Asia Argento, molestata non solo da Weinstein

Asia Argento ci ha querelato, ma in un’intervista apparsa ieri sul quotidiano La Stampa confermala nostra linea sul caso Weinstein. Lo ammette lei stessa, a un certo punto, confermando i suoi timori nel denunciare allora quello che il produttore americano le stava facendo. «La violenza che io ho subito risale al 1997», ha dichiarato all’intervistatore. «In Italia, solo un anno prima lo stupro era diventato crimine contro la persona e non solo contro la morale. Pensi se avessi parlato allora.

Come avrei potuto? E poi sì, era per la mia carriera! Un tempo io ci tenevo tantissimo alla mia carriera. Ero giovane e anche io avevo i miei sogni». Lecito. Adesso che sono passati vent’anni e nessuno mette in dubbio il suo percorso professionale, Asia si è decisa a parlare, anche se «cercare di ricostruire quello che è successo», spiegala figlia del regista Dario, «è stato difficilissimo, credetemi. Mi sono messa in gioco in prima persona e ho fatto in modo che anche altre donne potessero parlare».

Rispetto al passato, oggi Harvey Weinstein non è più potente come un tempo: «Non sono l’unica che ha deciso di parlare adesso. Hanno parlato tutte ora. “Perché non avete parlato prima?”, ci chiedono. Perché Weinstein era il terzo uomo più potente di Hollywood. Ora è diventato il duecentesimo e il suo potere e la sua influenza si sono sensibilmente ridotti».
Sempre a distanza di anni, Asia Argento ha ricordato ora che a 16 anni un attore e regista italiano l’ha molestata e su Twitter è partito l’hashtag #quellavoltache in cui si invitano tutte le donne a denunciare gli assalti subìti.

Frattanto, il presidente francese Macron sta valutando di revocare al produttore americano la nota onorificenza della Legion d’Onore, che gli era stata conferita da Sarkozy nel 2012. L’Eliseo ha avviato una consultazione con la Grande Cancelleria della Legion d’Onore, dichiarando: «Inizia da ora una discussione con la Grande cancelleria sul caso Weinstein». Ma si fa presente che per la revoca bisognerà «attendere che Weinstein abbia una condanna penale definitiva».

A Hollywood, Weinstein è stato espulso dalla Aca- demy of motion, pictures, arts and sciences, l’ente che gestisce gli Oscar e che conta ben 8400 membri. Un decisione a cui hanno plaudito molti attori Usa, tra cui Mia Farrow. Anche Ron Perlman si è detto «fiero della decisione dell’Academy».
Scotland Yard sta indagando su altri tre presunti abusi da parte del re del cinema e su Twitter donne di tutto il mondo solidarizzano contro il victim blading, la colpevolizzazione delle vittime.

Il caso Weinstein continua a tenere banco e Asia Argento sgancia una nuova bomba: «Un regista e attore italiano mi mostrò il suo pene quando avevo 16 anni nella sua roulotte e parlavamo del personaggio», hatwittato l’attrice, tra le prime a denunciare il produttore di Shakespeare in Love. «E un americano con il complesso di Napoleone mi diede la droga dello stupro e abusò di me mentre ero inconsciente. Scommetto che ora quei due se la fanno sotto dalla paura». Asia non fa nomi mentre la sciagurata vicenda di Harvey Weinstein, radiato dall’Academy per le molestie e gli abusi sessuali commessi su attrici e dipendenti, arriva a lambire Donald Trump: «Hanno cacciato Weinstein dall’Oscar ma continuiamo a tenere Trump alla Casa Bianca», ha tuonato il re del porno Larry Flint che ha comprato una pagina del Washington Post per invocare l’impeachment rievocando il presunto passato di molestatore
seriale del presidente, sottolineato anche da Hillary Clinton.

Il caso Weinstein investe indirettamente un altro capo di Stato, il presidente francese Emmanuel Macron. Che ha dichiarato in tv di aver avviato le procedure per revocare la Légion d’Honneur consegnata nel 2012 da Sarkozy al produttore che aveva fatto vincere 5 Oscar al film The Artist. La Grande Cancelleria studierà il dossier precisando che di solito nessuna decisione viene presa prima di una condanna giudiziaria definitiva.

Anche Eva Green accusa Weinstein di molestie. Per la sua espulsione dall’Academy esultano i big di Hollywood, da Marlee Matlin a Ron Perlman. Mia Farrow, madre di Ronan, autore dell’inchiesta del New Yorker che ha raccolto le rivelazioni-choc di numerose attrici, tra cui la stessa Argento, ha twittato: «Orgogliosa dell’Academy! Harvey Weinstein è fuori. Ce ne sono altri, ma spero che stiamo assistendo alla fine di una terribile epoca». L’attrice è stata al centro di uno scandalo analogo quando Dylan, la figlia adottata con l’ex compagno Woody Allen, accusò il padre di molestie. Ma nei giorni scorsi Moses, il fratello della ragazza, ha scagionato Woody rivelando che la madre inventò lo scandalo solo per vendicarsi del regista fuggito con la figlia di lei, SoonYi.

Ieri Allen è stato uno dei pochi ad esprimere un brandello di umana comprensione per il produttore-satiro: «Questa faccenda è tragica per tutte le donne coinvolte ma sono triste per Harvey, la cui vita è ora distrutta», ha dichiarato il regista. Che avverte: «Non vorrei che si scatenasse una caccia alle streghe per cui qualunque uomo, solo per aver fatto l’occhiolino in ufficio a una collega, sia costretto a chiamare un avvocato per difendersi». E in merito all’espulsione del produttore, monta la polemica sul «doppio pesismo» dell’Academy.

Il sito Tmz si chiede come mai non siano stati presi provvedimenti contro altri due membri finiti nell’occhio del ciclone per gli stessi motivi: Roman Polanski, reo confesso di aver abusato nel 1977 di una tredicenne (ma altre tre cinquantenni affermano di essere state stuprate quando erano minorenni), e Bill Cosby, accusato di molestie da ben 60 donne. Courtney Love si vanta di aver visto lontano in tempi non sospetti: «Già nel 2005 sconsigliai alle giovani attrici di partecipare alle feste di Weinstein e perciò venni espulsa dalla CAA (la più potente agenzia di Hollywood, ndr)».

Nella bufera di questi giorni Harvey segue il programma di disintossicazione dalla sessuo- dipendenza nel lussuoso rehab ”The Meadows” in pieno deserto dell’Arizona, 32mila euro al
mese e un pedigree di rango (ha curato la top model Kate Moss e il golfista Tiger Woods): in 45 giorni, tra farmaci e meditazioni, il produttore dovrebbe liberarsi dei propri demoni. Ci riuscirà? Intanto il fratello Bob che ha firmato il suo licenziamento dalla Weinstein Co. (di cui Harvey possiede il 23 per cento), gli assesta il colpo di grazia.

È stato proprio lui, ammette, a chiedere all’Academy di cacciarlo ma nega di aver consegnato al New York Times i documenti che l’hanno incastrato. «Harvey è malato, perverso e non mostra rimorso», ha dichiarato Bob Weinstein, «sapevo che tradisse la moglie Georgina ma pensavo che le sue storie fossero consensuali. Va punito». In Inghilterra Scotland Yard indaga su tre presunte violenze commesse da Harvey tra il 2010 e il 2015. Prima che emergano altri, eventuali territori in cui il predatore di Hollywood possa aver fatto danni negli ultimi anni.

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