Basta donazioni di sangue dopo i 27 casi di Chikungunya

Salgono a 27 i casi di Chikungunya nel Lazio, più uno nel Modenese, e la sindaca, Virginia Raggi, fa retromarcia rispetto all’ordinanza firmata ad aprile. Prima dell’estate, infatti, la grillina di Roma aveva diramato un provvedimento che suonava più o meno così: guai a toccare le zanzare adulte, vietato fare disinfestazioni perché i prodotti sono tossici e chi utilizza nebulizzatori e insetticidi sarà multato anche in modo salato. Praticamente meglio essere punti che provare a schiacciare i fastidio – si insetti.

Nel testo Virginia ordinava una raffica di pulizie ai cittadini e ai soggetti pubblici e privati, nel periodo compreso tra aprile e dicembre 2017: dal mantenere in efficienza le grondaie per evitare ristagni, al sostituire di frequente l’acqua nei contenitori dei fiori nei cimiteri, evitare innaffiamenti continui nelle aree cortilizie, mantenere bene i tombini presenti nei giardini e, in particolare, imponeva «di effettuare i trattamenti contro le zanzare adulte nelle aree verdi di pertinenza solo in presenza di manifeste condizioni d’infestazione e comunque solo dopo idonei trattamenti preventivi, utilizzando prodotti autorizzati per la lotta alle zanzare e registrati presso il ministero della Salute, privi di solventi derivati dal petrolio».

Per i privati è ancora peggio perché, si legge, «potranno procedere al trattamento anti zanzara adulta» ammesso che ce ne sia davvero bisogno e dovranno comunicarlo, attraverso compilazione di un apposito modulo, alla direzione Promozione Tutela
Ambientale e Benessere degli Animali del Comune, con preavviso minimo di 7 giorni lavorativi prima dell’inizio del trattamento, allegando pure copia della fattura dell’intervento compiuto.
L’ordinanza mesi fa ha scatenato perfino una battaglia legale con 350 disinfestatori riuniti nell’associazione di categoria Anid, oltre alle ditte Ecologic System e Sogea, che, vedendosi colpiti e penalizzati nel proprio lavoro, hanno fatto ricorso al Tar e trascinato in tribunale il Campidoglio per le sue misure in difesa della zanzara. Il primo round in fase cautelare è andato alla Raggi, ma «la battaglia legale va avanti», spiega l’avvocato Carlo Contaldi La Grotteria dello studio AdLaw, che difende gli operatori del settore, e del resto gli ultimi avvenimenti di questi giorni sembrano andare nella direzione di un maggiore impegno per fermare la presenza dell’insetto portatore di virus.

Infatti martedì la sindaca M5S ha firmato un’altra ordinanza «per contrastare l’emergenza sanitaria dovuta ai casi sospetti e accertati di Chikungunya trasmessi dalla zanzara tigre». Il testo prevede degli interventi non solo sulle larve, ma anche sugli esemplari adulti sempre con «prodotti a bassissima tossicità, non irritanti e a bassa persistenza ambientale». Tradotto: la Raggi è corsa ai ripari visto solo nella città di Roma ci sono almeno 6 casi di contagio (altri si sono verificati ad Anzio e a Latina) ed è più importante la salute delle persone che la sopravvivenza degli insetti che trasmettono malanni, febbre e dolori in tutto il corpo.

L’emergenza nella Capitale ora è tale che il Centro Nazionale Sangue ha disposto il blocco delle donazioni nei territori coperti dalla Asl Roma 2, vale a dire le zone sud ed est della città che hanno oltre un milione di abitanti. Da dieci Regioni italiane (Calabria, Molise, Emilia Romagna, Sicilia, Liguria, Lombardia, Marche, provincia di Trento, Veneto e Toscana) sono arrivate per ora 849 sacche di sangue per sopperire al deficit, in una gara di solidarietà definita dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti un «bell’esempio di unità e generosità del Paese». Lo stesso governatore ha provato a spegnere gli allarmismi, ma il fatto che il Comune abbia ritardato la disinfestazione ha innescato l’ennesima polemica tra Campidoglio, Regione Lazio e ministero della Salute.
Finora i casi registrati non sarebbero gravi, ma non bisogna dimenticare che nel 2007 in Emilia c’è stato il primo morto italiano a causa del virus da Chikungunya: una persona anziana che era ricoverata nello stesso reparto dove c’era anche un migrante colpito dal virus trasmesso dalla zanzara tigre.

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