Auto si schianta contro tir, Sembrava un tragico incidente, la realtà invece è agghiacciante

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Risale allo scorso 7 marzo 2017 il terribile schianto in auto che si è verificato lungo la regionale 11 a Gambellara e a causa del quale hanno perso la vita un uomo e una donna, marito e moglie. Ed ecco che a distanza di pochissimi giorni emerge la verità su quello che, in un primo momento era apparso come un tragico incidente, una triste fatalità. Infatti grazie al recupero, da parte degli inquirenti, dell’ultima telefonata effettuata dalla donna prima dello schianto, è emerso che in realtà non si è trattato di un incidente ma di un caso di omicidio-suicidio pianificato dall’uomo al volante dell’automobile che è andata a schiantarsi contro un tir. La donna nello specifico, nel corso della telefonata in questione, avrebbe affermato “Mi ammazza, questo vuole che ci ammazziamo”, parole queste piuttosto chiare e che purtroppo si sono rivelate poco dopo veritiere. Inoltre, a far sorgere negli inquirenti il dubbio che non si fosse trattato di un incidente è stato anche il mancato ritrovamento sull’asfalto di segni di frenata.

Antonio Facchin e Vanna Meggiolaro, erano questi i nomi delle due vittime rispettivamente di 54 e 50 anni che dopo venticinque lunghi anni di matrimonio trascorsi insieme stavano affrontando un periodo piuttosto buio e duro ovvero la separazione. L’uomo forse, come ormai purtroppo accade sempre più spesso, non riusciva ad accettare la fine del matrimonio, non riusciva a sopportare l’idea che di li a pochi giorni avrebbero dovuto firmare la separazione dopo 25 anni di matrimonio, e proprio questo lo avrebbe spinto a mettere in atto il folle piano. Piuttosto che separarsi dalla moglie ha preferito porre fine alla vita della donna e alla sua stessa vita cambiando improvvisamente traiettoria e andando a schiantarsi contro un tir in arrivo dalla direzione opposta.

In merito alla terribile vicenda ecco che gli inquirenti hanno aperto un fascicolo per omicidio volontario che però è stato subito chiuso per morte del reo. “Il mio assistito era tranquillo, pareva aver finalmente accettato la fine del matrimonio. Non c’erano più motivi di pressione: era stata definita la divisione dei beni, oggi in udienza la separazione da giudiziale si sarebbe trasformata in consensuale”, sono state nello specifico le parole espresse in seguito alla terribile vicenda da parte dell’avvocato Piero Zuin.

Anche alcuni vicini di casa della coppia si sono espressi sulla terribile vicenda, alcuni hanno dichiarato di essere rimasti completamente senza parole per quanto accaduto , nello specifico una delle vicine di casa ha raccontato “Brave persone purtroppo, da un anno e mezzo avevano deciso di separarsi. Sapevamo che c’era qualche tensione”. Anche il sindaco di Gambellara ha voluto esprimere poche parole sull’accaduto e sulla coppia sottolineando che li conosceva bene e che erano persone a modo ognuno però con il proprio carattere. Il sindaco ha poi concluso “Questo incidente ha sconvolto il paese ma sono assolutamente certo che questa tragedia sia stata solo un terribile incidente”.

Un femminicidio il giorno prima della festa della donna. Il muratore Antonio Facchin ha pianificato a lungo il film dell’orrore che sconvolge non solo Gambellara. Il procuratore ne è convinto. Facchin ha mantenuto fede al proposito più volte espresso un anno fa, anche il 7 marzo, quando alla moglie Vanna Meggiolaro ripetè: «Se un giorno andremo dal giudice per firmare la separazione che mi allontana da questa casa scorrerà il sangue. Te la farò pagare, fin che morte non ci separi. Sappilo, non sto scherzando». Quella carta che in teoria avrebbe dovuto essere firmata da entrambi ieri, in tribunale, per una separazione che da giudiziale era diventata consensuale, perchè i contrasti si erano appianati, è stato uno specchietto fuorviante. Facchin, purtroppo, è stato di parola. Dopo avere depistato i congiunti, facendo finta di avere messo la testa a posto. Ingannando soprattutto Vanna, l’obiettivo del suo rancore omicida, che martedì è salita in macchina con lui.
PROVE.

I carabinieri ieri avrebbero raccolto elementi per dimostrare che la tragedia di martedì, in cui marito e moglie sono morti nella loro Nissan Micra finita contro un camion Fiat Iveco della Plastic Metal, è stata un omicidio volontario e un contestuale suicidio. Facchin ha deliberato di schiantarsi contro il mezzo pesante fermo sulla strada a Torri di Confine dopo una serie di manovre azzardate, forse per colpire altri veicoli, concluse con un sorpasso folle. Una telefonata di Vanna, fatta nei momenti concitati che hanno preceduto l’incidente attorno alle 13.30, consentono alla Procura della Repubblica di Vicenza di ricostruire in maniera attendibile che non è stata una fatalità. Anche se gli inquirenti mantengono dei margini di dubbio, perchè una ricostruzione oggettiva, morte entrambe le parti coinvolte, è impossibile.
LA DISPERAZIONE. «Mi ammazza, questo vuole che ci ammazziamo», avrebbe urlato disperata martedì la donna di 50 anni che aveva iniziato il proprio calvario nel febbraio di un anno fa quando aveva deciso di porre fine al matrimonio. Non tollerava più i modi violenti dell’uomo. «Quando venne da me lei era molto provata e decisa a interrompere il matrimonio: la figlia era grande e non ne voleva più sapere di quell’uomo», ricorda l’avvocato Elena Pe- ron, che poi fu costretta a rinunciare al patrocinio perchè diventata parte offesa.

LE MINACCE. Avvenne, il 18 febbraio, quando la coppia si presentò nello studio legale di Montecchio Maggiore per definire quella che doveva essere una separazione consensuale. Invece, quella sera, la situazione precipitò. «Ancora adesso mi vengono i brividi», ricorda l’avv. Peron. All’improvviso Facchin si fece cattivo e disse «di avere già preso per il collo la figlia e di averla appesa al muro». Lo si legge nel capo d’imputazione sul quale avrebbe dovuto patteggiare il 21 marzo prossimo 1 anno 2 mesi di reclusione per maltrattamenti verso la moglie e minacce all’avvocato. Mostrò il calcio di una pistola, risultata poi giocattolo ma senza il tappo rosso, e proruppe: «Si ricordi avvocato Peron che per me la legge che conta è questa, la pistola». Più chiaro di così.

LA PIANIFICAZIONE. Facchin dunque ha rimuginato a lungo il modo per farla pagare a Vanna. Ma a un certo punto,dopo che la donna era stata costretta a lasciare la casa coniugale intestata a lei, sulla quale gravava un mutuo residuale, ha cambiato atteggiamento. «Negli ultimi tempi pareva essere tranquillo», dice sconvolto un suo collega di lavoro di Brendola.

ILSUICIDIO. La scorsa settimana Facchin aveva preso casa a Lobbia di San Bonifacio, pochi minuti di strada da Sorio di Gambellara, e solo grazie a questa mossa ha potuto conquistare la fiducia dell’ex moglie. I due non vivevano più assieme da parecchi mesi. Ma la mediazione dell’avv. Piero Zuin per lui e della collega Vanna Vigolo di Lonigo per la donna, sembrava avere smussato le tribolazioni di un anno fa. Come quando, il 21 febbraio, dopo l’ennesima lite in casa, vedendo che Vanna non gli aveva preparato il pranzo, la intimidì: «Lo sai che puoi anche fare un suicidio da sola senza che nessuno ti tocchi?». E quando Vanna gli disse che aveva già preso appuntamento con l’avv. Peron, la risposta non si fece attendere. «Te la farò pagare per tutta la vita, se vado via di casa non avrai scampo».

MURATORE. Antonio Facchin faceva il muratore per conto della Edilmarana srl di Bren- dola. Il suo stipendio era attorno ai 1.300 euro mensili. Anche Vanna era autosufficiente perchè lavorava alla Cartotecnica di Montebello. Così come autonoma è la figlia Sara. Problemi economici, dunque, non ce n’erano. Era invece il rovello psicologico che distruggeva Facchin. Se a parole aveva accettato la separazione, nei fatti voleva farla pagare a Vanna.

L’EPILOGO. Con una scusa martedì intorno alle 13 i due ex si sono visti. Pare perchè lui voleva portarla a vedere la casa di Lobbia. Che cosa le abbia detto per convincerla a cederle la guida della sua Nissan Micra non lo sa nessuno. Di certo l’assassino, perchè Facchin avrebbe vestito questi panni, una volta al volante si è trasformato. Fisicamente non aveva problemi a tenere a bada Vanna, la quale è riuscita soltanto a fare una telefonata. «Ha detto all’interlocutore che in pratica la stava ammazzando», spiega il procuratore Antonino Cappelle- ri. Il fascicolo per omicidio volontario sarà archiviato per morte del reo. «Questo vuole che ci ammazziamo» ha urlato disperata Vanna. Poco dopo, al termine di un sorpasso, la Nissan ha centrato a tutta velocità il camion fermo. Antonio e Vanna sono morti assieme. «Se un giorno andremo dal giudice, scorrerà il sangue», le aveva giurato.

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