Alzheimer e demenza senile,1 caso su 3 si può prevenire

Studiare, non fumare, fare attività fisica e avere un’alimentazione sana ed equilibrata sono solo alcune delle raccomandazioni degli esperti per ridurre sensibilmente il rischio di demenza.

Oggi circa 47 milioni di persone soffrono di demenza nel mondo: questo numero è destinato a crescere fino a 6 milioni entro il 2030 e a toccare i 115 milioni entro il 2050. La demenza senile è determinata dalla distruzione dei neuroni cerebrali con la progressiva perdita delle funzioni mentali: ne derivano perdita della memoria, disturbi della parola, incapacità di eseguire movimenti coordinati; se compare prima dei 65 anni è detta presenile.

La demenza si può prevenire sin dall’infanzia. Combattere il fumo, la depressione, favorire lo studio potrebbero essere “medicine” molto più efficaci dei farmaci tradizionali.

Trattandosi di patologie per le quali non esiste una cura effettiva, anche le terapie di supporto possono svolgere un ruolo fondamentale nel trattamento di queste malattie, ed è per questo che la rivista The Lancet ha pensato di creare una commissione composta da 24 esperti, la Lancet Commission on Dementia Prevention and Care, che ha preso in considerazione le ricerche effettuate fino ad oggi sulle terapie e la prevenzione delle diverse forme di demenza per dare delle risposte basate su dati certi.

Il rapporto della rivista britannica è stato presentato alla conferenza della Alzheimer’s Association International dove hanno partecipato i protagonisti di parecchi studi scientifici sull’Alzheimer. In un caso su tre, potrebbe addirittura essere evitata facendo attenzione a nove fattori di rischio.

Secondo gli studiosi coinvolti nella ricerca, queste sono le incidenze dei fattori a rischio individuati: perdita uditiva nel corso della vita media 9%, il non completamento del l’istruzione secondaria 8%, il fumo 5%, la depressione 4%, l’inattività fisica 3%, l’isolamento sociale 2%, la pressione sanguigna alta 2%, obesità 1%, diabete di tipo 2 l’1%. Anche la stimolazione cognitiva in gruppo può essere utile: “molte terapie non farmacologiche hanno un valore rilevante per questi pazienti”.

In medicina la demenza è un disturbo acquisito su base organica delle funzioni intellettive che sono state in precedenza acquisite: memoria (a breve e a lungo termine) e almeno una tra pensiero astratto, capacità critica, linguaggio, orientamento spazio-temporale, con conservazione dello stato di coscienza vigile.

Che cos’è la demenza
La demenza è una sindrome clinica (insieme di sintomi) dovuta ad una malattia che colpisce il cervello, cronica e progressiva che comporta la degenerazione di:
> facoltà mentali quali la memoria, la capacità di ragionamento, il linguaggio e la capacità di riconoscere oggetti e persone;
affettività ed emotività quali depressione, ansia ed angoscia;
> comportamento e personalità quali agitazione, aggressività, reazioni paranoiche ed apatia.
Tali sintomi pregiudicano le normali attività sociali e lavorative del malato, con deterioramento della qualità di vita e perdita di autonomia.
Contrariamente al pensiero comune, la demenza non è una conseguenza inesorabile dell’invecchiamento, molte persone raggiungono i novanta o addirittura i cento anni conservando pienamente le funzioni cerebrali, testimoniando così che è possibile raggiungere un’età avanzata in salute.
In anni passati, quando una persona anziana perdeva la memoria o aveva atteggiamenti inconsueti, si riteneva che fosse colpa dell’arteriosclerosi oppure, come negli anni settanta, si parlava di demenza senile.
Negli ultimi anni la scienza medica ha potuto stabilire che i disturbi attribuiti all’arteriosclerosi dipendono dalla DEMENZA, la quale può essere demenza da Alzheimer o di altro tipo, mentre parlare di demenza senile è alquanto generico e non indica alcuna malattia.
Esistono diverse forme di demenza, la più frequente è la malattia di Alzheimer, che riguarda il 50% dei casi. Si tratta di una malattia progressiva che prende il nome da Alois Alzheimer, il neuropsichiatra tedesco che nel 1906 descrisse per primo la malattia.
La seconda in ordine di frequenza è la demenza vascolare, dovuta all’arteriosclerosi cerebrale ed in particolare a lesioni cerebrali multiple provocate dall’interruzione del flusso di sangue (lesioni ischemiche). È importante sottolineare che questa forma di demenza può essere prevenuta attraverso un corretto controllo dei fattori di rischio, in particolare ipertensione arteriosa e diabete.
Quando si presentano deficit di memoria, anche lievi, è importante una tempestiva valutazione da parte di uno specialista.
In Italia attualmente sono oltre 800.000 i pazienti con Malattia di Alzheimer e si stima che ci siano 80.000 nuovi casi ogni anno. Nella sola Lombardia sono stati stimati 70-80.000 casi.

Le cause
Le cause della malattia sono fino ad oggi sconosciute; probabilmente l’origine è plurifattoriale, legata cioè a fattori genetici, ambientali o anche allo stile di vita.
Il fattore di rischio più importante per lo sviluppo di malattia è l’età, soprattutto fra i 75 e gli 85 anni; tuttavia fra i centenari la malattia di Alzheimer sembra essere rara, al contrario possono esserne colpiti soggetti al di sotto di 75 anni.

La diagnosi
È di fondamentale importanza rivolgersi al medico quando si manifestano le prime avvisaglie di un deterioramento cognitivo; per avvistare i primi segni della malattia l’American Alzheimer Association nel 2005 ha pubblicato i 10 campanelli di allarme per la malattia di Alzheimer.

1. la persona va spesso in confusione ed ha dei vuoti di memoria;
2. non riesce più a fare le cose di tutti i giorni;
3. fatica a trovare le parole giuste;
4. dà l’impressione di aver perso il senso dell’orientamento;
5. indossa un abito sopra l’altro come se non sapesse vestirsi;
6. ha grossi problemi con i soldi e con i calcoli;
7. ripone gli oggetti nei posti più strani;
8. ha improvvisi ed immotivati sbalzi di umore;
9. non ha più il carattere di un tempo;
10. ha sempre meno interessi e spirito di iniziativa.
Chi si rende conto che sono suonati, per sé o per un parente, almeno quattro campanelli d’allarme, è bene che ne parli con il medico di famiglia. Questi, rilevato il peso dei sintomi e delle paure, potrà indirizzare ad un centro specialistico (Unità di Valutazione Alzheimer – UVA).
Il percorso diagnostico dell’UVA si basa su:
colloquio con il presunto malato e con un familiare (anamnesi); visita medica; esami del sangue;
> esami strumentali (TAC, Risonanza Magnetica-RM, Tomografia con emissione di positroni-PET);
> Test neuropsicologici.
Può succedere che al termine di questo iter il medico non sia ancora in grado di formulare una diagnosi precisa, ma che proponga di tornare dopo alcuni mesi per una rivalutazione. Ciò non deve creare ansie ed incomprensioni; può infatti succedere che la diagnosi di malattia si possa formulare solo paragonando i risultati a distanza di tempo.
La malattia si presenta in modo differente nel corso degli anni e l’evoluzione può essere diversa da caso a caso; dura mediamente 7-12 anni, con ampia variabilità individuale (dai 2 ai 20 anni).
Descrizione sommaria di alcune manifestazioni comuni nella persona affetta da demenza
È molto frequente trovare nel malato una serie di manifestazioni del comportamento che creano molta preoccupazione e fatica in chi gli sta accanto. I disturbi comportamentali più frequenti riguardano le autonomie personali, la gestione della vita quotidiana e le relazioni.
È importante ricordare che il comportamento adottato dalla persona malata è l’unico in questo momento che gli permetta di far fronte alle richieste che il mondo che lo circonda le pone.
Qualora tali manifestazioni diventino particolarmente forti e difficili da gestire, il consiglio primario è quello di consultare il medico specialista.
Di seguito sono elencati alcuni dei comportamenti che possono creare particolare disagio a chi assiste una persona affetta da demenza:
> Attività di tipo ripetitivo: la persona affetta da demenza può dimenticare ciò che ha detto o fatto già dopo pochi istanti compiendo azioni e facendo domande in modo ripetitivo. In molti casi è opportuno rassicurarlo invitandolo a fare semplici azioni cercando di mantenere un atteggiamento calmo e affettuoso. Ricordarsi che, a volte, l’azione ripetuta fa riferimento alle vecchie abitudini di lavoro che il malato aveva prima della comparsa della demenza.
> Attaccamento: il malato di Alzheimer può dipendere in modo estremo dalla persona che lo assiste e perciò non volere che questa lo lasci, nemmeno per un breve periodo. Tale comportamento può derivare dal timore del malato che la persona in questione possa abbandonarlo e quindi essere causato da un sentimento più generale di insicurezza. Ricordarsi che l’ambiente in generale può rappresentare motivo di angoscia perché non più riconosciuto come famigliare, quindi il rapporto stretto con un parente rappresenta un fattore altamente rassicurante.
> Perdite di oggetti e accuse di furto: il malato di Alzheimer dimentica spesso dove ripone gli oggetti e di conseguenza può accusare altri individui di averglieli sottratti. In tali circostanze è opportuno rispondere alle accuse della persona gentilmente, cercando di evitare conflitti, e aiutarlo a ritrovare l’oggetto perduto, tenendo presente che il suo comportamento dipende dalla malattia e non dalla sua volontà. È inoltre consigliabile avere un duplicato di oggetti importanti, quali chiavi e documenti, ed assicurarsi che non possa procurarsi oggetti di valore o preziosi.
> Deliri e allucinazioni: le persone malate a volte e a secondo della fase della malattia possono essere soggette a deliri e allucinazioni. Il delirio o le allucinazioni assumono forme di un pensiero vero e possono essere considerati, dalla persona affetta da demenza, come assolutamente reali creando uno stato di paura che può sfociare in comportamenti autodifensivi. Per abbassarne lo stato d’ansia si deve assecondarlo e non cercare di riportarlo bruscamente alla realtà, dandogli la possibilità di farlo parlare di ciò che lui crede stia accadendo.
> Comportamenti disinibiti: sebbene accada raramente, il comportamento del malato in pubblico può essere particolarmente inappropriato e disinibito; parla costantemente ad alta voce, saluta tutti, da manifestazioni di affetto anche a persone non conosciute, ecc… Il miglior modo per dissuaderlo è provare a distrarlo con dolcezza.
> Perdita dell’orientamento: il disorientamento può rappresentare uno dei problemi più difficili da gestire. La persona affetta da demenza può vagare e perdersi addirittura nei pressi della propria abitazione. Garantire la sua incolumità è di primaria importanza. Garantire al malato passeggiate frequenti in compagnia può comunque ridurre l’ansia legata alla voglia di uscire di casa autonomamente.

> Violenza e aggressività: in particolari circostanze il malato di Alzheimer può diventare irascibile, aggressivo e addirittura violento; ciò può accadere per svariati motivi come la perdita di autocontrollo in pubblico, il degenero delle capacità critiche, l’incapacità di esprimere con sicurezza emozioni e sentimenti sgradevoli e la difficoltà a relazionarsi con altri individui. L’aggressività può anche essere una reazione a: sensazioni e condizioni sgradevoli (es. rumore, confusione, posti troppo affollati..), a fattori fisici ( fame, freddo, caldo, sonno.), e fisiologici (infezioni alle vie urinarie, stitichezza, mal di denti.) manifestazioni che il malato non riesce ad identificare o ad esternare correttamente. L’aggressività è una delle principali difficoltà a cui la persona che assiste deve far fronte. L’unica strategia efficace, benché certamente sia anche la più difficile, è mantenere il controllo e la calma, non insistere, rispettare i suoi tempi, osservare ed imparare a prevenire i fattori scatenanti.
> Depressione e ansia: la persona malata può sentirsi depressa e triste, tendere all’isolamento, parlare, agire e pensare con particolare lentezza e difficoltà. Da ciò può derivare un’ulteriore alterazione del ritmo di vita quotidiano e delle abitudini come ad esempio una diminuzione dell’appetito. Bisogna cercare di indurre il malato a sentirsi amato, non chiedendogli mai più di quanto possa dare, gratificandolo, facendogli sentire l’affetto della famiglia ed evitando di rimproverarlo duramente davanti agli insuccessi.

2.Terapie
A tutto oggi la malattia di Alzheimer è inguaribile ma resta comunque curabile, in quanto è possibile prendersi cura del paziente affetto da demenza accompagnandolo nel suo percorso in modo da salvaguardarne il più possibile la qualità della vita. Ciò può essere fatto attraverso interventi sia farmacologici che non farmacologici.
Trattamento farmacologico
Nonostante i progressi in campo farmacologico al momento non esistono farmaci in grado di bloccare il progredire della malattia di Alzheimer. Attualmente sono disponibili farmaci detti “sintomatici”, cioè hanno dei benefici sui sintomi della malattia. Lo scopo di questi farmaci, insieme ai supporti non farmacologici è quello di ridare una vita dignitosa al malato e serenità all’ambiente familiare.
Trattamento non farmacologico
Per trattamento non farmacologico si intendono quegli accorgimenti relativi alla relazione con la persona malata e all’organizzazione dell’ambiente che lo circonda; ciò permette di accogliere al meglio i nuovi bisogni e le necessità del malato. I disturbi comportamentali (agitazione, irrequietezza, nervosismo crescente soprattutto nelle ore serali, angoscia, pianto, tendenza a scappare da casa e resistenza ai cambiamenti) sono di difficile gestione, creano molte difficoltà al malato e al suo benessere generale e, di conseguenza, anche alla persona che lo assiste e se ne prende cura. Alcuni atteggiamenti risentono dell’ansia, della stanchezza o delle difficoltà manifestate da chi cura, creando un circuito in cui più il malato “è difficile”, più chi assiste “perde la pazienza”.
La relazione con un malato d’Alzheimer, l’accompagnarlo nelle varie fasi della malattia richiedono soprattutto “pazienza” e saper stare nei momenti di bisogno. Le capacità più compromesse dalla malattia come il linguaggio, la memoria, le autonomie personali e di vita quotidiana richiedono un atteggiamento particolare di chi cura il malato.
Bisogna collocare le varie espressioni della malattia all’interno di un quadro più complesso: la persona colpita dalla demenza perde le capacità ma non perde la sua identità, rimane la persona che era prima di ammalarsi, con la sua storia di vita. Il presente comporta nuovi elementi: sintomi, difficoltà prima non affrontate, il tutto in un progetto di vita da ri-creare in famiglia che costantemente deve tenere insieme la nuova situazione del parente malato. Alcune tecniche di tipo relazionale (ad esempio il conversazionalismo e la conversazione possibile) aiutano a trovare nuovi canali comunicativi rispettosi della persona e della malattia, offrendo alla persona che cura nuovi modi di parlare, ascoltare e accogliere i nuovi atteggiamenti e comportamenti del parente malato.

Estremamente importanti sono la creazione ed il mantenimento di ambienti (la casa, la stanza, l’arredamento) che possano favorire l’orientamento spaziale della persona malata e che la aiutino a proteggersi da rischi eventuali. È indispensabile la messa in sicurezza di ambienti che possano essere pericolosi per il malato (es. cucina…).
3.Cosa fare
Nell’assistenza ad una persona affetta da demenza ci sono alcune indicazioni relative al come comportarsi nei vari momenti della giornata per affrontare le diverse difficoltà che si presentano in ogni attività (alimentazione, vestizione e igiene, sonno, uscite, ecc…) cercando di mantenere un clima sereno e di accoglienza delle varie manifestazioni comportamentali.
È molto importante ricordarsi di alcune cose fondamentali:
> Non forzare mai la persona: di solito se il malato si rifiuta di fare qualcosa ci sono dei motivi, oppure non è arrivato ancora il momento, a volte basta aspettare cinque minuti, riproporre l’attività e la persona acconsente volentieri.
> Cercare sempre di coinvolgerlo nelle attività con consegne chiare e semplici, attraverso esempi come: “Riordiniamo il tavolo?”, “Aiutami a mettere le posate in questo cassetto (aprendo il cassetto e mettendo per primi gli oggetti)”.
> Anche se sembra capire e ascoltare tutto ciò che si dice, la persona affetta da demenza trattiene in memoria molto poco del contenuto di un discorso fatto perciò è utile formulare frasi corte con pochi passaggi.
> La malattia si manifesta in modi diversi; spesso succede che, il malato, nello stesso giorno, alterni momenti di “ lucidità” a momenti di confusione. La percezione è quella che ci stia prendendo in giro
Nel limite del possibile mantenere un ordine e una cadenza del ritmo quotidiano.
> Lasciare fare al malato le cose che è ancora in grado di svolgere. Mantenere una certa autonomia offre un buon stimolo e un buon segnale che aiuta molto la ormai fragile sicurezza in sé stesso. Inoltre, in questo modo, si posticipa la comparsa di alcuni bisogni di dipendenza nel compiere gli atti di vita quotidiana.
Di seguito si elencano alcune situazioni di vita quotidiana in cui si presentano più frequentemente difficoltà di gestione ed alcuni possibili consigli su come fare:
Igiene personale e abbigliamento
La persona malata può dimenticare di lavarsi, non rendersi conto di questa necessità o addirittura avere dimenticato le azioni da compiere. In questa situazione è importante rispettare la dignità della persona, senza forzarla e senza pretendere dal malato ciò che non può più fare. È importante mantenere le precedenti abitudini e permettere al malato di svolgere in autonomia le attività che è in grado di compiere. Qualora la doccia crei disagio il contatto con l’acqua a volte provoca molta paura si consiglia in alternativa di fare il bagno, o di aiutarlo a lavarsi per pezzi.
Per l’abbigliamento si consiglia di utilizzare qualcosa di semplice con tessuti morbidi ed elastici come pantaloni con elastico in vita senza bottoni; inoltre può essere comodo evitare scarpe con stringhe e preferire quelle con velcro.
È utile organizzare l’armadio per stagioni, in modo che la persona possa vestirsi in autonomia potendo scegliere tra capi di abbigliamento in accordo con la stagione dell’anno.

E’ sempre importante ricordarsi le abitudini precedenti la malattia, in quanto, gli atteggiamenti di rifiuto possono richiamare un particolare modo di vestirsi o di scelta dei capi di abbigliamento.

Servizi igienici e incontinenza
La persona malata può perdere la capacità di riconoscere gli stimoli fisiologici, dimenticare dove siano i servizi igienici o come ci si debba comportare in questa situazione. A volte può essere d’aiuto l’invitare il malato a recarsi in bagno prima di andare da qualche parte accompagnandolo di persona.
L’incontinenza è un sintomo che si presenta nella maggior parte dei casi con l’evolversi della malattia. Con l’aiuto del personale medico si può capire se serva l’utilizzo dei pannoloni o altro.
Cucina e Alimentazione
In molti casi le persone malate di Alzheimer perdono la capacità di cucinare e di provvedere alla propria alimentazione autonomamente, dimenticandosi di mangiare o di essersi già alimentato e ciò può creare gravi problemi in particolare se vivono da soli. È molto importante mettere in sicurezza l’ambiente cucina eliminando i possibili fattori di rischio (fornelli, forno, coltelli, forbici, alimenti freschi con scadenza ravvicinata che se consumati oltre la data possono provocare malattie, ecc…).
Servire una porzione di cibo alla volta può favorire l’autonomia del malato durante i pasti, il quale altrimenti potrebbe sentirsi confuso o manifestare ansia e agitazione. Cercare di rispettare i tempi e i nuovi modi di mangiare (anche con le mani) del malato è fondamentale. Se non vi sono controindicazioni, quali diabete o ipertensione, è consigliabile di lasciar consumare al malato anche piccole merende tra un pasto e l’altro, qualora lui lo gradisca. In casi particolarmente complessi è necessario rivolgersi allo specialista.
Sonno e veglia
Il malato può agitarsi durante la notte. È frequente che il ritmo sonno-veglia soffra qualche modifica con la malattia. La persona malata non essendo più in grado di riconoscere alcune sequenze logiche può non collegare la notte con il riposo e scegliere di camminare, fare degli spostamenti di oggetti, richiedendo un’attenzione particolare. Si dovrebbe con pazienza capire la richiesta che il malato fa e se possibile accontentarlo. Inoltre, è consigliabile favorire le attività durante il giorno ed aiutarlo a rilassarsi prima di andare a letto attraverso un ambiente tranquillo: una tazza di latte tiepido e musica rilassante (se gradita) possono essere d’aiuto. Bisogna anche assicurarsi che prima di coricarsi il malato non abbia bisogno di andare al bagno, mangiare o bere e che non senta caldo o freddo, poiché spesso i disturbi comportamentali vengono scatenati da bisogni fisiologici.

Il peso della cura
La demenza è una malattia che non soltanto affligge il malato, ma si ripercuote emotivamente in maniera pesante anche su coloro che l’assistono: il coniuge, i figli, i familiari. L’assistenza, come segnalato nei punti precedenti, può essere talvolta un compito estremamente difficile e gravoso. È necessario pianificare l’impegno che i familiari devono investire nell’assistenza del malato, che può anche durare per molti anni. È importante fare i conti con le proprie forze e con le proprie energie. Non pensare di essere da soli nell’affrontare le cure richieste ma accettare di aver bisogno di aiuto. Non è sempre semplice, come non lo è accettare la malattia del proprio caro, ma chiedere un aiuto non significa non essere in grado di assistere la persona, ma riconoscere e rispettare i propri limiti e progettare un tipo d’assistenza che veda coinvolti più soggetti.
Il carico emotivo personale è enorme, e chi assiste il paziente ha bisogno di sviluppare un insieme di strategie per far fronte all’evoluzione della malattia. Capire le proprie emozioni può essere di aiuto nella gestione del malato, così come può essere utile per se stessi. Alcune delle emozioni che si possono sperimentare in questi casi sono elencate di seguito:
> Depressione e angoscia: emozioni legate alla perdita, è naturale confrontare come era la persona cara prima e dopo l’insorgenza della malattia e avere la sensazione di aver perso un compagno, un amico o un familiare a causa della patologia. Particolarmente angosciante può essere soprattutto il momento in cui il malato non riconosce più le persone care. Molte persone che assistono questo tipo di malati hanno trovato grande supporto nei gruppi di auto-aiuto e negli Alzheimer Cafè.
> Senso di colpa: comune e naturale sentirsi in colpa per il fatto di provare imbarazzo per il comportamento del malato di Alzheimer, a volte addirittura rabbia nei suoi confronti. Il senso di colpa emerge anche quando, a causa della sensazione di non poter sostenere a lungo il gravoso compito dell’assistenza, si comincia a riflettere riguardo alle probabili nuove soluzioni quali un ricovero del caro in una struttura assistenziale.
> Rabbia: chi assiste prova rabbia nei confronti del paziente, di sè stesso, del medico, dei servizi o della situazione in generale. Importante cercare di distinguere tra la rabbia nei confronti della persona e irritazione verso il suo comportamento determinato dalla malattia. Può essere utile cercare pareri e consigli da familiari, amici e gruppi di supporto. Il sentimento di rabbia può essere talvolta così intenso, da perdere il controllo nei confronti della persona che si assiste: in questo caso è necessario chiedere aiuto ad uno specialista.
> Imbarazzo: il familiare si può sentire a disagio quando la persona ammalata si comporta in pubblico in maniera inadeguata; questa sensazione può tuttavia scomparire parlandone con altri, amici o familiari, che condividono esperienze analoghe. Occorre spiegare a parenti, amici, vicini e conoscenti che gli atteggiamenti del malato dipendono dalla malattia, così da accrescere la loro tolleranza nei suoi confronti.
> Solitudine: molte persone che assistono tendono ad isolarsi insieme al malato e a rimanere confinati in casa; il rischio è quindi di perdere i propri contatti sociali e le relazioni interpersonali, per accudire il malato. Questo isolamento, a sua volta, peggiora la situazione e rende ancora più gravosa l’assistenza della persona ammalata. Occorre, pertanto, cercare di mantenere una vita sociale e delle amicizie, cercando di condividere il carico dell’assistenza con parenti ed amici. Il malato non deve comunque essere abbandonato.
Ci si può trovare nella condizione di dover assumere gran parte delle responsabilità che erano prima del malato, come la gestione della casa, cucinare, pagare le bollette, determinando un aumento del livello di stress della persona che assiste. In questo caso può essere utile discutere di questi problemi con altri parenti e con gli operatori sanitari.
> Famiglia: è importante accettare il supporto che può venire da altri membri del nucleo familiare, affinchè il carico non pesi solo su di una persona. Se, al contrario, ci si sente stressati perchè non si riceve aiuto e comprensione, può essere utile convocare una riunione familiare per discutere l’assistenza da fornire al malato.
> Condividere i propri problemi: E’ necessario fare partecipi delle proprie esperienze e dei propri stati d’animo le persone a voi vicine. Se cercate di nascondere tutti i problemi può essere veramente difficile, quasi impossibile, assistere un’altra persona. Il confronto con altri che vivono gli stessi problemi aiuta a riconoscere come normali e naturali le proprie reazioni. La maggior parte delle persone capisce quali sono i propri limiti solo quando il carico dell’assistenza sta per sopraffarli. Se la situazione è prossima a diventare critica è d’obbligo accettare e richiedere aiuti esterni, rivolgendosi ai servizi sociali del proprio comune o alle organizzazioni di volontariato, così da evitare situazioni di crisi.
> Chiedere e accettare consigli: è utile cercare dei suggerimenti relativamente al proprio ruolo che cambia, e ai mutamenti che intervengono nella persona ammalata. Talvolta è difficile accettare aiuto, soprattutto se non si è abituati. Tuttavia, anche se familiari, amici o vicini hanno la volontà di aiutare, possono non sapere che cosa è utile o ben accetto. Dategli delle indicazioni, una parola, un suggerimento, consentendogli di essere e sentirsi efficaci. In questo modo condividerete il carico fisico ed emotivo dell’assistenza anche con altri, che potranno comprendere maggiormente l’impegno che comporta la cura di una persona affetta da morbo di Alzheimer.
Un gruppo di auto-aiuto può essere di supporto e rappresentare un’occasione di condivisione di problemi e soluzioni. E’ fondamentale conoscere le sedi presenti nel territorio in cui si risiede dove è possibile ottenere aiuto dal punto di vista medico, organizzativo, personale o finanziario. Il proprio medico, infermiere o assistente sociale può indirizzarvi verso le risorse necessarie.
I dieci principi della buona cura
Come abbiamo visto fino ad ora la demenza di Alzheimer causa in chi ne è affetto la compromissione delle modalità di pensiero, di percezione e di comportamento, prendersi cura di una persona affetta da demenza richiede notevoli capacità di adattamento e pazienza. I pazienti possono iniziare a presentare comportamenti del tutto insoliti, come l’aggressività, il sospetto o diventare estremamente dipendente sebbene questi atteggiamenti non siano mai stati parte della loro personalità prima della malattia. Nonostante le persone affette da Demenza non possano controllare o prevenire molti dei loro comportamenti questi non mancano di generare frustrazione e stress nei caregiver.
II cervello è l’origine di pensieri, emozioni, personalità e comportamento e dato che la Demenza è una malattia del cervello, automaticamente risulteranno compromesse alcune funzioni cognitive, quali il senso di identità, la percezione dell’ambiente e il modo di agire. La malattia colpisce diverse parti del cervello in modo ingravescente rendendo difficile capire quale sarà l’evoluzione dei sintomi. Disturbi comportamentali come l’aggressione, la tendenza al sospetto o a girovagare sono causati da danni cerebrali e difficilmente, se non producendo elevati livelli di stress nei caregiver, non possono essere messi sotto controllo, semmai gestiti. E’ importante ricordarsi di questo quando la persona che curiamo dice o fa cose che possono essere interpretate come offensive. La chiave per gestire questi comportamenti provocatori nel miglior modo è accettare la relazione cervello- comportamento in modo da filtrarli attraverso una lente compassionevole e un atteggiamento non giudicante. Proviamo a vedere ora quali sono i 10 principi da tenere presente per una buona cura della persona affetta da demenza:

> Riconosci le funzioni del cervello: ogni cosa che noi sperimentiamo nella vita, ogni decisione o azione che noi compiamo può essere ricondotta al nostro cervello.
> La demenza è un disturbo cerebrale: sebbene sempre più persone ne siano consapevoli, molti credono ancora che questa sia una malattia mentale, una debolezza psicologica o semplicemente una condizione dell’invecchiamento. Questi punti di vista sono fuorvianti perchè suggeriscono che l’Alzheimer sia qualcosa che le persone “si tirano addosso” o lasciano passivamente che accada.
> La demenza colpisce tutto ciò che il cervello controlla: non va sottovalutata la varietà di sintomi che possono essere ricondotti a un processo di deterioramento cognitivo.
> Non si deve sembrare malati per soffrire di una malattia fisica: sebbene l’Alzheimer sia una malattia organica spesso non modifica l’aspetto esteriore di una persona, almeno fino agli stadi più gravi. Ciò può indurre in confusione nonostante un aspetto di “facciata”. Il paziente evidenzia chiari segni che indicano che qualcosa non va. Si può essere affetti da Demenza senza sembrare malati nel vero e proprio senso della parola.
> L’imprevedibile è dietro l’angolo: l’Alzheimer affligge diverse parti del cervello con tempi e ritmi differenti. Mai avuto una lampadina che di punto in bianco funziona solo a tratti? E’ quello che accade nel cervello delle persone colpite da Demenza che attraverserà alcuni stadi prestabiliti anche se non sono chiaramente definiti e spesso si sovrappongono.
> Ogni obiettivo va diviso in piccoli obiettivi più semplici: compiti che a noi sembrano semplici possono apparire difficili alle persone di cui ci prendiamo cura. Per esempio, lavare i denti può sembrare una singola azione, ma in realtà può essere scomposta in diverse fasi: prendere il tubetto del dentifricio, togliere il tappo, porre il contenuto sulle setole dello spazzolino, aprire il rubinetto ecc… Se la Demenza ha colpito il cervello in modo tale da non ricordare tutti queste fasi o l’ordine in cui devono essere svolte, risulterà impossibile portare a termine la sequenza a meno che il compito non venga suddiviso in tante piccole azioni.
> Ricorda la causa dei comportamenti problematici: questa è probabilmente la cosa più importante da ricordare e si fonda sui primi sei punti di questa lista: i disturbi comportamentali sono causati da danni al cervello e non sono qualcosa che si può controllare o prevenire, semmai gestire minimizzando i costi in termini di stress. Se un paziente accusa il coniuge di avere una relazione amorosa è difficile non prenderla sul personale. Ma quella accusa è causata da un danno cerebrale, non da un ragionamento logico.
> Discutere è inutile: E’ estremamente difficile, se non impossibile, per ogni malato di Alzheimer imparare, capire, ragionare o ricordare. Dato che è possibile discutere solo con persone in grado di ragionare e usare la logica, cercare di convincere un demente sull’adeguatezza di azioni o idee è pressoché inutile. E’ più produttivo fornire conforto o tentare di instaurare attività piacevoli, come una passeggiata, guardare un film o ricordare i vecchi tempi con qualche oggetto o fotografia del passato.
> Comprendere segnali d’angoscia: le persone affette da demenza presentano una soglia di stress progressivamente più bassa e a ciò si associa una ridotta abilità linguistica a spiegare i motivi di disagio. L’andatura, per esempio, può indicare la necessità di urinare, continui dondolii avanti e indietro possono essere segno di fame o sete oppure gingillarsi può essere correlato a noia. Capire cosa scatena reazioni di stress serve per evitare che il disagio aumenti.
> Accettare la relazione cervello-comportamento: la chiave di svolta per fornire una buona assistenza non è solo capire la relazione cervello-comportamento ma anche accettarla. Ciò consente di prendersi cura del paziente con compassione e senza giudizio in merito all’adeguatezza di qualsiasi comportamento.

5.La rete dei servizi
Per orientarsi all’interno dell’offerta dei servizi sanitari e socio-assistenziali del territorio è necessario individuare le competenze specifiche dei vari Enti.
Per accedere ed attivare i servizi è necessario rivolgersi a:
1.il medico di medicina generale per i servizi sanitari e sociosanitari;
> 2.l’assistente sociale del comune di residenza per i servizi socio-assistenziali, la quale aiuta la famiglia nella scelta dell’assistenza più idonea alle sue esigenze;
> 3.il Centro per l’Assistenza Domicilare (Ce.A.D.) presso il Distretto sociosanitario.
Servizi Sanitari:
ADI: Assistenza Domiciliare Integrata
L’Assistenza Domiciliare è un servizio gratuito erogato dall’ASL rivolto a persone con patologie croniche in fase avanzata e con elevati livelli di dipendenza .Questo intervento consiste nell’erogazione di prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative e socioassistenziali al domicilio del paziente. Per attivare il servizio bisogna rivolgersi al proprio medico di medicina generale.
ADI: Voucher Demenze
Il Voucher demenza è una nuova tipologia di voucher introdotta dall’ASL in via sperimentale. È rivolto ai pazienti con diagnosi di demenza certificata da uno specialista in fase iniziale (quando si presentano principalmente problemi cognitivi e di comportamento e non ancora sintomi clinici) e alle loro famiglie. Può richiedere questo servizio la famiglia che si trova in difficoltà a gestire la situazione e che ha bisogno di aiuto per affrontarla. Pertanto devono essere pazienti che non ricevano già altri aiuti e che non siano ancora seguiti da altri servizi sul territorio. L’obiettivo del voucher è quello di aiutare la famiglia a muoversi adeguatamente ed a insegnare anche praticamente cosa si deve fare nelle diverse situazioni. Riceverà queste informazioni dall’Operatore socio-sanitario e, in caso di bisogno, anche il sostegno dello psicologo. L’attivazione del voucher è fatta sempre dal medico di famiglia e serve anche una relazione dell’assistente sociale del proprio comune. La richiesta della famiglia può essere presentata, oltre che al medico di medicina generale e all’assistente sociale del comune, anche direttamente al proprio distretto ASL (Centro per l’Assistenza Domiciliare).
Servizi Sociali:
SAD: Servizio Assistenza Domiciliare
Il servizio, riservato ad anziani con più di 65 anni (o disabili anche di età inferiore), è costituito dall’insieme di prestazioni esclusivamente di natura socio-assistenziale (non sanitaria) prestate al domicilio, al fine di consentire la permanenza nel normale ambiente di vita e di ridurre il ricorso al ricovero in strutture residenziali.
Le principali prestazioni erogate dal Servizio di Assistenza Domiciliare sono:
> 1.aiuto per la cura della persona (igiene personale)
> 2.aiuto per il governo della casa (pulizie, commissioni e spese)
> 3.sostegno per lo svolgimento delle attività quotidiane
> 4.aiuto per il mantenimento dei rapporti amicali e di vicinato.
Il servizio è gratuito per i nuclei familiari al di sotto di una certa soglia di reddito ISEE, mentre è prevista la compartecipazione alla spesa delle famiglie che eccedono dai parametri stabiliti dalle Amministrazioni comunali.
Buoni sociali
Sono contributi economici erogati per sostenere le famiglie che hanno a carico persone disabili o anziane e che svolgono lavoro di cura e assistenza. Vengono concessi sulla base di un tetto limite dell’indicatore ISEE.
Pasti a domicilio
Se presenti nel comune di residenza, il servizio consiste nella consegna a domicilio di pasti precotti ed è rivolto a persone che si trovano in situazione di solitudine e/o fragilità e sono impossibilitate a provvedere autonomamente alla preparazione del cibo.
Sportello Occupazione e Servizi alla Persona
Lo sportello offre un sostegno concreto alle famiglie che si trovano nella necessità di ricorrere ad un aiuto esterno per l’assistenza di familiari, offrendo servizi gratuiti di ricerca e pre-selezione di personale, adeguatamente selezionato e formato, di consulenza e di supporto per la regolarizzazione del rapporto di lavoro (adempimenti di assunzione, trasformazione, proroga e cessazione). c/o Centro per l’Impiego di Bergamo
Via Pizzo della Presolana, 19 – angolo via Monte Gleno, 2 – Bergamo – Tel. 035.387741
Ricoveri temporanei
Al fine di offrire un supporto alle famiglie che assistono una persona malata, vengono attivati dagli Ambiti Territoriali dei ricoveri di sollievo che prevedono periodi di permanenza, variabili tra i 15 e i 30 giorni, presso strutture residenziali (RSA). Tale prestazione non è sovrapponibile a quelli già esistenti, ma permette ai familiari che assistono continuativamente il malato di concedersi un tempo “di sollievo” in cui poter riprendere le energie necessarie per continuare a garantire l’adeguata assistenza al proprio caro. I ricoveri temporanei sono attivati, previo domanda al servizio sociale del comune di residenza, che valuterà il bisogno e, in accordo con i familiari e la RSA, organizzerà il periodo di permanenza dell’interessato.

Le forme di demenza più frequenti:
la malattia di Alzheimer e la demenza vascolare
Numerose malattie danneggiano le funzioni e le facoltà cerebrali. Questo quadro clinico è chiamato demenza. Solitamente la causa è dovuta a una degenerazione del tessuto cerebrale, come per la malattia di Alzheimer o di una demenza vascolare, che rappresentano circa due terzi di tutte le malattie da demenza.

La demenza è quello stato patologico del cervello in cui diverse facoltà risultano compromesse rispetto a prima. Questi disturbi interessano la memoria e almeno una delle seguenti facoltà cognitive: linguaggio, azioni, riconoscimento di persone e oggetti, nonché la pianificazione e l’organizzazione della routine quotidiana. Ne risulta spesso anche un cambiamento del comportamento e dell’umore: si diventa irrequieti, timorosi, depressi o si soffre di deliri. Si parla di demenza quando i disturbi limitano la persona interessata nello svolgimento delle sue attività quotidiane e le impediscono di essere autonoma.
La demenza è causata solitamente da un danneggiamento progressivo del tessuto cerebrale. In questo caso si parla di forme di demenza primarie o irreversibili. Il processo degenerativo ha luogo direttamente nel cervello e, allo stato attuale delle conoscenze, non può essere arrestato né guarito. Nel 50 per cento dei casi si tratta della malattia di Alzheimer e nel 20 per cento dei casi di una demenza vascolare. Spesso si tratta di una forma combinata di entrambe le malattie.
Nel 10 per cento dei casi la demenza è la conseguenza di un’altra malattia. In tal caso si parla di forme di demenza secondarie e reversibili, che spesso possono essere stabilizzate e guarite del tutto o in parte con un’adeguata terapia (si consulti il foglio informativo: Forme di demenza più rare).

La malattia di Alzheimer
La malattia di Alzheimer è stata descritta già nel 1906 dal neurologo tedesco Alois Alzheimer e alcuni anni dopo ha preso il suo nome. È la forma di demenza più frequente. La malattia di Alzheimer provoca la morte delle cellule nervose in determinate aree del cervello. Oggi i ricercatori ipotizzano che le due proteine tau e beta-amiloide siano responsabili di questo processo degenerativo. Queste sostanze proteiche nascono da processi metabolici difettosi nel cervello, dove si depositano provocando la morte delle cellule nervose.
▲ la beta-amiloide si deposita fra le cellule nervose dove forma delle placche. Inoltre la beta-amiloide si deposita anche sulle pareti vascolari peggiorandone la loro permeabilità. Ne conseguono disturbi a livello di trasporto di ossigeno e di sostanze nutritive al cervello.
▲ la proteina tau si conglomera all’interno delle cellule nervose, formando dei filamenti aggrovigliati, detti anche «grovigli neurofibrillari». Questo fenomeno comporta disturbi nei processi di stabilizzazione e di neurotrasmissione nelle cellule.
Nel corso della malattia di Alzheimer il volume del cervello si riduce fin del 20 per cento. Tecniche di diagnostica per immagini, dunque una tomografia computerizzata (CT) o una tomografia a risonanza magnetica (MRI) sono in grado di rivelare questi cambiamenti nello stadio medio e avanzato della malattia (si consulti il foglio informativo: Accertamento e diagnosi della demenza).
La degenerazione delle cellule nervose comporta l’avvio di tutta una serie di processi neurobiologici. Tra l’altro nel cervello si manifesta una carenza di acetilcolina, una sostanza trasmettitrice impiegata dal cervello per molte funzioni cognitive. Tali processi comportano una limitazione delle capacità intellettive.
Il decorso della malattia di Alzheimer
La malattia di Alzheimer si manifesta lentamente. I sintomi di un inizio di tale malattia possono essere:
▲ problemi di memoria o nel trovare le parole
▲ cambiamenti del comportamento e dell’umore, ad es. apatia, stati depressivi, trascuratezza nell’igiene personale, ritiro dalla vita sociale
Un accertamento medico tempestivo fa chiarezza sui sintomi e stabilisce se si tratta della malattia di Alzheimer o di un’altra malattia e aiuta a reagire in modo mirato ( si consulti il foglio informativo: « Accertamento e diagnosi della demenza » ).
Nello stadio intermedio della malattia le capacità intellettive della persona colpita continuano a peggiorare, con ripercussioni sull’autonomia nella vita di tutti i giorni: smemoratezza e problemi linguistici aumentano, e la persona colpita ha difficoltà ad orientarsi anche nell’ambiente abituale. Le attività quotidiane, come ad esempio lavarsi, vestirsi e svestirsi o mangiare, possono essere svolte solo se assistiti da qualcuno. Inoltre cambia il comportamento, ad esempio la persona malata di demenza diventa irrequieta o vaga senza meta.
Nello stadio avanzato della malattia le persone colpite sono del tutto dipendenti dalle cure e dall’assistenza, la perdita di memoria riguarda anche la
memoria a lungo termine. In questa fase terminale spesso i malati ammutoliscono o emettono solo suoni indistinti. Sono costretti a letto e le difficoltà di deglutizione causano loro difficoltà nell’alimentazione e nell’assorbimento dei liquidi. La debolezza fisica favorisce le infezioni, la causa più frequente di decesso nei malati di demenza.
Questa è solo una presentazione sommaria del decorso della malattia di Alzheimer, che a seconda dei casi può essere diverso. La durata media della malattia, dal manifestarsi dei primi sintomi, è di circa otto-dieci anni.
Cause della malattia di Alzheimer
Le malattie da demenza, fra cui anche la malattia di Alzheimer, sono molto complesse e il loro decorso è caratterizzato da una catena di processi patologici. I ricercatori ipotizzano che la malattia sia è causata da vari fattori, fra cui:
▲ età: le malattie da demenza prima dei 65 anni sono estremamente rare. Dopo di che aumentano nettamente con l’avanzare dell’età. Il numero di malati di demenza raddoppia ogni cinque anni: se a 65 anni solo lo 0,5 per cento delle persone sono colpite da demenza, per gli ultranovantenni la percentuale sale al 40 per cento circa. Siccome le donne raggiungono mediamente un’età più avanzata, ci sono più donne malate di Alzheimer che uomini.
▲ predisposizione genetica: oggi si parte dal presupposto che la malattia sia in parte dovuta a una predisposizione genetica. Fino ad oggi non si sa quali geni ne siano coinvolti e quale influsso abbia la predisposizione genetica sull’origine e il decorso della malattia. La malattia viene ereditata direttamente in casi molto rari. In tal caso si parla della forma ereditaria della malattia di Alzheimer. Questa forma ereditaria si riscontra nelle famiglie in cui la malattia si manifesta precocemente (fra i 35 e i 60 anni) e ha un decorso rapido.
▲ altri fattori: sono considerati altri rischi le lesioni craniche precedenti nonché tutti i fattori che pregiudicano la vascolarizzazione cerebrale, come l’ipertensione, il diabete, il sovrappeso, i disturbi metabolici e il fumo.
Trattamento della malattia di Alzheimer
La malattia di Alzheimer è cronica e progressiva. Oggi non esiste ancora una terapia in grado di impedire, fermare o guarire la malattia di Alzheimer. Ma esistono terapie mirate che aiutano a mantenere più a lungo l’autonomia delle persone colpite. Oltre ai farmaci, sono disponibili anche altre terapie:
▲ farmaci anti-Alzheimer: i medicamenti anti-Alzhei- mer («farmaci antidemenza») migliorano la trasmissione dei segnali nervosi. Possono ritardare il decorso della malattia, ridurre i sintomi concomitanti e migliorare la qualità della vita dei malati.
▲ altri farmaci: i sintomi concomitanti di una forma di demenza, come depressione, irrequietezza, disturbi del sonno o paure, possono essere attenuati o addirittura eliminati con farmaci o altre terapie.
▲ altri tipi di terapia: numerose terapie, come esercitazioni della memoria, terapia ambientale, artete- rapia e attività quotidiane specifiche migliorano o stabilizzano le capacità intellettive e l’umore delle persone colpite dalla malattia.
▲ assistenza su misura per la demenza: esistono forme di assistenza appositamente sviluppate per i malati di demenza che aumentano la capacità di restare il più possibile autonomi nella vita quotidiana.
Demenza vascolare
La demenza vascolare rappresenta circa il 20 per cento di tutti i casi di demenza. In una demenza vascolare le cellule cerebrali muoiono a causa di scompensi nell’irrorazione di sangue nel cervello. I disturbi di vascolarizzazione sono causati a loro volta
da lesioni dei vasi sanguigni, ad esempio da un restringimento vascolare, infiammazioni vascolari o emorragie. Si distinguono le seguenti forme secondarie di demenza vascolare:
▲ ictus o infarto cerebrale: un evento che interrompe l’irrorazione sanguigna comporta il danneggiamento di aree cerebrali.
▲ multi-infarti: numerosi piccoli disturbi di vascolarizzazione distruggono piccole aree del cervello.
▲ small vessel disease: lesioni di piccolissimi vasi sanguigni all’interno nel cervello. Questa patologia è nota anche con il nome di morbo di Binswan- ger.
Come si manifesta la demenza vascolare
Una demenza vascolare può manifestarsi in modo molto diverso. A seconda dell’area del cervello colpita, si manifestano vari sintomi neurologici, come ad esempio disturbi dell’equilibrio e difficoltà di deambulazione. Nel contempo spesso risultano pregiudicate le capacità intellettive. All’inizio di una demenza vascolare si manifestano i seguenti sintomi:
▲ disturbi cognitivi, in particolare difficoltà di eloquio, attenzione e pensiero. Diversamente dall’Al- zheimer, i disturbi della memoria non si trovano in primo piano.
▲ il ragionamento diventa più lento
▲ sbalzi d’umore e depressione
▲ stati di debolezza e paralisi
▲ crisi epilettiche
In una demenza vascolare i disturbi cognitivi e gli sbalzi d’umore spesso si manifestano improvvisamente, e sono connessi a un ictus cerebrale. La malattia ha solitamente un decorso fluttuante, vale a dire con peggioramenti netti ma intervallati. Le funzioni del cervello danneggiate dipendono dalla zona in cui si verifica il danneggiamento cerebrale. Nello
Sono a vostra disposizione per ulteriori ragguagli:
stadio avanzato il decorso della malattia è simile a quello di altre forme di demenza.
il medico di famiglia
Cause della demenza vascolare
All’insorgenza dei disturbi dell’irrorazione sanguigna del cervello e dunque di una demenza vascolare conuna
clinica della memoria (troverete gli indirizzi al sito www.alz.ch o potrete richiederli al telefono Alzheimer)
corrono vari fattori. I seguenti fattori aumentano il rischio:
▲ problemi di salute esistenti, non curati: ictus cerebrale, ipertensione, ipercolesterolemia, diabete (soprattutto di tipo II), cardiopatie e apnea notturna (interruzione della respirazione durante il sonno).
▲ stile di vita: esercizio fisico insufficiente, elevato consumo di alcolici, fumo, alimentazione ad alto tenore di grassi
▲ altri fattori: predisposizione genetica familiare, sesso maschile
Trattamento della demenza vascolare
Le aree cerebrali danneggiate dagli infarti non possono essere ripristinate. Le misure preventive, invece, se avviate tempestivamente, possono ritardare il decorso di una demenza vascolare. Fra queste rientrano:
▲ il trattamento dei problemi di salute, come ictus cerebrale, ipotensione e ipertensione, ipercolesterolemia, diabete e cardiopatie ▲ cambiamento dello stile di vita, come l’adozione di un’alimentazione sana, la limitazione del consumo di alcolici, l’abbandono del vizio del fumo, e un maggiore esercizio fisico▲ altre terapie, come la riattivazione delle funzioni dell’organismo danneggiate da un ictus cerebrale, il trattamento di disturbi concomitanti come ad esempio la depressione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.