Andrea Durin, trovato morto in un albergo

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La morte di mio fratello è avvolta nel mistero. Non sappiamo con chi fosse al momento del decesso, non sappiamo come sia morto e soprattutto non conosciamo ancora la data esatta in cui è stato ritrovato privo di vita. Abbiamo ricevuto solo notizie contrastanti, che rendono la sua morte un vero e proprio giallo. Per questo chiedo al Ministero degli Esteri di aiutarci a capire cosa sia successo ad Andrea e di portare in Italia quanto prima la sua salma, che ancora oggi si trova in un obitorio colombiano”. A parlare con Giallo è Paolo Durin, il fratello di Andrea, l’uomo di 50 anni, separato e padre di tre figli, trovato morto nei giorni scorsi in una camera d’albergo di Bogotà, la capitale della Colombia.

“NON PUÒ ESSERE MORTO DI DROGA” Andrea Durin, che abitava insieme con la madre Dora Opatti a San Vito di Montelupo Fiorentino, era una persona molto in vista nel mondo della musica. Faceva il tecnico del suono, una figura professionale fondamentale per gli artisti, responsabile della gestione dell’audio, dei microfoni e della diffusione della musica nei concerti e nei grandi eventi. Quello che in gergo viene definito il “fonico”. Ebbene, Andrea non era un fonico qualunque, perché nel corso della sua lunga carriera ha lavorato con i più importanti artisti italiani e internazionali, a partire da Vasco Rossi, Laura Pausini, Franco Battiate e Nek. La vita di Andrea, insomma, era legata indissolubilmente alla musica, sia per lavoro che per passione. Era a sua volta un musicista, suonava da tanti anni la chitarra elettrica e aveva cantato in diversi gruppi locali. Innamorato del rock, aveva anche aperto un locale a Firenze, il “Jailhouse”, in cui si faceva musica dal vivo, anche se poi aveva abbandonato il progetto. Una vita trascorsa sempre al massimo, proprio come cantava Vasco Rossi in una sua vecchia canzone, e spezzata troppo presto in un paese lontano, in circostanze ancora tutte da chiarire. Continua il fratello Paolo, 47 anni, titolare di una carrozzeria a Firenze: «Andrea non aveva detto a nessuno che sarebbe partito per l’estero. A nostra madre e ai suoi figli aveva detto che sarebbe rimasto fuori casa qualche giorno per lavoro. Eravamo abituati ai suoi viaggi, perché essendo un tecnico del suono partiva spesso con i musicisti e stava lontano da casa anche per lunghi periodi. Solo successivamente abbiamo saputo che era partito per un viaggio in Sudamerica, tra l’Honduras e la Colombia». Ma perché Andrea si è allontanato
da Firenze senza dire a nessuno dove stava andando? Quale segreto si nasconde dietro la sua partenza? Per il momento gli inquirenti hanno scoperto che Andrea Durin era partito dall’Italia il 6 febbraio scorso. Dopo uno scalo negli Stati Uniti era arrivato in Honduras e il 14 febbraio era sbarcato a Bogotà, la capitale della Colombia. Il fratello esclude che a ucciderlo sia stata la droga. Dice infatti: «Andrea non soffriva di nessuna patologia, era fisicamente in forma e non faceva uso di sostanze stupefacenti. Dalle poche notizie che abbiamo avuto, sappiamo che nella stanza dove è stato trovato morto non cerano tracce di droga, psicofarmaci o tranquillanti. Andrea non sopportava chi ne fa uso, ecco perché non possono essere state la cocaina o altre sostanze ad averlo ucciso».

II fratello teme soprattutto che Andrea abbia avuto dei problemi a causa del suo carattere spesso scontroso. Spiega infatti Paolo Durin: «La Colombia non è sicuramente un paese tranquillo. Mio fratello era una persona piuttosto irascibile, non vorrei che la sua indole gli abbia creato dei problemi». Per capire meglio cosa possa essere successo, però, «è molto importante innanzitutto ricostruire tutti gli spostamenti del suo viaggio. Dobbiamo capire se con Andrea cerano altre persone che possano darci informazioni utili». Paolo Durin non si dà pace: «Ci sono molte cose che non quadrano nella ricostruzione della vicenda. Innanzitutto ci sono state riferite due date differenti della morte di mio fratello. Inizialmente ci è stato detto che era deceduto il 18 febbraio, poi l’ambasciata ci ha riferito che é morto il 20. Quest’ultima circostanza ci sembra un po’ strana, perché il suo ritorno in Italia era previsto il 19 febbraio e, da quello che mi è stato riferito da un suo conoscente, il 20 febbraio Andrea avrebbe avuto un appuntamento di lavoro importante in Italia. Doveva andare a Figline Valdarno, in provincia di Firenze, per firmare un contratto per lavorare ai prossimi concerti del cantante J-Ax». Una cosa è certa: il 16 febbraio Andrea era ancora vivo. Quel giorno, infatti, alle 08.31 italiane (le 14.31 in Colombia) Andrea aveva scritto un messaggio sulla sua pagina Facebook. Si tratta di un commento molto duro sul fenomeno del “Secondary Ticke- ting”, un termine inglese usato per definire il mercato illegale via internet dei biglietti dei concerti. In poche parole, una forma di “bagarinaggio” attraverso il computer. Ecco il messaggio scritto da Andrea: «Due parole sul Secondary Ticketing, oppure detto “bagarinaggio Online”. Ma brutte merde, prima “dell’online” fuori dagli stadi vendevano i biglietti i cosiddetti “bagarini”, che all’arrivo delle forze dell’ordine fuggivano. Venivano sequestrati i biglietti e c erano multe salatissime. Ora questi lo fanno online, sotto gli occhi di tutti, e non riuscite a combatterne il fenomeno????? Forse basterebbe applicare la legge… Paese di buffoni!!!!». Qualche ora più tardi, alle 15.43 italiane (le 21.43 a Bogotà), Andrea era ancora vivo e aveva risposto al commento di un amico sempre riguardo alla questione della vendita illegale di biglietti: «Indipendentemente da chi lo faccia, non si può! I signori della guardia di finanza sono pregati” di intervenire e far chiudere immediatamente i siti e di attivare una persecuzione online con multe salatissime». In quelle stesse ore Andrea avrebbe avuto anche alcuni rapidi contatti con i tre figli di 18, 19 e 21 anni, che vivono a Livorno insieme con la sua ex compagna. Il fratello Paolo avrebbe voluto partire per la Colombia il prima possibile, ma l’ambasciata gli ha spiegato che affrontare un viaggio così lungo e costoso sarebbe stato comunque inutile. Ci dice l’uomo: «Mi hanno detto che non è necessario fare il riconoscimento della salma. perché l’autopsia è già stata eseguita. Per gli esiti servono dai tre ai sei mesi».

“NEMMENO IL CONSOLE SAPEVA NIENTE” Prosegue il fratello di Andrea: «Intanto ci hanno chiesto di inviare a Bogotà i campioni di Dna di mia mamma e di mio nipote per fare la comparazione. Mi hanno detto che Andrea ha delle ecchimosi sul volto. A questo punto, chiedo che ce lo rimandino a casa quanto prima. Non capisco perché noi familiari siamo stati avvisati della sua morte solo otto giorni dopo. Potevano farlo subito, invece hanno aspettato tutto questo tempo. Poi si sono giustificati dicendo che il ritardo è dipeso proprio dal riconoscimento della salma. Ma anche questa circostanza mi sembra molto strana, dal momento che mio fratello aveva con sé il passaporto e quindi per identificarlo ci sarebbero voluti pochi minuti. Noi siamo fermi alle pochissime comunicazioni che la mattina di sabato 25 febbraio i carabinieri hanno riferito a mia madre. Il console mi ha detto di aver avvertito le autorità italiane il 21 febbraio via posta elettronica. Quindi non solo noi familiari lo abbiamo saputo in ritardo, ma anche il consolato è venuto a conoscenza della morte di Andrea solo qualche giorno dopo. Ma perché tutto questo? Che cosa è successo realmente? Ci stanno nascondendo qualcosa?».

IL SUO TELEFONO SI È RIACCESO I misteri non finiscono qui. Conclude il fratello Paolo: «Domenica 26 febbraio il telefono di mio fratello è stato acceso in Colombia. La prova è data dal fatto che molti dei suoi amici hanno ricevuto la notifica dell’awenuta lettura dei messaggi che gli avevano inviato. Ma allora chi ha acceso il cellulare di Andrea dopo la sua morte? Io a questo punto ho davvero tanta paura per tutta questa vicenda. Non vorrei che senza alcuna tutela per noi familiari accadesse qualcosa anche a me. Ancora una volta rivolgo un appello al Governo: per favore, non lasciateci da soli in questa triste vicenda, aiutateci a capire che cosa è successo e a riportare la salma di Andrea in Italia».

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