Anoressia e bulimia, disturbi alimentari anche alle donne adulte. Allarme, ecco perché

Anoressia o bulimia  sono due gravi disturbi alimentari  che colpisce in giovane età e non solo,  l’ultimo studio britannico afferma che si possono offrire di questa malattia anche tra i 40 e 50 anni, ovviamente le cause possono essere diverse,un divorzio, come un grave lutto, uno shock improvviso può influire molto.

«Molte delle persone coinvolte nello studio ci hanno detto che quella era la prima volta che parlavano dei loro problemi alimentari. Dobbiamo quindi capire perché molte donne non cercano aiuto», commenta Nadia Micali, coordinatrice della ricerca. Solo il 27,4% delle donne aveva infatti richiesto aiuto o ricevuto terapia in qualche momento della sua vita.

Tra i fattori di rischio sono stati individuati gli abusi sessuali durante l’infanzia per i disturbi alimentari con abbuffate e purghe, mentre eventi come la separazione dei genitori o l’adozione nell’infanzia sono stati associati a tutti i tipi di disturbi alimentari. Quello dei disturbi alimentari in età adulta è un problema che colpisce anche gli uomini. Tom Quinn, della fondazione Beat specializzata nei disturbi alimentari, alla Bbc ha spiegato che «l’anno scorso il 15% delle chiamate arrivate alla nostra linea telefonica di aiuto era per persone di 40 anni, donne e uomini».

Alimentazione, obesità e disturbi del comportamento alimentare Da molti anni nei paesi occidentali industrializzati si sta verificando un crescente ed allarmante aumento del peso corporeo medio, con un numero crescente di soggetti obesi nella popolazione generale. L’obesità, malattia medica nota per il suo carattere di cronicità e per le patologie che ad essa sono associate, è diffusa sia nella popolazione adulta sia in quella infantile. Il fenomeno è particolarmente preoccupante negli Stati Uniti, ma numerosi dati indicano come anche in Europa ed in Italia il numero dei bambini e degli adolescenti obesi sia in forte crescita. Quanto accade è dovuto a molti fattori, solo in minima parte costituzionali, ed è strettamente legato a una modificazione radicale dello stile di vita dal dopoguerra ad oggi, con la comparsa di una serie di abitudini che favoriscono l’eccesso del peso corporeo, quali il costante utilizzo dei mezzi di trasporto, l’elevato numero di ore trascorso alla televisione, il consumo di spuntini o pasti preconfezionati e così via. L’obesità e il sovrappeso possono interferire con il lo stato di salute, sia a causa di patologie correlate quali ad esempio il diabete, l’ipertensione, le malattie cardiocircolatorie, sia a causa di profondi disagi psicologici legati alla scarsa accettazione del proprio corpo e al fallimento dei tentativi di perdere peso. Frequentemente una condizione.

Anoressia e bulimia nervosa: riconoscere e comprendere L’esordio di anoressia e bulimia nervosa possono essere favorite da alcuni eventi scatenanti, come un lutto, una separazione, un trasferimento, l’inizio di una dieta. Questi eventi fanno leva sulla vulnerabilità biologica e psicologica legata a fattori individuali, familiari o socioculturali. Affrontare e curare un disturbo alimentare significa approfondire questi aspetti che contribuiscono al suo esordio, ma anche al suo mantenimento.

I ricercatori del team DCA del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di MilanoBicocca spiegano come auto-valutare la presenza di un disturbo e danno alcune indicazioniguida per approcciare le difficoltà di chi vive queste condizioni. Come auto-valutare un disturbo del comportamento alimentare – Hai un indice di massa corporea (Peso in Kg/altezza in cm2) inferiore a 18.5? – Hai un’intensa paura di ingrassare? – Pensi continuamente al cibo e alle calorie? – Ti senti in colpa dopo aver mangiato? – Ti pesi più volte al giorno per controllare di non aumentare? – Hai la sensazione di perdere il controllo mentre mangi? – Se mangi più di quello che ritieni necessario, cerchi di ridurre i pasti successivi? – Ti provochi o desideri provocarti il vomito dopo aver mangiato? – Non riesci a vederti magra/o nonostante tu abbia perso peso? – Il tuo peso influenza il tuo umore o la tua voglia di frequentare amici? Come comportarsi con chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare – Motivare alla richiesta di aiuto e alla cura, evitando atteggiamenti critici o di sfida o espressioni colpevolizzanti; – Non focalizzarsi continuamente su temi che riguardano il cibo, l’aspetto fisico e il peso; – Non esortare a mangiare con modi decisi e autoritari e non litigate per il cibo; Piuttosto invitate chi ha un problema a stare con voi e ad accompagnarvi quando pranzate. Anche di fronte a rifiuti, non rinunciate nelle occasioni successive; – Non insistere nel chiedere cosa e quando si è mangiato; – Lasciare che chi ha un problema scelga cosa mangiare, senza imporre lo stesso menu ad altri; – Non assumersi la responsabilità di controllare alimentazione e peso di chi ha un problema, affidatelo a specialisti; – Non polarizzare l’attenzione su chi è malato, trascurando i propri interessi o gli altri amici.

Anoressia nervosa (AN) Il termine anoressia deriva dal greco e indica letteralmente “mancanza di appetito”. Questo termine è abbastanza improprio poiché in realtà le persone affette da AN non smettono mai di avere fame, ma hanno così tanta paura del cibo che tentano di ingannare lo stimolo della fame (bevendo, ad esempio, notevoli quantità di acqua o mangiando grandi quantità di verdure o fibre) oppure lo negano (rifiutando di alimentarsi o dichiarandosi sazi dopo minuscoli bocconi).

L’AN è una patologia che ha come nucleo caratteristico un’estrema paura di aumentare di peso, una profonda sensazione di essere sovrappeso o francamente grassi (pur essendo spesso già molto magri o normopeso) e il continuo timore di perdere il controllo sul proprio peso, sul cibo e sul corpo. Per questi motivi, i soggetti affetti cercano di ridurre il più possibile l’assunzione del cibo, eliminano alcuni cibi considerati pericolosi per la linea e cercando in ogni modo di perdere peso (anche a costo di mentire sull’assunzione di cibo e sostenere enormi liti con i familiari). 26 I soggetti anoressici solitamente: A) rifiutano di mantenere il peso corporeo al di sopra o al pari del peso minimo normale per l’età e per la statura (il loro peso rimane al di sotto dell’85% di quello previsto come appropriato) B) provano un’intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando sono francamente sottopeso C) vivono il peso o la forma del corpo in modo alterato; il peso e la forma del corpo hanno eccessiva influenza sui livelli di autostima. Rifiutano inoltre di ammettere la gravità del loro sottopeso tendendo a minimizzare D) vanno incontro a amenorrea (assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi) nelle femmine, impotenza nei maschi Si possono riconoscere due forme di anoressia, caratterizzate dalla presenza o meno di comportamenti estremi per controllare il peso e le calorie: A) Anoressia con abbuffate e/o condotte di eliminazione, in cui ci sono frequenti perdite di controllo nell’alimentazione, abbuffate con grandi quantità di cibo e uso di metodi per non aumentare di peso come provocarsi il vomito, usare lassativi o diuretici, dedicarsi ad esercizio fisico estenuante. B) Anoressia con restrizioni (restrittiva), caratterizzata da una riduzione drastica della quantità di cibo ingerita, fino ad arrivare al digiuno. Il peso è molto basso e si cerca spesso di ridurlo ulteriormente senza ricorrere ad abbuffate o vomito se non saltuariamente.

Bulimia nervosa (BN) La bulimia è caratterizzata dalla presenza di ricorrenti abbuffate con forti sensazioni di perdita di controllo sul cibo (vedi box). Anche la Bulimia Nervosa può avere due sottotipi: Bulimia Nervosa con condotte di eliminazione: in cui si utilizzano le strategie finalizzate a non aumentare di peso (vomito etc.,); Bulimia Nervosa senza condotte di eliminazione: si ricorre al digiuno o all’esercizio fisico eccessivo, ma non al vomito o all’uso di lassativi e diuretici. Le abbuffate sono vissute con estrema vergogna e disagio e spesso sono seguite da strategie utilizzate per prevenire l’aumento di peso (vomito, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo). I soggetti bulimici hanno spesso un peso normale ma sono costantemente preoccupati per il cibo, la forma e il peso corporei, si sentono spesso inadeguati ed estremamente sofferenti, anche perché provano una forte sensazione di vergogna relativa sia al loro corpo che alle loro perdite di controllo, che confessano con enorme sofferenza. Il loro benessere e la loro autostima finiscono per essere costantemente e esclusivamente influenzati dai problemi relativi al cibo e alla paura di perdere il controllo. La sensazione peggiore provata da questi soggetti è l’incapacità di frenare l’impulso a compiere un’abbuffata, vale a dire la perdita di controllo. La vergogna che si associa a questi sintomi è così grande che molti pazienti riescono a condurre una vita apparentemente normale senza destare nei familiari o amici alcun sospetto, vivendo le loro perdite di controllo in segreto e solitudine. È importante considerare che le abbuffate sono quasi sempre secondarie alla dieta estrema e al digiuno e tendono a scomparire con la normalizzazione dell’alimentazione. È dunque fondamentale che il soggetto possa lavorare con un’equipe di specialisti allo scopo di regolarizzare l’assunzione di cibo, dato che la diminuzione delle abbuffate provoca di per sé un aumento dell’autostima, una maggior fiducia nelle proprie capacità e la sensazione di poter in qualche modo combattere attivamente il disturbo.

Comportamenti da evitare · Chiudere a chiave dispensa, cucina e altri posti dove è riposto il cibo. Essere lontani dal cibo non è sufficiente per bloccare una crisi bulimica. · Togliere le chiavi del bagno per poter in ogni momento entrare e controllare se il paziente vomita. Vomitare non è un capriccio, ma una necessità impellente. Ci sono pazienti che finiscono per vomitare altrove, o cominciano a digiunare perché non sono certi di poter vomitare se perdono il controllo facendo l’abbuffata. · Interrogare il paziente su quanto ha mangiato,o su cosa pensa che mangerà domani e fare calcoli di calorie. Spesso alcuni cibi fanno paura indipendentemente dalle calorie: ad esempio la carne e il pesce sono di solito assai temuti anche se cotti al vapore. Ha poco senso dire al paziente che “tutta quella frutta” ha più calorie di una fetta di carne, perché egli potrebbe spaventarsi ed eliminare anche i cibi che mangiava con relativa tranquillità. · Sostituirsi al lavoro dei terapeuti cercando di aumentare le quantità pattuite di cibo, di introdurre nell’alimentazione cibi non programmati dal paziente, o di promettere premi se mangerà di più o di meno, a secondo della patologia in questione. Ad esempio: fare regali alla paziente bulimica qualora riesca a non abbuffarsi. · Cedere ai capricci alimentari del paziente. Evitare di cucinare per gli altri familiari cibi detestati dal soggetto o cucinare per tutti cibi dietetici può servire per placare inizialmente le minacce e le discussioni, ma non motiva il paziente al cambiamento. La famiglia, pur assecondando il percorso alimentare del soggetto e preparando per lui i pasti stabiliti, può e deve conservare le sue abitudini alimentari. · Nascondere alimenti ipercalorici in piatti semplici e accettati dal paziente. Se ad esempio si cerca di nascondere la panna nel minestrone di verdure, o l’olio o quant’altro, il paziente accorgendosene potrebbe dubitare della volontà dei genitori di aiutarlo. La fiducia reciproca, difficilissima da mantenere, deve essere coltivata con cura.

Comprendere la paura Ai genitori e agli amici è inoltre richiesto un ultimo sforzo, il tentativo di comprendere una delle più misteriose caratteristiche dei disturbi del comportamento alimentare, cioè la paura. Quando si parla di paura dobbiamo pensare ad un’emozione molto forte e intensa, che paralizza il soggetto e modifica il suo comportamento. Potremmo dire che tutti i disturbi del soggetto sono promossi da alcune paure caratteristiche, dalla paura del grasso alla paura degli alimenti, a quella delle occasioni sociali e così via, a loro volta originate da una paura ancora più grande e totalizzante. 56 Questa è la paura di perdere il controllo, costante di tutti i disturbi alimentari, così intensa da condizionare le giornate del soggetto, e così forte da spingerlo a comportamenti spesso estremi e molto sofferti. Per la paura di perdere il controllo, direttamente sul cibo o sul corpo, indirettamente su tutta la loro persona e sul loro modo di essere, i pazienti si sottopongono a severi regimi restrittivi, evitano occasioni desiderate ma pericolose per il loro progetto, come feste, compleanni, cene di lavoro e così via, trascorrono moltissimo tempo bloccati su decisioni giudicate dagli altri ridicole, come scegliere al ristorante cosa mangiare o cosa acquistare al supermercato, vivendo nel terrore di sbagliare e perdere. Spesso la paura si manifesta quotidianamente, a tavola, davanti a porzioni minuscole di cibo, rese ancora più minuscole da un continuo tagliuzzare e sminuzzare. Altre volte si manifesta laddove non sia possibile pesare i cibi e conoscere con esattezza il loro contenuto calorico, altre ancora quando non sia possibile compensare un’avvenuta perdita di controllo. Ogni momento la paura sta lì, insieme al soggetto, che spesso non riesce più a studiare o a lavorare o ad uscire con gli amici, perché sottoposto a emozioni negative assai forti e poco gestibili. Si può affrontare la paura e imparare a gestirla opportunamente durante la terapia, non si può invece cercare di eliminarla spiegando al soggetto quanto sia incredibilmente fuori luogo avere paura di un piatto di spaghetti o di una festa di compleanno. I familiari dovrebbero pertanto sforzarsi di non ignorare la paura e cercare insieme al soggetto di rimpicciolirla gradualmente. Una buona risposta al trattamento si accompagna alla riduzione della paura e a una migliore gestione di questa emozione.

ALTRI DISTURBI Nn essendo un problema di appetito convive spesso con altri sintomi quali la depressione, l’ansia, disturbi psicosomatici e dipendenze varie. Questi disturbi “secondari” rimangono spesso radicati anche oltre quello principale al quale si accompagnano. – Binge Eating – Ricorrenti abbuffate senza azioni risolutorie tipiche della bulimia nervosa – masticazione del cibo ma mancanza di deglutizione – soggetto di peso nella norma che applica esagerate soluzioni compensatorie (es: vomito) x piccole quantità di cibo – Vomito: Oltre a sottoporsi ad una dieta ferrea e a routine di esercizio fisico massacrante molte persone che soffrono di queste patologie, allo scopo di limitare l’assorbimento di calorie, si inducono il vomito. Questo disturbo è presente nella maggior parte dei casi di Bulimia Nervosa ed in una buona metà dei casi di Anoressia Nervosa. Pare essere una pratica piuttosto diffusa tra le donne in età compresa tra i 15 ed i 35 anni anche in assenza di disturbi alimentari specifici. Studi in Europa e USA hanno evidenziato che circa un 10% delle donne in questa fascia di età riferisce di indursi occasionalmente il vomito ed un 2% di vomitare 1 o + volte alla settimana. I metodi usati sono i + vari, dalla stimolazione manuale o meccanica (eseguita con posate, bacchette, spazzolini da denti, abbassalingua) dell’ugola e della zona retrolinguale fino all’ingestione di grandi quantità di bevande gassate, alla compressione addominale ottenuta manualmente o mediante oggetti diversi. In questo modo si è convinti di eliminare gli effetti del cibo ingerito sull’aumento del peso (in realtà studi recenti eseguiti a Pittsburgh, USA, hanno dimostrato che con il vomito si eliminano circa il 50% delle calorie ingerite). Il vomito ha effetti molto deleteri sul comportamento alimentare. Si è visto che quando uno inizia ad indursi il vomito, il numero delle abbuffate inzia a crescere in maniera vertiginosa, essendo convinto di aver trovato una bacchetta magica che gli consentirà di mangiare quello che vuole. Il vomito ha un effetto ansiolitico che ne rinforza l’abuso. L’abitudine ad auto-indursi il vomito non è una pratica scevra da complicazioni per la salute di chi la usa. È causa di disturbi gastrici, danni dentali irreversibili, laringiti acide ad andamento cronico, infiammazioni e rigonfiamenti delle ghiandole salivari. Nei casi + sfortunati può causare rottura esofagea e morte per emorragia.

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