Malaria, siringa infetta esclusa L’ipotesi: zanzara nella valigia

 Da dove sono partiti e dove sono arrivati, quanti erano e cosa contenevano. I bagagli della famiglia del Burkina Faso, con madre e tre figli tornati nel paese delle Valli Giudica- rie affetti dalla malaria, sono oggetto di mappatura da parte del pm che sta indagando per omicidio colposo sulla morte di Sofia Zago, quattro anni, uccisa da una puntura di anofele.

«O è stato un ago, o è stata una zanzara», ripetono gli esperti, dato che il contagio si trasmette solo per inoculazione. E poiché il plasmodium falciparum che ha attaccato Sofia è dello stesso tipo di quello delle due bambine ricoverate nel medesimo reparto e poi guarite, i carabinieri del Nas hanno ascoltato la famiglia di origine africana: «Serve a mettere in ordine questa vicenda. Vorrei capire se si può accertare dove avevano messo i bagagli, se ne avevano in ospedale, con che valigie hanno viaggiato e di quali dimensioni. Anche per stabilire se sia stato possibile il trasporto di zanzare o di uova di zanzare», afferma il procuratore capo di Trento, Marco Gallina.

L’autopsia effettuata ieri sul corpo di Sofia ha confermato che la causa della morte è la malaria cefalica, ora bisogna capire come l’abbia contratta. Dal 16 al 29 agosto Sofia era in una stanza del reparto pediatria del Santa Chiara di Trento, per un abbassamento dei globuli bianchi ricollegato al diabete. E nello stesso periodo c’erano le due sorelline del Burkina Faso, di 11 e 4 anni, in stanza con il fratello più piccolo, che non è stato contagiato.

Le bambine avevano un borsone con alcuni indumenti e i magistrati stanno ricostruendo il viaggio di quel bagaglio. La famiglia è tornata dall’Africa il 9 agosto e, accusati i primi sintomi, si è rivolta all’ospedale di Tione, paese in cui vivono. Poi lo spostamento al Santa Chiara, dove la loro strada si è incrociata con quella di Sofia. «In realtà le bambine non si sono mai incontrate, le infermiere non ricordano di averle viste insieme, il papà delle sorelline ci ha detto che non sono mai state in ludoteca», precisa il direttore generale dell’ospedale Paolo Bordon.

«Ma se il ceppo della malaria fosse identico, ciò vorrebbe dire che il contagio è avvenuto qui», ammette. È quello che vogliono appurare gli ispettori dell’Istituto superiore della sanità, che ieri pomeriggio erano al quarto piano dell’ospedale, reparto pediatria. La porta a vetri dell’ingresso è decorata con disegni di api, farfalle e alberi di ciliegie, è un posto tranquillo da cui i bambini dovrebbero uscire sani, non morti come Sofia. Il capo del team, Andrea Piccioli, si è concentrato sui giorni del ricovero della bimba: acquisite le cartelle cliniche di Sofia e degli altri pazienti affetti dalla malaria (le sorelline, la mamma e il fratello maggiore), oltre ai referti del pronto soccorso, visitate le stanze, ripercorse le procedure. Il primario di microbiologia Paolo Lanzafame ha messo a disposizione gli esiti dei prelievi del sangue e i vetrini delle analisi.

L’ago infetto è l’altra possibilità, insieme a quella della zanzara importata. La primaria di pediatria Annunziata Di Palma lo esclude: «I nostri materiali sono tutti monouso, compreso il misuratore di glicemia. Lo utilizziamo e lo gettiamo. E l’apertura della bustina sigillata che contiene i materiali è stata sempre fatta in presenza della mamma». Sofia era una sua paziente e la dottoressa è affranta: «Il 29 agosto, alle 9 di mattina, è arrivata da noi conla febbre alta e alle 11 avevamo già la diagnosi della malaria. Nel giro di due ore la bimba era in terapia intensiva. Purtroppo non aveva alcuna barriera contro l’anofele». Ciò che suggerisce è «un esame sui campioni di sangue precedenti al momento in cui la malaria è stata individuata». Si tratta di un campione risalente al 17 agosto, quando Sofia è stata ricoverata per il diabete dopo una breve degenza a Portogruaro. «Abbiamo rilevato solo una lieve carenza di globuli bianchi – spiega Annunziata Di Palma – compatibile con la diagnosi di diabete. Un’analisi genetica potrebbe dire se già allora fosse presente la malaria. Caso in cui sarebbe necessario pensare a un’incubazione già in atto da quando era in vacanza a Bibione. Altrimenti sarà da continuare la ricerca di un vettore a Trento». Oggi papà Marco e mamma Francesca riavranno il corpo della loro figlia e il nonno, Rodolfo Ferro, lancia un messaggio pacificatore: «Sarebbe imperdonabile se ora le bambine africane venissero isolate dai loro amici, oppure a scuola. Da nonno penso a loro, la piccola aveva la stessa età di Sofia. Spero che nessuno le faccia sentire in colpa, o che non si ceda alla tentazione di isolarle».

In primo luogo la bimba potrebbe essere stata contagiata in ospedale attraverso la trasmissione di sangue infetto. Il fatto che più sconcerta gli infettivologi è proprio l’incertezza sulla causa del contagio. Ad affermarlo è il vicepresidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), Massimo Galli, precisando tuttavia che per poter esprimere un giudizio vanno chiariti e considerati esattamente i tempi dei ricoveri della piccola ed i suoi spostamenti. In Italia si contano mediamente 700 casi di malaria all’anno, ma tutti rapportabili a viaggi effettuati in Paesi dove il male è endemico.

Marco e Francesca, i genitori, non si danno pace. “Ma non siamo mai andati in Paesi a rischio malaria“, ha dichiarato subito la mamma di Sofia a un giornale locale. Poi, visto che le sue condizioni non miglioravano, l’hanno ricoverata a Trento (dal 16 al 21 agosto) dove abitano e gestiscono un’attività di scuola guida. Con grande probabilità, la zanzara è arrivata fino a Trento nel bagaglio a mano. Dalle analisi del vetrino, abbiamo capito: “era malaria“. Come possiamo spiegare allora questa morte? Quella della zanzara importata (arrivata nella valigia di qualche viaggiatore), secondo gli addetti ai lavori, rimane la spiegazione più probabile. La cosiddetta “malaria da aeroporto“.

Rimangono gli interrogativi sulle modalità di contagio. Nessuna possibilità esiste invece, a detta degli esperti, che la malaria possa essersi trasmessa per via aerea o per trasmissione di altri fluidi corporei. Sofia e la sua famiglia non avevano trascorso le vacanze in località esotiche in cui la malattia è endemica e non c’è letteratura che attesti la diffusione della malaria cerebrale in Italia attraverso zanzare autoctone. “E i prelievi sono stati fatti tutti, ovviamente, con kit monouso”. Le potesi attualmente al vaglio sono le più disparate: c’è chi ha legato l’insorgenza della patologia al fatto che pochi giorni prima del rialzo febbrile spia d’allarme della malaria, la piccola sia stata nello stesso reparto di pediatria, a Trento, dov’erano presenti due bambini del Burkina Fasocon la malaria.

Sofia ad agosto era stata prima in ospedale a Trento per un esordio di diabete infantile. Ebbene, per quanto ne sappiamo queste zanzare in Italia non dovrebbero esserci in numero sufficiente a trasmettere la malattia, considerato il basso numero di casi di malaria.

La notizia di una bambina autoctona affetta da malaria, ha destato sicuramente molta preoccupazione non solo nel veneto, ma in tutta Italia.

La Procura di Trento ha deciso intanto di indagare per omicidio colposo contro ignoti. È possibile che sbarchi e immigrati si siano portati dietro una zanzara killer?

La zanzara della malaria, che come è noto risiede nelle zone tropicali dell’Africa, in America Centrale e del Sud e in Asia, si trasmette esclusivamente attraverso le punture di zanzare infette, solo il tipo Anopheles. Una cosa che gli esperti ritengono giustificabile visto che era difficile pensare a un caso di malaria.

L’isolamento del ceppo del parassita: il procuratore capo Marco Gallina ha disposto accertamenti medici approfonditi per chiarire se la malaria che ha portato alla morte la piccola Sofia Zago sia stata trasmessa dai due fratellini del Burkina Faso ricoverati assieme a lei nel reparto di Pediatria di Trento. Una chiave clinica per cercare di fare luce su un caso ancora in gran parte oscuro. Nel frattempo l’indagine si allarga al Veneto, dove il contagio sarebbe potuto avvenire sia nell’ospedale di Porto- gruaro che a Bibione, nella vacanza che ha preceduto il ricovero.

No al contagio “da valigia”.

La Procura esclude che la malattia sia stata veicolata da una zanzara autoctona, perché i tempi di incubazione sia nell’insetto (7 giorni) che nell’uomo (dai 14 ai 21) non sono compatibili con le date dei ricoveri. Una “X” è stata messa anche sulla casella del contagio per il tramite di una zanzara africana arrivata in Italia in una valigia, ipotesi che fino a ieri era stata fra le più accreditate. Secondo gli esperti quel tipo di zanzare non sopravvivono a temperature inferiori ai 20 gradi, quindi ad un viaggio in aereo dal Burkina Faso e nella valle trentina dove i due bambini risiedono e dove hanno soggiornato prima di scendere al Santa Chiara.

Il ceppo. «L’esame autoptico – afferma Gallina – è un atto doveroso e prodromico al prelievo di reperti che saranno poi oggetto di una serie di analisi anche di natura genetica. Pare infatti che, se alcune tracce sono ancora presenti, si possa non solo stabilire se la forma malarica sia la stessa – come sembra già acclarato – ma caratterizzarla ulteriormente, arrivando a stabilire se anche il ceppo è lo stesso. Esame che darebbe un’indicazione estremamente importante».

La ricostruzione storica.

L’obiettivo della Procura è di fare chiarezza storico-scientifica sul caso: accertare, sulla base di cartella clinica e documenti, se i protocolli ospedalieri sono stati rispettati e se il trattamento dei pazienti è stato corretto. «Gli in- fettivologi – afferma il Pm – ritengono appropriato il ricovero di bambini affetti da malaria in un reparto pediatrico non isolato». Quanto invece alle dimissioni del 31 agosto, quando c’era stato un ulteriore accesso della bimba al pronto soccorso pediatrico, con una diagnosi di faringite, «parrebbe che l’approccio attinente all’ospitalità e anche quello diagnostico iniziale sia stato corretto: nessuno può pensare mai che una febbre, senza un dato rivelatore, derivi dalla malaria». Tanto che il dubbio venuto il 2 settembre al tecnico di laboratorio che ha poi accertato la malattia è stato suscitato da un dato microbiologico in quel momento inspiegabile, che ha spinto a formulare altre ipotesi. Una delle piste ancora aperte è quella, seppur remota, di una trasmissione attraverso strumenti non sterilizzati e non monodose.
Indagine estesa al Veneto.

«Si cercherà di fare anche una verifica con il ministero della Sanità di natura epidemiologica, perché la malaria è una patologia che impone ai medici accertatori l’obbligo di segnalazione a Roma. Dalla banca dati del ministero tenteremo di attingere dati antecedenti al ricovero trentino. Non bisogna dimenticare che la bambina è stata ricoverata anche a Portogruaro. Lì hanno pensato – pare correttamente – a tutt’altre problematiche (l’esordio diabetico, ndr), però non è stato fatto nessun tipo di accertamento su quel tipo di patologia (lamalaria, ndr)». Sitratta di capire se nel lasso temporale di interesse per l’indagine vi siano stati ricoveri o meno.

Ipotesi di contagio extraospedaliero. Le spiagge sono affollate di stranieri che vanno e vengono dai Paesi di origine (spesso sottraendosi a profilassi perché sviluppano anticorpi che li rendono più resistenti alla malattia) e che possono avere un ruolo nella diffusione della malattia. Non si può quindi escludere, alivello teorico, che il contagio sia avvenuto anche nel periodo trascorso al mare, a Bibione. I veicoli possono essere valigie, come pure indumenti. Inoltre quelle zone sono, come è noto, climaticamente più accoglienti per le zanzare. E non è escluso, anche se il tema è dibattuto, che zanzare autoctone possano essere diventate veicolo di malaria.

L’ipotesi di reato. Il fascicolo aperto dal procuratore capo Marco Gallina resta comunque relativo al reato di omicidio colposo derivante da responsabilità sanità, una nuova fattispecie introdotta dall’ultima modifica del Codice penale.

«Speculazioni vergognose»

Il nonno della piccola Sofia se la prende con chi dà la colpa del contagio ai migranti

«La questione è diventata politica, ed è vergognoso». Nonno Rodolfo, scuote la testa quando gli si chiede delle speculazioni di chi dà la colpa agli immigrati e ai profughi della malaria che si è portata via la sua nipotina Sofia a soli 4 anni. Sono giorni che subisce l’assedio della stampa, anche nazionale: «Vengono qui tutti i giorni a chiedere, anche oggi». Ed è stanco, ma il fatto che qualcuno usi politicamente la morte della sua nipotina non gli va giù: «Sofia aveva anche giocato con quelle bambine, ma non c’è stato alcun modo per un contagio diretto.

Non si sono ferite e non c’è stato scambio di sangue. Vedremo cosa può essere accaduto. Domani (oggi per chi legge) ci sarà l’autopsia e non sappiamo ancora quando si potranno fare i funerali». Nonno Rodolfo è distrutto. Sotto la casa di via Dos Trento è rimasto solo lui a rispondere alle domande, paziente e gentile come sempre, con la morte nel cuore: «Era la nostra stella», sospira. Nella sua voce non c’è astio, non ci sono parole d’odio o di vendetta, anzi.

Non se la prende con gli immigrati, come fanno tanti leoni da tastiera. E neanche con i medici. Spiega che la famiglia non ha mai pensato finora a fare causa per questa morte così improvvisa e così inspiegabile: «No, non stiamo valutando una causa. Vedremo in futuro, ma per ora non ci abbiamo nemmeno pensato». Parole che non sempre si sentono sulle labbra di chi ha subito un lutto così grave. Nonno Rodolfo pensa ancora a quella piccola che fino a non molti giorni fa giocava nel cortile di questa casa a due passi dal monumento a Cesare Battisti, con i camper parcheggiati sotto una tettoia insieme ai mezzi dell’autoscuola di famiglia, testimoni di una quotidianità che è stata squarciata per sempre da una tragedia inimmaginabile.

«Possibile l’ipotesi della zanzara in valigia»

«Il dato certo è che una zanzara del genere anopheles ha punto questa bambina. Questa ipotesi appare come molto più realistica e documentabile che non qualche anomalia di assistenza». La professoressa Antonella Castagna, insegna all’Università Vita-Salute Sna Raffaele ed è infettivologa Ircs Ospedale San Raffaele di Milano dove segue anche l’ambulatorio di medicina dei viaggi del nostro ospedale.

Secondo la sua esperienza, delle cinque ipotesi che sono state avanzate su come la piccola Sofia possa essere stata contagiata dal plasmodio della malaria, la più probabile è quella della cosiddetta zanzara da valigia, ovvero un insetto già infetto che sia giunto da un paese in cui la malaria è endemica o che sia arrivato insieme ai bambini del Burkina Faso ricoverati in pediatria insieme alla piccola.

La professoressa non esclude la possibilità che la piccola Sofia sia stata punta da una zanzara locale che le abbia trasmesso la malaria, ma la ritiene piuttosto improbabile: «Questa possibilità va documentata perché ad oggi non abbiamo alcuna evidenza che questa zanzara esista. Non ne è mai stata provata l’esistenza. Per cui l’e ipotesi semplici sono che i due bambini ricoverati per malaria abbiano, con i loro abiti o con una valigia, portato in ospedale una zanzara che potrebbe essere quella che ha punto i bambini stessi, ma non necessariamente quella.

Potrebbe essere anche un’altra zanzara infetta che hanno riportato dal viaggio e che poi ha punto la bambina. La piccola è stata uccisa da un plasmodium falciparum, che è l’unico che può portare alla morte. Nulla vieta che anche i bambini provenienti dal Burkina Faso fossero affetti dallo stesso ceppo che, però, vuoi perché è stato diagnosticato precocemente, vuoi perché hanno un’immunità antimalarica più alta, sono guariti». Secondo la professoressa l’ipotesi di una zanzara viaggiatrice è tecnicamente la più probabile anche per un altro elemento: «Una zanzara non è una farfalla. Vive anche qualche settimana e può resistere anche ai viaggi. Riesce a fare un viaggio in aereo e arrivare viva. E poi questa zanzara non ha trovato un’ambiente ostile, ha trovato il caldo. Certo l’elemento dei due bambini infetti fossero lì sembra un nesso importante. Questo caso scatena una serie di domande importanti anche in termini di sanità pubblica proprio per questo. Se la zanzara riesce ad arrivare viva e contagia qualcuno è un caso eccezionale, ma se riesce a riprodursi è ancora più grave e preoccupante». La professoressa, però, non esclude del tutto l’ipotesi di una zanzara locale che possa aver contagiato la bambina: «I cambiamenti climatici stanno cambiando gli ambienti in cui queste zanzare vivono e l’ambiente italiano fino agli anni ’50 o ’60 non era ostile alla malaria». La professoressa invece tende a escludere sia l’errore medico, considerato altamente improbabile, che lo scambio ematico tra la bambina e le due bambine del Burkina Faso.

Niente zanzare al S.Chiara, stamattina riapre pediatria

All’interno del reparto di pediatria dell’ospedale Santa Chiara di Trento. Il responso è arrivato dalle quattro trappole posizionate lunedì in reparto (si tratta di particolari bicchierini) che non hanno evidenziato la presenza di insetti, né di uova. Questo non è sufficiente per escludere la presenza di zanzare fra il 16 e il 21 agosto, quando vennero ricoverati in reparto Sofia Zago e i due piccoli pazienti di malaria, ma è comunque un dato importante per la riapertura del reparto, prevista per questa mattina. Attualmente sono 8 i pazienti pediatrici ricoverati (la maggior parte dei pazienti era stata dimessa prima della disinfestazione) e oggi, al termine delle operazioni, è prevista la riapertura del reparto.
La primario del reparto, Annunziata Di Palma, ha voluto rassicurare ieri tutti gli utenti dell’ospedale: «La nostra preoccupazione non è che possano avvenire nuovi contagi – ha detto – ma quella di capire cosa si accaduto. Si tratta di accertamenti difficili e non so se riusciremo a dare una spiegazione».

Di Palma ha ripercorso – assieme al personale del reparto – tutto il periodo di degenza della: «La bambina è arrivata il 16 ed è stata dimessa il 21, proprio negli stessi giorni degli altri due pazienti di malaria. Ma la permanenza in reparto non è stata continua: la piccola era ricoverata per diabete e ha avuto la possibilità di uscire qualche ora il 18 e il 19 agosto e quindi il 20 agosto per tutta la giornata. Dico questo per sottolineare che in realtà la permanenza in reparto è stata limitata».

Mentre i carabinieri del Nas ieri hanno acquisito nuova documentazione, utile per l’inchiesta della procura della Repubblica, la dottoressa Di Palma ha analizzato ogni passaggio della permanenza in reparto della bambina: «Quando è arrivata da noi aveva già al braccio la cannula che le era stata inserita all’ospedale di Portogruaro. Da noi non ha subito trasfusioni, ma solo i controlli della glicemia che sono avvenuti con attrezzi monodose. È da escludere quindi la possibilità di contagio attraverso scambio di sangue».
Di Palma è intervenuta anche sulla prima richiesta di aiuto al pronto soccorso, il 31 agosto, quando la bambina venne dimessa con la prescrizione di una terapia antibiotica per la faringite: «Aveva la febbre a 38,4 e la gola infiammata, sintomi molto comuni per i bambini. Qui passano 24 mila piccoli pazienti all’anno, non potevamo, con quella situazione, ipotizzare che avesse la malaria, tanto più che la bambina giocava e rispondeva alle battute del personale medico che la chiamava “principessa”. Poi il giorno successivo la febbre le era scesa, una situazione molto diversa rispetto a quella che si è presentata due giorni dopo, il 2 settembre, quando abbiamo scoperto che si trattava di malaria grazie all’esame dell’emocromo». Dalla ricostruzione della primario emerge che il 31 agosto la bambina arrivò in reparto su consiglio del medico (che era stato interpellato al telefono) e che in accordo con la madre si decise di non procedere con ulteriori esami, vista anche la paura che la bambina aveva paura degli aghi ed era molto difficile praticarle punture.
Di Palma conclude: «Abbiamo il dovere di capire cosa sia successo, ma va ribadito che al Santa Chiara quando il caso si è manifestato in tutta la sua gravità la diagnosi di malaria è arrivata in tempi brevissimi».

«Chi dà la colpa ai vaccini è da Tso»

L’assessore Luca Zeni si sfoga su Facebook contro i leoni da tastiera che sparano giudizi online

L’assessore Luca Zeni, che in questi giorni ha sempre spiegato che i profughi e l’immigrazione non hanno nulla a che fare con il contagio della piccola Sofia, ha pubblicato sulla sua pagina di Facebook un amaro sfogo contro quelli che ha definito «leoni da tastiera» e contro i politici che hanno speculato su questa tragedia: «In questo momento esperti stanno vagliando tutte le ipotesi per capire cosa possa essere successo. Non si esclude né che la malaria possa essere stata contratta prima dell’ arrivo in ospedale, né che sia stata una zanzara il vettore. Voglio però qui fare invece una riflessione politica. Sono ormai abituato alla strumentalizzazione di alcune parti politiche e alla superficialità dei leoni da tastiera che si scatenano sui social. Ma questa volta confesso di aver provato fatica fisica. In un caso così delicato, nel quale le ipotesi sono tutte improbabili ma tutte sottoposte a verifica, dover rispondere a documenti politici che già trovano imputati e leggere commenti che sono al di là del bene e del male, è davvero faticoso. Le posizioni più strampalate sono due: 1) è colpa dell’immigrazione. Personalmente non mi colloco certo nella categoria dei “buonisti”. Ritengo che sia dovere di uno Stato regolare i flussi migratori, e credo si debba avere la pretesa di un rigoroso rispetto delle regole da parte di tutti. Ma è desolante imputare ai profughi la malaria, perché tecnicamente è una bestialità. Serve scambio di sangue per prendere la malaria, ed il veicolo sono alcune specie di zanzara che non dovrebbero esserci alle nostre latitudini. Se dovessimo invece individuarle in Trentino, significa che il nostro clima è cambiato tanto da ospitarle. Qui non c’entra essere a favore o contro l’immigrazione, o sulla disciplina, qui si tratta di voler usare una bambinaper fomentare odio o meno. Non capire tecnicamente che la malaria è una malattia che non si trasmette per contagio diretto, e che le zanzare non arrivano sui barconi, significa o essere totalmente ignoranti o talmente in malafede da essere sciacalli. 2) E’ stata colpa dei vaccini. La bambina sarebbe stata vaccinata e la malaria o è un effetto collaterale o è una bugia per nascondere la verità. Qui siamo al di là del bene e del male, è talmente assurda che meriterebbe un tso ma gira davvero».

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