Arrestato Yuri Guaiana attivista italiano a Mosca, consegnava firme contro persecuzioni gay in Cecenia

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A far tirare un respiro di sollievo è un tweet del sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova. Arriva alle 5, dopo una mattinata che ha lasciato col fiato sospeso per le sorti di Yuri Guaiana, attivista Lgbt ed ex segretario dell’associazione radicale Certi Diritti, arrestato a Mosca mentre si stavo recando alla procura generale russa per consegnare alcuni pacchi di firme raccolte in tutto il mondo contro il (mal)trattamento dei gay in Cecenia. «È stato rilasciato», scrive l’esponente della Farnesina sul social, «è assistito dal Consolato e lo stanno accompagnano ora in aeroporto».

Tutto inizia intorno alle io, Guaiana (un ragazzo di 43 anni originario  di Cantù, in provincia di Como) e altri quattro russi si caricano in spalla diversi scatoloni pesanti: contengono qualcosa come 2 milioni di firme sottoscritte contro le violenze sugli omosessuali. Hanno intenzione di recapitarle alle autorità, ma in procura non ci arrivano nemmeno. Le forze dell’ordine del Cremlino li fermano prima. La prima a dare la notizia è Radio Radicale, emittente che rimane in contatto con il diretto interessato. «Mi contestano di aver fatto una manifestazione non autorizzata e di aver fatto resistenza a pubblico ufficiale, cosa assolutamente non vera», racconta Guaiana.

Prima lo caricano su una camionetta della polizia, poi finisce «in carcere, in una stanza con gli altri quattro e un poliziotto: di tanto in tanto vengono a farci delle domande e ci chiedono i documento, in particolare a me, perché sono straniero». Lui mostra il visto, «non so cosa succederà adesso: cihanno detto solo che siamo in stato di detenzione amministrativa».
A Roma, nel frattempo, cominciano le mobilitazioni: c’è la Farnesina, c’è il Consolato, ci sono gli amici di Guaiana. «Sono rimasto in collegamento telefonico con Yuri per tutto il tempo», racconta Leonardo Monaco, segretario attuale di Certi Diritti. «Mi ha mandato un messaggio tramite WhatsApp appena lo hanno fermato.

C’è stato un lavoro sinergico delle istituzioni, abbiamo contattato immediatamente il Comitato interministeriale dei diritti umani e il Console locale che lo ha raggiunto immediatamente». Guaiana viene rimpatriato in poche ore, raggiunge l’Italia nella tarda serata. I quattro russi che sono con lui – Alexandra Aleksieva, Marina De- dales, Nikita Safronov e Valentina Dekhtiarenko – vengono liberati poco dopo. La stampa moscovita fa sapere che nei loro riguardi è stato compilato un verbale per violazione dell’articolo 2o.2 comma 2 , cioè «organizzazione di manifestazione senza autorizzazione».

E’ stato fermato nella giornata di ieri a Mosca, Yuri Guaiana, ovvero un membro dell’associazione radicale Certi Diritti, insieme ad altri quattro attivisti russi, mentre andava alla procura generale per consegnare le firme raccolte dalla petizione contro il trattamento dei gay in Cecenia. Dopo essere stati trattenuti per diverse ore, tutti e cinque i fermati, sono stati rilasciati, e nello specifico Guaiana è stato accompagnato in aeroporto dove ha preso un volo per l’Italia. “Sto bene, mi hanno rilasciato, adesso sto provando a tornare in Italia, ma non è scontato che ci riesco: ho un processo a mio carico, mi contestano di aver fatto una manifestazione non autorizzata e la resistenza a pubblico ufficiale”, è questo quanto dichiarato da Yuri Guaiana, attivista italiano dell’Associazione internazionale All out e di quella radicale per i diritti civili Certi Diritti, dopo essere stato fermato per qualche ora dalla polizia a Mosca.

Lo stesso ha aggiunto di non aver opposto nessuna resistenza all’arresto ne la loro era una manifestazione, ma volevano soltanto consegnare delle firme, ma evidentemente in Russia “interpretano cinque persone che camminano con delle scatole come una manifestazione non autorizzata”, ha dichiarato Guaiana, raggiunto al telefono nel corso della giornata di ieri. Con lui erano stati arrestati anche quattro attivisti russi Nikita Safronov, Valentina Dekhtiarenko, Alexandra Aleksieva, Marina Dedales, che sono stati rilasciati qualche ora prima di lui e sono anche loro in attesa di processo. “Adesso sto correndo in albergo su una macchina messa a disposizione dal consolato che ringrazio per l’assistenza, faccio i bagagli e cerco di uscire il prima possibile dal Paese, che è fondamentale, perché c’è un processo a mio carico. Mi contestano di aver fatto una manifestazione non autorizzata e di aver fatto resistenza a pubblico ufficiale, cosa assolutamente non vera“, sono queste le prime parole dichiarate dall’attivista subito dopo essere stato rilasciato.

Il consolato italiano ha twittato il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, è stato subito attivato dalla Farnesina e si è recato sul posto per assistere il connazionale. I passi indietro molto gravi” sui diritti “potrebbero apparire questione di altri ma non lo è”, ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in una conferenza stampa di bilancio della prima applicazione della legge sulle Unioni civili.

“L’arresto a Mosca del nostro compagno Yuri Guaiana, membro del direttivo dell’Associazione Radicale Certi Diritti, è un atto gravissimo. Yuri stava consegnando oltre due milioni di cittadini di tutto il mondo che chiedono che sia fatta luce e sulle persecuzione di persone gay in Cecenia e assicurata giustizia” ha detto Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani. “Sono vicino a Yuri Guaiana, che si trova ora nella stessa situazione nella quale mi trovai 10 anni fa a Mosca. La sua azione contribuisce a squarciare il velo sulle discriminazioni e violenze contro le persone omosessuali in Cecenia e sull’autoritarismo del regime di Putin”, dichiara Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni ed esponente radicale.

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