Ancona shock: Tredicenne in coma etilico rischia la vita

Notte di eccessi alcolici nella provincia di Ancona. Il caso più grave proprio nel capoluogo, dove una ragazzina di 13 anni è stata trovata priva di sensi nella zona del porto turistico. Solo l’intervento dell’ambulanza ha evitato il peggio.

Una ragazzina di 13 anni è stata trovata priva di sensi presso la zona del porto turistico di Ancona. La ragazzina a causa della quantità di alcol ingerito ha rischiato il coma etilico. La giovane è stata soccorsa nella notte tra sabato e domenica. Il tasso alcolemico era di 2,62. Basti solo pensare che la soglia di sicurezza deve essere inferiore a 0,5. Ma non si è trattato di un caso isolato. Per diversi giovani compresi anche minorenni dai 15 anni in su si è reso necessario il soccorso in ambulanza a causa dell’evidente stato di ubriachezza in cui versavano, ad appena un passo dall’alcol etilico.

Fabio Santelli, primario di anestesia e rianimazione pediatrica dell’Ospedale Salesi, conferma ai microfoni della trasmissione di Rai 1 “La vita in diretta” che l’abuso di alcol tra giovani ad Ancona non è un caso isolato.

Riguardo alla 13enne, il primario racconta il momento del suo arrivo al Salesi: «Quando la ragazzina è arrivata qui le sue condizioni erano gravi e serie, non aveva coscienza e aveva le classiche manifestazioni da coma etilico». Ma cosa accade al corpo, di un adolescente e non solo, quando il consumo di alcol è esagerato? «L’alcol è un prodotto che viene metabolizzato dal fegato, ma questo organo è in grado di trasformarne solo una certa quantità- spiega Santelli- se si superano alcuni quantitativi questo tipo di filtro viene saltato e l’alcol prosegue il suo percorso fino ad arrivare al cervello, dove da gli effetti peggiori. Più specificatamente, se viene saltato il filtro del fegato arriva una gran quantità di alcol al cervello e i neuroni non sono pronti a metabolizzare questa sostanza. Se l’abuso diventa frequente si possono provocare danni che con il tempo possono anche essere permanenti, manifestazioni che possono dare quadri di problemi respiratori, cardiocircolatori, crisi epilettiche. Manifestazioni molto serie e gravi».

L’alcol è uno dei principali fattori di rischio per la salute;

bere è una libera scelta individuale e familiare, ma è necessario essere consapevoli che rappresenta comunque un rischio per la propria salute e, spesso, anche per quella degli altri.
A differenza del fumo, i cui effetti negativi sulla salute si possono subire dopo decenni di uso abituale di sigarette, l’alcol può esporre a forti rischi anche in seguito ad un singolo episodio di consumo, spesso erroneamente valutato come moderato. In termini di sicurezza stradale è infatti noto che possono essere sufficienti appena due bicchieri di una bevanda alcolica per incrementare notevolmente il rischio di incidenti causati dall’inevitabile rallentamento della capacità di reagire prontamente agli stimoli acustici, luminosi e spaziali.
Anche per questa ragione non è possibile sulla base delle conoscenze attuali identificare quantità di consumo alcolico raccomandabili o “sicure” per la salute.
Sarebbe peraltro improprio “raccomandare” l’assunzione di una sostanza tossica (lo stato di ebbrezza non a caso si definisce “intossicazione alcolica”) o capace di indurre dipendenza, essendo una droga.
Oggi è considerato più adeguato per la tutela della salute dell’individuo parlare di quantità a basso rischio, evidenziando che il rischio esiste a qualunque livello di consumo ed aumenta progressivamente con l’incremento delle quantità di bevande alcoliche consumate.
La regola generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è : Alcol? Meno è meglio!

L’alcol è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena e capace di indurre dipendenza (alcol-dipendenza) superiore rispetto alle sostanze o droghe illegali più conosciute. I giovani (al di sotto dei 16 anni), le donne e gli anziani sono in genere più vulnerabili agli effetti delle bevande alcoliche a causa di una ridotta capacità dell’organismo a metabolizzare l’alcol. L’alcol, pur apportando circa 7 Kcalorie per grammo, non è un nutriente (come le proteine, i carboidrati o i grassi alimentari) e il suo consumo non è utile all’organismo o alle sue funzioni; risulta invece fonte di danno diretto delle cellule di molti organi tra cui i più vulnerabili sono il fegato e il sistema nervoso centrale.

N.B.: Sulle etichette di qualsiasi bevanda alcolica è riportato il contenuto di alcol, ma è espresso in gradi, cioè in volume su 100 ml. Per ottenere i grammi di alcol in 100 ml bisogna moltiplicare tale valore per 0.8. L’apporto calorico è riferito alla quantità riportata in tabella e tiene conto anche di eventuali calorie apportate da altri componenti, principalmente zucchero.

Assorbimento ed eliminazione dell’alcol

L’alcol viene assorbito per il 20% dallo stomaco e per il restante 80% dalla prima parte dell’intestino. Se lo stomaco è vuoto, l’assorbimento sarà più rapido. L’alcol assorbito passa nel sangue e dal sangue al fegato, che ha il compito di metabolizzarlo. Finché il fegato non ha completato la digestione enzimatica attraverso l’alcoldeidrogenasi, l’alcol continua a circolare diffondendosi nei vari organi.
Circa il 90%-98% dell’alcol ingerito viene rimosso dal fegato e torna in circolo attraverso la circolazione del sangue. Il restante 2-10% viene 2 eliminato attraverso l’urina, le feci, il respiro, il latte materno, le lacrime, il sudore, la traspirazione.

Le quantità di alcol che vengono metabolizzate dall’organismo variano da 60 a 200 mg/kg/ora. Questo significa che un soggetto di 70 kg può metabolizzare circa 7 g di alcol ogni ora.

In alcuni individui, in alcuni gruppi etnici negli adolescenti e nei giovani in genere, negli anziani e nelle donne l’efficienza di questo sistema è molto ridotta: queste persone sono quindi più vulnerabili all’alcol.
A causa dei citati tempi fisiologici di metabolismo dell’alcol è raccomandabile non concentrare in breve tempo il consumo di bevande alcoliche onde evitare di “saturare” il sistema di rimozione dell’alcol dal sangue determinando la libera diffusione dell’alcol immodificato negli organi e nei tessuti dell’organismo; tali conseguenze sono evitabili a fronte di un modifica delle abitudini e dello stile di consumo.

Cosa sono i problemi e le patologie alcol-correlati (PPAC)? Tutte le situazioni di disturbo riconducibili all’uso episodico e/o protratto di bevande alcoliche.

Cos’è l’ubriachezza? Uno stato di intossicazione acuta.
Cos’è l’alcolismo? Un disturbo a genesi multifattoriale (bio-psico-sociale) associato all’assunzione (episodica e cronica) di bevande alcoliche, con presenza o meno di dipendenza, capace di provocare una sofferenza multidimensionale che si manifesta in maniera diversa da individuo a individuo. L’alcolismo è definito dalla contemporanea presenza di:
a) perdita di controllo del consumo di alcolici evidenziabile dal “fenomeno del primo bicchiere”, dai tentativi inefficaci di controllo, dalla continuazione del potus nonostante le gravi conseguenze legate a tale consumo
b) modificazione del modello di consumo con comparsa di desiderio compulsivo di assumere alcolici anche in assenza di intossicazione in atto (craving)
c) dipendenza incapacità di rinunciare all’assunzione di alcol e conseguente sforzo per procurarselo, dovuto all’irresistibile desiderio legato al piacere dell’assunzione ( dipendenza psichica ), con tendenza ad aumentare la dose per mantenere il medesimo effetto ( tolleranza ) e al timore dell’insorgenza della sintomatologia organica di privazione o astinenza (dipendenza fisica)
d) cambiamento dello stile di vita caratterizzato dalla tendenza all’isolamento, dal deterioramento fino alla perdita delle abituali relazioni sociali.
e) problemi familiari, o comunque della rete sociale personale, di diversa entità, che possono giungere alla disgregazione del tessuto familiare e alla comparsa di franche manifestazioni di sofferenza psichica, emozionale e relazionale nel partner e negli altri conviventi.

Identificare correttamente i problemi e le patologie alcol-correlate e la dipendenza può essere difficoltoso perché i portatori di tali problemi:
♦ non sono facili al dialogo
♦ generalmente non ammettono di avere un problema con l’alcol
♦ tendono a non riferire in modo corretto i dati anamnestici o non ne attribuiscono una relazione con l’alcol
♦ I problemi alcol-correlati sono spesso minimizzati dalla famiglia e dagli amici.
Sono soggetti che spesso negano o minimizzano
♦ con negazione si intende un atteggiamento di non riconoscimento di quanto è evidenziato dal dato di realtà ( “non è vero che…” )
♦ con minimizzazione si intende un atteggiamento simile ma più blando e che tende a giustificare ( “ è vero, ma.”/ “ posso fare da solo/non è così grave/da domani cambio senza problemi.” )
Per questo motivo è importante raccogliere quanti più elementi diretti e indiretti da tutte le fonti a disposizione:
♦ soggetto
♦ familiari
♦ altri referenti significativi: amici, compagni di lavoro
♦ medico di medicina generale
♦ assistente sociale
♦ pediatra
♦ figure significative della comunità locale
♦ cartelle cliniche
♦ agenzie sanitarie, territoriali, del privato sociale

Si ricordi che sono elementi indiretti anche:

incidenti stradali e traumatismi in genere incidenti domestici
licenziamenti e frequenti cambi di lavoro
ripetuto utilizzo del pronto soccorso (stati ansiosi, stati confusivi)
lesioni/percosse ai familiari
ritiro patente
problemi legali (arresti per oltraggio, risse, abusi sessuali.. ) comportamenti aggressivi violenza su minori

L’inquadramento diagnostico delle patologie alcol-correlate avviene seguendo i criteri diagnostici comunemente accettati a livello internazionale: il DSM IV (Manuale Statistico e Diagnostico delle Malattie Mentali, IV ed.) e la Classificazione Internazionale delle Malattie dell’OMS
(ICD-10). DSM IV:

• L’alcolismo viene definito un “disturbo del comportamento in cui può sfociare una modalità patologica di consumo di bevande alcoliche che compromette le attività sociali, professionali del soggetto”.
• Per poter diagnosticare la presenza di alcoldipendenza il soggetto deve aver presentato almeno 3 dei seguenti criteri diagnostici:
1. presenza di tolleranza, ovvero necessità di aumentare il consumo per raggiungere gli stessi effetti psichici, oppure effetti clinici ridotti mantenendo costante il consumo;
2. sintomi di astinenza ( tremore grossolano alle mani, alla lingua o alle palpebre, sudorazione, nausea o vomito, astenia, iperattività autonomica, ansietà, umore depresso o irritabilità, allucinazioni transitorie, cefalea, insonnia, convulsioni epilettiformi ecc.) e assunzione della sostanza per ridurre i sintomi di astinenza;
3. assunzione della sostanza per periodi prolungati o in quantità maggiori di quelle previste dal soggetto;
4. persistente desiderio di smettere o di ridurre il consumo alcolico con ripetuti insuccessi;
5. una grande quantità di tempo spesa in attività necessarie a procurarsi l’alcol, ad assumerlo o a riprendersi dagli effetti;
6. interruzione o riduzione di importanti attività sociali, lavorative o ricreative a causa dell’uso di alcol;
7. uso continuativo dell’alcol nonostante la consapevolezza di avere un problema, persistente o ricorrente, di natura fisica o psicologica causato o esacerbato dall’uso di alcol.
• E’ abusatore un soggetto che ha una modalità patologica di uso di bevande alcoliche con conseguenze avverse ricorrenti e correlate all’uso ripetuto. Il DSM-IV definisce l’abuso alcolico attraverso i seguenti criteri:

1. uso ricorrente di sostanze alcoliche che incide negativamente su impegni lavorativi, scolastici o quotidiani;
2. uso ricorrente di sostanze in situazioni che sono fisicamente rischiose;
3. problemi legali relativi all’uso di alcol;
4. uso continuativo di alcol nonostante vi sia evidenza di ricorrenti problemi sociali e interpersonali causati o esacerbati dall’alcol.
La presenza di una o più delle citate condizioni nell’ultimo anno e l’assenza
dei criteri della dipendenza permettono di porre diagnosi di abuso alcolico.
icd-io

Dipendenza
1. un forte desiderio o senso di compulsione a usare una o più sostanze
2. evidente compromissione della capacità di controllare l’uso di una o più sostanze. Ciò può essere in relazione a difficoltà nell’evitare l’uso iniziale, difficoltà nel sospenderne l’uso, difficoltà di controllo del livello d’uso
3. stato di astinenza, o uso della sostanza per attenuare o evitare sintomi di astinenza, e consapevolezza soggettiva dell’efficacia di tale comportamento
4. presenza di tolleranza agli effetti della sostanza
5. progressiva trascuratezza dei piaceri, comportamenti o interessi a favore dell’uso della sostanza
6. uso persistente della sostanza nonostante la evidente presenza di conseguenze dannose
Sono richiesti almeno 3 item positivi.
Uso dannoso
Chiara evidenza che l’uso di una o più sostanze è stato responsabile degli
attuali danni fisici o psichici dell’utilizzatore.

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