Acque minerali contaminate da batterio Killer: confezioni e marca

Il Ministero della salute ha pubblicato il richiamo di otto lotti di acqua minerale prodotta da Fonte Cutolo Rionero in Vulture (Potenza) per la possibile presenza di Pseudomonas aeruginosa. Ad essere interessati dal richiamo sono esclusivamente i lotti numero LR7248C con scadenza 05-09-2018; LR7249C con scadenza 06-09-2018; LR7250C con scadenza 07-09-2018; LR7251C con scadenza 08-09-2018; LR7252C con scadenza 09-09-2018; LR7253C con scadenza 10-09-2018; LR7254C con scadenza 11-09-2018; LR7255C con scadenza 12-09-2018.

I lotti interessati dal richiamo sono stati distribuiti solo nel sud Italia, nelle regioni Campania, Puglia, Basilicata e Calabria.

“La decisione è stata presa a seguito dei campionamenti svolti dall’ASP Basilicata e dall’ARPAB, presso un serbatoio dello stabilimento di Atella (Potenza) – dichiara l’azienda a Il Fatto Alimentare – Come misura precauzionale a tutela della sicurezza dei propri consumatori la Società ha deciso di ritirare il prodotto finito confezionato dalla data di campionamento che ha evidenziato l’anomalia, fino alla data di comunicazione della non conformità”.

I consumatori sono invitati a riconsegnare il prodotto presso il negozio d’acquisto.

L’azienda produttrice ha precisato che  i lotti oggetto di ritiro sono stati distribuiti solo in Italia ed è “assolutamente estranea al richiamo di bottiglie di acqua minerale naturale proveniente dal territorio nazionale e distribuita presso altri Stati europei (Belgio)”.

INFEZIONI DA PSEUDOMONAS
Lo Pseudomonas aeruginosa, bacillo mobile gram -, è un patogeno opportunista che frequentemente provoca infezioni nosocomiali.

Gli Pseudomonas sono ubiquitari e preferiscono gli ambienti umidi. Nell’uomo la specie più comune è lo P. aeruginosa. Altre specie che talora possono provocare infezioni umane sono le seguenti: P. paucimobilis, P. putida, P. fluorescens e P. acidovorans. Lo P. aeruginosa si può ritrovare occasionalmente nelle regioni ascellare e anogenitale di una cute normale ma solo di rado nelle feci, a meno che non sia stata somministrata una terapia antibiotica. Il microrganismo è spesso un contaminante di lesioni popolate da microrganismi più virulenti, ma talvolta provoca infezione in tessuti esposti all’ambiente esterno. Le infezioni da Pseudomonas di solito si verificano negli ospedali, dove i microrganismi si ritrovano di frequente nei lavandini, nelle soluzioni antisettiche e nei recipienti per urine. Si può verificare la trasmissione ai pazienti da parte del personale sanitario sano, soprattutto nel caso degli ustionati e nei reparti di terapia intensiva neonatale. Altre specie,
precedentemente classificate come Pseudomonas, sono importanti patogeni nosocomiali, quali la Burkholderia cepacia e lo Stenotrophomonas maltophilia.
La maggior parte delle infezioni provocate dallo P. aeruginosa si verifica in pazienti ospedalizzati debilitati o immunocompromessi. Lo P. aeruginosa è la seconda causa più frequente di infezioni nei reparti di terapia intensiva e una frequente causa di polmoniti associate ai ventilatori. Oltre ad acquisire infezioni in ambito ospedaliero, i pazienti con infezione da HIV sono a rischio di acquisire in comunità infezioni da P. aeruginosa e spesso, quando contraggono l’infezione, presentano segni di infezione da HIV avanzata.
Le infezioni da Pseudomonas possono presentarsi in molte sedi anatomiche come cute, tessuti sottocutanei, ossa, orecchie, occhi, tratto urinario e valvole cardiache. La sede varia a seconda della porta d’ingresso e della vulnerabilità del paziente. Negli ustionati la regione al di sotto dell’escara si può infiltrare in modo abbondante con i microrganismi e servire da focolaio per una successiva batteriemia, rappresentando una complicanza delle ustioni spesso letale. Una batteriemia senza un focolaio urinario evidenziabile, soprattutto se dovuta a specie di Pseudomonas diverse dallo P. aeruginosa, deve far pensare alla possibilità di un’avvenuta contaminazione EV dei liquidi, dei farmaci o degli antisettici usati per l’applicazione di cateteri EV. Nei pazienti con infezione da HIV, lo Pseudomonas determina più frequentemente polmonite o sinusite.

Sintomi e segni
Il quadro clinico dipende dalla sede interessata. Nei pazienti ricoverati in ospedale si può verificare un’infezione polmonare associata a intubazione endotracheale, tracheotomia o
trattamento RPPI quando lo Pseudomonas si sia unito ad altri bacilli gram – a colonizzare l’orofaringe. La bronchite da Pseudomonas è frequente nel decorso tardivo della fibrosi cistica; i germi isolati presentano una caratteristica morfologia mucoide delle colonie.
L’isolamento dello Pseudomonas nel sangue è frequente nelle ustioni e nei pazienti con tumori maligni. La presentazione clinica è quella di una sepsi da gram -, talvolta con l’aggiunta di ecthyma gangrenosum, caratterizzato da aree nero-violacee, di circa 1 cm di diametro, con centro ulcerato ed eritema circostante che generalmente si rinviene nelle zone ascellari o anogenitali.
Lo Pseudomonas è causa frequente di IVU, specialmente in pazienti sottoposti a manipolazioni urologiche, affetti da uropatie ostruttive o che abbiano ricevuto antibiotici ad ampio spettro. La forma più frequente di infezione auricolare dovuta allo Pseudomonas è l’otite esterna con secrezione purulenta che si riscontra spesso nei climi tropicali. Una forma più grave, chiamata otite esterna maligna, può svilupparsi nei diabetici; si manifesta con un dolore acuto all’orecchio, spesso con paralisi unilaterale del nervo cranico e richiede una terapia parenterale. Un interessamento dell’occhio da parte dello Pseudomonas spesso si presenta come un’ulcerazione corneale conseguente a traumi, ma in alcuni casi la contaminazione si ha anche a partire da lenti a contatto o dai liquidi utilizzati per il loro uso.Il microrganismo può essere rinvenuto in fistole secernenti, specie dopo traumi o ferite da punta profonde ai piedi. Il liquido di drenaggio spesso ha un dolce odore di frutta. Molte di queste ferite da punta esitano in cellulite e osteomielite da P. aeruginosa e possono richiedere, in aggiunta agli antibiotici, una tempestiva toletta chirurgica. Di rado lo Pseudomonas provoca endocardite: ciò avviene su protesi valvolari oppure nei pazienti che abbiano subito un intervento chirurgico a cuore aperto o anche sulle valvole naturali in chi fa uso di droghe EV. L’endocardite destra può essere curata con terapia medica, ma se l’infezione interessa la mitrale, le valvole aortiche o valvole protesiche, si dovrà spesso procedere all’asportazione della valvola infetta.

Terapia
Quando l’infezione è localizzata ed esterna, è efficace un trattamento con irrigazioni di acido acetico all’1% o con agenti topici, come polimixina B o colistina. Il tessuto necrotico deve essere eliminato e gli ascessi drenati. Quando invece è necessaria terapia parenterale la tobramicina o la gentamicina sono in grado di curare la maggior parte delle specie di Pseudomonas.. Il dosaggio va anche ridotto in caso di insufficienza renale. Nella terapia di infezioni da Pseudomonas che presentino resistenza enzimatica alla tobramicina e alla gentamicina si dovrà usare l’amikacina. Molti esperti raccomandano di trattare le infezioni gravi da Pseudomonas con un aminoglicoside associato a un antibiotico b-lattamico. Diverse penicilline, tra cui ticarcillina, piperacillina, mezlocillina e azlocillina, sono efficaci nei confronti dello Pseudomonas. Altri farmaci dotati di un’eccellente attività sono il ceftazidime, il cefepime, l’aztreonam, l’imipenem, il meropenem e la ciprofloxacina.
Nelle infezioni sistemiche, o nei pazienti granulocitopenici, a una delle penicilline efficaci si dovrà associare un aminoglicoside attivo contro lo Pseudomonas. Nei pazienti neutropenici, con funzionalità renale al limite, sono ugualmente adeguate combinazioni terapeutiche senza aminoglicosidi, quali doppio b-lattamico o un b- lattamico insieme a un fluorochinolonico. Le IVU possono essere trattate con indanil-carbenecillina PO o con ciprofloxacina o altri fluorochinolonici. Tuttavia, i fluorochinolonici non devono essere somministrati ai bambini per via dei potenziali effetti sulla cartilagine. Quando vengono utilizzati due farmaci antipseudomonas, durante il trattamento è più rara la comparsa di ceppi resistenti.

Pseudomonas aeruginosa è un batterò Gram- negativo, aerobio, filiforme, appartenente alla famiglia delle Pseudomonacee. La famiglia include anche le Xanthomonas che assieme alle Pseudomonas formano il gruppo di batteri conosciuti con lo stesso nome di Pseudomonas. Questi batteri risiedono comunemente in acqua e terreno e si trovano regolarmente sia sulla superficie delle piante che sugli animali. Le Pseudomonas sono meglio conosciute ai microbiologi come patogeni delle piante piuttosto che degli animali, tuttavia tre specie di Pseudomonas sono patogene anche per gli uomini.

La P. aeruginosa è l’archetipo del patogeno opportunistico per l’essere umano. Il batterio non è quasi mai in grado di infettare un tessuto sano, tuttavia non esiste pressoché alcun tessuto che non sia in grado di infettare se le sue difese siano state, in qualche modo, compromesse. P. aeruginosa provoca infezioni del tratto urinario, infezioni dell’apparato respiratorio, dermatiti, infezioni ai tessuti molli, batteriemia (contaminazione batterica del flusso sanguigno) ed una lunga serie di infezioni sistemiche (che interessano tutto il corpo) particolarmente nei pazienti con gravi ustioni ed in quelli affetti da immuno-soppressione causata da AIDS o da cancro.
La P. mallei provoca nei cavalli la malattia conosciuta come cimurro (un’infezione polmonare) e l’infezione può essere trasmessa agli esseri umani. La P. pseudomallei è il patogeno della melioidosi, un’infezione tropicale spesso fatale che attacca uomini ed altri mammiferi. È anche un patogeno opportunistico che si contrae con la contaminazione delle ferite con fango o terreno.
In natura, il batterio della P. può essere trovato sia racchiuso in biofilm, fissato a superfici o substrati, sia come singola cellula particolarmente attiva, mobile e veloce come nessun’altra in acqua.
Pseudomonas aeruginosa possiede un’alta versatilità metabolica (caratteristica per la quale le Pseudomonas sono famose). Si può riprodurre in più di trenta composti organici senza specifiche esigenze. Spesso è stato osservato uno sviluppo di Pseudomonas anche in acqua distillata, ciò evidenzia la minima necessità di elementi nutrizionali. La temperatura ideale di crescita è di 37° C ma si può sviluppare fino a 42° C. La sua tolleranza rispetto ad un vasto spettro di condizioni fisiche, compresa la temperatura, contribuiscono al suo successo come patogeno opportunistico.
La P. aeruginosa è nota per la sua resistenza agli antibiotici data all’effetto barriera determinato dalla sua membrana esterna, ed è per questo un patogeno particolarmente pericoloso. Il batterio tende inoltre a colonizzare le superfici con un biofilm rendendo in tal modo le cellule resistenti alle dosi terapeutiche degli antibiotici. Vivendo in natura nel terreno ha inoltre sviluppato una resistenza a vari antibiotici di origine naturale (es. quelli prodotti dalle muffe). Solo pochi antibiotici sono efficaci contro la Pseudomonas aeruginosa, compreso il fluoroquinolo, il gentamicin e l’imipenem, e talvolta nemmeno questi antibiotici sono efficaci con tutti i ceppi. Talora la P. aeruginosa è presente come parte della normale flora batterica umana, sebbene la colonizzazione di individui sani al di fuori dell’ambiente ospedaliero sia relativamente bassa. Nonostante la colonizzazione preceda solitamente l’infezione da P. aeruginosa, l’esatta origine e le modalità di trasmissione del patogeno spesso non sono chiare a causa della sua ubiquitaria presenza nell’ambiente. P. aeruginosa è innanzitutto un patogeno nosocomiale (intendendo con ciò un’infezione contratta nell’ambiente ospedaliero). Secondo i CDC di Atlanta (i Centri per il Controllo e la Prevenzione dalle Infezioni degli Stati Uniti) l’incidenza generale delle infezioni da P. aeruginosa negli ospedali statunitensi è intorno allo 0,4% (4 ogni 1000 dimessi); si tratta del quarto batterio maggiormente isolato tra i patogeni nosocomiali, nonché causa di circa il 10 % di tutte le infezioni contratte in ospedale. P. aeruginosa produce due tossine proteiche extracellulari, Exoenyme S e Exotoxin A. in conclusione, data la sua vasta presenza ambientale e l’alta resistenza agli antibiotici, un’efficace disinfezione di superfici e strumenti è pratica essenziale per assicurare il contenimento dell’incidenza delle infezioni nosocomiali.

ACQUE MINERALI: CONSUMI E COMMERCI

L’acqua minerale è un tipo di acqua sorgiva, solitamente commercializzato in bottiglia.
Secondo il D.L. 25/01/92 n. 105 le acque minerali sono: “acque che, avendo origine da una falda e da un giacimento sotterraneo provengono da una sorgente o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche
igieniche particolari e proprietà favorevoli alla salute (…..) Si distinguono
dalle ordinarie acque potabili per la loro purezza originaria e la loro conservazione, per il tenore in minerali, oligoelementi e/o altri costituenti e i
loro effetti (…..). Sono vietati i trattamenti di potabilizzazione, l’aggiunta di
sostanze battericide o batteriostatiche e qualunque trattamento suscettibile di modificare il microbismo dell’acqua minerale naturale”.
Le “acque invece destinate al consumo umano” secondo il D.Lgs. 31/2001 sono “le acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la preparazione di cibi e bevande o usi domestici, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, mediante cisterne, in bottiglie o in contenitori..
Acqua minerale: la storia
Il “De aere, aquae et locis” di Ippocrate fu, probabilmente, il più antico libro sull’argomento, dove si discute delle particolari proprietà delle varie acque.
Galeno invece parla delle virtù delle acque minerali nel “De sanitate”. Celso raccomanda il bagno caldo nelle affezioni del colon, nelle febbri, nelle coliche di fegato. Plinio il Vecchio classificò le acque minerali in diverse categorie attribuendo a ciascuna di esse un diverso potere medicamentoso.
Nel Medioevo si osserva un iniziale abbandono legato essenzialmente a motivi religiosi: il Cristianesimo vedeva in genere come sconvenienti le pratiche igieniche, avversate pure da alcuni Padri della Chiesa; vi fu però successivamente una riscoperta delle proprietà curative delle acque termali che proseguì per tutto il Rinascimento.
Illustre paziente delle terme di Fiuggi fu Michelangelo, affetto (e guarito) dal “mal della pietra”.
E’ conseguente a questi precedenti storici la particolare cultura e la particolare sensibilità’ esistente in Italia sulle problematiche delle acque minerali, problematiche che in altre nazioni non sono avvertite o non lo sono state abbastanza da giustificare ricerche, studi o legislazioni particolari nel settore.
L’idrologia medica si basa essenzialmente su basi empiriche, ma si tratta di un empirismo che pone le sue basi in millenni di osservazione. L’azione biologica delle varie acque su alcune funzioni organiche è certamente indiscutibile. Negli ultimi due secoli sono aumentati, pur rimanendo circoscritti essenzialmente all’Italia, gli studi tendenti a fornire una base scientifica alle osservazioni cliniche empiriche. Dal 1800 inoltre vengono monitorate sistematicamente le composizioni chimico-fisiche delle fonti più importanti.
Classificazione
• Parametri chimici
Le acque possono essere classificate in base a:
Contenuto salino:
• minimamente mineralizzate: il residuo fisso a 180°C è inferiore a 50 mg/l.
• oligominerali (o leggermente mineralizzate): il residuo fisso è compreso tra 50 e 500 mg/l.
• minerali (ricche di sali minerali): il residuo fisso è superiore a 1500 mg/l.

L’alto contenuto di sali in queste ultime acque (minerali propriamente dette) fa sì che siano indicate di solito per particolari trattamenti specifici da farsi solitamente dietro controllo medico.
Temperatura
• Fredde (Temperatura inferiore ai 20°);
• Ipotermali (Temperatura compresa tra 20°-30°);
• Omeotermali (30°-40°); Ipertermali (superiori a 40°).

Pressione osmotica
o in base alla concentrazione salina valutata sulla presenza dell’anione preponderante:
• Bicarbonate se prevale il bicarbonato.
• Clorurate se prevale il cloruro.
• Solfate se prevale il solfato
• Sulfuree se prevale il sulfidrile
Può essere valutato anche il catione più rappresentato di tipo alcalino o alcalino terroso per cui possono esserci acque aniono-alcaline e alcalino- terrose ecc…
• Parametri microbiologici
I controlli microbiologici eseguiti dagli organi sanitari competenti su campioni prelevati presso le captazioni, le linee di imbottigliamento, ai depositi (sia dello stabilimento che della distribuzione) ed ai punti di vendita prevedono la determinazione dei parametri indicati negli articoli 9 e 10 del D.M. 542/92 e nella circolare del Ministero della Sanità n. 17 del 13.09.91 . In quest’ultima, come nel D.M. 13.01.1993, sono riportati in dettaglio le modalità di prelievo e le metodiche da impiegare nella determinazione dei parametri.
Le Aziende produttrici nell’ambito delle procedure di autocontrollo igienico della produzione ricercano solitamente tutti i parametri nei campioni prelevati alla captazione, mentre all’uscita della catena d’imbottigliamento e su almeno due punti dell’impianto sono testati con maggiore frequenza: carica batterica totale, Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa e Coliformi.
All’acqua minerale si richiede, dunque, l’assenza dei Coliformi, Streptococchi fecali, Spore di Clostridi solfito-riduttori, Pseudomonas aeruginosa e Staphylococcus aureus mentre per la carica microbica, costituita da batteri innocui, autoctoni, saprofiti, caratterizzanti (Alcaligenes, Flavobacterium, Xanthomonas, Chromobacterium, ecc.) sono riportati valori indicativi di riferimento, ma non limiti di concentrazione distinti alla captazione, dopo l’imbottigliamento e durante la fase di commercializzazione. Anche se una carica batterica elevata non causa problemi diretti alla salute, può tuttavia, per la produzione di sostanze indesiderate (metaboliti), conferire all’acqua odori e sapori sgradevoli. E’ dunque importante avere una carica iniziale molto bassa e monitorarla nel tempo, mediante indagini analitiche continue, atte a registrare gli eventuali cambiamenti verificatisi.
Effetti sulla salute umana
• Effetti benefici
Le acque clorosodiche o salse: risulterebbe un’azione prevalente sulle vie biliari e sul fegato, con effetto idrocoleretico lento e protratto di tipo fisiologico. Aumenterebbe anche l’escrezione di colesterolo e di acidi biliari. E’ stata riscontrata un’attivazione di alcuni sistemi enzimatici con un miglioramento della funzionalità dell’epatocita.
Le acque bicarbonate avrebbero prevalentemente un’azione a carico del fegato e delle vie biliari e sembrano attivare la funzione epatica con mutamento dell’assetto enzimatico cellulare. Agiscono sulla coleresi con un aumento della secrezione biliare, di colesterolo e acidi biliari.
Le acque salso-bromo-iodiche avrebbero azione coleretica sulle vie biliari e riducono l’assorbimento intestinale di colesterolo.
Le acque salso-solfato-alcaline (Montecatini) avrebbero un’azione colagoga, coleretica e colecistocinetica, ed eserciterebbero un’azione equilibratrice sulle funzioni secretorie, colitiche e peptiche. Sono controindicate negli ipertesi per l’elevato contenuto di sodio; sono indicate nel diabete associato a turbe del metabolismo lipidico.
Le acque bicarbonato-solfato-alcaline e alcalino-terrose (Chianciano, Ischia, San Pellegrino ecc.) agirebbero sulla motilità e sulla secrezione dello stomaco e dell’intestino, possiedono una spiccata azione coleretica, colagoga e colecistocinetica con effetti lassativi, anticolecistici e antispastici. Favoriscono l’azione epatica e biliare.
Le acque sulfuree (Salsomaggiore, Telese, Castellamare di Stabia, Sirmione) esplicherebbero la loro azione in rapporto alla quantità di zolfo e sembra che svolgano effetti normalizzatori sulla glicemia e sul ricambio glicidico, con meccanismo sconosciuto. Si è ipotizzato un aumento del glutatione ridotto e quindi una difesa delle cellule contro lo stress ossidativo.

Le acque oligominerali (Fiuggi) sarebbero rapidamente assorbite dal tubo digerente e rapidamente eliminate attraverso i reni provocando un aumento della diuresi. Aumentano l’eliminazione quindi delle scorie azotate (azoto e acido urico) e esplicano un’azione di lavaggio e di decongestione delle vie urinarie. Gli effetti durano a lungo anche dopo la sospensione della terapia. Una delle principali indicazioni è la calcolosi urinaria nonché diatesi urica e ossalica. Sono controindicate nelle glomerulonefriti croniche e nella glomerulonefrosi, nella insufficienza renale grave, nella cirrosi epatica scitica e nell’insufficienza cardiaca.
• Effetti negativi
A queste indicazioni “ufficiali” si aggiungono, purtroppo, tutta una serie di “pseudoindicazioni” caldeggiate dai mass-media e dalle Societa’ commerciali ma prive di ogni validità, neppure presunta: è ovvio ad esempio che tali acque non aiutano affatto a dimagrire…
L’acqua più adatta per la maggioranza dei soggetti è quella ricca di calcio e di sali, con qualche avvertenza:
Il ferro dovrebbe essere inferiore a 1 mg/l., tranne casi particolari.
I solfati dovrebbero restare sotto i 50 mg./l, a meno che si voglia un particolare effetto terapeutico.
II fluoro non deve superare 1,7 mg/l. Il magnesio manifesta effetti lassativi sopra i 50 mg.
Il sodio dovrebbe attestarsi intorno ai 20 mg./l
Nitrati, nitriti, ammoniaca, piombo, cadmio: indicano la presenza di sostanze inquinanti nell’ acqua. Sono tollerati entro certi valori, ma sarebbe meglio che non fossero presenti.
Gli effetti negativi sono riconducibili anche al tipo di materiale impiegato per l’imbottigliamento. Infatti fino agli anni ottanta veniva utilizzato il Mvc (monovinilcloruro), gas incolore fondamentale per la produzione di Pvc (polivinilcloruro), sostanza plastica di cui sono fatti moltissimi prodotti comuni della nostra vita quotidiana. Secondo alcuni studi epidemiologici risulta essere cancerogeno. Nel libro “La fabbrica dei veleni”, si narra co me il Cloruro di Vinile abbia avuto notevoli ripercussioni sulla salute umana (molti operai malati e morti di angiosarcoma epatico). La IARC classifica la sostanza come sicuramente cancerogena.
Negli anni „69 e „70, in Italia e proprio all’interno delle aziende, il professor Viola della Solvay Italia, nell’industria di Rosignano Marittimo a Livorno, osservando gli operai dell’azienda aveva cominciato a produrre e diffondere in alcuni convegni dati molto preoccupanti sulla cancerogenicità del Cloruro di Vinile.

Nel 1972 invece è la stessa Montedison a finanziare l’attività di ricerca del Prof. Maltoni a Bologna sulla eventuale cancerogenicità e sulla esposizione degli operai al Cloruro di Vinile. Il risultato di tutto ciò convince le aziende che la migliore linea di intervento è che non si parli di queste ricerche, meglio ridimensionare gli studi e comunque non dare risonanza alle denunce, soprattutto del dottor Viola. Il lavoro di Viola era stato più che sufficiente per allarmare il mondo intero, ma non aveva prodotto effetti perchè si era deciso a tacere in accordo con le grandi aziende italiane, quali la Montedison, Montefiore e Enichem, e gli altri vertici del resto del mondo “…mettendo il bavaglio all’informazione, per di più senza adottare nessun provvedimento.”
Sarebbe quindi degli anni „72-„73 il patto di segretezza affinchè gli studi di Maltoni non venissero diffusi. Le più importanti aziende chimiche mondiali avrebbero sottoscritto e partecipato a questo patto.
Alla luce di ciò è immediato pensare che utilizzare contenitori e bottiglie costituiti con determinate sostanze possa risultare dannoso per la salute umana.
Dalla sorgente al consumatore
Le acque minerali sono sostanzialmente acque sotterranee di origine meteorica che durante il tragitto nel sottosuolo si depurano e si mineralizzano acquisendo quei peculiari caratteri chimici, fisici e organolettici che ne determinano le proprietà di costanza nella composizione e di purezza batteriologica che, unitamente alle proprietà terapeutiche sono i requisiti fondamentali che un’acqua minerale ad uso termale deve possedere.
• Composizione dell’acqua di sorgente
La composizione dell’ acqua dipende da:
Regime pluviometrico della zona di ricarica.
Natura delle rocce e dei sedimenti che determinano i coefficienti di infiltrazione e di solubilizzazione dai quali dipendono la potenzialità di ricarica del bacino e la tipologia dei sali rilasciati all’ acqua.
Attività antropiche presenti nel territorio
Variazioni termiche incontrate durante il percorso
Pressioni parziali dei gas nel sottosuolo
Sostanze chimiche presenti nelle acque meteoriche da cui hanno origine caratteristiche acide dell’ acqua piovana che conferiscono ad essa potere aggressivo verso materiali a comportamento basico come i carbonati.

Tempo di permanenza dell’ acqua nell’ acquifero fondamentale per creare condizioni di equilibrio. A periodi di permanenza maggiori corrispondono acque più saline. Condizioni rapide non favoriscono i processi di mineralizzazione e di autodepurazione.
Modificazioni chimiche e chimicofisiche. Avvengono all’ interno della falda e dipendono dall’ equilibrio redox, dal Ph, dalle condizioni di temperatura e di pressione, dal tipo di attività biologica in atto, da processi di attacco chimico, di scambio ionico, di solubilizzazione o di precipitazione di sali poco solubili per variazione deli equilibri di saturazione.
• Captazione
La captazione può avvenire tramite sorgente o tramite pozzo perforato, In entrambi i casi è necessario proteggere la presa con lavori di impermeabilizzazione, con la canalizzazione e l’ allontanamento delle acque superficiali al fine di evitare contaminazioni causate da infiltrazioni.
• Stabilimento di imbottigliamento
Devono seguire una certa prassi come stabilito dalle Leggi Regionali.
Lo stabilimento deve trovarsi il più possibile vicino ai punti di prelievo dell’ acqua al fine di ottenere una gestione più sicura della risorsa idrica nonché un risparmio economico.
Inoltre deve possedere le seguenti caratteristiche: laboratori per
l’effettuazione di analisi batteriologiche, chimico fisiche, locali di lavorazione, area adibita a magazzino per lo stoccaggio del prodotto confezionato.
Si devono valutare le caratteristiche ambientali circostanti.
Il Trasporto dell’ acqua dal punto di prelievo a quello di imbottigliamento deve avere tubazioni di collegamento brevi, materiali idonei, atossici ed asettici che assicurino che l’ acqua mantenga le sue caratteristiche non venendo in contatto con nessun agente esterno.
I materiali delle tubazioni devono essere di acciaio inox o di PEAD (polietilene ad alta densità) che ha le stesse caratteristiche di resistenza dell’ acciaio ma con il vantaggio della mancanza dei punti di saldatura risultando più lisce ed uniformi.
L’imbottigliamento viene eseguito attraverso una tecnica semplice e interamente automatizzata: le bottiglie, accuratamente lavate e sterilizzate, passano su un nastro trasportatore fino alle macchine riempitrici, alimentate con l’acqua della sorgente (questa viene addizionata con anidride carbonica per il tipo “gassato”), poi passano alle macchine tappatrici ed etichettatrici. Occorre tenere presente che non sono permesse molte operazioni sulle acque minerali: ad esempio si possono far decantare per eliminare alcuni composti come ferro e zolfo e naturalmente aggiungere anidride carbonica, ma non è affatto lecito fare trattamenti di potabilizzazione o battericidi.
• Imballaggi
Gli imballaggi di acqua minerale inizialmente erano in bottiglie di vetro fino alla fine degli anni ’60 che hanno visto la comparsa del PVC (polivinilcloruro) che ha cominciato gradatamente a sostituire il vetro, materiale più sano ma sicuramente più costoso, pesante e scomodo nella gestione del vuoto a rendere.
Il cloruro di polivinile, noto anche come polivinilcloruro o con la corrispondente sigla PVC, è il polimero del cloruro di vinile. È il polimero più importante della serie ottenuta da monomeri vinilici ed è una delle materie plastiche di maggior consumo al mondo.
Puro, è un materiale rigido; deve la sua versatilità applicativa alla possibilità di essere miscelato anche in proporzioni elevate a prodotti plastificanti quali ad esempio gli esteri dell’acido ftalico che lo rendono flessibile e modellabile o a composti inorganici.
Viene considerato stabile e sicuro nelle applicazioni tecnologiche, a temperatura ambiente, ma uno smaltimento non corretto può essere molto pericoloso: la combustione del PVC libera composti cancerogeni a base di cloro (diossine e furani) e genera acido muriatico in forma gassosa, uno dei responsabili delle piogge acide.
Da diverso tempo non è consentito l’uso per gli alimenti.
Successivamente, negli anni ’80 sono arrivate le bottiglie di PET (polietilene terftalato) che hanno ormai rimpiazzato completamente quelle in PVC, mentre quelle in vetro sono ormai in via di estinzione, resistendo solo in qualche nicchia di mercato vantando proprietà “terapeutiche”.
Il PET, fa parte della famiglia dei poliesteri, è una resina termoplastica composta da ftalati adatta al contatto alimentare.
La compatibilità del PET al contatto con gli alimenti (così come di tutte le materie plastiche) è sancita dalla Direttiva 2002/72/CE della Commissione Europea e successive modifiche (l’ultimo emendamento in vigore è il EC No 975/2009). Si continuano comunque ad effettuare indagini per la verifica di eventuali nuovi rischi per la salute nei prodotti usati come contenitori per alimenti.
Il PET si decompone alla temperatura di 340 °C, con formazione di acetaldeide e altri composti.

Una volta raccolte, le varie forme di PET vengono mandate ai centri di riciclaggio dove vengono fatte passare attraverso delle macine che convertono il materiale in forma di polvere. Questa polvere attraversa poi un processo di separazione e pulitura che rimuove tutte le particelle estranee come carta, metalli o altri materiali plastici.
Essendo stato ripulito, in accordo alle specificazioni del mercato, il PET recuperato viene venduto ai produttori che lo convertono in una varietà di prodotti come tappeti, cinturini e contenitori per usi non alimentari.
Esistono, tuttavia, due processi di depolimerizzazione (metanolisi e glicolisi), disponibili sul mercato, in grado di riportare la polvere di PET ripulita allo stato di monomero o di materia prima originale. Questo materiale può essere purificato e successivamente riutilizzato per la produzione di PET ad uso alimentare.
• Trasporto delle bottiglie
Il trasporto delle bottiglie avviene principalmente su gomma attraverso migliaia di tir che ogni giorno trasportano tonnellate di acque in bottiglia anche con destinazioni molto lontane rispetto a quella di origine. Un’idea dei “movimenti d’acqua” nel nostro Paese, che vede coinvolte le prime 15 marche nazionali, ci viene fornita da Altreconomia che ha realizzato una mappa delle distanze esistenti tra le sorgenti e le maggiori città italiane.
Per esempio l’acqua Lilia dalle fonti del Vulture (Basilicata) percorre 847 km per arrivare a Genova e 861 per raggiungere Milano. Al contrario, l’acqua Levissima, dall’arco alpino, per raggiungere i supermercati di Napoli compie 894 Km, la Sant’Antonio ne impiega 814.
E se prendiamo in considerazione le stesse fonti alpine e calcoliamo le distanze tra queste e le regioni ancora più a Sud, (come la Puglia ad esempio) i chilometri salgono fino a 1000, per non parlare poi del tragitto che compiono per arrivare sino a Palermo (1500 Km circa).
• Consumi e commerci
Col miglioramento della condizione economica delle famiglie e con il diffondersi di timori legati all’inquinamento idrico, l’acqua minerale ha trovato anno dopo anno un posto sempre più importante nell’alimentazione quotidiana. I motivi per i quali l’acqua minerale riscontra un simile successo vanno poi ricercati nella massiccia campagna pubblicitaria intrapresa dai produttori, i quali tendono a valorizzare sempre più le presunte virtù benefiche delle loro acque. Quest’eccessiva rivalutazione a fini commerciali si associa poi ad un diffuso timore per la salute dei nostri fiumi, sempre più esposti ad agenti inquinanti agricoli ed industriali.
L’acqua minerale rimane la bevanda più diffusa in Italia (con una penetrazione del 98% delle famiglie italiane) ed anche la bevanda più consumata in assoluto. Secondo una recente indagine di GfK Eurisko e Gfk Panel Services, condotta per conto di Mineracqua (l’associazione dei produttori di acqua minerale), l’acqua minerale viene acquistata sulla base di motivazioni che fanno riferimento principalmente a due aree: il gusto e la salute.
Questi due elementi emergono soprattutto nel confronto con l’acqua del rubinetto. Sul piano del gusto l’acqua minerale confezionata è più gradevole dell’acqua del rubinetto che risulta più pesante e con un gusto sgradevole di cloro. Sul piano salutistico l’acqua minerale confezionata è migliore di quella del rubinetto perché ha un gusto migliore, contribuisce maggiormente al benessere fisico ed è sicura e controllata.
Gli italiani sono i terzi consumatori al mondo di acqua in bottiglia. Con 204,8 litri pro-capite bevuti nel 2007, risultano i primi consumatori tra i paesi industrializzati. Un mercato probabilmente non giustificato in quanto le caratteristiche quantitative e qualitative dell’offerta di acqua per fini potabili sono sicuramente migliori dei primi due paesi consumatori (Emirati Arabi e Messico) L’importanza del fenomeno del mercato delle acque minerali in Italia è confermato anche dall’indagine ISTAT sugli aspetti della vita quotidiana delle famiglie. L’istituto di statistica rileva che l’88,6 per cento delle persone di 14 anni e più dichiara di bere acqua minerale. A livello di ripartizione territoriale, nel Nord-Ovest si concentra la più alta quota di persone che bevono acqua minerale (92,8 per cento) mentre la quota più bassa si registra nel Sud (83,7 per cento).

Questi dati rilevano come sia alta la disponibilità degli italiani a pagare un servizio di cui già dispongono. Infatti, la copertura del servizio idrico integrato ormai raggiunge la quasi totalità delle utenze domestiche con costi relativamente contenuti rispetto alla media degli altri paesi. L’acqua offerta, poi, ha buone performance qualitative garantite da un sistema di controlli efficiente e ormai consolidato. La qualità dell’acqua che sgorga dai rubinetti di ogni casa non giustifica pertanto un ricorso così massiccio al consumo di acqua in bottiglia, presente sul mercato ad un prezzo molto più alto rispetto a quella del servizio idrico, senza contare la difficoltà a prelevare un prodotto dai punti vendita dedicati in sostituzione di quello direttamente disponibile dal rubinetto di casa.
La disponibilità a pagare le acque in bottiglia in Italia sostiene un mercato le cui cifre sono ragguardevoli. Relativamente alle sole acque minerali, che sono parte dell’insieme delle acque in bottiglia risulta che al 2007 si contavano 321 marche per un giro di affari complessivo di 2.5 miliardi di euro.
Impatto ambientale
L’impatto ambientale dovuto agli imballaggi di acqua minerale inizia con la sua produzione, continua con il trasporto di milioni di bottiglie ogni giorno, sino ad arrivare alla fase finale che deve prevedere uno smaltimento/riuso controllato e non la dispersione nell’ambiente.
Basti pensare che per produrre 1kg PET da cui hanno origine 25 bottiglie da
1.5 Litri, sono richiesti: 17,5 litri di H2O + 2 kg petrolio.
Inoltre un autotreno carico immette nell’ambiente circa 1300 kg di CO2/1000 km e oltre l’80% dell’acqua minerale viaggia su gomma.
La produzione di acque in bottiglia (Italia 2007) è stata di 12.400.000.000 di litri di cui l’80% confezionata in contenitori di PET (il rimanente 20% in vetro), ciò significa 6.400.000.000di contenitori plastici da
1.5 Litri.
Sapendo che una bottiglia da 1,5 litri in PET pesa mediamente 40g, la massa complessiva delle bottiglie di acqua minerale prodotte annualmente in Italia è pari a 255.000 tonnellate.
Se tutte le bottiglie di acqua minerale prodotte annualmente in Italia venissero compresse e sistemate in piano, occuperebbero una superficie di oltre 25 km2 (3750 campi da calcio regolamentari).
Ogni anno nel mondo vengono prodotti 300 milioni di tonnellate di materiali plastici, in Italia 1,7 milioni di tonnellate di bottiglie di plastica, il cui riciclaggio spesso non è sostenibile economicamente per il basso costo del materiale soprattutto rispetto al volume che esso viene ad occupare.
Il destino di molte di quelle tonnellate di PET purtroppo è quello di finire comunque agli inceneritori; da qui, durante la combustione, enormi quantità di diossina, acido cloridrico e metalli pesanti vengono rilasciate nell’atmosfera mentre almeno 1/3 del materiale bruciato rimane come residuo da smaltire in discarica.
Per non parlare delle bottiglie che vengono abbandonate nell’ambiente dove impiegano milioni di anni a decomporsi o sono buttate in mare causando spesso la morte di diverse specie animali.
Il potere inquinante del PET è incrementato anche dall’energia che si brucia per produrlo. Per produrre 1000 bottiglie, infatti, occorrono 6,2 GJ. Moltiplicando questo valore per 1535 (la quantità prodotta in un anno) si arriva a impiegare 9517 GJ.
Un altro dato allarmante è rappresentato dal trasporto delle acque minerali che avviene principalmente su gomma promuovendo così il traffico di migliaia e migliaia di TIR, considerando anche il fatto che almeno 1/4 dell’acqua minerale ha come destinazione una nazione diversa da quella di origine. Ciò porta ad un significativo incremento dell’inquinamento atmosferico dovuto all’immissione nell’aria di inquinanti derivanti dal traffico veicolare. Infatti i veicoli pesanti, ovvero quelli coinvolti nel trasporto delle bottiglie d’acqua, rappresentano il 23% delle emissioni di PM10 da trasporto stradale.
Dal produttore al grossista, dal grossista al commerciante, dal commerciante al consumatore: sono tanti i Km percorsi, la benzina o il gasolio bruciato, le tonnellate di ossido di carbonio liberato nell’atmosfera, gli ettolitri di olio esausto da smaltire… con tutte le relative conseguenze per la salute e per l’ ambiente.
Una valida alternativa: il vetro
Una valida alternativa all’utilizzo della plastica è sicuramente il vetro che è interamente riciclabile.
Il riciclo del vetro è un processo ecologico perché riduce la massa dei rifiuti solidi urbani con un risparmio dei costi di smaltimento e di necessità di discariche.
Esso è un materiale inerte,cioè non contamina l’ambiente.
Il vetro può essere rifuso infinite volte conservando le sue proprietà.
La rifusione del rottame vetroso riduce l’utilizzo di materie prime con notevole riduzione delle attività d’estrazione delle rispettive cave tutelando e conservando così il territorio.
Inoltre riduce anche il consumo d’energia: ogni tonnellata di rottame rifuso permette di risparmiare 1,2 tonnellate di materie prime e circa 100 chili di combustibile .
Oltre al risparmio energetico, il rottame riduce l’inquinamento dei fumi di combustione, in particolare di CO2, uno dei gas che provoca l’ Effetto serra.
Il pianeta in cui viviamo è molto inquinato e per aiutarlo bisognerebbe essere più puliti e riciclare gli oggetti che non ci servono più. La raccolta differenziata è molto importante sia per l’ambiente e sia perché riciclando i materiali si risparmia.
Per capire quanto si risparmia riciclando il vetro basti pensare che per produrre un chilo di vetro si consumano 500 chili di petrolio mentre se ne consumano solo 350 grammi se si usa il vetro riciclato.
Per ogni tonnellata di vetro riciclato si risparmai tanta energia quanta quella che si riduce togliendo 1,7 milioni di macchine dalle strade.
Nel periodo 2000-2007 la raccolta e il riciclo di rifiuti di vetro in Italia hanno generato un attivo di 1,2 miliardi di euro. Sotto il profilo energetico, invece, nel 2008 il riciclo del vetro ha permesso risparmi pari a circa 2 milioni di barili di petrolio e una riduzione totale di emissioni per circa 1,8 milioni di tonnellate di CO2, corrispondenti all’inquinamento prodotto dalla circolazione per un anno di circa 1 milione di vetture Euro4 di piccola cilindrata con una percorrenza media di 15 Km.
Conclusioni
Vale la pena ricordare che il riciclo consente un risparmio di materie prime, una conseguente riduzione significativa del fabbisogno energetico (per la produzione degli imballaggi in plastica) e delle emissioni inquinanti in atmosfera. Stando ai dati contenuti nel libro “Il riciclo ecoefficiente” dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia, l’utilizzo di Pet riciclato per la produzione di nuovi imballaggi consente, rispetto alla produzione da materia vergine, un risparmio in termini di emissioni di CO2 del 95% e un risparmio energetico del 93%.
Inoltre, se proprio non si può fare a meno dell’acqua imbottigliata, può essere utile attuare una forma di consumo critico, per rendere meno impattante, sotto il profilo ambientale, il suo utilizzo. Un esempio di consumo critico potrebbe essere rappresentato dall’acquisto di acqua imbottigliata proveniente da fonti regionali. Oppure si potrebbero
premiare, attraverso gli acquisti, quelle ditte che commercializzano l’acqua all’interno di contenitori in vetro e organizzano un sistema di raccolta del vuoto.
Un’altra iniziativa importante è la raccolta differenziata che è il modo migliore per preservare e mantenere le risorse naturali, a nostro vantaggio ma soprattutto delle generazioni future: riusare, riutilizzare e valorizzare i rifiuti, contribuisce ad un grosso risparmio energetico ma soprattutto a restituirci e conservare un ambiente “naturalmente” più ricco.

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