività dell’enzima che sintetizza il testosterone- sia ad una maggiore eliminazione con le urine. L’alcol, infine, aumenterebbe i livelli di estrogeni tramite un processo di trasformazione (chiamato aromatizzazione dall’enzima aromatasi) di androgeni in estrogeni. Tutto questo sottolinea l’importanza di comprendere i rischi di infertilità connessi al consumo di alcool ma anche le possibilità di prevenzione e di recupero della fertilità.

Se si una donna non bere più di 1 bicchiere e mezzo di vino al giorno (cioè non più di 20 grammi di alcol)

Nella donna, anche un consumo medio o moderato di alcol (soprattutto se supera i 20 grammi di alcol al giorno) può influire sulla funzione riproduttiva nelle diverse età della vita. Uno studio recente condotto su donne con un consumo moderato ha evidenziato una correlazione significativa tra consumo di alcol e aumento del rischio di problemi ovulatori e di endometriosi. Altri studi sottolineano l’effetto negativo dell’alcol sull’esordio della pubertà (prima mestruazione), sulla regolarità mestruale e sulla funzione riproduttiva e sull’equilibrio ormonale nelle donne in menopausa. Il consumo di alcol, infine, espone al rischio di osteoporosi. Durante la gravidanza, l’assunzione di alcol può interferire con lo sviluppo del feto: l’alcol, infatti, attraversa la placenta, entra nel flusso circolatorio del feto e ostacola la funzione degli ormoni materni e fetali e la loro interazione. Sia nella madre che nel feto, l’esposizione all’alcol può indebolire l’attività dell’ipotalamo, dell’ipofisi, della tiroide e della ghiandola surrenale, cioè il sistema che regola funzioni vitali fondamentali quali il metabolismo, la riproduzione, la risposta allo stress. Inoltre l’alcol interferisce con l’ormone ed altri fattori della crescita. Ben nota, infine, è la sindrome fetoalcolica con ritardi cognitivi e nel comportamento più o meno gravi in ragione della quantità di alcol assunta dalla madre durante le diverse fasi della gravidanza.

Come funziona la regolazione ormonale femminile
L’apparato riproduttivo femminile è composto da tre organi: l’ipotalamo (situato al centro del cervello), l’ipofisi (situata alla base del cervello) e le ovaie. Questi tre organi costituiscono un sistema funzionale che è chiamato asse ipotalamico- ipofisario-gonadico. L’ipotalamo produce e libera l’ormone del rilascio dell’ormone luteinizzante (Luteinising hormone- releasing hormone- LnRH) nei vasi sanguigni che lo collegano all’ipofisi. LNRH stimola l’ipofisi a produrre e liberare due ormoni l’ormone luteinizzante (Luteinising hormone- LH) e l’ormone follicolo stimolante (Follicle-stimulating- hormone- FSH) , meglio conosciuti come gonadotropine. Questi, una volta in circolo, raggiungono le ovaie e stimolano la produzione di altri due ormoni: l’estrogeno e il progesterone. La loro funzione principale è quella di regolare le mestruazioni, ma hanno molteplici effetti all’interno dell’organismo, come in particolare, quella di indurre il ricambio del tessuto osseo.

Che cosa succede bevendo alcol (nella donna)
L’assunzione di alcol è dannosa per la fertilità femminile. Tuttavia, stabilire in che misura questo è vero è più difficile di quanto sembri, soprattutto nel caso di consumi bassi o comunque contenuti di alcol. In caso di consumo elevato, invece il dato è inequivoco: nelle donne alcoliste sono state osservate diverse disfunzioni tra cui amenorrea (assenza di mestruazioni), anovulatorietà (assenza di ovulazione), disfunzioni nella fase luteale, menopausa precoce. Studi sperimentali condotti su animali hanno confermato l’effetto negativo dell’alcol sulla funzione riproduttiva. Per ricavare da questi dati una indicazione precisa che quantifichi il rischio di infertilità, che sia cioè in grado di rispondere a domande precise relative al quando, al come e al quanto è rischioso bere alcolici (Quanto si può bere? Ci sono dei periodi più a rischio di altri -ad esempio l’adolescenza o la gravidanza? Il consumo di alcol fa male di per sé o soprattutto perché spesso e accompagnato da altri fattori negativi come ad esempio il fumo?), occorrono degli studi condotti su larghe fasce di popolazione con consumi diversificati (definiti studi epidemiologici). Le conclusioni raggiunte spesso non sono univoche, tuttavia diversi studi hanno riscontrato una riduzione della fertilità (rispetto a chi non beve) già con un consumo moderato, riduzione più evidente se si supera il bicchiere di vino al giorno. E’ possibile quindi trarre una indicazione di carattere generale: esistono certamente dei consumi che riducono la fertilità, ed esistono età e condizioni particolarmente vulnerabili come l’adolescenza e, naturalmente, la gravidanza. Infine, esistono elementi  peggiorativi, come bere molto in una volta sola (le “sbronze” periodiche sono molto più dannose di quanto sembri) o come associare al consumo di alcol il fumo, molto caffè e cattive abitudini alimentari. Se stai pensando di avere un figlio, è certamente prudente non bere o comunque limitare il consumo di alcol ai 20 grammi massimo al giorno: tieni conto che un bicchiere di vino, una birra o un bicchierino di superalcolico contengono una quantità di alcol di 12 grammi.

Cosa è la sindrome feto-alcolica
Una ultima, ma non meno importante considerazione, riguarda gli effetti dell’ assunzione di alcol durante la gravidanza. I danni sono oramai ben noti e documentati (la sindrome fetale alcolica (FAS) è stata descritta per la prima volta già nel 1973). Bere durante la gravidanza espone il feto a danni cognitivi seri, che riguardano funzioni intellettive fondamentali quali la capacità di calcolo, di concentrazione e di attenzione continuativa, di pianificazione, di flessibilità (capacità di utilizzare il ritorno che proviene dal contesto per cambiare la risposta appresa e di inibire una risposta usata fino a quel momento ma ora inadeguata o di modificare un comportamento precedente). La caratteristica comune sembra essere quindi la rigidità mentale, pur con differenti gradi di gravità. Infatti, la comprensione, l’ acquisizione e l’elaborazione di nuova informazione è meno efficiente rispetto alla conservazione e al richiamo di informazioni già apprese. Questi bambini, inoltre, mostrano, crescendo, difficoltà relazionali e di inserimento sociale (scarsa percezione dei diritti e sentimenti altrui e intolleranza per l’autorità e per le regole) , e successivamente aggressività e comportamenti sessuali inappropriati, con difficoltà a valutare le conseguenze delle proprie azioni. Sebbene particolarmente gravi nei bambini affetti da FAS, deficit intellettivi riguardano in misura diversa tutti i bambini esposti all’alcol durante la gravidanza.

Che cosa è l’infertilità?

L’infertilità è in crescita?
Purtroppo l’infertilità è un fenomeno in crescita (secondo alcuni studiosi i primi segnali si sono registrati già 50 anni fa) determinato da diversi fattori. Alcuni fattori sono molto importanti come l’età avanzata di ricerca del primo figlio (particolarmente rilevante per le donne, ma significativa secondo alcuni studi anche per l’uomo), l’uso di droghe (compreso il cosiddetto doping, cioè l’uso di steroidi anabolizzanti nello sport ma anche per il body- building), l’a buso di alcool, il fumo, le infezioni sessuali, l’o besità o la magrezza eccessiva (portano entrambe a squili bri ormonali e mestruali). Tali fattori portano a condizioni cliniche che infertilità. Le stime relative alle cause di infertilità di cui noi disponiamo si riferiscono ai dati raccolti dai centri di PMA e non quindi a tutta la popolazione infertile. Tuttavia possiamo considerarli certamente indicativi del fenomeno complessivo.

Cosa ci dicono i dati del Registro?
Le donne in Italia arrivano spesso ad una diagnosi di infertilità troppo tardi. L’età media delle donne che si rivolgono ad un centro di PMA è addirittura in aumento; nel 2005 l’età media era di 35,4 anni, mentre nel 2006 (ultimi dati disponibili) è passata a 35,6. Va ricordato che il ricorso alle tecniche di PMA non può essere considerato un modo di ovviare alla naturale e progressiva riduzione della fertilità: infatti la proba bilità di ottenere una gravidanza per ciclo di trattamento è inversamente proporzionale all’età. Se si confrontano le percentuali di gravidanza per ciclo ICSI o FIVET relativi alle diverse fasce di età delle pazienti: si passa dal 28,9% di gravidanze per ciclo FIVET (28,7 nel caso in cui sia stata eseguita anche una ICSI) in donne con età fino ai 29 anni, allo 0,9% di gravidanza per ciclo FIVET (in caso di ICSI la percentuale aumenta al 2,0%) in donne dai 45 anni in su. E’ molto importante che le donne lo sappiano: consultare uno specialista in tempo significa poter prevenire l’infertilità, diagnosticarne le cause e curarla quando possi bile, e in ogni caso ottimizzare le pro ba bilità di riuscita delle tecniche di PMA.

Anche l’età degli uomini è importante?
L’infertilità riguarda in uguale misura sia gli uomini che le donne, ed anzi alcuni studi sottolineano la crescita dell’infertilità da fattore maschile. Inoltre, sono orami sempre più numerosi gli studi che dimostrano un declino della fertilità maschile correlata all’età. Un prima riduzione della qualità dello sperma inizia già dopo i 35 anni (ed è significativa dopo i 40 anni) ed è correlata spesso ad una maggiore incidenza di aborti spontanei, indipendentemente dall’età della donna. Gli studi più stringenti sono stati condotti sulle coppie infertili, ma anche le prime ricerche condotte sulla popolazione generale hanno dimostrato un aumento del tempo di attesa di una gravidanza nelle coppie in cui l’uomo ha più di 35 anni.

Quali sono le cause più diffuse?
Le cause più diffuse sono le seguenti:

Infertilità femminile
a) Fattore tu barico: significa che le tu be di falloppio (i due canali che collegano le ovaie all’utero) sono bloccate o danneggiate. Questo ostacola la fecondazione cioè la penetrazione dello sperma nella cellula uovo, o la discesa dell’ovocita fecondato nell’utero per l’impianto. I danni alle tube sono spesso frutto di infezioni sessuali trascurate come ad esempio la Chlamydia, particolarmente diffusa anche perchè praticamente asintomatica.
b) Infertilità endocrina ovulatoria: si tratta del caso in cui le ovaie non producono ovociti (la causa è di tipo ormonale).
c) Endometriosi: si tratta della crescita anomala di tessuto simile a quello che riveste normalmente l’interno dell’utero (endometrio), in altre sedi. Tale tessuto può innestarsi su altri tessuti o organi dell’addome e causa infertilità in quanto spesso causa aderenze a danno delle ovaie o delle tu b e di falloppio impedendo così la fecondazione dell’ovocita.
d) Ridotta riserva ovarica: si definisce così la condizione per cui nelle ovaie ci sono pochi ovociti. Il motivo può essere di tipo congenito, medico o chirurgico, ma, è bene ricordalo, la riduzione degli ovociti è un processo inevita bile dovuto all’avanzamento dell’età della donna, che inizia già dopo i 35 anni.
e) Polia bortività: si verifica quando si susseguono due o più a b orti spontanei. Le cause sono diverse, come ad esempio la malconformazione dell’utero, le alterazioni dello sviluppo, la presenza di fi bromi o di infezioni dell’enodometrio. Più raramente di tratta di pro blemi genetici, o di altre cause che in questa sede sare b b e difficile elencare.Va ricordato però che anche alcune patologie a carico del DNA degli spermatozoi pssono essere causa di a b orto ripetuto.
f) Fattore multiplo femminile: si definisce così una condizione in cui sono presenti contemporaneamente più cause di infertilità.
Infertilità maschile
a) Varicocele: si tratta di una dilatazione varicose delle vene dello scroto (lil sacco cutaneo che contiene i testicoli) che provoca l’aumento della temperatura del testicolo. L’aumento delle temperatura anche di un solo grado interferisce con la produzione di spermatozoi che sono molto sensi bili al calore (necessitano infatti di una temperatura inferiore a quella corporea e per questo motivo sono posti, evolutivamente, all’estero del corpo maschile).
b) Criptorchidismo: è la mancata o incompleta discesa dei testicoli nello scroto. E’ un difetto congenito che compromette la produzione di spermatozoi.
c) Infezioni: le infezioni cronicizzate possono causare il restringimento parziale o totale dei dotti deferenti. I dotti deferenti sono i canali che collegano l’epididimo (che è una specie di serbatoio dove si raccolgono gli spermatozoi che si sono formati nel testicolo) all’uretra (che è il canale che collega la vescica al pene) per il trasporto del liquido seminale dai testicoli fino al pene. Se i dotti deferenti sono ostruiti, viene impedito il passaggio degli spermatozoi nel pene per l’emissione all’esterno durante l’eiaculazione.
d) Insufficienza ormonale: la produzione di spermatozoi è regolata da ormoni specifici. Se la quantità di ormoni non è sufficiente i testicoli non saranno stimolati a b bastanza e la produzione di spermatozoi non sarà adeguata (questa condizione viene definita ipogonadismo ipogodadotropo).
e) anomalie genetiche: esistono delle anomali genetiche che causano una scarsa o nulla produzione di spermatozoi (si definisce azoospermia l’assenza di spermatozoi e oligospermia la quantità insufficiente di spermatozoi). In particolare la mancanza di alcuni geni sul cromosoma maschile Y (un cromosoma è un organulo presente nelle cellule formato da diversi geni) è causa di insufficiente produzione di spermatozoi (questa condizione è definita microdelezione del cromosoma Y).
f) fattori immunologici: si verifica nel caso in cui l’organismo maschile produce anticorpi anti-spermatozoo. Anche l’organismo femminile però può produrre anticorpi antispermatozoo: gli spermatozoi sono attaccati dagli anticorpi non appena entrano in contatto con il muco cervicale (muco presente nel collo dell’utero).
Esiste una certa percentuale di coppia in cui entrambi soffrono una condizione di infertilità (fattore sia maschile che femminile), o in cui la coppia presenta una infertilità cosiddetta idiopatica, una infertilità cioè cui non si riesce ad attri buire una causa accertata.
Esistono delle regole d’oro per proteggere la fertilità?
I “buoni consigli” per proteggere la fertilità, si riferiscono in gran parte allo stile di vita e alla scelta di non rimandare troppo la decisione di avere un figlio. Come sottolineato anche nella nostra campagna informativa, occorre:
a) proteggere la propria salute: l’infertilità dipende in ugual misura dall’uomo e dalla donna. Le cause sono spesso patologie prevenibili e comunque facilmente curabili se affrontate tempestivamente.
b) non aspettare troppo tempo: dopo i 30 anni per la donna e dopo i 40 per l’uomo, peggiora la qualità genetica di ovociti e spermatozoi.
c) stare attenti alle infezioni: una banale infezione, se trascurata, può portare a conseguenze irreversibili per la fertilità.
d) alimentarsi in modo corretto: un eccesso o una forte diminuzione del peso corporeo possono compromettere la fertilità.
d) non fumare e non usare sostanze stupefacenti o ana bolizzanti:l’assunzione di alcune droghe, anche in modo saltuario, può interferire con la normale produzione di ormoni e nuocere alla fertilità. Gli anabolizzanti usati per aumentare la massa muscolare possono danneggiare per sempre la fertilità
f) controllarsi regolarmente dal medico: non trascurare la tua salute sessuale, consulta il tuo medico e fai un controllo presso un consultorio o uno specialista.

Dopo quanto tempo si può parlare di infertilità?
Secondo le definizioni adottare dalla comunità scientifica internazionale, una coppia viene definita infertile dopo 12/24 mesi di rapporti mirati non protetti che non hanno portato ad una gravidanza.
Se una coppia si accorge o anche sospetta di essere infertile, deve al più presto rivolgersi ad uno specialista. Perdere tempo è controproducente sia nel caso in cui sia possibile intervenire con una terapia adeguata, sia nel caso in cui sia necessario ricorrere alle tecniche di PMA.
Quale è il percorso diagnostico per l’accertamento dell’infertilità?
Indicativamente, il percorso diagnostico che viene eseguito comprende, in linea di massima oltre alla prima visita e la consulenza specialistica, le seguenti indagini. Lo specialista però può ritenere necessarie indagini ulteriori o più specifiche in base al profilo della coppia:
Per lui:
a) spermiogramma (esame del liquido seminale per valutarne la capacità fecondante)
b) spermiocoltura (esame del liquido seminale per valutare la presenza di agenti infettivi)
c) dosaggi ormonali (per valutare la presenza di evenutalideficit ormonali)
d) indagini genetiche (per valutare la presenza di anomalie genetiche)
Per lei:
a) isterosalinografia (per controllare lo stato delle tu b e)
b) ecografia delle ovaie (per valutare la quantità di ovociti presenti)
c) dosaggi ormonali
d) indagini genetiche
e) ricerca di agenti infettivi (ad esempio tampone vaginale)
Esiste una infertilità psicologica?
Alcuni specialisti ritengono, in base all’esperienza maturata negli anni, che dietro alcune infertilità “inspiegate” si celi, in realtà, un fattore psicologico. Si tratta come è evidente di un’ipotesi particolarmente difficile da verificare, ma proba bilmente non del tutto infondata. E’ invece certo che l’infertilità e il fallimento ripetuto dei cicli di PMA provochi stress e disagio. In ogni caso è opportuno rivolgersi ad uno specialista. Con lui è possi bile valutare se opportuno o meno, anche in base all’età della donna, ricorrere alle tecniche di PMA (o anche in alcuni casi associare un trattamento psicoterapico).

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