Allarme tumore del testicolo, ogni anno 5 mila nuovi casi: Come fare l’autopalpazione

1
In Italia i casi di tumore ai testicoli sono in aumento, entro il 2025 saranno il 30% in più: di cosa si tratta, come si previene e chi è più a rischio.

Promuovere e diffondere attraverso i media la cultura della prevenzione delle patologie sessuali ed endocrine maschili e contrastare in modo particolare il tumore del testicolo, la malattia oncologica più diffusa tra le persone di sesso maschile con meno di 50 anni (12%) con un picco di incidenza tra i 15 e i 35 anni di età. È l’obiettivo del Corso di formazione “La salute andrologica: corretta informazione, efficace prevenzione e diagnosi precoce”, che si svolge oggi a Roma su iniziativa del Dipartimento di Medicina Sperimentale – Sezione di Fisiopatologia Medica ed Endocrinologia e della Sapienza Università di Roma con il supporto del Ministero della Salute.

Tabù sociali e carenze nella comunicazione scientifica per il pubblico hanno fino a oggi creato un importante gap informativo intorno alle malattie andrologiche, che incidono pesantemente sulla salute sessuale e riproduttiva del maschio e sono in preoccupante aumento nel nostro Paese. “Fino a una decina d’anni fa dei problemi della salute sessuale maschile non si parlava affatto, poi si è iniziato a parlarne ma spesso in maniera poco informata, e solo negli ultimi anni si è affermata, anche fra noi endocrinologi, la triade endocrinologia-metabolismo-andrologia, e, appunto, l’andrologia è diventata parte integrante della nostra scienza ma soprattutto si è capito che le armi più importanti per mantenere in salute un uomo giovane, adulto e anziano sono l’informazione e la prevenzione sin dall’età pediatrica – spiega Andrea Lenzi, Presidente della SIE, Società Italiana di Endocrinologia – l’iniziativa di oggi vuole creare una sinergia tra ricercatori, clinici e giornalisti e fornire a questi ultimi gli strumenti e le conoscenze sulle patologie endocrino-andrologiche affinché possano trasmettere all’opinione pubblica, ai genitori, alle coppie e, in particolare, ai giovani maschi notizie corrette, utili e validate sulla salute sessuale e riproduttiva maschile”.

“Fortunatamente le terapie per il tumore testicolare sono molto migliorate, tanto che la sopravvivenza dei pazienti con cancro del testicolo si stima sia arrivata a superare il 90% – sottolinea – questi risultati incoraggianti dipendono sia dalla migliore accuratezza diagnostica, sia dalla diagnosi precoce per la quale riveste un ruolo chiave il paziente stesso con l’autopalpazione dei testicoli (come quella del seno per il cancro della mammella), manovra semplice e indolore, ma molto preziosa per identificare precocemente un nodulo del testicolo e recarsi dal medico”.

Il tumore del testicolo rappresenta il tumore più frequente nel sesso maschile nella fascia d’età 0-44 anni dopo i tumori cutanei non melanomatosi. Nel periodo 1998-2002, il tumore del testicolo ha rappresentato lo 0,7% del totale delle diagnosi tumorali, mentre in termini di mortalità ha rappresentato lo 0,1% del totale dei decessi neoplastici. Nell’area AIRT sono stati diagnosticati in media ogni anno 5,4 casi di tumore del testicolo ogni 100.000 uomini. Le stime per l’Italia indicano un totale di 872 nuovi casi diagnosticati ogni anno, mentre per quanto riguarda la mortalità nel 2002 si sono verificati 95 decessi per tumore del testicolo. Il rischio di avere una diagnosi di tumore del testicolo nel corso della vita (fra 0 e 74 anni) è di 3,7‰ (1 caso ogni 273 uomini), mentre il rischio di morire è di 0,2‰. La forma morfologica più frequente è il seminoma che rappresenta il 50% dei casi. I tassi di incidenza variano nel nostro paese con un rapporto fra i valori più alti (nelle aree del Nord) e quelli più bassi (nelle aree del Meridione) di circa 2. L’incidenza del tumore del testicolo è in costante crescita nel tempo mentre la mortalità è stabile.

Diagnosi

Il tumore del testicolo è generalmente sospettato all’esame clinico. Un’ecografia testicolare è necessaria per confermare il sospetto clinico. La diagnosi patologica è basata sull’esame istologico del testicolo rimosso mediante orchiectomia condotta per via inguinale. La biopsia intraoperatoria molto raramente è necessaria. La chirurgia con preservazione d’organo può essere un’alternativa solo in casi molto selezionati: come ad esempio in pazienti con livelli di testosterone preoperatorio normali e piccole neoplasie bilaterali sincrone senza invasione della rete testis, o tumori controlaterali metacroni, o in casi di paziente mono-orchide10. Nei pazienti che esordiscono con malattia extragonadica primitiva è necessario effettuare la biopsia della lesione, con la procedura meno invasiva possibile.

Nei pazienti con GCT metastatico a prognosi sfavorevole, in cui la chemioterapia deve essere iniziata il prima possibile, può rendersi necessario posticipare l’intervento di orchiectomia dopo la fine del primo ciclo o al termine del programma chemioterapico. I risultati del dosaggio dei marcatori tumorali dovrebbe essere disponibile al momento dell’orchiectomia e questi dovrebbero essere rivalutati dopo l’intervento tenendo conto del tempo di emivita dei marcatori stessi. Nel caso di un’asportazione radicale della neoplasia i valori di alfa feto-proteina (AFP) e di beta gonadotropina corionica umana (β-HCG) dovrebbero ridursi entro 5-7 giorni e 1-2 giorni dopo la chirurgia, rispettivamente.

La stadiazione deve essere completata con la tomografia computerizzata (TC) del torace, addome e pelvi (la TC del torace può essere sostituita da una radiografia del torace nei pazienti affetti da seminoma in I stadio). Importante è la valutazione radiologica dei linfonodi retroperitoneali. Il criterio convenzionale di non evidenza di aumento dimensionale dei linfonodi può essere troppo generico. La sede e le dimensioni dei linfonodi deve essere valutato da radiologi esperti in modo tale da dare una più accurata definizione di normalità del retroperitoneo. Per i testicoli normalmente scesi, le aree linfonodali di metastatizzazaione sono state definite da studi anatomici e chirurgici. L’area di drenaggio del testicolo sinistro è l’area paraaortica sinistra, delimitata medialmente dall’aorta, cranialmente dall’arteria renale, lateralmente dall’uretere sinistro, posteriormente dal muscolo psoas e inferiormente dall’incrocio dell’uretere con l’arteria iliaca comune omolaterale. Per il testicolo destro invece l’area di drenaggio è più ampia e interessa l’area paraaortica destra e l’area iliaca comune destra, includendo al suo interno la vena cava inferiore, tale area è delimitata medialmente dall’aorta, cranialmente dall’arteria renale destra, lateralmente dall’uretere destro, posteriormente dal muscolo psoas e inferiormente da una linea che passa attraverso la biforcazione iliaca comune. Non esiste una definizione di normalità per le dimensioni di un linfonodo. La probabilità di interessamento del linfonodo aumenta con l’aumentare del diametro trasverso del linfonodo stesso.

Accettando come dimensioni massime un diametro di 3 cm nelle aree di drenaggio, i falsi negativi sono pari al 9,8% ed i falsi positivi sono 46,7%14. Nella pratica clinica possiamo considerare normale una TC addomino-pelvica in cui non sia identificabile chiaramente nessun linfonodo nelle aree di drenaggio e nessuna adenopatia, di dimensioni superiori a 1 cm, nell’intero retroperitoneo.

Fertilità e follow-up andrologico In questi pazienti è frequente il riscontro di alterazioni seminali già al momento della diagnosi, che possono associarsi anche a modificazioni della funzione endocrina dei testicoli15,16. Pertanto, alla diagnosi, possibilmente già prima di eseguire l’orchiectomia, i pazienti dovrebbero effettuare una visita andrologica, un dosaggio di FSH, LH e testosterone totale ed un esame seminale. Qualora si sospetti una alterazione.

LINEE GUIDA TUMORE DEL TESTICOLO  funzione del testicolo controlaterale utile una crioconservazione preventiva del liquido seminale. Dopo l’orchiectomia, in caso si prevedano trattamenti adiuvanti (chemio e/o radioterapia) o l’asportazione dei linfonodi retroperitoneali è necessario eseguire un esame seminale con crioconservazione . Dopo 12 mesi dal trattamento è utile una visita andrologica di controllo con esame del liquido seminale, valutazione dei livelli ormonali ed ecografia scrotale. Nei soggetti con severa oligozoospermia o aumentati livelli di LH andrebbe inoltre consigliato un dosaggio di 25-OH vitamina D20 ed uno studio del metabolismo glucidico e lipidico. Al momento della ricerca di prole, che andrebbe sconsigliata fino a 2 anni dalla sospensione di eventuali chemioterapie, utile esecuzione di un esame seminale (da associare allo studio delle aneuploidie e della frammentazione del DNA degli spermatozoi in caso di pregressa chemioterapia e/ radioterapia) e di un dosaggio ormonale.

I tumori maligni del testicolo sono costituiti quasi esclusivamente dai cosiddetti seminomi. Essi originano dalle cellule germinali, cioè dagli spermatozoi e dai loro precursori. Per semplicità si parla in genere di cancro del testicolo. Le ghiandole sessuali maschili: i testicoli I due testicoli (testes) sono avvolti da una membrana di vari strati. Sono situati nella sacca scrotale (o scroto) che si trova direttamente sotto il pene: è costituita da pelle e muscoli. Nei testicoli, e più esattamente nei dotti seminali, si formano le cellule seminali (spermatozoi) dalle cellule germinali. Questo processo è regolato dal testosterone, l’ormone sessuale maschile più importante, prodotto anch’esso nei testicoli. Il testosterone regola altresì lo sviluppo degli organi sessuali maschili nonché la formazione dei caratteri sessuali secondari (voce profonda, crescita della barba, funzione erettile, sensazione di piacere ecc.). Gli spermatozoi passano dai testicoli agli epididimi attraverso un sistema di canali ramificato che collega entrambi i testicoli. Gli epididimi sono situati sul lato posteriore dei testicoli e sono percepibili al tatto.

 Negli epididimi giungono a maturazione gli spermatozoi ivi «depositati». Al momento dell’eiaculazione gli spermatozoi, dopo essere passati per il dotto seminale e la prostata, sono emessi attraverso l’uretra unitamente al liquido secreto dalle vescicole seminali e dalla prostata. I tipi di tumore del testicolo Tumori del testicolo benigni I tumori che si sviluppano dalle cellule del tessuto connettivo sono detti tumori stromali e sono quasi sempre benigni. Il cancro del testicolo.

È un termine con cui si designano soprattutto tumori maligni a cellule germinali. Essi originano dalle cellule germinali, cioè dagli spermatozoi e dalle loro cellule precursori. Questi tumori sono suddivisi in vari gruppi in base alla struttura del tessuto evidenziata dall’esame istologico. In linea di principio si distinguono due gruppi: > Seminomi > Tumori non seminomi e i loro sottogruppi. Questi tumori sono costituiti da diversi tipi di cellule e sono designati di  conseguenza anche con diversi nomi: carcinoma embrionario, coriocarcinoma, tumore del sacco vitellino e teratoma.

È importante distinguere bene i seminomi dai non seminomi perché la terapia è scelta in base al tipo di tessuto tumorale. In genere è colpito un solo testicolo. Nel 5% dei casi chi è stato colpito da cancro del testicolo sviluppa un tumore a cellule germinali anche nell’altro testicolo nel corso della vita. Col progredire della malattia il tessuto ancora sano del testicolo si riduce progressivamente. Inoltre le cellule cancerose possono migrare nei linfonodi locali attraverso i vasi sanguigni e linfatici e dai linfonodi in altri organi dove formano delle metastasi . Il cancro del testicolo forma metastasi soprattutto nei linfonodi situati nella regione addominale posteriore – i cosiddetti linfonodi retroperitoneali– e nei polmoni. Decisamente più rare sono le metastasi ossee epatiche e cerebrali.

Tumori a cellule germinali non originati nel testicolo In un caso particolare di cancro del testicolo – il cosiddetto tumore extragonadico – il tumore primario si sviluppa non nel testicolo, ma in altra sede: > in un linfonodo retrosternale (nel mediastino) > in un linfonodo addominale (nel retroperitoneo) > nel cervello In queste parti del corpo si sono formate nella fase embrionale cosiddette cellule germinali primordiali. Esse possono degenerare e dare origine a questa particolare forma di tumori a cellule germinali. Per un paziente affetto da tumore extragonadico il rischio di essere colpito più tardi anche da un tumore a cellule germinali del testicolo è inferiore al 5%. In Svizzera 400 nuove diagnosi ogni anno Il cancro del testicolo è un tipo di tumore raro. In Svizzera si registrano ogni anno circa 400 nuovi casi. Il cancro del testicolo rappresenta l’1% di tutti i casi di cancro nella popolazione maschile. Tuttavia è la forma più frequente di cancro nei soggetti con meno di 40 anni.

Cause e rischi Non si conosce una causa precisa del cancro del testicolo. Alcuni fattori fanno aumentare il rischio di questa malattia, ma non tutti i soggetti esposti a questi fattori svilupperanno il cancro del testicolo. Il rischio è molto elevato se una persona è esposta contemporaneamente a vari fattori. Nella maggior parte dei casi questi fattori sono indipendenti dalla volontà di una persona. Non c’è quindi ragione di sentirsi in colpa se si è colpiti da questo cancro. Possibili fattori di rischio > La ritenzione o mancata discesa di un testicolo (maldescensus testis = criptorchidismo).

Il testicolo non è nella posizione normale poiché dopo la nascita non è «migrato», o solo parzialmente, dalla cavità addominale nella sacca scrotale. Sussiste un rischio residuo di cancro, per quanto ridotto, anche dopo il riposizionamento del testicolo tramite intervento chirurgico. > Presenza di un tumore nel testicolo controlaterale. > Neoplasia testicolare intraepiteliale (TIN). È dovuta a cellule germinali anomale che possono essere già presenti prima della nascita e trasformarsi in cellule cancerose quando nella pubertà saranno rilasciati determinati ormoni. Le cellule TIN sono ben visibili al microscopio. > Disgenesia testicolare (disgenesia = sviluppo anormale). Si tratta di un’alterazione della differenziazione sessuale (maschile/femminile) con mancata discesa dei testicoli nello scroto, sbocco anomalo del canale uretrale (ipospadia) e ridotte dimensioni dei testicoli, come per esempio nella sindrome di Klinefelter. > Infertilità primaria. Impossibilità di generare nonostante regolari rapporti sessuali. > Un rischio elevato sussiste anche in caso di cancro del testicolo familiare se sono stati colpiti parenti di primo grado (padre, fratello).

Non sussiste alcun rischio invece in caso di testicolo oscillante o migrante. In questi casi il testicolo risale temporaneamente nella cavità addominale se per esempio fa freddo. Non è stata nemmeno accertata una correlazione diretta tra il cancro del testicolo e la frequenza dei rapporti sessuali, l’indossare pantaloni molto stretti o la pratica di sport come la boxe, il ciclismo, il calcio ecc.

I possibili sintomi Il cancro del testicolo si avverte in genere già nella prima fase. Quasi tutti gli uomini che ne sono colpiti hanno una «strana sensazione». Talvolta si possono notare dei cambiamenti anche scambiando effusioni. Possibili sintomi precoci > Rigonfiamento o ingrossamento di un testicolo (in genere indolore) > Nodulo o indurimento in un testicolo (in genere indolore) > «Tensione», sensazione di peso nei testicoli o nella regione inguinale > Accumulo di liquido nello scroto (idrocele) > Ipersensibilità al tatto nella regione dei testicoli > Ingrossamento della ghiandola mammaria (è causato da ormoni femminili prodotti da alcuni tumori testicolari) Altri sintomi > Stanchezza, calo del rendimento > Inappetenza, nausea > Perdita di peso > Mal di schiena > Difficoltà respiratorie Questi sintomi potrebbero significare che sono già stati invasi i linfonodi o si sono già formate metastasi. Tali disturbi potrebbero essere però causati anche da altre malattie e risultare innocui: non significano necessariamente cancro. Tuttavia ogni mutamento dei testicoli richiede accertamenti medici, anche se non si avvertono dolori.

Esami e diagnosi In caso di sospetto cancro del testicolo si effettueranno con tutta probabilità i seguenti esami. Anamnesi e visita medica Il medico s’informerà in merito ai fattori di rischio e ai sintomi avvertiti ed effettuerà un esame palpatorio dei testicoli alla ricerca di eventuali noduli. Esaminerà inoltre i linfonodi, compresi quelli del torace, e/o le ghiandole mammarie per vedere se sono ingrossati .

Ecografia L’ecografia è unitamente alla palpazione l’esame più importante per decidere se procedere o meno a un’operazione diagnostica. Il termine tecnico per questo esame è ecografia scrotale. L’ecografia permette la visualizzazione dell’interno dei testicoli. Allo scopo è necessaria una sonda ad alta risoluzione. Questo metodo di esame è indolore e senza rischi: l’ecografia non espone a radiazioni. Il computer converte gli ultrasuoni in immagini. Si possono così visualizzare i vari strati e tipi di tessuto ed eventuali anomalie. Con l’ecografia si possono inoltre osservare mutamenti dei linfonodi e di organi interni (anche delle loro dimensioni) e trarne qualche valutazione.

Ricerca del marcatore tumorale serico In caso di sospetto cancro del testicolo si effettua un prelievo di sangue per vedere se sono presenti marcatori tumorali (marker). I marcatori sono sostanze rilasciate dalle cellule cancerose e di cui si può accertare la presenza nel sangue. Sono detti anche marcatori tumorali serici o sierologici (siero = componente del sangue). I marcatori tumorali serici che possono segnalare il cancro del testicolo sono i seguenti: > alfa fetoproteina (AFP) > beta-coriogonadropina umana (beta HCG) > lattato deidrogenasi (LDH) I pazienti affetti da seminoma (vedi p. 9) presentano nel 10% dei casi dosaggi elevati di beta HCG. In presenza di un non seminoma risultano elevati i dosaggi di tutti e tre i marker nel 70% dei casi. Nel 90% di tutti i casi di tumore del testicolo risulta elevato almeno uno dei seguenti marcatori: l’AFP o la beta HCG.

Nel valutare il rischio di cancro si terrà conto della presenza di marcatori tumorali. I marcatori sono altresì utili per i controlli in corso di terapia nonché per valutare il successo della terapia stessa. Perciò se ne accerta sempre la presenza prima di cominciare la cura. Però attenzione: il mancato accertamento dei marcatori non esclude la presenza di un tumore. Se dopo l’operazione il numero dei marcatori scende a valori normali il tumore è stato con ogni probabilità asportato completamente. Se i valori nel sangue restano elevati sono presenti metastasi. Biopsia mediante operazione Se nel corso degli esami il sospetto di cancro del testicolo si rafforza è assolutamente necessaria una biopsia, senza la quale non si può né escludere un tumore né effettuare una diagnosi precisa. La biopsia richiede un intervento chirurgico. Il testicolo è portato allo scoperto attraverso un’incisione inguinale. Si chiudono i vasi sanguigni con dei morsetti per impedire che eventuali cellule cancerose migrino nei vasi sanguigni e linfatici. Quindi si procede al prelievo di tessuto che sarà subito esaminato dal patologo (esame istologico estemporaneo intraoperatorio). Un tumore benigno può di solito essere asportato dal tessuto testicolare. Il testicolo è poi riposizionato nella sua sede. Questo procedimento è detto enucleazione. Se invece si tratta di un tumore maligno occorre asportare il testicolo, l’epididimo e il funicolo spermatico con i rispettivi vasi sanguigni. Questo intervento è detto orchiectomia (ablatio testis).

Se in questa fase si sono già formate varie metastasi che mettono a rischio la vita del paziente si effettuerà una chemioterapia prima di procedere all’orchiectomia. In alcune situazioni, per es. se il volume del testicolo è inferiore a 12 ml, se il paziente ha meno di 30 anni e se un testicolo è ritenuto maldescensus (vedi «Cause e rischi», p. 11), si esegue anche una biopsia del testicolo controlaterale. Si effettua quindi l’esame istologico. Nell’occasione si accerta il tipo di tumore (per es. seminoma/ non seminoma) e la classificazione. Per determinare la classificazione e la stadiazione precise in genere sono però necessari altri esami diagnostici che forniscono immagini. Tomografia computerizzata (CT) È una speciale tecnica diagnostica che sfrutta le radiazioni ionizzanti (raggi X). Durante questo esame il paziente è esposto a un’irradiazione relativamente elevata. Con l’ausilio di una sorgente di raggi X che ruota attorno al paziente si captano i segnali emessi dal corpo da diverse angolazioni. Questi segnali sono analizzati dall’elaboratore elettronico (computer) che crea immagini di sezioni o strati corporei del paziente o un immagine tridimensionale. Con questa tecnica si possono individuare linfonodi ingrossati e invasi dal tumore. Le cellule cancerose del testicolo possono invadere i linfonodi di addome, bacino, torace e collo attraverso i vasi linfatici. Ma si possono «scovare» anche metastasi in altri organi. Le metastasi del testicolo colpiscono soprattutto i polmoni. Negli stadi avanzati della malattia si formano metastasi anche nel fegato, nelle ossa e nel cervello. Il ricorso ad altri metodi diagnostici per immagini, come la tomografia a risonanza magnetica (MRT, MRI in inglese) o la scintigrafia ossea, dipende dalla situazione e dai risultati acquisiti, ma è tuttavia raro.

Gli stadi della malattia Classificazione I vari esami permettono di costatare e valutare la diffusione del tumore: è ciò che si chiama classificazione e stadiazione (staging in inglese). La stadiazione è importante per poter decidere della terapia ottimale. Per la stadiazione o suddivisione degli stadi si ricorre alla classificazione internazionale TNM. In caso di cancro del testicolo compare anche la lettera «S».

Indicazioni generali sulla terapia • I singoli metodi di cura sono descritti Troverà altre informazioni sulla terapia del cancro del testicolo da pagina 36. La scelta della terapia dipende principalmente da questi fattori: > Tipo di tumore (seminoma, non seminoma) > Risultati dell’analisi del sangue (marcatori tumorali) > Stadio della malattia. Sono invasi dei linfonodi? Quali? Si sono formate metastasi in altri organi? > Desideri particolari e opinioni del paziente Possibilità terapeutiche I principali metodi di cura sono i seguenti: > Asportazione del testicolo colpito (orchiectomia) > Asportazione dei linfonodi (linfadenoctomia retroperitoneale) > Terapia medicamentosa (chemioterapia) > Irradiazione dei linfonodi (radioterapia) Si può applicare una sola di queste misure o combinarle. In caso di terapia combinata le singole misure possono applicarsi simultaneamente o una dopo l’altra. Lo scopo principale è l’eliminazione completa o il più possibile completa del tumore e di eventuali metastasi. Gli scopi terapeutici Il cancro del testicolo è una delle poche forme di cancro curabili nella generalità dei casi anche in uno stadio avanzato. La terapia del cancro del testicolo ha dunque sempre per scopo la guarigione. Prima si comincia la terapia, maggiori sono le probabilità di guarigione. Nei pochi casi in cui la guarigione completa non è più possibile si può fare in modo che il paziente non abbia praticamente disturbi per un periodo relativamente lungo. Se non curato il cancro del testicolo ha quasi sempre esito letale. I principi terapeutici Terapia neoadiuvante/ preoperatoria Con questo termine si definiscono le cure che precedono l’operazione e che hanno per fine la riduzione del tumore. Ciò faciliterà la completa asportazione del tumore.

Terapia adiuvante (dal lat. adiuvare = sostenere, aiutare) Si definiscono adiuvanti le terapie applicate dopo l’operazione e che hanno per scopo l’eliminazione di eventuali cellule cancerose residue. Si riduce così il rischio di recidiva (ricomparsa del tumore) e di metastasi ed aumentano le probabilità di guarigione. Dopo l’orchiectomia si applicano con relativa frequenza la chemioterapia o la radioterapia adiuvanti. La scelta della terapia La terapia è pianificata e monitorata a livello interdisciplinare. Ciò significa che l’urologo curante si avvale della collaborazione di specialisti in altre discipline (per es. oncologia medica, radio-oncologia, patologia) per individuare la migliore terapia possibile nel suo caso. L’urologia è la branca specialistica medica che si occupa delle patologie a carico degli organi genitali maschili, dei reni, degli ureteri e della vescica. L’oncologia medica applica la terapia medicamentosa (chemioterapia) mentre la radio oncologia applica la radioterapia ai tumori. In patologia si esamina e definisce il tessuto prelevato. Il suo parere conta I medici optano per una terapia col suo accordo. Lei può porre domande in qualsiasi momento, rivenire su una decisione già presa o chiedere tempo per riflettere. È meglio che lei discuta delle varie proposte di cura con i singoli specialisti. L’ideale sarebbe che uno specialista coordinasse i colloqui. Forse si sentirà più tranquillo e sicuro se si farà accompagnare ai colloqui da un familiare o da una persona di sua fiducia. Lei può anche coinvolgere nelle decisioni il suo medico di famiglia o chiedere il parere di un altro medico. Il medico curante non considererà questa richiesta come una mancanza di fiducia nei suoi riguardi: è un suo diritto che va rispettato. Forse sentirà anche il bisogno di una consulenza psiconcologica. Nel colloquio con lo psiconcologo si considerano anche altri aspetti oltre a quelli medici, per es. lo stress psichico o problemi sociali.

Rifletta con calma su tutte le domande che ha in merito alla terapia: > La clinica è specializzata per il trattamento del cancro del testicolo? > Quali vantaggi e svantaggi comporta la terapia (anche in relazione alla qualità e alla speranza di vita)? > Esistono alternative alla terapia proposta? > Quali sono gli effetti indesiderati previsti? Sono passeggeri o permanenti? Ci sono cure per questi effetti? > Quali rischi comporta la terapia? > Che effetti avranno la malattia e le terapie sulla mia vita sessuale? > Potrà essere compromessa la fertilità? > Quali conseguenze avrà la terapia per la mia attività quotidiana, i rapporti con il mio ambiente, il mio benessere? > Quali effetti avrà l’eventuale rinuncia a certe terapie sulla mia speranza di vita e sulla qualità della vita? Gli effetti indesiderati La comparsa e la gravità degli effetti indesiderati variano da individuo a individuo. Alcuni effetti indesiderati possono manifestarsi in corso di trattamento e scomparire in seguito spontaneamente; altri effetti si manifestano solo più tardi, cioè una volta conclusa la terapia. Gran parte degli effetti indesiderati scompare dopo alcuni giorni, talvolta invece dopo settimane o mesi. Molti effetti indesiderati possono essere oggi attenuati con misure mediche o infermieristiche e risultare così meno molesti. È però assolutamente necessario che lei comunichi all’équipe curante i suoi disturbi. Importante > Alcuni effetti collaterali come dolori e nausea sono prevedibili. Per alleviarli le saranno prescritti fin dall’inizio, a seconda della terapia prescelta, determinati farmaci di accompagnamento. Si attenga scrupolosamente alle prescrizioni mediche. > Prima di assumere dei medicamenti di sua scelta si consulti sempre con l’équipe curante.

Ciò vale anche per pomate, medicamenti di medicina complementare, lozioni ecc. Anche prodotti «naturali» e apparentemente innocui possono essere controindicati per la terapia. > Nel caso insorgano dolori, eviti di sopportarli stoicamente in silenzio e ne parli col medico. I dolori da cancro possono essere sempre attenuati e spesso eliminati del tutto. Numerosi opuscoli della Lega contro il cancro  illustrano le terapie antitumorali più comuni, gli effetti della malattia e delle terapie e offrono utili indicazioni per meglio convivere con la malattia. Gli effetti sulla sessualità e la fertilità La diagnosi di cancro del testicolo solleva non soltanto la questione delle possibilità di guarigione. Molti pazienti si chiedono anche se e in che misura la malattia e la cura avranno ripercussioni sulla sessualità e la facoltà procreativa. L’asportazione del testicolo malato è praticamente necessaria in tutti i casi. Tuttavia può stare tranquillo: l’intervento non avrà effetti negativi sulla sessualità e la fertilità. Il testicolo controlaterale è sufficiente per preservare la funzione sessuale, sempreché esso sia sano. Conserverà dunque la potenza sessuale, avrà anche in futuro erezioni, eiaculazioni e orgasmi. Se però devono essere asportati dei linfonodi sussiste un certo rischio di lesione dei nervi che regolano l’eiaculazione . In caso di chemioterapia, e parzialmente anche di radioterapia, lo sviluppo e la qualità delle cellule seminali risultano ridotti per un certo periodo, da alcuni mesi ad alcuni anni. Durante queste terapie e anche dopo è assolutamente necessario ricorrere alla contraccezione. In seguito è in genere possibile procreare, a condizione però che la capacità procreativa non fosse già limitata prima che insorgesse la malattia. Per far chiarezza in merito si effettua uno spermiogramma. Affronti l’argomento col suo medico prima dell’operazione e prima di sottoporsi ad altre terapie.

Forse in questo momento la questione dei figli non riveste importanza per lei oppure ritiene che la sua capacità procreativa sarà preservata. Tuttavia le consigliamo la conservazione dello sperma perché non si possono prevedere con assoluta certezza l’evoluzione della malattia e l’esito delle terapie. Conservazione dello sperma o del tessuto testicolare Oggi è possibile congelare lo sperma e depositarlo per anni in una banca del seme senza comprometterne la vitalità. Il procedimento di congelazione è detto «crioconservazione». In alternativa a questo metodo si può asportare chirurgicamente tessuto testicolare e congelarlo. Più tardi se ne potranno estrarre spermatozoi. Questo procedimento è detto «estrazione testicolare dello sperma» (TESE). Vi si ricorre se si costata assenza di spermatozoi nel liquido seminale (azoospermia). Qualora non possa essere ripristinata la capacità procreativa questi metodi permetteranno più tardi di avere un figlio mediante la procreazione assistita. L’assicurazione malattia di base non è obbligata a sostenere le spese di conservazione del seme. Tuttavia si consiglia di affrontare l’argomento direttamente con la cassa malati, valendosi eventualmente del sostegno del proprio medico. Può darsi che la cassa malati contempli delle eccezioni nei suoi regolamenti. La qualità del seme di chi è colpito dal cancro del testicolo risulta parzialmente insufficiente già prima della diagnosi. Per questa ragione si effettua uno spermiogramma prima della crioconservazione.

La terapia nell’ambito di uno studio clinico La ricerca medica sviluppa in continuazione nuovi approcci e metodi di cura. Nell’ambito di studi clinici si esamina, assieme ai pazienti, se grazie alle innovazioni sia possibile migliorare l’efficacia e la tollerabilità di terapie già consolidate. Si spera che i pazienti traggano beneficio dalle nuove forme di terapia, ad esempio un prolungamento della vita, il rallentamento della progressione della malattia, meno dolori ecc. Alcuni pazienti che acconsentono a farsi curare nel quadro di uno studio clinico, pensano anche ai possibili benefici per le persone che si ammaleranno di cancro dopo di loro. Può darsi che le venga proposto di effettuare tutta o parte della terapia nel quadro di un tale studio clinico. Può anche informarsi lei direttamente su studi attuali in corso. La partecipazione a uno studio clinico è volontaria: può decidere in maniera autonoma di parteciparvi o no. Anche dopo aver dato il suo assenso può sempre cambiare idea. Solo in un colloquio personale col suo medico potrà chiarire quali vantaggi e rischi potrebbe avere nel suo caso la partecipazione a uno studio clinico. Più ampie informazioni si trovano nell’opuscolo «Trattamento dei tumori nell’ambito di uno studio clinico».

Metodi terapeutici • Non tutti i metodi descritti si applicano in un singolo caso. • Da pagina 36 potrà leggere quando viene applicato quale metodo. Asportazione del testicolo (orchiectomia) Nell’intervento di orchiectomia (dal gr. orchis = testicolo) si asportano attraverso un’incisione inguinale il testicolo malato, l’epididimo e il funicolo spermatico. Questa operazione è detta anche ablazione del testicolo (ablatio testis). L’intervento dura circa un’ora e si effettua in anestesia generale o locale. Il tessuto prelevato è esaminato dal patologo. Nell’occasione si accerta anche il tipo di tumore (seminoma o non seminoma, vedi pp. 9 sg.). I risultati sono disponibili in genere dopo un paio di giorni. Qualora non sia chiaro se il tumore sia maligno si esaminerà il tessuto durante l’operazione: si parla in questo caso di esame istologico estemporaneo intraoperatorio. Se il tessuto tumorale è benigno si asporta di solito solo il tumore, non il testicolo. Durante l’intervento chirurgico si effettua talvolta anche un piccolo prelievo di tessuto dall’altro testicolo per essere sicuri che non siano presenti precursori tumorali . Il rischio che si sviluppi un giorno il cancro anche nell’altro testicolo è però basso: si situa intorno al 5%. L’orchiectomia non compromette praticamente mai le funzioni erettile, orgasmica e procreativa. In genere l’altro testicolo produce una quantità sufficiente di spermatozoi e di testosterone .

Asportazione dei linfonodi (linfadenectomia retroperitoneale) • Da pagina 36 è spiegato se e in quali casi sia opportuna la linfadenectomia e quali alternative ci siano a questo intervento. Prima o poi dovranno essere eventualmente asportati chirurgicamente determinati linfonodi situati nella regione posteriore dell’addome, il cosiddetto retroperitoneo: ciò dipenderà dai risultati degli esami diagnostici per immagini e da altri fattori. Questo intervento è detto linfadenoctomia retroperitoneale (RPLA).

Si parla di resezione o asportazione del tumore residuo quando si riscontrano residui tumorali nei linfonodi dopo la chemioterapia. È necessario asportarli chirurgicamente. Possibili conseguenze dell’operazione Per quanto scrupolosa sia l’applicazione della tecnica operatoria, può succedere che durante la linfadenectomia siano lesi o recisi i nervi che regolano l’eiaculazione. Il liquido seminale si riversa allora nella vescica (eiaculazione retrograda), fatto che limita la capacità procreativa. In molti casi però è oggi possibile, almeno nei centri specializzati, operare in modo da escludere il più possibile una lesione dei nervi. Ad ogni modo in caso di cancro del testicolo si dovrebbe conservare il seme prima di sottoporsi a qualsiasi tipo d’intervento e terapia . Legga anche le indicazioni generali . Le terapie medicamentose • Da pagina 36 è spiegato se e in quali casi sia opportuna la linfadenectomia e quali alternative ci siano a questo intervento. Chemioterapia (citostatici) Con questo termine si indica un trattamento con medicamenti che distruggono o inibiscono lo sviluppo delle cellule, i cosiddetti citostatici (dal greco zyto = cellula e statikós = arresto). A differenza dell’irradiazione (radioterapia), che aggredisce direttamente il tumore e ha effetto locale, i citostatici si diffondono in tutto il corpo attraverso i vasi sanguigni.

I citostatici inibiscono la divisione delle cellule a crescita rapida e quindi la loro proliferazione. È così possibile eliminare o ridurre residui tumorali ancora presenti e limitare la crescita delle metastasi. Tuttavia questi farmaci danneggiano anche le cellule a crescita rapida sane, per es. le cellule del sistema emopoietico (in cui si produce il sangue), le cellule dei follicoli piliferi e delle mucose (di bocca, stomaco e intestino), le cellule seminali e degli ovociti. La lesione involontaria delle cellule sane è la causa principale di vari effetti collaterali della chemioterapia. Mentre le cellule cancerose irradiate muoiono, quelle sane in genere si riprendono, per cui al termine della terapia gli effetti secondari pian piano scompaiono. Vasta gamma di citostatici Si utilizzano citostatici specifici per ogni tipo di cancro: ve ne sono più di cento. In caso di cancro del testicolo si applica, in base alla valutazione del rischio, o la monochemioterapia (ricorso a un solo citostatico) o la polichemioterapia (utilizzo di tre farmaci al massimo). La chemioterapia si applica dopo l’orchiectomia nella generalità dei casi (vedi p. 28): è dunque una terapia adiuvante. La chemioterapia prima dell’orchiectomia è indicata unicamente in presenza di metastasi in altri organi. Lo scopo è di eliminare subito il maggior numero possibile di cellule cancerose. I citostatici si somministrano mediante infusione. La terapia si effettua in vari cicli con una pausa tra un ciclo e l’altro. Ciò permette alle cellule sane aggredite dai citostatici di riprendersi. Possibili effetti collaterali > Anemia (pallore, stanchezza, calo del rendimento, più elevato rischio d’infezioni ed emorragie) > Nausea, disturbi gastrointestinali > Ridotta produzione e qualità degli spermatozoi > Caduta dei capelli > Infiammazione della mucosa orale (mucosite) > Disturbi dell’udito, ronzii, fruscii (tinnitus) > Insufficienza renale > Ristagno della corrente sanguigna nelle dita delle mani e dei piedi accompagnato talvolta da forti dolori (sindrome di Raynaud) Legga anche le indicazioni generali. Chemioterapia ad alto dosaggio Una chemioterapia ad alto dosaggio può essere presa in considerazione se al momento della diagnosi il cancro è già in uno stadio avanzato o se il normale dosaggio dei citostatici non riesce ad eliminare tutte le cellule cancerose. Le chemioterapie ad alto dosaggio richiedono la degenza ospedaliera e si applicano in centri specializzati. I pazienti e i loro familiari vengono informati dell’utilità e dei rischi della terapia. Troverà altre informazioni nell’opuscolo «Terapie medicamentose dei tumori».

La radioterapia • spiegato quando è indicata la radioterapia, in quali casi si applica e quali sono le alternative. La radioterapia danneggia gravemente le cellule cancerose così da impedirne la divisione e la proliferazione. Le cellule cancerose irradiate muoiono. I raggi possono però aggredire anche le cellule sane e provocare temporaneamente effetti collaterali. Tuttavia le cellule sane generalmente si riprendono sempre, al contrario delle cellule cancerose. In caso di cancro del testicolo la radioterapia si applica soltanto ai seminomi. I non seminomi non rispondono a questa terapia. La radioterapia si applica nel reparto di radio oncologia. I pazienti si sottopongono alla terapia cinque volte la settimana per due settimane. L’applicazione stessa dura circa dieci minuti, ma le istruzioni e i preparativi richiedono più tempo. I raggi attraversano la pelle (radioterapia percutanea) e sono diretti con precisione sui gruppi di linfonodi e sulle vie linfatiche deferenti che sono eventualmente invasi dal cancro. La regione da irradiare viene prima delimitata esattamente con l’ausilio della tomografia computerizzata. Si calcola poi la dose di raggi e il punto in cui essi devono esercitare la loro azione. Questi preparativi sono necessari per risparmiare il più possibile gli organi vicini. Possibili sintomi indesiderati > Secchezza o arrossamento della pelle irradiata > Nausea, vomito, diarrea > Stanchezza Legga anche le indicazioni generali.

Sorveglianza attiva (active surveillance) • E’ spiegato se e in quali casi è possibile e opportuno rinunciare temporaneamente a una terapia complementare senza pregiudicare le possibilità di guarigione. In uno stadio precoce – quando il cancro è limitato al testicolo e il rischio di una sua diffusione ai linfonodi e di formazione di metastasi a distanza è ritenuto basso – si può eventualmente rinunciare a terapie complementari dopo l’orchiectomia. Gli specialisti parlano di «sorveglianza attiva» («active surveillance»). Se si opta per la sorveglianza attiva saranno necessari controlli medici regolari e assidui per vari anni. Altre terapie si applicheranno soltanto in caso di recidiva (ricomparsa del tumore) o se si formassero metastasi. Per i pazienti la «sorveglianza attiva» significa che … > … non saranno esposti in questo periodo allo stress e agli effetti collaterali di una terapia; > … dovranno tuttavia sottoporsi a regolari controlli medici (tomografia computerizzata, prelievi di sangue ecc.) necessari per poter riconoscere per tempo eventuali progressi della malattia e cominciare subito una terapia; > … dovranno sopportare un certo stress psichico perché non possono intraprendere «niente» contro una malattia potenzialmente pericolosa. Valuti con il medico il pro e il contro di questa opzione di trattamento. Se si decide per un regime di sorveglianza attiva deve assolutamente sottoporsi regolarmente ai controlli anche se non accusa alcun disturbo.

La medicina complementare Numerosi malati di cancro ricorrono, oltre alle tradizionali terapie mediche, anche ai metodi complementari di cura. Complementari significa che tali metodi completano la terapia medica classica. Alcuni di questi metodi possono contribuire a migliorare il benessere e la qualità della vita. Normalmente sono inefficaci contro il tumore stesso. Alcuni metodi vengono applicati anche in alternativa, cioè in sostituzione della terapia antitumorale tradizionale. La Lega contro il cancro lo sconsiglia. Troverà maggiori informazioni in merito nell’opuscolo «Alternativi? Complementari?». Parli con il suo medico, la sua équipe curante o il suo medico di famiglia se intende ricorrere a una terapia di medicina complementare o lo sta già facendo. È il modo migliore per chiarire se e quali metodi potrebbero essere utili nel suo caso senza compromettere l’effetto della terapia antitumorale raccomandata dall’équipe medica. Comunque non usi preparati della medicina complementare senza avvisare prima il medico. Anche se apparentemente innocui possono essere inconciliabili con la terapia antitumorale ed essere dunque controindicati.

Terapia del cancro del testicolo La terapia del cancro del testicolo – seminoma o non seminoma – prevede di solito innanzi tutto l’asportazione del testicolo malato (vedi p. 28, «Orchiectomia»). Le successive terapie dipendono dal tipo di tumore (seminoma, non seminoma), dallo stadio della malattia, dai dosaggi dei marcatori serici e da altri fattori evidenziati dagli esami. I fattori da considerare variano da paziente a paziente. Troverà quindi qui di seguito soltanto lo schema generale della terapia. Il suo medico discuterà con lei di tutti i particolari. La terapia del seminoma • Vedi anche le indicazioni generali. • Troverà altre informazioni sugli stadi della malattia. • I singoli metodi terapeutici sono descritti. Stadio I Dopo l’orchiectomia si può eventualmente rinunciare dapprima, fino a nuovi sviluppi, a una terapia complementare (la cosiddetta terapia adiuvante). Sono però assolutamente necessari regolari e frequenti esami di controllo (sorveglianza attiva). Si applicherà una terapia soltanto in caso di ricomparsa di cellule tumorali. In base agli studi fatti, questa modalità di trattamento offre in genere le stesse probabilità di guarigione dell’immediata applicazione di una terapia. In presenza di determinati fattori di rischio, per es. dimensioni del tumore di oltre 4 cm o invasione della rete testis (vedi figura a p. 8), si consiglia dopo l’orchiectomia l’irradiazione della regione di deflusso della linfa o una chemioterapia con un solo citostatico (monochemioterapia).

In tal modo si elimineranno cellule cancerose occulte, prevenendo così la ricomparsa del tumore. In merito alla riduzione del tasso di recidiva (rischio di ricaduta) la chemioterapia e la radioterapia sono considerate oggi ugualmente efficaci per combattere il seminoma. Stadio II e III Se sono invasi solo pochi linfonodi della regione addominale e se le metastasi linfonodali non superano i 5 cm, dopo l’orchiectomia si applicheranno la radioterapia o la chemioterapia. Se sono invasi più linfonodi e le metastasi sono di dimensioni superiori si applicherà una chemioterapia con tre diversi citostatici (polichemioterapia). La polichemioterapia è anche la terapia preferibile in caso d’invasione dei linfonodi non regionali e/o se si sono formate metastasi in altri organi. In caso di diffusa metastatizzazione a distanza o di recidiva potrà essere presa in considerazione una chemioterapia ad alto dosaggio nel quadro di uno studio clinico. La terapia del non seminoma. • Troverà altre informazioni sugli stadi della malattia. • I singoli metodi terapeutici sono descritti da pagina 28. Stadio I In questo stadio dopo l’orchiectomia si può eventualmente rinunciare, fino a nuovi sviluppi, a una terapia complementare (la cosiddetta terapia adiuvante). Sono però assolutamente necessari regolari e frequenti esami di controllo (sorveglianza attiva). Ciò è possibile soprattutto se il cancro è limitato al testicolo e all’epididimo e non ha ancora infiltrato i vasi sanguigni e linfatici. In questo caso la terapia si applicherà soltanto se ricompariranno effettivamente cellule cancerose. In caso di non seminoma sussiste un rischio elevato (circa il 30%) di infiltrazione dei linfonodi regionali addominali, anche se ciò non può essere in un primo momento accertato. Il rischio varia da paziente a paziente e deve essere quindi In tal modo si elimineranno cellule cancerose occulte, prevenendo così la ricomparsa del tumore. In merito alla riduzione del tasso di recidiva (rischio di ricaduta) la chemioterapia e la radioterapia sono considerate oggi ugualmente efficaci per combattere il seminoma. Stadio II e III Se sono invasi solo pochi linfonodi della regione addominale e se le metastasi linfonodali non superano i 5 cm, dopo l’orchiectomia si applicheranno la radioterapia o la chemioterapia. Se sono invasi più linfonodi e le metastasi sono di dimensioni superiori si applicherà una chemioterapia con tre diversi citostatici (polichemioterapia). La polichemioterapia è anche la terapia preferibile in caso d’invasione dei linfonodi non regionali e/o se si sono formate metastasi in altri organi. In caso di diffusa metastatizzazione a distanza o di recidiva potrà essere presa in considerazione una chemioterapia ad alto dosaggio nel quadro di uno studio clinico. La terapia del non seminoma • Vedi anche le indicazioni generali • Troverà altre informazioni sugli stadi della malattia • I singoli metodi terapeutici sono descritti.

Stadio I In questo stadio dopo l’orchiectomia si può eventualmente rinunciare, fino a nuovi sviluppi, a una terapia complementare (la cosiddetta terapia adiuvante). Sono però assolutamente necessari regolari e frequenti esami di controllo (sorveglianza attiva). Ciò è possibile soprattutto se il cancro è limitato al testicolo e all’epididimo e non ha ancora infiltrato i vasi sanguigni e linfatici. In questo caso la terapia si applicherà soltanto se ricompariranno effettivamente cellule cancerose. In caso di non seminoma sussiste un rischio elevato (circa il 30%) di infiltrazione dei linfonodi regionali addominali, anche se ciò non può essere in un primo momento accertato. Il rischio varia da paziente a paziente e deve essere quindi  valutato individualmente in base a determinati fattori. Se il tumore ha infiltrato i vasi sanguigni e linfatici si consiglia una chemioterapia con tre diversi citostatici (polichemioterapia). Solo in casi eccezionali, per es. se il paziente rifiuta dapprima la chemioterapia, si prenderà eventualmente in considerazione come alternativa l’asportazione chirurgica dei linfonodi regionali (linfadenectomia retroperitoneale).

Tuttavia, se dopo l’asportazione i linfonodi risultassero effettivamente invasi da cellule cancerose, si dovrebbe lo stesso applicare la chemioterapia. Stadio II e III Se sono invasi solo pochi linfonodi della regione addominale e se le metastasi linfonodali non superano i 5 cm, dopo l’orchiectomia si applicherà una chemioterapia con tre diversi citostatici (polichemioterapia). Se i dosaggi dei marcatori serici non sono elevatiinvece di una chemioterapia possono essere prima asportati determinati gruppi di linfonodi del retroperitoneo. Essi saranno esaminati per vedere se sono presenti cellule cancerose (linfadenectomia retroperitoneale diagnostica).

Se dopo la chemioterapia è ancora presente tessuto linfonodale esso dovrà essere asportato (linfadenectomia retroperitoneale postchemioterapia). Se al momento della diagnosi risulta che sono già invasi linfonodi non regionali e/o sono presenti metastasi in altri organi, si prende talvolta in considerazione una chemioterapia con tre diversi citostatici (polichemioterapia) come terapia neoadiuvante (preoperatoria). Solo in caso di ricomparsa del tumore (recidiva) è indispensabile il ricorso alla chemioterapia ad alto dosaggio.

Il post-trattamento e la riabilitazione Una volta conclusa la terapia le saranno consigliati regolari esami di controllo. Per quanto possibile i controlli dovrebbero essere coordinati dal centro oncologico in cui è stata effettuata la terapia. Tali esami sono importanti ed hanno tra l’altro lo scopo di individuare e attenuare i disturbi dovuti alla malattia e alla cura. I disturbi non sono solo fisici. Anche le difficoltà di natura psichica, professionale o sociale sono pesanti. In caso di bisogno può senz’altro richiedere una consulenza psiconcologica o psicosociale. Ciò può favorire la riabilitazione. Scopo degli esami è tra l’altro di riconoscere e curare tempestivamente un’eventuale recidiva, un altro tumore o delle metastasi. Dopo la terapia del cancro del testicolo il medico le proporrà di sottoporsi nei primi anni a un controllo a intervalli regolari, per esempio ogni mese, oppure ogni due tre o quattro mesi. In seguito gli esami di controllo potranno effettuarsi a intervalli maggiori, per esempio ogni anno o ogni due anni. La frequenza degli esami di controllo dipende dal tipo di tumore (seminoma, non seminoma), dallo stadio della malattia, dalle terapie e dal suo stato di salute. Non esiti a rivolgersi subito al medico all’insorgere di sintomi e disturbi di qualsiasi genere: non aspetti il successivo controllo.

Convivere con il cancro Oggigiorno le persone con una diagnosi di cancro vivono in genere più a lungo e godono di una qualità di vita migliore di un tempo. Spesso, tuttavia, le terapie sono lunghe e pesanti. Alcuni riescono a conciliare le terapie con la loro abituale routine quotidiana. Per altri invece ciò non è possibile. Ascoltare se stessi Si prenda tempo per adattarsi alle mutate circostanze. Cerchi di capire cosa contribuisce a migliorare la sua qualità di vita. Questi interrogativi potrebbero aiutarla a fare più chiarezza: > Cosa conta di più per me in questo momento? > Di cosa ho bisogno? > Come posso ottenere ciò di cui ho bisogno? > Chi potrebbe aiutarmi? Una volta concluse le terapie non è sempre facile tornare alla propria vita di tutti i giorni. Per orientarsi è importante rendersi conto di quali sono le proprie esigenze.

A tale proposito trova utili informazioni in questo opuscolo, specialmente in appendice. Comunicare con gli altri Così come ognuno affronta a modo suo le questioni esistenziali, ogni paziente ha il proprio modo di vivere la malattia. Gli atteggiamenti possono essere i più disparati e spaziare da «andrà tutto bene», a «basta che tutto vada bene», fino a «ormai non c’è più niente da fare», «sento che debbo morire». Il cancro incute paura, indipendentemente dalla prognosi. Alcuni non vogliono o non osano parlare delle proprie angosce, inquietudini e preoccupazioni. Altri invece sentono il bisogno di confidarsi con qualcuno. Altri ancora si aspettano che siano gli altri a rompere il ghiaccio e sono delusi se ciò non accade. Non ci sono regole valide per tutti. Ciò che una data persona considera utile, agli occhi di un’altra può apparire del tutto sconveniente. Chiedere aiuto Non esiti a usufruire delle molteplici offerte di sostegno. Chieda consiglio al suo medico o all’équipe curante. Le saranno proposte e prescritte misure di sostegno riconosciute dalla cassa malati. La lega cantonale contro il cancro e il servizio sociale dell’ospedale sono al suo servizio per questioni psicosociali e per domande riguardanti la riabilitazione oncologica.

Chieda consiglio Équipe curante L’équipe curante può consigliare cosa fare in caso di disturbi legati alla malattia e alle terapie. Rifletta anche lei su possibili misure in grado di migliorare la sua qualità di vita e di favorire la sua riabilitazione. Se lo ritiene opportuno, chieda di poter usufruire di una consulenza psiconcologica. Uno psiconcologo è una figura professionale appositamente formata per poter offrire sostegno psicologico ai malati di cancro e ai loro familiari. Lega cantonale contro il cancro Le leghe cantonali consigliano, accompagnano e sostengono i malati e i loro familiari in tutte le fasi della malattia. Offrono aiuto pratico per risolvere problemi organizzativi, aiuti finanziari in situazioni di disagio economico legato alla malattia nonché consulenza assicurativa e orientamento in ambito giuridico. Informano su diritti a varie prestazioni e aiutano a ottenerle. Forniscono materiale informativo. Organizzano gruppi di auto-aiuto e corsi. Anche chi sente di aver bisogno di sostegno psiconcologico può rivolgersi alla lega cantonale contro il cancro.

Linea cancro 0800 11 88 11 Le operatrici specializzate della Linea cancro sono pronte ad ascoltarla, rispondono a qualsiasi domanda sul cancro e sulle terapie e, all’occorrenza, la indirizzano a centri d’eccellenza, associazioni di categoria ecc. Le chiamate e le consulenze sono gratuite. Guida cancro La «Guida cancro» della Lega contro il cancro è un albo virtuale per la divulgazione di servizi psicosociali offerti in Svizzera: www.legacancro.ch/guidacancro. Il sito informa su corsi, servizi di consulenza ecc. volti a salvaguardare la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari e a facilitare loro la convivenza con il cancro nella quotidianità. Altri malati di cancro Piattaforme virtuali di scambio Chi sente l’esigenza di condividere le proprie esperienze legate alla malattia può usufruire della piattaforma virtuale di scambio, moderata dalle operatrici della Linea cancro www.forumcancro.ch. Anche l’Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici (AIMaC) ha aperto un forum di discussione per i pazienti e i loro familiari: http://forumtumore.aimac.it. Gruppi di auto-aiuto Inoltre partecipando agli incontri dei gruppi di auto-aiuto si ha l’opportunità di parlare con persone che hanno vissuto o stanno vivendo un’esperienza analoga alla propria e di scambiarsi informazioni di vario tipo. Intrattenersi con persone accomunate da uno stesso vissuto, può infondere coraggio e aiutare a sentirsi meno soli. Può essere utile confrontare il proprio modo di far fronte a determinate situazioni con le modalità di gestione della malattia o del lutto adottate da altri. Ognuno deve comunque fare le proprie esperienze e scegliere le strategie più consone alla propria personalità. Non c’è, in effetti, un modo giusto o sbagliato di vivere la malattia. Servizi di assistenza e di cura a domicilio o Spitex In diversi cantoni sono operativi servizi di assistenza e di cura a domicilio o Spitex specializzati nella presa a carico di pazienti oncologici. Per conoscerne i recapiti, prenda contatto con la lega cantonale contro il cancro.

È possibile fare capo a queste organizzazioni in ogni fase della malattia. Infermiere abilitate possono renderle visita a domicilio durante e dopo i cicli di terapia per consigliarla, fra l’altro, su possibili misure lenitive in caso di effetti indesiderati. Prestazioni assicurative Le spese di cura in caso di cancro sono rimborsate dall’assicurazione malattie obbligatoria di base (LAMal), a condizione che risultino da modalità terapeutiche riconosciute ovvero che il farmaco figuri nel cosiddetto Elenco delle specialità dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Chieda al suo medico curante di informarla compiutamente a tale proposito. Sono coperte anche le spese di cura derivanti dalla partecipazione a uno studio clinico  che prevede la somministrazione di sostanze riconosciute. Le nuove terapie in generale sono invece soggette a restrizioni. L’assicurazione malattie obbligatoria di base (LAMal) e le assicurazioni integrative non garantiscono la copertura delle spese dovute a consulti o a trattamenti aggiuntivi non medici nonché a lungodegenze. Verifichi la sua copertura assicurativa prima di sottoporsi a qualsiasi terapia oppure chieda alla sua équipe curante o alla lega contro il cancro del suo Cantone di residenza di farlo per lei. Legga anche l’opuscolo «Cancro – le prestazioni delle assicurazioni sociali».

Il tumore del testicolo è un tumore raro: rappresenta appena l’uno percento di tutte le malattie tumorali negli uomini. Fra le persone tra i venti e i quarant’anni tuttavia è il tumore più frequente. Le possibilità di guarigione nel caso di un tumore del testicolo sono molto buone. Si tratta tuttavia di una malattia che, se non viene curata, ha conseguenze fatali. Per molti, la diagnosi e la terapia di un tumore del testicolo rendono necessario per la prima volta nella loro vita una degenza in ospedale. Da un momento all’altro tutto sembra messo in discussione. Ce la farò? Potrò ancora realizzare i miei progetti professionali e famigliari? E quando? Le domande legate alla propria sessualità, al rapporto di coppia, alla propria virilità toccano il centro nevralgico della propria esistenza.

Il tumore del testicolo: di che cosa si tratta? Il tumore del testicolo si sviluppa in genere in seguito alla degenerazione delle cellule germinali in uno dei due testicoli. Per questo motivo si parla di tumore delle cellule germinali. Esistono due gruppi principali di tumori delle cellule germinali: i seminomi e i non seminomi. La distinzione è importante poiché determina la terapia da seguire. I seminomi • nascono da determinati tipi di cellule responsabili dello sviluppo degli spermatozoi; • sono molto sensibili alla radioterapia e alla chemioterapia. I non-seminomi • nascono da diversi tipi di cellule e da diversi tipi di tessuti presenti nei testicoli; • sono sensibili alla chemioterapia ma non alla radioterapia. Come pure per altre forme di tumore, anche per il tumore del testicolo esiste il pericolo che le cellule tumorali si diff ondano nel resto del corpo attraverso le vie linfatiche o i vasi sanguigni, dando origine a metastasi in altre parti del corpo. Tuttavia, a diff erenza di altre forme tumorali, le possibilità di guarigione sono estremamente elevate (a seconda del tipo di tumore quasi il cento percento). Per sfruttare al meglio tali possibilità ci si deve sottoporre a terapie impegnative.

Come funzionano i testicoli? I testicoli sono riposti nello scroto, direttamente sotto il pene. Nei testicoli, più precisamente nei tubuli seminiferi, dalle cellule germinali si formano gli spermatozoi e l’ormone sessuale maschile, il testosterone. Quest’ultimo regola lo sviluppo delle caratteristiche sessuali maschili (voce bassa, crescita della barba, capacità di erezione, senso del piacere etc.). 3Il tumore del testicolo: una malattia guaribile Cause del tumore del testicolo Per il tumore del testicolo, come per la maggior parte dei tumori, non esistono cause certe e di conseguenza nemmeno misure specifi che che il singolo individuo può, o avrebbe potuto, prendere in precedenza allo scopo di garantire una prevenzione sicura. Il tumore nasce in genere a causa di una concatenazione di diverse circostanze. Un fattore di rischio per il tumore del testicolo sono i disturbi dello sviluppo dei testicoli o una loro maldisposizione. Si parla, per esempio, di testicolo ritenuto o maldisceso. Tali termini indicano che dopo la nascita il testicolo non si è spostato, o solo parzialmente, dalla cavità addominale allo scroto. L’elevata temperatura nella cavità addominale danneggia il tessuto testicolare e può anche provocare la sterilità. In alcune poche famiglie il tumore del testicolo si presenta con una certa frequenza. In questi casi ci può essere una predisposizione genetica.

Ingrossamento dei testicoli: un campanello d’allarme Quasi tutte le persone notano i primi sintomi della malattia da soli. I segnali che possono rappresentare l’indizio di un tumore del testicolo sono: • gonfi ori indolori o dolorosi, progressivo aumento delle dimensioni di un testicolo; • indurimenti indolori o dolorosi in un testicolo; • noduli; • struttura ruvida e irregolare; • sensazione di tensione, di dolore diff uso o di pesantezza nella regione dei testicoli o in quella inguinale, sensibilità al tatto; • più raramente: gonfi ore delle ghiandole mammarie oppure gonfi ori nella regione del collo. Nel caso si fossero già formate metastasi in altri organi, possono anche presentarsi sintomi generici come stanchezza, cali di prestazione, inappetenza e perdita di peso. In un caso del genere è ragionevole eff ettuare un controllo da un urologo (specialista delle malattie delle vie urinarie). Naturalmente può anche chiedere dapprima consiglio al suo medico di famiglia. Dopo avere posto diagnosi di tumore del testicolo bisogna rispondere ad una serie di domande, fondamentali per aff rontare la malattia in modo corretto. • Di che tipo di tumore si tratta? • Si tratta di un seminoma? Oppure di un non seminoma? • Vi sono marcatori tumorali? Stanno cambiando? • Il tumore si limita al testicolo? Sono colpiti anche i linfonodi? • Quali? Si sono formate metastasi? Dove?

Diagnosi: come si fa? Palpazione Il medico cautamente tasta i testicoli per verifi care la presenza di eventuali tumori e li esamina uno in confronto all’altro. Inoltre, esamina i linfonodi, anche quelli nella parte superiore del corpo. Marcatori (o markers) tumorali Determinati tumori del testicolo rilasciano nel sangue alcune sostanze già nello stadio precoce della malattia. Nel linguaggio tecnico si parla di «marcatori (o markers) tumorali». Si tratta di sostanze che vengono prodotte dalle cellule tumorali. Essi possono infl uenzano la scelta della terapia e permettono di eff ettuare l’efficacia della terapia (controllo del decorso della malattia). L’ecografi a L’ecografi a consente di osservare la morfologia interna dei testicoli. L’ecografi a è una tecnica di esame del tutto priva di pericoli e indolore. In parte, anche i linfonodi vengono esaminati attraverso questa metodica. L’esame istologico: l’unico metodo per porre diagnosi di tumore del testicolo Se in base agli esami e ai sintomi si sospetta la presenza di un tumore al testicolo si rende necessario un intervento chirurgico. Tramite un’incisione all’altezza dell’inguine, il testicolo sospetto viene scoperto. A questo punto viene prelevato un campione dei tessuti che verrà poi analizzato in patologia (esame istologico estemporaneo). Se si tratta di un tumore benigno – come nel 5% dei casi – esso viene asportato (enucleazione) e il testicolo viene riposto nuovamente nello scroto. Se si tratta invece di un tumore maligno si rende necessaria l’asportazione del testicolo, compreso l’epididimo, il funicolo spermatico e i rispettivi vasi sanguigni. Si tratta di un intervento che dura circa un’ora e che viene eff ettuato in anestesia totale. Nel linguaggio tecnico l’operazione viene chiamata orchiectomia. Essa rappresenta un primo passo importante sulla via della guarigione. Tomografi a computerizzata (CT) Mediante la tomografi a computerizzata vengono individuati eventuali metastasi o i linfonodi colpiti.

Occorrono diversi giorni fi no all’ottenimento di tutti i risultati delle analisi e questa snervante attesa le potrà sembrare interminabile. Tuttavia, il fatto che il tumore del testicolo è ben curabile forse potrà aiutarla a superare questo diffi cile periodo. Classifi cazione e stadio del tumore I suddetti controlli consentono di defi nire la malattia e la sua gravità. Determinante è il cosiddetto sistema di classifi cazione TNM, dove T sta per dimensioni del tumore N (dall’inglese «node» = nodulo) sta per metastasi dei linfonodi M sta per metastasi La suddivisione viene eff ettuata secondo norme internazionali e consente a ogni specialista un’immediata visione d’insieme della malattia.

Il tumore del testicolo: una malattia guaribile L’obiettivo della cura per il tumore del testicolo è la guarigione. Nei rari casi in cui la guarigione defi – nitiva non è possibile, si può ottenere, per un periodo relativamente lungo, la quasi totale assenza di disturbi. Le possibilità di cura dipendono dai seguenti fattori: • tipo di tumore; • presenza di marcatori tumorali; • infi ltrazione nei tessuti adiacenti; • metastasi dei linfonodi o di organi in parti del corpo più lontane dal focolaio. La cura viene eff ettuata secondo determinati standard che, in base a numerosi confronti di dati, si sono rivelati assai positivi. Viene comunque sempre eff ettuata su misura del singolo paziente, tenendo conto del suo stato generale e della sua situazione personale. Che tipo di terapie? A seconda della situazione, le diverse possibilità di cura vengono applicate singolarmente o in combinazione con altre cure. Esse si diff erenziano in base alle caratteristiche istologiche del tumore. Piano terapeutico per i non seminomi: • nello stadio precoce, attenersi eventualmente al principio del «wait and see» o «vigile attesa» (attendere ed osservare), con frequenti e regolari esami di controllo; • chemioterapia e/o asportazione del linfonodo (linfoadenectomia); • visite di controllo (follow-up). Piano terapeutico per i seminomi: • nello stadio precoce attenersi eventualmente al principio del «wait and see» o «vigile attesa» (attendere ed osservare), con frequenti e regolari esami di controllo; • nello stadio precoce, radioterapia delle vie linfatiche;

In stadi avanzati: radioterapia dei linfonodi oppure chemioterapia, in particolare se vi sono metastasi; • visite di controllo (follow-up). Effetti indesiderati: pensi alla guarigione!!! Talvolta le terapie per la cura dei tumori sono anche connesse con eff etti indesiderati. Cerchi di relativizzare gli eventuali eff etti collaterali considerando le notevoli possibilità di guarigione. In tal modo sarà in grado di sopportarli più facilmente; infatti, se non viene curato il tumore del testicolo è fatale. Esistono numerose possibilità, che consentono di ridurre al minimo gli eff etti indesiderati. I trattamenti chirurgici L’orchiectomia Di regola la prima fase della cura è l’intervento chirurgico. Da un lato esso è necessario per stabilire una diagnosi esatta: da questa dipende infatti la successiva cura. Dall’altro rappresenta un passo importante sulla via della guarigione. La linfoadenectomia I singoli linfonodi o le vie linfatiche devono essere asportate. Esiste un certo rischio che il tumore si sia già esteso attraverso determinate vie linfatiche, formando metastasi nei linfonodi o che ciò si verifi chi in futuro, sebbene al momento non sia ancora possibile esserne certi. Nonostante le migliori tecniche operative, nelle operazioni ai linfonodi nella cavità addominale possono essere feriti i nervi responsabili del controllo dell’eiaculazione. Il liquido seminale si svuota nella vescica (= eiaculazione retrograda). La fertilità viene in tal modo limitata. Vigile attesa – «wait and see» Nello stadio precoce – ossia quando il tumore si limita ai tessuti in cui si è sviluppato – in determinati casi è possibile rinunciare alle terapie complementari (= adiuvanti). «Wait and see» oppure «watchful waiting» (vigile attesa). Si tratta di una procedura che si presta per pazienti per i quali esiste solo una ridotta possibilità che abbiano sviluppato metastasi. Nella procedura «wait and see» è necessario un controllo medico regolare, pluriennale e assiduo. In caso di recidiva (nuova manifestazione del tumore) o nel caso di una metastasi viene ripresa immediatamente la cura. Anche in questo caso le possibilità di guarigione sono molto elevate.

Valuti assieme al medico tutti i vantaggi e gli svantaggi di questa strategia. Nel caso dovesse decidersi di ricorrere al sistema «wait and see» si rechi regolarmente ai controlli anche se non dovessero manifestarsi disturbi. La radioterapia Attraverso la radioterapia è possibile distruggere in particolare le cellule oppure i focolai tumorali rimasti localmente dopo l’intervento. I raggi penetrano nei tessuti e danneggiano le cellule tumorali in modo che queste non possano più suddividersi e riprodursi e alla fi ne muoiano. Di base i raggi hanno lo stesso eff etto anche sui tessuti sani. Pertanto, nonostante si ricorra a numerose misure di protezione, non è possibile evitare che anche determinate cellule corporee sane subiscano dei danni. La dose dei raggi e l’area irradiata vengono calcolate individualmente per ogni singolo paziente. Quest’ultima dura infatti solo pochi minuti e viene effettuata per circa due settimane (in genere dal lunedì al venerdì) in singole dosi (le cosiddette «frazioni»). La radioterapia entra in considerazione solo per i seminomi poiché essi sono molto sensibili ai raggi. Per i non seminomi, invece, questo tipo di cura non è efficace. Fertilità e radioterapia Circa la metà dei pazienti colpiti da un tumore al testicolo manifestano disturbi nella produzione degli spermatozoi già all’inizio della radioterapia. Nonostante il testicolo sano venga opportunamente schermato, in seguito alla radioterapia la produzione di spermatozoi può essere – in genere solo temporaneamente – compromessa. La conservazione degli spermatozoi prima dell’inizio della terapia viene pertanto vivamente consigliata. Contro eventuali casi di nausea o di diarrea esistono farmaci efficaci. È possibile che si senta temporaneamente stanco ed esaurito. Il corpo le segnala che ha bisogno di riposo. La terapia medica (chemioterapia) Le sostanze chimiche utilizzate a tale scopo, i citostatici, riducono la suddivisione delle cellule tumorali, in qualsiasi parte del corpo esse si trovino. Ciò rappresenta una notevole differenza rispetto alla radioterapia, che ha eff etti solo a livello locale. I medicinali impediscono purtroppo temporaneamente anche la divisione delle cellule sane, che si riproducono in modo assai rapido. Fra queste rientrano per esempio le cellule del midollo osseo, delle radici dei capelli, delle mucose o quelle sessuali. Ciò può – ma non deve – comportare effetti indesiderati quali nausea, caduta dei capelli, disturbi dell’equilibrio ormonale, predisposizione alle infezioni, stanchezza. Talvolta si manifestano disturbi dell’udito, della capacità percettiva nelle mani e nei piedi, modifiche della percezione del gusto e problemi della pelle. Tali disturbi sono tuttavia temporanei poiché le cellule del corpo si rigenerano rapidamente. Proprio per questo motivo le chemioterapie vengono effettuate in diversi cicli.

Fertilità e chemioterapia La quantità e la qualità degli spermatozoi nel testicolo sano si riducono temporaneamente, visto che la terapia descritta non aggredisce solo le cellule cancerogene. Non è possibile prevedere se e per quanto tempo la qualità degli spermatozoi rimarrà compromessa. Per la maggior parte dei pazienti, le cellule in questione si rigenerano nel giro di due anni, periodo dopo il quale gli spermatozoi assumono di nuovo la stessa qualità che avevano prima della terapia. Durante questo lasso di tempo si dovrà pertanto rinunciare ad eventuali desideri di paternità e fare uso di metodi contraccettivi. In ogni caso è consigliabile la crioconservazione. La chemioterapia ad alto dosaggio nel caso di tumori del testicolo Essa può essere presa in considerazione nei casi in cui la chemioterapia standard non riesce ad eliminare tutte le cellule cancerose, oppure quando, al momento della diagnosi, il cancro si è già diffuso in modo tale che la terapia tradizionale non è più sufficiente. Nel caso essa entri in considerazione, il medico discuterà con lei questa forma di terapia.

La loro effettiva validità. Alcune persone creano false speranze, supportando i loro metodi con teorie che, a prima vista, appaiono convincenti. Prima di intraprendere qualsiasi tipo di trattamento parli con lo specialista che la segue. Follow-up Le ricadute (casi di recidiva) o lo sviluppo di metastasi sono rari nei casi in cui la cura sia stata conclusa con successo. Per questo motivo, per un determinato periodo dovrà sottoporsi a regolari controlli medici. Gli intervalli fra i singoli appuntamenti aumenteranno sempre più, visto che con il tempo le probabilità di recidiva si riducono. Se tra un appuntamento e l’altro dovessero sorgere problemi, o se dovesse accusare disturbi, informi subito il medico. Attenzione ai cambiamenti Ognuno di noi percepisce subito, in base all’esperienza, se una parte del corpo tutto ad un tratto è diversa dal solito. Osservi attentamente se nello scroto sano si verificano cambiamenti e consulti subito il medico se dovesse notare qualcosa di insolito. Il tumore del testicolo e la sessualità Durante e dopo la terapia non rimane centrale solo la questione delle possibilità di guarigione, bensì anche la preoccupazione se e in quale misura la malattia possa incidere sulla vita sessuale e sulla fertilità. Diventerò impotente? Potrò avere anche in futuro un’erezione, un’eiaculazione, un orgasmo e conserverò la mia fertilità?

Un testicolo solo è suffi ciente È importante notare che dopo l’asportazione chirurgica di un testicolo la sessualità e la fertilità rimangono invariate senza limitazioni di sorta. Il testicolo sano può svolgere appieno ogni funzione. Di regola aumenta persino la produzione di testosterone e di spermatozoi per compensare la perdita del testicolo malato. Effetti delle terapie oncologiche Durante le chemioterapie e le radioterapie e durante il periodo successivo la formazione delle cellule spermatiche e la loro qualità può essere temporaneamente compromessa.Durante questo periodo si raccomanda di far uso di opportuni metodi contraccettivi. Se le premesse necessarie sono date, niente le impedirà di avere ancora dei fi gli sani. Conservazione degli spermatozoi Considerando che non è possibile prevedere con assoluta certezza lo sviluppo della malattia e il processo di guarigione, è consigliabile far conservare i propri spermatozoi, eventualmente già prima dell’intervento eff ettuato a scopo diagnostico. Il termine tecnico è crioconservazione. Gli spermatozoi vengono congelati e possono essere utilizzati anche parecchi anni più tardi per l’inseminazione artifi ciale. Anche se al momento la questione di avere fi gli non le sembra importante o se pensa di non perdere la fertilità, la conservazione degli spermatozoi è altamente consigliabile. Purtroppo la qualità degli spermatozoi degli uomini aff etti da tumore al testicolo è in parte già insuffi ciente prima della diagnosi. Pertanto, prima dell’inseminazione vengono esaminati, fra l’altro, il numero delle cellule spermatiche di forma normale e la loro mobilità (spermiogramma). Il medico le fornirà ogni ragguaglio a questo proposito.

Convivere con la malattia Una malattia come il tumore del testicolo rappresenta un’esperienza che lascia il segno, anche quando si guarisce completamente. 12Il tumore del testicolo: una malattia guaribile TAKE HOME MESSAGE Ricorda che la prevenzione sul piano medico e psicologico consente generalmente di aff rontare la malattia con maggiore effi cacia. Quando senti che l’esperienza del tumore ha avuto un impatto negativo sul Tuo stato d’animo, sulla Tua vita aff ettiva e su quella relazionale, non esitare a chiedere aiuto. Quest’esperienza può “fortifi carTi” se la elabori e la integri nella Tua vita. Aspetti psicologici nella presa in carico dei pazienti con tumori germinali del testicolo Il tumore germinale del testicolo colpisce prevalentemente adolescenti e giovani adulti, durante delicate fasi del ciclo di vita, in cui ciascuno tende a progettare ed a godere di intime relazioni aff ettive, a pianifi care progetti professionali ed a soddisfare desideri di paternità. In particolar modo in quest’epoca della vita, la soff erenza psichica associata all’esperienza di malattia oncologica assume un ruolo centrale nella presa in carico multidisciplinare di ciascun giovane paziente per le importanti conseguenze, intrapsichiche ed interpersonali, di un disagio legato ai danni di un apparato carico di signifi cati simbolici. In questi pazienti, infatti, la diagnosi di cancro sovente rappresenta una traumatica battuta d’arresto delle peculiari sfi de esistenziali, tale da richiedere un intervento psicologico, sia esso di counselling, di supporto emotivo o di psicoterapia. Il counselling è un processo relazionale di tipo professionale, rivolto ad una persona che sente il bisogno di essere aiutata a risolvere un problema sul piano psicosociale; richiede abilità e strategie comunicative fi nalizzate ad “aiutare la persona ad aiutarsi”, nel pieno rispetto dei valori e della capacità di autodeterminazione di ciascuno. Il counselling può essere rivolto esclusivamente alla persona ammalata, attraverso incontri individuali, ma anche alla coppia ed alla famiglia. Il supporto emotivo e la psicoterapia sono interventi strutturati di tipo psicologico, volti a fornire uno spazio di contenimento emotivo e di elaborazione psichica dei vissuti legati all’esperienza di malattia oncologica ed alle sue ripercussioni sul piano emotivo, cognitivo e relazionale. Studi in ambito psico-oncologico hanno dimostrato che gli interventi di tipo psicosociale sono particolarmente utili nelle situazioni in cui è accentuata la diffi coltà di comunicazione pazientepartner, in particolar modo quando la malattia neoplastica ed i trattamenti sortiscono eff etti negativi sul funzionamento sessuale. Inoltre, è stato dimostrato che la tempestività degli interventi psicologici generalmente si accompagna ad una maggiore effi cacia. La moderna medicina oncologica, dunque, in integrazione con le scienze psicologiche e sociali persegue con sempre maggiore interesse l’obiettivo di individuare, di sperimentare e di consolidare modalità di presa in carico globale dei giovani adulti aff etti da tumori, off rendo loro la possibilità di elaborare le implicazioni psico-emotive legate all’esperienza di malattia oncologica, nel contesto di una buona relazione di partnership equipe-paziente.

Prevenire il tumore ai testicoli con l’autopalpazione: con questo video divertente la campagna Tocchiamoci promossa dalla Fondazione Veronesi ne sottolinea l’importanza.

Un video senza dubbio ironico per parlare di un problema molto delicato. È questo lo scopo della campagna promossa dalla fondazione Veronesi. #Tocchiamoci. Si vuole affrontare un problema molto diffuso tra gli uomini, il tumore del testicolo, l’obiettivo di questa campagna spiegare al meglio come affrontare l’autopalpazione per prevenire la malattia.

Sfruttare un gesto maschile, scaramantico e comune per tutti gli uomini, per veicolare un importante messaggio di prevenzione, giocando sul duplice concetto del “toccarsi”. In un video, commissionato dalla Fondazione Umberto Veronesi, si vede un carro funebre vuoto percorrere le vie e le piazze più belle di Roma, ed al suo passaggio decine di maschi, di tutte le età, invece di usare la mano per farsi il segno della croce, più o meno discretamente la portano sulla patta dei pantaloni, o la muovono all’interno della tasca, spostandola sui genitali per un breve massaggio locale.

La scena è ripresa da una telecamera nascosta, finché il fìnto becchino scende sorridendo dall’auto e affronta uno ad uno i vari manovratori manuali dicendo: «Ho visto che ti sei toccato al mio passaggio, bravo hai fatto bene, tocchiamoci spesso», allungando in quella loro mano un biglietto con su scritto: “Ti tocchi le palle per tenere lontano la sfortuna, ma sai toccarti i testicoli per prevenire il tumore?”.

Il messaggio passa immediatamente: la semplice palpazione dei genitali ti salva dal cancro del testicolo, basta palparsi per bene. Questa neoplasia in Italia è la più frequente nei maschi di età compresa tra 15 e 40 anni, con un tasso di incidenza dell’11 per cento in quelli con meno di 50anni, e rappresenta l’1,5 per cento di tutte le neoplasie dell’uomo.

L’idea di questo video appare molto efficace per contrastare questo tipo di tumore, poiché passa subito il concetto che attraverso l’autopalpazione si può diagnosticare una patologia neoplastica allo stadio iniziale ed avere quindi la certezza di una completa guarigione. Il sensibile aumento di incidenza negli ultimi 30 anni di questo tumore è dovuto alla scarsa attenzione dei giovani maschi verso la prevenzione, oltre che alla scomparsa della famosa visita di leva, che li ha sottratti in blocco dalla diagnosi precoce delle patologie del distretto urogenitale. Fare prevenzione diventa quindi fondamentale, e siccome l’auto palpazione a fini preventivi fatica ad entrare nelle abitudini maschili, mentre è molto diffusa quella scaramantica, l’idea geniale della campagna pubblicitaria “Tocchiamoci” si spera ottenga l’effetto desiderato.

I sintomi iniziali di questa neoplasia sono modesti, e comportano una sensazione di peso al testicolo, che può presentare un lieve rigonfiamento o una perdita di volume, spesso in presenza di una piccola tumefazione o di un nodulo palpabile, e l’organo appare più teso e duro al tatto rispetto al controlaterale, sovente in assenza di sintomatologia dolorosa.
Per la diagnosi basta un esame clinico, la palpazione appunto, adiuvata da una ecografia di conferma, e l’intervento chirurgico se eseguito nella fase iniziale di malattia può anche essere conservativo, ovvero non imporre l’asportazione dell’intero testicolo, che, se estratto, viene comunque sostituito con una protesi ovoidale in silicone alloggiata nello scroto, restituendo al paziente l’armonia anatomica originale dei suoi genitali.

L’ideale sarebbe che le madri insegnassero ai propri figli, dai dodici anni in su, in epoca cosiddetta puberale, questa attenzione particolare verso i loro testicoli, che invece vengono in genere menzionati come maschile dimostrazione di carattere, od esaltati per le future funzioni di prestazioni sessuali. La finalità del video della Fondazione Veronesi denominato “Tocchiamoci”, che ironizza sulla scaramanzia italica e sul gesto che più tradizionalmente viene eseguito dagli uomini per allontanare la malasorte, è quella che con quella stessa semplice manualità si potrà aggredire in tempo una neoplasia maschile che potrebbe avere un percorso molto più doloroso ed evitabile della tanto temibile sfortuna.

Michele ha 23 anni, è di Trieste e qualche anno fa gli è stato diagnosticato un tumore al testicolo sinistro. Oggi vuole superare la disinformazione e i tabù sul tema

Da un giorno all’altro si è trovato a dover affrontare all’improvviso risonanze magnetiche, esami, tac, visite, fino a un’intervento di asportazione del testicolo. Questa patologia colpisce soprattutto la popolazione giovane, in genere tra i 20 e i 40 anni.

Nella fascia di età fino a 50 anni costituiscono il tipo di tumore principale (il 12 per cento di tutte le diagnosi nel genere maschile). Fino alla metà degli anni Settanta, nove uomini su 10 con tumore del testicolo morivano nel giro di un anno.

Oggi la guarigione avviene nel 95 per cento dei casi. Nel 2015 in Italia si sono registrati circa 2.000 casi, secondo quanto riferisce l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro.

Michele ha deciso di raccontarci la sua storia, per superare la disinformazione e i tabù che circolano su un tema delicato e sottovalutato come il tumore al testicolo.

Quando e come hai scoperto di aver contratto il tumore al testicolo?

Ho scoperto la malattia a dicembre 2014. Era da un po’ di tempo che sentivo dei dolori nella parte inguinale e un senso di pesantezza al testicolo, soprattutto stando in piedi a lungo. Decisi di farmi vedere da un urologo sospettando un semplice varicocele, ma durante la visita il medico si mostrò subito molto preoccupato e con un’ecografia fatta il giorno dopo è venuto fuori tutto.

Come hai affrontato la malattia?

Per mia fortuna ho avuto poco tempo per metabolizzare la notizia. È successo tutto molto in fretta e nel giro di pochi giorni mi sono ritrovato in sala operatoria.

Certamente il momento più duro emotivamente è stato quando l’ho scoperto: ti assale uno sconforto incredibile e non ti riesci a dare delle risposte. Il pensiero che mi martellava la testa era il chiedermi come fosse possibile che tutto questo stesse accadendo proprio a me.

In qualche modo è normale pensare che a noi stessi queste cose non potrebbero mai capitare. Però non mi sono mai perso d’animo e ho cercato di rimanere concentrato su ciò che dovevo fare per guarire e in quel momento la priorità era affrontare l’operazione.

Quanto è durato tutto l’iter fino alla guarigione?

Purtroppo non posso ancora considerarmi del tutto guarito. Dopo l’operazione e l’asportazione del testicolo si entra in una fase di follow up che dura cinque anni.

Certo, la malattia non c’è più, ma si è sempre considerati a rischio. Adesso il testicolo destro è sano, quello sinistro c’è ed è di silicone. Si fanno molti controlli come esami del sangue, tac, risonanze magnetiche e visite dall’urologo. All’inizio sottoporsi a tutti questi esami è pesante, ma ci si abitua e in ogni caso è positivo farli perché si ha la possibilità di rimanere sempre controllati.

Cosa vuoi dire ai tuoi coetanei che spesso tendono a sottovalutare la propria salute?

Quello che mi sento sempre di consigliare è di non sottovalutare il fattore del tempo, mettere da parte eventuali paure o pregiudizi e farsi controllare. Questo però andrebbe fatto a prescindere e non solo se si sospetta di avere qualcosa.

Comunque credo che veramente scoprire le cose nei tempi giusti sia la chiave di una guarigione più facile e sicura. Trascurare certi segnali che ci manda il nostro corpo per pigrizia o perché non si conosce le eventuali problematiche è la cosa peggiore che si possa fare.

Come è la tua vita adesso? Gli interventi che hai subito o le terapie hanno lasciato conseguenze?

La mia vita ora è tale e quale a quella di prima. Fisicamente mi sento benissimo e sicuramente il non aver avuto bisogno di fare cicli di terapie ha influito su questo.

È un’esperienza che mi ha segnato molto, mi ha abbattuto in certi momenti ma non mollando mai ne sono uscito meglio di prima. Diciamo che qualcosa di buono la malattia te lo lascia, dal punto di vista caratteriale se ne esce molto più forti.

Lo voglio dire apertamente, mi reputo un ragazzo molto fortunato, nonostante tutto: fortunato per aver scoperto la malattia in tempo, fortunato perché ho avuto vicino a me persone che mi hanno dato forza

Cosa ti ha insegnato la tua lotta contro questa malattia?

Sicuramente ho imparato a non essere superficiale rispetto a certi problemi della vita quotidiana. Ho scoperto anche un mondo intorno a queste problematiche che non conoscevo: ci sono tanti studi e ricerche, ma anche tanta disinformazione e tabù assurdi.

Credo che i ragazzi dovrebbero avere più opportunità di conoscere e controllare certi temi: sono convinto che lo sport e la scuola debbano avere un ruolo fondamentale in questo. Fare prevenzione è il modo più semplice ed efficace per combattere questa malattia.

I tumori maligni del testicolo sono costituiti quasi esclusivamente dai cosiddetti seminomi. Essi originano dalle cellule germinali, cioè dagli spermatozoi e dai loro precursori. Per semplicità si parla in genere di cancro del testicolo. Le ghiandole sessuali maschili: i testicoli I due testicoli (testes) sono avvolti da una membrana di vari strati. Sono situati nella sacca scrotale (o scroto) che si trova direttamente sotto il pene: è costituita da pelle e muscoli. Nei testicoli, e più esattamente nei dotti seminali, si formano le cellule seminali (spermatozoi) dalle cellule germinali.

Questo processo è regolato dal testosterone, l’ormone sessuale maschile più importante, prodotto anch’esso nei testicoli. Il testosterone regola altresì lo sviluppo degli organi sessuali maschili nonché la formazione dei caratteri sessuali secondari (voce profonda, crescita della barba, funzione erettile, sensazione di piacere ecc.). Gli spermatozoi passano dai testicoli agli epididimi attraverso un sistema di canali ramificato che collega entrambi i testicoli. Gli epididimi sono situati sul lato posteriore dei testicoli e sono percepibili al tatto. I tumori maligni del testicolo sono costituiti quasi esclusivamente dai cosiddetti seminomi. Essi originano dalle cellule germinali, cioè dagli spermatozoi e dai loro precursori. Per semplicità si parla in genere di cancro del testicolo.

Le ghiandole sessuali maschili: i testicoli I due testicoli (testes) sono avvolti da una membrana di vari strati. Sono situati nella sacca scrotale (o scroto) che si trova direttamente sotto il pene: è costituita da pelle e muscoli. Nei testicoli, e più esattamente nei dotti seminali, si formano le cellule seminali (spermatozoi) dalle cellule germinali. Questo processo è regolato dal testosterone, l’ormone sessuale maschile più importante, prodotto anch’esso nei testicoli. Il testosterone regola altresì lo sviluppo degli organi sessuali maschili nonché la formazione dei caratteri sessuali secondari (voce profonda, crescita della barba, funzione erettile, sensazione di piacere ecc.).

Gli spermatozoi passano dai testicoli agli epididimi attraverso un sistema di canali ramificato che collega entrambi i testicoli. Gli epididimi sono situati sul lato posteriore dei testicoli e sono percepibili al tatto. Di conseguenza anche con diversi nomi: carcinoma embrionario, coriocarcinoma, tumore del sacco vitellino e teratoma. È importante distinguere bene i seminomi dai non seminomi perché la terapia è scelta in base al tipo di tessuto tumorale. In genere è colpito un solo testicolo. Nel 5% dei casi chi è stato colpito da cancro del testicolo sviluppa un tumore a cellule germinali anche nell’altro testicolo nel corso della vita. Col progredire della malattia il tessuto ancora sano del testicolo si riduce progressivamente. Inoltre le cellule cancerose possono migrare nei linfonodi locali attraverso i vasi sanguigni e linfatici e dai linfonodi in altri organi dove formano delle metastasi. Il cancro del testicolo forma metastasi soprattutto nei linfonodi situati nella regione addominale posteriore – i cosiddetti linfonodi retroperitoneali  – e nei polmoni.

Decisamente più rare sono le metastasi ossee epatiche e cerebrali. Tumori a cellule germinali non originati nel testicolo In un caso particolare di cancro del testicolo – il cosiddetto tumore extragonadico – il tumore primario si sviluppa non nel testicolo, ma in altra sede: > in un linfonodo retrosternale (nel mediastino) > in un linfonodo addominale (nel retroperitoneo) > nel cervello In queste parti del corpo si sono formate nella fase embrionale cosiddette cellule germinali primordiali. Esse possono degenerare e dare origine a questa particolare forma di tumori a cellule germinali. Per un paziente affetto da tumore extragonadico il rischio di essere colpito più tardi anche da un tumore a cellule germinali del testicolo è inferiore al 5%. In Svizzera 400 nuove diagnosi ogni anno Il cancro del testicolo è un tipo di tumore raro. In Svizzera si registrano ogni anno circa 400 nuovi casi.

Il cancro del testicolo rappresenta l’1% di tutti i casi di cancro nella popolazione maschile. Tuttavia è la forma più frequente di cancro nei soggetti con meno di 40 anni. Cause e rischi Non si conosce una causa precisa del cancro del testicolo. Alcuni fattori fanno aumentare il rischio di questa malattia, ma non tutti i soggetti esposti a questi fattori svilupperanno il cancro del testicolo. Il rischio è molto elevato se una persona è esposta contemporaneamente a vari fattori. Nella maggior parte dei casi questi fattori sono indipendenti dalla volontà di una persona. Non c’è quindi ragione di sentirsi in colpa se si è colpiti da questo cancro. Possibili fattori di rischio  La ritenzione o mancata discesa di un testicolo (maldescensus testis = criptorchidismo).

Il testicolo non è nella posizione normale poiché dopo la nascita non è «migrato», o solo parzialmente, dalla cavità addominale nella sacca scrotale. Sussiste un rischio residuo di cancro, per quanto ridotto, anche dopo il riposizionamento del testicolo tramite intervento chirurgico. > Presenza di un tumore nel testicolo controlaterale.  Neoplasia testicolare intraepiteliale (TIN). È dovuta a cellule germinali anomale che possono essere già presenti prima della nascita e trasformarsi in cellule cancerose quando nella pubertà saranno rilasciati determinati ormoni. Le cellule TIN sono ben visibili al microscopio. Disgenesia testicolare (disgenesia = sviluppo anormale). Si tratta di un’alterazione della differenziazione sessuale (maschile/femminile) con mancata discesa dei testicoli nello scroto, sbocco anomalo del canale uretrale (ipospadia) e ridotte dimensioni dei testicoli, come per esempio nella sindrome di Klinefelter.  Infertilità primaria.

Impossibilità di generare nonostante regolari rapporti sessuali.  Un rischio elevato sussiste anche in caso di cancro del testicolo familiare se sono stati colpiti parenti di primo grado (padre, fratello). Non sussiste alcun rischio invece in caso di testicolo oscillante o migrante. In questi casi il testicolo risale temporaneamente nella cavità addominale se per esempio fa freddo. Non è stata nemmeno accertata una correlazione diretta tra il cancro del testicolo e la frequenza dei rapporti sessuali, l’indossare pantaloni molto stretti o la pratica di sport come la boxe, il ciclismo, il calcio ecc. I possibili sintomi Il cancro del testicolo si avverte in genere già nella prima fase. Quasi tutti gli uomini che ne sono colpiti hanno una «strana sensazione». Talvolta si possono notare dei cambiamenti anche scambiando effusioni. Possibili sintomi precoci > Rigonfiamento o ingrossamento di un testicolo (in genere indolore) > Nodulo o indurimento in un testicolo (in genere indolore) > «Tensione», sensazione di peso nei testicoli o nella regione inguinale > Accumulo di liquido nello scroto (idrocele) > Ipersensibilità al tatto nella regione dei testicoli > Ingrossamento della ghiandola mammaria (è causato da ormoni femminili prodotti da alcuni tumori testicolari) Altri sintomi > Stanchezza, calo del rendimento > Inappetenza, nausea > Perdita di peso > Mal di schiena > Difficoltà respiratorie Questi sintomi potrebbero significare che sono già stati invasi i linfonodi o si sono già formate metastasi. Tali disturbi potrebbero essere però causati anche da altre malattie e risultare innocui: non significano necessariamente cancro.

Tuttavia ogni mutamento dei testicoli richiede accertamenti medici, anche se non si avvertono dolori. Esami e diagnosi In caso di sospetto cancro del testicolo si effettueranno con tutta probabilità i seguenti esami. Anamnesi e visita medica Il medico s’informerà in merito ai fattori di rischio e ai sintomi avvertiti ed effettuerà un esame palpatorio dei testicoli alla ricerca di eventuali noduli. Esaminerà inoltre i linfonodi, compresi quelli del torace, e/o le ghiandole mammarie per vedere se sono ingrossati .

Ecografia L’ecografia è unitamente alla palpazione l’esame più importante per decidere se procedere o meno a un’operazione diagnostica. Il termine tecnico per questo esame è ecografia scrotale. L’ecografia permette la visualizzazione dell’interno dei testicoli. Allo scopo è necessaria una sonda ad alta risoluzione. Questo metodo di esame è indolore e senza rischi: l’ecografia non espone a radiazioni. Il computer converte gli ultrasuoni in immagini. Si possono così visualizzare i vari strati e tipi di tessuto ed eventuali anomalie. Con l’ecografia si possono inoltre osservare mutamenti dei linfonodi e di organi interni (anche delle loro dimensioni) e trarne qualche valutazione. Ricerca del marcatore tumorale serico In caso di sospetto cancro del testicolo si effettua un prelievo di sangue per vedere se sono presenti marcatori tumorali (marker). I marcatori sono sostanze rilasciate dalle cellule cancerose e di cui si può accertare la presenza nel sangue. Sono detti anche marcatori tumorali serici o sierologici (siero = componente del sangue). I marcatori tumorali serici che possono segnalare il cancro del testicolo sono i seguenti: > alfa fetoproteina (AFP) > beta-coriogonadropina umana (beta HCG) > lattato deidrogenasi (LDH) I pazienti affetti da seminoma  presentano nel 10% dei casi dosaggi elevati di beta HCG. In presenza di un non seminoma risultano elevati i dosaggi di tutti e tre i marker nel 70% dei casi. Nel 90% di tutti i casi di tumore del testicolo risulta elevato almeno uno dei seguenti marcatori: l’AFP o la beta HCG. Nel valutare il rischio di cancro si terrà conto della presenza di marcatori tumorali. I marcatori sono altresì utili per i controlli in corso di terapia nonché per valutare il successo della terapia stessa. Perciò se ne accerta sempre la presenza prima di cominciare la cura. Però attenzione: il mancato accertamento dei marcatori non esclude la presenza di un tumore. Se dopo l’operazione il numero dei marcatori scende a valori normali il tumore è stato con ogni probabilità asportato completamente. Se i valori nel sangue restano elevati sono presenti metastasi. Biopsia mediante operazione Se nel corso degli esami il sospetto di cancro del testicolo si rafforza è assolutamente necessaria una biopsia, senza la quale non si può né escludere un tumore né effettuare una diagnosi precisa. La biopsia richiede un intervento chirurgico. Il testicolo è portato allo scoperto attraverso un’incisione inguinale. Si chiudono i vasi sanguigni con dei morsetti per impedire che eventuali cellule cancerose migrino nei vasi sanguigni e linfatici. Quindi si procede al prelievo di tessuto che sarà subito esaminato dal patologo (esame istologico estemporaneo intraoperatorio). Un tumore benigno può di solito essere asportato dal tessuto testicolare. Il testicolo è poi riposizionato nella sua sede. Questo procedimento è detto enucleazione. Se invece si tratta di un tumore maligno occorre asportare il testicolo, l’epididimo e il funicolo spermatico con i rispettivi vasi sanguigni. Questo intervento è detto orchiectomia (ablatio testis),. Se in questa fase si sono già formate varie metastasi che mettono a rischio la vita del paziente si effettuerà una chemioterapia prima di procedere all’orchiectomia. In alcune situazioni, per es. se il volume del testicolo è inferiore a 12 ml, se il paziente ha meno di 30 anni e se un testicolo è ritenuto maldescensus , si esegue anche una biopsia del testicolo controlaterale. Si effettua quindi l’esame istologico. Nell’occasione si accerta il tipo di tumore (per es. seminoma/ non seminoma) e la classificazione. Per determinare la classificazione e la stadiazione precise in genere sono però necessari altri esami diagnostici che forniscono immagini. Tomografia computerizzata (CT) È una speciale tecnica diagnostica che sfrutta le radiazioni ionizzanti (raggi X). Durante questo esame il paziente è esposto a un’irradiazione relativamente elevata. Con l’ausilio di una sorgente di raggi X che ruota attorno al paziente si captano i segnali emessi dal corpo da diverse angolazioni. Questi segnali sono analizzati dall’elaboratore elettronico (computer) che crea immagini di sezioni o strati corporei del paziente o un immagine tridimensionale. Con questa tecnica si possono individuare linfonodi ingrossati e invasi dal tumore. Le cellule cancerose del testicolo possono invadere i linfonodi di addome, bacino, torace e collo attraverso i vasi linfatici. Ma si possono «scovare» anche metastasi in altri organi. Le metastasi del testicolo colpiscono soprattutto i polmoni. Negli stadi avanzati della malattia si formano metastasi anche nel fegato, nelle ossa e nel cervello. Il ricorso ad altri metodi diagnostici per immagini, come la tomografia a risonanza magnetica (MRT, MRI in inglese) o la scintigrafia ossea, dipende dalla situazione e dai risultati acquisiti, ma è tuttavia raro. Convivere con il cancro Oggigiorno le persone con una diagnosi di cancro vivono in genere più a lungo e godono di una qualità di vita migliore di un tempo. Spesso, tuttavia, le terapie sono lunghe e pesanti. Alcuni riescono a conciliare le terapie con la loro abituale routine quotidiana. Per altri invece ciò non è possibile. Ascoltare se stessi Si prenda tempo per adattarsi alle mutate circostanze. Cerchi di capire cosa contribuisce a migliorare la sua qualità di vita. Questi interrogativi potrebbero aiutarla a fare più chiarezza: > Cosa conta di più per me in questo momento? > Di cosa ho bisogno? > Come posso ottenere ciò di cui ho bisogno? > Chi potrebbe aiutarmi? Una volta concluse le terapie non è sempre facile tornare alla propria vita di tutti i giorni. Per orientarsi è importante rendersi conto di quali sono le proprie esigenze. A tale proposito trova utili informazioni in questo opuscolo, specialmente in appendice. Comunicare con gli altri Così come ognuno affronta a modo suo le questioni esistenziali, ogni paziente ha il proprio modo di vivere la malattia. Gli atteggiamenti possono essere i più disparati e spaziare da «andrà tutto bene», a «basta che tutto vada bene», fino a «ormai non c’è più niente da fare», «sento che debbo morire». Il cancro incute paura, indipendentemente dalla prognosi. Alcuni non vogliono o non osano parlare delle proprie angosce, inquietudini e preoccupazioni. Altri invece sentono il bisogno di confidarsi con qualcuno. Altri ancora si aspettano che siano gli altri a rompere il ghiaccio e sono delusi se ciò non accade. Non ci sono regole valide per tutti. Ciò che una data persona considera utile, agli occhi di un’altra può apparire del tutto sconveniente. Chiedere aiuto Non esiti a usufruire delle molteplici offerte di sostegno. Chieda consiglio al suo medico o all’équipe curante. Le saranno proposte e prescritte misure di sostegno riconosciute dalla cassa malati. La lega cantonale contro il cancro e il servizio sociale dell’ospedale sono al suo servizio per questioni psicosociali e per domande riguardanti la riabilitazione oncologica. Chieda consiglio Équipe curante L’équipe curante può consigliare cosa fare in caso di disturbi legati alla malattia e alle terapie. Rifletta anche lei su possibili misure in grado di migliorare la sua qualità di vita e di favorire la sua riabilitazione. Se lo ritiene opportuno, chieda di poter usufruire di una consulenza psiconcolo- gica. Uno psiconcologo è una figura professionale appositamente formata per poter offrire sostegno psicologico ai malati di cancro e ai loro familiari. Lega cantonale contro il cancro Le leghe cantonali consigliano, accompagnano e sostengono i malati e i loro familiari in tutte le fasi della malattia. Offrono aiuto pratico per risolvere problemi organizzativi, aiuti finanziari in situazioni di disagio economico legato alla malattia nonché consulenza assicurativa e orientamento in ambito giuridico. Informano su diritti a varie prestazioni e aiutano a ottenerle. Forniscono materiale informativo. Organizzano gruppi di auto-aiuto e corsi. Anche chi sente di aver bisogno di sostegno psiconcologico può rivolgersi alla lega cantonale contro il cancro. Linea cancro 0800 11 88 11 Le operatrici specializzate della Linea cancro sono pronte ad ascoltarla, rispondono a qualsiasi domanda sul cancro e sulle terapie e, all’occorrenza, la indirizzano a centri d’eccellenza, associazioni di categoria ecc. Le chiamate e le consulenze sono gratuite. Guida cancro La «Guida cancro» della Lega contro il cancro è un albo virtuale per la divulgazione di servizi psicosociali offerti in Svizzera: www.legacancro.ch/guidacancro. Il sito informa su corsi, servizi di consulenza ecc. volti a salvaguardare la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari e a facilitare loro la convivenza con il cancro nella quotidianità. Altri malati di cancro Piattaforme virtuali di scambio Chi sente l’esigenza di condividere le proprie esperienze legate alla malattia può usufruire della piattaforma virtuale di scambio, moderata dalle operatrici della Linea cancro www.forumcancro.ch. Anche l’Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici (AIMaC) ha aperto un forum di discussione per i pazienti e i loro familiari: http://forumtumore.aimac.it. Gruppi di auto-aiuto Inoltre partecipando agli incontri dei gruppi di auto-aiuto si ha l’opportunità di parlare con persone che hanno vissuto o stanno vivendo un’esperienza analoga alla propria e di scambiarsi informazioni di vario tipo. Intrattenersi con persone accomunate da uno stesso vissuto, può infondere coraggio e aiutare a sentirsi meno soli. Può essere utile confrontare il proprio modo di far fronte a determinate situazioni con le modalità di gestione della malattia o del lutto adottate da altri. Ognuno deve comunque fare le proprie esperienze e scegliere le strategie più consone alla propria personalità. Non c’è, in effetti, un modo giusto o sbagliato di vivere la malattia. Servizi di assistenza e di cura a domicilio o Spitex In diversi cantoni sono operativi servizi di assistenza e di cura a domicilio o Spitex specializzati nella presa a carico di pazienti oncologici. Per conoscerne i recapiti, prenda contatto con la lega cantonale contro il cancro. È possibile fare capo a queste organizzazioni in ogni fase della malattia. Infermiere abilitate possono renderle visita a domicilio durante e dopo i cicli di terapia per consigliarla, fra l’altro, su possibili misure lenitive in caso di effetti indesiderati. Prestazioni assicurative Le spese di cura in caso di cancro sono rimborsate dall’assicurazione malattie obbligatoria di base (LAMal), a condizione che risultino da modalità terapeutiche riconosciute ovvero che il farmaco figuri nel cosiddetto Elenco delle specialità dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Chieda al suo medico curante di informarla compiutamente a tale proposito. Sono coperte anche le spese di cura derivanti dalla partecipazione a uno studio clinico che prevede la somministrazione di sostanze riconosciute. Le nuove terapie in generale sono invece soggette a restrizioni. L’assicurazione malattie obbligatoria di base (LAMal) e le assicurazioni integrative non garantiscono la copertura delle spese dovute a consulti o a trattamenti aggiuntivi non medici nonché a lungode- genze. Verifichi la sua copertura assicurativa prima di sottoporsi a qualsiasi terapia oppure chieda alla sua équipe curante o alla lega contro il cancro del suo Cantone di residenza di farlo per lei. Legga anche l’opuscolo «Cancro – le prestazioni delle assicurazioni sociali». Cos’è il tumore del testicolo? Il cancro del testicolo è una forma rara di tumore maschile, in cui le cellule tumorali si formano a partire dai tessuti di uno o di entrambi i testicoli. I tumori del testicolo sono circa l’1% del totale e il 3-10% di quelli che colpiscono l’apparato urogenitale maschile. Sono rari e colpiscono soprattutto la popolazione giovane (in genere tra i 15 e i 45 anni). Negli Stati Uniti, negli ultimi 30 anni, c’è stato un aumento della frequenza di tumore testicolare di circa il 45%, ma la mortalità è diminuita del 70%, a testimonianza dei significativi progressi raggiunti nella terapia di questo specifico tumore: nel 1970 il 90% dei pazienti con cancro testicolare moriva, mentre dagli anni novanta, grazie all’introduzione di nuovi farmaci, la situazione si è invertita, e oggi il 90% degli uomini con cancro diffuso possono essere curati. Nel 2012 in Italia si sono registrati poco più di 2.000 casi. Tipologie di cancro testicolare I tumori testicolari si dividono in due tipi: seminomi e non seminomi.EUSI primi sono circa la metà dei casi e consistono nella trasformazione maligna delle cellule germinali, cioè di quelle che danno origine agli spermatozoi; sono frequenti nella quarta decade di vita e si associano spesso a una variante che coinvolge anche cellule non seminali (in questo caso si parla di forme germinali miste).EEGli altri, i non seminomi, includono quattro differenti forme: i carcinomi embrionali, i coriocarcinomi, i teratomi e i tumori del sacco vitellino, quella parte associata all’embrione che contiene materiale di riserva per il suo nutrimento.^ La prognosi e il trattamento sono diversi a seconda del tipo di tumore. Classificazione II cancro del testicolo è classificato nei seguenti stadi: • stadio I – tumore circoscritto al testicolo; • stadio II – tumore diffuso ai linfonodi dell’addome; • stadio III – tumore diffuso oltre i linfonodi anche con metastasi a distanza in organi quali polmone e fegato. Sintomi Di solito il tumore esordisce con un nodulo, un aumento di volume, un gonfiore o un senso di pesantezza del testicolo. Per questo è importante che gli uomini imparino a fare l’autopalpazione del testicolo (così come le donne fanno l’autoesame del seno) palpando l’organo di tanto in tanto per scoprire precocemente eventuali anomalie. Anche la brusca comparsa di un dolore acuto al testicolo può svelare la presenza di questo tumore, assieme a un rapido aumento del volume che può essere provocato da un’emorragia all’interno del tumore. Viceversa, anche il rimpicciolimento del testicolo può essere un segnale di esordio della malattia. Infine, è importante che i genitori facciano controllare i bambini dal pediatra di fiducia, poiché una correzione dell’eventuale discesa incompleta del testicolo entro il primo anno di vita riduce il rischio di cancro e facilita la diagnosi precoce del tumore. Diagnosi La diagnosi del tumore viene effettuata tramite una ecografia dello scroto. L’ecografia scrotale è un procedura diagnostica non invasiva, che fornisce tantissime informazioni utili. Essa, infatti, mostra la posizione e la misura dell’anomalia testicolare e chiarisce se si tratta di una raccolta di liquidi o di una massa solida. Si sospetta un tumore ai testicoli se la massa è solida, mentre si considera l’ipotesi di una cisti se c’è un accumulo di fluido. Altro momento importante nella diagnosi del tumore testicolare è il dosaggio di alcuni marcatori, cioè sostanze presenti nel sangue prodotte dalle cellule tumorali o indotte dalla presenza del tumore. Tali marcatori sono: – la alfa-fetoproteina – la beta-HCG – lattatodeidrogenasi (LDH) In caso di sospetta positività si procede con una biopsia e, se anche questa è positiva, con l’asportazione del testicolo per esaminare il tumore nella sua estensione locale e sottoporre il paziente ad ulteriori accertamenti per verificare se le cellule tumorali si sono diffuse ad altre parti dell’organismo. Ciò è importante per la scelta del trattamento più indicato. Altri test Se si teme una diffusione del tumore nel resto del corpo, è molto utile sottoporre il paziente a diversi controlli radiologici che chiariscano se le metastasi hanno raggiunto i linfonodi, i polmoni, il fegato ecc. Gli esami praticati, in questi frangenti, sono: – radiografia del torace – risonanza magnetica nucleare (RMN) – tomografia assiale computerizzata (TAC). Fattori di rischio per il tumore del testicolo Le cause del cancro al testicolo restano sconosciute, anche se diversi fattori di rischio possono favorirlo.HHTra questi il principale è il criptorchidismo, cioè la mancata discesa nello scroto di uno dei testicoli che resta nell’addome o nell’inguine.HQuesta condizione aumenta le probabilità di trasformazione maligna delle cellule fino a 40 volte rispetto alla popolazione generale, con un rischio variabile a seconda della sede del criptorchidismo: elevata se il testicolo è nell’addome e più bassa se è nell’inguine.HLe probabilità si riducono ulteriormente se l’anomalia viene corretta chirurgicamente prima dei sei anni di età.E Un altro importante fattore di rischio è la sindrome di Klinefelter, un difetto dei cromosomi.^ Infine, gli uomini che hanno avuto un tumore al testicolo hanno dal 2% al 5% di probabilità di sviluppare lo stesso tumore nell’altro testicolo nei 25 anni successivi alla diagnosi. Sono importanti anche: una storia familiare positiva per questo tumore, l’esposizione a sostanze che interferiscono con l’equilibrio endocrino (per esempio l’esposizione professionale e intensa a pesticidi), l’infertilità (gli uomini infertili hanno un rischio di sviluppare il tumore tre volte superiore agli uomini fertili) e il fumo, che ne raddoppia il rischio. Trattamento Grazie ai progressi degli ultimi anni, oggi 9 casi di tumore del testicolo su 10 si curano con successo. Quando il tumore è diagnosticato in fase iniziale ed è limitato al testicolo, la chirurgia (orchifunicolectomia) con o senza radioterapia è la prima scelta. Nelle forme più avanzate, invece, è necessario ricorrere alla chemioterapia, considerando che questo tipo di tumore è molto sensibile agli effetti dei farmaci, con cui si ottengono quindi ottimi risultati. Con i farmaci guarisce anche il 60-70% dei casi di malattia già disseminata, a cui va aggiunto un 10-20% di pazienti guariti definitivamente dopo l’asportazione di tumori rimpiccioliti precedentemente con la chemioterapia. In entrambi i casi, comunque, è necessario farsi controllare molti anni dopo la cura.

Sesso sì, ma da soli Quando fa bene la masturbazione

Ancora oggi considerato un tabù, il piacere solitario è sempre più praticato non solo dagli uomini, ma anche dalle donne, che spesso lo preferiscono al rapporto sessuale. Complice la tecnologia che con l’avvento dei social network e delle chat ha portato alla diffusione di nuove abitudini sessuali, come il sexting, che consiste nell’invio di testi o immagini sessualmente espliciti tramite internet o telefono cellulare. Nonostante il pericolo che foto private possano essere diffuse, scambiarsi messaggi e foto hot è oggi molto in voga sia tra i giovanissimi che tra gli adulti, soprattutto in Italia, e, sebbene questo non venga mai sottolineato, tale pratica si accompagna alla masturbazione.

Insomma, si fa sesso sì, ma ognuno a casa propria. Ci si guarda ma non ci si tocca.
Secondo un sondaggio del 2014 condotto da un sito di incontri extraconiugali asheleymadison.com, a cui hanno risposto oltre 74 mila utenti da 26 Paesi diversi, l’88% degli italiani fa sesso con il proprio partner in media una volta al mese, preferendo di gran lunga il sexting all’incontro sessuale vero e proprio sotto le lenzuola.

Insomma, gli italiani lo facevano meglio, oggi lo fanno da soli, chiusi nella loro stanza, o, addirittura, in ufficio. Cellulare in mano. Secondo una ricerca apparsa sul sito Time OutNewYorklo scorso gennaio, quattro persone su dieci si masturbano nel proprio ambiente lavorativo. Altro che caffè o sigaretta, oggi la pausa si fa piccante e, invece di costituire un momento di socializzazione, diventa un’occasione per stare in intimità con se stessi.

In fondo, le chiacchiere con i colleghi possono essere noiose; mentre, ciò che non stanca mai è il sesso. Quello con se stessi. I partner possono cambiare, gli amori possono finire. L’unica certezza è costituita da ciò che ritroveremo sempre dentro i nostri slip e che non ci dirà mai: «Stasera ho il mal di testa».

Sfatato il mito per cui questa pratica solitaria possa provocare cecità, la medicina oggi sostiene che masturbarsi faccia bene. «Una buona attività sessuale, che includa anche la masturbazione, favorisce la salute generale, sia fisica che mentale», afferma Kostantinos Christodoulakis, urologo presso l’Ospedale di Piacenza, il quale tuttavia ritiene che l’ufficio non sia l’ambiente più idoneo in cui praticare il sesso solitario.

«La masturbazione è un gesto intimo, per questo sconsiglio di praticarla in un luogo pubblico e caotico», spiega Christodoulakis. Fondamentale farlo, a parere del medico, nell’adolescenza al fine di sviluppare un rapporto sano con il proprio corpo. Ma ci si masturba per tutta la vita. «Anche nella terza età questa pratica è consigliata e si inserisce nel quadro di uno stile di vita equilibrato e felice», conclude il medico.

Sono numerose le ragioni per cui oggi la masturbazione viene preferita al rapporto sessuale. Innanzitutto, si tratta di «sesso sicuro», che non espone a rischi per la salute; non sono necessari lunghi preliminari, quali corteggiamento, invito a cena, preparazioni di vario tipo; non si viene assaliti dall’ansia da prestazione; è annullato il rischio di gravidanza; non ci sono complicazioni di tipo affettivo; non si tradisce e non si viene traditi; l’orgasmo è sempre garantito.

La masturbazione fa bene anche alla coppia. Amare se stessi, anche fisicamente, è il primo fondamentale passo per amare l’altro. Il primo amore, quello vero, che non finisce domani, in fondo, è soltanto uno: l’amore di sé.

1 COMMENT

  1. Finalmente, anche se solamente da una decina di anni come sostiene Andrea Lenzi, si volge l’attenzione sulla salute e prevenzione delle malattie dei giovani uomini, come da molto tempo, grazie a Dio, si fa con le giovani femmine!
    Speriamo che sia fatta una campagna di prevenzione in ogni luogo e che con l’aiuto di noi genitori e anche dei docenti scolastici si riesca a sensibilizzare specialmente i giovani uomini ad avvicinarsi senza vergogna e paura a questo grande progetto.
    Cerchiamo di capire che anche i ragazzi hanno dei problemi, a volte anche peggiori, delle giovani femmine!

Rispondi o Commenta