Bimbi malati di tumore ordinano la cena: l’incredibile gesto della paninoteca commuove la rete

Menù doppio a zero euro e un breve messaggio scritto a penna sullo scontrino: “Che sia un momento di gioia”. Il gesto dei titolari di un famoso fast food di Napoli commuove la Rete “Che sia un momento di gioia”, è stata la risposta dello staff del locale quando è arrivata la richiesta dall’associazione “Diamo una mano”, che da anni organizza attività di animazione per i giovani pazienti dell’ospedale“

Non solo in ospedale arrivano i panini richiesti, ma ne arrivano molti di più e tutti gratis.”Storie come questa, in un periodo arido di cuore, accendono una speranza in tutti noi!” scrive infatti un’utente, mentre un altro fa sapere: “Grande gesto, la migliore medicina per l’anima sono l’altruismo e la generosità“.

Si perché è stato davvero un momento di grande commozione quello che è avvenuto grazie a loro, nel reparto di oncologia pediatrica del Vecchio Policlinico di Napoli, dove i piccoli pazienti hanno trascorso una serata speciale organizzata dall’associazione ‘Diamo una mano Onlus’. Poco dopo i presenti hanno capito che i proprietari del fast food Puok Burger StoreEgidio e Teresa, avevano deciso di offrire la cena ai bambini, e sullo scontrino a penna avevano scritto una bellissima dedica:

Che sia un momento di gioia“. E allora il nostro gigante ci dice: ‘chiamiamo Puok che dei panini buonissimi, io voglio il mammà’. – Chi non conosce Puok ormai! è diventato il più famoso “paninaro” degli ultimi tempi. Quando Viviana, la ragazza deputata a prelevare la cena, ha fatto rientro in reparto, bambini e volontari non hanno potuto far altro che provare stupore. Arriva Vivi, con buste piene zeppe di panini, patatine, salse di tutti i tipi, e ci da un bigliettino (quello in foto), ci siamo emozionati tutti; ma non perché nn ci abbia fatto pagare nemmeno 1€, o perché ci abbia mandato il doppio di quello che avevamo richiesto, ma per il modo e soprattutto l’amore in cui quel gesto è stato fatto! Ebbene sì anche grazie a voi ieri, siamo riusciti a regalare ai nostri amici qualche ora di sana distrazione, ridendo e gustando i vostri panini buonissimi (quell evergreeen da paura). “Vi aspettiamo una di queste sere per ripetere la serata di ieri, ma questa volta insieme a voi – prosegue il post – per regalarvi quei sorrisi che valgono oro“.

Alle volte basta davvero poco per far felice chi soffre e per guadagnarsi la gratitudine delle persone. “Siete uno staff fantastico!”

Come dimostra un post pubblicato sulla pagina Facebook della ONG, infatti, Egidio e Teresa – i titolari della panineria napoletana Puok – hanno voluto donare davvero una serata spensierata ai tanti piccoli degenti del policlinico: “Arriva Vivi [la volontaria incaricata di ritirare l’ordinazione, ndr.], con buste piene zeppe di panini, patatine, salse di tutti i tipi, e ci da un bigliettino (quello in foto), ci siamo emozionati tutti; ma non perché non ci abbia fatto pagare nemmeno 1€, o perché ci abbia mandato il doppio di quello che avevamo richiesto, ma per il modo e soprattutto l’amore in cui quel gesto è stato fatto” si legge nel post. Qui, la sera di mercoledì 28 giugno è avvenuto un gesto decisamente tenero che non può non commuovere il web perché evidenzia una grande dose di amore per il prossimo, soprattutto per chi cerca un momento di spensieratezza mentre lotta contro un terribile nemico.

Insomma, un bel gesto ricco di altruismo, generosità, commovente che sicuramente ha fatto piacere ai piccoli degenti che hanno potuto passare ore liete e spensierate. Chi vive di questi gesti ha tutto da raccogliere per quello che semina.

Anche se meno diffusi che nell’età adulta, i tumori sono, dopo gli incidenti, la più frequente causa di morte dei bambini. Circa 1400 nuovi casi di malattia neoplastica all’anno vengono segnalati sul territorio nazionale. Le principali forme tumorali in età pediatrica sono le leucemie (38%), i tumori al sistema nervoso centrale (25%) e i linfomi (14%). La maggior parte delle terapie si basano su dei protocolli standardizzati il cui utilizzo negli anni ha sortito notevoli effetti: il 70% dei bambini malati guariscono rispetto al 30% degli ammalati in età adulta.
L’ingresso in ospedale per un bambino/ragazzo rappresenta una fase molto critica, non solo perché si trova a dover affrontare la malattia, ma anche perché improvvisamente la sua quotidianità viene sconvolta. C’è quindi la necessità di un approccio multidisciplinare in cui, accanto alle risorse della chirurgia, della chemioterapia, della radioterapia e dei trattamenti di supporto, il sostegno psicologico dei piccoli malati e delle loro famiglie abbia lo spazio sufficiente ad affrontare non solo la malattia e il suo trattamento, ma anche il rientro nella vita normale una volta conseguita la guarigione. Assolutamente insostituibile rimane comunque il ruolo dei genitori, i quali devono essere in grado di riprendersi velocemente dallo shock causato dalla comunicazione della diagnosi per sostenere il bambino/ragazzo durante tutto il percorso terapeutico.

I tumori
Le malattie tumorali sono un evento relativamente raro in età strettamente pediatrica cioè entro i primi 15 anni di vita (1 su 650 bambini), tuttavia rappresentano una delle maggiore cause di morte in questi anni della vita dei bambini, insieme a incidenti e malattie dei sistemi circolatorio, nervoso e digerente.
Nella genesi tumorale le cellule sfuggono al meccanismo di controllo della crescita, necessario per mantenere la normale struttura e le funzioni di tessuti e organi. Questo conduce ad una proliferazione cellulare incontrollata, all’invasione dei tessuti circostanti e, di conseguenza, alla disseminazione in organi distanti, mediante un processo chiamato metastasi.
Esistono due tipi di tumore:
• tumori benigni sono costituiti da cellule che possiedono le stesse caratteristiche e proprietà della prima cellula trasformata da cui derivano. Nei tumori benigni la proliferazione cellulare generalmente avviene con velocità moderata dando luogo ad ammassi di cellule tutte uguali e organizzate in modo ordinato. Questa tipologia di tumori sono facilmente asportabili in quanto sono avvolti da una capsula e quindi isolati.
• tumori maligni derivano da cellule immature e vanno incontro a una proliferazione molto rapida, caotica, disorganizzata, occupando ogni spazio circostante, infiltrando gli organi vicini che finiscono essi stessi per disorganizzarsi con compromissione delle loro funzioni. Dalla loro massa, nel progredire della crescita, si possono staccare gruppi di cellule che per le vie linfatiche e del sangue vanno a formare colonie a loro volta proliferanti, tanto da finire a comportarsi come il tumore di provenienza.
I vari tipi di tumore che si riscontrano in età pediatrica sono molto diversi da quelli che si hanno in età adulta per sede d’insorgenza, velocità di accrescimento e caratteristiche istopatologiche; nell’adulto infatti predominano quelli a carico di polmone, mammella, intestino e cute.
Come si vede dal grafico sottostante il tumore più frequente è la leucemia, seguita dai tumori del sistema nervoso centrale, dai linfomi e infine con percentuali simili seguono neuroblastoma, sarcomi dei tessuti molli e tumori ossei.

A seguito di recenti pubblicazioni sull’aumento di tumori pediatrici in Italia e sul ruolo che fattori ambientali sembrano avere su questo fenomeno sono state fatte delle considerazioni:
• oggi una persona su 600 si ammala di tumore nei primi 15 anni di vita; due su tre guariscono; pertanto un adulto su 800 è una persona guarita da tumore sviluppato in età pediatrica.
• Decine di studi sono stati condotti a partire dagli anni ’50 in Europa, negli Stati Uniti e in altre regioni del mondo per chiarire quali siano le cause di queste neoplasie, ma i risultati sono ancora estremamente limitati e talora discordanti: le conoscenze attuali permettono di affermare che solo il 5-6% dei tumori pediatrici ha una chiara origine genetica, e che meno del 3% ha una diretta correlazione con esposizioni ambientali (infezioni, agenti fisici sostanze chimiche). Ne consegue che per oltre il 90% dei tumori, la causa è ignota.
• Le cure dei bambini con tumore sono, invece, all’avanguardia ed anche la probabilità diguarigione è molto più alta che per gli adulti. L’Associazione Italiana di Ematologia ed Oncologia Pediatrica (AIEOP) raccoglie oltre 50 centri clinici italiani in cui questi bambini sono curati. Si tratta di centri ad alta specializzazione dove, grazie all’ impegno di medici, biologi ed infermieri specializzati, oltre il 70% dei bambini ammalati di tumore (oltre il 90% per le leucemie) oggi può ottenere la guarigione completa, quindi con risultati simili a quelli raggiunti nei paesi più avanzati.
• Un aumento dei tumori e delle leucemie pediatriche è stato segnalato in diversi paesi ma non con le stesse modalità. In Italia i dati dei registri tumori, che coprono circa il 30% della popolazione italiana, confermano, in effetti, un incremento del numero di tumori pediatrici diagnosticati ogni anno. Negli ultimi 10 anni questo incremento è stato stimato essere dell’ 1,2 % annuo. Negli Stati Uniti un incremento fu segnalato negli anni ’70, ma non si è più osservato nelle statistiche più recenti.
I fattori di rischio studiati sono numerosi, ma le conclusioni sono ancora molto incerte. In particolare i fattori per cui è stato dimostrato in modo sicuro un aumento del rischio di tumori pediatrici sono le radiazioni ionizzanti (inclusa la radioterapia) che causano un ampio spettro di tumori ematologici e solidi. Molto maggiore è il numero di fattori su cui si hanno dei sospetti, ma non delle certezze: fattori implicati sono il consumo di tabacco e alcol da parte della madre in gravidanza o prima, la dieta della madre in gravidanza, la professione dei genitori (per l’uso di sostanze cancerogene come il benzene, i pesticidi o altro), l’esposizione a gas di scarico (per il benzene) o a pesticidi, l’esposizione a campi elettromagnetici (questi potrebbero avere effetto anche sulla prognosi), le infezioni, l’immunodeficienza congenita o acquisita con farmaci. Oltre a ciò, alcune condizioni genetiche predispongono di più ai tumori in età infantile o giovanile, così come una storia familiare di cancro.
Negli ultimi trent’anni la mortalità per tumori infantili è diminuita costantemente e la sopravvivenza è aumentata in modo corrispondente. La maggiore sopravvivenza e la riduzione della mortalità tra bambini e adolescenti sono il segno di un progressivo miglioramento della prognosi, sia per i tumori pediatrici sia per quelli dell’adolescente. Per i casi rilevati in Italia nel periodo 1998-2002 la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi ha raggiunto complessivamente il 78% per i tumori in età pediatrica e l’82% per i tumori dell’adolescente. Ciò significa che su 100 bambini malati di tumore 78 sono vivi dopo 5 anni dalla diagnosi. Su 100 dopo 5 anni quelli in vita sono 82.
Non sono state rilevate differenze statisticamente significative nella sopravvivenza dei bambini e degli adolescenti residenti nelle diverse aree geografiche del Paese.
Le stime, calcolate utilizzando le informazioni raccolte nelle aree coperte dai Registri Tumori e i dati di popolazione forniti dall’ISTAT, indicano che in Italia ci sarà un aumento dei casi di tumore nella fascia di età 0-14 anni. Nel gruppo dei ragazzi 15-19 anni, invece, i casi passeranno da 3974 nel periodo 2001-05 a 3753 nel periodo 201115.

I principali tumori infantili e giovanili
Leucemia linfoblastica acuta (LLA)
È una rara forma di tumore che colpisce le cellule produttrici di linfociti nel midollo osseo. Nel midollo osseo, infatti, si accumulano delle cellule immature precursori dei linfociti e di conseguenza la produzione delle altre cellule ematiche normali viene progressivamente alterata con conseguente riduzione nel sangue di globuli rossi e piastrine e con variazione del numero di globuli bianchi che può andare dalla diminuzione all’elevazione. Rappresenta circa un terzo di tutti i casi di tumore dei bambini e circa l’85% di casi di leucemia infantile. Il picco d’incidenza viene tra i 2 e i 4 anni. I maschi sono più colpiti dalle femmine. La terapia si basa su schemi di polichemioterapia, numerosi farmaci sono in fase di sperimentazione.

Leucemia mieloide acuta (LMA)
Identifica un gruppo eterogeneo di neoplasie ematologiche con caratteristiche biologiche e cliniche peculiari tali da comportare un approccio diagnostico e terapeutico differenziato. Rappresentano il 10-20% dei casi di leucemia acuta in età pediatrica. L’incidenza annuale riportata nei paesi industrializzati è di circa 6-7 casi per milione di bambini/ adolescenti di età inferiore ai 18 anni. In età pediatrica sono meno frequenti delle leucemie linfoblastiche acute con un rapporto LMA/LLA 1:4, eccetto che nel periodo neonatale nel quale si verifica un picco d’incidenza di LMA. L’incidenza rimane stabile durante l’infanzia mentre se ne osserva un lieve progressivo aumento durante l’adolescenza. Questa patologia viene trattata con chemioterapia e con possibilità di trapianto, per questo esistono due tipi di protocolli diversi formulati dall’AIEOP: il primo prevede che il trapianto venga fatto solo in caso di recidiva; il secondo prevede che il trapianto midollo osseo (TMO) venga eseguito in prima remissione nei pazienti classificati ad alto rischio, perché esistono evidenze derivate da precedenti esperienze AIEOP che mostrano come tale approccio permetta risultati migliori rispetto ad un trattamento esclusivamente chemioterapico. Numerosi farmaci sono in fase di sperimentazione, si tratta di farmaci capaci di colpire selettivamente costituenti peculiari e specifici del blasto leucemico mieloide.

Leucemia mieloide cronica
La leucemia mieloide cronica è una neoplasia ematologica ed è caratterizzata da una fase cronica in genere asintomatica, da una fase accelerata e da una trasformazione finale in crisi blastica nella quale si ha un peggioramento dei sintomi e dello stato generale del paziente. Può manifestarsi a ogni età, ma è rara sotto i 10 anni e solo 10% dei casi interessa soggetti di età compresa tra i 5 e i 20 anni. Negli ultimi anni si è assistito all’avvento di nuovi farmaci intelligenti che agiscono in modo selettivo. Il capostipite è l’imatinib mesilato, farmaco di prima scelta per la fase cronica; la fase accelerata e la crisi blastica si possono trattare con imatinib ad alto dosaggio seguito da chemioterapia e trapianto dove possibile (limiti di età e donatore disponibile) oltre a questo si potrebbe usare chemioterapia e trapianto. In pazienti resistenti a questo farmaco la guarigione può essere ottenuta solo con trapianto di cellule staminali da donatore compatibile.

Linfomi
I linfomi in età pediatrica ed adolescenziale sono una malattia tumorale che in genere origina da cellule che si trovano all’interno dei linfonodi. I linfonodi sono fisiologicamente presenti in ciascun individuo e hanno la funzione di essere delle “sentinelle” contro gli agenti patogeni che possono aggredire il corpo umano, producendo anticorpo. A volte succede che tali linfonodi, per cause ancora non note, crescano in maniera incontrollata sviluppando poi il tumore. I linfomi si dividono in due gruppi: Linfomi di Hodgkin (LH) e Linfomi non Hodgkin (LNH). • L’incidenza di LH è di circa 4-6 nuovi casi/ 1.000.000 bambini/ anno (età tra 0 – 15 anni) ed Italia ci sono circa 50-60 nuovi casi/anno, con un rapporto maschi:femmine di 2,3:1, con un picco di incidenza dopo i 10 anni.
• L’incidenza di LNH è di circa 7-8 nuovi casi/ 1.000.000 bambini/anno (età tra 015 anni) ed in Italia ci sono circa 70 – 80 nuovi casi/anno, con un rapporto maschi:femmine di 3,1:1. Per una diagnosi certa è necessario eseguire una biopsia di uno dei linfonodi ingrossati e per i LNH bisogna eseguire un aspirato midollare ed una rachicentesi.
Per i LH il protocollo di trattamento attualmente utilizzato in Italia è il protocollo AIEOP e si basa su cicli di chemioterapia a cui seguirà la radioterapia. La terapia, ad eccezione dell’inizio del primo ciclo, viene eseguito in Day hospital e consiste in farmaci somministrati sia per bocca sia per via endovena.
Per tutti i LNH oltre ai farmaci chemioterapici somministrati per bocca e per via endovenosa sono previste delle punture lombari con farmaci chemioterapici che vengono iniettati nel canale vertebrale come terapia per il sistema nervoso centrale.
La prognosi dipende dalla gravità del quadro patologico: la sopravvivenza, libera da malattia, dopo cinque anni arriva intorno al 90% nelle forme meno aggressive per diminuire intorno al 50% nelle forme più gravi.

Neuroblastoma
Neoplasia maligna che origina dalle cellule da cui, nello sviluppo embrionale, derivano la midollare delle ghiandole surrenali e i gangli del sistema nervoso simpatico. È caratterizzata dalla proliferazione di cellule immature di tipo embrionale. Rappresenta la forma di tumore solido più comune nei bambini di età prescolare, l’incidenza è di 13 nuovi casi/anno/1.000.000 di soggetti di età inferiore a 15 anni. La malattia compare quasi sempre entro i due anni di vita e il trattamento si basa su diversi approcci, dalla chirurgia alla chemioterapia e alla radioterapia, variamente integrate tra loro, per arrivare fino al trapianto del midollo. Dal 20 al 95% di possibilità di guarigione a seconda dei gruppi di rischio.

Sarcoma osseo
Neoplasia maligna che si origina dal tessuto primitivo da cui deriva il tessuto osseo, caratterizzata da una produzione di tessuto osseo immaturo. Rappresenta il 5 per cento di tutti i tumori solidi nel bambino e compare più spesso dopo i dieci anni. In generale il periodo di sopravvivenza libero da malattia a due anni si aggira intorno al 65-80 %.

Tumore di Wilms
Il tumore di Wilms (TW) o nefroblastoma rappresenta a tutt’oggi un esempio dei progressi raggiunti nella cura delle neoplasie pediatriche. L’elaborazione di approcci multidisciplinari con chemio-radioterapia pre e/o post-chirurgica nell’ambito di studi cooperativi ha permesso di migliorarne le possibilità di cura, ottenendo sopravvivenze dell’80-90%. Il TW nel 75% dei casi insorge prima dei 5 anni d’età, con un’incidenza annua di 7 casi/milione. L’intervento chirurgico di nefrectomia costituisce il momento terapeutico più importante. Una chirurgia conservativa del rene è indicata solamente nelle situazioni di bilateralità della neoplasia. Il tempo ideale in cui effettuare la nefrectomia è a tutt’oggi oggetto di dibattito. I ricercatori nordamericani ed il gruppo italiano AIEOP prediligono la chirurgia come primo atto terapeutico e successivamente, in base alla “reale” stadiazione chirurgica, la chemioterapia complementare. Il gruppo europeo della SIOP (Società Internazionale di Oncologia Pediatrica) ha invece condotto una serie di studi clinici per testare l’efficacia della chemioterapia pre-operatoria, che consente un approccio chirurgico più agevole. I risultati terapeutici ottenuti con queste due strategie sono di fatto sovrapponibili. Il trattamento farmacologico riveste comunque un ruolo importante. Il ruolo della radioterapia è sottoposto a rivalutazione critica, trovando indicazione solo in casi con malattia più avanzata. Non esistono attualmente dati conclusivi circa il vantaggio di una chemioterapia ad alte dosi rispetto alla chemioterapia a dosaggi convenzionali in quest’ultimo gruppo di pazienti.

I percorsi diagnostici e terapeutici in oncologia pediatrica
Ilpercorso diagnostico
Una malattia oncologica nel bambino può insorgere con una sintomatologia lieve (febbre, dolori diffusi, astenia, inappetenza, pallore) ma persistente o recidivante e quindi sospetta, precedentemente attribuita ad altre cause (per la maggior parte di nature infettiva); oppure rivelarsi all’improvviso in corso di visite specialistiche o di esami ematologici e/o radiologici effettuati durante controlli per motivi del tutto occasionali. L’esplorazione diagnostica si perfeziona con le indagini laboratoristiche. A queste seguono le indagini strumentali, in particolare quelle radiologiche, ecografiche scintigrafiche: dalle radiografie del torace per visualizzare l’eventuale presenza di masse mediastiniche o infiltrati parenchimali polmonari, alla tomografia computerizzata (TC) standard e ad alta risoluzione, in grado di evidenziare neoformazioni anche di piccole dimensioni. Attualmente si ricorre alla risonanza magnetica (RM), specie nello studio delle strutture intracraniali e del midollo spinale. L’angiografia è invece riservata, per la sua invasività, a casi particolarmente selezionati, mentre l’ecografia rappresenta la metodica di screening ideale, pur avendo limiti legati alla modalità di esecuzione e alla sua interpretazione. La scintigrafia radio isotopica è utilizzata per la localizzazione di lesioni occulte. La tomografia a emissioni di positroni (PET) e la tomografia computerizzata a singola emissione di fotoni (SPECT) sono applicati limitatamente o più selettivamente in campo neurologico e cardiovascolare.
Il percorso terapeutico
La chemioterapia, è una terapia basata sull’uso di farmaci citotossici, cioè capaci di impedire la moltiplicazione delle cellule o di ucciderle. Questo effetto si manifesta nelle cellule di rapida moltiplicazione. Dopo i primi giorni di ricovero ospedaliero il piccolo paziente potrà tornare a casa, continuando la terapia in regime di Day Hospital. Le successive fasi di terapia, meno intensiva, servono a controllare e gradualmente uccidere le cellule leucemiche residue, fino alla scomparsa.
Purtroppo in qualche bambino le cellule sono resistenti alla terapia e si assiste alla ricomparsa della malattia. Negli ultimi anni, il miglioramento delle terapie di supporto, che combattono gli effetti collaterali della chemioterapia, ha permesso un più efficace utilizzo della chemioterapia permettendo di somministrare la massima dose tollerata nel più breve periodo di tempo, diminuendo così il tempo delle terapie ed aumentando l’efficacia.
La radioterapia funziona come i farmaci citotossici grazie a delle particelle elettroniche ad elevata energia prodotta da delle apparecchiature. Anche queste danneggiano tutte le cellule capaci di moltiplicarsi, specialmente le cellule tumorali.
La radioterapia, sebbene non dolorosa, non è priva di effetti collaterali negativi, che si possono protrarre negli anni e va utilizzata con molta cura. La radioterapia localizzata non richiede il ricovero. La radioterapia sull’intero corpo in associazione con chemioterapia ad alte dosi, dovrebbe permettere la distruzione di tutte le cellule malate residue, distruggendo anche completamente il midollo osseo del paziente e serve, quindi, soltanto come “condizionamento” preparatorio per il midollo osseo.
Il trapianto di midollo osseo/ di cellule staminali ematopoietiche (CSE) per una parte significativa dei bambini affetti da leucemia o da altre malattie oncoematologiche è talora l’unica cura possibile. Il midollo osseo è un tessuto liquido localizzato negli spazi vuoti di alcune ossa, soprattutto nel bacino, il liquido midollare, raccolto in sacche di plastica come quelle delle trasfusioni, viene poi trapiantato al ricevente per via endovenosa, proprio come una semplice trasfusione. A questo punto, le CSE contenute nel midollo del donatore, circolano nel sangue del ricevente per poi insediarsi nelle sue ossa, dove ricostituiscono un midollo “nuovo”, capace di generare globuli rossi, globuli bianchi e piastrine normali. I progressi della medicina hanno però oggi portato ad individuare che le CSE non sono presenti solo nel midollo, ma possono essere presenti nel sangue periferico e anche nel sangue da cordone ombelicale. Le cellule staminali circolanti possono essere mobilizzate nel sangue periferico mediante la somministrazione di fattori di crescita e raccolte collegando la circolazione del paziente ad una macchina detta separatore cellulare. Proprio perché oggi le fonti di CSE possono essere diverse, non si usa più in generale il termine trapianto di midollo osseo, ma quello di trapianto di CSE. Le CSE sono progenitori cellulari in grado di differenziarsi infatti una cellula non ancora differenziata, pluripotente, capostipite di tutti gli elementi fondamentali del sangue e anche di alcune cellule in altri tessuti. Si tratta di un tipo di cellula in grado di proliferare mantenendo intatta la potenzialità di replicarsi: è capace infatti di riprodurre se stessa e, contemporaneamente, produrre cellule figlie che, attraverso successivi processi di differenziazione e maturazione, daranno origine agli elementi maturi.
Da qualche anno è possibile eseguire il trapianto con le cellule staminali che sono presenti nel sangue di cordone ombelicale e che vengono prelevate al momento della nascita. Esistono infatti le banche di cordone ombelicale che mirano a raccogliere i cordoni ombelicali dei bambini nati, le cui madri esprimono la volontà della donazione. In tal caso si tratterà di un trapianto da cordone ombelicale che potrà essere singenico (se il donatore è un gemello omozigote, cioè identico al paziente), allogenico da familiare compatibile (da fratello o sorella compatibile), allogenico da familiare parzialmente compatibile, allogenico da donatore consanguineo, aploidentico (genitore non compatibile).

Nel trapianto autologo, i pazienti ricevono le proprie CSE che sono state raccolte in precedenza e criopreservate. Il trapianto autologo è principalmente indicato per i tumori solidi e in casi selezionati di leucemia mieloide acuta, leucemia linfloblastica acuta e linfomi
Sperimentazione clinica, protocollo, consenso informato.
I bambini non sono adulti in miniatura, i loro corpi metabolizzano i farmaci in modo diverso dagli adulti ed il loro sviluppo cerebrale, il sistema immunitario, i diversi organi, richiedono una terapia farmacologica adeguata da utilizzare soltanto quando altre terapie meno invasive si siano rilevate inadeguate.
Fino ad una recente passato, le aziende farmaceutiche avevano poco interesse a sviluppare nuovi farmaci per la popolazione pediatrica oncologica, in parte anche per motivi di natura economica: i costi elevati da non giustificare il ritorno economico che la molecola avrebbe garantito una volta immessa in commercio ed utilizzata nel ristretto numero di pazienti in età pediatrica eleggibili per lo studio. Tale ristrettezza ha rappresentato un ulteriore elemento di freno per lo sviluppo di nuovi farmaci in età pediatrica. Inoltre, in passato la sperimentazione di nuovi farmaci in ambito pediatrico era fortemente limitata dalla legislazione di merito (in Europa e Paesi extraeuropei) che poneva numerose problematiche in ambito sia etico che legale. Tuttavia, dapprima in ambito extraeuropeo (USA) e più recentemente anche in Europa le autorità competenti hanno progressivamente introdotto provvedimenti atti a facilitare la sperimentazione clinica in ambito pediatrico, soprattutto per studi di Fase I e II (il cui scopo è quello di studiare il profilo di sicurezza/tossicità – fase I- e, se tollerati, di efficacia- fase II- di nuovo farmaci).
A partire dal 1997 dapprima la Food and Drug Administration (FDA – USA) e a seguire la European Medicine Agency (EMA – Europa) hanno autorizzato l’estensione di 6 mesi del brevetto di esclusività per qualunque nuova molecola per la quale fosse stata condotta una fase di sperimentazione clinica anche nella popolazione pediatrica. A seguito di questo e di altri provvedimenti, si è registrato un notevole incremento del numero di sperimentazione cliniche di nuovi farmaci in ambito pediatrico sia negli USA che in Europa. In conseguenza di ciò è stato dato un forte impulso al costituirsi di organismi scientifici internazionali indipendenti (quindi non sponsorizzati da aziende farmaceutiche) che nel rispetto delle leggi vigenti proponessero e coordinassero l’attività di ricerca nella popolazione pediatrica in ambito di nuovi farmaci. Tra questi organismi l’ITCC (Innovative Therapies for Children with Cancer) rappresenta un gruppo collaborativo europeo che ha l’intento di identificare nuove molecole potenzialmente utili nell’impiego clinico, accreditare centri europei di eccellenza che possano arruolare pazienti in studi clinici di fase I e II e garantire che la conduzione di tali studi avvenga in accordo con principi di Good Clinical Practice (GCP). Attualmente all’ITCC fanno capo 52 centri di oncologia pediatrica che sono considerati di eccellenza per la conduzione di studi clinici di fasi I-II nel 2006: è stato riconosciuta infatti al centro di Monza la capacità di garantire una arruolamento elevato ed una conduzione degli studi rispettosa degli standard internazionali.
La partecipazione ad uno studio clinico presuppone un addestramento del personale medico e la collaborazione di figure professionali indispensabili per la corretta gestione dello studio. Le attività specifiche per uno studio clinico includono:

• Procurare o proporre committenze di studi.
• Disegno, progettazione e revisione dei protocolli di studio clinico: dalla estensione del protocollo di studio all’identificazione di problemi etici, scientifici oppure di ostacoli alla successiva implementazione dello studio; comprende se necessario la selezione degli sperimentatori nell’ambito delle reti specialistiche di Istituti Pediatrici di eccellenza.
• Stesura e revisione di Piani di Sviluppo Clinico per farmaci applicati alla pediatria (Paediatric Investigation Plan).
• Negoziazione della coperture finanziaria: valutare i costi dello studio rispetto alle proposte di finanziamento da parte degli sponsor; calcolare i costi dello studio per la richiesta di un adeguata copertura finanziaria.
• Stesura e mantenimento delle linee guida.
• Formazione del personale per la progettazione e conduzione dello studio clinico in Pediatria: contributo alla formazione del personale medico e paramendico coinvolto nella selezione e valutazione dei candidati agli studi clinici e delle famiglie, nell’ottenimento del consenso informato, nella conduzione dello screening dei candidati, nell’attuare le procedure secondo il protocollo di studio, nell’educare i candidati e le famiglie alle procedure studio – specifiche, nel raccogliere i dati nella cartella raccolta dati specifica per lo studio.
La sperimentazione clinica sui minori come scritto nel decreto Legislativo del 24 giugno 2003 n.211 può essere intrapresa soltanto se esistono alcune condizioni. Il protocollo deve essere approvato da un comitato etico con competenza anche pediatrica o che sia preventivamente avvalso di una consulenza in merito alle questioni cliniche, etiche e psicosociali in ambito pediatrico.
Il consenso informato deve essere approvato da entrambi i genitori o dal rappresentante legale, deve rispecchiare comunque la volontà del minore e deve poter essere ritirato in qualsiasi momento senza che ciò comprometta il proseguimento dell’assistenza necessaria. Il minore inoltre deve ricevere da personale esperto nel trattare minori, informazioni commisurate alla sua capacità di comprensione sulla sperimentazione, i rischi e i benefici. Questo comporta che il consenso informato per i minorenni sia fruibile e comprensibile per i bambini tramite immagini e disegni se necessario. Tenendo conto che prima dei 18 anni ci sono differenti livelli di comprensione (dal bambino di sei anni all’adolescente di 15) ci saranno anche diversi tipi di consenso informato sulla base dell’età del minorenne (se lo studio dura molti anni e il bambino cresce, sarà necessario fargli firmare il consenso informato specifico per la sua età; se poi diventa nel frattempo maggiorenne firmerà quello normale per adulti). La sperimentazione può essere eseguita solo se il gruppo di pazienti tragga qualche beneficio diretto. Inoltre le sperimentazioni devono ridurre al minimo il dolore, il disagio, la paura, e ogni altro rischio prevedibile, in relazione alla malattia; la soglia del rischio deve essere monitorata continuamente.
Il bambino può rifiutare la sperimentazione in qualsiasi momento e l’interesse del piccolo paziente deve prevalere sempre sugli interessi della scienza e della società. L’arruolamento a studi clinici controllati rappresenta uno dei motivi del successo nel trattamento delle leucemie e linfomi nel bambino. Attualmente l’offerta di partecipare ad uno studio clinico costituisce il modo ottimale per garantire il trattamento ad ogni bambino.

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