Maxi Asteroide 2014 J025 passerà accanto la Terra: nessun rischio ma massima prudenza

Grande apprensione per il passaggio di un asteroide molto vicino alla Terra. Si tratterebbe dell’asteroide 2014 JO25, che sfiorerà il nostro pianeta il prossimo 19 aprile e nonostante le sue dimensioni siano ridotte, vanno tenuti sotto controllo; a tal riguardo va ricordato quanto danno provocò l’asteroide esploso nei cieli della provincia di Chelyabinsk in Russia nel 2013, tra feriti e danni ad edifici, auto e tanto altro ancora. Secondo quanto riferito dagli esperti, l’asteroide non dovrebbe provocare nessuna conseguenza per il pianeta Terra, ma rappresenta comunque un importante evento astronomico, soprattutto per gli astronomi, perchè l’ultima volte che l’asteroide 2014 JO25 si è avvicinato al nostro pianeta risale agli inizi del 400 e si presuppone che questo evento non si ripeterà prima del 2500. Sarà facilmente visibile ma pare che non ci sia nessun pericolo di collisione; sono definiti potenzialmente pericolosi questi asteroidi di diametro superiore ai 100 metri e che si avvicinano entro 7.5 milioni di km all’orbita terrestre ma possiamo stare tranquilli, e dunque, come già abbiamo anticipato, non dovrebbero esserci conseguenze per la terra.

Dovremo attendere sino al 2027 per il passaggio di un altro colosso simile, quando l’asteroide 1999 AN10 di 800 metri volerà sopra le nostre teste a 380 mila chilometri di altezza, una distanza leggermente inferiore a quella media dalla Luna. L’asteroide in questione sembra essere stato scoperto dagli astronomi del Catalina Sky Survey dell’Arizona nel 2014 ed è stato osservato in Cile fino allo scorso anno; scoperto nell’ambito di uno dei programmi della Nasa per monitorare i cosiddetti NEO ovvero tutti gli oggetti celesti che transitano nel Sistema sociale e che possono intercettare la traiettoria della Terra, rappresentando un potenziale pericolo.

A partire dal prossimo 19 aprile e dunque per un paio di giorni 2014 JO25 sarà visibile anche attraverso un piccolo telescopio, dato che raggiungerà magnitudine 11 , nei giorni a seguire poi diventerà troppo lontano e sparirà nello spazio profondo, per ricomparire dalle nostre parti tra circa 500 anni, in base ai calcoli effettuati dagli astronomi. Dovremo attendere sino al 2027 per il passaggio di un altro colosso simile, quando l’asteroide 1999 AN10 di 800 metri volerà sopra le nostre teste a 380 mila chilometri di altezza, una distanza leggermente inferiore a quella media dalla Luna. Non resta che munirsi di binocolo e guardare l’universo nella giornata del 19 aprile, ed esattamente intorno alle ore 21.30, ora in cui è previsto l’avvicinarsi di questo oggetto luminoso.

Gli scienziati sfrutteranno questo passaggio per studiare in modo piuttosto approfondito le caratteristiche di questi misteriosi viaggiatori dello spazio. L’asteroide si avvicinerà alla Terra in direzione del Sole e diventerà visibile proprio il 19 aprile e quando la sua brillantezza arriverà alla magnitudine 11, potrebbe essere visibile con il telescopio per una o due notti prima di scomparire. Inoltre, sempre il 19 aprile, la cometa PanSTARRS (C / 2015 ER61) farà il suo massimo avvicinamento alla Terra, a una distanza di 175 milioni di chilometri.

Fra 300 e 600 milioni di chilometri dal Sole, tra le orbite di Marte e di Giove si trova un vasto anello di asteroidi rocciosi. Inizialmente destinato a divenire un pianeta dalle dimensioni della Terra, questo mondo potenziale fu smembrato da Giove, che sparse la maggior parte del suo materiale nello spazio, lasciando in questa regione solo lo 0,01% della massa iniziale.
Cerere fu il primo asteroide a essere scoperto, nel 1801: esso contiene un terzo della massa di tutta la Fascia. Da allora, di asteroidi ne sono stati trovati centinaia di migliaia e si sospetta che ve ne siano più di un milione con un diametro maggiore di 1 km.

Nonostante il grande numero di asteroidi, la regione è principalmente uno spazio vuoto con più di un milione di chilometri tra un asteroide e l’altro. La loro distanza reciproca è tale che un astronauta piazzato su un asteroide dovrebbe ricorrere a un binocolo per vedere l’asteroide vicino. Alcune missioni sono atterrate su asteroidi e vi sono dei progetti per utilizzarli come miniere per i loro metalli. Poiché si stima che gli asteroidi ricchi di ferro contengano globalmente materiale per un valore di 600 miliardi di miliardi di euro, questi progetti potrebbero non essere così remoti come si è portati a immaginare

Cinque miliardi di anni fa, una grande massa si stava rimescolando nello spazio: un’enorme nube di idrogeno ed elio stava collassando. Il gas crollava verso il centro della massa, addensandosi fino a dar vita alla stella che noi chiamiamo Sole.Come il Sole, anche i pianeti si stavano formando. Prima che nascesse la nostra stella, un’altra stella, di maggiori dimensioni, era esplosa come supernova, riempendo la nube pre-solare con gas e polveri. Questi detriti gradualmente formarono un disco protoplanetario, un enorme anello piatto che conteneva centinaia di blocchi di roccia e ghiaccio conosciuti come planetesimi. I planetesimi furono i mattoni dai quali venne a formarsi il Sistema Solare. Dopo pochi milioni di anni, durante i quali impattarono e si fusero assieme, questi corpi iniziarono a divenire i pianeti che noi conosciamo oggi.

Vicino al Sole le temperature erano troppo alte perché le sostanze volatili come l’acqua potessero rimanere solide in gran quantità. Il disco protoplanetario iniziale conteneva solo una piccola percentuale di rocce e materiale solido, così i quattro pianeti che si formarono più vicini al Sole erano relativamente piccoli.Però, a 750 milioni di km dalla Terra, nella regione che corrisponde al bordo esterno della Fascia degli asteroidi, le temperature erano sufficientemente basse per far sì che i gas formassero una spessa atmosfera intorno ai nuclei rocciosi, creando i pianeti giganti gassosi: Giove, Saturno, Urano e Nettuno.

Non si formarono solo i pianeti, ma anche numerose lune. Sebbene molte lune fossero precedentemente dei planetesimi che furono catturati dai pianeti, alcune – inclusa la nostra – ebbero un inizio molto più violento. Quando la neonata Terra ebbe una collisione con un altro giovane pianeta, si formò un enorme pennacchio di detriti nello spazio circostante. Dopo poche centinaia di anni, esso si fuse assieme per creare il grande compagno del nostro pianeta.

I pianeti e le lune erano già formati quattro miliardi di anni fa, ma il Sistema Solare appariva ancora differente da oggi. Vi erano probabilmente molti più pianeti degli otto che conosciamo oggi e dovevano essere molto più vicini fra di essi. Con il passare del tempo, i pianeti esterni iniziarono ad allontanarsi dal Sole per le interazioni gravitazionali presenti nel Sistema Solare. Il risultato, intorno a quattro miliardi di anni fa, fu che molti dei primi pianeti furono proiettati nello spazio profondo, mentre i rimanenti detriti furono scagliati contro i pianeti.

Questo periodo, che viene chiamato “Intenso Bombardamento Tardivo”, lasciò cicatrici che possono ancora essere viste sulle superfici della Luna, di Marte e di altri pianeti rocciosi. Sulla Terra, questi crateri sono stati cancellati dall’azione del vulcanesimo o erosi dagli agenti atmosferici.

I resti più significativi lasciati sul nostro pianeta da quel bombardamento è il complesso di sostanze depositate sugli strati più esterni. Durante la formazione della Terra, i metalli più densi come oro e rame sprofondarono nel nucleo, perciò i depositi che troviamo oggi nelle miniere della crosta terrestre devono essere arrivati in una data posteriore, grazie agli asteroidi e alle comete.

Forse la sostanza più importante portata sul nostro pianeta è stata l’acqua. All’inizio il Sistema Solare era di gran lunga troppo caldo perché l’acqua potesse rimanere allo stato liquido, ma al tempo dell’Intenso Bombardamento Tardivo le temperature si erano notevolmente abbassate. Quando le comete impattarono la superficie dei pianeti primordiali, l’acqua non evaporò immediatamente, ma formò gli oceani. Dopo centinaia di milioni di anni, i pianeti si stabilizzarono nelle loro orbite e iniziarono a crescere e ad evolversi. Il vulcanesimo diede forma alle loro superfici, mentre, in profondità, i nuclei di materiale fuso iniziarono a raffreddarsi. I nuclei dei pianeti terrestri più piccoli si solidificarono; senza il movimento dei nuclei metallici, il loro campo magnetico protettivo venne meno, lasciando l’atmosfera senza protezione dal vento solare. Con il passare del tempo tali differenze tra un pianeta e l’altro si amplificarono, conducendo alle differenze che vediamo oggi nel Sistema Solare.

E il processo è lungi dall’essere terminato. Comete e asteroidi ancora impattano sui pianeti, mentre il Sole si sta leggermente espandendo e diventando più brillante. Nei prossimi miliardi di anni il Sistema Solare si sarà ulteriormente trasformato rispetto al suo volto attuale.

ASTEROIDI Il 24 agosto 2006, a Praga, l’IAU (International Astronomical Union) ha dato nuove definizioni per quanto riguarda i corpi del Sistema Solare, in particolare per i pianeti. Ha stabilito che un pianeta è un corpo celeste che: è in orbita intorno al Sole, ha sufficiente massa per essere in condizione di equilibrio idrostatico (per cui assume una forma tendenzialmente sferica) ed è l’unico corpo celeste presente nelle immediate vicinanze della sua orbita. Pertanto il Sistema Solare ha otto pianeti:

Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Viste le ormai sempre più numerose scoperte di oggetti oltre l’orbita di Nettuno (detti trans– nettuniani o TNO = Trans–Neptunian Object) è stata data anche la definizione di pianeta nano, ovvero un corpo celeste che: è in orbita intorno al Sole, ha massa sufficiente per essere in equilibrio idrostatico (per cui anche questa classe di oggetti assume forma tendenzialmente sferica), ma non è l’unico corpo celeste presente nelle immediate vicinanze della sua orbita e non è un satellite di un altro pianeta. Per il momento sono stati classificati tra i pianeti nani: Cerere, Plutone e Eris, ma ci sono almeno una decina di altri oggetti su cui si sta indagando per comprendere se possono essere inseriti in questa categoria e altri se ne scopriranno sicuramente in futuro.

Oltre ai pianeti “classici” e a quelli “nani”, tutti gli altri oggetti presenti nel Sistema Solare sono satelliti (detti anche lune) che orbitano intorno ai pianeti (normali o nani) o Small Solar System Bodies (corpi minori del sistema solare), detti anche asteroidi o pianetini o planetoidi. Gli asteroidi in rotta di collisione con la Terra vengono detti anche meteoroidi.

Gli asteroidi sono oggetti simili per composizione ad un pianeta terrestre, ma più piccoli e generalmente privi di forma sferica; in genere hanno un diametro inferiore al chilometro, anche se non mancano corpi di grandi dimensioni. Oggi si conoscono 159 366 asteroidi numerati su un totale di 376 537, dei quali 13 805 hanno un nome ufficiale (fonte Wikipedia 1° giugno 2007). Più avanti si parlerà della denominazione degli asteroidi e delle comete. La maggior parte degli asteroidi noti orbita nella cosiddetta fascia principale, una zona tra Marte e Giove, ad una distanza compresa tra 2 e 4 UA.Gli asteroidi della fascia principale, spesso chiamati pianetini, sono stati i primi ad essere stati scoperti; Cerere, il pianeta nano più vicino, è stato scoperto per primo, nel 1801 da Piazzi; ha un diametro di circa 1000 km e raccoglie in sé circa un terzo della massa totale di tutti i pianetini della fascia principale, che è di circa 2,3·1021 kg. Attualmente sono stati catalogati circa centomila asteroidi della fascia principale, ma le stime dicono che il loro numero totale supera il milione.

Un altro gruppo importante sono i cosiddetti NEA (Near Earth Asteroids) o NEO (Near Earth Objects) che hanno orbite prossime a quella della Terra. Si dividono in tre famiglie: Aten, che hanno raggio orbitale medio minore di 1 UA e la cui orbita interseca quella terrestre; Apollo, che hanno raggio orbitale medio leggermente maggiore di 1 UA e ugualmente intersecano l’orbita terrestre; Amor, che hanno orbita compresa tra quella di Marte e quella della Terra. Gli Aten e gli Apollo sono potenzialmente pericolosi in quanto potrebbero impattare con la Terra. Sono numerosi gli asteroidi che passano a distanze confrontabili con quella della Luna. Per esempio il 3 luglio 2006 l’asteroide 2006 XP14 è passato ad una distanza di 410 000 km; l’oggetto aveva un diametro di circa 600 m. Il sito http://neo.jpl.nasa.gov/risk/ contiene molte informazioni sugli asteroidi che hanno orbite prossime a quelle della Terra.

Sulla stessa orbita di Giove si trovano gli asteroidi Troiani, che sono divisi in due gruppi: uno precede Giove di 60° e l’altro lo segue dello stesso angolo. Si trovano nei cosiddetti punti lagrangiani L4 e L5, punti in cui l’attrazione di Giove e quella del Sole producono orbite stabili. I Centauri sono un gruppo di asteroidi che orbitano intorno al Sole in mezzo ai pianeti giganti, quindi oltre l’orbita di Giove. La maggior parte degli asteroidi, comunque, si trova oltre l’orbita di Nettuno e per questo appartiene alla classe dei TNO. Oggi vengono comunemente riconosciute tre grandi distribuzioni: la fascia di Edgeworth-Kuiper, il disco diffuso e la nube di Oort. La fascia di Edgeworth-Kuiper si estende da circa 30 UA fino a circa 50 UA dal Sole e se ne conoscono circa 800 membri, chiamati anche KBO (Kuiper Belt Objects). Il più grande è Plutone, che ha una massa maggiore di quella di tutti gli asteroidi della fascia principale ed è stato il primo ad essere scoperto. Le orbite sono quasi complanari con l’eclittica. Le comete a corto periodo provengono da questa regione.

Il disco diffuso è una regione periferica del sistema solare, ricca di corpi ghiacciati, che internamente sfuma nella fascia Edgeworth-Kuiper. Eris viene classificato come uno dei più interni di questa zona, mentre l’estensione esterna non è nota; Sedna viene considerato al limite esterno del disco. Le orbite di questi corpi sono anche molto inclinate rispetto all’eclittica. La nube di Oort è una ipotetica nube di corpi ghiacciati (nuclei cometari) posta tra 20 000 e 100 000 UA (0,3 – 1,5 anni luce). Non sono stati ancora osservati corpi che ne fanno parte, anche se ci sono astronomi che ritengono che Sedna possa essere un oggetto della nube di Oort. Inoltre le comete a lungo periodo come la Hyakutake e la Hale-Bopp (per citare le due più appariscenti degli ultimi anni) probabilmente provengono da questa regione.

DENOMINAZIONE DEGLI ASTEROIDI E DELLE COMENTE

La scoperta di un asteroide procede attraverso quattro fasi. Nella prima fase una regione di cielo, in genere quella antisolare, viene ripresa con un telescopio a grande campo a distanza di tempo (in genere è sufficiente un’ora). Nella seconda fase le due immagini vengono confrontate per individuare se qualche oggetto si è mosso[4]. Nella terza fase, una volta individuato il corpo in movimento, se ne misura la posizione rispetto alle stelle riprese nell’immagine, in modo molto preciso. Il passo finale è quello di mandare questi risultati al Minor Planets Center dove, a partire dalle osservazioni svolte, viene calcolata un’orbita preliminare e predette le posizioni dell’asteroide per le notti successive. Una volta che l’oggetto viene ritrovato grazie alle predizioni, l’astronomo o il dilettante che aveva fatto le osservazioni è dichiarato scopritore ed ha il diritto di dare il nome all’asteroide (con l’approvazione dell’Unione Astronomica Internazionale). Quest’ultima fase richiede a volte diversi mesi o anni. Quando l’orbita di un asteroide viene confermata, esso viene numerato, e più tardi può anche ricevere un nome dallo scopritore (per esempio, 1 Cerere o 2060 Chirone). I primi vennero chiamati con nomi derivati dalla mitologia greco-romana, ma quando questi nomi iniziarono a scarseggiare, ne vennero usati altri: persone famose, i nomi delle mogli degli scopritori, persino attori di televisione

A partire dalla fine del secolo scorso sono entrati in funzione un gran numero di telescopi automatizzati che svolgono le fasi sopra descritte senza l’assistenza dell’uomo. Tali sistemi scoprono ormai la maggior parte degli asteroidi. Tra i più attivi in questa ricerca c’è il sistema LINEAR (Lincoln Near Earth Asteroid Research) che al 21 ottobre 2004 aveva ottenuto 211 849 nuove designazioni di asteroidi, tra i quali sono state poi individuate 142 nuove comete e 1622 NEO.

Dal 1925 agli asteroidi appena scoperti viene assegnato un nome provvisorio: una sigla in cui i primi 4 caratteri sono l’anno della scoperta, seguiti da una lettera che indica la metà del mese in cui l’asteroide è stato individuato (si omettono la I e la Z). Un’ulteriore lettera maiuscola (si omette sempre la I ma stavolta si considera la Z), indica l’ordine di scoperta entro il periodo di 15 giorni. La corrispondenza fra lettere e ordine di scoperta è data da: A = 1°, B = 2°, . . . , Z = 25°. Con questo sistema, nella metà del mese considerato, si possono designare fino a 25 nuovi asteroidi; se il numero di corpi individuati è maggiore di 25 si ricomincia daccapo riciclando la seconda lettera, cui viene aggiunto un indice numerico. Viene messo 1 se si tratta del primo riciclaggio, 2 per il secondo e così via. Ad esempio, il 25° asteroide scoperto nella prima metà di gennaio del 2007 viene designato con 2007 AZ, il successivo, cioè il 26°, con 2007 AA1, quindi il 27° con 2007 AB1, e così via; al termine della metà mese caratterizzata dalla lettera A la sequenza riparte e l’asteroide successivo riceve la designazione 2007 BA. Quando l’orbita è conosciuta con precisione l’asteroide riceve un numero progressivo e lo scopritore può attribuirgli un nome, che diventa ufficiale dopo la pubblicazione nelle Minor Planet Circulars.

Per i nomi delle comete, prima del 1995, si faceva seguire, all’anno della scoperta, un numero romano progressivo; le comete erano comunemente note attraverso i nomi dei loro scopritori. A partire dal 1995 è in uso un sistema analogo a quello previsto per gli asteroidi; tuttavia all’anno della scoperta segue una sola lettera (anziché le due previste per gli asteroidi), che indica il periodo della scoperta. Segue un numero ad indicare l’ordine progressivo di scoperta: per esempio, l’ottava cometa scoperta nella seconda metà di marzo 2006 avrebbe la denominazione provvisoria 2006 F8. Nel caso di frammentazione della cometa i singoli detriti assumono la medesima designazione del corpo genitore, seguito da una lettera (da A a Z, e, se necessario da a a z). Fino ad oggi non si è reso necessario un sistema di nomenclatura che preveda una suddivisione in più di 52 frammenti. Se un asteroide, successivamente alla sua scoperta e quindi dopo la sua classificazione temporanea, mostra un comportamento cometario, mantiene la sua designazione originaria.

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