Londra Shock: Asportava il seno a pazienti sane per soldi

0
Il medico inglese Paterson, sposato e padre di tre figli, ha venduto recentemente la casa di Birmingham per 1.25 milioni di sterline e possiede una casa per le vacanze negli Usa, frutto del suo malvagio, ignobile raggiro.

È stato dichiarato colpevole del Tribunale di Nottingham Iain Paterson ovvero il medico di 59 anni, il quale rischia il carcere a vita perché accusato di aver effettuato decine di mastectomia assolutamente inutili e ingiustificate, dopo aver fatto credere alle pazienti di essere gravemente malate di cancro al seno esagerando o talvolta inventando i rischi che correvano e fortificando i responsi degli esami a cui erano state sottoposte. Il motivo? Sembra che il medico avesse fatto tutto questo al fine di accrescere la propria reputazione professionale ma soprattutto il proprio conto in banca, per garantirsi una vita lussuosa.

Come abbiamo anticipato, il medico inglese accusato di aver fatto decine di mastectomia e basate su delle falsità, soltanto per lucro e per aumentare il suo prestigio, al momento in cui è stato dichiarato colpevole dal Tribunale di Nottingham è scoppiato in lacrime, ma questo non ha commosso nessuno, visto che il quell’uomo ha rovinato la vita a decine di donne commettendo a volte mastectomia del tutto inutili ed ingiustificate, soltanto per accrescere la propria reputazione professionale e per avere più denaro.

Il medico avrebbe fatto credere a 10 pazienti di essere malati di cancro al seno e di esagerare nell’ aumentare i rischi che correvano, soltanto allo scopo di spingerle a sottoporsi ad una mastectomia. Ad oggi sono circa 600 le persone che hanno avviato una causa contro Pakerson ma gli avvocati sostengono che è in tutto potrebbero essere circa 1000 persone coinvolte in questa truffa e che dunque nelle prossime settimane potrebbero fare causa al medico. La causa in questione, potrebbe arrivare a costare diversi milioni di sterline al sistema sanitario nazionale. Il Servizio sanitario inglese ha sborsato 17,8 milioni di sterline per risarcire più di 250 vittime e altre 600 hanno già intentato causa allo stesso Peterson. Oltre il conto in banca sembra crescesse anche il suo prestigio professionale inventando malattie dove non c’erano, così come il numero di pazienti guarite sembrava aumentasse vertiginosamente.

Secondo quante emerso, sembra che alcuni colleghi del medico avessero sollevato dubbi circa il suo operato, oppure superiori avevano preferito ignorare il problema o nella migliore delle ipotesi avevano applicato dei provvedimenti grandi ed inadeguati. Una delle vittime, Frances Perks, ha raccontato: “Spero solo che resti in prigione il più a lungo possibile. Spero che marcisca all’inferno. Mi persuase a fare una mastectomia nel 2008, avvisandomi che altrimenti avrei avuto un cancro al seno: non era vero“. “Personalmente, credo che sia un psicopatico” ha risposto Frances che, mentre testimoniava al processo, si è sciolta in lacrime. “Volevo che lui mi vedesse e io volevo vederlo come un uomo distrutto”, ha aggiunto la donna. Il medico continua a dichiararsi innocente sostenendo che quelle operazioni erano necessarie e che è aberrante pensare che possa aver reagito così soltanto per denaro, ma la giuria non è stata dello stesso parere e adesso dopo essere stato giudicato colpevole si dovrà stabilire per quanto tempo dovrà restare in carcere.

Quando si ricorreva alla terapia chirurgica per una neoplasia mammaria vi era corrispondenza con il concetto di demolizione e quindi di amputazione. Il seno ha sempre avuto il ruolo di carattere sessuale femminile primario con le ovvie implicazioni di fertilità e maternità. La moderna chirurgia di questo tumore non può piu essere confinata alla mutilazione ma deve proiettarsi verso diverse e più ampie frontiere che salvaguardino l’integrità estetica e psicologica della donna. Alla donna che riceve diagnosi di neoplasia mammaria oltre alle ben note implicazioni terapeutiche che non di rado prevedono non solo la chirurgia ma anche la radioterapia e la chemioterapia, non e secondaria l’ansia e al preoccupazione generata dal risultato estetico di una demolizione chirurgica quale la quadrantectomia o la mastectomia.

La mammella è quindi assurta nella cultura contemporanea ad un ruolo con forte impatto psicologico e quindi emotivo; risulta indispensabile nel delineare una corretta percezione della propria immagine e la sua mutilazione arreca una indelebile e irreversibile conseguenza sulla vita di relazione e della personale percezione del “se” modificato. Le considerazioni finora oggetto di riflessione sono l’attuale patrimonio condiviso dalla platea degli addetti a questo settore scientifico ; esse rimangono alla base dell’indirizzo che gli attuali trattamenti non solo chirurgici hanno intrapreso e cioè un maggiore rispetto e quindi conservazione dei tessuti contemperata dal più rigoroso rispetto della radicalità chirurgica. Il fine ultimo rimane la tutela più rigorosa dell’immagine fisica e quindi psichica della donna. Non è superfluo qui ricordare come la prima Conferenza Europea sul cancro della mammella (Firenze, 1998) , abbia sottolineatotra come punto caratterizzante e programmatico, che la qualità del risultato finale rimane requisito essenziale e che la chirurgia ricostruttiva della mammella assurge di fatto a parte integrante del trattamento chirurgico del tumore di questa ghiandola. Riassumendo, l’attuale gold standard chirurgico è indirizzato ai seguenti obiettivi: conservazione della mammella , mantenimento dell’estetica mammaria, il tutto iscritto in un corretto approccio oncologico con basso rischio di recidiva (l8,19,21). Quelle che nei tempi passati erano le tecniche standard quali le mastectomie radicali ora rimangono circoscritte a casi isolati mentre le mastectomie a risparmio di cute nelle diverse varianti sono ormai le tecniche praticate per “default”; la collaborazione polispecialistica tra chirurgia oncologica e plastica consente quasi paradossalmente risultati che anche in casi di vaste asportazioni ghiandolari sono naturali . Sorprendentemente l’affinarsi della chirurgia ricostruttiva, in casi sempre più frequenti, riesce ad evitare distorsioni e addirittura ad ottenere una cosmesi superiore al dato di partenza per l’assommarsi non più di una sola procedura ma di una ampio spettro di tecniche di ricostruzione.

LA MASTECTOMIA La mastectomia ( dal greco: “mastos”, mammella, e “ek tome”, portare via da) è il termine che tecnicamente descrive la asportazione chirurgica della ghiandola mammaria, è il momento cruciale sul quale si è sempre fondata la terapia di gran parte dei tumori maligni di quest’organo. Il cancro della mammella è stato fin dai primordi della medicina una delle patologie che più ha attratto l’attenzione e l’impegno del chirurgo per il suo elevato coinvolgimento fisiognomico; per questo detiene una sua peculiare importanza tra tutte le patologie mammarie, La sua storia naturale è caratterizzata dal tipico progressivo interessamento prima della ghiandola con la successiva espansione ed infiltrazione dei piani adiacenti superficiale , cute e complesso areola-capezzolo e profondi , il piano muscolare. su cuila ghiandola si ancora; ad evoluzione completata assume forme grossolane e bizzarre Gli Egizi furono i primi a descrivere la mastectomia in riferimento al carcinoma mammario come sua terapia . I papiri di Edwin Smith scritti tra il 3000 e il 2500 a.C., descrivono pazienti con tumore della mammella trattati e sottoposti a cauterizzazione.

Non tutti nell’antichità concordavano sulla natura e il trattamento del carcinoma mammario. Ippocrate ad esempio nel 400 a. C. riteneva il cancro al seno una malattia sistemica, e1a sua estirpazione da evitare: ”è opportuno non escidere il cancro nascosto,infatti chi è operato muore più celermente, coloro invece che non vengono escisse vivono più a lungo”. Già nel I s ecolo d .C. Galeno di Pergamo, autorità indiscussa della medicina per un millennio, proclamava, sulla scorta degli assunti ippocratici, il cancro mammario come una malattia sistemica strettamente legata però ad un fattore predisponente, la “diathesis scirrosa” la quale era causa a sua volta di un eccesso di “bile nera”; era quindi una terapia sistemica fondata sulla dieta e l’igiene la soluzione della malattia. Galeno chiamava comunque in causa la chirurgia per il trattamento locale del tumore sempre escisso in modo radicale. Per la prognosi egli rimaneva comunque pessimista. Il medioevo confina la medicina come le altre scienze esatte a quegli ordini monastici quali i Benedettini che si erano fatti carico della loro conservazione e trasmissione dal mondo della classicità. Ritornava attuale una visione retributiva della malattia e cioè come una punizione divina per i peccati commessi e quindi niente di meglio per combatterla che opere di espiazione e di patronaggio verso Santi particolarmente legati alla soluzione di infermità di determinati organi , esempi esplicativi sono S. Agata per la mammella , Santa Lucia per la cecità. Sempre aderendo alla visione ippocratico-galenica di malattia sistemica , gli estratti di piante officinali , campo ancora una volta esclusivo dei monaci questa volta “erboristi” erano il medicamento di scelta. Sono solo figure marginali , i ben noti chirurghi a “veste corta”, i cerusici, i norcini, gli ambulanti che si accollano quella chirurgia cruenta che spesso si rivela straziante per i pazienti. Inoltre la Chiesa si fa fiera oppositrice di molte pratiche mediche e chirurgiche al fine di contrastare il possibile esercizio delle conoscenze mediche all’interno degli ordini ecclesiastici a fini di lucro con il conseguente svilimento di questa scienza .

Sempre di epoca medievale si formano però indirizzi di pensiero che si costituiscono in scuole , esempio fulgido è incarnato dalla Scuola Medica Salernitana e dai suoi grandi maestri Trotula de Ruggero e Rogerio Frugardi i cui interessi spaziano anche a ricomprendere la mammella . Infine è Celso nel trattato “De re medica” del 1478 e più in particolare “in libri octo”, a descrivere sistematicamente la chirurgia dalle sue radici risalenti ad Ippocrate fino ai suoi tempi ; oltre ad un dettagliato elenco di operazioni egli finalmente riporta con compiutezza il cancro del seno.

Ricostruzione con trasferimento di tessuti Lembo toraco-dorsale: questa tecnica viene usata quando non è disponibile un’adeguata quantità di cute di buona qualità per coprire una protesi mammaria. Il lembo, che comprende anche la fascia muscolare, viene disegnato partendo dal solco sottomammario e viene esteso lateralmente. Viene trasferito ruotandolo di circa 90° per riempire la zona cicatriziale. Viene poi posizionata la protesi sotto il piano muscolare come sempre. Questa tecnica permette di risolvere senza espansione in unico tempo una ricostruzione mammaria. Gli esiti cicatriziali sono più ampi ma rimangono in gran parte circoscritti nella coppa del reggiseno. Lembo muscolocutaneo di gran dorsale: l’utilizzo di questo lembo è riservato alle situazioni in cui c’è la necessità di reintegrare sia la pelle che il muscolo, sostituendo così il muscolo grande pettorale che può essere atrofico in seguito a trattamenti radianti o addirittura assente per demolizioni più radicali. Generalmente bisogna integrare il volume con una protesi. Il lembo di gran dorsale è una valida alternativa alla ricostruzione con il muscolo retto addominale anche se è maggiormente adatto a ricostruire mammelle non molto voluminose o a reintegrare deficit vistosi di quadrantectomie. Lembo muscolocutaneo di retto addominale (TRAM flap): Questa tecnica permette di ricostruire una mammella di volume importante e adeguarla a una mammella controlaterale ptosica (cadente) e voluminosa. E’ infatti possibile trasferire nella regione mammaria un’ampia area di cute e tessuto adiposo posta nella parte inferiore dell’addome, al di sotto dell’ombelico. I vantaggi di questo lembo sono i seguenti: • il notevole apporto di pelle con il suo mantello adiposo sottocutaneo è sufficiente per ripristinare un ampio volume mammario e garantire un buon risultato estetico con una mammella naturalmente ptosica. • non si utilizzano protesi ma solo tessuti della paziente stessa Questa tecnica ha però diversi svantaggi: • un’estesa cicatrice addominale orizzontale nella sede donatrice del lembo • la debolezza della parete addominale con possibilità di laparoceli (ernie) secondari • Il tempo operatorio è lungo, 4-5 ore. • Esistono poi delle controindicazioni: grande obesità, fumo, diabete, turbe microvascolari. Vi sono poi diverse alternative tecniche quali l’impiego di due muscoli retti insieme, per poter trasferire maggior quantità di tessuto possibile, oppure l’utilizzo di tecniche microchirurgiche per poter risparmiare tessuto muscolare e diminuire il rischio di laparoceli secondari (ernie addominali). Correzione della mammella controlaterale La ricostruzione mammaria, se si esclude la tecnica con il lembo muscolocutaneo di muscolo retto dell’addome, conduce ad una mammella conica e non ptosica. Ne consegue che molto spesso per ovviare a questa asimmetria si debba intervenire sulla mammella controlaterale (del lato opposto) nei seguenti modi: 1. correggendone il grado di ptosi mediante mastopessi (lifting del seno) di bilanciamento 2. riducendone il volume con una vera e propria mastoplastica riduttiva 3. aumentandone il volume con una mastoplastica additiva calibrata. E’ preferibile eseguire la simmetrizzazione della mammella controlaterale in un secondo tempo chirurgico, dopo almeno sei mesi dal primo, per permettere alla mammella controlaterale una stabilizzazione del risultato. Ricostruzione di areola e capezzolo L’ultimo passo della ricostruzione mammaria è la ricostruzione del complesso areola-capezzolo che viene eseguita quando le mammelle sono ben simmetrizzate e stabili. Il capezzolo si può ricostruire utilizzando il capezzolo controlaterale: se il quest’ultimo è grosso e molto sporgente se ne può prelevare la metà e trapiantarlo come innesto libero nella nuova sede.

Rispondi o Commenta