Bebe Vio fa il dito medio a Cattelan, e lui risponde: ” E’ sempre bello quando la tecnologia fa passi avanti”

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Le sue nuove mani bioniche infatti sono anche in grado di fare ciò e cogliendo l’occasione che non si presentava da tempo la schermitrice ha provato l’ebbrezza davanti al suo smartphone di inviare un video ad Alessandro Cattelan con il suo “primo” (ma non ultimo) dito medio. Di tecnologia avanzata, spiegava: “Con queste riesco a fare cose che le ‘vecchie mani’ non permettevano”.

Le dita si muovono individualmente e sono compatibili con gli schermi touch. È semplice, ti colleghi con il bluetooth la prima cosa che mi spaventava era pensare che con un’app puoi comandare qualsiasi mano. Mi ero già immaginata gli scherzi dei miei fratelli ma per fortuna non è così, puoi decidere tu i movimenti. Un esempio? “Ho imparato a fare quel gesto poco gentile per mandare a quel paese le persone – dice trattenendo a stento le risate – e so fare anche le corna”.

La prima mano bionica, mossa direttamente dai nervi di un paziente, è stata impiantata in Italia a fine 2009 ed è realizzata in titanio, acciaio e alluminio. La cyber-mano (detta SmartHand) presenta molti vantaggi rispetto alle mani artificiali attualmente disponibili: è più leggera, ha una grande versatilità di utilizzo e permette movimenti fluidi, direttamente comandati dal paziente e dal suo cervello proprio come un arto vero, restituendo la sensazione del tatto. Ciò è reso possibile da piccoli elettrodi impiantati nei nervi del braccio.

Muovere un arto robotico grazie a un’interfaccia senza fili tra computer e cervello: è l’obiettivo del progetto annunciato al Centro Diagnostico Italiano di Milano oggi nel corso del convegno: “Advances in Epilepsy: novel diagnostic and therapeutics approaches” e che sarà sviluppato nei prossimi anni grazie a una collaborazione tra centri di ricerca italiani e francesi. Oltre a questo progetto di frontiera, sono stati presentati aggiornamenti su una nuova tecnica che impiega radiazioni di spessore microscopico per bloccare il propagarsi delle crisi epilettiche, tagliando i circuiti cerebrali attraverso su cui si sviluppano. Sottolinea Pantaleo Romanelli, direttore scientifico del Centro Cyberknife presso il Centro Diagnostico Italiano e coordinatore del progetto: “I progetti presentati nel corso del convegno presso il Centro Diagnostico Italiano sono molto innovativi. In particolare l’integrazione tra cervello e cibernetica costituisce un’affascinante frontiera dove neuroscienze e telemedicina si incontrano. L’interfaccia computer-cervello è un primo tentativo che può rappresentare una speranza per chi ha subito lesioni della colonna vertebrale o ha perso un arto. In prospettiva può aprire la strada a sperimentazioni più ambiziose come muovere un robot a distanza oppure di trasmettere pensieri e azioni”. Precisa Romanelli: “E’ importante precisare che siamo ancora in una fase iniziale e per avere un’applicazione clinica di questa tecnologia saranno necessari alcuni anni, tuttavia queste prospettive sono concrete”. Il ponte computer-cervello Il progetto di interfaccia si baserà su una nuova tecnologia, chiamata Cyberbrain, per cui sono allo studio numerose possibili applicazioni, dalla prevenzione delle crisi epilettiche, all’uso di strumenti elettronici controllati solo con il pensiero, allo studio approfondito delle funzioni cerebrali. La principale novità introdotta da questa tecnologia è di essere “senza fili”: le tecnologie di brain interface attualmente in sperimentazione, invece, richiedono cavi di trasmissione. Inoltre, il nuovo strumento è frutto di un progetto completamente made in Italy, sviluppato da AB medica, un’azienda biomedica italiana che si occupa di robotica, telemedicina e radiochirurgia. L’interfaccia, posizionata all’interno del cranio, è costituita da un elettrodo in grado di registrare l’attività elettrica della corteccia cerebrale e di mappare le funzioni cerebrali, trasmettendo poi i dati al computer in modalità wireless. In questo modo, Cyberbrain è in grado di rilevare l’impulso elettrico che costituisce il pensiero del movimento dell’arto e “tradurlo” nel comando che fa muovere la gamba o il braccio robotico. La trasmissione dei dati avviene attraverso una frequenza radio dedicata a impianti biomedici. Ciò consente di evitare l’uso di cavi di connessione che fuoriescano dallo scalpo del paziente per essere collegati alle apparecchiature di analisi, come invece avviene nelle altre sperimentazioni di interfaccia tra cervello e computer attualmente in sperimentazione. L’uso di questi cavi ha, purtroppo, alcune gravi controindicazioni poiché vanno rimossi dopo pochi giorni per evitare infezioni e limitano fortemente la mobilità del paziente. Inoltre, diversamente da altri device biomedicali, come per esempio il pacemaker, che prevedono una sostituzione periodica, Cyberbrain è facilmente ricaricabile dall’esterno attraverso un processo di induzione magnetica. Attualmente è in fase di sviluppo anche un altro impiego del dispositivo, che mira alla sorveglianza e alla prevenzione delle crisi epilettiche: il dispositivo, infatti, una volta impiantato in un paziente epilettico, sarà in grado di rilevare l’alterazione dell’attività elettrica del cervello e allertare in tempo reale un medico, un familiare oppure il 118 circa l’occorrenza di una crisi epilettica. In questo caso, attraverso una connessione online, il medico potrà anche intervenire comandando direttamente allo strumento di emettere un impulso elettrico all’interno del cervello, bloccando così la crisi e ripristinandone il normale funzionamento. Inoltre, lo sviluppo di elettrodi cerebrali in grado di analizzare e trasmetterne l’attività elettrica in modalità wireless permetterà di incrementare in modo esponenziale le nostre capacità di analisi dell’attività del cervello. Inoltre, nei prossimi decenni l’impianto di microchip in grado di registrare e stimolare la corteccia cerebrale potrà essere utile anche per il ripristino di modalità sensoriali perdute come la vista oppure l’udito, la regolazione di aree cerebrali coinvolte nella genesi di disturbi psichiatrici come la depressione o ancora il potenziamento di determinate funzionalità cerebrali come la memoria (brain enhancement). Il convegno: le novità per l’epilessia Nel corso di “Advances in Epilepsy: novel diagnostic and therapeutics approaches”, organizzato dal Centro Diagnostico Italiano di Milano, sono presentati gli ultimi aggiornamenti in alcuni degli ambiti più innovativi delle neuroscienze, con particolare riferimento alla loro applicazione per la diagnosi e il trattamento dell’epilessia, quali la nano neurochirurgia, l’analisi genetica e cromosomica, l’utilizzo di risonanza magnetica e magnetoencefalografia e l’ingegneria genetica. In particolare si parla dei più recenti avanzamenti nella micro radiochirurgia, un’innovativa terapia sperimentale non invasiva contro l’epilessia. Questa nuova tecnica, sviluppata presso il sincrotrone europeo di Grenoble, consiste nell’utilizzo di un fascio di radiazioni di spessore microscopico (da 50 a 500 micron) per tagliare le fibre nervose che all’interno del cervello trasmettono le scariche elettriche causa degli attacchi epilettici e bloccare così il propagarsi della crisi. Rispetto alla terapia farmacologica di questa patologia, questo trattamento può rappresentare una valida alternativa per i pazienti su cui i farmaci non hanno effetto e che corrispondono a una percentuale compresa tra il 30 e il 40% del totale. Inoltre, questo trattamento, rispetto alla chirurgia delle epilessie, ha il vantaggio di non essere invasivo e quindi risultare privo di rischi di danni neurologici per il paziente. Il trattamento è tuttora in fase di sperimentazione e ci vorranno anni prima che possa essere testato su paziente, tuttavia i risultati preliminari sono di grande interesse scientifico e fanno ben sperare per il futuro. Inoltre, al termine del convegno è in programma una lezione magistrale di Jeffrey Rosenfeld dell’università australiana Monash University di Melbourne sullo sviluppo di un occhio bionico che, interfacciandosi direttamente con la corteccia cerebrale, potrebbe rappresentare un valido supporto a chi ha perso la vista. Il convegno è segno dell’attenzione che il Centro Diagnostico Italiano, nella sua ricerca dell’eccellenza clinica, pone per la tecnologia avanzata. Ne è dimostrazione il fatto che il CDI è l’unica struttura non ospedaliera italiana a disporre oggi di due apparecchiature Cyberknife, il rivoluzionario robot radiochirurgico.

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