Acqua otto bicchieri al giorno per dimagrire: esperti: “bere acqua per aumentare il dispendio di energie”

Affrontare la prova costume, in vista dell’estate, è facile come bere un bicchiere d’acqua. “In letteratura scientifica è evidente il ruolo dell’acqua nell’ attivare la termogenesi, ossia la produzione di calore da parte dell’organismo con dispendio energetico, che aiuta a far perdere peso”. A dirlo è Nicola Sorrentino, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e docente di Igiene Nutrizionale all’Università di Pavia.

Alcuni studi internazionali, sottolinea l’Osservatorio, “hanno dimostrato che bere due bicchieri d’acqua a temperatura ambiente tre volte al giorno, preferibilmente in concomitanza dei tre pasti principali, aumenta del 30% il tasso metabolico.

L’aumento comincia 10 minuti dopo aver bevuto e raggiunge il suo apice a distanza di 30 minuti. Secondo gli studiosi, questo si deve al fatto che l’acqua, una volta bevuta, viene portata da 22°C a 37°C, un innalzamento in grado di ‘bruciare’ i grassi negli uomini e i carboidrati nelle donne”.

Affrontare la prova costume, in vista dell’estate, è facile come bere un bicchiere d’acqua. “In letteratura scientifica è evidente il ruolo dell’acqua nell’ attivare la termogenesi, ossia la produzione di calore da parte dell’organismo con dispendio energetico, che aiuta a far perdere peso”. A dirlo è Nicola Sorrentino, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e docente di Igiene Nutrizionale all’Università di Pavia.

Alcuni studi internazionali, sottolinea l’Osservatorio, “hanno dimostrato che bere due bicchieri d’acqua a temperatura ambiente tre volte al giorno, preferibilmente in concomitanza dei tre pasti principali, aumenta del 30% il tasso metabolico.

L’aumento comincia 10 minuti dopo aver bevuto e raggiunge il suo apice a distanza di 30 minuti. Secondo gli studiosi, questo si deve al fatto che l’acqua, una volta bevuta, viene portata da 22°C a 37°C, un innalzamento in grado di ‘bruciare’ i grassi negli uomini e i carboidrati nelle donne”.

Non si resiste a riesumare il detto: una dieta facile come bere un bicchiere d’acqua. Anzi, due. Due bicchieri prima di colazione, pranzo e cena. A stomaco vuoto. Così si dimagrisce di più secondo il nuovo regime ideato da Nicola Sorrentino, cattedra universitaria a Pavia e pazienti celebri a Milano: da Monica Beliucci a Barbara D’Urso. «Con la pancia piena di liquidi siamo un po’ più sazi e abbiamo meno voglia di mangiare» spiega il dietologo. «Soprattutto, attiviamo una serie di meccanismi metabolici che ci aiutano a perdere peso». Sia chiaro: l’acqua non lava via grassi e zuccheri. Per smaltire la ciccia va seguita anche una dieta ipocalorica. Che Sorrentino ha racchiuso nel suo ultimo libro, La dieta dell’acqua, appena edito da Salani e scritto con Paola Cambino, medico termale e idrosommelier.

Le raccomandazioni base sono due: sorseggiare circa otto bicchieri durante la giornata, meglio a digiuno, sempre prima dei pasti, e puntare sulle regine dell’idratazione, verdura e frutta. Ma niente beveroni, questa non è la dieta liquida in voga negli ultimi tempi. Non si è costretti a ingurgitare centrifugati e ci si può premiare con un quadratino di cioccolato fondente. Si tratta di un regime quasi vegetariano, fatta eccezione per il pesce e le rare concessioni a prosciutto e bresaola. Di una dieta a pasta e acqua. Già, perché è il primo piatto l’altra star della cura dimagrante. Una volta al giorno, con i sughetti indicati nelle ricette light del libro.

«I carboidrati non vanno eliminati, per carità, fusilli o rigatoni non fanno ingrassare, sono un alimento sano» s’infervora Sorrentino. «Si può perdere un chilo a settimana anche seguendo la dieta mediterranea, bisogna solo cucinare in modo da ridurre le calorie». E l’anti-Dukan: «Sono contrario all’abuso di carne tipico dei regimi iper- proteici, un eccesso di proteine tra l’altro può comportare problemi renali o disturbi al fegato».
Meglio spaghetti e minerale. «Io sapevo già per la mia esperienza che l’acqua fa dimagrire, finché ho scoperto che sulla materia si erano accumulate nuove evidenze scientifiche» racconta l’esperto di nutrizione. «Mi sono ritrovato davanti a una massa di risultati così autorevoli da suggerirmi di fare dell’acqua il centro di una dieta».

Nel suo libro, per esempio, Sorrentino cita un’indagine americana (del College of Agriculture and Life Sciences del Virginia Tech), pubblicata sulla rivista Obesity: delle 50 persone a stecchetto, la metà che aveva assunto anche due bicchieri d’acqua prima di sedersi a tavola aveva perso oltre due chili in più rispetto agli altri. Non solo: chi aveva mantenuto la stessa abitudine nell’anno successivo aveva smaltito un ulteriore chilo, mentre gli altri ne avevano recuperato uno. Il calo di peso si spiegherebbe solo in parte con il fatto che l’acqua in pancia riduce la fame le ricerche sembrano suggerire che bere a stomaco vuoto dia una sferzata al metabolismo. «Alcuni studi, per esempio, hanno provato che fa aumentare del 20-30% il tasso metabolico, cioè la velocità alla quale le calorie sono bruciate per produrre energia» spiega il dietologo. Il trucco è sorseggiare prima dei pasti, ma non è vietato farlo (in aggiunta) anche tra primo e secondo. «La credenza che non si debba bere mentre si pranza è infondata» chiarisce Sorrentino. «Anzi, i processi digestivi vengono facilitati».

Dal rubinetto o minerale? «L’acqua ha sempre zero calorie e in nessun caso fa ingrassare» risponde Sorrentino, che è anche direttore scientifico delle Terme sensoriali di Chianciano (dove ha presentato La dieta dell’acqua). «Ma io credo che in Italia dovremmo diffondere una cultura delle minerali, che hanno proprietà salutari e andrebbero scelte a seconda delle fasi della vita». E se a qualcuno viene la tentazione di fare lo stesso giochetto con le bevande light? «Nutrizionisti americani hanno ipotizzato di recente che potrebbero avere lo stesso effetto nel reprimere l’appetito» dice Sorrentino. «Attenzione, però: le bibite dietetiche contengono edulcoranti, aromi e altre sostanze artificiali. E poi l’acqua elimina le tossine, che rallentano il metabolismo». Va bene liscia e va bene gasata. Che anzi sazia ancora di più.

L’inchiesta sulle acque minerali fatta l’altra sera da “Report” – parentesi personale – mi ha dato una grande soddisfazione perché cercavo di scrivere dello stesso argomento da una quindicina d’anni, senza riuscirci: e come mai? Perché a molti non è ancora chiaro che scrivere un articolo contro i politici, ormai, è diventato  facilissimo, mentre il problema è scriverlo contro un’industria di moda, un grande gruppo farmaceutico o telefonico, una marca di automobili o appunto di acqua minerale, colossi che il giornalismo statunitense seziona da decenni mentre noi seguitiamo a pensare che la vita passi attraverso il sistema tedesco e le primarie del Pd.

Per farla breve: ogni volta, i direttori mi dicevano che si rischiava di perdere pubblicità (le acque minerali ne facevano molta) e consigliavano di lasciar stare, anche perché l’uomo che presiede Mineracqua – la lobby dei venditori di acque imbottigliate, che fa gli interessi della stragrande maggioranza dei produttori – si chiama Ettore Fortuna e, da friulano, era e resta un autentico mastino piuttosto in gamba nel suo lavoro. E questo suo lavoro (anno 2003, e pure oggi) non era certo evidenziare che l’acqua del rubinetto veniva controllata seguendo un totale di 200 parametri, mentre quella in bottiglia ne seguiva solo 48; o che – per esempio – la concentrazione di arsenico permessa nell’acqua del rubinetto era di 10 microgrammi (per litro) ma per l’acqua minerale arrivava sino a 50; o che l’acqua di rubinetto, insomma, poteva addirittura essere più sicura della minerale perché i controlli erano e restano più severi.

Forse non tutti sanno che il consumo italiano di acqua imbottigliata pro capite è il più alto del mondo (di recente ci ha superato solo il Messico) e tantomeno, però, sanno che l’Authorityalimentare europea sosteneva già nel 2003 che la normativa italiana era deficitaria, che era sbagliato bere alcune acque minerali in sostituzione dell’acqua di rubinetto, o che – altro esempio – molte pubblicità magari ti rimbambivano con la faccenda del sodio (se una marca ne era povera) ma se invece la concentrazione era alta, viceversa, nessuno lo diceva né segnalava che magari era un’acqua inadatta per chi soffriva di malattie cardiovascolari, oppure ancora – in presenza di nitrati – che era inadatta alla prima infanzia.

Il discorso valeva anche per alcune acque del rubinetto, che pure, in Italia, qualche volta fanno schifo: c’è molto da fare anche per gli acquedotti. Ma c’è anche da fare la tara a certe associazioni ambientaliste che vedono veleni quando ci sono, sì, ma anche quando non ci sono. Insomma, è complicato. Resta che di queste cose, all’epoca, non sapeva o discuteva nessuno, a parte qualche inchiesta della magistratura (che nessun giornale raccontava) o libri semi-anonimi come uno di Giuseppe Alta- more, un bravo giornalista di Famiglia Cristiana che si era fissato sul tema.

Ora, tornando all’inchiesta di “Report”, si tratta di capire che cosa sia cambiato in una quindicina d’anni. Sicuramente molti aspetti legislativi e varie imposizioni comunitarie: altre cose, però, paiono uguali a prima. Anzitutto: ormai consumiamo 200 litri annui a testa e stiamo soppiantando l’acqua potabile del rubinetto. Si può capire, ma sino a un certo punto. Molte acque hanno caratteristiche simili a quelle di casa, ma altre non potrebbero essere bevute tutti i giorni al punto che il ministero dello sviluppo economico consiglia di «rivolgersi ad un medico prima di consumarle», ma non c’è obbligo di segnalarlo sull’etichetta. Le università di Napoli, Bologna, Cagliari e Benevento hanno analizzato 186 campioni di acque minerali tra le più famose (questo nel 2010) e hanno trovato delle cose che le aziende non avevano indicato nelle etichette.

Due celebri marche del centroitalia, per dire, contengono berillio e manganese, sostanze ritenute cancerogene entro limiti non chiari: per l’acqua del rubinetto è previsto un limite di 50 microgrammi per litro, ma per le minerali il limite sale a 500. Perché? Boh. Oppure, ecco, l’alluminio: per le acque potabili il limite è 200 microgrammi per litro, per le minerali il limite non c’è. Ancora: il fluoro; l’acqua di rubinetto ha un limite 1,5, l’acqua minerale un limite 5; se un’acqua superasse il limite di 1,5 di fluoro, oltretutto, nell’etichetta dovrebbe esserci scritto che trattasi di acqua non consigliata per l’infanzia. Beninteso, è tutto a norma di legge: ma l’assurdo sta proprio qui.

Mineracqua si difende dicendo che la definizione «acqua minerale naturale» implica che l’acqua vada imbottigliata così come scaturisce dalla sorgente, ma l’ambiguità delle etichette rimane. L’unico parametro identico per le due acque (rubinetto e bottiglia) riguarda l’arsenico, che talvolta è addirittura più alto nell’acqua del rubinetto: con potenziali conseguenze sulla salute. L’Agenzia americana per la protezione ambientale ha sottolineato che l’obiettivo, nell’acqua, sarebbe una quantità di arsenico zero: ma sulle nostre etichette, l’arsenico, manco te lo menzionano. E neanche, chessò, il rame, il cadmio, l’uranio. Magari ti scrivono che c’è il magnesio o il calcio, che il consumatore associa a diete positive: ma altre cose mancano.

“Report” ha fatto nuovamente analizzare 32 acque minerali italiane dal British Geological Survey, e risultano, si diceva, tutte a norma: ma il punto è la norma. Ci sono acque povere di sodio (questo ce lo fanno sapere sempre) ma altre ricche di solfati, addirittura altre con presenza significativa di berillio e di arsenico. Chissà quanti salutisti non sanno neppure che cosa bevono. Chissà quanti altri potrebbero scegliere, anche su consiglio medico, sulla base di informazioni che sull’etichetta non ci sono. Basterebbe che ci fossero, in fondo.
Da decenni ci ammazziamo di polemiche e discussioni sulle corrette etichettature dei cibi: e ci siamo dimenticati dell’acqua, l’elemento primario. Vabbeh, dopo il vino.

L’ acqua è l’elemento di cui non possiamo assolutamente farne a meno, infatti, se è vero che si può vivere per qualche settimana senza mangiare, dopo 24 ore senza bere si rischia la disidratazione. E la sete è peggiore della fame. L’acqua, come è noto, è essenziale per le funzioni vitali, quindi per i nostri organi, per i muscoli, per la pelle, per la psiche e per il cervello che deve essere sempre pronto a reagire agli stimoli. Non è un caso, infatti, se quando facciamo fatica a concentrarci ci basta bere un bel bicchiere d’acqua per ritrovare la lucidità dei pensieri. Tutti i medici consigliano di bere almeno 2 litri di acqua al giorno, soprattutto ai soggetti che seguono un particolare regime alimentare. Le qualità dell’acqua sono molte. Favorisce la termogenesi ossia la produzione di calore da parte dell’organismo: bevendo 2 bicchieri di acqua a temperatura ambiente, si stimola il metabolismo del 30% circa, questo perché il metabolismo è costretto a portare l’acqua introdotta a una temperatura vicino a quella corporea che è di circa 37°: questo processo inizia 10 minuti dopo l’ingestione e si protrae per 30-40 minuti. Il tal modo il corpo è costretto a prelevare calorie, quindi energia, prevalentemente dai carboidrati (nelle donne) e dai grassi (negli uomini). Quindi bevendo a intervalli regolari – circa ogni ora 2 bicchieri di acqua – si contribuisce a mantenere il metabolismo a livelli elevati. Ovviamente, non si dimagrisce solo bevendo acqua, ma l’acqua è sicuramente un’ottima alleata per dimagrire.

Molte dicerie senza fondamento a proposito dei diversi tipi d’acqua

Quando si decide di seguire un regime alimentare, non bisogna prestare molta attenzione ai dettagli, tralasciando invece le cose importanti. Capita spesso di sentire dire frasi del tipo “l’acqua X è più pesante, l’acqua Y è più diuretica, io bevo lontano dai pasti”. Queste dicerie e molte altre non solo sono false, ma distolgono l’attenzione dalle cose che contano, perché in realtà basta bere, non serve scegliere un particolare tipo di acqua o un orario piuttosto che un altro. A proposito di acqua vi sono molte false credenze, che occorre sfatare. Eccone alcune. • Bere lontano dai pasti perché altrimenti non si digerisce. Falsissimo: con circa mezzo litro di acqua si modifica la consistenza dei cibi e si favorisce la digestione, mentre bevendo poco o nulla, lo stomaco deve fare i conti con la demolizione di cibi troppo compatti ed è questo che renderà difficile la digestione. Questa diceria, molto diffusa, è legata al fatto che bevendo un litro di acqua durante il pasto, i succhi gastrici vengono diluiti, creando un leggero allungamento dei tempi della digestione, di pochi minuti. • Non esiste l’acqua ideale. Non è così. Ogni produttore con la pubblicità tira acqua al suo mulino – mai come in questo caso proverbio più azzeccato – in realtà non è l’acqua povera di sodio a favorire la diuresi o lo smaltimento della cellulite. Qualsiasi tipo di acqua riesce a stimolare queste funzioni, non è una questione di sodio. • Se ricca di calcio favorisce la formazione di calcoli. Falso anche questo, addirittura potrebbe esser vero il contrario, perché è stato ipotizzato che l’innalzamento dei livelli di un ormone, il paratormone, dovuto alla presenza di calcio nell’acqua, sembra favorire il mantenimento dei livelli ottimali della concentrazione del minerale nel sangue. • Molto dipende dal residuo fisso. Secondo buona parte degli esperti il residuo fisso in realtà è soltanto una trovata di marketing. Se l’acqua è potabile è tutta buona: basta bere, senza stare troppo a distinguere. Bere e basta. L’acqua è elemento fondamentale del nostro organismo e la sua assunzione risponde a innumerevoli esigenze, oltre ad essere la componente importante di qualunque dieta, perché oltre a dare numerosi benefici non contiene alcuna caloria. Ha un fortissimo potere saziante, se assunta prima, durante e dopo i pasti in maniera costante, e inoltre ha una funzione drenante, che aiuta ad eliminare scorie e tossine, permettendo in questo modo di combattere stitichezza, diarrea, colite, gonfiori.

Un programma alimentare che depura e allalunga cambia la vita La dieta dell’acqua, in realtà è uno stile di vita, che tutti dovrebbero adottare, perché non solo ci aiuta a stare in forma, ma a stare soprattutto bene. Ma vediamo da vicino in che cosa consiste questo programma alimentare, basato sull’acqua ma non solo. Infatti, oltre a bere la giusta quantità di acqua, soprattutto prima dei pasti, per dimagrire è necessario seguire una dieta che prediliga alimenti con un alto contenuto di liquidi, prediligendo frutta e verdura in primis.

Dare al nostro corpo il giusto quantitativo di acqua aiuta a dimagrire, questo perché essendo il tessuto adiposo assai povero di acqua, (abbondante invece in quello muscolare) non a caso, i soggetti obesi hanno una percentuale di acqua corporea inferiore a quelli magri.

Ecco un menù settimanale apportatore di un benessere che
va molto al di là della semplice perdita di peso.
Lunedì
Colazione: uno yogurt magro con un frutto a piacere.
Pranzo: 70 grammi di pasta integrale con 50 grammi di ricotta
di mucca, un’insalatona mista con carote, radicchio,
insalata a foglia verde e pomodorini.
Spuntino: Due fette di melone o di ananas.
Cena: 50 grammi di pane integrale, 150 grammi di petto di
pollo alla griglia, carciofi al vapore.
Martedì
Colazione: un frullato di frutta e tre barrette ai cereali.
Pranzo: 80 grammi di risotto con verdure e un’insalata mista
a piacere.
Spuntino: una mela o una pera.
Cena: insalata mista con lattuga, cipolla, cetrioli e 120 grammi
di tonno, 50 grammi di pane integrale.
Mercoledì
Colazione: una tazza di latte parzialmente scremato con fiocchi
di cereali e una spremuta d’arancia.
Pranzo: un’insalata di lattuga, 250 grammi di spigola al vapore,
50 grammi di pane integrale.
Spuntino: una tazza di tè verde, due gallette integrali con
due cucchiaini di miele, un frutto.
Cena: 70 grammi di penne integrali ai gamberetti e zucchine,
finocchi al vapore a piacere.
Giovedì
Colazione: uno yogurt magro, un frutto a scelta, due fette biscottate
integrali con due cucchiaini di miele.
Pranzo: un’insalata mista di lattuga, carote, sedano, trevisana
e un trancio di salmone alla piastra con tre grissini
integrali.
Spuntino: uno yogurt magro e una fetta di anguria.
Cena: passato di verdure con 60 grammi di pane integrale
tostato, 40 grammi crescenza.

Venerdì
Colazione: tè verde con quattro gallette di riso e tre
cucchiaini di miele, una spremuta di arancia.
Pranzo: 80 grammi di pasta al pesto con fagiolini al
vapore e due gallette di riso.
Spuntino: una mela o una pera.
Cena: insalata mista a piacere con 80 grammi di
tonno e due fette di pane integrale tostato.
Sabato
Colazione: una tazza di tè verde, un frullato di banana
e un kiwi.
Pranzo: 80 grammi di riso integrale alla trevisana,
un cavolfiore al vapore e due gallette di riso.
Spuntino: uno yogurt magro e un frutto a piacere.
Cena: pinzimonio di verdure con 150 grammi di insalata
di mare e due gallette di riso.
Domenica
Colazione: uno yogurt magro, una tazza di tè verde,
un frutto a piacere.
Pranzo: 80 grammi di orecchiette con cime di rapa,
300 grammi di porri gratinati e 50 grammi di
crescenza.
Spuntino: una mela o una pera.
Cena: insalata mista con carote, soia, sedano e radicchio,
mais, un uovo sodo, una scatoletta di
sgombro, due fette di pane integrale.
Come si può vedere non è un regime alimentare
serrato e ne beneficerà tutto l’organismo, la
pelle in primis: vi accorgerete che dopo qualche
giorno sarà più luminosa, compatta, idratata.
E l’acqua? Non meno di due litri al giorno,
ma è preferibile che sia di più. La dieta può
essere interrotta e adottata saltuariamente, bere
invece deve diventare un’abitudine, qualcosa di
meccanico.
Bere tanta acqua cambia la vita.

Nell’organismo umano l’acqua rappresenta un costituente essenziale per il mantenimento della vita, ed è anche quello presente in maggior quantità. La sua presenza è indispensabile per lo svolgimento di tutti i processi fisiologici e le reazioni biochimiche che avvengono nel nostro corpo. Inoltre, l’acqua entra nella struttura di varie sostanze e agisce da solvente per la maggior parte dei nutrienti (minerali, vitamine idrosolubili, aminoacidi, glucosio, ecc.), svolgendo un ruolo essenziale nella digestione, nell’assorbimento, nel trasporto e nell’utilizzazione degli stessi nutrienti. L’acqua è anche il mezzo attraverso il quale l’organismo elimina le scorie metaboliche, ed è indispensabile per la regolazione della temperatura corporea. Inoltre, l’acqua agisce come “lubrificante” e ha funzioni di ammortizzatore nelle articolazioni e nei tessuti, mantiene elastiche e compatte la pelle e le mucose (la cui funzionalità dipende da un giusto grado di idratazione) e garantisce la giusta consistenza del contenuto intestinale. Dato che in pratica non vi è alcun sistema all’interno dell’organismo che non dipenda direttamente dall’acqua, è facile intuire che mantenere un giusto equilibrio del nostro “bilancio idrico” (rapporto tra le “entrate” e le “uscite” di acqua) è fondamentale per conservare un buono stato di salute nel breve, nel medio e nel lungo termine. Come tutte le sostanze chimiche che compongono il nostro corpo, l’acqua viene persa e consumata continuamente, e quindi deve essere di continuo reintegrata dall’esterno. I principali mezzi attraverso i quali il nostro organismo mantiene l’equilibrio idrico sono il meccanismo della sete (che regola la quantità di acqua da ingerire) e il riassorbimento dell’acqua nei reni (che regola la quantità di acqua eliminata con le urine). Il meccanismo della sete ha però un tempo di risposta ritardato, e spesso interviene solo quando la perdita di acqua è già stata tale da provocare i primi effetti negativi. Inoltre a volte (particolarmente negli individui anziani) il meccanismo della sete funziona male, e quindi molte persone rischiano di non rimpiazzare adeguatamente e tempestivamente le perdite di acqua. Il fabbisogno di acqua per adulti e anziani è approssimativamente di 1 ml di acqua per ogni chilocaloria alimentare introdotta nel corso della giornata. Per i bambini, i quali sono maggiormente a rischio di disidratazione, il fabbisogno è maggiore, e corrisponde approssimativamente ad 1,5 ml/kcal/giorno. L’acqua non contiene calorie, ed ogni variazione a breve termine del peso corporeo dovuta a maggiore perdita o a maggiore ritenzione di acqua è ingannevole e momentanea. Quindi, il tentativo di contenere il peso mediante il razionamento dell’acqua è assolutamente inutile, oltre ad essere rischioso per il nostro stato di salute. In condizioni normali le perdite giornaliere di acqua nell’individuo adulto si aggirano intorno al 3-4% del peso corporeo (2-2,5 litri). È comunque importante rilevare che queste perdite sono tanto più elevate quanto più l’individuo è di giovane età, con un picco nei primi mesi di vita, durante i quali le perdite giornaliere di acqua raggiungono il 15% del peso corporeo. Di conseguenza i bambini sono un altro gruppo di popolazione particolarmente esposto al rischio della disidratazione, qualora non si provveda a reintegrare adeguatamente e tempestivamente l’acqua perduta.

Come comportarsi: • Asseconda sempre il senso di sete e anzi tenta di anticiparlo, bevendo a sufficienza, mediamente 1,5-2 litri di acqua al giorno. Ricorda inoltre che i bambini sono maggiormente esposti a rischio di disidratazione rispetto agli adulti. • Bevi frequentemente e in piccole quantità. Bevi lentamente, soprattutto se l’acqua è fredda: infatti un brusco abbassamento della temperatura dello stomaco può creare le condizioni per pericolose congestioni. • Le persone anziane devono abituarsi a bere frequentemente nell’arco della giornata, durante e al di fuori dei pasti, anche quando non avvertono lo stimolo della sete.

• L’equilibrio idrico deve essere mantenuto bevendo essenzialmente acqua, tanto quella del rubinetto quanto quella imbottigliata, entrambe sicure e controllate. Ricorda che bevande diverse (come aranciate, bibite di tipo cola, succhi di frutta, caffè, tè) oltre a fornire acqua apportano anche altre sostanze che contengono calorie (ad esempio zuccheri semplici) o che sono farmacologicamente attive (ad esempio caffeina). Queste bevande vanno usate con moderazione. • È sbagliato evitare di bere per il timore di sudare eccessivamente (sudare è fondamentale per regolare la temperatura corporea) o di ingrassare (l’acqua non apporta calorie).• Durante e dopo l’attività fisica bevi per reintegrare prontamente e tempestivamente le perdite dovute alla sudorazione, ricorrendo prevalentemente all’acqua. • In determinate condizioni patologiche che provocano una maggiore perdita di acqua (ad esempio gli stati febbrili o ripetuti episodi di diarrea), l’acqua perduta deve essere reintegrata adeguatamente e tempestivamente.

1. ACQUA E PESO CORPOREO Il nostro organismo è formato principalmente da acqua. Nel neonato l’acqua rappresenta il 75% circa del peso corporeo. Questa frazione percentuale diminuisce fino all’età adulta, quando si stabilizza intorno al 55-60% del peso corporeo. Nell’anziano si ha un’ulteriore diminuzione della quantità di acqua totale corporea, sia come valore assoluto che come frazione percentuale. Le differenze tra i sessi si evidenziano a partire dall’adolescenza. La donna, infatti, avendo una maggiore percentuale di tessuto adiposo (povero di acqua), ha percentualmente una minore quantità di acqua.

2. L’ACQUA NELL’ORGANISMO UMANO Approssimativamente il 75% dei muscoli e degli organi interni e il 10% del tessuto adiposo sono costituiti da acqua. Lo stesso scheletro è costituito per oltre il 30% da acqua. Il 66% del totale dell’acqua presente nel nostro organismo è localizzato all’interno delle cellule e ne determina il volume e il turgore. Il 6- 7% è presente nel plasma, il 2% nella linfa e il 23-25% è acqua extracellulare, localizzata negli spazi esistenti tra le cellule.

3. COME VIENE LA SETE Il centro della sete si trova nel cervello. Con un meccanismo estremamente complesso e sensibile raccoglie ed elabora vari segnali provenienti da diversi tipi di recettori localizzati in varie parti del corpo. In linea di massima il senso di sete è determinato dalla disidratazione delle cellule nervose. Altri fattori che contribuiscono ad aumentare la sensazione della sete sono la secchezza della bocca e la diminuzione del volume del sangue. Per contro, la distensione dello stomaco provoca un minore desiderio di bere.

4. SETE E DISIDRATAZIONE Il primo sintomo della disidratazione è la secchezza della bocca. Poi, a mano a mano che lo stato di disidratazione aumenta, sia la pelle che le mucose (comprese quelle dell’occhio) diventano secche e asciutte e compaiono senso di affaticamento, mal di testa, arrossamento della pelle, crampi muscolari, perdita di appetito, intolleranza al calore, apatia. Se lo stato di disidratazione è ancora più grave, si possono avere vertigini, nausea e vomito, tachicardia, diminuzione del livello di attenzione e di concentrazione e sdoppiamento della visione, fino a perdita di conoscenza e rischio di coma.

5. LE CONSEGUENZE DELLA DISIDRATAZIONE Una disidratazione del solo 1% del peso corporeo si ripercuote sull’attività e sulle performance fisiche del nostro organismo. Se la disidratazione sale al 2% vengono alterati la termoregolazione e il volume plasmatico e comincia a manifestarsi il senso di sete. Con una disidratazione intorno al 5% compaiono crampi, debolezza, maggiore irritabilità, mentre intorno al 7% si possono avere malessere generale, profonda debolezza e anche allucinazioni. Con il 10% vi è concreto rischio di insorgenza del colpo di calore, e comincia a essere messa in pericolo la stessa sopravvivenza. Uno stato persistente di disidratazione compromette sia le capacità fisiche che quelle mentali del nostro organismo. Inoltre aumenta il rischio di calcoli renali, il rischio di contrarre tumori del colon e dell’apparato urinario (vescica, prostata, reni) e il rischio di prolasso della valvola mitrale. L’anziano è particolarmente vulnerabile; la disidratazione in questa fascia di età è associata a una compromissione generale dello stato di salute.

6. IL NOSTRO CORPO PERDE CONTINUAMENTE ACQUA Perdiamo acqua attraverso le urine, le feci, la sudorazione e la respirazione. Con le urine un adulto medio ne elimina intorno ai 1300 ml/giorno. Con le feci la perdita di acqua si aggira mediamente sui 150 ml al giorno. Nell’adulto medio le perdite di acqua attraverso l’aria espirata e attraverso l’evaporazione dalla cute (perspirazione) e la sudorazione assommano normalmente a circa 600-1000 ml/giorno, in funzione delle condizioni ambientali (un aumento di temperatura da 24 a 31°C determina il raddoppio di questa quantità), delle condizioni fisiologiche (un incremento della temperatura corporea di 2°C comporta il raddoppio delle perdite di acqua attraverso la perspirazione) e, ovviamente, del livello di attività fisica. Il sudore è il principale meccanismo attraverso il quale il nostro organismo mantiene l’equilibrio termico (l’evaporazione del sudore fa raffreddare la nostra cute e, conseguentemente, il nostro corpo).

7. COME REINTEGRARE LE PERDITE DI ACQUA Noi assumiamo acqua attraverso le bevande (mediamente 800-2000 ml al giorno) e gli alimenti (500-900 ml al giorno). Inoltre l’organismo produce acqua mediante i processi di ossidazione dei carboidrati (0,6 g di acqua per ogni grammo di carboidrati ossidato) e dei grassi (1,1 g di acqua per ogni grammo di acido grasso ossidato) e di degradazione delle proteine (0,4 g di acqua per ogni grammo di proteine), per un totale approssimativo di 300 ml di acqua “metabolica” al giorno.

8. L’ACQUA FORNITA DAGLI ALIMENTI Il contenuto di acqua degli alimenti è estremamente variabile: frutta, ortaggi, verdura e latte sono costituiti per oltre l’85% da acqua; carne, pesce, uova, formaggi freschi ne contengono il 50-80%; pane e pizza sono costituiti per il 20-40% da acqua; pasta e riso cotti ne contengono il 60-65%. Infine, biscotti, fette biscottate, grissini e frutta secca ne contengono meno del 10%. Pochissimi alimenti (olio, zucchero) sono caratterizzati dalla pressoché totale assenza di acqua.

9. ACQUA E ATTIVITÀ FISICA Durante lo svolgimento di una moderata attività fisica la sudorazione si aggira, nella maggior parte delle persone, intorno a 1-2 litri per ora. In casi particolari si può però arrivare a 4-6 litri/ora. La sudorazione inoltre determina anche perdita di sali minerali (soprattutto sodio, cloro e potassio). Nel caso di attività fisica non agonistica, una dieta equilibrata e sana, ricca di frutta, di verdura e di acqua, è più che sufficiente a reintegrare i sali persi.

FALSE CREDENZE SULL’ACQUA

1. Non è vero che l’acqua vada bevuta al di fuori dei pasti. Al limite, se si eccede nella quantità si allungheranno di un poco i tempi della digestione (per una diluizione dei succhi gastrici), ma un’adeguata quantità di acqua (non oltre i 600-700 ml) è utile per favorire i processi digestivi, perché migliora la consistenza degli alimenti ingeriti.

2. Non è vero che l’acqua faccia ingrassare. L’acqua non contiene calorie, e le variazioni di peso dovute all’ingestione o eliminazione dell’acqua sono momentanee e ingannevoli.

3. Non è vero che bere molta acqua provochi maggiore ritenzione idrica. La ritenzione idrica dipende più dal sale e da altre sostanze contenute nei cibi che consumiamo che dalla quantità di acqua che ingeriamo.

4. Non è vero che occorra preferire le acque oligominerali rispetto alle acque maggiormente mineralizzate per mantenere la linea o “curare la cellulite”. I sali contenuti nell’acqua favoriscono l’eliminazione di quelli contenuti in eccesso nell’organismo. Nei bambini, in particolare, sarebbe bene non utilizzare le acque oligominerali in modo esclusivo, ma bisognerebbe alternarle con quelle più ricche di minerali, in quanto una diuresi eccessiva può impoverire di sali minerali un organismo in crescita.

5. Non è vero che il calcio presente nell’acqua non sia assorbito dal nostro organismo. Ricerche recenti dimostrano il contrario. La capacità dell’intestino umano di assorbire il calcio contenuto nelle acque (spesso presente in quantità consistente) è considerata addirittura simile a quella relativa al calcio contenuto nel latte.

6. Non è vero che il calcio presente nell’acqua favorisca la formazione dei calcoli renali. Le persone predisposte a formare calcoli renali devono bere abbondantemente e ripetutamente nel corso della giornata, senza temere che il calcio contenuto nell’acqua possa favorire la formazione dei calcoli stessi: anzi, è stato dimostrato che anche le acque minerali ricche di calcio possono costituire al riguardo un fattore protettivo.

7. Non è vero che l’acqua gassata faccia male. Né l’acqua naturalmente gassata né quella addizionata con gas (normalmente anidride carbonica) creano problemi alla nostra salute, anzi l’anidride carbonica migliora la conservabilità del prodotto. Solo quando la quantità di gas è molto elevata si possono avere lievi problemi in individui che già soffrano di disturbi gastrici e/o intestinali.

8. Non è vero che le saune facciano dimagrire. Le saune fanno semplicemente eliminare sudore. Lo stesso organismo provvederà a reintegrare prontamente le perdite, cosicché nell’arco di poche ore il peso tornerà ad essere esattamente quello di prima.

L’importanza dell’acqua in una corretta alimentazione

Tutti i giorni, quasi senza accorgercene, utilizziamo l’acqua per dissetarci: durante la nostra vita consumiamo l’equivalente di acqua di 600 volte il peso corporeo, 2 litri al giorno per una vita media di 65 anni e un peso medio di 70 Kg. Soddisfare il fabbisogno idrico dell’organismo è una necessità quotidiana irrinunciabile. Tra i vari fattori che concorrono positivamente al raggiungimento di uno stato di salute ottimale, un posto di primaria importanza, tra quelli nutrizionali, spetta all’idratazione e al corretto equilibrio tra i vari compartimenti idrici dell’organismo. Se non fosse per le ossa e la carne che costituiscono il nostro corpo, potremmo affermare di essere fatti di acqua: difatti l’acqua compone circa il 70 per cento del nostro organismo, più della metà dunque. Da qui si comprende come questo elemento sia un nutriente essenziale per il nostro organismo. Sebbene non fornisca energia rappresenta un elemento fondamentale, necessario a soddisfare le necessità fisiologiche e nutrizionali degli esseri umani. Tutte le cellule del nostro organismo necessitano di acqua per esplicare le loro funzioni vitali; attraverso il sangue ed il sistema linfatico l’acqua trasporta nutrienti e ossigeno alle cellule e rimuove i prodotti di rifiuto. E’ un ottimo solvente per numerose sostanze chimiche prendendo parte in generale a tutti i processi metabolici del nostro organismo; regola il volume cellulare, la temperatura corporea ed è indispensabile per la digestione.

E’ possibile vivere per un tempo sufficientemente lungo senza cibo e la durata dipende in parte dalla quantità di riserve di grasso, ma solo dopo due o tre giorni in mancanza di liquidi la sopravvivenza risulta seriamente compromessa, una disidratazione del 10% comporta seri problemi per l’organismo che rischia la morte per variazioni del 20-30%. D’altro canto è anche possibile bere quantità di acqua tali da procurare una vera e propria intossicazione, come descritto nell’anoressia nervosa o in altri disordini psichiatrici in cui il primo sintomo, rappresentato dal bere compulsivo, può condurre a morte dovuta non all’acqua di per se bensì alla deplezione e alla diluizione del sodio nei fluidi biologici. Si possono bere al massimo circa 9,5 litri di acqua al giorno. Superata questa soglia possono insorgere problemi seri per la salute, dovuti alla marcata alterazione nelle concentrazioni elettrolitiche dei fluidi organici (iponatremia). Esemplare il caso di una atleta morta, per encefalopatia iponatriemica, durante la maratona di Boston per avere bevuto 15 litri di fluidi durante le 5-6 ore della sua corsa. Come abbiamo già avuto modo di dire l’acqua è il costituente principale dell’organismo. l corpo di un adulto è costituito per circa il 60% da acqua. Di questo 60%, il 75% è presente nei muscoli e negli organi interni, il 10% nel tessuto adiposo ed il 3% nello scheletro. La quantità di acqua varia a seconda dell’età ed anche a seconda del sesso (Tab. 1). Il contenuto di acqua è massimo nel bambino, scende al 60% nell’età adulta e va poi diminuendo nell’anziano. Per quanto riguarda il sesso, invece, le femmine hanno un quantitativo minore di acqua rispetto ai maschi, perché gli uomini hanno una massa muscolare (la quale contiene più acqua rispetto al tessuto grasso) più elevata rispetto alle donne (nelle quali è più pronunciato il tessuto adiposo). Analogo discorso può essere fatto per le persone obese e per gli anziani. Nei neonati, al contrario, tale percentuale arriva al 75% del peso corporeo.

L’acqua presente nel nostro organismo viene suddivisa in due compartimenti, quello intracellulare (i 2/3 del volume totale) e quello extracellulare (comprendente il plasma, la 3 linfa, il liquido interstiziale e quello cefalorachidiano).Per l’organismo è fondamentale mantenere l’omeostasi volumetrica dei due compartimenti. Il volume del liquido intracellulare dipende dalla concentrazione dei soluti in quello interstiziale. In condizioni normali, il liquido interstiziale e quello intracellulare sono isotonici, cioè hanno la stessa osmolarità. Se la concentrazione dei soluti fosse maggiore nel liquido intracellulare la cellula si gonfierebbe per osmosi; nella situazione opposta la cellula tenderebbe invece a raggrinzirsi. Entrambe le circostanze sarebbero comunque gravemente lesive per le strutture cellulari. Il volume del plasma, deve essere mantenuto costante anche per garantire una buona funzionalità cardiaca. Infatti, se si ha un aumento del volume plasmatico, la pressione sanguigna aumenta al contrario in presenza di ipovolemia, la pressione diminuisce, aumenta la viscosità ematica ed il cuore si affatica. Per garantire l’omeostasi del volume dei liquidi intracellulare e intravascolare, è necessario mantenere costante il contenuto idrico dell’organismo. Affinché si verifichi tale equilibrio è necessario che il bilancio fra le entrate e le uscite di acqua sia in pareggio. Il bilancio idrico viene mantenuto in pareggio attraverso la regolazione delle uscite (volume di urina escreto) e attraverso il controllo delle entrate ( assunzione di acqua). In condizioni basali, il 60% circa della perdita giornaliera di acqua avviene con l’urina. L’aumento di temperatura e l’esercizio fisico fanno invece aumentare le perdite idriche attraverso la sudorazione e la traspirazione insensibile. Per compensare queste uscite l’organismo riduce il volume di urina eliminato, aumentando la secrezione dell’ormone antidiuretico (ADH) o vasopressina. Questo peptide, secreto dall’ipofisi posteriore, agisce a livello renale, dove promuove il riassorbimento di acqua, riducendo, di conseguenza, la sua eliminazione con le urine. La regolazione delle entrate, invece, si attua attraverso lo stimolo della sete, che si attiva quando diminuisce la volemia o quando i fluidi corporei tendono a diventare ipertonici (dopo un pasto salato).

Il fabbisogno idrico totale giornaliero varia per ogni individuo a seconda dell’età, del sesso, del quoziente energetico, del contenuto minerale della dieta, della temperatura e dell’umidità ambientale, dell’intensità e del tipo di attività fisica e della temperatura corporea. La stima reale del fabbisogno di acqua è molto difficile, soprattutto perché le perdite definite “insensibili” (dovute cioè all’evaporazione attraverso cute e polmoni) possono variare notevolmente. Queste perdite, infatti, possono rappresentare il 50% dell’eliminazione totale, soprattutto in particolari situazioni climatiche. La perdita di liquidi aumenta in ambienti con umidità molto elevata. Quando l’umidità è elevata l’organismo deve perdere molta più acqua per cedere all’ambiente il calore corporeo. Ogni millilitro d’acqua che evapora comporta la dispersione di 0,58 kcal; tuttavia, è bene ricordare che sudare non determina dispendio energetico (non fa dimagrire) e che solo l’acqua effettivamente evaporata produce una riduzione della temperatura corporea. Viceversa, quella che rimane negli indumenti rimossi, o sgocciola, oppure è allontanata meccanicamente dalla superficie cutanea, ad es. con gli asciugamani, non produce effetti favorevoli sulla termodispersione, ma determina solo un’ulteriore perdita d’acqua, in grado di aggravare lo stato di disidratazione dell’organismo. I Livelli di Assunzione Giornalieri Raccomandati di Energia e Nutrienti per la popolazione italiana (LARN) ci suggeriscono di bere 1 ml di acqua ogni kcal consumata. Più semplicemente si può applicare la seguente formula: peso corporeo in kg x 0,03 = litri di acqua necessari quotidianamente. Quindi, per un uomo di 80 kg sono necessari 2,4 litri di acqua al giorno. È particolarmente importante aumentare l’apporto idrico durante i mesi estivi e quando si fa sport, in modo da recuperare l’acqua persa con la sudorazione. Fonti di acqua sono gli alimenti e le bevande, dai quali è possibile ricavare rispettivamente 500-700 ml e 800-1500 ml; ad essi devono essere aggiunti 350 ml/die circa di acqua endogena ricavata dall’ossidazione dei nutrienti. (l’acqua endogena per ogni grammo di macronutriente metabolizzato abbiamo la produzione di 1 ml di acqua per i lipidi (la maggiore), 0,55 ml per i glicidi e 0,41 ml per le proteine.) Il consumo di acqua, indicato al punto precedente, aumenta se si svolge attività fisica. L’attività fisica genera calore, per prevenire un innalzamento eccessivo della temperatura corporea l’organismo incrementa l’escrezione di sudore. Il sudore, evaporando, sottrae calore al corpo surriscaldato (l’evaporazione di un grammo di sudore dalla superficie della cute sottrae al corpo 0,6 calorie). In alta quota, ad altitudini superiori a 2500 metri aumentano l’escrezione di urina e la frequenza respiratoria con conseguente incremento delle perdite di acqua da parte dell’organismo (nell’acqua espirata è contenuto vapor acqueo, normalmente, ogni giorno, tra 250 ml e 350 ml di acqua sono eliminati attraverso questa via). La necessità di acqua aumenta anche in tutte le occasioni in cui si ha un incremento della sudorazione, oltre all’attività fisica: stati febbrili e climi particolarmente caldi. Nel caso di perdite idriche dovute a diarrea o vomito.

Durante la gravidanza e l’allattamento. Per le donne gravide è indicato un consumo giornaliero di acqua di 2100 ml al giorno, per quelle che allattano un consumo di 3100 ml al giorno. Nell’anziano vi è una riduzione del filtrato glomerulare, un’alterazione dell’osmoregolazione, una compromissione dell’asse renina-angiotensina ed anche una minore sensibilità alla sete del centro ipotalamico: ne consegue che frequentemente il soggetto anziano beve poca acqua, con un’assunzione quotidiana di liquidi inferiore al fabbisogno. La disidratazione nell’anziano è un evento estremamente rischioso per la salute che può portare ad ipovolemia. Un problema comune è rappresentato dalla disidratazione, causata da una insufficiente introduzione di acqua inadeguata a compensare le perdite. I fattori che possono aumentare la probabilità di questa condizione, spesso non riconosciuta, oltre a un ridotto meccanismo della sete, sono rappresentati dall’uso abituale di diuretici naturali quali caffeina e alcool, da attività fisica, da particolari condizioni ambientali ed anche da una insoddisfazione del gusto dell’acqua. Nuove ricerche indicano che perdite di liquidi e soprattutto di acqua possano rappresentare un fattore di rischio di litiasi urinaria, cancro del seno, del colon e del tratto urinario, obesità durante l’infanzia e l’adolescenza, prolasso della valvola mitralica; alterazioni patologiche delle ghiandole salivari e un generalizzato aumento del rischio per la salute nell’anziano. Risulta pertanto, della massima importanza sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica e di tutti gli operatori sanitari, al rispetto dell’apporto quotidiano di liquidi, al fine di ridurre al minimo gli effetti negativi della disidratazione e, al contempo, ottimizzare gli effetti positivi di un apporto sufficiente di acqua. Per tali motivi dietologi e operatori in ambito nutrizionale sono esortati a promuovere e a controllare l’uso dell’acqua dei propri pazienti, proponendo schemi adeguati e dettagliati per l’introduzione di liquidi. L’acqua che beviamo non è solo composta da idrogeno e ossigeno, ma essa è una soluzione di minerali e di conseguenza un vero e proprio alimento che la natura ci offre. I minerali sono, infatti, nutrienti essenziali per l’organismo umano. In base al loro contenuto nell’organismo umano sono classificati in tre gruppi: macroelementi, microelementi ed elementi traccia. I macroelementi sono i minerali presenti nel corpo umano in quantità discrete. Fanno parte di questa classe il calcio, il fosforo, il magnesio, il sodio, il potassio, il cloro e lo zolfo e il loro fabbisogno giornaliero è superiore ai 100 mg. Le acque che beviamo ne sono ricche ed intendiamo tutte le acque sia minerali che potabili, anche se i suddetti minerali sono presenti in quantità diverse a seconda della fonte da cui l’acqua proviene. I microelementi o oligoelementi, anch’essi fondamentali, sono invece quei minerali di cui l’organismo ha bisogno in piccole quantità (nell’ordine dei milligrammi o addirittura dei microgrammi) ed anche alcuni di questi sono presenti nelle acque: ferro, rame, zinco, fluoro, selenio, cobalto, iodio, manganese e molibdeno. Ed infine i minerali traccia il cui fabbisogno è molto basso variando dal millesimo di milligrammo al milligrammo, ma non per questo sono meno importanti. A questo gruppo appartiene, ad esempio, il silicio: alcune acque contengono questo minerale ed il loro utilizzo rappresenta un fattore positivo per la salute del nostro organismo (il silicio è infatti utile per il benessere delle ossa). I minerali disciolti nell’acqua, presenti in quantità diversa a seconda della provenienza dell’acqua, sono assorbiti dal nostro organismo allo stesso modo in cui vengono assimilati i minerali presenti negli alimenti. Quindi l’acqua è un alimento a tutti gli effetti, perché è fondamentale non solo per l’idratazione, ma anche perché ci permette di soddisfare quelli che sono i nostri fabbisogni per alcuni micronutrienti essenziali. Le Linee Guida dell’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) pubblicate prima nell’86 poi nel ‘97 non ne facevano accenno. Finalmente, nel 2003, è stato aggiunto il capitolo che sancisce proprio l’importanza dell’idratarsi in modo corretto. Anche per quanto riguarda le piramidi alimentari nelle prime edizioni erano presenti solo alimenti ed invece, adesso, è stata aggiunta anche l’acqua. Questa è la nuova piramide alimentare della Dieta Mediterranea moderna edita dall’INRAN nel 2009 dove alla base è stata appunto inserita l’acqua.

Da queste e da numerose altre osservazioni appare evidente l’importanza attribuita all’acqua in quanto nutriente, mentre non altrettanto sembrerebbe apparire circa le modalità di utilizzo, specie da un punto di vista qualitativo. In Italia sono disponibili circa 260 tipi di acque minerali in bottiglia e ciascuna di esse possiede particolari caratteristiche nutrizionali e organolettiche. Conoscere in maniera più approfondita questo prodotto alimentare ne renderebbe possibile un migliore uso terapeutico.

L’acqua che si beve appartiene a categorie diverse: Acqua di rubinetto, trattata ( purificata, filtrata, gasificata), di sorgente e acqua minerale naturale. Minerale o di rubinetto, queste erano le sole acque che gli italiano potevano permettersi di scegliere fino a qualche anno fa. L’approvazione da parte del parlamento europeo di nuove normative in materia di acque destinate al consumo umano, ha modificato profondamente la situazione sia dal punto di vista legislativo che commerciale, introducendo sul mercato nuove e inedite proposte. Si tratta della direttiva comunitaria 98/83 del 3 novembre 1998 che identifica le acque da destinarsi al consumo umano e considera tali “tutte quelle trattate e non trattate destinate ad uso potabile, culinario e domestico, a prescindere dalla loro origine, sia esse fornite attraverso una rete di distribuzione o mediante cisterne, bottiglie o altri contenitori.” La direttiva CEE cita espressamente la possibilità di commercializzare ogni tipo di acqua potabile, permettendo anche alle acque trattate ed a quelle di sorgente non riconosciute, di essere imbottigliate senza limite di quantità.

Acque trattate ed acque minerali hanno valenze molto diverse: le prime rispondono ad una esigenza primaria quale quella di bere, le seconde altre a dissetare svolgono un ruolo salutistico che varia da acqua ad acqua, in base alla singola, specifica composizione chimico-fisica.

La così detta acqua di rubinetto viene in pratica fornita solamente dalle aziende acquedottistiche attraverso la rete idrica: il suo requisito fondamentale è la potabilità. Per essere definita potabile l’acqua deve essere batteriologicamente pura. In secondo luogo non deve contenere sostanze chimiche capaci di indurre danno, nemmeno per accumulo o per prolungata somministrazione, all’equilibrio degli organismi superiori e particolarmente all’uomo. D’altro canto deve contenere a sufficienza, per qualità e quantità, quei “microelementi” che sono indispensabili a detto equilibrio e che caratterizzano le qualità salienti di ciascuna acqua. Questa quota di Sali (residuo fisso a 180°C) deve rientrare per legge entro un intervallo ben definito: da 0,30 a 1,5 g/l. Infine l’acqua potabile non deve avere disciolte sostanze che la rendano sporca o colorata o che diano un odore o un sapore particolare: deve pertanto risultare incolore, insapore, inodore. Le acque potabili più apprezzate e igienicamente sicure sono quelle provenienti da acquiferi profondi ( acque vadose) in quanto meglio filtrate, depurate e protette e nel contempo dotate di una certa mineralizzazione. In Italia il 70% delle acque potabili è di origine sotterranea ed è captata con pozzi o sorgenti. Tuttavia per sopperire ai crescenti bisogni di approvvigionamento idrico dei grossi centri urbani ci si è dovuti adattare ad attingere anche le falde più superficiali ( o freatiche) e da serbatoi naturali quali fiumi e laghi, in quanto le acque profonde risultano sovente scarse e insufficienti. Le acque di scorrimento superficiale (lago e fiume) ancora più di quelle di falda freatica se sono destinate al consumo umano, richiedono rigorosi e continui controlli e come per tutte le altre acque convogliate nelle reti acquedottistiche necessitano della messa in opera di una serie di trattamenti per la loro depurazione e potabilizzazione, che spesso ne condizionano il sapore. Si tratta delle così dette acque purificate le quali rappresentano un ottima soluzione per affrontare i problemi di approvvigionamento idrico nelle grandi aree di siccità del pianeta e nei paesi del terzo mondo, dove le condizioni igieniche estremamente precarie non permettono un uso sicuro delle acque locali. L’acqua purificata essendo in grado di assicurare un prodotto igienicamente garantito ad un prezzo vantaggioso ha conquistato una larga fascia di mercato negli USA e crescenti consensi anche in alcuni paesi europei. Il fenomeno può sembrare strano dal momento che gli acquedotti forniscono sostanzialmente lo stesso tipo di acqua. Rispetto a quella delle comuni reti idriche queste acque presentano tuttavia il vantaggio di venire imbottigliate subito dopo il processo di depurazione, offrendo così un maggior margine di sicurezza: non va trascurato il lungo tragitto che l’acqua di rubinetto percorre prima di raggiungere le nostre case. Indagini statistiche condotte negli Stati Uniti hanno rivelato come gran parte dei consumatori siano attratti principalmente dal prezzo e dalla sicurezza igienica, meno che dall’origine dell’acqua che bevono. Diversa è la situazione in paesi come l’Italia e la Francia dove il consumo di acqua in bottiglia è legato ad una vera e propria tradizione, quella dell’acqua minerale. Qui il consumatore è particolarmente attento non solo agli specifici criteri di potabilità ma anche al gusto ed alle virtù salutistiche di ciò che beve.

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