Anticolesterolo, l’avviso in Italia: ritirato un famoso farmaco, il lotto

Il valore di colesterolo totale non dovrebbe superare i 200 mg per decilitro, l’LDL quello cattivo e di 130 mentre per l’HDL quello buono minimo di 50. Il colesterolo però realtà, ed uno solo cambia solamente le proteine che lo trasportano nel sangue, ci sono quelle che lo distribuiscono a tutti gli organi e quelle buone che rimuovono il colesterolo in eccesso portandolo al fegato dove viene eliminato.

Atorvastatina, farmaco anticolesterolo ritirato. Ecco il lotto

Atorvastatina, farmaco anticolesterolo ritirato. Ecco il lotto. Lo comunica l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Chi lo ha in casa deve riconsegnarlo in farmacia È stato ritirato dalle farmacie il lotto n. T30141 della specialità medicinale Atorvastatina PF*30CPR RIV20MG – AIC 041443437 (20 mg, 30 compresse), con scadenza 31 gennaio 2020.

Atorvastatina, farmaco anticolesterolo ritirato. Ecco il lotto – abbassa i livelli elevati di colesterolo totale e LDL – il “colesterolo cattivo”

Il farmaco Atorvastatina è un anticolesterolo assunto per abbassare i livelli elevati di colesterolo totale e LDL – cioè il “colesterolo cattivo” – apolipoproteina B e trigliceridi in chi soffre di ipercolesterolemia primaria o familiare. L’allerta è stata diffuso dalla Pfizer, l’azienda che produce l’Atorvastatina, che, dopo aver condotto il test di stabilità del lotto, ha riscontrato dei parametri fuori norma (Tamc e Tymc).

Atorvastatina, farmaco anticolesterolo ritirato. Ecco il lotto – avvio di procedura di ritito

L’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha disposto dunque il ritiro del farmaco e Pfizer Italia ha comunicato l’avvio della procedura di ritiro.

Cos’è il colesterolo?

È una molecola lipidica sterolica, tipica degli organismi animali, in particolare dei vertebrati e quindi anche della specie umana. Le molecole di colesterolo sono presenti nelle cellule di tutti i tessuti e perciò in tutti gli organi del nostro corpo e nel sangue. Il colesterolo svolge, insieme con i fosfolipidi, un ruolo biologico importante poiché partecipa alla struttura del rivestimento citoplasmatico di ogni cellula come la buccia di un frutto. Nella loro qualità di membrana protettiva le molecole di colesterolo si dispongono allineate tra loro, per offrire al liquido interstiziale il polo idrofilo ed al citoplasma cellulare il polo lipofilo. In tal modo il rivestimento molecolare di colesterolo ha anche la capacità funzionale di selezionare gli scambi organici minerali tra ambiente cellulare esterno ed interno. In considerazione di quest’importante ruolo biologico del colesterolo, come già accennato sopra, la natura ha fatto sì che l’80% di questa sostanza sia prodotta dal fegato (origine endogena del colesterolo) e solo il 20% sia approvvigionata attraverso il cibo che consumiamo (origine esogena del colesterolo) che durante la fase di assorbimento comunque è trasportabile al fegato. Quindi, nato o transitato nel fegato, il colesterolo, attraverso il sangue, deve essere distribuito ai tessuti, ma, essendo una molecola insolubile, questo trasporto sarebbe impossibile se non vi fossero dei veicoli organici all’uopo predisposti. Stiamo introducendo la presentazione delle lipoproteine, che saranno trattate in dettaglio nel prossimo paragrafo.

L’incidente di percorso

Il colesterolo, insieme ai trigliceridi, è trasportato dal fegato ai tessuti con le lipoproteine meno dense (LDL e VLDL) e nel viaggio di ritorno da lipoproteine più dense (HDL). Le lipoproteine LDL , quindi nel loro percorso dal fegato ai tessuti possono penetrare nella tunica interna di un’arteria qualsiasi e provocare uno stato infiammatorio localizzato, che in termine medico è definito ateroma, poiché costituisce una piccola placca avente la base nella parete arteriosa e l’apice all’interno del vaso sanguigno. È ovvio che se le placche crescono sulla tunica interna di un’arteria progressivamente ostacolano il flusso ematico fino a fermarlo definitivamente.A questo punto il sangue coagula, il trasporto di ossigeno e nutrienti alle cellule poste a valle si sospende ed esse muoiono. Questa è in breve la descrizione dell’infarto cardiaco, cerebrale, ecc. che tanto ci preoccupa.

Ma, c’è spesso qualcuno che ci salva Questo qualcuno che ci salva sono le lipoproteine HDL poiché impediscono la formazione delle placche nelle nostre arterie, Tali molecole, infatti, hanno il compito di ritrasportare il colesterolo dalla periferia al fegato: di conseguenza da un lato evitano che le lipoproteine LDL s’infiltrino nella parete arteriosa, dall’altra intervengono sulle placche appena formate e portano via il colesterolo incluso, riparando in tal modo il danno endoteliale.

L’ultimo destino del colesterolo

A questo punto voi vi chiederete quale fine farà il colesterolo riportato dalle lipoproteine HDL al fegato: è stato ormai da tempo dimostrato che questo colesterolo, per così dire di ritorno, è eliminato dal fegato con la bile, attraverso i dotti biliari nell’intestino. Qualora non riassorbito esso esercita un’importante compito prima di essere emesso con le feci: quello di facilitare l’assorbimento dei grassi e delle vitamine liposolubili, che senza l’aiuto della bile non possono essere assorbiti.

Premessa Come già anticipato nel paragrafo precedente il colesterolo deve essere trasportato dal fegato. Vi è quindi l’esigenza che il colesterolo epatico sia trasportato dal fegato agli organi del nostro corpo attraverso il torrente circolatorio onde esplicare la propria attività biologica. Ma, allo stesso tempo, vi è pure l’esigenza di riportare al fegato tutto il colesterolo che non è stato utilizzato ed è rimasto libero nel sangue per riciclarlo o eliminarlo. Trasporto del colesterolo Il trasporto del colesterolo nel sangue è svolto dalle lipoproteine. Queste sono particelle sferiche o discoidali formate per il 50% da apolipoproteine e l’altro 50% da colesterolo, trigliceridi e dosfolipidi. Esse a seconda della loro densità si distinguono in HDL ad alta densità ed LDL e VLDL a bassa densità. Il 60-80% del colesterolo del sangue è quello trasportato dalle lipoproteine a bassa densità dal fegato ai tessuti. Il restante 20-40% del colesterolo ematico è quello trasportato dalle lipoproteine ad alta densità dai tessuti periferici al fegato. Dal punto di vista funzionale le lipoproteine a bassa densità hanno maggiore affinità con i tessuti periferici e pertanto riescono facilmente a rifornirli del colesterolo di cui hanno bisogno. Le lipoproteine ad alta densità, viceversa, hanno maggiore attitudine a captare il colesterolo libero in eccesso e quindi a riportarlo al fegato. Nel contesto di questo argomento va pure precisato che le lipoproteine a bassa densità, cioè le LDL ma, soprattutto le VLDL insieme al colesterolo trasportano anche i trigliceridi, anche essi prodotti dal fegato con destinazione ai tessuti periferici.

La placca ateromasica

Le lipoproteine a bassa densità hanno per nostra sfortuna anche una buona compatibilità per l’endotelio dei vasi arteriosi e quindi sono in grado di riversarvi sopra il colesterolo che trasportano. Il colesterolo buono e cattivo 12 capitolo 2: Il colesterolo buono e cattivo Esso s’infiltra negli interstizi tra cellula e cellula endoteliale ed in presenza di radicali liberi provoca uno stato infiammatorio. Nel luogo infiammato accorrono linfociti, monociti e plasmacellule, che nel tempo diventano cellule schiumose che danno origine alla placca ateromasica. Viceversa le lipoproiteine ad alta densità, svolgendo la funzione contraria, prelevano il colesterolo adeso alle pareti vasali e lo riportano al fegato, attuando, in tal modo un’azione detergente sulle pareti arteriose infiltrate. Sulla base di queste conoscenze risulta evidente che il complesso lipoproteico CLDL è quello che danneggia le nostre arterie e quindi è denominato colesterolo cattivo, mentre il complesso lipoproteico CHDL che ripulisce le pareti interne degli stessi vasi, è denominato colesterolo buono. Purtroppo è da rimarcare che il numero delle lipoproteine CLDL è nettamente superiore a quello delle lipoproteine CHDL, per cui molto spesso la partita è vinta dalle prime e di conseguenza le nostre arterie, soprattutto quelle del cuore, si ammalano facilmente.

Colesterolo ed aterogenesi

In questo paragrafo desidererei che fosse chiaro al lettore come la genesi della arterosclerosi in generale e quella coronarica in particolare, che come sappiamo spesso conduce all’infarto, non sono sempre collegate a tassi elevati di colesterolo nel sangue, ma a molteplici fattori aterogeni, colesterolo compreso, che insidiano le tuniche interne dei vasi coronarici. Studi scientifici, svolti alla fine del secolo scorso, hanno, infatti, dimostrato che su una popolazione di età compresa tra i 35 ed i 75 anni, le morti per infarto miocardico erano più numerose nel gruppo di soggetti con colesterolemie non troppo elevate che nel gruppo di quelli con colesterolemie decisamente elevate. Per tale motivo, al giorno d’oggi viene data più responsabilità aterogena al colesterolo trasportato dalle lipoproteine LDL e VLDL che non al colesterolo totale nel sangue, ma molto spesso anche ad altri fattori aterogeni, come i trigliceridi e gli acidi grassi saturi, che a loro volta aumentano nel sangue a causa dell’obesità, della sedentarietà, della cattiva alimentazione, ecc.. Nei paragrafi precedenti abbiamo potuto constatare che le placche ateromasiche si formano più facilmente quando le lipoproteine di trasporto del colesterolo LDL meno dense sono in maggiore concentrazione, sottolineando che esse hanno una maggiore tendenza infiltrante nella parete arteriosa. In defintiva, quindi, l’aterogenesi dei vasi arteriosi, anche coronarici, non è solo legata all’elevazione dei tassi di colesterolo nel sangue ma soprattutto all’aumento della frazione CLDL e ciò giustifica l’osservazione riportata nella premessa di questo paragrafo concernente il fatto che soggetti con colesterolemia modesta egualmente possono andare incontro ad infarto miocardico, verosimilmente correlato ad ateromi coronarici provocati da un’eccessiva concentrazione ematica di CLDL o CVLDL. In questo contesto, come già accennato sopra, non vanno sottovalutati gli effetti aterogeni di altre molecole lipidiche che circolano nel sangue, come i trigliceridi e le elevate concentrazioni ematiche di acidi grassi saturi, monoinsaturi e tra quelli polinsaturi gli omega 6. Infine, nella determinazione dell’infarto, non devono essere sottovalutati l’atteggiamento coagulativo del nostro sangue e l’atteggiamento aggregativo delle nostre piastrine, per non parlare degli stati ipertensivi arteriosi e degli stress emotivi della vita quotidiana.

Ciò nonostante, in tutto questo quadro aterogeno che minaccia il nostro cuore, o meglio i vasi arteriosi di esso, certamente il colesterolo ha fatto e ancora sta facendo la parte del leone: da qui l’esigenza di controlli frequenti di questo elemento nel nostro sangue unitamente alle sue frazioni lipoproteiche. Come comportarsi Anzitutto conoscere i fattori di rischio che oltre l’ipercolesterolemia minacciano la salute del nostro cuore e dei nostri vasi. • il fumo • l’obesità • l’ipertensione arteriosa • la sedentarietà • il metabolismo alterato dei carboidrati (iperglicemia –iperinsulinemia) • lo stress. Quindi, porre riparo a tutti questi fattori di rischio appena nominati e controllare i valori ematici del colesterolo e degli altri grassi con una certa frequenza a partire già dalla giovane età. Diciamo che per questi controlli non è mai troppo presto. Quindi, svolgere periodicamente alcuni esami  .

L’indice di rischio coronarico

È la chiave di volta per valutare la pericolosità del colesterolo che circola nel sangue. Nei precedenti paragrafi abbiamo sottolineato la diversa funzione delle lipoproteine che sono adibite al trasporto del colesterolo nel sangue: quelle a bassa densità (VLDL e LDL) che veicolano il colesterolo dal fegato ai tessuti per scopo nutritivo e quelle ad alta densità (HDL) che trasportano il colesterolo in eccesso in senso inverso. Abbiamo, inoltre, sostenuto che le LDL e le VLDL sono lipoproteine pericolose, poiché rilasciano le molecole di colesterolo e di trigliceridi sulle tuniche interne delle arterie, con il rischio della formazione di placche ateromasiche. Di conseguenza è utile sapere quanto colesterolo circola nel sangue, ma soprattutto conoscere il rapporto esistente tra colesterolo totale e quello HDL. Tale rapporto costituisce il reale indice di rischio dei nostri vasi coronarici e di norma esso deve essere inferiore a 5 nell’uomo e 4.5 nella donna sani. Perciò è maggiormente importante il rapporto tra le due lipoproteine CHDL e CLDL oltre al valore assoluto della colesterolemia. Vedremo nei paragrafi successivi che esistono alcuni alimenti utili per migliorare l’indice di rischio, come quelli che provengono dal mondo vegetale, ed altri che invece lo possono peggiorare, come alcuni provenienti dal mondo animale.

La dieta per chi ha il colesterolo alto

Chi ha il colesterolo alto deve fare molta attenzione a ciò che mangia e deve dunque seguire alcuni accorgimenti dietetici che sono fondamentali per ridurre o tenere sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue. Deve inoltre tenere sotto controllo il peso. Ecco, nei dettagli, cosa mangiare e cosa, invece, evitare.

1. Bere molto: almeno un litro e mezzo di acqua al giorno.

2. Evitare il consumo di alcol, compresi vino e birra. Mangiare a intervalli regolari e programmare due piccoli spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio.

3. Non saltare i pasti.

4. Seguire un’alimentazione varia, non mangiare, cioè, sempre gli stessi alimenti, nemmeno quelli più dietetici. Evitare i piatti pronti e i cibi precotti, spesso troppo ricchi di grassi.

5. Non eccedere nei condimenti grassi e/o elaborati, per insaporire le pietanze utilizzare spezie (pepe, peperoncino, zafferano, noce moscata …) e aromi (prezzemolo, basilico, aglio, rosmarino, salvia, menta, alloro …).

6. Non eccedere nel consumo di zucchero e preferire gli alimenti contenenti zuccheri complessi (pasta e pane). Limitare, invece, il consumo di cibi a base di zuccheri semplici (succhi di frutta, bibite zuccherate, biscotti, torte). Per quanto riguarda biscotti e torte, è meglio preparale in casa ed evitare di mangiare quelle confezionate. I prodotti a base di farina integrale sono da preferire. Non associare i latticini con i prodotti integrali (per esempio pane integrale con formaggio).

7. Evitare il pane condito (panini al latte, con lo strutto, con l’olio). Consumare solo pane fatto con farina, acqua, lievito e sale.

8. Prendere l’abitudine di leggere le etichette delle confezioni ed evitare tutti gli alimenti che contengono più di 16 g di grassi per 100 grammi di prodotto.

9. Grassi e condimenti. Tutti i grassi vanno limitati molto. Tra tutti i condimenti quello preferibile è l’olio extravergine d’oliva, soprattutto se consumato a crudo. Da evitare assolutamente burro, margarina, olio di semi vari e strutto. Sì al sugo con pomodoro fresco o con ricotta; il ketchup, la mostarda e la maionese light possono essere usate con moderazione e saltuariamente; vanno invece evitate la maionese normale, i condimenti pronti per le insalate (condire l’insalata con aceto o limone e poco olio extravergine di oliva), le creme ai formaggi.

10. Carni. Scegliere sempre la parte più magra della carne e togliere il grasso visibile. Il pollo va mangiato solo dopo averlo privato della pelle, che va tolta prima della cottura. Da evitare le carni più grasse (oca, anatra, castrato), le frattaglie, la pancetta, zampone, wurstel, cotechino e salsiccia. Bene invece cavallo, petto di pollo e di tacchino, coniglio, vitello, manzo e la parte magra del maiale.

11. Insaccati. Vanno limitati, ma va bene consumare prosciutto crudo (privo del grasso), bresaola e speck. Da evitare, invece, mortadella, coppa e salumi grassi (salame, ventricina eccetera).

12. Prodotti caseari. Sì a latte scremato o parzialmente scremato, ricotta vaccina, scamorza, mozzarella, parmigiano, yogurt magro. No a latte intero, pecorino, asiago, provolone stagionato, gorgonzola, taleggio, caciocavallo, groviera, robiola, panna, mascarpone, yogurt intero.

13. Uova. Non consumare più di due uova a settimana, sode o alla coque. Evitare le uova fritte e le frittate.

14. Pesce. Mangiarlo almeno due volte a settimana, va bene anche quello surgelato. Sì a merluzzo, nasello, sogliola, spigola, trota, seppia, orata, dentice. Il tonno va bene, anche in scatola, a patto che sia al naturale. No, invece, a frutti di mare, molluschi, crostacei, baccalà, stoccafisso, anguilla, salmone e a tutto il pesce più grasso. Meglio evitare anche la zuppa di pesce.

15. Verdura. Consumare una porzione di verdura due volte al giorno, meglio se cruda. Le patate non sono da considerarsi verdura e vanno quindi mangiate in sostituzione del pane o della pasta, soprattutto non bisogna friggerle.

16. Frutta. Consumarne due porzioni al giorno, massimo tre. La frutta va bene e non va evitata, non bisogna però esagerare in quanto, se consumata in quantità eccessiva, fa ingrassare. Limitare il consumo di frutta secca e sciroppata, avocado, banane e uva. Evitare le arachidi.

17. Legumi. I legumi sono un ottimo sostituto della carne e possono essere consumati freddi, in insalata, o come zuppe, anche in associazione a pasta e riso.

18. Dolci. Sì al gelato alla frutta, ma con moderazione e senza aggiungere panna, sì anche ai ghiaccioli e ai budini di latte scremato. Sì, come si è già detto, alle torte fatte in casa, ma senza burro e creme. No a dolci troppi elaborati, merendine, brioche, cornetti. Sì alle marmellate, soprattutto a quelle senza zuccheri aggiunti. Sì, con moderazione, a miele, cacao in polvere e cioccolato fondente. No a crema di cioccolata, cioccolatini farciti, cioccolato con nocciole.

19. Bevande. Ricorda sempre che la risposta alla sete è l’acqua. Vanno bene, comunque, anche tè, caffé, orzo e tisane poco zuccherati (massimo un cucchiaino). No, come si è già detto, alle bibite zuccherate.

20. Metodi di cottura: ai ferri, alla brace, al vapore, alla griglia, al forno (senza grassi e con aggiunta di aromi e limone), al sale, bollito, al limone. No alle fritture.

Bene eliminare i fattori di rischio come il fumo di sigaretta e la sedentarietà

«Se osserviamo il problema con un approccio globale ci rendiamo conto che questi fattori sono riconoscibili ed eliminabili, con l’attività fisica, con la riduzione e il controllo del peso, con un’ alimentazione equilibrata povera di grassi, soprattutto cotti e di origine animale, con l’astensione dal fumo di sigaretta, con il controllo e l’eliminazione dello stress prolungato. Ognuno di noi ha un proprio personale profilo di rischio, simile a quello di altri, ma non identico: focalizzare l’attenzione su un singolo fattore, come il colesterolo, è necessario ma può essere fuorviante: così come affidare la salute delle proprie arterie, del cuore e del cervello solo ai farmaci rischia di distogliere l’attenzione dalla necessità di correggere uno stile di vita che dipende da noi, che può essere modificato, che può cambiare in modo significativo la nostra probabilità di evitare o allontanare un infarto, un ictus, un evento da aterosclerosi e trombosi. Quanto prima, tanto meglio», conclude la specialista.

“Abbassare i livelli il più possibile” – “Le nuove linee guida sanciscono che avere un target di colesterolo entro 70-100 è fondamentale, non ci sono più controversie su questo punto”, ha osservato Romeo. Fino ad oggi il colesterolo Ldl non doveva comunque mai superare quota 190. “Nel documento presentato al congresso di Roma si dice che più basso si va meglio è, e si chiede di dimezzare il livello del colesterolo se è eccessivo, anche andando sotto i limiti”, ha sottolineato Alberico Catapano, dell’Università degli Studi di Milano. “Noi diciamo – ha aggiunto – che se hai un limite di 70, perché sei a rischio molto alto, e le tue Ldl sono 100, non ti devi accontentare di 70 ma devi diminuire almeno del 50%, quindi arrivare a 50”.

Alimentazione, statine e farmaci – Alimentazione ed esercizio fisico, spiegano gli esperti, sono il primo intervento per abbassare il colesterolo “cattivo”. In seconda battuta le statine restano una soluzione efficace per molti, mentre per i casi più difficili, a cominciare da chi ha una ipercolesterolemia familiare, un difetto genetico cioè che alza i valori fin dalla nascita, sono in arrivo gli anticorpi anti PCSK9, farmaci molto costosi ma “dalle grandi potenzialità”.

“L’ipercolesterolemia familiare eterozigote colpisce una persona su 300, mentre quella omozigote una su 300mila”, ha spiegato Marcello Arca, segretario della Società italiana per lo studio dell’aterosclerosi. “In queste persone i problemi cardiovascolari si presentano prima rispetto agli altri – ha proseguito -, per effetto dell’esposizione al colesterolo. Studi in corso stanno dimostrando che questi farmaci possono far raggiungere risultati che per ora si ottengono solo con l’aferesi, ripulendo cioè il sangue meccanicamente”.

Il colesterolo cattivo – Il colesterolo Ldl è comunemente definito “cattivo” perché rappresenta un fattore di rischio per la salute cardiovascolare. Alti livelli nel sangue di questa sostanza favoriscono infatti l’aterosclerosi, con conseguente restringimento del canale dei vasi. Il colesterolo cattivo ha un gemello “buono”, il colesterolo Hdl, chiamato lo “spazzino del sangue” perché aiuta a smaltire l’Ldl.

Un terzo studio pubblicato nell’ European Journal of Nutrition  rivelò che i vegetariani hanno livelli di acido urico considerevolmente più bassi. È importante evitare che aumentino. Il consumo di cibi animali, di qualunque tipo, è la vera causa dell’eccesso di acido urico. Alcuni tipi di pesce, legumi e altri alimenti sani sono ricchi di purine, ma non ne innalzano i valori. Alti livelli di acido urico sono dovuti unicamente a cibi di origine animale. Questa è anche una delle cause di fondo dei calcoli renali, di cui finisce per soffrire il 10 per cento degli americani.
Presso l’Università di Auckland (Diabetes Research, 2004, vol. 63), a un campione di individui venne data la possibilità di consumare tutti i cibi naturali ipolipidici che desideravano. Essi persero peso e sperimentarono valori più bassi di colesterolo, LDL, glicemia e pressione sanguigna senza fare esercizio fisico o apportare cambiamenti nel loro stile di vita. Più mangiavano quegli alimenti salutari, maggiori erano i benefici che ottenevano.

Avevano semplicemente fatto migliori scelte alimentari e consumavano meno grassi.
L’Università di Harvard finanziò il Nurse’s Health Study e condusse un follow-up per molti anni. Il Journal of the American Medicai Association (28 settembre 2000) riportò le quantità di cereali integrali consumate dai 75.251 partecipanti. Le donne che mangiavano appena due o tre fette di pane integrale presentavano un’incidenza di ictus ischemico (la forma più comune) inferiore anche del 40 per cento rispetto a quelle che non consumavano cereali integrali. Quanto maggiore era il consumo, tanto minore era l ’incidenza di ictus. Lo studio prosegue ormai da oltre vent’anni. L’ictus costituisce la terza principale causa di morte negli Stati Uniti e colpisce uomini e donne in egual misura.
Il Physician’s Health Study, condotto su 21.376 medici (Archives of Internal Medicine, 2007, vol. 167), scoprì che a un maggior consumo di cereali integrali nella prima colazione corrispondeva una minore incidenza di cardiopatie, ipertensioni, ictus, diabete e obesità. “I dati in nostro possesso dimostrano che un maggiore apporto di cereali integrali nella prima colazione è associato a un minore rischio di insufficienza cardiaca”.
Presso l’USDA Human Nutrition Research Center (Journal of the American College of Nutrition, 2004, vol. 23), a uomini con il colesterolo alto venne somministrata una dieta a base di cereali integrali, inclusi riso non brillato, grano e orzo. In appena due settimane, il colesterolo totale diminuì del 20 per cento, l’LDL del 24 per cento e i trigliceridi del 16 per cento, mentre l’HDL aumentò del 18 per cento. Studi come questo mostrano fino a che punto l’alimentazione riduca il contenuto di lipidi nel sangue senza altri cambiamenti nello stile di vita. Sarebbe sufficiente aggiungere qualche integratore di provata efficacia, esercizio fisico e un equilibrio ormonale naturale per ottenere risultati ancor più straordinari.
Dean Ornish (Lancet, 1990, vol. 336) riuscì in meno di un anno a invertire in alcune persone il processo ostruttivo delle arterie semplicemente con una dieta vegetariana ipolipidica, un risultato ritenuto impossibile dal punto di vista medico. I pazienti avevano consumato alimenti naturali integrali senza apportare ulteriori cambiamenti allo stile di vita. Dean svolge parecchio lavoro in questo campo e ha scritto diversi libri sull’alimentazione naturale.

RIASSUNTO DELLE CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO

DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE

ATORVASTATINA DOC 10 mg compresse rivestite con film ATORVASTATINA DOC 20 mg compresse rivestite con film ATORVASTATINA DOC 40 mg compresse rivestite con film ATORVASTATINA DOC 80 mg compresse rivestite con film
2. COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA
Ogni compressa rivestita con film contiene 10 mg di atorvastatina ( comeatorvastatina-calcio).
Ogni compressa rivestita con film contiene 20 mg di atorvastatina (come atorvastatina-calcio).
Ogni compressa rivestita con film contiene 40 mg di atorvastatina (come atorvastatina-calcio).
Ogni compressa rivestita con film contiene 80 mg di atorvastatina (come atorvastatina-calcio).
Per l’elenco completo degli eccipienti.
3. FORMA FARMACEUTICA
Compresse rivestite con film.
ATORVASTATINA DOC 10 mg compresse rivestite con film, da bianche a biancastre, ellittiche, biconvesse con “10” impresso su un lato.
ATORVASTATINA DOC 20 mg compresse rivestite con film, da bianche a biancastre, ellittiche, biconvesse con linea di incisione da un lato e “20” impresso sull’altro lato. La compressa può essere divisa in due metà uguali.
ATORVASTATINA DOC 40 mg compresse rivestite con film, da bianche a biancastre, ellittiche, biconvesse con linea di incisione da un lato e “40” impresso sull’altro lato. La compressa può essere divisa in due metà uguali.
ATORVASTATINA DOC 80 mg compresse rivestite con film, da bianche a biancastre, ellittiche, biconvesse, con linea di incisione da un lato e “80” impresso sull’altro lato. La compressa può essere divisa in due metà uguali.
4. INFORMAZIONI CLINICHE
4.1 Indicazioni terapeutiche
Ipercolesterolemia
ATORVASTATINA DOC è indicato in aggiunta alla dieta per ridurre i livelli elevati di colesterolo totale, colesterolo LDL, apolipoproteina B e trigliceridi nei pazienti adulti, adolescenti e bambini di età minima di 10 anni affetti da ipercolesterolemia primaria inclusa ipercolesterolemia familiare (variante eterozigote) o iperlipemia mista (corrispondente ai Tipi IIa e IIb della classificazione di Fredrickson) quando la risposta alla dieta e ad altre misure non farmacologiche è inadeguata.
ATORVASTATINA DOC è anche indicata per ridurre il colesterolo totale ed il colesterolo LDL nei pazienti adulti con ipercolesterolemia familiare omozigote in aggiunta ad altri trattamenti ipolipemizzanti (ad esempio, LDL aferesi) o se tali trattamenti non sono disponibili.
Prevenzione della malattia cardiovascolare
ATORVASTATINA DOC è indicata nella prevenzione degli eventi cardiovascolari nei pazienti adulti ad alto rischio di un primo evento cardiovascolare (vedere paragrafo 5.1), in aggiunta alla correzione di altri fattori di rischio.
4.2 Posologia e modo di somministrazione Posologia
Il paziente deve essere posto a dieta standard ipolipidica prima di ricevere ATORVASTATINA DOC e deve continuare la dieta durante il trattamento con ATORVASTATINA DOC.
La posologia deve essere personalizzata tenendo conto dei livelli basali di colesterolo LDL, dell’obiettivo della terapia e della risposta del paziente.
La dose iniziale abituale è 10 mg una volta al giorno. Aggiustamenti della posologia devono essere fatti ad intervalli di 4 settimane o più. La dose massima è 80 mg una volta al giorno.
Ipercolesterolemia primaria e iperlipemia combinata (mista)
La maggioranza dei pazienti è controllata con ATORVASTATINA DOC 10 mg una volta al giorno. Entro due settimane si osserva una risposta terapeutica e la massima risposta terapeutica è raggiunta solitamente entro 4 settimane. La risposta si mantiene nel corso del trattamento a lungo termine.
Ipercolesterolemia familiare eterozigote
I pazienti devono iniziare con ATORVASTATINA DOC 10 mg al giorno. Il dosaggio deve essere personalizzato e aggiustato ogni 4 settimane fino a 40 mg al giorno. Successivamente, il dosaggio può essere aumentato fino a un massimo di 80 mg al giorno oppure può essere somministrato un sequestrante di acidi biliari insieme a 40 mg di atorvastatina una volta al giorno.

Ipercolesterolemia familiare omozigote
Sono disponibili solo dati limitati.
La dose di atorvastatina in pazienti con ipercolesterolemia familiare omozigote è compresa tra 10 e 80 mg/die . In questi pazienti l’atorvastatina deve essere impiegata in aggiunta ad altri trattamenti ipolipemizzanti (per es. LDL aferesi) o se tali trattamenti non sono disponibili.
Prevenzione della malattia cardiovascolare
Negli studi di prevenzione primaria è stato impiegato il dosaggio di 10 mg/die. Per ottenere i livelli di colesterolo (LDL) previsti dalle attuali linee guida, possono essere necessari dosaggi più elevati.
Dosaggio in pazienti con insufficienza renale
Non è richiesto alcun aggiustamento della posologia.
Pazienti con funzionalità epatica compromessa
ATORVASTATINA DOC deve essere usata con attenzione in pazienti con funzionalità epatica compromessa. L’atorvastatina è controindicata in pazienti con malattia epatica attiva.
Anziani
L’efficacia e la sicurezza nei pazienti di oltre 70 anni trattati con le dosi raccomandate sono simili a quelle osservate nella popolazione in generale.
Popolazione pediatrica Ipercolesterolemia
L’uso nei bambini deve essere prescritto da medici con esperienza nel trattamento dell’iperlipidemia pediatrica ed i pazienti devono essere ricontrollati su base regolare per verificare il progresso.
Per i pazienti di età da 10 anni in su, la dose iniziale raccomandata di atorvastatina è di 10 mg al giorno con titolazione fino a 20 mg per giorno. La titolazione deve essere condotta conformemente alla risposta e alla tollerabilità individuale nei pazienti pediatrici. Le informazioni sulla sicurezza nei pazienti pediatrici trattati con dosaggio superiore a 20 mg, corrispondenti a circa 0,5 mg/kg, sono limitate.
L’esperienza nei bambini di età compresa fra 6-10 anni è limitata. L’atorvastatina non è indicata nel trattamento di pazienti di età inferiore a 10 anni.
Altre forme/altri dosaggi farmaceutici potrebbero essere più appropriati in questa popolazione.
Modo di somministrazione
ATORVASTATINA DOC è per uso orale. Ogni dose giornaliera di atorvastatina viene somministrata in dose unica e la somministrazione può essere effettuata in qualsiasi momento della giornata, indipendentemente dai pasti.
4.3 Controindicazioni
ATORVASTATINA DOC è controindicato nei seguenti casi:
– Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.
– Malattia epatica in fase attiva o con inspiegabili persistenti aumenti delle transaminasi, oltre 3 volte il limite normale superiore.
– Gravidanza, allattamento e nelle donne in età fertile che non usano appropriate misure contraccettive.
4.4 Avvertenze speciali e precauzioni d’impiego
Effetti sul fegato
Prove di funzionalità epatica devono essere effettuate prima dell’inizio del trattamento e periodicamente in tempi successivi. I pazienti che presentano segni o sintomi indicativi di danno epatico devono essere sottoposti a controllo della funzione epatica. I pazienti che presentano aumento delle transaminasi devono essere controllati fino alla normalizzazione dei valori. Qualora persista un aumento delle transaminasi oltre 3 volte il limite normale superiore, si raccomanda la riduzione della dose o l’interruzione di atorvastatina (vedere paragrafo 4.8).
ATORVASTATINA DOC deve essere impiegata con prudenza in pazienti che consumano abbondanti quantità di alcool e/o che hanno una storia di malattia epatica.
Studio Stroke Prevention by Aggressive Reduction in Cholesterol Levels (SPARCL)
In un’analisi post-hoc dei sottotipi di ictus in pazienti senza malattia coronarica con ictus o TIA recente è stata evidenziata un’incidenza maggiore di ictus emorragico nei pazienti che assumevano atorvastatina rispetto a quelli trattati con placebo. L’aumento del rischio è stato evidenziato particolarmente nei pazienti con precedente ictus emorragico o infarto lacunare all’ingresso nello studio. Nei pazienti con precedente ictus emorragico o infarto lacunare, il rapporto rischio/beneficio dell’assunzione di atorvastatina 80 mg non è certo e il potenziale rischio di ictus emorragico deve essere attentamente considerato prima di iniziare il trattamento .
Miopatia necrotizzante immuno-mediata (IMNM)
Vi sono state segnalazioni molto rare di miopatia necrotizzante immuno-mediata (Immune-Mediated Necrotizing Myopathy, IMNM) durante o dopo il trattamento con alcune statine. L’IMNM è caratterizzata clinicamente da debolezza trattamento con statine.
Effetti sulla muscolatura scheletrica
L’atorvastatina, come altri inibitori della HMG-CoA riduttasi, in rare occasioni può avere effetti sulla muscolatura scheletrica e può causare mialgia, miosite e miopatia che possono progredire fino a rabdomiolisi, una condizione potenzialmente fatale caratterizzata da marcati aumenti di creatinfosfochinasi (CPK) (> 10 volte il limite normale superiore), mioglobinemia e mioglobinuria che possono portare alla insufficienza renale.
Prima del trattamento
L’atorvastatina deve essere prescritta con cautela in pazienti con fattori predisponenti alla rabdomiolisi. Il livello della creatinfosfochinasi (CPK) deve essere misurato prima di iniziare il trattamento in presenza delle seguenti condizioni cliniche:
– Compromissione della funzionalità renale
– Ipotiroidismo
– Storia personale o familiare di disturbi muscolari ereditari
– Precedenti di tossicità muscolare associata all’impiego di una statina o di un fibrato
– Precedenti di malattia epatica e/o quando vengono assunte considerevoli quantità di bevande alcoliche
– Negli anziani (età > 70 anni) la necessità di effettuare queste misurazioni deve essere valutata in base alla presenza di altri fattori predisponenti alla rabdomiolisi
– Situazioni in cui si verificano aumenti nei livelli plasmatici, come le interazioni (vedere paragrafo 4.5) e in gruppi specifici di pazienti incluse sottopopolazioni genetiche (vedere paragrafo 5.2)
In tali situazioni il rischio del trattamento deve essere valutato in relazione al possibile beneficio e se ne raccomanda il monitoraggio clinico.
Se i livelli di CPK sono significativamente elevati rispetto ai valori basali (> 5 volte il limite normale superiore) il trattamento non deve essere iniziato.
Misurazione della creatinfosfochinasi
La creatinfosfochinasi (CPK) non deve essere misurata dopo un intenso esercizio fisico o in presenza di eventuali possibili cause di incremento della CPK in quanto ciò rende difficile l’interpretazione del valore ottenuto. Se i livelli di CPK sono significativamente aumentati rispetto ai valori basali (> 5 volte il limite normale superiore), i livelli di CPK devono essere nuovamente misurati entro i 5-7 giorni successivi per confermare i risultati.
Durante il trattamento
– I pazienti devono essere avvertiti di comunicare prontamente episodi di dolore muscolare, crampi o debolezza, in particolare se associati a malessere o febbre.
– Se questi sintomi si verificano quando un paziente è in trattamento con atorvastatina, devono essere misurati i livelli di CPK. Se questi livelli risultano significativamente aumentati rispetto ai valori basali (> 5 volte il limite normale superiore), il trattamento dovrà essere interrotto.
– Se i sintomi muscolari sono gravi e causano disturbi quotidiani, anche se i livelli di CPK sono < 5 volte il limite normale superiore, si deve prendere in considerazione l’interruzione del trattamento.
– Se i sintomi si risolvono e i livelli di CPK si normalizzano, può essere presa in considerazione la possibilità di riavviare il trattamento con atorvastatina o con un’altra statina al dosaggio più basso effettuando un accurato monitoraggio.
– Il trattamento con atorvastatina deve essere interrotto se compaiono aumenti di CPK clinicamente significativi (> 10 volte il limite normale superiore) o se è diagnosticata o sospettata una rabdomiolisi.
Trattamento concomitante con altri medicinali
Il rischio di rabdomiolisi aumenta quando atorvastatina viene somministrata insieme ad alcuni medicinali che possono aumentare le concentrazioni plasmatiche di atorvastatina come potenti inibitori del CYP3A4 o proteine di trasporto (es. ciclosporina, telitromicina, claritromicina, delavirdina, stiripentolo, ketoconazolo, voriconazolo, itraconazolo, posaconazolo e inibitori delle proteasi dell’HIV incluso ritonavir, lopinavir, atazanavir, indinavir, darunavir, ecc). Il rischio di miopatia può aumentare anche con l’uso concomitante di gemfibrozil e altri derivati dall’acido fibrico, eritromicina, niacina ed ezetimibe. Se possibile, in alternativa a questi medicinali, devono essere prese in considerazione terapie alternative (prive di interazioni).
Nei casi in cui la somministrazione concomitante di questi medicinali e atorvastatina è necessaria, devono essere attentamente valutati i rischi e i benefici del trattamento. Quando i pazienti stanno assumendo medicinali che aumentano la concentrazione plasmatica di atorvastatina, si raccomanda l’impiego di una dose iniziale più bassa di atorvastatina. Inoltre, in caso di trattamento concomitante di potenti inibitori del CYP3A4 deve essere presa in considerazione una dose iniziale più bassa di atorvastatina e si raccomanda un appropriato monitoraggio clinico di questi pazienti .
Atorvastatina non deve essere co-somministrata con formulazioni sistemiche di acido fusidico o entro 7 giorni dall’interruzione del trattamento con acido fusidico. Nei pazienti in cui l’uso sistemico di acido fusidico è considerato indispensabile, il trattamento con statine deve essere sospeso per tutta la durata del trattamento con acido fusidico. Ci sono state segnalazioni di rabdomiolisi (inclusi alcuni casi fatali) in pazienti trattati con acido fusidico e statine in combinazione. Il paziente deve essere avvisato di consultare immediatamente il medico se avverte qualsiasi sintomo di debolezza, dolore o indolenzimento muscolare.

La terapia con statine può essere reintrodotta sette giorni dopo l’ultima dose di acido fusidico.
In circostanze eccezionali, qualora sia necessario un uso prolungato di acido fusidico sistemico, per esempio per il trattamento di infezioni gravi, la necessità di co-somministrazione di ATORVASTATINA DOC e acido fusidico deve essere considerata solo caso per caso e sotto stretto controllo medico.
Malattia polmonare interstiziale
Casi eccezionali di malattia polmonare interstiziale sono stati riportati con alcune statine, specialmente con terapie a lungo termine. Le caratteristiche che si presentano possono includere dispnea, tosse non produttiva e peggioramento dello stato di salute (affaticamento, perdita di peso e febbre). Se si sospetta che un paziente stia sviluppando malattia polmonare interstiziale, la terapia con le statine deve essere interrotta.
Diabete mellito
| Alcune evidenze suggeriscono che le stati-ne, come effetto classe, aumentano la glicemia e in alcuni pazienti, ad alto rischio di sviluppare diabete, possono indurre un livello di iperglicemia tale per cui è appropriato il ricorso a terapia antidiabetica. Questo rischio, tuttavia, è superato dalla riduzione del rischio vascolare con l’uso di statine e pertanto non deve essere motivo di interruzione del trattamento.
I pazienti a rischio (glicemia a digiuno 5.6 – 6.9 mmol/L, BMI>30kg/m2, livelli elevati di trigliceridi, ipertensione) devono essere monitorati sia a livello clinico che a livello biochimico in accordo con le linee-guida nazionali.
Popolazione pediatrica
La sicurezza di atorvastatina nella popolazione pediatrica non è stata provata.
4.5 interazioni con altri medicinali ed altre forme d’interazione
Effetti di altri medicinali su atorvastatina
L’atorvastatina è metabolizzata dal citocromo P450 3A4 (CYP3A4) ed è un substrato delle proteine di trasporto, ovvero il trasportatore epatico OATP1B1. La somministrazione concomitante di medicinali inibitori del CYP3A4 o proteine di trasporti può causare un aumento delle concentrazioni plasmatiche di atorvastatina e un aumento del rischio di miopatia.
II rischio potrebbe anche aumentare con la somministrazione concomitante all’atorvastatina di altri medicinali che potrebbero indurre miopatia, quali i derivati dell’acido fibrotico e l’ezetimibe.
Inibitori del CYP3A4
I potenti inibitori del CYP3A4 hanno mostrato di portare a marcati aumenti delle concentrazioni di atorvastatine. La somministrazione concomitante dei potenti inibitori del CYP3A4 (es. ciclosporina, telitromicina, claritromicina, delavirdina, stiripentolo, ketoconazolo, voriconazolo, itraconazolo, posaconazolo e inibitori della proteasi dell’HIV, inclusi ritonavir, lopinovir, atazanavir, indinavir, darunavir, ecc) se possibile, deve essere evitata. Nei casi in cui la co-somministrazione di questi medicinali con atorvastatina non può essere evitata devono essere prese in considerazione dosi iniziali più basse e dosi massime e si raccomanda un monitoraggio clinico di questi pazienti.
Inibitori moderati del CYP3A4 (es. eritromicina, diltiazem, verapamil e fluconazolo) possono aumentate le concentrazioni plasmatiche di atorvastatina (vedere Tabella 1). Un aumento del rischio di miopatia è stato osservato con l’uso di eritromicina in combinazione con le statine. Non sono stati condotti studi di interazioni che hanno valutato gli effetti di amiodarone o verapamil sull’atorvastatina.
Sia amiodarone che verapamil sono noti per l’attività di inibizione del CYP34A e la co- sommministrazione con atorvastatina può risultare in un aumento dell’esposizione all’atorvastatina. Pertanto la dose massima più bassa deve essere considerata e un monitoraggio clinico del paziente è raccomandato quando si usano in concomitanza gli inibitori moderati del CYP3A4. Si raccomanda un monitoraggio clinico adeguato dopo inizio della terapia o dopo aggiustamento della dose dell’inibitore.
Induttori del CYP3A4
La somministrazione concomitante di atorvastatina e induttori del citocromo P450 3A4 (ad es. efavirenz, rifampicina, erba di S. Giovanni) può determinare riduzioni variabili delle concentrazioni plasmatiche di atorvastatina. A causa del duplice meccanismo di interazione della rifampicina (induzione del citocromo P450 3A e inibizione del trasporatore OATP1B1 a livello dell’epatocita), si raccomanda la somministrazione contemporanea di atorvastatina e rifampicina, in quanto una somministrazione ritardata di atorvastatina dopo somministrazione di rifampicina , è stata associata a una riduzione significativa delle concentrazioni plasmatiche di atorvastatina. L’effetto della rifampicina sulle concentrazioni di atorvastatina negli epatociti è tuttavia non nota e se la co-somministrazione non può essere evitata i pazienti devono essere attentamente monitorati per l’efficacia.
Inibitori delle proteine di trasporto
Gli inibitori delle proteine di trasporto (es. ciclosporina) possono aumentare l’esposizione sistemica di atorvastatina. Gli effetti dell’inibizione dell’assorbimento dei trasportatori epatici sulle concentrazioni di atorvastatina negli epatociti non sono noti. Se la somministrazione concomitante non può essere evitata, si raccomanda una riduzione della dose e il monitoraggio clinico sull’efficacia.
Gemfibrozil/derivati dell’acido fibrico
L’uso di fibrati da soli è occasionalmente associato a eventi correlati alla muscolatura inclusa rabdomiolisi. Il rischio di tali eventi può aumentare in caso di somministrazione contemporanea di derivati dell’acido fibrico e atorvastatina. Se la somministrazione concomitante non può essere evitata, si deve usare la dose più bassa di atorvastatina per il raggiungimento dell’effetto terapeutico e i pazienti devono essere adeguatamente monitorati.

Ezetimibe
L’uso di ezetimibe da solo è associato a eventi correlati alla muscolatura inclusa rabdomiolisi. Il rischio di tali eventi può aumentare in caso di somministrazione contemporanea di ezetimibe e atorvastatina. Per questi pazienti si raccomanda un monitoraggio clinico appropriato.
Colestipolo
Le concentrazioni plasmatiche di atorvastatina e dei suoi metaboliti attivi sono risultate ridotte (circa 25%) quando è stato somministrato colestipolo insieme a ATORVASTATINA DOC. Tuttavia, gli effetti sui lipidi sono risultati maggiori quando ATORVASTATINA DOCe colestipolo sono stati somministrati contemporaneamente rispetto a quando sono stati somministrati da soli.
Acido fusidico
Il rischio di miopatia, inclusa rabdomiolisi, può essere aumentato dalla somministrazione concomitante di acido fusidico sistemico e statine. Il meccanismo di questa interazione (se sia farmacodinamico, farmacocinetico o entrambi) è ancora sconosciuto. Ci sono state segnalazioni di rabdomiolisi (inclusi alcuni casi fatali) nei pazienti trattati con questa combinazione.
Se è necessario il trattamento con acido fusidico sistemico, il trattamento con atorvastatina deve essere sospeso per tutta la durata del trattamento con acido fusidico.

Effetti di atorvastatina su altri medicinali
Digossina
La somministrazione contemporanea di dosi ripetute di digossina e atorvastatina 10 mg non ha alterato le concentrazioni plasmatiche della digossina allo stato stazionario. I pazienti che assumono digossina devono essere controllati in maniera appropriata.
Contraccettivi orali
La somministrazione contemporanea di atorvastatina e un contraccettivo orale ha determinato un aumento delle concentrazioni plasmatiche di noretindrone e di etinilestradiolo.
Warfarin
In uno studio clinico su pazienti in trattamento cronico con warfarin, la somministrazione concomitante di atorvastatina 80 mg al giorno ha causato una piccola diminuzione di circa 1,7 secondi nel tempo di protrombina durante i primi 4 giorni di assunzione che è ritornato normale entro 15 giorni di trattamento con atorvastatina. Sebbene siano stati riportati solo casi molto rari di interazioni con anticoagulante clinicamente significantivi, il tempo di protrombina deve essere determinato prima di iniziare la terapia con atorvastatina nei pazienti in trattamento con anticoagulanti cumarinici e abbastanza spesso nel corso della terapia per assicurarsi che non vi siano alterazioni significative al tempo di protrombina. Una volta che è stato documentato un tempo di protrombina stabile, i tempi di protrombina possono essere monitorati ad intervalli solitamente raccomandati in pazienti in trattamento con anticoagulanti cumarinici. Se le dosi di atrovastatina vengono modificate o interrotte, deve essere ripetuta la stessa procedura. La terapia con atorvastatina non è stata associata a sanguinamenti o ad altre variazioni del tempo di protrombina in pazienti non in trattamento con anticoagulanti.

Sono stati effettuati studi di interazione solo negli adulti. L’entità delle interazioni nella popolazione pediatrica non è nota. Le interazioni indicate per gli adulti e le avvertenze riportate devono essere considerate per l’uso nella popolazione pediatrica.
4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento
Pazienti in età fertile
Le donne in età fertile devono usare un metodo di contraccezione adeguato.
Gravidanza
ATORVASTATINA DOC è controindicato in gravidanza. La sicurezza nelle donne in gravidanza
non è stata stabilita. Non sono stati condotti studi clinici controllati con atorvastatina in donne in gravidanza. Sono stati
riportati rari casi di anomalie congenite a seguito di esposizione intrauterina a inibitori della HMG-CoA riduttasi. Studi
sugli animali hanno mostrato tossicità sulla riproduzione.
Il trattamento delle madri con atorvastatina può ridurre i livelli fetali di mevalonato che è un precursore della biosintesi del
colesterolo. L’aterosclerosi è un processo cronico e di solito l’interruzione del medicinale per abbassarlo durante la
gravidanza, ha un piccolo impatto sul rischio a lungo termine associato all’ipercolesterolemia primaria.
Per tali ragioni, ATORVASTATINA DOC non deve essere usato nelle donne in gravidanza o che stanno provando a
restare incinta o che sospettano di essere incinta. Il trattamento con ATORVASTATINA DOC deve essere sospeso per
la durata della gravidanza o fino a che non sia stato valutato se la paziente è incinta.
Allattamento
Non è noto se l’atorvastatina o i suoi metaboliti sia escreta nel latte umano. Nei ratti le concentrazioni plasmatiche di
atorvastatina e dei suoi metaboliti attivi sono simili a quelle nel latte (vedere paragrafo 5.3). A causa dei suoi potenziali
effetti indesiderati le donne che assumono ATORVASTATINA DOC non devono allattare i loro bambini. L’atorvastatina è controindicata durante l’allattamento .
Fertilità
In studi condotti su animali l’atorvastatina non ha avuto effetti sulla fertilità di uomini e donne.
4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari
ATORVASTATINA DOC altera in modo trascurabile la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari.
4.8 Effetti indesiderati
Riassunto del profilo di sicurezza
In studi clinici controllati condotti con atorvastatina verso placebo, su 16.066 pazienti trattati (8755 con atorvastatina vs
7311 con placebo) per un periodo medio di 53 settimane, il 5,2% dei pazienti trattati con atorvastatina ha interrotto il
trattamento a causa di reazioni avverse rispetto al 4% dei pazienti trattati con placebo.
Nel seguente elenco è illustrato il profilo di sicurezza di ATORVASTATINA DOC, basato sui dati provenienti dagli studi
clinici e dalla considerevole esperienza post-marketing.
Elenco delle reazioni avverse
Le frequenze stimate degli eventi si basano sulla seguente convenzione: comune (> 1/100, < 1/10); non comune
(>1/1.000, < 1/100); raro (> 1/10.000, < 1/1.000); molto raro (< 1/10.000); non nota (la frequenza non può essere definita
sulla base dei dati disponibili).
Infezioni ed infestazioni
Comune: nasofaringite.
Disturbi del sistema sanguigno e linfatico
Raro: trombocitopenia.
Disturbi del sistema immunitario
Comune: reazioni allergiche.
Molto raro: anafilassi.
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Comune: iperglicemia.
Non comune: ipoglicemia, aumento di peso, anoressia.
Disturbi psichiatrici
Non comune: incubi, insonnia.
Patologie del sistema nervoso

Comune: cefalea.
Non comune: capogiri, parestesia, ipoestesia, disgeusia, amnesia.
Raro: neuropatia periferica.
Patologie dell’occhio:
Non comune: visione offuscata.
Raro: disturbi della vista.
Patologie dell’orecchio e del labirinto
Non comune: tinnito.
Molto raro: perdita dell’udito.
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Comune: dolore faringolaringeo, epistassi.
Patologie gastrointestinali
Comune: stipsi, flatulenza, dispepsia, nausea, diarrea.
Non comune: vomito, dolore addominale superiore e inferiore, eruttazione, pancreatite.
Patologie epatobiliari
Non comune: epatite
Raro: colestasi.
Molto raro: insufficienza epatica.
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Non comune: orticaria, eruzioni cutanee, prurito, alopecia.
Molto raro: edema angioneurotico, dermatiti bollose incluso eritema multiforme, sindrome di Stevens- Johnson e necrolisi
epidermica tossica.
Patologie del sistema muscoloscheletrico
Comune: mialgia, artralgia, dolore alle estremità, spasmi muscolari, gonfiore alle giunture, dolore alla schiena.
Non comune: dolore al collo, affaticamento muscolare.
Raro: miopatia, miosite, rabdomiolisi, tendinopatia complicata talvolta da rottura.
Non nota: miopatia necrotizzante immuno-mediata
Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella
Molto raro: ginecomastia.
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione
Non comune: malessere, astenia, dolore al petto, edema periferico, affaticamento, piressia.
Esami diagnostici
Comune: test della funzionalità epatica anormale, aumento della creatinfosfochinasi.
Non comune: test delle urine positivo ai leucociti.
Come con altri inibitori della HMG-CoA riduttasi, in pazienti trattati con ATORVASTATINA DOC sono stati segnalati
aumenti delle transaminasi sieriche. Questi aumenti sono stati di solito lievi e transitori e non hanno richiesto la
sospensione del trattamento. Aumenti clinicamente importanti (> 3 volte il limite normale superiore) delle transaminasi
sieriche sono stati osservati nello 0,8% dei pazienti trattati con ATORVASTATINA DOC. Questi aumenti sono risultati
dose-dipendenti e reversibili in tutti i pazienti.
Negli studi clinici sono stati osservati livelli elevati di creatinfosfochinasi (CPK) oltre 3 volte il limite normale superiore nel
2,5% dei pazienti trattati con ATORVASTATINA DOC, in modo simile ad altri inibitori della HMG-CoA riduttasi. Nello 0,4%
dei pazienti trattati con ATORVASTATINA DOC sono stati osservati livelli oltre 10 volte il limite normale superiore.
I seguenti eventi avversi sono stati riportati con l’uso di statine:
– Disfunzione sessuale.
– Depressione.
– Casi eccezionali di malattia polmonare interstiziale, specialmente nella terapia a lungo termine (vedere paragrafo
4.4).
– Diabete mellito: la frequenza dipende dalla presenza o assenza di fattori di rischio (glicemia a digiuno > 5,6 mmol/L,
BMI > 30kg/m2, livelli elevati di trigliceridi, storia di ipertensione).
Uso pediatrico
II database sulla sicurezza clinica include i dati di sicurezza relativi a 249 pazienti pediatrici trattati con atorvastatina, tra
cui 7 pazienti di età inferiore ai 6 anni, 14 pazienti di età compresa fra 6 e 9 anni e 228 pazienti di età compresa fra 10 e
17 anni.
Patologie del sistema nervoso
Comune: cefalea

Patologie gastrointestinali
Comune: dolore addominale
Esami diagnostici
Comune: aumento della alanina-aminotransferasi e della creatinfosfochinasi ematica
Sulla base dei dati disponibili, è prevedibile che la frequenza, tipologia e gravità delle reazioni avverse nei bambini siano
paragonabili a quanto evidenziato negli adulti. Attualmente son disponibili solo dati limitati sulla sicurezza a lungo
termine nella popolazione pediatrica.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette
La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in
quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto
di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione dell’Agenzia Italiana del
Farmaco all’indirizzo: http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili”.
4.9 Sovradosaggio
Non è disponibile un trattamento specifico per il sovradosaggio di atorvastatina. In caso di sovradosaggio, effettuare un
trattamento sintomatico e istituire misure di supporto secondo necessità. Si devono eseguire test di funzionalità epatica e i
livelli sierici di CPK dovranno essere controllati. A causa dell’elevato legame dell’atorvastatina con le proteine
plasmatiche, non è previsto che l’emodialisi aumenti significativamente la clearance dell’atorvastatina.
5. PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE
5.1 Proprietà farmacodinamiche
Categoria farmacoterapeutica: sostanze modificanti dei lipidi, Inibitori della HMG-CoA riduttasi, codice ATC: C10AA05.
Meccanismo d’azione
L’atorvastatina è un inibitore selettivo e competitivo della HMG-CoA riduttasi, l’enzima limitante la velocità di conversione
del 3-idrossi-3-metil-glutaril Coenzima A ad acido mevalonico, un precursore degli steroli, incluso il colesterolo. I trigliceridi
e il colesterolo sintetizzati nel fegato sono incorporati in lipoproteine a densità molto bassa (VLDL) e immessi nel plasma
per essere distribuiti ai tessuti periferici. Le lipoproteine a bassa densità (LDL) sono formate a partire dalle VLDL e sono
catabolizzate principalmente dal recettore ad alta affinità per le LDL (recettore LDL).
Effetti farmacodinamici
L’atorvastatina abbassa il colesterolo plasmatico e le concentrazioni sieriche delle lipoproteine, inibendo la HMG-CoA
riduttasi, e di conseguenza la biosintesi del colesterolo epatico, ed aumenta il numero di recettori LDL presenti sulla
superficie cellulare, con conseguente aumentata captazione e catabolismo delle LDL.
Efficacia e sicurezza clinica
L’atorvastatina riduce la produzione di LDL e il numero di particelle di LDL. L’atorvastatina determina un cospicuo e
prolungato aumento di attività recettoriale di LDL, unitamente a una utile modificazione della qualità delle particelle di
LDL circolanti. L’atorvastatina è efficace nel ridurre il colesterolo LDL in pazienti affetti da ipercolesterolemia familiare
omozigote, una popolazione che solitamente non risponde a farmaci ipolipemizzanti.
In uno studio dose-risposta, l’atorvastatina ha dimostrato di ridurre le concentrazioni di colesterolo totale (30% – 46%),
colesterolo LDL (41% – 61%), apolipoproteina B (34% – 50%) e trigliceridi (14% – 33%) provocando contemporaneamente
variabili aumenti di colesterolo Hd L e apolipoproteina A1. Questi risultati sono coerenti in pazienti con ipercolesterolemia
familiare eterozigote, forme di ipercolesterolemia non familiare e iperlipemia mista, inclusi pazienti con diabete mellito non
insulino-dipendente.
Riduzioni nel colesterolo totale, LDL-C, e apolipoproteine B hanno dimostrato di ridurre il rischio di eventi cardiovascolari
e mortalità cardiovascolare.
Ipercolesterolemia familiare omozigote
In uno studio per uso compassionevole multicentrico di 8 settimane con una fase di estensione opzionale di lunghezza
variabile, sono stati arruolati 335 pazienti di cui 89 con ipercolesterolemia familiare omozigote. Di questi 89 pazienti, la
riduzione media in percentuale nel colesterolo LDL è stato di circa il 20%. L’atorvastatina era stata somministrata a dosi
fino a 80 mg/giorno.
Aterosclerosi
Nello studio Reversing Atherosclerosis with Aggressive Lipid-Lowering Study (REVERSAL) è stato valutato l’effetto di un
trattamento ipolipemizzante aggressivo con atorvastatina 80 mg e di un trattamento standard con pravastatina 40 mg
sull’aterosclerosi coronarica mediante metodica ecografica intravascolare (IVUS), in corso di angiografia, in pazienti con
coronaropatia. In questo studio clinico randomizzato, in doppio cieco, multicentrico, controllato, la IVUS è stata eseguita
in 502 pazienti al basale e a 18 mesi. Nel gruppo in trattamento con atorvastatina (n=253) non è stata osservata alcuna
progressione dell’aterosclerosi.

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