Allarme Morbillo, 400 casi a giugno 370% in più di contagio rispetto a un anno fa

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E’ quanto emerge dai dati del 16esimo Bollettino settimanale del’Iss, nato per monitorare e descrivere in modo tempestivo l’epidemia del virus in corso nel nostro Paese da gennaio 2017

Il morbillo continua a spaventare il nostro Paese, tanto che dall’inizio dell’anno in Italia si sono verificati 3.501 casi di morbillo e 2 decessi. Di questi 192 hanno riguardato neonati sotto l’anno di vita e due hanno portato alla morte i piccoli malati.

I dati sono dell’ultimo bollettino settimanale (aggiornato al 25 giugno) a cura del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore della sanità (Iss). Dei 3.501 casi il 89% non era vaccinato, il 6% lo era ma con una sola dose. Il 35% aveva almeno una complicanza (diarrea nel 21,9% dei casi, nel 18,5% stomatite, nel 12,2% congiuntivite), il 41% è stato ricoverato e il 22% in pronto soccorso.

I casi di morbillo tra gli operatori sanitari sono stati 255 e l’età media di 27 anni. I dati emergono dall’ultimo bollettino sul morbillo in Italia elaborato dal Sistema di sorveglianza integrato Morbillo e Rosolia dell’Istituto superiore di Sanità. In merito all’età, nel 56% dei casi il morbillo ha riguardato la fascia d’età compresa tra i 15 e i 39 anni, nel 17% persone con età inferiore ai 39 anni e nel 12% la fascia tra 1-4 anni.
Il precedente bollettino (aggiornato al 18 giugno), riportava in tutto 3.074 casi, ma i circa 150 in più non si sono tutti verificati nell’ultima settimana. “I casi che si aggiungono ogni settimana al totale – si legge sul portale del Ministero – non sono solo i casi effettivamente insorti, ma anche quelli che sono stati inseriti in ritardo” e “che si riferiscono a persone che hanno manifestato i sintomi nelle settimane precedenti”. Inoltre, si tratta, non di tutti i casi verificatisi, bensì solo di quelli arrivati a conoscenza delle autorità. Nei primi sei mesi del 2017, sono stati 246 i casi tra gli operatori sanitari, cioè una categoria particolarmente a rischio di contagiare persone che presentano un sistema immunitario indebolito. Quasi tutte le Regioni (18 su 21) hanno segnalato casi, ma il 90% proviene da: Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia. Le complicanze più di frequenti sono state diarrea, stomatite, congiuntivite, polmonite, epatite e insufficienza respiratoria.

Non dovrebbe succedere, eppure accade: si muore ancora per il morbillo. Ha combattuto fino all’ultimo, la piccola di 9 anni, residente a Latina, che lo scorso 29 aprile è deceduta all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma in seguito alle complicanze provocate dal virus della malattia infettiva esantematica. La bambina, affetta da una grave patologia genetica di tipo cromosomico – con seguente ritardo psicomotorio -, non era stata vaccinata contro il virus.

VACCINAZIONE CONTRO IL MORBILLO
• MODALITÀ’ DI TRASMISSIONE E PERIODO DI CONTAGIOSITA’.
• LA MALATTIA.
• PREVENZIONE NEI CONTATTI.
• PERCHE’ E’ OPPORTUNO VACCINARE TUTTI I NUOVI NATI.
• IL RUOLO DELLE STRUTTURE SANITARIE.
• IL VACCINO.
• LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI
• IL MORBILLO (FORMATO PPT)
Il morbillo è una malattia acuta infettiva e contagiosa causata da un virus, caratterizzata da febbre maggiore di 38,5°C, tosse, rinocongiuntivite, esantema di tutto il corpo e macchioline caratteristiche della mucosa interna delle guance.
Ha un periodo di incubazione variabile dagli 8 ai 14 giorni.

• MODALITÀ’ DI TRASMISSIONE E PERIODO DI CONTAGIOSITA’.
La malattia è causata da un Paramyxovirus che infetta esclusivamente l’uomo ed alcune scimmie. La malattia si trasmette da un soggetto infetto, tramite le piccole goccioline di saliva emesse parlando, starnutendo, tossendo, o tramite le secrezioni nasali: il virus penetra nel nuovo ospite attraverso le vie aeree e la congiuntiva; gli oggetti contaminati solo eccezionalmente possono essere veicolo di infezione.
Le epidemie si realizzano di solito in inverno e primavera. La sorgente di infezione è rappresentata dai soggetti infetti da 5 giorni prima a 5 giorni dopo la comparsa dell’esantema. Negli anni passati, prima delle campagne di vaccinazione contro la malattia, colpiva soprattutto i bambini dai 4 agli 8 anni di età; oggi in Italia, in presenza di un’ampia, ma non ancora sufficiente copertura vaccinale, colpisce in prevalenza gli adolescenti di 16 – 18 anni non vaccinati o non rispondenti al vaccino.
• LA MALATTIA.
Periodo prodromico: dura circa 3 giorni ed è caratterizzato dalla comparsa di piccole macchioline bianche, contornate da un alone di arrossamento, in corrispondenza della mucosa orale vicina ai molari inferiori, che scompaiono in circa 18 ore (macchie di Koplik); compare, inoltre, febbre crescente fino a superare i 38,5°C, tosse secca e rinocongiuntivite.
Periodo esantematico: dura circa 7 giorni ed è caratterizzato dalla comparsa di macule rilevate e rossastre, dapprima alla regione dietro alle orecchie, parte alta della fronte e attaccatura dei capelli; in 1 – 2 giorni queste macule si estendono al volto, collo, tronco ed arti; arrivate ai piedi, si attenuano nello stesso ordine a partire dal capo.
Complicanze: otite media, broncopolmonite, laringotracheobronchite e diarrea (più frequenti nei bambini piccoli). L’encefalite acuta (grave complicanza infettiva del cervello) colpisce circa un soggetto ogni 1000 malati. Alcune complicanze possono portare al decesso, che si verifica soprattutto nei bambini di età inferiore ai 5 anni e nei soggetti con disturbi immunitari. La Panencefalite Subacuta Sclerosante è una rara complicanza degenerativa del Sistema Nervoso Centrale, caratterizzata da deterioramento comportamentale e intellettivo e da convulsioni, che si sviluppa molti anni dopo il morbillo e che, grazie alla riduzione dei casi della malattia dovuta alla vaccinazione, è praticamente scomparsa.
• PREVENZIONE NEI CONTATTI.
Il vaccino antimorbillo, se somministrato entro le 72 ore dall’esposizione, può prevenire o attenuare lo sviluppo della malattia; dopo le 72 ore e fino a 6 giorni, alcuni Autori suggeriscono la somministrazione del siero antimorbilloso, segnatamente per i soggetti nel primo anno di vita e i soggetti con riduzione delle difese immunitarie.
• PERCHE’ E’ OPPORTUNO VACCINARE TUTTI I NUOVI NATI.
L’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è quello di vaccinare contro il morbillo almeno il 95% dei nuovi nati. Perché il 95%? Perché si è visto che, quando gli immuni contro la malattia raggiungono in un certo territorio questa percentuale, il virus non riesce più a circolare, trovando continuamente un “terreno ostile” lungo la sua strada; viceversa, se la percentuale di vaccinazione è minore, dell’80% ad esempio, ogni classe di nuovi nati aggiunge ogni anno un 20% di suscettibili al totale della popolazione presente, finchè si raggiunge una percentuale critica di indifesi che favorisce l’insorgenza dell’epidemia, che colpisce, in genere, i gruppi dove ci sono le maggiori probabilità di contatto e dove si sono accumulati i suscettibili (ragazzi di 15 – 19 anni di età). In presenza, invece, di una diffusa copertura vaccinale di almeno il 95% per più anni, la difficoltà di circolazione del virus, può portare alla sua eradicazione, il che significa che il virus non esiste più: se tale obiettivo venisse raggiunto, probabilmente i nostri nipoti non dovranno più essere vaccinati contro il morbillo, proprio perché l’agente causale sarà stato distrutto definitivamente.

• IL RUOLO DELLE STRUTTURE SANITARIE.
Le Aziende Sanitarie del Friuli – Venezia Giulia da anni stanno portando avanti iniziative volte al raggiungimento degli obiettivi sopra citati: oltre all’offerta attiva del vaccino ai nuovi nati ed ai dodicenni suscettibili, su indicazione della Direzione Regionale della Sanità, si è iniziato un complesso lavoro di arruolamento di tutte le classi di nati dal 1983 in poi, da completare in tre anni, per verificare in questi soggetti la suscettibilità alla malattia e, qualora presente, offrire loro attivamente il vaccino. Tutto questo, per far raggiungere all’intera popolazione fino ai vent’anni di età una ragionevole percentuale di immuni, onde scongiurare il possibile insorgere di una epidemia in presenza di una quota di suscettibili, che, nella nostra regione è ancora elevata.
Non dimentichiamo che nel periodo primavera – estate del 2002 si è verificata un’importante epidemia di morbillo nell’Italia centrale e meridionale gravata, purtroppo, da almeno 6 decessi.
• IL VACCINO.
Il vaccino è costituito da un ceppo particolare, vivo, coltivato in embrione di pollo e reso innocuo. E’ disponibile in formulazione singola o associato ai vaccini contro la rosolia e contro la parotite. Viene somministrato per iniezione sottocutanea. Può essere somministrato contemporaneamente ad altri vaccini. La vaccinazione non è pericolosa per individui già immuni.
Si raccomanda la somministrazione di due dosi: la prima all’età di 12 – 15 mesi, la seconda all’età di 5 – 6 anni o all’età di 11 – 12 anni. La prima dose viene somministrata ad una età in cui gli anticorpi materni contro il morbillo possono essere ancora presenti, ma a concentrazioni così basse che difficilmente interferiscono con l’attecchimento del vaccino; per contro, l’obiettivo è quello di proteggere i bambini dalla malattia in un’età in cui le complicanze ed i conseguenti decessi sono relativamente più frequenti. La prima dose determina una protezione del 95%; la seconda dose, più che un rinforzo dell’immunità, ha lo scopo di proteggere quel 5% di soggetti che non hanno risposto alla prima dose.
Se non vaccinati, o vaccinati con una sola dose, i bambini dovrebbero essere vaccinati entro i 12 anni di età. In ogni modo i soggetti suscettibili possono essere vaccinati a qualsiasi età. Tra i bambini grandi e i giovani adulti si continuano a registrare casi di morbillo: è quindi importante identificare e vaccinare gli adolescenti e gli adulti potenzialmente suscettibili.
Effetti indesiderati: il 5 – 10% dei vaccinati manifesta, dopo 6 – 12 giorni dalla vaccinazione, febbre elevata che dura 1 – 2 giorni (raramente fino a 5 giorni); nello stesso periodo il 5% manifesta lievi e transitori esantemi; questi problemi sono meno frequenti dopo la seconda dose.
E’ possibile una riduzione delle piastrine entro 2 mesi dalla vaccinazione, generalmente transitoria e ad andamento benigno una volta ogni 25.000 – 40.000 vaccinati.
In casi rarissimi (1 caso ogni milione di dosi somministrate) si assiste ad un interessamento del sistema nervoso centrale (encefalite od encefalopatia) dopo il vaccino; essendo, peraltro, la frequenza delle encefaliti occorse dopo il vaccino paragonabile alla frequenza delle encefaliti insorte in soggetti non vaccinati della stessa età, è ragionevole supporre che il vaccino non ne sia la causa, ma sia semplicemente precedente ad un evento che si sarebbe comunque manifestato.
Altrettanto rare sono le reazioni allergiche gravi (meno di un caso per milione di dosi somministrate) che possono essere anche mortali.
Come in ogni caso di febbre nel secondo anno di vita, i bambini predisposti a convulsioni febbrili possono presentarne dopo la vaccinazione, che sono, nella maggior parte dei casi, benigne, non evolutive e prevenibili con la semplice somministrazione di paracetamolo (1 caso ogni 3.000 dosi somministrate).
Il vaccino del morbillo non è associato ad un aumentato rischio di autismo o di malattie infiammatorie.
Rare sono le reazioni allergiche (riferire ai sanitari vaccinatori precedenti allergie all’antibiotico neomicina, alla gelatina e a vaccinazioni precedenti) e consistono abitualmente in macchioline rilevate od orticaria nel sito di inoculo; i bambini allergici all’uovo hanno un basso rischio di reazione anafilattica verso il vaccino contro il morbillo.
Va riferita al sanitario vaccinatore la somministrazione di sieri o trasfusioni di sangue nei 3 – 6 mesi precedenti, perché ciò può interferire con l’efficacia vaccinale.
I pazienti con disturbi dell’immunità o che assumono farmaci che la deprimono (ad es. cortisonici), devono essere valutati dal medico in merito all’opportunità della vaccinazione.
II vaccino è controindicato in gravidanza e le donne in età fertile non devono concepire nei 30 giorni successivi alla vaccinazione (tre mesi se vengono vaccinate con il vaccino associato contro morbillo, parotite e rosolia).

• LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI
Mio figlio di 18 anni si è ferito una settimana fa ed è stato sottoposto in Pronto Soccorso a
profilassi con siero antitetanico; non avendo mai fatto il vaccino contro il morbillo, vorrebbe vaccinarsi nei prossimi giorni: può farlo?
No, deve attendere almeno 3 mesi dalla somministrazione del siero antitetanico, perché questo, essendo di origine umana, contiene anche una piccola quantità di anticorpi contro il morbillo che possono interferire con la sopravvivenza e l’attecchimento del vaccino vivente ed attenuato.
Il mio bambino è allergico alle proteine dell’uovo: può fare il vaccino contro il morbillo?
Il vaccino del morbillo viene coltivato su colture cellulari di uova embrionate di pollo e non contiene significative quantità di proteine che possono avere una reazione crociata con le proteine dell’albume dell’uovo: per questo motivo i bambini allergici all’uovo hanno un basso rischio di reazione anafilattica verso i vaccini del morbillo; ciò nonostante è sempre opportuno consultare il pediatra per un’attenta valutazione del rapporto rischi-benefici.
E’ pericoloso vaccinare contro il morbillo il mio bambino quando è in corso un’epidemia della malattia?
Non solo non è pericoloso, ma è, anzi, indicato vaccinare i soggetti suscettibili entro tre giorni dal contatto con i casi contagianti.
Non sono certa che mio figlio abbia avuto il morbillo: nell’ipotesi che abbia già avuto la malattia, è pericoloso vaccinarlo?
No, non è pericoloso vaccinarlo: se ha già avuto la malattia e viene vaccinato, il vaccino si comporta allo stesso modo di ciò che avviene spontaneamente in natura; i soggetti immuni che hanno superato il morbillo, quando vengono a contatto con altri casi contagianti, non fanno altro che incrementare le loro difese contro la malattia, esattamente come avviene in un soggetto che abbia contratto il morbillo molti anni prima e che venga vaccinato.
E’ vero che il vaccino può determinare la comparsa del morbillo?
No, il vaccino è costituito da un particolare ceppo virale del morbillo attenuato e reso innocuo; non è possibile la comparsa della malattia, ma, in una modesta percentuale di casi, dopo 6 – 12 giorni può comparire febbre elevata con lievi e transitori esantemi, sintomi che abitualmente si risolvono in 1 – 2 giorni.
Mio figlio ha dovuto assumere per diverso tempo dosi elevate di cortisonici: quanto tempo deve trascorrere dall’interruzione della terapia per essere vaccinato?
Se non è affetto da altre alterazioni immunitarie, è buona norma attendere almeno un mese: in ogni caso è sempre opportuno chiedere il consiglio del medico curante.
Mi è stato riferito che il vaccino ha tra le sue complicanze l’encefalite? Sono preoccupato da tale evenienza: mi può fornire qualche dato in merito?
Si è osservata la comparsa di un’encefalite una volta ogni milione di dosi di vaccino somministrate; il morbillo naturale determina la comparsa di un’encefalite una volta ogni mille malati: i soggetti suscettibili che si vaccinano corrono un rischio mille volte inferiore di contrarre l’encefalite morbillosa rispetto ai non vaccinati.
E’ vero che il soggetto vaccinato di recente può trasmettere il vaccino morbilloso alle persone vicine?
No, pur essendo un vaccino vivente, esso non è in grado di trasmettersi dal soggetto vaccinato al soggetto non vaccinato.

La notizia sul decesso è stata diffusa soltanto ieri ma in un attimo ha riacceso il dibattito, dividendo favorevoli e detrattori, sulla necessità e l’obbligo delle vaccinazioni soprattutto in una Regione come il Lazio che detiene, in merito all’aumento dei casi di morbillo, un triste primato: stando all’ultimo bollettino diramato dal ministero della Sanità lo scorso 20 giugno, infatti, i casi di morbillo in Italia sono arrivati, da inizio anno, a 3.074 (nel 2016 la soglia di fermava a 478). Di questi, 979 (quasi il 32%) ricade proprio nel Lazio che risulta essere la prima regione italiana per numero di contagi. Tra l’altro, a Latina nei mesi scorsi i sanitari dell’ospedale Santa Maria Goretti registrarono un aumento vertiginoso di casi di morbillo tanto che il dirigente del reparto di Malattie infettive, Claudio Mastroianni, non esitò a parlare di «vera epidemia».

L’ultimo caso, purtroppo conta la morte di una bambina di soli nove anni. Tutto è iniziato lo scorso 14 aprile quando la piccola inizia ad accusare i primi sintomi della malattia: febbre molto alta e congiuntivite. I genitori, cinque giorni più tardi, decidono di ricoverarla al

Bambino Gesù senza transitare per il polo ospedaliero di Latina. Le analisi di laboratorio accertano, il 26 aprile, che la piccola è stata colta dal virus ma ogni intervento o somministrazione di farmaci nel reparto di Terapia intensiva risulta vano.

I medici, pur tentando di tutto, ne accertano la morte il 29 aprile in seguito a una serie di complicanze sull’apparato respiratorio e neurologico. Se la piccola fosse stata vaccinata, si sarebbe salvata? La domanda rimbalza con la violenza di un boomerang e stringente si fa il bisogno di avere una risposta chiara. «Sicuramente – spiega il primario del reparto di Pediatria dell’ospedale pediatrico romano alle pendici del Gianicolo nonché presidente della Società italiana di Pediatria, Alberto Villani – se la piccola fosse stata vaccinata, non avrebbe contratto il virus; interessata da una patologia cromosomica, il virus del morbillo si è propagato con virulenza».

Non è chiaro se la famiglia della piccola avesse deliberatamente deciso di non vaccinare la figlia per un timore relativo proprio alla condizione clinica della piccola. «In realtà – aggiunge Villani – sopratutto nei soggetti più fragili e vulnerabili come in questo caso, è fondamentale vaccinare: in Italia la cultura che si ha nei confronti delle vaccinazioni deve cambiare». Giusto un’analisi: se un bambino sano contrae una malattia come il morbillo, ha un fattore di rischio di contrarre poi l’encefalite ogni 1.000 casi e di avere il decesso ogni 3.000. Nei bimbi con situazioni complesse questo rischio diventa 4-5 volte maggiore.

Al Bambino Gesù fino ad oggi si sono registrati 130 casi di morbillo, due dei quali sfociati in encefaliti: «Lo scorso anno – puntualizza il primario – la quota si fermava a 5». Clinicamente, e sono gli esperti a confermarlo, la vaccinazione “MPR” contro il morbillo, la parotite e la rosolia (solitamente divisa in due dosi, la prima da fare entro il 13esimo mese di vita e il richiamo dopo cinque anni) non comporta rischi per bambini che hanno patologie cromosomiche come quella della piccola di Latina.

Impossibile vaccinare, invece, piccoli sottoposti a trapianto o «curati con terapie immunosoppressive, bambini con il morbo di Crohn o affetti dalla rettocolite ulcerosa che durante il periodo di terapia – conclude Villani – non possono e non devono essere vaccinati». Dallo scorso 8 giugno – bene ricordare – è in vigore il decreto firmato dal ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, sulle vaccinazioni: il testo prevede la somministrazione obbligatoria di 12 vaccini. Tra cui quello contro il morbillo. Soltanto il Veneto ha annunciato il ricorso alla Corte costituzionale contro il provvedimento.

L’ultimo numero dell’infografica settimanale pubblicata dal Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità riporta che in Italia al 23 maggio 2017 sono stati segnalati al Sistema di Sorveglianza Integrata Morbillo e Rosolia 2.581 casi di morbillo. Il 40% è stato ricoverato ed il 15% ha richiesto una visita nel pronto Soccorso; complicanze nel 34% dei casi, encefalite nello 0.1%, nessun decesso; l’89% degli ammalati non erano vaccinati, il 7% vaccinati con una sola dose; età mediana 27 anni.; 215 casi (8,3%) fra gli operatori sanitari.

Questi dati meritano una riflessione

La trasmissione nosocomiale è oggi responsabile di un elevato numero dei casi di morbillo identificati durante una epidemia (fino anche al 45%), ed in particolare nei paesi in cui l’incidenza della malattia si è ridotta . I fattori di rischio evidenziati nelle recenti epidemie sono rappresentati dal contatto di un ammalato con soggetti non immuni (operatori sanitari o altre persone), dal ritardo nella diagnosi di morbillo e nella attivazione delle opportune misure di controllo delle infezioni .

Il morbillo è una delle malattie infettive più contagiose, con un tasso netto di riproduzione (R0) compreso tra 12 e 18 : il 90% delle persone non immuni che entrano in contatto con un ammalato svilupperà la malattia. Il virus viene trasmesso per contatto diretto mediante goccioline, o con diffusione aerea quando una persona infetta respira, tossisce o starnutisce, e può rimanere nell’aria o sulle superfici fino a due ore: un individuo suscettibile può quindi essere infettato anche quando l’ammalato non è più presente nell’ambiente.

Le persone infette possono diffondere il morbillo da 4 giorni prima a 4 giorni dopo la comparsa dell’esantema , e cioè anche in un periodo in cui la malattia non viene ancora sospettata: è così possibile che un ammalato arrivi in un Ospedale in una fase in cui i segni clinici non sono ancora evidenti, ma è già in grado di trasmettere la malattia ai soggetti non immuni con i quali entra in contatto, dagli operatori sanitari che lo assistono alle altre persone presenti nel Pronto Soccorso o nei reparti, ai visitatori, etc. Fra questi vi possono essere anche soggetti ad elevato rischio di sviluppare complicanze della malattia, come gli immunodepressi, i bambini, e le donne in gravidanza.

Inoltre, negli ultimi anni il morbillo sta colpendo maggiormente gli adulti che i bambini, e negli Ospedali generali le procedure di triage raramente considerano i rischi infettivi derivanti dagli ammalati in fase prodromica . Ciò può portare al ricovero di pazienti potenzialmente affetti da morbillo senza che si adottino le misure di controllo delle infezioni.
La sala di attesa del Pronto Soccorso, dove stazionano i pazienti ed i loro familiari in attesa del triage o del ricovero, costituisce un punto critico.

La possibilità di contagio del morbillo è superiore a quella delle altre infezioni trasmesse per via aerea, come la tubercolosi e l’influenza, e le persone suscettibili possono infettarsi dopo un tempo di esposizione relativamente breve. Il rischio è tanto più elevato quanto maggiore è il tempo di contatto con una persona infetta, e quanto maggiore è l’affollamento: ridurre i tempi di attesa ed il numero degli individui presenti in una sala di attesa è importante quanto l’installazione di costose attrezzature per la ventilazione ed il ricambio dell’aria.

E’ altresì importante che negli Ospedali Generali senza PS Pediatrico vi siano sale di attesa separate per adulti e per bambini, ed in tutti gli Ospedali sale di attesa per soggetti potenzialmente affetti da infezioni trasmissibili.

Tutto ciò evidenzia l’importanza del rispetto delle misure di controllo delle infezioni nell’Ospedale, ed in particolare nel Pronto Soccorso, ma la principale misura per prevenire la trasmissione nosocomiale del morbillo è rappresentata dalla vaccinazione degli operatori sanitari suscettibili: un operatore sanitario suscettibile che si espone al morbillo mette a rischio se stesso, i pazienti che assiste e gli altri operatori.

Il Piano Nazionale di Eliminazione Morbillo e Rosolia congenita 2010-2015  raccomanda di offrire la vaccinazione MPR agli operatori sanitari al momento dell’assunzione, di verificare lo stato immunitario nei confronti del morbillo (documentazione scritta di avvenuta vaccinazione o malattia) degli operatori già assunti e di vaccinare i soggetti suscettibili. Bisogna evitare che nelle aree del Pronto Soccorso prestino la loro attività soggetti non immuni (operatori sanitari, studenti in medicina, specializzandi, volontari, etc.).
In ogni struttura ospedaliera devono essere disponibili protocolli e linee guida per il controllo delle infezioni, con un costante aggiornamento sulla loro epidemiologia. Il personale addetto al triage deve ricevere una formazione sul precoce riconoscimento delle malattie infettive ad elevata contagiosità. Le misure di controllo da adottare in un Dipartimento di Emergenza includono:

1. il mantenimento di un elevato livello di consapevolezza tra il personale sanitario della possibilità di trasmissione del morbillo in ambito nosocomiale;
2. l’esclusione dal lavoro degli operatori sanitari suscettibili esposti nel periodo d’incubazione;
3. l’immediato isolamento dei casi sospetti che si presentano al Pronto Soccorso o in qualsiasi area di attesa ambulatoriale;
4. la ricerca dei contatti che potrebbero essere stati contagiati nelle sale d’attesa;
5. l’offerta della vaccinazione post-esposizione ai contatti suscettibili;
6. il rafforzamento della sorveglianza sui casi acquisiti in ospedale.

Per proteggere i vostri lattanti, sia l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) sia i medici raccomandano ai genitori la vaccinazione contro il morbillo.
Il morbillo è una malattia infettiva altamente contagiosa che può causare gravi complicazioni soprattutto ai bambini piccoli ma anche agli adulti. Alle madri e ai padri non protetti contro il morbillo (nessuna vaccinazione o malattia non ancora contratta) si raccomanda di farsi vaccinare per proteggere se stessi ed i propri bambini piccoli – visto che generalmente sono vaccinati solo a partire dal dodicesimo mese di vita.
Rischi per lattanti e donne in gravidanza in caso di morbillo
Per i lattanti, in caso di infezione da morbillo, vi è il rischio elevato di complicazioni e il tasso di ospedalizzazioni è relativamente alto. Anche se i bambini piccoli normalmente guariscono senza problemi, la malattia in casi rari può avere esiti letali – nella maggior parte dei quali a seguito di una polmonite. Molto raramente il virus, dopo la guarigione, permane nel cervello del bambino provocando anni dopo un’encefalite dall’esito sempre letale. Se una donna incinta si ammala di morbillo, il rischio di contrarre una polmonite aumenta. Un’infezione contratta durante la gravidanza può causare un aborto spontaneo, un parto prematuro o la nascita di un bambino sottopeso.

Ciò che possono fare i genitori
Con una vaccinazione i genitori proteggono sé stessi e il loro bambino da possibili gravi conseguenze dell’infezione da morbillo. Nel caso del morbillo si tratta di vaccini virali vivi attenuati. I virus attenuati somministrati con la vaccinazione sono fortemente indeboliti, perciò le difese immunitarie sono attivate senza che insorgano la malattia o le sue complicazioni. Generalmente gli eventuali effetti secondari della vaccinazione sono deboli e molto meno pericolosi della malattia. La vaccinazione completa protegge quasi sempre per tutta la vita.

Raccomandazioni di vaccinazione per adulti
♦ Vaccinazioni di recupero per le persone nate nel 1964 o più tardi che non sono state vaccinate due volte e che non hanno ancora contratto il morbillo; chi desidera un figlio dovrebbe farsi vaccinare preferibilmente prima della gravidanza.
Per precauzione le donne incinte non dovrebbero farsi vaccinare: ma se cionostante dovessero farlo, non vi è motivo d’interrompere la gravidanza. La vaccinazione può essere recuperata subito dopo il parto.
Raccomandazioni di vaccinazione per lattanti
In generale: la prima dose al 12° e la seconda tra il 15° il 24° mese d’età.
Bambini custoditi in strutture collettive: la prima dose al 9° mese e la seconda tra il 12° e il 15° mese d’età.
In caso di epidemia: la prima dose a partire dal 9° mese e la seconda tra il 12° e il 15° mese d’età.
In caso di contatto diretto con una persona malata: prima dose a partire dal 6° mese d’età e due ulteriori dosi se la prima è stata somministrata prima del compimento del 9° mese d’età.

Situazione in Romania
Il Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (European Centre for Disease Prevention and Control – ECDC) di Stoccolma, nell’ultimo report sull’andamento del morbillo nell’Unione Europea (EU), pubblicato lo scorso 3 Marzo 2017 (Risk of spread of measles to and sustained transmission in EU/EEA countries related to an ongoing outbreak in Romania and the epidemiological situation of measles in the EU/EEA, disponibile all’indirizzo web: http://ecdc.europa.eu/en/publications/ layouts/forms/Publication DispForm.aspx?List=4f55ad51-4aed- 4d32-b960-af70113dbb90&ID=1653), ha rilevato che da febbraio 2016 si è registrato un incremento di casi di morbillo in Romania: infatti, al 17 febbraio 2017 sono stati riportati complessivamente 3.071 casi, 2.341 dei quali da ottobre 2016.

I casi sono tutti confermati in laboratorio o con link epidemiologico a casi confermati, e sono stati segnalati da 36 distretti. Il maggior numero dei casi si è verificato nei distretti di Caras Severin (n=703), Arad (n=617) e Timis (n= 566). Ad oggi sono stati riportati 16 decessi in soggetti immunocompromessi o con altre patologie concomitanti.
La maggior parte dei casi riguarda bambini al di sotto di 1 anno di età (n=549) e di età compresa tra 1-4 anni (n=1.247); di questi, il 96% era non vaccinato, 80 casi avevano ricevuto una sola dose di vaccino contro il morbillo e 33 casi due dosi.
II genotipo di morbillo identificato è il B3, che generalmente non circola in Romania (nei precedenti focolai era stato identificato il D4) ma che è stato individuato nel 2015 in alcuni Paesi dell’EU.

La bassa copertura vaccinale e l’insufficiente qualità della sorveglianza sono stati riconosciuti come i due fattori maggiormente responsabili dell’attuale situazione. Infatti, mentre nel 2000 le coperture vaccinali per la 1° e 2° dose erano > 95%, dal 2010 si è registrata una progressiva diminuzione della copertura vaccinale sia per la 1° dose, che nel 2015 ha raggiunto l’86%, sia per la 2° (secondo le ultime stime nazionale nel 2014 era dell’ 88%).
Per rispondere all’epidemia in corso, le autorità romene hanno avviato un piano d’azione che include una intensiva campagna di vaccinazione, con abbassamento dell’età di somministrazione della 1° dose del vaccino contro il morbillo dai 12 ai 9 mesi di età. È stato anche raccomandato di assicurarsi che tutti i bambini fino ai 9 anni di età vengano vaccinati secondo le indicazioni contenute nel Programma Nazionale di Immunizzazione. Dal 31 Gennaio 2017, i dati di copertura vaccinale mostrano che il 36% dei bambini ha ricevuto la 1° dose e il 31.6% dei bambini più grandi ha ricevuto la 2° dose.

Quadro europeo
Riguardo alla situazione nell’Unione Europea, dal 1° febbraio 2016 al 31 gennaio 2017, 30 Paesi che conducono la sorveglianza del morbillo hanno riportato 4.484 casi. Focolai di morbillo sono stati registrati nel 2016 in Francia, Irlanda, Inghilterra e Galles, Italia.
Attualmente, i focolai di morbillo stanno proseguendo in:
– Austria, dove si è registrato un considerevole aumento rispetto al 2016;
– Germania, dove il numero di casi, peraltro apparentemente sottostimato, a gennaio 2017 è aumentato quasi del 700% rispetto a gennaio 2016;
– Italia dove pure è stato rilevato un incremento dei casi di circa il 230%, passando da 220 casi riportati nel I trimestre 2016 a 700 casi al 13 marzo 2017.
Secondo i casi segnalati all’ECDC, dall’ 1 febbraio 2016 al 31 gennaio 2017, 8 Paesi dell’EU/EEA (Austria, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Spagna e Gran Bretagna) hanno segnalato 34 casi di morbillo probabilmente infettati in Romania, 30 dei quali da settembre 2016; inoltre, sono stati identificati ulteriori 63 casi di importazione da altri Paesi dell’EU/EEA e 169 importati da Paesi extra- EU/EEA.
Sono stati altresì identificati in Europa alcuni focolai epidemiologicamente correlati all’epidemia in Romania (Irlanda aprile-giugno 2016; Belgio dicembre-febbraio 2017; Austria dicembre-febbraio 2017).
Nel 2015, in base all’ultimo report dell’OMS, in 17 Paesi europei la copertura vaccinale contro il morbillo era circa del 95% (range: 85-99%) per la prima dose; in 8 Paesi la copertura per la 2° dose era intorno al 95% (range: 74-99%). Pertanto, la copertura vaccinale in molti Paesi EU/EEA è ancora non adeguata.

Valutazione del rischio per i Paesi europei
I progressi verso l’eliminazione del Morbillo nella Regione Europea dell’OMS vengono valutati da una Commissione Regionale di Verifica (RVC). Gli Stati Membri stanno registrando un costante progresso verso l’eliminazione: nell’ottobre del 2016, in occasione del 5° meeting della RVC, per 24 Paesi (15 dei quali EU/EEA) è stato dichiarato il raggiungimento dell’obiettivo di eliminazione del morbillo e ulteriori 13, di cui 9 EU/EEA, hanno dimostrato di avere interrotto la trasmissione endemica per un periodo inferiore ai 36 mesi, ovvero sono prossimi all’eliminazione.
La Commissione ha, invece, giudicato ancora “endemici”: Belgio, Francia, Germania, Italia, Polonia e Romania.
Secondo l’ECDC, l’epidemia in corso in Romania comporta un’alta probabilità di esportazione dei casi in molti Paesi EU/EEA in cui il rischio di trasmissione in aree “suscettibili” è molto alto, a causa della bassa copertura vaccinale – inferiore al 95% per la 1° e 2° dose.
Anche i Paesi con un’alta copertura vaccinale sono, comunque, a rischio per la presenza di soggetti suscettibili, in particolare:
– neonati (esiste un periodo finestra tra il calo degli anticorpi materni e la somministrazione della 1° dose di vaccino di durata variabile a seconda del calendario vaccinale);
– giovani e adulti non immuni, non raggiunti dalle campagne di catch-up;
– soggetti che, per ragioni mediche (per esempio trattamento immunodepressivo, chemioterapia, trapianto di organo) non possono ricevere un vaccino vivo attenuato e la cui protezione dipende interamente dall’immunizzazione della popolazione (heard immunity);
– la copertura vaccinale sub-ottimale in certe popolazioni è influenzata da tradizioni culturali, credenze religiose, paura degli effetti avversi dei vaccini o scarsa fiducia nelle istituzioni.

Conclusioni e Raccomandazioni
■ La vaccinazione è la sola misura preventiva efficace per difendersi dal morbillo. È, quindi, necessario potenziare i programmi di immunizzazione in atto, prevedendo, oltre alla vaccinazione routinaria dei nuovi nati, anche campagne di catch-up per il recupero dei soggetti suscettibili di tutte le età e la realizzazione di Iniziative Supplementari di Immunizzazione (SIA), facilitando e creando nuove opportunità di accesso alla vaccinazione.
■ La copertura vaccinale raccomandata a livello nazionale e sub-nazionale, necessaria ad assicurare l’interruzione della circolazione del virus è del 95% con 2 dosi di vaccino trivalente contro morbillo-parotite-rosolia. È opportuno identificare le aree geografiche con coperture più base dove realizzare specifiche azioni.
■ Una sorveglianza di alta qualità, con monitoraggio continuo e adeguata investigazione dei casi segnalati e identificazione dei contatti suscettibili, sono misure necessarie e imprescindibili per guidare gli interventi di Sanità Pubblica e contrastare la malattia.
■ La sorveglianza di laboratorio è essenziale per seguire la circolazione virale e ricostruire la catena di trasmissione.
■ Alla luce dell’attuale epidemia in Romania e della situazione epidemiologica complessiva del morbillo in Europa, coloro che vogliono intraprendere un viaggio verso la Romania, così come verso altre destinazioni in cui ci sia dimostrazione di circolazione del virus, ma non sono vaccinati con 2 dosi, sono esposti ad alto rischio di contagio.

• Identificare le coorti maggiormente suscettibili (a livello regionale e locale) e la strategia vaccinale più idonea per offrire attivamente 2 dosi a coloro che non sono mai stati vaccinati e 1 dose a chi ne ha già effettuata una (es. chiamata attiva dei diciottenni suscettibili legalmente idonei ad una decisione autonoma).
• Utilizzare le occasioni opportune per informare/promuovere/offrire la vaccinazione: altre vaccinazioni, certificazioni (iscrizione a società sportive, altre certificazioni), ricoveri, altre visite mediche.
• Invitare alla vaccinazione gli studenti di scuole superiori e università che non hanno evidenza documentata di pregressa vaccinazione, attraverso un testo informativo da distribuire al momento dell’iscrizione al primo anno.
• Offrire la vaccinazione agli operatori sanitari e scolastici al momento dell’assunzione; verificare lo stato immunitario degli operatori già assunti e informare/promuovere/offrire la vaccinazione ai soggetti suscettibili.
• Acquisire informazioni sulla presenza e numerosità dei gruppi di popolazione difficile da raggiungere (es. nomadi, Roma/Sinti) nel territorio della ASL e considerare le modalità più opportune per offrire attivamente la vaccinazione a questi soggetti (per es. interventi vaccinali presso i campi nomadi).
• Raccomandare la vaccinazione ai viaggiatori suscettibili che si recano in zone endemiche.
• Provvedere alla tempestiva segnalazione dei casi, secondo le modalità contenute nella Lettera circolare del 20 febbraio 2013 “Istituzione di un sistema di sorveglianza integrato per il morbillo e la rosolia alla luce del nuovo Piano Nazionale di Eliminazione del morbillo e della rosolia congenita 2010-2015”.

L’allerta morbillo però non riguarda solo l’Italia: colpiti dall’aumento dei casi anche Svizzera, Romania e Germania.

Il morbillo è una malattia virale infettiva che può causare complicazioni gravi, infermità permanenti e, in rari casi, addirittura la morte. Ma è anche una malattia che può essere eliminata in tutto il mondo se si riesce a interrompere definitivamente la sua trasmissione. Il virus, infatti, infetta solo le persone ed esiste uno strumento efficace e sicuro per prevenire la malattia: la vaccinazione. Gli Stati membri dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) regione Europa hanno dichiarato di voler eliminare il morbillo in Europa entro il 2015. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che almeno il 95 per cento della popolazione a partire dai due anni sia vaccinato con due dosi di vaccino. In paesi come la Finlandia, l’Australia, ma anche la totalità dei paesi dell’America del Nord e del Sud, che già eseguono campagne di vaccinazione a tappeto, il morbillo è diventato molto raro o è addirittura scomparso. La copertura vaccinale in Svizzera sta crescendo, ma raggiunge solo l’85 per cento circa (stato: 2012). Per ottenere una copertura vaccinale sufficiente, è necessario effettuare una vaccinazione di recupero degli adulti nati dal 1964 in poi. La vaccinazione di recupero è consigliata a tutti i soggetti non vaccinati o solo insufficientemente vaccinati che non hanno avuto il morbillo. In questo opuscolo vi esponiamo brevemente tutto ciò che occorre sapere sul morbillo e sulla vaccinazione, indicando come fare per proteggere sé stessi, i propri figli e il proprio entourage. Le persone non vaccinate costituiscono un pericolo per se stesse e per coloro che, a causa dell’età o per motivi medici, non possono sottoporsi alla vaccinazione. In questo senso, la vaccinazione contro il morbillo è anche un gesto di solidarietà che permette di tutelare le persone particolarmente vulnerabili in Svizzera e contribuisce a migliorare la salute nel mondo.

Cos’è il morbillo?

Il morbillo è una malattia virale infettiva che può essere contratta da persone non immuni di qualsiasi età. Negli adulti le complicazioni sono ancora più frequenti che nei bambini. Il virus del morbillo si trasmette attraverso colpi di tosse o starnuti (goccioline infette) o indirettamente tramite superfici contaminate. Alcuni giorni dopo il contagio compaiono i primi sintomi, simili a quelli dell’influenza: febbre, raffreddore, tosse persistente, ma anche irritazione degli occhi con ipersensibilità alla luce (fotofobia). Dopo un primo fugace abbassamento, la febbre riprende a salire rapidamente il quinto giorno; nel contempo, sul viso appaiono le tipiche macchie rosse (esantemi) che progressivamente si diffondono su tutto il corpo. Dal momento della guarigione clinica il sistema immunitario rimane indebolito ancora per alcune settimane. Non esiste un trattamento specifico per il morbillo, è solo possibile alleviarne i sintomi. In circa il 10 per cento delle persone che la contraggono, questa malattia causa complicazioni in parte gravi (7–9 % otite, 1–6 % polmonite, 0,6 % convulsioni febbrili, 0,1 % encefalite) che rendono necessario un ricovero in Il morbillo in breve ospedale. Malgrado l’ottima assistenza medica in Europa, un caso su circa 3000 ha un decorso mortale. Il morbillo, dunque, è una malattia da prendere sul serio che, dal momento della sua insorgenza, richiede una reazione immediata per impedirne la propagazione.

Il morbillo nel mondo

A livello planetario, il numero di decessi causati dal morbillo è sensibilmente diminuito grazie alle vaccinazioni. Nondimeno questa malattia rimane in tutto il mondo una delle principali cause di morte tra i bambini. Nel 2011, in Europa, oltre 32 000 persone sono state colpite dal morbillo, dieci casi hanno avuto un esito letale. L’Organizzazione mondiale della sanità e i suoi Stati membri sono attualmente impegnati per eliminare il morbillo in Europa. Un intento realizzabile solo a condizione che il 95 per cento della popolazione di ogni paese sia vaccinato. Nel 2000, il morbillo ha causato 548 000 decessi. Nel 2011, il morbillo ha mietuto 158 000 vittime, per la maggior parte bambini con meno di cinque anni, residenti nei paesi in sviluppo africani e asiatici.  Tra il 2000 e il 2011, grazie alla vaccinazione, il tasso di mortalità è diminuito del 71 per cento in tutto il mondo. L’eliminazione del morbillo permette di evitare ancora più decessi. Diversi paesi e continenti sono riusciti a debellare il morbillo: la Finlandia, ad esempio, ha registrato solo qualche raro caso dal 1996. Il continente americano (Nord e Sud) ha eliminato il morbillo dal 2002 e l’Australia dal 2008. Negli altri paesi scandinavi, nei paesi Bassi, in Portogallo, nella Repubblica Ceca, in Ungheria e in alcuni paesi asiatici come il Giappone, Taiwan e le isole del Pacifico meridionale l’eliminazione del morbillo è ormai imminente.

Il morbillo in Svizzera

Dall’introduzione della vaccinazione, i casi di morbillo sono sensibilmente di ­ minuiti, ma poiché la copertura vacci ­ nale della popolazione è ancora troppo bassa per fermare la diffusione di que ­ sto virus, lo scoppio di epidemie è una realtà ancora ricorrente. Nel 2012 in Svizzera sono stati dichiarati 65 casi, di cui per il 40 per cento si trattava di pa ­ zienti di età compresa tra i 10 e i 19 anni e per il 43 per cento di età superiore ai 20 anni. La situazione vaccinale era nota per 56 casi (86 % del totale): 8 di essi (14 %) avevano ricevuto una sola dose di vaccino contro il morbillo, 2 (4 %) due dosi e 46 (82 %) non erano stati vacci ­ nati. 12 (19 %) dei 64 pazienti per i quali sono disponibili informazioni dettagliate sono stati ricoverati. Nel 2011 sono stati dichiarati dieci volte più casi del 2012. Le cifre relative al morbillo in Svizzera: In Svizzera, in media l’85 per cento dei bambini di due anni è stato vaccina ­ to con due dosi di vaccino e il 93 per cento con almeno una dose. Queste percentuali variano sensibilmente da un Cantone all’altro. Il 77 per cento delle persone di età com presa tra i 20 e i 29 anni ha ricevuto due dosi di vaccino e il 93 per cento almeno una.

Un’ Europa senza morbillo entro il 2018!

Questo è l’obiettivo dichiarato dagli Stati membri della regione europea dell’Organizzazione mondiale della sa ­ nità (OMS), di cui fa parte anche la Sviz ­ zera. La diffusione del virus del morbil ­ lo può essere fermata se almeno il 95 per cento della popolazione è vacci ­ nato con due dosi di vaccino. I paesi dell’OMS regione Europa perseguono l’eliminazione del morbillo dal proprio territorio. «Eliminazione» significa che i casi di morbillo diventeranno molto sporadici e, grazie a un tasso di co ­ pertura vaccinale sufficientemente ele ­ vato e a misure di controllo dei focolai, non saranno più in grado di innescare un’epidemia. Viste le condizioni qua ­ dro internazionali, anche la Svizzera ha deciso di inserire questo obiettivo di co ­ pertura vaccinale nel programma nazio ­ nale di vaccinazione sostenuto dal Con ­ siglio federale e, in pratica, da tutte le organizzazioni mediche. L’eliminazione del morbillo in Svizzera e in Europa im ­ pedirà anche l’esportazione di questa malattia verso altri paesi.

Raccomandazioni di vaccinazione

In generale, si raccomanda di vaccinare i lattanti: a 12 mesi per la prima dose di vaccino e tra i 15 e i 24 mesi per la seconda (rispettando un intervallo minimo di un mese tra le due dosi). a partire dai 9 mesi se il bambino frequenta strutture di accoglienza collettiva (asili nido, madri diurne). La seconda dose dovrà essere somministrata tra i 12 e i 15 mesi. a partire dai 9 mesi in caso di epidemia o dai 6 mesi in caso di contatto con un malato. La vaccinazione dei bambini di età inferiore a sei mesi è sconsigliata, in quanto gli anticorpi materni sono ancora presenti e renderebbero inefficace la vaccinazione. Si consiglia una vaccinazione di recupero a tutte le persone nate dopo il 1964 in poi non (completamente) vaccinate o che non hanno mai avuto il morbillo.

Il vaccino

I primi vaccini contro il morbillo risalgono agli anni 1960. In Svizzera, dal 1985 si raccomanda la somministrazione di una vaccinazione combinata contro morbillo, parotite e rosolia (MPR). Il vaccino contiene virus attenuati di queste tre malattie, nonché sostanze che servono a stabilizzarlo e conservarlo (p. es. neomicina, lattosio, sorbitolo, mannitolo). Non contiene mercurio (tiomersale) e alluminio ed è privo di adiuvanti. Esiste pure un vaccino solo contro il morbillo.

Gli effetti indesiderati

Si conoscono bene gli effetti indesiderati della vaccinazione MPR utilizzata da più di 25 anni e anche quelli rari sono stati studiati a fondo. Come ogni vaccinazione, anche la MPR può causare una reazione locale di breve durata nel punto di inoculazione, contraddistinta da dolore, arrossamento e tumefazione. Nel 5–10 per cento dei casi, trascorsi tra i 7 e i 12 giorni, possono manifestarsi febbre, macchie rosse cutanee o un leggero rigonfiamento delle ghiandole salivari parotidi nella cavità orale. Sporadicamente, una febbre alta può provocare convulsioni febbrili e, ancora più raramente, la vaccinazione MPR può comportare una diminuzione temporanea del numero di piastrine. Effetti indesiderati gravi come l’encefalite (infiammazione del cervello) sono estremamente rari. A volte, nelle donne che si sottopongono alla vaccinazione dopo la pubertà, possono comparire dolori articolari transitori. Gli effetti indesiderati gravi della vaccinazione MPR sono nettamente meno frequenti rispetto alle complicazioni gravi del morbillo.

L’efficacia della vaccinazione Con la somministrazione di due dosi del vaccino MPR la copertura vaccinale contro il morbillo raggiunge il 95 per cento circa, quella contro la parotite supera il 90 per cento e quella contro la rosolia è del 98 per cento. Nella maggior parte delle persone completamente vaccinate la protezione dura per tutta la vita. Sono necessarie due dosi, poiché dopo la prima dall’1 al 10 per cento delle persone vaccinate non sviluppa una risposta immunitaria sufficiente per essere protetto, mentre con due dosi il numero scende al massimo al 5 per cento. La seconda dose permette quindi di sviluppare degli anticorpi protettivi alla maggior parte di coloro che non hanno risposto alla prima. I costi della vaccinazione MPR Per i bambini i costi della vaccinazione sono coperti dalle casse malati nel quadro dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. Per favorire i recuperi, la vaccinazione MPR è esente da franchigia fino al 2015 per tutti i nati dal 1964 in poi, il che significa che le casse malati si fanno carico dei costi, salvo l’aliquota a carico del paziente, che ammonta comunque a pochi franchi. Perché in Svizzera la copertura vaccinale della popolazione è insufficiente? La situazione è molto differente da un Cantone all’altro. Mentre alcuni di essi hanno praticamente raggiunto il 95 per cento di copertura vaccinale nei bambini di due anni di età con le due dosi di MPR necessarie per l’eliminazione del morbillo, altri sono fermi al 50 per cento. Ciò può essere attribuito alla variabilità delle implicazioni politiche e dei sistemi sanitari, ma anche a differenze culturali. Molto spesso si sente dire che il morbillo è benigno, benefico per lo sviluppo del bambino o che la vacci ­ nazione è responsabile di malattie gravi come il cancro, il diabete o l’autismo. Si tratta di voci infondate: la sicurezza dei vaccini è strettamente controllata a livel ­ lo nazionale e internazionale. Una parte delle mancate vaccinazioni è dovuta a dimenticanza. Per non perde ­ re più alcun appuntamento vaccinale, il sito www.lemievaccinazioni.ch mette a disposizione un libretto elettronico delle vaccinazioni.

Proteggere le persone che non possono essere vaccinate Vaccinandosi, oltre che se stessi si proteggono anche tutti coloro che non si possono far vaccinare per motivi medi ­ ci o perché sono troppo giovani. Inoltre il vaccino si rivela inefficace nel 5 per cento delle persone vaccinate. Vaccinarsi, quindi, significa anche compiere un gesto di solidarietà, sia verso le persone vulnerabili in Svizzera, sia verso il resto del mondo evitando l’esportazione del morbillo. Chi non dovrebbe farsi vaccinare contro il morbillo? Il vaccino non deve essere somministrato alle persone immunodepresse, a chi assume farmaci immunosoppressori (specialmente cortisone ad alto do ­ saggio) o sa di avere una forte allergia a un componente del vaccino. Le donne incinte per precauzione non dovrebbero farsi vaccinare contro il morbillo. Solidarietà con i più poveri L’Europa è responsabile dell’esportazione di numerosi casi di morbillo in tutto il mondo, in particolare verso quei paesi che hanno già eliminato questa malattia, vanificando così gli sforzi compiuti per raggiungere questo traguardo ed esponendovi la parte di popolazione non immunizzata (neonati, perso ­ ne immunodepresse). Nei paesi in cui la malnutrizione è molto diffusa e l’accesso alle cure mediche è limitato, ciò può avere conseguenze drammatiche. Eliminare il morbillo in Europa, quindi, significa anche tutelare le popolazioni meno privilegiate.

Perché il morbillo è una malattia altamente contagiosa Il morbillo è una malattia altamente contagiosa che si trasmette attraverso goccioline. Per contrarla è sufficiente trovarsi nel medesimo locale di una persona infetta che tossisce o starnutisce (già quattro giorni prima della comparsa degli esantemi). Anche nei casi in cui la malattia non presenta complicazioni il suo decorso è lungo e fastidioso. Non vi è una terapia specifica contro la malattia; si può solo alleviare i sintomi.

Per evitare complicazioni e decessi In circa il 10 per cento dei pazienti, il morbillo ha complicazioni serie che rendono necessario il ricovero in ospedale. Spesso viene riscontrata l’otite media (7–9 % dei casi) e la bronchite, in alcuni casi la polmonite (1–6 %) o l’encefalite virale (0,1 %). L’encefalite è un’infiammazione del cervello che richiede il ricovero in cure intense e può provocare danni permanenti o addirittura la morte. In Europa, i decessi dovuti a complicazioni del morbillo, soprattutto a polmoniti o encefaliti sono rari (in media un decesso su 1000 a 3000 casi notificati di morbillo). La rarissima panencefalite sclerosante subacuta (PESS), che può manifestarsi anni dopo aver contratto il morbillo, è sempre una complicazione con un decorso letale. L’infezione aumenta il rischio di aborto spontaneo nelle gestanti. Il tasso di complicazioni e ospedalizzazioni è maggiore tra gli adulti e i lattanti che tra i bambini in età scolare.

Come fare per eliminare il morbillo in Svizzera? Nel dicembre del 2011, il Consiglio federale e la Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità (CDS) hanno approvato l’adozione di una strategia nazionale per l’eliminazione del morbillo entro il 2015. Per eliminare il morbillo è necessario uno sforzo congiunto da parte di Confederazione e Cantoni, nonché di tutte le organizzazioni e di tutti gli specialisti dei settori della sanità, dell’istruzione e della formazione. L’elemento cardine della strategia a eliminare il morbillo consiste nella vaccinazione dei bambini secondo il calendario vaccinale svizzero e di tutti i bambini, giovani e adulti nati dal 1964 in poi e non ancora immunizzati. A tale scopo, sono necessari provvedimenti di comunicazione e offerte di vaccinazioni di recupero. Consiglio: per non dimenticare alcun appuntamento vaccinale basta creare un proprio libretto elettronico delle vaccinazioni sul sito www.lemievaccinazioni.ch che ricorderà il termine di vaccinazione. In presenza di casi (sospetti) di morbillo occorre intervenire immediatamente per interrompere la catena del contagio e arginare i focolai. Una persona infetta è contagiosa già quattro giorni prima della comparsa della tipica eruzione cutanea e fino a quattro giorni dopo la sua scomparsa. Per questo motivo, isolare il malato non è sufficiente per impedire il contagio. Occorre anche che le persone non immunizzate entrate in contatto con quest’ultimo restino in quarantena (ad esempio imponendo l’esclusione dall’asilo nido, dalla scuola o eventualmente dal lavoro) per l’intero periodo di incubazione del virus (fino a tre settimane). Durante tale periodo possono diventare inconsapevolmente contagiose e trasmettere il virus senza rendersene conto. Le persone non immuni che entrano in contatto con un paziente affetto da morbillo possono proteggersi facendosi vaccinare entro 72 ore (3 giorni) dal primo contatto.

Cosa significa «eliminazione del morbillo»? «Eliminazione» significa che i casi di morbillo diventeranno molto sporadici e, grazie a un tasso di copertura vaccinale sufficientemente elevato e a misure di controllo dei focolai, non saranno più in grado di innescare un’epidemia. È davvero possibile eliminare il morbillo? Sì. L’intera America del Nord e del Sud e alcuni paesi come la Finlandia o l’Australia ci sono riusciti già da diversi anni e molti altri paesi stanno per raggiungere questo obiettivo. Eliminare il morbillo è possibile aumentando la copertura vaccinale della popolazione (almeno il 95 per cento di tutte le fasce di età vaccinato con due dosi). Non è meglio rimandare la vaccinazione e dare ai miei figli l’«opportunità» di contrarre la malattia? No. Il morbillo non è una malattia innocua e non rafforza il sistema immunitario, anzi lo indebolisce al punto che, Domande e risposte ricorrenti anche a distanza di settimane dalla guarigione clinica, fatica a ristabilirsi. Inoltre l’immunità conferita dalla malattia non è migliore di quella generata con la vaccinazione, che permette di evitare sofferenze, complicazioni, ospedalizzazioni e decessi. Un bambino che contrae il morbillo non può frequentare il nido, l’asilo o la scuola fintanto che non è guarito e durante questo periodo i genitori devono provvedere al suo accudimento. Inoltre i bambini venuti a contatto con una persona malata devono restare a casa per tutto il tempo di incubazione (21 giorni) al fine di evitare di diffondere la malattia. Cosa significa «copertura vaccinale»? La copertura vaccinale indica la percentuale di persone di un gruppo definito, vaccinate contro una determinata malattia. Il relativo valore può essere stabilito per un’età specifica oppure per l’intera popolazione. Nel caso del morbillo, in generale, la copertura vaccinale si riferisce ai bambini di due anni, in quanto a questa età la vaccinazione dovrebbe essere stata eseguita. Secondo dati recenti, questa copertura si situa al 93 per cento per la vaccinazione con almeno una dose di vaccino e all’85 per cento per quella con due dosi. Per interrompere la propagazione del virus del morbillo, ossia per raggiungere un’immunità collettiva, sono però indispensabili una copertura vaccinale del 95 per cento con due dosi nei bambini di due anni e vaccinazioni di recupero negli adulti nati dal 1964 in poi che non hanno avuto il morbillo. Per le persone nate nel 1963 o prima, si parte dal presupposto che praticamente tutte abbiano già contratto il morbillo e ne siano pertanto immuni. Perché il vaccino contro il morbillo è generalmente combinato con quelli contro la parotite e la rosolia (vaccino MPR)? Si raccomanda di vaccinare i bambini contro ciascuna di queste malattie alla stessa età. Anche la parotite e la rosolia possono avere conseguenze gravi. Pertanto, parallelamente all’eliminazione del morbillo, l’OMS e la Svizzera si adoperano per eliminare la rosolia e diminuire fortemente i casi di paro­tite. La combinazione dei tre vaccini consente inoltre di ridurre il numero di iniezioni. Posso far vaccinare mio figlio solo contro il morbillo? Sì. L’Ufficio federale della sanità pubblica raccomanda l’uso di un vaccino trivalente (vaccino MPR). Ma sul mercato è disponibile anche un vaccino monovalente che protegge solo dal morbillo. È pericoloso ricevere più di due dosi di vaccino MPR? Non sussiste alcun pericolo. Una persona che non sa se è stata vaccinata o no può senz’altro farsi vaccinare se lo ritiene opportuno. Eventuali dosi somministrate in eccesso vengono neutralizzate dagli anticorpi già presenti.

Posso far vaccinare mio figlio con il vaccino MPR se ha già contratto una di queste tre malattie? Sì, il vaccino MPR può senz’altro essere somministrato anche alle persone che hanno già contratto o che sono già state vaccinate contro una o due di queste malattie. Quali possono essere gli effetti indesiderati della vaccinazione? Come dopo ogni vaccinazione, può comparire una reazione locale di breve durata nel punto di inoculazione contraddistinta da dolore, arrossamento e tumefazione. Occasionalmente, possono manifestarsi febbre, macchie rosse cutanee o un rigonfiamento delle ghiandole salivari parotidi nella cavità orale. Sporadicamente, una febbre alta non curata può provocare convulsioni febbrili e, ancora più raramente, la vaccinazione MPR può comportare una diminuzione temporanea del numero di piastrine. Effetti indesiderati gravi come l’encefalite sono estremamente rari. Nelle donne che si sottopongono alla vaccinazione dopo la pubertà, sporadicamente compaiono dolori articolari transitori. Gli effetti indesiderati della vaccinazione MPR sono nettamente meno frequenti rispetto alle complicazioni del morbillo, della parotite o della rosolia.

In quali casi è opportuno vaccinare un bambino prima dei 12 mesi? La vaccinazione anticipata è raccomandata per i bambini dall’età di 9 mesi che frequentano un asilo nido o che sono accuditi da una madre diurna insieme ad altri bambini. A questa prima dose di vaccino somministrata anticipatamente deve fare seguito una seconda attorno ai 12–15 mesi. La vaccinazione può essere anticipata a 9 mesi anche in caso di epidemia, e fino all’età di 6 mesi in caso di contatto con una persona infetta. Il vaccino MPR indebolisce il sistema immunitario? No, il vaccino agisce sul sistema immunitario esattamente come i virus naturali del morbillo, della parotite e della rosolia, ma poiché quelli contenuti nel vaccino sono stati attenuati, attivano le difese immunitarie senza provocare la malattia, né le sue complicazioni. Il morbillo, per contro, comporta un calo delle difese immunitarie che persiste per diverse settimane dopo la malattia. La vaccinazione contro il morbillo può essere recuperata a qualsiasi età? Sì. L’Ufficio federale della sanità pubblica raccomanda la vaccinazione di recupero a tutte le persone nate dal 1964 in poi che non sono state vaccinate, che hanno ricevuto una sola dose di vaccino, che non conoscono il proprio stato vaccinale o che non hanno ancora contratto il morbillo. Per proteggere se stessi ed evitare di contagiare altre persone, la vaccinazione è caldamente raccomandata a coloro che lavorano a stretto contatto con bambini, pazienti o donne incinte. Esiste una vaccinazione omeopatica alternativa? No, non esiste alcuna vaccinazione omeopatica. Chi non dovrebbe farsi vaccinare? A titolo precauzionale la vaccinazione con un vaccino vivo attenuato è sconsigliata alle gestanti (anche se un’eventuale vaccinazione nel corso della gravidanza non ne giustifica l’interruzione). Non devono vaccinarsi le persone immunodepresse, chi assume farmaci immunosoppressori (in particolare cortisonici) e chi sa di avere una forte allergia a un componente del vaccino. In generale, il vaccino MPR può essere somministrato a tutte le persone in buona salute dall’età di 6 mesi in poi. Esistono farmaci per curare il morbillo? No, non esistono farmaci per curare il morbillo, ma solo per alleviarne i sintomi (febbre, raffreddore ecc.). Quando ero bambino tutti si ammalavano di morbillo e nessuno si preoccupava più di tanto. Cos’è cambiato? Fino al 1970 circa, in Svizzera non esisteva alcun vaccino contro il morbillo. Di conseguenza la malattia era inevitabile e frequente. Molti pazienti sviluppavano complicazioni gravi e ogni anno si contavano decine di decessi. Quarant’anni di vaccinazione hanno sensibilmente ridotto il numero di contagi, di complicazioni e di decessi inducendo una certa banalizzazione della malattia, ma non ne hanno diminuito la gravità per le persone che ancora la contraggono. Dato che oggi il morbillo e le sue complicazioni possono essere prevenuti grazie alla vaccinazione, è sempre meno accettabile che nel nostro paese vi siano ancora bambini che soffrono o addirittura muoiono a causa di questa malattia. Ho il morbillo, come posso proteggere le persone a me vicine? Per non rischiare di trasmettere la malattia, le persone affette dal morbillo devono restare a casa. Se si sospetta di aver contratto il morbillo è opportuno avvertire il medico per telefono prima di recarsi nel suo studio per una consultazione. Il medico che diagnostica un caso di morbillo deve controllare il certificato di vaccinazione degli altri membri della famiglia del pazien­te e, all’occorrenza, raccomandare la vaccinazione. In caso di esposizione, ai bambini piccoli la prima dose può essere somministrata già a partire dai 6 mesi.

Non ho mai avuto il morbillo e non sono (completamente) vaccinato contro questa malattia. Come posso proteggermi dopo essere entrato in contatto con un malato di morbillo? In questa situazione, è opportuno farsi vaccinare entro 72 ore (3 giorni) dal primo contatto per poter beneficiare di una protezione completa o parziale. A coloro che in precedenza sono stati vaccinati con una sola dose di vaccino, si raccomanda di completare la copertura con la seconda dose il prima possibile. La vaccinazione è raccomandata alle persone che non sono sicure del proprio stato vaccinale. In caso di esposizione, la prima dose può essere somministrata già a partire dai 6 mesi e, per completare la vaccinazione MPR, la seconda deve farvi seguito attorno ai 12–15 mesi, rispettando un intervallo minimo di un mese tra le due dosi. Perché in Svizzera si registra un numero così elevato di casi di morbillo? Il motivo va ricercato nell’elevato numero di persone che decidono di non farsi vaccinare o di non far vaccinare i propri figli perché «tanto gli altri sono vaccinati». Quando la vaccinazione contro il morbillo venne introdotta all’inizio degli anni 1970 e la malattia colpiva ancora la maggior parte dei bambini causando ogni anno decine di morti, un simile atteggiamento sarebbe stato inconcepibile. Attualmente chi non è vaccinato approfitta della protezione di chi lo è. Certo, optando per questa soluzione le persone non vaccinate non devono temere alcun eventuale effetto indesiderato della vaccinazione, ma in compenso corrono il rischio di contrarre loro stesse la malattia. La vaccinazione contro il morbillo è sì volontaria, ma solleva pur sempre alcune questioni etiche. La scelta di non vaccinare se stessi o i propri figli (senza motivi medici) mette in pericolo le persone più fragili. Se la Svizzera non dovesse raggiungere l’obiettivo europeo di eliminazione del morbillo, potrebbe subire un notevole danno di immagine che ad esempio si ripercuoterebbe sul turismo. Già durante i campionati europei di calcio del 2008 i tifosi che si recavano in Svizzera e in Austria venivano messi in guardia dal rischio di contrarre il morbillo.

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