Ricarica smartphone addio! Ora basterà farlo 4 volte l’anno

Un concerto a cui assistere, un breve viaggio da realizzare, un’intera giornata fuori: esperienze che spesso si vivono con l’ansia da batteria scarica. Sarà quindi possibile ricaricare il nostro smartphonesolo 4 volte l’anno.

 Lo studio è stato pubblicato su Nature, e grazie al nuovo materialemagnetoelettrico e multiferroico i processori del telefono potrebbero funzionare utilizzando 100 voltemeno energia di quella attualmente impiegata.

Come si legge sul britannico Independent, si tratta di strati sottili di atomi che compongono una pellicola polarizzata, in grado di passare dal polo negativo a quello positivo con una piccola quantità di energia.

LO STUDIO – Gli scienziati hanno applicato questo principio alla trasmissione del codice binario con il quale operano i computer e ciò significa inviare e ricevere dati utilizzando solo una frazione dell’attuale elettricità necessaria.

Tutto questo chiaramente richiederà ancora sforzi importanti a livello di messa a punto dei nuovi sistemi ma è palese che nei prossimi anni risulterà facile riuscire a migliorare le tecnologie che riguardano proprio le batterie degli smartphone o dei nostri laptop che dunque potranno essere ricaricati solo poche volte in un anno ottenendo autonomie mai visto ad oggi. Si salva chi è sempre in giro con un caricatore (a patto di fermarsi a prendere un caffè in un bar per ricaricare il proprio dispositivo) e può decisamente dormire sonni tranquilli chi ha sempre a propria disposizione un power bank, specie se parecchio capiente (a discapito di un piccolo ingombro in più nelle proprie tasche). Ecco che da tempo si cerca di studiare alternative serie che permettano agli utenti di non dover preoccuparsi ogni ora quanta batteria è stata consumata e quanta ne rimane.

Nello specifico viene dichiarato come “i processori attualmente utilizzati sugli smartphone montano un sistema che richiede un costante flusso di energia, portando i dispositivi mobile a consumare 5% dell’energia globale”.

Per il momento con i caricabatterie tascabili non si rischia di essere abbandonati sul più bello dallo smartphone.

Uno dei principali limiti degli smartphone odierni è la durata relativamente scarsa della batteria. Agli utenti più incalliti, che vogliono sfruttarne il più possibile tutte le funzioni, capita di sovente di non arrivare a fine serata con la ricarica o comunque di dovere, da un certo punto della giornata in poi, moderare un po’ l’uso del telefono, proprio per non scaricare del tutto la batteria.

E anche gli utenti distratti, che magari ogni tanto si dimenticano  di mettere lo smartphone in carica la sera, potrebbero essere interessati a una soluzione che permetta di rimediare alla dimenticanza e allungare la durata della batteria. Nello scorso numero di Hi Test vi abbiamo spiegato come fare per consumare meno batteria; in queste pagine vi spieghiamo invece come allungarla: per mezzo di caricabatterie portatili.

Si tratta di sorgenti di energia tascabili: in generale, al loro interno si trova una batteria ricaricabile, che va dapprima caricata, in casa, come un qualsiasi apparecchio elettronico, collegandola alla presa nel muro oppure a un pc. Una volta carica (operazione piuttosto lunga: la media dei prodotti da noi testati ci impiega cinque ore), la si infila in borsa oppure in tasca e, qualora il telefono o il tablet entrassero “in riserva” la si può usare per fornirgli ulteriore energia. Tra quelli testati, un solo modello, Verbatim AA Power Pack 97931, è composto da un involucro che racchiude quattro normali batterie AA.

Capacità di carica
La capacità di carico rappresenta il dato più importante. Si misura in milliampere-ora (mAh) e indica quanta carica riuscirete a dare al vostro telefonino. Per esempio: supponiamo che la capacità di un caricatore sia uguale a 1.300 mAh. Se la batteria del vostro telefono ha una capacità di 2.600, questo significa che il caricatore riuscirà a fornirgli circa un 50% di carica aggiuntiva. Il valore dichiarato dai produttori, che si riferisce alla capacità

complessiva della batteria del caricatore, non è mai quello che realmente si riesce a fornire agli apparecchi ricaricati, perché per trasferire a energia dal caricatore a un apparecchio è necessaria una conversione del voltaggio (si passa da 3,7 Volt a 5), che porta con sé delle perdite. Effettuando le nostre prove, abbiamo verificato che la capacità di carica è in media il 65% della capacità complessiva dichiarata dal produttore.

Freddo e caldo
Un altro dato che emerge dalle nostre misurazioni è che al freddo la capacità di questi caricatori diminuisce ulteriormente: a -10 gradi centigradi queste batterie forniscono agli apparecchi da ricaricare in media il 70% circa della carica che riescono a fornire a temperature normali (cioè circa metà della capacità dichiarata). Vale la pena notare che il freddo intenso è un nemico delle batterie in generale, non solo di questi ricaricatori: a -10 °C, per esempio, un iPhone non può proprio essere ricaricato. Tenetene conto quando vi capita di essere in aree molto fredde, ad esempio in montagna d’inverno, e cercate di tenere le batterie al caldo: meglio in tasca, vicino al calore del corpo, che al freddo in una borsa o all’interno di uno zaino. Abbiamo misurato la capacità anche a 40 °C, ma in questo caso le cose sono ben diverse: la maggior parte delle batterie mantiene una capacità simile a quella a temperature normali e alcune addirittura la incrementano un po’.

Compatibilità
La quantità di energia che un ricaricatore può trasmettere a un apparecchio non è fissa, ma dipende sia dalla batteria stessa che dai circuiti interni all’apparecchio che si vuole ricaricare. Per questo abbiamo effettuato numerose prove di compatibilità con svariati apparecchi: iPhone 5 e 5S, Samsung Galaxy S3 e Galaxy Mega, Nokia Lumia, HTC desire, Blackberry, iPad e Kindle Fire.

I risultati sono riassunti nella tabella di pag. 21: nei modelli migliori la corrente fornita è in linea con quella che può fornire un normale caricatore da rete elettrica. I modelli che ottengono un giudizio medio riescono invece a fornire meno corrente e dunque ci mettono di più a ricaricare gli stessi apparecchi. Solo in un caso un caricatore non è riuscito affatto a ricaricare un apparecchio: si tratta di Mophie Powerstation mini alle prese con l’iPad.

E una seconda batteria?
Per i telefoni per cui è possibile rimuovere la batteria, un’alternativa ai ricaricatori potrebbe essere l’acquisto di una batteria di ricambio. Il costo è all’incirca lo stesso, il vantaggio è che il telefono resta “normale”, cioè lo si utilizza così com’è, senza aggeggi esterni da attaccare.
Lo svantaggio è che la batteria di ricambio andrà bene solamente per quello specifico telefono (mentre i ricaricatori sono in genere universali) ed è anche più scomoda da ricaricare, dovendo inserirla nel telefono, alternandola con l’altra batteria.

Smartphone caricato 4 volte all’anno. SMARTPHONE BATTERIE LA SVOLTA

Smartphone si caricheranno solo 4 volte all’anno. Una grande evoluzione delle batterie che cambierà la vita dei vostri telefonini.

Smartphone caricato 4 volte all’anno. SMARTPHONE BATTERIE LA SVOLTA – Come cambieranno le batterie

E’ uno dei più importanti problemi che ogni utente di smartphone incontra durante la propria quotidianità è senza dubbio quello della durata della batteria. Gli smartphone di oggi si scaricano facilmente. Sarà per la presenza di processori sempre più potenti, sarà per il diverso utilizzo che ogni utente ne fa, sarà anche per le connessioni sempre più veloci e dunque anche sempre più energivore; di fatto le autonomie dei telefoni cellulari di questi ultimi anni a malapena riescono a raggiungere la fine della giornata. Ecco che da tempo si cerca di studiare alternative serie che permettano agli utenti di non dover preoccuparsi ogni ora quanta batteria è stata consumata e quanta ne rimane.

Smartphone caricato 4 volte all’anno. SMARTPHONE BATTERIE LA SVOLTA – Battery Life

In attesa di progettare le batterie che dovranno ricaricarsi poche volte l’anno, Kaspersky Lab lancia una nuova soluzione per gli utenti dei dispositivi Android: Battery Life. L’app gratuita è pensata per proteggere gli utenti mobile dalla spiacevole situazione di trovarsi con il cellulare scarico sempre nel momento meno opportuno. Secondo un’indagine, 9 persone su 10 provano un senso di panico quando la batteria del loro cellulare è quasi scarica.

Smartphone caricato 4 volte all’anno. SMARTPHONE BATTERIE LA SVOLTA – BATTERY LIFE, LA NUOVA APP PER AUMENTARE LA DURATA 

Non si tratta di una sorpresa, se si considera che gli utenti si dichiarano più turbati dalla mancanza dei loro compagni digitali che dall’assenza del proprio partner. Spesso avere il cellulare scarico non è solo una situazione spiacevole, ma potrebbe anche essere pericoloso, ad esempio durante un’emergenza o se l’utente si trova in un posto nuovo. Battery Life è progettata per risolvere questo problema una volta per tutte. La soluzione di Kaspersky Lab analizza tutte le applicazioni sul dispositivo dell’utente e identifica quelle che consumano maggiormente la batteria. Questo è particolarmente importante considerando che il 96% delle app sui dispositivi Android opera in background, anche se l’utente non le ha avviate. Battery Life permette di fermare questi ”divoratori di batteria” con un solo tocco, aumentando la durata della carica del dispositivo. Battery Life, inoltre, segnala all’utente se un’applicazione inizia ad utilizzare più energia del solito. Un’altra utile funzionalità di Battery Life è la sua capacità di calcolare il tempo rimanente prima che la batteria dello smartphone sia completamente esaurita. Questa informazione consente agli utenti di trovare rapidamente un modo per caricare il proprio smartphone, per non rimanere isolati quando potrebbero averne più bisogno. Allo stesso modo, durante la carica, Battery Life calcola il tempo necessario prima che la batteria sia completamente carica.

Smartphone caricato 4 volte all’anno. SMARTPHONE BATTERIE LA SVOLTA – La filosofia di battery life

”Il nostro approccio per proteggere gli utenti prevede la riduzione dei rischi digitali su tutti i fronti, non solamente nel campo delle cyber minacce. Per questo motivo abbiamo creato l’app Battery Life, che aiuta le persone a rimanere connesse. Tuttavia, ricordiamo agli utenti di fare attenzione alla sicurezza online ogni volta che sono connessi a internet e l’importanza di difendere la propria privacy da sguardi indiscreti, oltre a proteggere i propri dispositivi da perdita o furto. Per tutte queste preoccupazioni, offriamo soluzioni dedicate”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab. Kaspersky Battery Life pesa solo 15 MB e opera sulle piattaforme Android 4.1 – 6.0.1 in un numero limitato di lingue (italiano incluso). Per scaricare l’applicazione, cliccare su questo link. Informazioni su Kaspersky LabKaspersky Lab è un’azienda di sicurezza informatica a livello globale che nel 2017 celebra i suoi primi 20 anni di attività.

La profonda intelligence sulle minacce e l’expertise di Kaspersky Lab si trasformano costantemente in soluzioni di sicurezza e servizi per la protezione di aziende, infrastrutture critiche, enti governativi e utenti privati di tutto il mondo. Il portfolio completo di sicurezza dell’azienda include la miglior protezione degli endpoint e numerosi servizi e soluzioni di sicurezza specializzati per combattere le sofisticate minacce digitali in continua evoluzione. Più di 400 milioni di utenti sono protetti dalle tecnologie di Kaspersky Lab e aiutiamo 270.000 clienti aziendali a proteggere ciò che è per loro più importante.

L’utilizzo di litio attuale è stimato in 25.000 tonnellate all’anno. Questo materiale è usato nella fabbricazione di batterie per computer, smartphone e altri dispositivi elettronici portatili. Un’altra applicazione importante è il suo utilizzo per le batterie delle auto elettriche.

Oggi, la maggior parte del mercato di litio è destinato alla produzione di batterie agli ioni di litio, le quali hanno il triplo dell’energia di quelle al nichel/metallo e il doppio della potenza.

I giacimenti di litio si trovano in Bolivia, Argentina, Cile, Cina, Stati Uniti e Australia. Invece, la produzione di batterie al litio è concentrata in Asia (60% della produzione mondiale nel 2012), con il Giappone che fa da apripista.

Questo metallo si trova più frequentemente in combinazione con sali, compreso quello marino e i più grandi giacimenti mondiali si trovano nei laghi salati delle Ande sopra i 3.500m. Di quelli i due più importanti sono il lago di Atacama in Cile e il lago di Uyuni in Bolivia con un’estensione di 12.000 km2. La Bolivia infatti possiede circa il 50% delle riserve mondiali.

Dai loro giacimenti di carbonato di litio si estrae oltre l’85% delle risorse mondiali. Quindi nel futuro il Sudamerica potrebbe assumere un maggior peso nelle vicende globali. Nuovi mercati geo-strategici si stanno aprendo in Bolivia, Cile e Argentina. Ovunque si sta combattendo una guerra per il controllo delle risorse, fatta per il momento solamente da industria, finanza e diplomazia.

Questo ampio sviluppo delle batterie al litio pone anche altre domande. Che si fa con le batterie quando sono state utilizzate? Inquinano l’ambiente? Sono pericolose? I loro materiali possono essere riciclati e riutilizzati? Ci sono delle normative ambientali che regolano questa attività?

Applicazione delle batterie litio – ion

Il litio è presente in molti applicazioni: nel mondo portabile – ricaricabile (cellulari, computer, tablet ecc.), nel trasporto elettrico (bici elettriche, veicoli ibridi ed elettrici), in applicazione stazionarie (accumulo energetico nella industria, unità modulari per applicazione “off – grid”, fornitura di servizi accessori alla rete elettrica) e in altre settori (aeronautica, aerospaziale ecc.).

Utilizzo del litio per i veicoli

Le automobili elettriche rappresentano il futuro del trasporto privato secondo molti osservatori. Il rapporto “Electric and Plug-in Hybrid Vehicles Roadmap” secondo la IEA (International Energy Agency) ipotizza un rapido incremento.

Infatti, lo sviluppo delle auto elettriche dipenderà in gran parte dalle batterie al litio. Oggi, il consumo di litio per la produzione di batterie per le auto elettriche è in aumento (dal 8% in 2002 al 27% in 2012 della produzione totale). L’aumento della sua importanza nel mercato automobilistico e tecnologico fa prevedere che la sua domanda sarà in aumento.

Quindi, nuove batterie devono essere sviluppate a costi competitivi e dovranno essere ampliate le attività di ricerca correlate. Il progresso in questo senso è stato sensibile, con  l’arrivo sul mercato negli ultimi anni di batterie più compatte, efficienti e sopratutto più economiche.

Lo sviluppo delle auto elettriche consentirà di ridurre il consumo di petrolio e le emissioni di CO2 nel settore di trasporti nel 2030 – 2050, quindi i benefici ambientali saranno evidenti.

Tossicità e Impatto ambientale delle batterie

Tutte le tecnologie di batterie contengono più o meno componenti tossici. Ciò detto, le batterie litio – ion sono considerate più sostenibili da un punto di vista ambientale.

In relazione ai dati disponibili degli effetti che hanno vari tipi di batterie (Pb – acido, Ni -Cd, NiMH, Li – polimero, Li – ion, Ni – Zn) sulla salute a breve termine in caso di esposizione, sulla salute a lungo termino in caso di esposizione e sull’ambiente, quelli di litio – ion hanno un impatto minore. Il pericolo del litio è dovuto alla sua reattività con l’aria in quanto reagisce con l’ossigeno, generando prodotti tossici. Tuttavia, il litio non si trova in eccessiva quantità nelle batterie.

La sua pericolosità viene dall’elettrolita (miscela fra un solvente organico e un sale di litio), il quale è tossico e infiammabile.

Il solvente contiene LiPF6 (litio exafluorofosfato), LiClO4 (litio perclorato) e LiBF4 (litio tetrafluoroborato). Una esposizione a questo elettrolita nel breve periodo può causare effetti negativi sulla pelle, o all’intestino se ingerito. Tuttavia, ll solvente a contatto con l’aria si volatilizza.

Altri tipi di batterie come quelle al Pb – acido sono più pericolose. Il Pb è un elemento nocivo per la salute umana e si accumula nella natura. Invece il litio non è pericoloso per la flora e la fauna. Le piante l’assorbono facilmente e sono un indicatore della sua concentrazione nell’ambiente. E’ vero anche che un eccesso di concentrazione di litio nell’ambiente potrebbe essere altamente tossico.

Per valutare gli effetti di queste batterie e fare un confronto tra le loro differenti fasi di ciclo di vita si puo fare un Life Cycle Assesment (LCA) utilizzando un software come quello “eco indicator 99”, sviluppato per la Università di Brussels (progetto SUBAT) e così evidenziare la pericolosità da un punto di vista ambientale.

Questo tipo di programma tiene in conto la tossicità e la produzione di elementi o componenti dannosi e/o pericolosi per l’ambiente e per l’uomo durante l’intero ciclo di vita della batteria. Quando si considera il ciclo di vita di una batteria bisogna considerare: la estrazione, l’attività di trattamento (materiale e componenti), l’uso, il riciclaggio (batteria usata) e lo smaltimento finale.

I componenti ambientali fondamentali che devono essere presi in considerazione sono l’atmosfera, l’ambiente idrico, il suolo o sottosuolo, la vegetazione, fauna ed ecosistemi, il paesaggio e la salute umana.

Prendendo questi fattori in considerazione, il software dà un punteggio per ogni tecnologia. Si valuta così quanto il ciclo di vita di una batteria possa essere dannoso per l’uomo e per l’ambiente, considerando tutte le fase e tutti i fattori ambientali.

In un studio fatto alla Università di Padova si utilizza il software eco-indicator e si prende una tecnologia come riferimento (batteria al Pb, punteggio = 100). Nella presentazione dei risultati viene fatta una suddivisione tra produzione e riciclaggio, perdite di energia dovute al peso della batteria, perdite di energia dovute all’inefficienza.

Da un punto di vista ambientale sembra che le batterie Li – ion siano migliori di quelle al Pb utilizzate in tante applicazioni.
Tuttavia, la dispersione nell’ambiente di milioni di batterie di litio – ion ogni anno ha spinto gli scienziati a proporre politiche di governo più forti per incoraggiare il recupero, il riciclo e il riutilizzo dei materiali delle batterie, secondo il principio “recovery – recycle and reuse”.
Riciclaggio dei materiali delle batterie
Si stima che l’Unione Europea (UE) produca circa 160.000 tonnellate di batterie esaurite all’anno. Oltre a costituire una significativa fonte di rifiuti, queste batterie contribuiscono al consumo di importanti quantità di risorse e metalli.
Oggi, quando si parla di batterie esaurite, si deve ricordare che sono batterie collegate ai diversi settori:
• Le piccole batterie portatile (cellulari, computer ecc).
• Le batterie dei veicoli (ibridi ed elettrici)
• Le batterie industriali.
Per ogni tipo di batteria la situazione di raccolta e trattamento è diversa.
Regolamentazione europea
La legislazione, gli standard del settore e le guide industriali dicono come gestire i rifiuti delle pile e accumulatori. Per esempio, nel settore automobilistico esiste una entità, EUROBAT, che è la voce unitaria del settore europeo delle batterie automotive e industriali nelle discussioni regolatorie, che coinvolgono l’industria, le istituzioni europee e i Governi Nazionali.
Riguardo alla legislazione generale, nel 2006 è entrata in vigore la Direttiva Batterie Europea (Directive 2006/66/EC) che indica obiettivi da raggiungere riguardo al riciclo delle batterie ed è particolarmente restrittiva verso le batterie al piombo e cadmio.

Questa direttiva vieta l’immissione sul mercato delle batterie di mercurio o cadmio in quantità superiori ad una soglia prestabilita. Si promuove un livello elevato di raccolta e di riciclo di rifiuti di pile ed accumulatori, e una migliore prestazione ambientale di tutti gli operatori coinvolti nel ciclo di vita di pile e accumulatori.
Gli Stati membri devono adottare le necessarie misure per promuovere e ottimizzare la raccolta differenziata dei rifiuti di pile e accumulatori, evitando così che questi siano smaltiti come rifiuti urbani misti. I tassi di raccolta devono raggiungere il 45 % entro il 26 settembre 2016. Oggi, l’Italia arriva a un 30% scarso di raccolta.
Il riciclo dei materiali contenuti nelle pile e negli accumulatori doveva avere raggiunto, entro settembre 2011, almeno il 65 % del peso medio di pile e accumulatori al piombo/acido, e doveva essere raggiunto il massimo riciclaggio del contenuto di piombo tecnicamente possibile; almeno il 75 % del peso medio di pile e accumulatori al nichel- cadmio e massimo riciclaggio del contenuto di cadmio tecnicamente possibile; almeno il 50 % del peso medio degli altri rifiuti di pile e accumulatori.
Nel caso in cui non fosse disponibile un mercato finale valido o nel caso in cui una valutazione dettagliata dell’impatto ambientale, economico e sociale, dimostrasse che il riciclaggio non è la soluzione migliore, gli Stati sono autorizzati a destinare a discariche o a depositi sotterranei questi rifiuti raccolti, contenenti cadmio, mercurio o piombo. Tuttavia, è vietato lo smaltimento in discarica o mediante incenerimento dei rifiuti delle pile e degli accumulatori industriali e per autoveicoli; solo i loro residui che siano stati sottoposti sia a trattamento sia a riciclaggio possono essere smaltiti in discarica o mediante incenerimento.
La Unione Europea ha introdotto la nuova direttiva sulle batterie, la Direttiva 2008/103/CE, la quale modifica la direttiva precedente.
Gli Stati membri hanno messo in vigore le disposizione legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla nuova Direttiva. Oggi, i produttori sono responsabili diretti del trattamento delle batterie esaurite.
Situazione in Italia
In Italia nel 2011 è stato approvato un decreto in accordo alla Direttiva che disciplina sul mercato l’immissione delle pile e degli accumulatori, nonché la loro gestione (raccolta, trattamento, riciclo e smaltimento) a fine vita, al fine di promuoverne un elevato livello di raccolta e di riciclaggio. Viene specifica anche la responsabilità dei produttori di pile e di accumulatori. Infatti sono i produttori che gestiscono i relativi costi dei sistemi di raccolta separati di pile ed accumulatori.
Tuttavia, c’è una chiara differenza tra gli obiettivi regolatori Europei e la situazione reale di raccolta e trattamento di questi rifiuti. La prima questione da considerare è la quantità di Sistemi che sono coinvolti nella raccolta delle batterie in Italia, 19 Sistemi (16 collettivi, dove si associano diversi produttori, e 3 individuali composti da un unico produttore) che sono consorziati nel CDCNPA (Centro di coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori).
In Europa, invece, sono presenti solamente tre-quattro grandi soggetti.
Questo incide non poco riguardo alla gestione dei rifiuti che si fa nello Stato italiano, poiché non vi è un sistema unico ma molto diversificato.

Infatti i Sistemi di Raccolta possono occuparsi della gestione di entrambe le macro categorie di pile e accumulatori o, alternativamente, dedicarsi esclusivamente alla gestione delle pile e accumulatori portatili o degli accumulatori industriali e per veicoli.
Oggi in Italia il Pb si recupera intorno al 90 – 95%. Quindi si può affermare che si fa un “closed loop”. Invece, non esistono impianti per il trattamento degli altri tipi di batterie. Ci sono due aziende nel Nord-Italia (Sebal e SIAE), che fanno una cernita delle varie tipologie di pile, e possono trattarne alcuni tipi specifici (alcaline ecc.), ma sono impianti di piccola taglia abbastanza sperimentali.
Dopo la loro classificazione, quelle pile e batterie che non possono essere trattate in quell’impianto, vengono inviate all’estero. Quindi le batterie tipo Ni – Cd (nichel – cadmio) e litio sono esportate. Aziende come SNAM (Società Nouvelle d’Affinage des Metaux), invece, possono trattare in forma efficiente batterie al Ni-Cd per esempio, ma ancora non à così chiara la situazione delle batterie di litio.
Infatti, la raccolta di piccole batterie al litio portatili (quelle di cellulari e altri dispositivi elettronici) à costosa e praticamente non si fa una differenziazione iniziale. Quindi alla fine non si recuperano i loro materiali. Inoltre si raccolgono poche batterie di questo tipo (circa il 5% di quelle esauste) sia perché la gente le tiene a casa o per altri motivi (per esempio, nuove batterie non ancora esaurite).
Oggi esiste una tecnologia sperimentale per il trattamento di batterie al litio a livello Europeo. Esistono alcune aziende che possono gestire e trattare queste batterie, di conseguenza gli Stati gestiscono il riciclo di queste batterie con quelle aziende. Tuttavia, non c’à ancora, al momento, un flusso costante di batterie e ci sono degli aspetti critici riguardo al loro trasporto. Per esempio, il litio metallico in contatto con l’aria diventa una miscela esplosiva, quindi il problema di come immagazzinare e trasportare queste batterie à diventato importante.
Inoltre, il mercato del litio à un mercato nuovo. Cinque anni fa si pensava ad una opportunità economica riguardo al recupero del Co (cobalto) ed altri materiali delle batterie esaurite di litio. Tuttavia, oggi non à così chiara la sua redditività. C’à questo problema di raccolta e anche alti costi collegati al trasporto delle batterie, dovuti alla sua pericolosità. Quindi l’aspettativa di alcuni anni fa, di un potenziale mercato del recupero del litio, à ancora in stand-by.
La realtà à che attualmente la maggior parte delle batterie li-ion non vengono riciclate perché non à economicamente giustificabile riciclare le piccole batterie utilizzate nei telefoni cellulari e computer portatili, quindi per lo più finiscono in discarica (spesso sono ancora presenti nel computer divenuto rifiuto, ecc.). Invece con quelle delle auto si fa un maggiore sforzo di recupero.
Secondo le stime correnti, nei prossimi anni questa tipologia potrebbe arrivare al 30% di tutte le batterie immesse sul mercato e la situazione potrebbe diventare diversa, ma ancora non ci sono grandi flussi di queste batterie esaurite e recuperare i loro materiali non ha senso da un punto di vista economico.
La principale tecnologia per trattare questi tipi di batterie à un processo piro-metallurgico in cui i materiali vengono recuperati in un forno ad alta temperatura. Oggi, non esiste nessun impianto che opera per 24h continuative con un flusso di batterie al litio, e quando si fa il recupero è sempre suddiviso in lotti. La tecnologia idrometallurgica, dove i materiali sono recuperati con metodi chimici acquosi, è più nuova e meno utilizzata. La differenza principale fra i due metodi è il loro obbiettivo. Il processo pirometallurgico ha lo scopo di recuperare metalli come il Co (cobalto) e Ni (nichel), invece l’idrometallurgico intende ricuperare il Li (litio).
Quindi, nel futuro, la redditività del processo di recupero in termini economici dipenderà dalle tendenze del mercato e dal prezzo del litio. Probabilmente, a lungo termine sarà più interessante economicamente recuperare il litio.
Spiegazione delle tecnologie
Come si è già detto le batterie hanno una composizione chimica complessa. Ogni tipo di batteria ha la sua propria formulazione e risposta alle esigenze del mercato, e le nuove batterie comportano una maggiore complessità e un valore più basso.
Riguardo alle batterie delle auto, attualmente la situazione di mercato è chiara. I veicoli elettrici ibridi sono i più venduti. Per questo c’è una maggiore necessità di riciclare batterie NiMH (Nichel metal idruri, utilizzate dalle macchine ibride). Quindi, il processo pirometallurgico oggi ha un vantaggio rispetto all’idrometallurgico.
a) Processo Pirometallurgico
Questo processo nasce per trattare le batterie NiMH (nichel metalli idruri) e quelli di Li-ion (Co) dei vari tipi di dispositivi elettronici e veicoli ibridi. Lo scopo del processo è recuperare il Co delle batterie di Li – ion e il nichel delle batterie di NiMH. Le percentuali di recupero sono elementi chiave per la fattibilità di questo processo.
Fasi di processo:
• Fusione e recupero di energia: la batteria viene introdotta in un forno. Si bruciano le
materiale plastiche, si fa evaporare l’elettrolita e si fanno fondere i metalli. Nel processo vi è anche un recupero di energia.
• Raffinazione e purificazione: questo è un processo idrometallurgico dove la lega (di
cobalto, nichel, cromo e ferro) è introdotta in H2SO4 (acido solforico). Dopo alcune fasi, si ottiene una soluzione di NiSO4 (solfato di nichel) e CoCl2 (cloruro di cobalto).
• Con il NiSO4 (solfato di nichel) si fa una estrazione con solvente per produrre
cristalli di NiSO4. Questi cristalli sono trasformati in Ni(OH)2 (idrossido di nichel) per la loro applicazione in nuove batterie. Si fa la purificazione della soluzione di CoCl2 (cloruro di cobalto).
• Ossidazione di cloruro di cobalto a ossido di cobalto: il CoCl2 (cloruro di cobalto) si
ossida in un forno. Nel processo si ottiene ossido di cobalto.
• Produzione di ossido di litio metallico per nuove batterie: dall’ossido di cobalto si ottiene LiCoO2 (litio cobalto ossido) per utilizzarlo in nuove batterie.

BATTERIE: COSÌ DURANO DI PIÙ
Esistono piccoli accorgimenti che possiamo prendere ogni giorni per allungare la vita delle batterie.
AL FRESCO
Quando telefono e tablet non vi servono, e restano spenti per un po’, lasciateli in un posto fresco
(non freddo). Le basse temperature hanno infatti il potere di rallentare il processo di
invecchiamento delle batterie, allungandone la durata.
LA DATA
Il passere del tempo conta. Quando possibile, cercate di controllare la data di produzione prima di
comprare un dispositivo o una batteria. Non acquistate vecchi stock, evitate telefoni e tablet che
sono stati in magazzino per più di un anno.
LA CARICA
Mettere in carica la batteria quando è al 15-20% e solo una volta al mese fatela scaricare del tutto
prima di collegare il caricatore. Se dovete metter via il dispositivo per un po’, meglio non lasciarlo a
piena carica: ideale una carica intermedia.
DA SPENTO
Uno dei dubbi più frequenti è se ricaricare lo smartphone da acceso danneggi la batteria.
Fortunatamente no, ma se volete ottenere il massimo della carica nel minor tempo possibile,
meglio ricaricarlo da spento. Lo stesso vale per i tablet.
IN AUTO
Il calore è il nemico numero uno delle batterie. Vi sconsigliamo di lasciare tablet e smartphone in
macchina nelle giornate calde. Non appoggiateli sul cruscotto e non lasciateli sul supporto da
parabrezza per evitare che la batteria si surriscaldi.
IL CARICATORE
Meglio usare il caricabatteria fornito insieme al dispositivo, compatibile con i valori di corrente
richiesti dalla batteria. Valori di corrente inferiori richiederanno tempi più lunghi per la ricarica,
valori superiori non rappresentano un problema.
USO INTENSO
Evitare di utilizzare in modo intenso i vostri dispositivi quando vi trovate in ambienti a temperature
elevate, per esempio giocare a lungo in spiaggia, sotto il sole. Si rischia il surriscaldamento, che
nuoce alla batteria.
CARICABATTERIA PORTATILE
Può essere utile acquistare una batteria esterna portatile (un caricabatteria portatile, in pratica), da
tenere con voi se prevedete che la carica di quella integrata possa non bastarv

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