Bari shock, 16enne violentata per oltre un anno da due vicini di casa: in manette un 69enne e un 45enne

Ancora un’adolescente, nello specifico una ragazza di soli 16 anni ,è stata violentata da due vicini di casa per un anno e mezzo.  Nella giornata di ieri sono state arrestate 2 persone e nello specifico un 69enne Varese e un 45enne di Triggiano con concessione dei domiciliari, con l’accusa di violenza sessuale aggravata;  i due vicini di casa della sedicenne avrebbero approfittato, abusato e violentato per circa un anno e mezzo la ragazzina con disagio socio ambientale, costringendola a subire atti sessuali in garage e in campagna ed a vedere in loro compagnia dei filmati pornografici.

La misura cautelare è stata emessa dal gip del Tribunale di Bari Sergio Di Paola su richiesta del pm Simona Filoni, la stessa magistrata che da tre giorni pare stia indagando sul presunto stupro di gruppo avvenuto su una quindicenne all’interno del porto di Bari.

Arrestati dunque il 69enne che aveva un negozio di alimentari proprio dove la ragazza pare abbia lavorato per qualche tempo facendo le consegne a domicilio, e sarebbe stato proprio questo luogo a far incontrare i due,  anche se poi sembra che si sia unita anche una terza persona, ovvero un 45enne di Triggiano;   per un anno e mezzo pare che sia stato un crescendo di abusi che la Procura ha definito una serie di deprecabili violenze poste in essere dagli indagati in danno della vittima in maniera così sistematica e violenta, ad avere compromesso la sua integrità di minore con gravi ripercussioni sia dal punto di vista fisico che psicologico. I due pare abbiano inoltre anche minacciato la sedicenne di morte per farla tacere,  la stessa che poi ha trovato il coraggio di raccontare tutto alla madre e ancora agli inquirenti baresi alternando momenti di totale disperazione e pianto;  è stato proprio in seguito alla querela presentata da parte della vittima, che gli inquirenti hanno potuto cominciare ad indagare portando così all’arresto dei due uomini.

“È emersa tutta la sua sofferenza, unitamente al sentimento di colpa per quanto accaduto e per la sua incapacità di sottrarsi alle malsane voglie dei due indagati, probabilmente divenuti correi per mera coincidenza, ma accomunati dalla loro perversione, dai quali era quasi soggiogata, insieme alla paura per le future reazioni del padre, nell’ipotesi in cui avesse scoperto tutto”, è questo quanto si legge in una nota.

Secondo quanto riferito dagli investigatori, soltanto la consapevolezza che la minore avrebbe taciuto ha indotto i due indagati ad abusarne ripetutamente conducendola in ogni luogo per poter consumare le loro bestialità, facendo attenzione che nessuno si avvicinasse o li sentisse, facendo leva proprio su rapporto di fiducia insorto, dovendo necessariamente fare affidamento l’uno sul silenzio dell’altro;  nel corso delle indagini è purtroppo anche emerso che altri ragazzini avrebbero subito le attenzioni dei due e in particolare il più anziano e dunque il sessantanovenne, avrebbe attirato i minorenni a casa sua per far vedere film a luci rosse.

Violenza sessuale. Per un anno e mezzo avrebbero costretto una 16enne con un disagio socio-ambientale a subire violenze sessuali quasi quotidiane «in modo brutale e senza alcuna pietà». I carabinieri hanno arrestato il 69enne barese Francesco Cassano e il 45enne di Triggiano Michele Armenise con l’accusa di violenza sessuale aggravata, A entrambi il gip del Tribunale di Bari Sergio Di Paola ha concesso i domiciliari, ma la Procura ha annunciato che impugnerà il provvedimento insistendo per il carcere. I due arrestati vivono nella stessa via della ragazza.

Le indagini, partite agiugno dopo la denuncia della mamma della vittima ed eseguite in collaborazione con la sezione di pg della polizia municipale di Bari, sono state coordinate dal pm Simona Filoni, che ha avviato accertamenti su altri minori presunte vittime di abusi da parte dei due indagati e che indaga anche sul presunto stupro di gruppo su una 15enne all’interno del porto del capoluogo pugliese.
L’ACCUSA
Le violenze sulla 16enne si sarebbero consumate in diversi luoghi della città: il retrobottega del negozio gestito dal più anziano dei due, dove la ragazza aveva lavorato per qualche tempo per le consegne a domicilio, un garage, il casolare di campagna del 45enne e una cabina della spiaggia barese San Francesco, nel periodo di chiusura. Per mesi la ragazza ha taciuto, per vergogna e paura, minacciata di morte dai due, vicini di casa della vittima, e timorosa della eventuale reazione del padre. Gli abusi, definiti dalla Procura «turpi e deprecabili», sarebbero stati commessi a turno e in alcuni casi contemporaneamente da Cassano e Armenise, costringendo a volte la 16enne anche a seguirli in casa per guardare con loro film pornografici. Videocassette e dvd porno, oltre a decine di confezioni di preservativi, creme lubrificanti e altri prodotti simili, sono stati trovati dai carabinieri negli armadi delle abitazioni dei due indagati, perquisite ieri contestualmente alla notifica degli arresti.
A raccontare tutto agli inquirenti baresi, «alternando momenti di totale disperazione e pianto» riferisce la Procura, è stata la stessa vittima. «È emersa tutta la sua sofferenza – spiegano gli investigatori – unitamente al sentimento di colpa per quanto accaduto e per la sua incapacità di sottrarsi alle malsane voglie dei due indagati, probabilmente divenuti correi per mera coincidenza, ma accomunati dalla loro perversione, dai quali era quasi soggiogata». Gli stupri sarebbero stati messi in atto «in maniera così sistematica e violenta – dice ancora la Procura – da avere compromesso la sua integrità di minore, con gravi ripercussioni sia dal punto di vista fisico che psicologico».
«Dopo il terzo caso di violenza sessuale denunciato in poche settimane a Bari è il momento che le istituzioni si diano da fare» ha commentato il Garante regionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Ludovico Abbaticchio, che ha parlato di «istituzioni distratte su questi temi», annunciando per martedì la convocazione di una task force regionale.

Violenza sui minorenni

Per violenza e abuso all’infanzia s’intende “ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento, compresa la violenza sessuale” (art. 19 CRC).
Anche l’OMS fornisce una definizione di violenza e abuso all’infanzia, identificandola quale “uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o effettivo, sui bambini da parte di un individuo o di un gruppo, che abbia conseguenze o grandi probabilità di avere conseguenze dannose, potenziali o effettive, sulla salute, la vita, lo sviluppo o la dignità dei bambini”(“ World Report on Violence and Health”2002).
La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 (ratificata dall’Italia con la legge n. 176/91) riconosce ad ogni bambino e adolescente il diritto alla protezione da ogni tipo di abuso, sfruttamento e violenza (cfr.articoli 19, 32 e 34).
La Convenzione stabilisce (art. 19) che il fanciullo, ossia ogni essere umano avente un età inferiore a 18 anni (art. 1), deve essere tutelato contro ogni forma di violenza, perpetrata nei suoi confronti da parte di chi dovrebbe averne cura (genitore/i, tutore/i, altra persona che ne abbia affidamento).
La Convenzione richiede l’impegno da parte degli Stati al fine di proteggere il fanciullo dallo sfruttamento per fini pornografici e dal coinvolgimento in attività sessuali illegali (articolo 34).
La Convenzione introduce, inoltre, una norma di ampia portata al fine di tutelare i bambini e gli adolescenti contro ogni altra forma di sfruttamento pregiudizievole al suo benessere in ogni suo aspetto (art. 36 CRC), non meglio specificato, o specificabile a priori, all’interno della stessa.
Alla Convenzione sui diritti dell’infanzia si affiancano due Protocolli Opzionali approvati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2000 e ratificati dall’Italia con legge 11 marzo 2002 n. 46.
Il Protocollo Opzionale concernente la vendita dei bambini, la prostituzione dei
bambini e la pornografia rappresentante bambini, impegna gli Stati parti a garantire misure tangibili per assicurare che tutti gli adulti coinvolti nello sfruttamento dei bambini siano puniti, anche se compiono abusi fuori dai propri confini ed a cooperare per garantire la protezione dei bambini vittime di traffico, lungo le frontiere; a proteggere i bambini particolarmente vulnerabili, soprattutto se coinvolti come testimoni in procedimenti giudiziari concernenti reati di sfruttamento sessuale; ad assicurare ai bambini che hanno subito abusi o sfruttamento sessuale, o che sono vittime del traffico, adeguati servizi che consentano loro una completa reintegrazione e un pieno recupero fisico e psicologico.
In base al Protocollo Opzionale:
– si ha prostituzione di bambini e adolescenti quando gli stessi vengono utilizzati “a fini di attività sessuali dietro compenso o qualsiasi altro vantaggio” (art. 2.b);
– si ha pornografia rappresentante bambini e adolescenti (“pedopornografia”) quando gli stessi vengono utilizzati al fine di produrre “qualsiasi rappresentazione, con qualsiasi mezzo, di un bambino dedito ad attività sessuali esplicite, concrete o simulate o qualsiasi rappresentazione degli organi sessuali di un bambino a fini soprattutto sessuali” (art.2.c).
Ai sensi dell’articolo 3 del Protocollo viene richiesto ai vari Stati di vigilare sul recepimento all’interno del proprio diritto penale di quanto in esso contenuto, a prescindere dal fatto che tali reati siano commessi a livello interno o trans-nazionale.
Esempi delle misure adottate dagli Stati parte in merito a quanto richiesto dal protocollo sono contenuti nel “Manuale sul Protocollo” pubblicato nell’aprile 2010 dal Centro di ricerca Innocenti dell’UNICEF.

Il programma Daphne III dell’Unione Europea ha rinnovato per il periodo 2007-2013 la lotta contro ogni forma di violenza (fisica, sessuale, psicologica) nei confronti dei bambini, degli adolescenti e delle donne ed ha lanciato nel 2011 un’apposita strategia d’azione globale contro la violenza domestica mentre il Consiglio d’Europa ha adottato nel 2005 il programma dazione “Building a Europe for and with children” per la promozione dei diritti dei bambini e degli adolescenti e per la loro protezione dalla violenza e nel 2007 la “Convenzione per la salvaguardia dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali” (Convenzione di Lanzarote), con l’obiettivo di armonizzare il sistema giuridico degli Stati membri. La Convenzione è entrata in vigore il 1 luglio 2010.
Legislazione italiana
In Italia la ratifica della Convenzione di Lanzarote è in itinere, il DDL approvato dalla Camera dei Deputati il 19 gennaio 2010 (C2326) è passato al Senato, con modificazioni, il 27/10/2010 (S1969). Il DDL, approvato dal Senato, è stato trasmesso alla Camera dei Deputati in data 03/11/2010 con la numerazione 2326-B. In data 11 gennaio 2011 è stata approvata con modificazioni, attualmente è all’esame del Senato con la numerazione 1969-B.
La ratifica della Convenzione comporterà l’introduzione di nuove fattispecie di reato all’interno del Codice Penale, quali il reato di adescamento di minorenni (art. 609- undecies) e il reato di pedofilia e pedopornografia culturale (art. 414-bis), le quali, al fine di tutelare i minori soprattutto dalle violenze e dagli abusi sessuali andranno ad arricchire la normativa già in vigore:
– L. 15 febbraio 1996 n. 66 “Norme contro la violenza sessuale”;
– L. 3 agosto 1998 n. 269 “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”;
– L. 6 febbraio 2006 n. 38 “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet”.
Soprattutto i nuovi mezzi di comunicazione portano la legislazione ad adeguarsi ai nuovi pericoli cui vanno incontro i minori. Dall’indagine campionaria di Telefono Azzurro ed Eurispes è emerso che il 17,6% dei minori ha incontrato tramite internet, in chat, un adulto che ha dato loro fastidio (Bambini e adolescenti in Italia: un quadro degli ultimi 10 anni, 2010).
In merito ai maltrattamenti all’infanzia le norme di riferimento sono:
– art. 571 c.p (abuso dei mezzi di correzione). L’abuso non è riferito solo a quello fisico ma riguarda anche quello psichico (Cass. Pen. 16491/05).
– art. 572 (maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli). Per maltrattamenti in famiglia s’intende
non solo il maltrattamento fisico ma comprende, grazie all’interpretazione giurisprudenziale, anche quello morale, psicologico, la vessazione e la provocazione di sofferenze non fisiche.
Le punizioni corporali, sono proibite in ambito scolastico (regolamento scolastico 1928; Cass. 2876/71) e penitenziario (L. 354/1975). Tuttavia, non sono espressamente vietate in ambito familiare, all’interno del cui contesto sono state dichiarate illegittime dalla Corte di Cassazione (sent. 4904/96), ma ancora tale illegittimità non è stata recepita tramite un adeguamento normativo.
Fatti chiave
Dallo Studio globale sulla violenza del 2006 a cura dell’esperto indipendente delle Nazioni Unite Paulo Sérgio Pinheiro, si stima che tra 500 milioni e un miliardo e mezzo di bambini e adolescenti subiscono forme di violenza. I bambini più a rischio, per quanto riguarda le violenze fisiche, sono soprattutto i più piccoli, mentre la violenza sessuale è maggiormente subita nell’età della pubertà o dell’adolescenza. I ragazzi sono maggiormente esposti al rischio di violenze fisiche, mentre le ragazze sono più esposte al pericolo di essere violentate, abbandonate o costrette a prostituirsi.

Gran parte delle violenze avviene all’interno dell’ambiente familiare, conseguentemente la stima degli abusi e delle violenze rimane un numero oscuro (“Progressi per l’infanzia, report card sulla protezione dell’infanzia 2009”).
Dal follow up 2007 dello Studio (A/62/209) è emerso che diverse iniziative di riforma legislativa a tutela dei minori si sono occupate del problema concernente la giustizia minorile. Almeno sette paesi in africa orientale e meridionale (Burundi, Etiopia, Kenia, Madagascar, Sud Africa, Swaziland e Zambia) si sono concentrati sull’elaborazione di una normativa sulla violenza sessuale.
Dal terzo Congresso mondiale sullo sfruttamento sessuale dei minori – dopo quelli di Stoccolma e di Yokohama – svoltosi a Rio de Janeiro (2008), è emerso che sono 150 milioni le bambine e circa 75 milioni i minorenni sotto i 18 anni che hanno avuto rapporti sessuali forzati o subito violenze sessuali, con o senza sfruttamento commerciale. L’Italia occupa il quinto posto nella classifica dei paesi “cacciatori di bambini”, dopo Usa, Germania, Francia, Australia; mentre dal rapporto UNICEF sulla prostituzione minorile in Kenya, l’Italia risulta al primo posto (18%), seguita da tedeschi (14%), svizzeri (12%) e francesi (8%), la percentuale più alta appartiene ai locali (38%).
In Italia, dai dati del Ministero dell’interno, Direzione Centrale della polizia criminale, risalenti al 2008, è emerso che i minori vittime di abuso sessuale sono per:
– violenza sessuali-389;
– atti sessuali con minore-373;
– corruzione di minorenne- 168;
– prostituzione minorile-127;
– pornografia minorile-329.
Hanno un’età compresa tra 0 e 14 anni, sono di nazionalità italiana e, nella maggior parte dei casi, conoscono la persona che li molesta, spesso appartenente al nucleo familiare o ad esso vicina.
In merito alle punizioni corporali, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (la Corte di Strasburgo) le ha progressivamente condannate, dapprima nelle strutture penitenziarie e negli istituti scolastici e più recentemente nel contesto della famiglia. Uno degli obiettivi del programma “Costruire un’Europa con e per i bambini” del Consiglio d’Europa, riguarda l’eliminazione delle stesse in tutti i 47 Stati membri. Risulta che solo 19 Stati a livello mondiale dispongono di strumenti giuridici che vietano tutte le forme di punizioni corporali, ma molti altri si stanno impegnando a migliorare la loro legislazione.
Un certo numero di Paesi ha formulato nuove leggi, o modificato quelle esistenti, al fine di aumentare il livello di protezione nei confronti dei bambini e adolescenti: in Bosnia- Erzegovina, nel 2006 è stata approvata una nuova legge relativa alla violenza in famiglia. In Cina, il 1 giugno 2007, il governo ha approvato una nuova legge sulla tutela dei minori.
Quanto al fenomeno delle mutilazioni genitali femminili, l’UNICEF ha lanciato nel 2008 un programma congiunto con l’UNFPA (il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) con l’obiettivo comune di sradicare tale pratica, facendo leva su un approccio culturale che include il dialogo e tiene conto delle relazioni sociali.
Quella delle mutilazioni dei genitali femminili è una pratica tradizionale che ogni anno purtroppo riguarda, solo in Africa, quasi 3 milioni di bambine, ragazze e giovani donne.
La strategia utilizzata dal programma UNICEF-UNFPA si basa sul rispetto e la tutela dei diritti umani e coinvolge l’intera comunità, in primo luogo i leader religiosi e le giovani stesse. Piuttosto che condannare apertamente il fenomeno, viene incoraggiato l’abbandono collettivo per evitare che coloro (soprattutto donne) che la esercitano reagiscano con ostilità anziché giungere a una rinuncia volontaria e consapevole. Trattandosi di una pratica appartenente al retaggio culturale di intere popolazioni, il suo abbandono può
avvenire solo tramite un cambiamento sociale che passi attraverso la presa di coscienza dell’inutilità e dei danni di tale intervento ai fini dei benefici che sarebbe invece mirato a garantire alla donna (in
termini di onore, matrimonio rispettabile, etc.).
Attualmente norme che vietano le mutilazioni genitali femminili sono in vigore in 19 paesi africani (dei
28 in cui la pratica è diffusa) ed in numerosi Paesi europei.
Anche l’Italia ha approvato nel 2006 la Legge n.7 recante “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”, che ha
introdotto nel Codice Penale gli articoli 583 -bis e -ter : questi ultimi, oltre a classificare come reato le pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, prevedevano l’aggravamento della pena se il reato veniva commesso a danno di un minore o a fini di lucro, nonché la punibilità della persona giuridica o dell’ente nella cui struttura veniva commesso il delitto, oltre alla previsione dell’extraterritorialità ogniqualvolta il fatto era commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia, ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia.
Come migliorare la protezione dei bambini e degli adolescenti
Il rapporto UNICEF 2009, “Progressi per l’infanzia”, costituisce un compendio di dati su una serie di fenomeni che minacciano i diritti dei bambini e degli adolescenti, come le violenze sessuali, la tratta, i matrimoni precoci, le punizioni corporali, il lavoro minorile, la mancata registrazione delle nascite, la pratica delle mutilazioni genitali femminili e gli atti di violenza verso le donne all’interno del matrimonio.
Il rapporto offre una strategia per migliorare la protezione di bambini e degli adolescenti, individuando cinque attività che sono necessarie per rendere più sicuro l’ambiente che circonda i bambini:
– migliorare i sistemi di protezione dei bambini;
– promuovere il cambiamento sociale;
– rafforzare la tutela in caso di emergenze umanitarie;
– consolidare le partnership per avere un maggior impatto;
– raccogliere dati affidabili e utilizzarli per ottenere risultati concreti per i bambini.
Qualche esempio
INDONESIA, Progetto “contro la violenza” (2008-2010).
Sono tre milioni le donne e i bambini vittime ogni anno di violenze e abusi, con 100.000 bambini coinvolti nella tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e lavoro minorile.
L’UNICEF coopera con le autorità e le ONG locali per contrastare il fenomeno, prefiggendosi il raggiungimento di cinque obiettivi:
– Comprensione dei fenomeni di violenza e sfruttamento;
– Sviluppo di modelli comportamentali positivi;
– Partecipazione degli adolescenti;
– Assistenza e reinserimento delle vittime;
– Applicazione della legge.
ECUADOR, campagna mediatica “Open Your Eyes”, avente come obiettivo la tutela dei minori da abusi e sfruttamento sessuale e la formazione di reti di protezione per fornire assistenza ai bambini e adolescenti vittime degli stessi.
L’azione dell’UNICEF in Italia
L’UNICEF Italia ha dato ampia diffusione al Rapporto finale sullo Studio Globale delle Nazioni Unite sulla violenza del 2006 e, in base ad esso, ha individuato ulteriori priorità di azione che dovrebbero essere tenute in considerazione nella predisposizione di politiche per l’infanzia e l’adolescenza, declinandole nel documento “Un impegno per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” realizzato per la prima volta in occasione delle elezioni politiche del 2006 e rivolta a tutti i partiti politici, con l’obiettivo di promuovere misure legislative e politiche finalizzate a realizzare i diritti dei bambini e degli adolescenti.

L’UNICEF Italia è quotidianamente impegnato attraverso azioni di informazione, formazione e sensibilizzazione indirizzate sia ai minorenni che agli adulti, alle scuole, alle istituzioni, alle comunità locali, alle associazioni e a tutte le realtà che operano con e per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza al fine di diffondere i diritti sanciti nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e nei due Protocolli opzionali e parimenti i Commenti Generali e le Osservazioni conclusive del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia, organo di monitoraggio dello status di attuazione della CRC da parte degli Stati contraenti, che dunque sollecitano (anche) l’Italia, a precise azioni anche in tema di violenza sui bambini e sugli adolescenti.
Tra le iniziative di formazione professionale su questa tematica, che l’UNICEF Italia ha condotto o cui ha collaborato, citiamo:
– la formazione professionale degli agenti della Polizia di Stato: grazie al Protocollo di intesa stipulato con la Polizia di Stato, dal 2005 offre la sua collaborazione didattica nell’ambito dei corsi di formazione degli operatori della Polizia di Stato, sul tema delle strategie di prevenzione dei comportamenti di maltrattamento, abuso e sfruttamento;
– la formazione dei bambini e degli adolescenti per un utilizzo sicuro e consapevole del web: l’UNICEF Italia si è affiancato al Servizio Postale e delle Comunicazioni nell’azione di contrasto al dilagare dei fenomeni di sfruttamento sessuale e di violenza su bambini e adolescenti attraverso l’uso di internet, patrocinando nel 2004 la ricerca dal titolo “Pollicino nella Rete: educare i minori ad una navigazione sicura in internet”;
– nel 2007, insieme a Sicuramente web, Microsoft Italia, Polizia di Stato e Polizia postale e delle Comunicazioni, ha avviato il progetto didattico “Missione Internet sicuro! con l’obiettivo di dare ai ragazzi di 1000 scuole secondarie di primo grado, insieme ai loro insegnanti e genitori, una informazione corretta e comprensibile sul web, sui rischi e sugli aspetti positivi che una navigazione comporta; nello steso anno, con gli stessi partner e insieme alla Presidenza del Consiglio del Comune di Roma Newsgeneration- Radio 1 e l’Assessorato alle politiche Educative e scolastiche del Comune di Roma, è stato avviato il progetto “ La scuola ricomincia navigando”, a sostegno della navigazione protetta dei minori sul web e della sicurezza informatica. Il progetto ha coinvolto le scuole secondarie di primo grado del Comune di Roma e di altre città italiane, coinvolgendo insegnanti e studenti in attività didattiche e ludiche per promuovere un uso consapevole della Rete.
Sul versante della sensibilizzazione e dell’azione di advocacy, in preparazione del Congresso di Rio, l’UNICEF Italia, in collaborazione con ECPAT Italia, ha organizzato nell’ ottobre 2008 il Seminario di Studi “Verso il III Congresso mondiale sullo sfruttamento sessuale dei bambini e degli adolescenti” e negli anni successivi ha continuato a diffonderne e monitorarne gli esiti e le azioni necessarie a combattere il fenomeno sia nel proprio ruolo di esperto indipendente all’interno di organi istituzionali (quali l’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza ed il Comitato interministeriale per i Diritti Umani incaricati rispettivamente della redazione periodica del Piano Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e dei Rapporti governativi sullo status di attuazione dei Trattati ONU sui diritti umani ratificati dall’Italia) sia nel lavoro svolto in seno alle diverse Reti di ONG di cui fa parte (le quali, tra i compiti svolti, redigono Rapporti alternativi rispetto a quelli governativi in merito allo status di applicazione in Italia delle dei Convenzioni ONU ratificate dall’Italia, in primis la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza).

Tipologie di violenza sulle donne
La violenza sulle donne non è un problema individuale, non è una malattia, ma è il frutto del retaggio della cultura patriarcale che assegna all’uomo il potere all’interno della famiglia e della società. La violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione, per questo si dice che ha natura strutturale, ed è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini. Per tale motivo la violenza contro le donne tocca tutta la società indipendentemente dalla condizione economica, dal livello d’istruzione, dalla classe sociale e dalla cultura di appartenenza.
La violenza maschile sulle donne è una violazione dei diritti umani.
L’Italia nel 1985 ha ratificato la CEDAW, la Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, che impegna le Istituzioni ad adottare ogni misura adeguata a prevenire le violazioni dei diritti delle donne, proteggendole da ogni forma di discriminazione e violenza e punendo chi commette queste azioni.
Si definisce violenza maschile sulle donne la violenza che è diretta contro le donne in quanto donne, o che colpisce le donne in modo sproporzionato. Vi rientrano le azioni che procurano sofferenze o danni fisici, mentali o sessuali, nonché la minaccia di tali azioni, la coercizione e la privazione della libertà.
Un luogo comune molto diffuso sostiene che a commettere violenza sulle donne è quasi sempre uno sconosciuto per strada o fuori di casa: non è così!
La maggioranza delle violenze e degli abusi sulle donne è commessa da mariti, genitori, familiari, fidanzati, conviventi, ex partner, amici e persone conosciute dalla donna, in contesti domestici.
La violenza familiare è una delle più insidiose forme di violenza contro le donne. È diffusa in tutte le società. All’interno delle relazioni familiari le donne di tutte le età sono oggetto di violenze di ogni tipo, tra cui percosse, stupri e altre forme di violenza sessuale, violenza mentale e di altro tipo che sono tramandate da atteggiamenti di tipo tradizionale. La mancanza di indipendenza economica costringe molte donne a rimanere in relazioni violente. La rinuncia da parte degli uomini alle loro responsabilità nei confronti della famiglia può costituire una forma di violenza e di costrizione. Tali forme di violenza mettono in pericolo la salute delle donne e compromettono la loro possibilità di partecipare alla vita familiare e alla vita pubblica su una base di uguaglianza.
Violenza nei confronti delle donne
Una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata.
Violenza fisica
Esercizio di atti lesivi dell’integrità fisica della persona, dalle percosse alle lesioni all’omicidio.
ESEMPI: minacce, percosse, pizzicotti, spintoni, lesioni, sputi, morsi, calci, pugni, schiaffi, immobilizzazione, bruciature, strangolamento, privazione di cure mediche e/o del sonno, ecc.
Violenza sessuale
Ogni forma di imposizione e di coinvolgimento in attività sessuali non desiderate anche all’interno della coppia.
ESEMPI: richiesta di atti sessuali non voluti; aggressioni sessuali; stupro; esposizione; messa in ridicolo dei comportamenti sessuali della donna e delle sue reazioni; fare pressioni per l’utilizzo o la produzione di materiale pornografico; la costrizione a rapporti sessuali con o in presenza di altre persone; richiesta o imposizione di atti sessuali per mantenere il posto di lavoro o progredire nella carriera; gravidanza forzata; imposizione dell’aborto; obbligo di portare a termine la gravidanza; imposizione di rapporti sessuali non protetti; divieto di far ricorso alla contraccezione; mutilazioni e/o operazioni forzate agli organi genitali; “prova” di verginità; sterilizzazione forzata; prostituzione forzata; pressioni e ricatti per sottoporsi a rapporti sessuali non desiderati; ecc.

Violenza psicologica
Ogni mancanza di rispetto che offende e mortifica la dignità di una donna, che ne mina la fiducia personale, che ne limita le potenzialità, che la isola e la esclude.
Questa violenza è volta a svalutare la donna, a farle credere che è priva di valore. Si manifesta attraverso atteggiamenti che si insinuano gradualmente nella relazione e che non sono sempre facili da riconoscere come dannosi. La violenza psicologica accompagna sempre quella fisica, spesso la precede.
ESEMPI: insulti in privato e/o in pubblico; minacce verso la persona o i suoi cari (figli, famigliari, partner, amici, colleghi, animali domestici, ecc.); urla indirizzate contro la persona o i suoi cari (figli, famigliari, partner, amici, colleghi, animali domestici, ecc.); ricatti materiali o morali; comportamenti dispregiativi e denigratori sistematici (parole sprezzanti ed offensive umiliazioni, ridicolizzazioni, rimproveri, critiche avvilenti, continui confronti con altre donne o precedenti partner); controllo sulle azioni (controllo degli orari, delle spese, delle relazioni, delle scelte), sulle parole (correzione continua), sui pensieri; isolamento fisico e/o relazionale (esclusione dai contatti amicali e famigliari, esclusione dalla comunità di appartenenza); ostacoli a perseguire propri obiettivi e desideri (a che la persona prosegua o si cerchi un lavoro; a che abbia un figlio oppure decida di non averlo; a iniziare, proseguire o riprendere gli studi, ecc.); limitazione della libertà personale nei movimenti e spostamenti (obbligo di uscire di casa solo in certi orari, obbligo di non uscire sola, ecc.); tradimenti, inganni, menzogne che negano la realtà; gelosia patologica (dubbi costanti sulla fedeltà della donna; impedimento a o rimprovero per l’incontro con uomini al lavoro, per strada, in famiglia, tra amici); imposizione di un determinato abbigliamento; imposizione di determinati comportamenti pubblici e/o in privato; controllo maniacale della gestione della vita quotidiana; indifferenza alle richieste affettive; chiusura comunicativa persistente; rifiuto sistematico di svolgere lavoro domestico e/o educativo; sottrazione/danneggiamento volontario di oggetti o animali suoi o dei suoi cari; rifiuto di lasciare la casa coniugale; imposizione della bigamia-poligamia; sottrazione del passaporto, del permesso di soggiorno o di altri documenti necessari; obbligo/minaccia di tornare al paese d’origine; matrimonio precoce o forzato; minaccia di suicidio o autolesionismo da parte del partner; obbligo firma di dimissioni in bianco, ecc.
Violenza assistita intrafamiliare
Ogni atto di violenza (fisica, psicologica, sessuale, economica, stalking, culturale) agito su un membro della famiglia (nella maggior parte dei casi si tratta della madre che subisce violenza dal proprio marito/compagno) a cui un minore assiste direttamente o indirettamente. Gli effetti psicologici della violenza assistita possono essere molto gravi per i minori. Spesso manifestano gli stessi disturbi che affliggono la madre maltrattata: disturbi del sonno, dolori cronici, ansia, perdita della fiducia in sé e negli altri.
ESEMPI: bambini che assistono a maltrattamenti sulla madre ad opera del coniuge violento e spesso costretti a mantenere il segreto su ciò che succede in famiglia.

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