Bengalese ottiene un appartamento popolare,preso a calci e pugni da 4 giovani italiani

Ancora una storia di razzismo è avvenuto nel nostro Paese e nello specifico la vittima è un cittadino italiano di origini bengalesi di 52 anni, il quale è stato aggredito brutalmente da 4 giovani perché colpevole di aver ricevuto un alloggio popolare perchè straniero.

E’ questo sostanzialmente quanto accaduto a Roma dove la vittima Howlader Dulal, un cittadino italiano di origini bengalesi ha denunciato l’aggressione al commissariato Casilino raccontando che lo scorso 24 giugno è andato a vedere la casa popolare che gli era stata assegnata dal Comune in via largo Ferruccio Mengaroni, nel quartiere Tor Bella Monaca si sarebbero avvicinati quattro giovani ragazzi italiani di età compresa tra i 20 ed i 25 anni, i quali avrebbero cominciato ad insultarlo ed a prenderlo a calci semplicemente perché aveva ricevuto un alloggio che secondo loro doveva essere invece destinato agli italiani.

Il protagonista di questa vicenda è come abbiamo detto, un italiano di origini bengalesi che si trova nel nostro Paese da circa 26 anni e lavora regolarmente presso un ristorante con un contratto regolare; cardiopatico e con un figlio disabile, si trovava ai primi posti della graduatoria degli alloggi popolari e per questo motivo il Comune di Roma ha acconsentito affinché l’uomo e il figlio potessero risiedere in una delle case popolari. Il Comune di Roma inoltre è venuto a conoscenza di quanto accaduto ed ha contattato il suo legale per esprimere piena solidarietà per quanto accaduto e vicinanza.

L’uomo ha raccontato alla polizia di essersi recato giorno 26 presso il quartiere cercando largo Ferruccio Mengaroni e non trovandolo,  si sarebbe avvicinato a questi quattro giovani ragazzi italiani per capire dove andare, comunicando loro anche la gioia di aver finalmente ricevuto un alloggio popolare, ma il gruppo appena ascoltato quanto detto dall’uomo, ha ha cominciato a gridare frasi ingiuriose e razziste come “Vai a tuo paese, le case lasciale a noi”. I giovani hanno cominciato ad offenderlo, strattonandolo, strappandogli anche la camicia, colpendolo con calci e pugni lasciandolo a terra continuando a gridargli ancora “Noi i neri qui non li vogliamo. Non ti far vedere mai più”. “È ottavo in graduatoria tra gli aventi diritto all’alloggio popolare. Dopo l’aggressione, in comune gli è stato detto di portare la denuncia così gli avrebbero cercato un altro alloggio in un luogo diverso”, ha spiegato il legale.

Un episodio molto simile a quello appena raccontato, è avvenuto lo scorso mese di dicembre a San Basilio quando una famiglia di marocchini era stata aggredita per una ragione analoga, mentre a gennaio militanti di estrema destra avevano impedito ad una famiglia egiziana di entrare nella casa popolare Ater facendo tornare al loro posto i due italiani che la occupavano in modo abusivo. Il Direttivo del Partito Democratico VI municipio esprime la sua solidarietà alle vittime dei “vili attacchi frutto della totale assenza di chi amministra il territorio” e vista la gravità della situazione chiede che sia “istituito un tavolo permanente con il Prefetto ed i vari responsabili delle forze armate“.

Un calcio sulla schiena e poi altre pedate mentre lui è già a terra. Teme di morire, Howlader Dulal, perché da anni è cardiopatico, soffre della sindrome di Brugada (una malformazione genetica), e nel 2008 gli hanno impiantato un pacemaker. Ma dopo la paura riesce a rialzarsi e a denunciare il fatto. «Ero andato a vedere la casa che il Comune mi ha assegnato, quando quattro ragazzi mi hanno gridato: “Qui non puoi stare. Non c’è posto per te. Vattene, negro. Lascia stare le case popolari”». E giù botte.
Gli aggressori sono italiani e forse sono stati ripresi dalle telecamere della zona. Ma italiano è anche questo 52enne di origine bengalese, che vive qui da26anni, lavoraregolar- mente come lavapiatti in un ristorante del centro di Roma, e tempo fa aveva fatto domanda per un alloggio popolare dove potersi trasferire con la famiglia: moglie, un figlio di 19 anni studente di ingegneria elettronica e una figlia disabile. Lo stipendio da lavapiatti non è molto e va tutto per pagare i 750 euro di affitto del miniappartamento di 40 metri quadrati. Così un giorno si è deciso e ha compilato il modulo per ottenere una casa popolare. Quando a maggio gli è arrivata la lettera con il timbro del Comune, Dulal non ci sperava neanche più, invece dentro c’era proprio l’indirizzo della sua nuova abitazione. Così lunedì il bengalese si è presentato a vedere la sua nuova casa. Si illude, Howlader, che non sia lontana dal ristorante e invece è a largo Mengaroni, nel quartiere di Tor Bella Monaca, praticamente il Bronx della Capitale, ma lui ci va, pieno di speranze, perché quell’appartamento è un dono del cielo e gli consente di risparmiare 750 euro al mese.
«Sto cercando questa casa, il Comune me l’ha assegnata…». Appena il tempo dipronunciare due parole, che da dietro uno lo colpisce con un calcio. Altri lo prendono a pugni: «Negro di m…». «Non tornare mai più».
Passato lo choc, ilbengale- se va dalla polizia e fa denuncia per lesioni con l’aggravante razziale. L’avvocato Paolo Palma, che lo assiste, fa sapere che «dopo l’aggressione in Comune gli è stato detto di portare la denuncia così gli avrebbero cercato sistemazione altrove».
Ma questo episodio è solo uno dei tanti dell’infinita serie costellata da rabbia e tensione di certe periferie romane. Tutti contro tutti. Guerra tra poveri. A dicembre lo stesso trattamento era stato riservato da alcuni abitanti di San Basilio a una famiglia marocchina. Un gruppo di residenti erano scesi in strada al grido di: «Niente stranieri qui, solo italiani». Terrorizzati, i marocchini hanno dovuto cambiare zona. A gennaio stessa scena, stavolta nei confronti di una coppia di egiziani.
«Se queste cose accadono è perché gli italiani sono esasperati», commenta Mauro
Antonini, responsabile Casa- Pound del Lazio. «Le graduatorie a cui il bengalese ha attinto, così come altri stranieri, partono da leggi che sono antinazionali di 8-10 anni fa e che mettono in pole position i cittadini non italiani». L’unione inquilini, che in proposito ha fatto una richiesta di accesso agli atti al Comune, parla non tanto di immigrati («sono il 15%), quanto di abusivi. Per essere ammesso nelle graduatorie di Roma bisogna essere in possesso di permesso di soggiorno (non necessariamente di cittadinanza italiana), avere un reddito molto basso, non avere altre proprietà e non essere assegnatario di un altro alloggio popolare. Poi “vince” chi è in una situazione di maggiore disagio. Se è vero che ora chiuderanno i campi nomadi di Roma, anche i rom saranno in graduatoria.
E allora ciao italiani.

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