Investe bimba con lo scooter e fugge: imprenditore fermato senza assicurazione e patente

Imprenditore italiano di sessantacinque anni denunciato dalla Polizia locale, con l’accusa di aver investito una bambina di quattro anni nel pomeriggio di ieri. Fortunatamente la bimba, che si trovava con la nonna, non ha riportato gravi conseguenze nell’indicente ma il mancato soccorso da parte del motociclista è stato comunque un gesto grave.

Il 65enne è stato rintracciato già venerdì sera dalla squadra interventi speciali della Polizia locale grazie alle immagini delle telecamere e alla collaborazione dei testimoni. L’imprenditore viaggiava senza assicurazione e senza patente in quanto revocata. L’uomo è stato denunciato a piede libero e gli sono state comminate sette diverse infrazioni per violazione al Codice della strada.

“Le indagini della polizia locale e la collaborazione dei cittadini – ha detto il comandante della polizia locale di Milano, Antonio Barbato – hanno permesso di rintracciare l’uomo nel giro di poche ore”.

La sequenza dell’investimento viene ripresa da una telecamera del Comune, installata proprio sull’incrocio. E da quel filmato parte l’indagine della Squadra interventi speciali della Polizia locale.Sono investigatori specializzati, nel tempo hanno accumulato una lunga esperienza nelle indagini per omissione di soccorso e venerdì pomeriggio si ritrovano a lavorare su qualche buon elemento. Prima di tutto, hanno un parziale della targa; poi iniziano a studiare il filmato; interrogano le banche dati e tirano fuori una serie di possibili mezzi che potrebbero corrispondere a quella parte di targa.

Da questi indizi su potenziali sospettati, gli uomini della Polizia locale recuperano le foto e le fanno vedere ad alcuni dei testimoni che si trovavano in via Imbonati al momento dell’incidente. Un paio di persone riconoscono l’imprenditore. È la conferma decisiva: l’inchiesta si chiude a poche ore dall’investimento, quando ormai sono arrivati i referti dal pronto soccorso, che assicurano che la bambina sta bene. In serata gli uomini della Polizia locale bussano a casa dell’imprenditore: «Le indagini della Polizia locale e la collaborazione dei cittadini — racconta il comandante Antonio Barbato — hanno permesso di rintracciare l’uomo nel giro di poche ore. Si conferma un tasso altissimo, che sfiora il 90 per cento, di individuazione di chi non si ferma dopo un incidente. Prestare soccorso è sempre e comunque la scelta più giusta».

L’imprenditore ha una serie di aziende in difficoltà economica e un passato di gravi infrazioni al codice della strada, che hanno portato alla revoca della patente. Venerdì sera, dopo la denuncia, gli è stata sequestrata anche la macchina. Lo scooter non era assicurato.

Le telecamere hanno ripreso tutto. Tutti i particolari dell’incidente di venerdì pomeriggio. Si vede la nipotina mano nella mano con la nonna. Si vede che indossa un cappottino rosso e perfino si intravedono le scarpette bianche. Si vede mentre attraversano insieme le strisce pedona! di via Imbonati. Le teste che si girano a destra e poi a sinistra per controllare che non passino auto. Non c’era nessuno, e quindi hanno attraversato.

E poi c’è l’uomo sullo scooter, forse di colore grigio, il casco è nero. Passa sopra le strisce e investe la bambina, di quattro anni, che non ha fatto in tempo a tirarsi indietro, i riflessi poco pronti non l’hanno aiutata. È caduta per terra qualche metro più in là. Si vede l’uomo fermarsi pochi secondi, mentre la gente inizia ad accalcarsi, perché la bambina è caduta e potrebbe essersi fatta molto male. Ma poi l’investitore dà di nuovo gas alla sua vettura e scappa, senza prestare soccorso alla ragazzina. Un gesto grave al di là di tutte le implicazioni del caso.

Fortunamente la bambina è rimasta illesa. Ma l’autista dello scooter non poteva saperlo e in quel momento ha preferito scappare piuttosto che accertarsi delle condizioni dell’investita. Forse perché era consapevole che le conseguenze per lui che viaggiava senza assicurazione e senza patente sarebbero state piuttosto gravi.

Ma la fuga non è servita a molto. Sono state sufficienti poche ore perché l’uomo venisse identificato. Le telecamere e i molti testimoni l’hanno fregato. Così venerdì sera stesso la squadra interventi speciali della Polizia locale ha rintracciato il responsabile dell’incidente. Un imprenditore italiano di 65 anni, senza patente perché gli era già stata revocata. Ora è denunciato a piede libero, gli è stato sequestrato il veicolo e gli sono state comminate sette diverse infrazioni per violazione del codice della strada.

«Le indagini della Polizia locale e la collaborazione dei cittadini – ha commentanto il comandante della Polizia locale Antonio Barbato – hanno permesso di rintracciare l’uomo nel giro di poche ore. Si conferma un tasso altissimo, che sfiora il 90 per cento, di individuazione di chi non si ferma dopo un incidente. Prestare soccorso è sempre e comunque la scelta più giusta».

Nel 2010 gli incidenti stradali che hanno causato lesioni a persone e in cui è stato coinvolto un ciclomotore o un motociclo sono stati 71.108, causando il decesso di 1.244 persone e il ferimento di 84.548.  Il 34% del totale degli incidenti stradali considerati vede coinvolto un veicolo a due ruote. Inoltre, una vittima della strada su tre perde la vita in un incidente in cui è stato coinvolto un motoveicolo.  Tra il 2006 e il 2010, gli incidenti stradali di questo tipo sono diminuiti del 18,6%. Anche il numero dei morti risulta in calo (-23%).  Sulle strade urbane si sono verificati ben 62.238 incidenti con il coivolgimento di un motoveicolo (87,5% del totale): essi hanno causato 73.826 feriti (87,3% del totale) e 655 morti (52,7% del totale).  L’indice di mortalità per i veicoli a due ruote sulle strade extraurbane è di 7,1 per 100 incidenti; sulle strade urbane, invece, è di 1,1 morti per 100 incidenti.

Rispetto al 2001, l’Italia ha registrato una diminuzione del numero di morti del 42% negli incidenti stradali, mentre il Libro Bianco dell’Unione Europea prevedeva la riduzione della mortalità del 50% entro il 2010.  La riduzione regitsrata rispetto al 2001 risulta solamente del 19,2% se si considera il numero di morti in cui è stato coinvolto almeno un motorino.  Il maggior numero di incidenti dei veicoli a due ruote si è verificato, come negli altri anni, nel mese di luglio (9.326 in valore assoluto). L’indice di mortalità risulta, invece, più elevato nel mese di agosto (2,5 morti ogni 100 incidenti).  Il maggior numero di decessi avviene tra persone che hanno tra 30 e 44 anni. Una vittima su tre è un giovane adulto.  Nove vittime su 10 di incidenti mortali che coinvolgono veicoli a due ruote sono uomini.

In calo il numero di morti e feriti

L’uso dei veicoli a due ruote come mezzo di trasporto alternativo all’automobile, più veloce ed economico per gli spostamenti, soprattutto nelle aree urbane, ha indotto l’Istat ad approfondire l’analisi dell’incidentalità che vede coinvolti questa tipologia di veicolo. Nel 2010 gli incidenti stradali rilevati in Italia in cui vi sono stati lesioni a persone ed è stato coinvolto un ciclomotore o un motociclo sono stati 71.108. Essi hanno causato il decesso di 1.244 persone e il ferimento di 84.548 persone (Prospetto 1). Rispetto al totale degli incidenti stradali che avvengono in Italia, il 34% di questi vede coinvolto un veicolo a due ruote. Una vittima su tre di incidente stradale mortale, perde la vita in circostanze in cui è stato coinvolto un motoveicolo.

Negli ultimi cinque anni il fenomeno dell’incidentalità dei veicoli a due ruote presenta una leggera flessione. Tra il 2006 e il 2010 gli incidenti stradali con il coinvolgimento di un motoveicolo che hanno causato lesioni a persone sono diminuiti del 18,6% (Prospetto 2): nello stesso quinquennio gli incidenti stradali nel complesso sono diminuiti in percentuale minore (-11,2%). In calo appare anche il numero dei morti in incidenti con un motoveicolo (-23%), ma in misura minore rispetto ai morti nel complesso degli incidenti (-27,9%). Anche la diminuzione del numero dei feriti coinvolti in un incidente con un motoveicolo (-17,4%) è più contenuta della flessione registrata per il totale dei feriti in incidenti stradali (-9,1%). Nello stesso periodo l’indice di mortalità per gli incidenti con motoveicoli scende leggermente, da 1,8 a 1,7 morti per 100 incidenti. I numerosi interventi legislativi in materia di sicurezza stradale, nonché l’adozione di nuove tecnologie volte al miglioramento della sicurezza dei veicoli e alla realizzazione di infrastrutture stradali più sicure, hanno permesso all’Italia di giungere a una riduzione della mortalità di tutti gli utenti della strada; riduzione che risulta tuttavia più contenuta nel caso degli incidenti con motoveicoli.

Sulle strade extraurbane gli incidenti più gravi In Italia i veicoli a due ruote vengono utilizzati prevalentemente in ambito urbano per gli spostamenti “casa-lavoro” come mezzo di trasporto privato in qualsiasi giorno dell’anno e con qualunque condizione meteo. Questo per evitare la congestione del traffico urbano, ovviare alla mancanza di adeguati mezzi di trasporto e alla scarsità di parcheggi. Nel 2010 sulle strade urbane si sono verificati 62.238 incidenti con coinvolgimento di un motoveicolo (87,5% del totale), che hanno causato 73.826 feriti (87,3% del totale) e 655 morti (52,7% del totale) (Prospetto 3). Sulle altre strade extraurbane, ad esclusione delle autostrade, comprensive delle strade statali, provinciali, comunali extraurbane e regionali, si sono verificati 7.614 incidenti (il 10,7% del totale) che hanno causato 9.913 feriti (10,9% del totale) e 544 decessi (43,8%). Gli incidenti stradali nel complesso avvengono più spesso sulle strade urbane, ma è sulle strade extraurbane che si verificano gli incidenti più gravi. Questo dato è confermato e accentuato se si considerano gli incidenti dei veicoli a due ruote. L’indice di mortalità per gli incidenti con veicoli a due ruote sulle strade extraurbane è, infatti, di 7,1 morti per 100 incidenti, contro i 5 morti per 100 registrati per il totale degli incidenti. Sulle strade urbane, invece, gli incidenti di entrambi i tipi sono meno gravi: l’indice di mortalità è pari a 1,1 morti per 100 incidenti.

Nelle grandi città più della metà degli incidenti coinvolge un motoveicolo Dall’analisi territoriale dell’incidentalità stradale emerge come, in alcune regioni in particolare, il fenomeno riguardi soprattutto i veicoli a due ruote. In Liguria il 58,5% degli incidenti coinvolge un veicolo a due ruote e il 56,0% degli individui deceduti è stato coinvolto in un sinistro con un motoveicolo (Prospetto 4). In Sicilia e nel Lazio gli incidenti che coinvolgono un motoveicolo sono il 42,5% e il 42,2% rispettivamente. Nella Provincia autonoma di Trento il 44,8% dei decessi riguarda persone coinvolte in un incidente con un motoveicolo. In alcune regioni italiane come Basilicata, Molise e Piemonte il fenomeno degli incidenti sulle due ruote risulta più contenuto. In Calabria, Basilicata e Piemonte anche il numero di vittime coinvolte in sinistri con motoveicoli è molto inferiore al valore medio nazionale. Analizzando l’indice di mortalità si nota come in Molise, Basilicata e Valle d’Aosta avvengano gli incidenti più gravi malgrado sia contenuto il numero di sinistri che coinvolgono veicoli a due ruote (il tasso di mortalità è, rispettivamente, di 6,0, 4,7 e 4,6 morti per 100). In Liguria e nel Lazio, dove si registrano molti incidenti sulle due ruote, l’indice di mortalità è invece molto contenuto (0,8 e 1,3 rispettivamente).

Più alta la mortalità ad agosto Nel 2010 il maggior numero di incidenti dei veicoli a due ruote si è verificato a luglio (9.326 in valore assoluto). Anche per quanto riguarda il numero di morti, luglio è il mese in cui il valore risulta massimo: 194 in termini assoluti. L’indice di mortalità risulta, invece, più elevato in corrispondenza del mese di agosto (2,5 morti ogni 100 incidenti), il che si spiega con il maggior tasso di utilizzo dei veicoli a due ruote in occasione degli esodi estivi e con la maggiore circolazione sulle autostrade. Il tasso di mortalità degli incidenti dove è stato coinvolto almeno un motoveicolo ha un andamento mensile simile a quello dei sinistri nel complesso, ma su valori assoluti più contenuti. Nei mesi estivi, da maggio ad agosto, l’indice di mortalità degli incidenti con motoveicoli è leggermente superiore a quello del totale, a causa del maggior utilizzo delle due ruote nei mesi più caldi. Durante gli altri mesi, da settembre ad aprile, l’indice di mortalità per le due ruote risulta sempre inferiore al livello rilevato nel complesso, pur facendo registrare un picco nel mese di dicembre. L’utilizzo delle due ruote come mezzo alternativo all’auto risulta evidente anche dalla distribuzione mensile degli incidenti che vedono coinvolti i motoveicoli: l’uso di motoveicoli cresce nei periodi dell’anno caratterizzati da una luminosità maggiore, toccando i picchi di incidentalità nei mesi maggio-agosto, ove le giornate più lunghe e più calde favoriscono gli spostamenti in moto.

I dati evidenziano, ad ogni modo, un numero consistente di sinistri anche nei mesi invernali; ciò a dimostrazione del fatto che le due ruote rappresentano un mezzo alternativo all’auto durante tutto l’anno prevalentemente nelle tratte urbane. Rischio incidenti mortali più elevato il sabato, la domenica e il mattino presto Il giovedì e il venerdì sono i giorni della settimana in cui si concentra il maggior numero di incidenti (11.438 e 11.458 rispettivamente) e di feriti (13.322 e 13.394 rispettivamente), mentre il sabato presenta la frequenza più elevata per i decessi (247). L’indice di mortalità presenta il valore massimo (3,6 morti ogni 100 incidenti) la domenica, seguito dal sabato (2,6 morti ogni 100 incidenti). Soltanto il sabato e la domenica l’indice di mortalità per i motoveicoli è superiore alla mortalità nel complesso, mentre negli altri giorni della settimana l’indice risulta sempre più basso. Per quanto concerne la distribuzione di incidenti e feriti durante l’arco della giornata si registra un picco tra le 17 e le 19, quando si cumulano gli effetti dell’aumento della circolazione dovuto agli spostamenti dal luogo del lavoro verso l’abitazione con altri fattori, quali l’accumulo di stress da lavoro e la difficoltà di percezione visiva per la riduzione della luce naturale non ancora sostituita da quella artificiale. L’indice di mortalità raggiunge valori molto elevati tra le 4 e le 6 della mattina. In questa fascia oraria la mortalità per incidenti con i veicoli a due ruote è superiore alla mortalità del totale degli incidenti. Più incidenti mortali su veicoli a due ruote isolati La maggior parte degli incidenti stradali in cui è coinvolto un veicolo a due ruote avviene tra due o più veicoli (80% dei casi) (Prospetto 7). I restanti casi (20%) riguardano sinistri in cui è coinvolto un veicolo a due ruote isolato. Nell’ambito degli incidenti tra veicoli, la tipologia più diffusa è lo scontro frontale laterale (40,8% dei casi), seguita dallo scontro laterale (18,1% dei casi). Tra i sinistri che riguardano veicoli isolati, la fuoriuscita rappresenta il caso più diffuso (7,7%). L’investimento di pedone rappresenta il 4,6% degli incidenti. L’indice di mortalità mostra come gli incidenti che riguardano veicoli isolati siano più pericolosi di quelli tra veicoli, con un indice di mortalità pari a 2,7 morti per 100 rispetto a 1,5 morti per 100. Nello specifico, la tipologia di sinistro più pericolosa è l’urto con un ostacolo (5,3 morti ogni 100 incidenti), lo scontro frontale tra più veicoli (4,0 morti ogni 100 incidenti) e la fuoriuscita del motoveicolo isolato (3,0 morti ogni 100 incidenti).

Guida distratta e velocità troppo elevata principali cause di incidente L’analisi delle circostanze accertate o presunte di causa di incidente che coinvolge almeno un motoveicolo mette in evidenza come, nell’ambito dei comportamenti errati di guida, la guida distratta, la velocità troppo elevata e il mancato rispetto delle regole di precedenza sono le prime tre cause di incidente (escludendo il gruppo residuale delle cause di natura imprecisata) (Prospetto 8). I tre gruppi costituiscono complessivamente il 47,6% dei casi. Con riferimento alla categoria di utenti della strada, per i veicoli a due ruote si nota una percentuale più alta di cause legate sia alla velocità troppo alta, soprattutto sulle strade extraurbane, sia al mancato rispetto delle regole di precedenza sulle strade urbane. Analizzando il fenomeno per tipologia di motoveicolo si evidenzia come per i ciclomotori la terza causa sia il mancato rispetto delle regole di precedenza, con una percentuale molto elevata per i motocicli. Per le loro caratteristiche di flessibilità nel traffico, gli ingombri ridotti e i consumi contenuti, i veicoli a due ruote sono una soluzione efficace per la mobilità urbana. Gli effetti benefici sono controbilanciati da una esposizione al rischio di incidente maggiore rispetto agli altri utenti della strada. In tutta Europa le statistiche dimostrano che una gran parte di incidenti in motoveicolo sono causati da errori umani. A questi si aggiungono fattori di rischio come le condizioni del fondo stradale, le condizioni meteorologiche e gli ostacoli.

Principali vittime i giovani adulti I morti in incidenti stradali con almeno un veicolo a due ruote sono 1.244, di cui il 91% sono uomini (Prospetto 9). La classe di età in cui si registra il maggior numero di decessi è tra 30 e 44 anni: un morto su tre è un giovane adulto (il 33% dei morti è nella classe di età 30-44 anni). Per le donne, si registra un picco anche nelle età anziane, oltre i 65 anni di età: si tratta di un discreto numero di donne che muoiono investite da motoveicoli. Per quanto riguarda i feriti in incidenti stradali con un veicolo a due ruote, le età per le quali si registrano frequenze più elevate sono, per entrambi i sessi, quelle comprese tra 30 e 44 anni.

L’età dei morti o feriti (30-44 anni) dimostra come il motoveicolo sia diventato un mezzo alternativo all’automobile per gli spostamenti sistematici “casa-lavoro”. Il calo che si registra nelle fasce di età successive (dai 45 anni in poi) si può imputare sia ad un numero inferiore di utilizzatori, sia ad una maggiore consapevolezza dei pericoli del mezzo e della strada dovuta all’esperienza di guida.
Dai 18 ai 29 anni il numero di utilizzatori delle due ruote aumenta considerevolmente e quindi si riscontra un trend crescente anche nel numero degli infortunati. Nell’età post-lavorativa, invece, il motoveicolo diventa una scelta e non più una necessità, con un andamento costante del numero di infortunati.
Rispetto all’obiettivo fissato dall’UE nel Libro Bianco del 2001, che prevedeva la riduzione della mortalità del 50% entro il 2010 per l’incidentalità stradale nel complesso, l’Italia ha raggiunto una diminuzione del 42,4% del numero dei morti. Analizzando l’andamento del numero dei morti che si è avuto nello stesso periodo, per gli incidenti in cui sia stato coinvolto almeno un motoveicolo, la riduzione risulta solamente del 19,2%.
La riduzione del numero dei morti, registrata per tutte le classi di età, è stata chiaramente più consistente nelle età in cui era più elevato il numero delle vittime.

Gli uomini principali vittime di incidenti mortali su veicoli a due ruote
Sono più numerosi gli uomini vittime di incidenti mortali di veicoli a due ruote rispetto alle donne in tutte le classi di età, ad eccezione delle classi giovanili (15-17 anni), della classe adulta (55-59 anni) e della classe anziana (65 anni e oltre). Per le donne, la frequenza elevata di incidenti in quest’ultima classe di età è attribuibile al maggior coinvolgimento in incidenti stradali delle più anziane, decedute nel ruolo di pedone.

L’informazione statistica sull’incidentalità è raccolta dall’Istat mediante una rilevazione totale a cadenza mensile di tutti gli incidenti stradali verificatisi sull’intero territorio nazionale che hanno causato lesioni alle persone (morti entro il trentesimo giorno o feriti). Ente compartecipante all’indagine è l’Aci (Automobile Club d’Italia). Nel corso dell’anno 2011 è stato rinnovato il Protocollo di Intesa tra l’Istat e l’Aci con l’obiettivo di consolidare e sviluppare il rapporto di collaborazione in atto in materia di rilevazione e analisi statistica del fenomeno dell’incidentalità stradale.
La rilevazione è tradizionalmente il frutto di un’azione congiunta e complessa tra una molteplicità di Enti: l’Istat, l’ACI, il Ministero dell’Interno, in particolare la Direzione Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti speciali della Polizia di Stato, i Carabinieri, la Polizia provinciale, la Polizia municipale o locale, gli Uffici di statistica dei Comuni capoluogo di provincia, gli Uffici di statistica di alcune Province o Regioni che hanno sottoscritto accordi con l’Istat finalizzati alla raccolta, al controllo della copertura, all’acquisizione informatizzata e al successivo invio all’Istituto Nazionale di Statistica dei dati secondo un formato concordato.
La rilevazione avviene tramite la compilazione del modello Istat CTT/INC o attraverso l’invio di file, contenenti le informazioni concordate, da parte dall’autorità che è intervenuta sul luogo (Polizia Stradale, Carabinieri, Polizia provinciale, Polizia locale o municipale e altri organismi) per ogni incidente stradale in cui è coinvolto un veicolo in circolazione sulla rete stradale e che comporti danni alle persone.
Il campo di osservazione è costituito dall’insieme degli incidenti stradali verbalizzati da un’autorità di polizia, verificatisi sul territorio nazionale nell’arco di un anno solare, che hanno causato lesioni alle persone (morti entro i 30 giorni o feriti).
In particolare, rientrano nel campo di osservazione tutti gli incidenti stradali verificatisi nelle vie o piazze aperte alla circolazione, nei quali risultano coinvolti veicoli fermi o in movimento e dai quali siano derivate lesioni a persone. Sono esclusi, pertanto, dalla rilevazione i sinistri da cui non sono derivate lesioni alle persone, quelli che non si sono verificati nelle aree pubbliche di circolazione, cioè, in quelle aree come cortili, stazioni di servizio, depositi di mezzi di trasporto, strade ferrate riservate esclusivamente per il trasporto tranviario o ferroviario, eccetera e i sinistri in cui non risultano coinvolti veicoli.

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