Atalanta – Juventus Streaming Gratis in Diretta Live Tv su Rojadirecta

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Streaming Gratis Atalanta – Juventus diretta Live Tv

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Atalanta è un gradino. Un gradino della scala che porta ai vertici del calcio mondiale, dove ci sono il Real Madrid e il Barcellona, Cristiano Ro- naldo e Messi, e dove Massimililiano Allegri vuole arrivare con la Juventus, con Gonzalo Higuain e Paulo Dybala. Alla vigilia della trasferta di Bergamo il tecnico bianconero annuncia il ritorno del Pipita tra i titolari, ma va anche oltre la partita di stasera e torna su un concetto già espresso dopo il successo sull’Olympia- cos in Champions: ribadendo che dal centravanti e da tutti gli altri bianconeri vuole di più. Vuole il massimo.
«Gonzalo non deve accontentarsi di quello che ha fatto, ma deve avere l’ambizione di poter lottare, assieme a Dyba- la, assieme a tutti gli altri giocatori, con quelli del Real Madrid, con quelli del Barcellona. Con i migliori. Ha tutte le qualità per farlo, è solo una questione di ambizione e di volere le cose. E siccome per noi è un giocatore importante, lui lo deve fare».
GLI ESEMPI
Quanto a come farlo, il Pipita e tutti gli altri bianconeri hanno dei libretti delle istruzioni viventi accanto a loro negli spogliatoi. Gente che per sei anni ha saputo tener viva la fame nonostante abbia divorato uno scudetto dopo l’altro. «Tutti gli anni sono diversi l’uno dall’altro. Quando si chiude la stagione quello che si è fatto rimane scritto, però in quella successiva bisogna rimettersi subito in discussione, perché bisogna ripartire per vincere. E credo che all’interno della Juventus ci siano dei giocatori importanti che dimostrano questo: dai Buffon, ai Barzagli, ai Chiellini, ai Lichtsteiner e ai Marchisio, che sono quelli rimasti dal primo Scudetto. Questi giocatori per tutto il resto del gruppo sono esempi importanti».

IL PIGLIO GIUSTO
Quella fame di vittoria dei magnifici cinque dei sei scudetti Allegri mercoledì sera l’ha rivista anche nello sguardo di Higuain, quando il Pipita è entrato in campo dopo aver iniziato per la seconda volta di fila la partita dalla panchina. Tanto che dopo il due non ci sarà il tre: «Contro l’Ata- lanta gioca, già l’altra sera è entrato con un piglio diverso. Deve essere il piglio di tutto il campionato, di tutta la stagione. Comunque sono soddisfatto di quello che ha fatto Gonzalo, per noi è importante e lo è sempre stato, anche se è partito per due volte dalla panchina: la squadra ha bisogno dei suoi gol e lui è in grado di farli e soprattutto di determinare».
GRADINO SCIVOLOSO
Il piglio giusto servirà di sicuro stasera a Bergamo. Se Allegri ha indicato i vertici mondiali come il punto d’arrivo della Juventus, sa anche il gradino Atalanta è alto, sdrucciolevole e con uno spigolo molto duro. Sul quale la squadra bianconera ha già sbattuto nella scorsa stagione, proprio per aver provato a salirlo senza la necessaria concentrazione. «Dovremo restare in partita 95 minuti, ricordiamoci cos’è successo l’anno scorso», avvisa il tecnico che si arrabbiò moltissimo per il gol del 2-2 subito da Freuler all’89’ della quintultima giornata.
Un risultato che Allegri non intende ripetere: «Domani dobbiamo centrare la settima vittoria per passare bene la sosta. Dobbiamo crescere ancora nella condizione fisica, anche se siamo migliorati molto, nella qualità del gioco, anche se ultimamente abbiamo fatto buone partite, e poi bisogna migliorare nei singoli giocatori, ma la stagione è iniziata da appena un mese e per questo c’è tempo». E deve esserci l’ambizione di volerlo fare.

NOI A 4 IN DIFESA BUFFON E CHIELLINI GIOCANO TITOLARI»
Se chiede di non accontentarsi a un campione affermato come Gonzalo Higuain, figurarsi se Massimiliano Allegri può lasciare un ventenne come Rodrigo Bentancur a cullarsi sugli allori di un ottimo impatto con il calcio europeo e la Juventus. «E’ un ragazzo del ’97, che sta giocando e sta crescendo. Personalità ne ha da vendere, però deve migliorare. Deve migliorare nelle giocate con gli attaccanti e sui passaggi lunghi, che deve eseguire con un tempo di gioco in meno. Sono cose che piano piano acquisirà e migliorerà». Intanto è già a abbastanza bravo da giocare, stasera, la quarta partita da titolare in bianconero, accanto a Matuidi, in una Juventus ancora schierata con il 4-2-3-1. «La difesa sarà sicuramente a quattro – ha anticipato Allegri – e Chiellini ci sarà, così come Buffon in porta. Per il resto cambierò qualcosa perché abbiamo giocato ogni tre giorni». E perché davanti ai bianconeri ci saranno, tra gli altri, anche tre ragazzi particolarmente vogliosi di mettersi in mostra: Caldara, Spinaz- zola e Orsolini, tutti di proprietà della Juventus. «Sono giovani e molto bravi, è la dimostrazione che la Juventus sta lavorando per il futuro prendendo i migliori talenti che ci sono in Italia. LAtalanta tra l’altro è guidata da un ottimo allenatore che è molto bravo a crescere i giovani».
A proposito di allenatore, l’ultimo pensiero è una battuta per Ancelot- ti: «Carletto è stato fortunato perché è solo al primo esonero in 30 anni… ed è anche stato molto bravo perché ha vinto tutto, credo sia il tecnico più vincente del mondo. E anche al Bayern ha vinto».

Stavolta l’Atalanta crede nella grande impresa contro i campioni d’Italia in carica. Il pari della scorsa stagione sembra quasi il preludio ad una vittoria contro la Juventus davanti ai propri tifosi che manca ormai dal 2001, dunque da più di 16 anni. Abbastanza per cambiare il destino della storia…
LA SPERANZA
Gasperini ci crede, vuole i punti ma soprattutto, come a spiegato ieri in conferenza stampa, crede alla legge dei grandi numeri: «Non si vince da troppi anni contro la Juve qui a Bergamo, prima o poi dovrà succedere. Certo sarà dura contro una squadra che sa solo vincere. Ma noi abbiamo tutte le motivazioni giuste».
L’EUROPA AIUTA
E’ un’Atalanta gasata dalla gara contro il Lione ma soprattutto dal fatto che si trova finalmente dopo 26 anni in Europa League e da un cammino in campionato che la sta riportando in alto. Forti anche del fatto che la fortuna finora gli ha sorriso, come accade alle squadre di valore. «Loro sono sempre forti, Dybala e Higuain sono il top e la loro forza è riuscire ad andare a segno anche quando la squadra non è al massimo della forma. Dobbiamo assolutamente fare risultato domani per chiudere alla grande questo ciclo e anche per la classifica, per noi è fondamentale per il proseguo della stagione dopo aver incontrato anche Roma e Napoli».
BIANCONERI FUTURI
Impossibile non parlare di Caldara e Spinazzola, juventini in prestito, pezzi da novanta dell’Atalan- ta come si è visto anche contro il Lione: «Caldara è strepitoso, sta avendo un’evoluzione continua, Spinazzola ha avuto il suo percorso, le cose passano e si vedono in modo diverso, ha voglia di fare non solo per se stesso».

C’è chi non è abituato a piangersi addosso anche quando la sfortuna riempie l’inferme- ria di Vinovo in ogni ordine di posti. Massimiliano Allegri, piuttosto, si fida dei “superstiti” sperando che la sosta porti una bella dose di buona sorte in eredità. Però è un fatto che l’attuale centrocampo della Juventus non sia esattamente il ritratto della salute. Pjanic, Khedira, Marchisio: qualità a profusione, costretta a guardare. Poi succede che la sventura degli uni favorisca gli altri, quelli che a vent’anni hanno superato l’esame “Morata & Dybala” (docente Allegri) al primo parziale e i test successivi li svolgeranno quasi da esperti della materia: così Bentancur ne ha “approfittato” prendendosi la scena in coppia con Matuidi. Lui sì, il vero insostituibile della mediana bianconera. Provate a togliergli il pallone dai piedi prensili e poi, magari, ne riparliamo.
PROBLEMI E SOLUZIONI
La situazione, in casa Juve, è semplice da spiegare: c’è un bosniaco che vorrebbe tornare già contro la Lazio il 14 dopo la pausa per le Nazionali, evidentemente saltate dal diretto interessato; un tedesco che dal 26 agosto osserva i compagni combattere e che non tornerà così presto; un vinovese di adozione che non vede l’ora di rientrare e lo farà dopo due mesi trascorsi a svolgere un accurato programma di potenziamento muscolare al ginocchio sinistro. Pjanic, alle prese con una distrazione al quadricipite femorale della coscia destra, è già al lavoro per recuperare quanto prima: salterà Bergamo e durante la pausa si sottoporrà ad altri test con l’obiettivo di riprendersi il palco, però senza forzare. «Ma speriamo di riaverlo già contro la Lazio», l’auspicio di Allegri. Max su Khedira è più tranchant: «Ha un’infiammazione al ginocchio ed è il riacutizzarsi dell’infortunio avuto in Nazionale. Lo rivedremo dopo la sosta». Già, anche se non in tempi ristretti: in questi giorni il tedesco saluterà telefonicamente il ct Loew da Vi- novo dove, superati i problemi, sarà necessario valutare i suoi progressi giorno dopo giorno. Del resto non è un caso che Marotta e Paratici in estate si siano mossi per rafforzare il centrocampo: sapevano, tutti, che le 46 presenze di una stagione fa per l’ex Real Madrid sarebbero state un’eccezione.
COSA SARÀ
E Marchisio? Si allena a due passi da casa, «e speriamo di averlo prima possibile». Max è ragionevolmente convinto di ritrovare il Principino entro la trasferta di Udine del 22 ottobre. Conclusione? Facile facile: Bentancur e Matuidi (che oggi si accollerà la settima partita di fila da titolare) non potranno giocarle tutte, così gli stessi Sturaro e Asa- moah dovranno farsi trovare pronti. Altro che ricambi…

La Nazionale, quella sì, non gliela toglie nessuno. La convocazione di Ventura era prevista, anche se il processo di apprendimento della Juventus non ha ancora contemplato il debutto da titolare in una partita ufficiale: l’hanno visto giocare dall’inizio solo nella passerella di Villar Pero- sa e contro il Chieri nella scorsa pausa di campionato. Magari oggi sarà il gran giorno e Allegri, sotto sotto, ci sta pensando: Federico Bernardeschi e la 33 splendente sulle spalle fin dall’avvio della battaglia di Bergamo. E’ una possibilità, malgrado il tecnico bianconero nelle prove tattiche di ieri pomeriggio a Vinovo abbia provato anche Douglas Costa sulla porzione destra della trequarti dietro Higuain, con Cuadrado che da quattro partite di fila non ha rivali. Ma il colombiano non è al top e il carrarese si scalda. Senza far polemiche, com’è nelle abitudini di un 23enne che già solo per il trasferimento estivo meriterebbe un attestato di “stima e coraggio”: lasciare Firenze e la Fiorentina per la Torino juventina non è mai una passeggiata, così come rispondere per le rime a chi vuole denigrarlo per una normalissima esultanza o intende ricordargli di aver fatto la scelta sbagliata in estate.
«Deve diventare importante anche all’inizio della partita. Fisicamente e tatticamente è cresciuto e il suo inserimento procede bene. Può partire titolare da un momento all’altro, con una partita da giocare ogni tre giorni ci sarà bisogno di forze fresche». Allegri l’ha battezzato per bene: ecco perché nella rotazione dei fantasisti vedere Bernardeschi in campo questa sera non sorprenderebbe nessuno. E a nulla servirebbe rimarcare – come fanno gli immancabili detrattori – che vedere confinati in panchina 40 milioni più il 10% (destinato alla Fiorentina) di un’eventuale futura rivendita del cartellino del giocatore fatristezza. Perché Berna è il primo a evitare proteste: ragazzo tranquillo, testa a posto. Non fa parte del suo carattere e sarebbe stato da inguaribili presuntuosi pensare che nella Juventus avrebbe avuto il posto assicurato per diritto divino. L’ex viola sapeva benissimo che l’inserimento sarebbe stato graduale: non solo Morata e Dybala, del resto, ma lo stesso Higuain hanno dovuto attendere il momento giusto. Quella di Bernardeschi è una dolce attesa e non è un mistero che nella dirigenza bianconera non ci sia nessuno disposto a spendere parole malvagie per il giocatore: sono tutti soddisfatti del suo approccio a un mondo altro.
Al di là del giorno in cui Allegri lo farà giocare titolare, il salto di qualità nel prestigio e (perché no?) anche nel conto in banca è indiscutibile. Berna scalpita, ma sa che l’allenatore e la Juve tutta sono lì apposta per proteggerlo, non per bruciarlo. Così le 7 presenze per 107 minuti fin qui accumulati rappresentano solo la base di partenza per un calciatore che ha iniziato la preparazione alla fine di luglio dopo aver chiuso la scorsa stagione tra Nazionale maggiore e Under 21. Entrato in punta di piedi nell’universo Juve, il carrarese attende il gran giorno. E indossare una maglia da titolare oggi, nella tonnara di Bergamo, sarebbe un bell’attestato di fiducia. Bello e meritato.

MARINA SALVETTI Sono entrambi argentini, indossano lo stesso numero di maglia, fanno gli attaccanti di Juventus e Atalanta e non emergono certo per l’altezza quanto per essere decisivi in campo a suon di gol. Paulo Dybala ha già segnato due triplette in questa stagione, entrambe in trasferta, a Marassi contro il Genoa e a Reggio Emilia contro il Sassuolo fissando a quota 12 il numero delle reti della stagione, Papu Gomez è reduce dalla trasferta di Europa League a Lione dove ha trascinato la sua squadra al pareggio con una magistrale punizione arrivandi a quota 5 reti stagionali. «Ma sono due giocatori totalmente diversi» assicura Pietro Lo Monaco, ad del Catania, che li conosce assai bene perché uno (il Papu) lo ha portato in Italia nel 2010, quando il giocatore aveva 22 anni ed era al San Lorenzo, e dell’altro (la Joya) è stato lo scopritore anche se non gli è riuscita la stessa operazione perché il suo Catania non aveva sufficiente disponibilità economica e fu costretto a lasciarlo al Palermo di Zamparini.

LA RINUNCIA DOLOROSA
«Sono stato il primo dirigente italiano a notare Dybala – aveva raccontato Lo Monaco con un certo orgoglio, visto che il merito gli è stato riconosciuto anche da Vincenzo Montella, all’epoca allenatore del Catania -. In uno dei miei viaggi in Suda- merica passai da Còrdoba dove vidi questo giovane ragazzo che mi impressionò in un primo momento per la somiglianza con il tecnico rossazzurro Montella. Giocava in serie B argentina con l’Instituto e notai le sue straordinarie qualità tanto da avviare subito una trattativa. Capii, però, che non era un’operazione da Catania, nel senso economico dell’affare. L’Instituto mi chiese tre milioni di dollari per il 70 per cento del cartellino ma io potei offrirne appena la metà. Fumata grigia in attesa di rivedersi ma il ragazzo fece 17 gol in B e il prezzo del cartellino lievitò immediatamente, così mi dovetti rassegnare. L’anno dopo arrivò il Palermo che lo acquistò e fece un grande affare». Lo Monaco aveva svelato anche un retroscena: «Quando tornai dall’Argentina dissi a Montella che gli volevo prendere un calciatore che mi aveva fatto rivivere le stesse sensazioni di quando ammirai l’“Aeroplanino” nella Primavera dell’Empoli. Montella rispose che giocatori come lui a quella età non potevano esistere ma dopo due anni mi chiamò dicendomi che avevo ragione io». A distanza di cinque anni dal suo arrivo in Italia Dybala ne ha compiuto di passi in avanti, ma la cura Allegri è stata la migliore secondo Lo Monaco. «Adesso è un grande campione e con la Juve si è trasformato. Il merito è di Allegri che ha migliorato le sue grandi qualità. Dybala non dà punti di riferimento e in attacco è capace di fare tutto».
L’AFFARE
Due anni prima della rinuncia per Dyba- la, però, Lo Monaco piazzò l’affare Gomez. Sempre nel suo girovagare in Sudamerica notò il Papu. «Giocava nel San Lorenzo e affrontava il Tigre – il suo racconto -. Ricordo un tunnel sulla bandierina del calcio d’angolo e questo mi accese una lampadina. Capii subito che aveva personalità e decisi di prenderlo per il Catania. Sono felice di averlo portato a Catania: lo pagammo pochissimo, il Papu fece benissimo e lo rivendemmo a 10 volte tanto in Ucraina ma lì non si trovò bene per motivi ambientali. Percassi fu bravissimo ad approfittare della situazione e a riportarlo in Italia». E adesso il Papu Gomez è diventato il punto di riferimento dell’Atalanta, nel pieno della carriera e della maturità calcistica, iniziando questa stagione come ha concluso quella precedente, cioè al top.
Questa sera i due fantastici numeri 10 si troveranno faccia a faccia e ognuno cercherà di far prevalere la propria legge: Gomez spera di festeggiare con la Papu-dan- ce, la Joya di poter liberare la Dybala mask. Intanto ha già incassato i complimenti dell’atalantino. «Per me Dybala in questo momento è il più forte del campionato». Chapeau.

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