Bello FiGo, minacciato di morte e insulti pesanti e tre concerti annullati: “Se canti qui finisci in ospedale”

Si chiama Bello Figo ed è ossessionato dalla Bella Figa. E, per sua stessa ammissione, muore dalla voglia di «prendere per il culo figa bianca», ma soprattutto di «prendere per il culo» noi italiani. Bello Figo, al secolo Paul Yeboah, il rapper 24enne di origine ghanese, dal 2004 nel nostro Paese, che sta spopolando su YouTube, racconta infatti nelle sue canzoni – ci sforzeremo di chiamarle così – i comfort del migrante appena sbarcato in Italia, la dolce vita del profugo che «non paga affitto», pretende «wifi e stipendio» e perfino «l’albergo a quattro stelle», senza mai lavorare perché «sono un nero e non mi sporco le mani»; e di conseguenza non si fa mancare lussi e lussuria, dalle macchine di grossa cilindrata alle «cinture Louis Vuitton», alle, manco a dirlo, «feste con le fighe bianche»; salvo riservarsi sempre, qualora le pretese non vengano soddisfatte, di andare «in stazione a rubare biciclette» o «in piazza a pisciare così innaffiamo le piante».

Per simili benefici e licenze di cui parla a nome dei «fratelli neri» (manco fosse Martin Luther King…), Bello Figo non può non ringraziare i politici che hanno incoraggiato l’immigrazione, da Matteo Renzi che «ci ha detto che questa è casa nostra» a Mattarella che avrebbe invitato i profughi a «venire in Italia». I suoi pezzi sono diventati un fenomeno mediatico, al punto che i due video più cliccati – i brani Non Pago Affitto e Pasta con Tonno – hanno ottenuto oltre 6 milioni di visualizzazioni. Qualcuno però ha cominciato ad averne le scatole piene (le palle, direbbe Bello Figo) delle sue provocazioni, al punto che lo ha invitato con toni non troppo gentili a non farsi vedere agli eventi in programma in alcune città del Nord Italia, da Legnano a Borgo Virgilio (in provincia di Mantova) aBrescia. Qui insulti diretti («Torna in Africa, negro») e minacce esplicite al suon di «Incendieremo il palazzetto con la gente dentro» hanno indotto gli organizzatori o i sindaci (come nel caso di Borgo Virgilio) a sospendere i concerti di Bello Figo, perché ritenuti«troppo pericolosi».

Malaverità è che anche questi stop alle sue esibizioni, che fanno apparire il rapper martire della libertà e vittima di razzismo, contribuiscono alla sua fama e gli permettono di portare avanti l’unica causa che gli stia davvero a cuore (altro che quella dei migranti): fare soldi. A nostre spese, naturalmente. E prendendoci pure per i fondelli. Allora, siccome queste sono le leggi del mercato e chiunque è libero di guardare i video di Bello Figo, di seguire i suoi concerti, e perfino di scrivere articoli su di lui (lo stiamo facendo anche noi, d’altronde), e siccome il suo successo nasce proprio dal fatto di essere un provocatore, ci permettiamo di rispondergli per le rime – come è giusto per un rapper – e nel solo modo che merita: provocandolo. E perciò gli ricordiamo che, se proprio vuole continuare a cantare in italiano, impari almeno la nostra lingua e inizi a dire «Matteo Renzi» e non “Matteo Renzio», «operaio» e non «opraio»,

«non pago l’affitto» anziché «no pago afitto». E cerchi di ampliare un minimo il suo lessico perché non è tollerabile sentire ripetere, da uno che da dodici anni vive in Italia, per una cinquantina di volte in un’intervista il verbo «swaggare» che vorrebbe significare qualcosa tipo «fare qualcosa che spacca, qualcosa di cool», ma che non spacca per niente perché indica soltanto una povertà linguistica paurosa (magari un giorno, anziché andare al barbiere a ritoccarsi il ciuffo biondo, si apra un bel dizionario); ma soprattutto si metta in testa, Bello Figo, che in Italia le ragazze, o meglio le «fighe», non si conquistano come dice lui, cioè non funziona che «le prendi per il c… perché avevano il perizoma» «e poi le sbatti contro il muro» (perché questo si chiama stupro) e non le seduci offrendo loro la tua mercanzia sessuale («Vuole il mio c…, vuole fare un giro sul mio c…»), perché magari potrai fare così in Ghana o in «Ghanda», come ha storpiato il suo Paese d’origine Alessandra Mussolini, ma da noi c’è il rischio che, se ti comporti in questo modo, ad andare bene ti prendi un calcio nel sedere, ad andare male vieni denunciato e finisci dentro. Perché ti puoi pure chiamare Bello Figo, ma sei solo uno sfigato.

Nuovi problemi per Bello FiGo. il rapper di origine ghanese che vive a Parma. Un altro spettacolo del ventiquattrenne, in programma a Legnano al «Land of freedom», è stato cancellato dagli organizzatori. Era già successo altre due volte: poco prima di Natale a Brescia e a Capodanno a Borgo Virgilio, in provincia di Mantova. Tre concerti cancellati per lo stesso motivo: le minacce. E’ da un po’ infatti che Bello FiGo. al secolo Paul Yeboah, ne riceve. Ai suoi «No pago alito», «Vogliamo soldi e wi-fi», «Appena arrivati in Italia con la barca abbiamo macchina. casa e… donne», «Io non faccio opraio» o «Non mi sporco le mani perché sono già nere», in parecchi, tra cui il leader della lega Nord Matteo Salvini («Lo manderei a raccogliere le banane»), gli hanno risposto andando giù duri, specialmente sul web. Inoltre, agli organizzatori dei suoi spettacoli sono arrivate telefonate minacciose che li hanno convinti a cancellare gli show. Il rapper ha scelto di non fare commenti. Intanto però il suo spettacolo. «No pago affitto tour», continua. La prossima data in calendario è il 4 febbraio a Roma agli Ex Magazzini. Su Facebook sono già 6.500 le persone che si sono dichiarate interessate all’avvenimento.

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