Amanda “Ho bisogno di fare sesso” un disturbo che non le permette di lavorare

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Amanda McLaughlin ha 23 anni e quando era appena adolescente le hanno diagnosticato un disturbo ai genitali che le impedisce di lavorare e di condurre una vita normale, il PGAD. La ragazza americana è costantemente eccitata e ha bisogno di fare sesso più volte al giorno. 

Amanda prega il suo fidanzato di alleviare i sintomi facendo sesso, come riporta il Sun. “Non è divertente essere eccitata per tutto il tempo”, ha detto la ragazza al programma della BBC “Three’s Living Differently”.
Sembra impaziente e prova perennemente la sensazione che precede l’orgasmo con forti dolori alle gambe e ai muscoli pelvici.

Quando nei primi anni dell’adolescenza si sono presentati i sintomi la madre non aveva idea di cosa fosse sbagliato in lei. “Nessuno mi ha mai creduto. Io continuavo a dire: ‘Ho bisogno di fare sesso, ho bisogno di orgasmo’… Tra i 15 ei 18 anni mi sono masturbata molto più di una normale adolescente. Tutti pensavano che fosse solo una dipendenza dal sesso”.

La mamma era preoccupata perché era sessualmente molto attiva: “La mia famiglia pensava male di lei e io ero frustrata perché credevo fosse ipocondriaca… I medici mi dicevano che non aveva nulla e io dubitavo di quello che mi diceva. Mi sento ancora colpevole”.

II disturbo dell’eccitazione sessuale persistente ‘Persistetti sexual annusai disorder, PSAD) nella donna è stato descritto perla prima volta da Sandra Riza Leiblum e Nalbati, nel 2002. Da allora un numero crescente di donne si è riconosciuto nella loro descrizione che metteva afuoco sintomi disturbanti, spesso invalidanti, caratterizzati da un’eccitazione genitale persistente, percepita come spontanea, intrusiva e non gradita, non associata ad aumento del desiderio, dell’interesse sessuale o dell’eccitazione mentale soggettiva, e che non scompariva dopo uno o più orgasmi. Tale eccitazione genitale persistente può causare notevole stress personale e problemi anche nella vita professionale. la maggioranza dei casi presenta una eziologia sconosciuta, anche se aumentano le segnalazioni di cause organiche.

Il merito di Sandra Leiblum è di aver portato all’attenzione dei clinici questo quadro che troppo spesso viene confuso con l’ipersessualità femminile, da cui si differenzia per il diverso ruolo e vissuto del desiderio e dell’eccitazione mentale, nonché dell’orgasmo. Lo vedremo nella diagnosi differenziale tra i due quadri clinici, della PSAD e deU’ipersessua-lità, discussa insieme ad Alessandra Graziottin, studiosa attenta alle possibili cause biologiche delle disfunzioni sessualifemminili, per eccesso oltre che per difetto.

Entrambe le autrici, Sandra Leiblum e Alessandra Graziottin, sono state, tra l’altro, membri della Prima e Seconda Conferenza Internazionale di Consenso sulla Classificazione dei Disturbi Sessuali Femminili.

I disturbi sessuali più frequentemente riportanti in consultazione dalle donne sono caratterizzati da una riduzione, una mancanza, un deficit, una inadeguatezza, reali o temute. Perdita del desiderio sessuale, difficoltà di eccitazione, difficoltà orgasmiche o dolore ai rapporti riconoscono un denominatore comune nel “deficit” di uno o più fattori, biologici, psicosessuali o relazionali, che concorrono ad una soddisfacente funzione sessuale (vedi il capitolo sulla classificazione dei Disturbi Sessuali Femminili).

Molto più rari sono invece i disturbi femminili caratterizzati da un “eccesso” di funzione sessuale. Tra questi, due meritano attenzione: a) la cosiddetta “ipersessuatitàfemminile”, (DSM-I 1951;DSM-III, 1980; DSM-III-R,1987; DSM-IV, 1994; Brotto e Graziottin, 2004); b) il disturbo da eccitazione sessuale persistente nella donna (Persistent Sexual Arousal Disorder, PSAD) (Leiblum e Nathan, 2002). L’ipersessualità femminile storicamente è stata considerata come espressione di un eccesso di desiderio sessuale, il che non è sempre vero alla luce di più recenti approfondimenti clinici e neurobiologici (Coleman, 1992; Black et al., 1997; Anderson et al., 1999; Bradford, 2001; Carroll et al., 2001; Brotto e Graziottin, 2004). Il disturbo dell’eccitazione sessuale persistente nelle donne viene qui discusso sia perché dal momento della sua prima descrizione scientifica e clinica ufficiale (Leiblum e Nathan, 2002) sono drammaticamente aumentate le segnalazioni di pazienti affette da questo disturbo, sia perché esso è stata incluso nell’ultima classificazione sulle disfunzioni sessuali femminili (Basson et al., 2003). Verranno presentati anche alcuni elementi essenziali per la diagnosi differenziale tra le due condizioni, utili al clinico nella pratica quotidiana.

Il disturbo da eccitazione sessuale persistente (“Peisistent Sexual Arousal Disonder”) è così definito: “Persistente eccitazione sessuale genitale (congestione, pulsazione, lubrificazione vaginale) p e rapita come spontanea, intrusiva e non gradita, in assenza di desiderio e di interesse sessuale. La consapevolezza dell’eccitazione sesuale è tipicamente – ma non invariabilmente – spiacevole. L’eccitazione non è ridotta da uno o più orgasmi. La sensazione di eccitazione fisica genitale può pers is tere per ore, giorni o più.” (Leiblum & Natham, 2002; Basson et al., 2003) Nell’originale descrizione di Leiblum & Nathan (2002) il quadro era presentato come “sindrome” (Persistent Sexual Arousal Syndrome PSAS). L’ultima classificazione (Basson et al., 2003) lo inquadra invece come disturbo specifico dell’eccitazione sessuale a tutti gli effetti.

La definizione sottolinea la intrusività dell’eccitazione, il suo essere svincolata dal desiderio, il non recedere con uno o più orgasmi, ottenuti con la masturbazione o con il rapporto, come invece succede per l’eccitazione fisiologica, il suo poter persistere per mesi o anni, diventando fattore di forte sofferenza e di riduzione della qualità della vita. In questo senso merita un inquadramento nosografico a sé, come disturbo invalidante.

Solo raramente i sintomi sono invece percepiti come piacevoli: in tal caso possono indurre una ipersessualità “egosintonica”, ossia in armonia con il soggetto, anche se causa di stres s per il/la partner o la famiglia. È raro che in tal caso vengano portati in consultazione, a meno che lo stress causato a terzi non porti partner o famiglia a chiedere un consulto in questo senso. Va annotato in margine come il giudizio di “eccessiva” sessualità femminile sia fort e-mente condizionato dal contesto culturale e religioso, e dai conseguenti parametri normativi della sessualità femminile per quel contesto e quel tempo (Brotto & Graziottin, 2004).

I fattori che possono concorrere ad un aumento del comportamento sessuale femminile, sia esso egosintonico o egodistonico, consonante o dissonante con la personalità e l’ideale dell’Io della donna, piacevole o disturbante per la coppia o il contesto familiare e sociale, sono tutt’ora non adeguatamente indagati. Meritano quindi ulteriori studi perché potrebbero arricchire la nostra conoscenza qualitativa della sessualità femminile in condizioni  persistente nelle donne fisiologiche e non.

I sintomi e i segni caratteristici del disturbo di eccitazione sessuale persistente (PSAD) della

donna includono (Leiblum & Natham, 2002):

• La presenza delle caratteristiche dell’eccitazione sessuale, specie genitale (congestione cli-toridea e vulvare più o meno spiccata, lubrificazione vaginale, aumento della sensibilità erotica genitale), che hanno tuttavia perduto il feedback che induce la fase di risoluzione

fisiologica p o s t – o rgismo (scomparsa della congestione vascolare dei corpi cavernosi, riassorbimento del trasudato vaginale, fine della vasodilatazione perivaginale, etc).

• La loro durata prolungata per ore, giorni o mesi.

• Il loro essere svincolate sia dal desiderio sia dall’interesse sessuale; anzi il desiderio se prima era normale tende a scomparire per la frustrazione che la sindrome comporta.

• Lo stato di eccitazione può essere ulteriormente accentuato in assenza di qualsiasifattore riconoscibile, ofpure in presenza di stimoli neutri o comunque privi di connotazioni sessuali, per esempio, per le vibrazioni anche minime dell’auto mentre la donna va al lavoro, e che la obbligano a masturbarsi nel tragitto, oltre che in caso di attività sessuale.

• Lo stato di eccitazione non si riduce completamente, né spontaneamente, né con l’au-toerotismo né con il rapporto.

• L’eccitazione può ridursi, a volte solo brevemente, ma non scomparire, dopo molteplici orgasmi (una paziente ne ha riportati più di trenta al giorno) che dominano la vita quotidiana e portano la donna ad uno stato di spossatezza fisica e psichica.

• Masturbazione e rapporto, con o senza orgasmi, sono seguiti da un senso di frustrazione per l’impossibilità di liberarsi comunque dal sintomo di eccitazione persistente.

• La sensazione di essere dominate da questo sintomo pervadente può essere così invalidante che alcune pazienti minacciano il suicidio se questa eccitazione intrusiva non viene bloccata in qualsiasi modo.

• La preoccupazione di una possibile causa medica, anche grave, che causi la PSAD, è un’altro fattore principe che induce a consultare il medico.

• Tutte le donne finora viste in consultazione dalle Autrici (SRL e AG) riportano come la durata dell’eccitazione sessuale genitale, la sua intensità, la sua autonomia rispetto al desiderio e all’eccitazione mentale (spesso del tutto assenti) siano devastantiper il loro equilibrio interiore e la loro serenità. È tuttavia possibile che altre donne non siano disturbate da questo sintomo e non si presentino quindi all’attenzione clinica.

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