Parma shock: Bimbo di due anni muore folgorato per colpa del frullatore

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Un bambino di due anni e tre mesi di nazionalità moldava è morto oggi in seguito a un drammatico incidente domestico. Il bimbo è rimasto folgorato da una scarica elettrica in casa.

Come riporta La Gazzetta di Parma, l’incidente è avvenuto in un appartamento in via Trieste, nella prima periferia della città. La scarica è stata violentissima ed il bimbo ha perso subito conoscenza.

Nonostante il pronto intervento del 118, il bimbo è morto poco dopo il ricovero all’Ospedale Maggiore. Saranno comunque le indagini dei carabinieri a fare luce sulla vicenda.

GLI INCIDENTI DOMESTICI Oggi viviamo in case confortevoli e pulite: tanti elettrodomestici e un detersivo per ogni occasione, però le nostre abitazioni sono molto meno sicure di vent’anni fa e gli incidenti troppo frequenti. Ma, ti chiederai, che c’entrano gli incidenti domestici con la Protezione Civile e la Sicurezza? C’entrano eccome! Conoscere quali sono i rischi che si possono correre in casa, adottare e fare adottare ai tuoi genitori, nonni e fratelli comportamenti preventivi, evitando sbadataggini e negligenze, vuol dire imparare ad autoproteggersi, diminuendo di molto il rischio di un incidente che potrebbe avere conseguenze molto gravi per te o per i tuoi familiari.

MA CHI HA DETTO “CASA DOLCE CASA”? Siamo abituati a pensare alla nostra abitazione come a un rifugio, un luogo sicuro e tranquillo. La casa è, invece, un ambiente a forte rischio, dove si verificano quasi 4 milioni di incidenti all’anno, con più di 8000 morti (circa 22 al giorno), poco meno degli incidenti stradali.

IN ORIZZONTALE O IN VERTICALE, MA NON SONO PAROLE CROCIATE In casa un incidente su tre è dovuto alle cadute: si inciampa in un tappeto, si scivola sul pavimento bagnato o appena lucidato o si precipita da una scala a pioli. Gli adulti cascano soprattutto in verticale: dalle scale (mobili o fisse), mentre bambini e anziani in orizzontale, sul pavimento. Oltre a essere molto frequenti, le cadute sono gli incidenti con le più gravi conseguenze.

COME PROTEGGERSI DALLE ESPLOSIONI Il solo modo è prevenirle, evitando fughe di gas. Quindi, verificare che tubi e accessori siano a norma e installati a regola d’arte. Controllare che l’acqua uscita dalle pentole non abbia spento la fiamma (oggi le cucine in commercio hanno dispositivi di sicurezza). Chiudere sempre il rubinetto principale del gas quando si dorme o si esce di casa. Infatti, se siamo in casa e svegli, ci accorgiamo subito dall’odore che c’è una fuga di gas, perché metano e GPL sono trattati con sostanze che li fanno puzzare, e abbiamo tutto il tempo per bloccare la perdita, chiudendo il rubinetto e aprendo le finestre.

Gli infortuni domestici rappresentano un problema di Sanità pubblica di grande rilevanza e diversi paesi europei ed extra-europei hanno avviato già da alcuni anni politiche di prevenzione e sicurezza al fine di ridurre le dimensioni di tale fenomeno. In Italia il Piano nazionale di Prevenzione 2014-2018 ha previsto azioni mirate alla prevenzione degli infortuni domestici, con l’obiettivo di ridurre gli incidenti domestici e del tempo libero e migliorare la conoscenza del fenomeno e delle azioni di prevenzioni da parte degli operatori sanitari, in particolare i pediatri del territorio e i medici di medicina generale. Gli interventi previsti nel piano fanno riferimento alla promozione di stili di vita corretti e alla formazione di tutti i soggetti coinvolti. L’impatto sociale del fenomeno infortunistico è di estrema rilevanza, non solo a livello sanitario, ma anche dal punto di vista economico.

Infatti, le conseguenze in termini di salute sono rappresentate da traumi di diversa gravità, che possono comportare invalidità e, in molti casi, anche morte, con costi sociali rilevanti e oneri sempre più gravi per il Servizio sanitario nazionale. L’incidenza degli infortuni domestici è difficilmente stimabile, in quanto a livello nazionale le fonti di rilevazione appaiono disomogenee e carenti nei contenuti informativi, non esiste cioè un sistema “corrente” di rilevazione del fenomeno, che permetta un corretto confronto tra le diverse regioni in funzione anche dei fattori di rischio che determinano gli eventi (per “corrente” intendiamo un sistema che registri “tutti” gli eventi di quella fattispecie in modo sistematico). I dati di morbosità, ad esempio, sono clamorosamente sottostimati.

Infatti, la maggior parte degli eventi non gravi, non accedendo alla rete ospedaliera e non confluendo così in un sistema corrente di registrazione, sfugge all’osservazione. In modo improprio, anche se suggestivo, si potrebbero paragonare questi eventi che comportano lesioni lievi e che vengono spesso curati presso il pediatra o il medico di medicina generale, ai “near miss” (Heinrich 1959, Bird 1969, Tye 2002) o “quasi incidenti” (episodi anomali e negativi che non hanno determinato danni a persone, beni aziendali e ambientali, ma che avrebbero potuto facilmente provocare tali eventi, evitati solo per circostanze favorevoli e/o casuali), la cui rilevazione risulta essere uno degli strumenti più importanti nella prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Con un termine sicuramente difficile da esprimere, potremmo definire questi eventi come “potenziali infortuni gravi”, e sulla loro rilevazione, con la collaborazione dei pediatri del territorio e dei medici di medicina generale, si potrebbe basare un’importante azione di conoscenza mirata alla prevenzione attraverso corrette campagne di promozione della salute. Per poter quantificare e monitorare con precisione lo scenario degli infortuni domestici, con i fattori di rischio, le cause che intervengono nell’accadimento dell’evento e le conseguenze in termini di salute, è necessario istituire un sistema di sorveglianza valido su scala nazionale, che permetta di valutare non solo l’entità del fenomeno, ma anche di confrontare i risultati di studi effettuati su diverse realtà nazionali e internazionali, e fra gruppi di popolazione a rischio.

In primis è indispensabile formulare una definizione univoca e condivisa di “infortunio domestico”. In Italia esiste una precisa definizione di “luoghi di lavoro” (D.lgs. 81/2008, art. 62) ai quali si applica una specifica normativa che, nel rispetto dei principi costituzionali, garantisce la sicurezza e tutela della salute del lavoratore. Analogamente, ciò accade con il c.d. “Codice della Strada” (D. lgs. 285/1992, n. 285, art. 2) per quanto riguarda i rischi legati all’accadimento degli incidenti stradali. Per gli ambienti di vita e domestici, purtroppo, la definizione risulta essere ancora incerta e la normativa in essere non costituisce un unicum organico che tutela efficacemente i cittadini, nel rispetto del principio sociale del diritto all’abitazione e del principio costituzionale dell’inviolabilità della stessa (artt. 2 e 14 della Costituzione Italiana). Un riferimento importante è rappresentato dalla Legge del 3 dicembre 1999, n. 493 “Norme per la tutela della salute nelle abitazioni e istituzione dell’assicurazione contro gli infortuni domestici”, che attribuisce ai dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i servizi territoriali, i compiti di valutazione e prevenzione dei rischi e di educazione sanitaria in materia di incidenti domestici.

Nella stessa viene introdotta la definizione di “ambito domestico” inteso come l’insieme degli immobili di civile abitazione e delle relative pertinenze ove dimora il nucleo familiare dell’assicurato; qualora l’immobile faccia parte di un condominio, l’ambito domestico comprende anche le parti comuni condominiali. L’Istituto nazionale di Statistica (ISTAT) nell’ambito delle proprie rilevazioni “Indagini multiscopo sulle famiglie italiane – Aspetti della vita quotidiana” (ISTAT 2014) definisce l’infortunio domestico come un evento dannoso che presenta le seguenti caratteristiche: • comporta la compromissione temporanea o definitiva delle condizioni di salute di una persona, a causa di lesioni di vario tipo; • è accidentale, si verifica cioè indipendentemente dalla volontà umana; • si verifica in un’abitazione, intesa come l’insieme dell’appartamento e di eventuali estensioni esterne (balconi, giardino, garage, cantina, scala, etc.).

L’Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro (ISPESL), ora confluito nell’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL) Ricerca, ha proposto una definizione di infortunio in ambienti di vita e domestici più dettagliata. Tale definizione è il risultato di uno studio condotto dal gruppo di lavoro “Ambienti di vita: metodologie e indicatori statistici” dell’Osservatorio nazionale epidemiologico sulle condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di vita, cui afferivano anche esperti del Ministero della salute, dell’ISTAT, delle regioni e delle università. Le definizioni proposte sono le seguenti: • Ambiente di vita: luogo o sistema di relazioni di cui l’uomo è parte e con il quale interagisce, nell’ambito del quale svolge le attività che ha consapevolmente scelto di effettuare e per cui non è prevista una tutela specifica dello Stato.

Incidente: evento inatteso caratterizzato da subitaneo agire di forza esterna che causa o potrebbe causare un danno alle cose e non alle persone. • Infortunio: evento inatteso caratterizzato da subitaneo agire di forza esterna che produce lesioni obbiettivamente constatabili a persone. • Infortunio in ambiente di vita: evento improvviso, occorso in un ambiente di vita, determinato da causa esterna involontaria (anche se alla stessa contribuiscono le condizioni psicofisiche del soggetto interessato) che produce danno alla salute. • Infortunio domestico: evento improvviso, occorso nell’ambito della residenza abitativa o nelle relative pertinenze, determinato da causa esterna involontaria (anche se alla stessa contribuiscono le condizioni psicofisiche del soggetto interessato) che produce danno alla salute. • Infortunio mortale in ambiente di vita: evento improvviso, occorso in un ambiente di vita, determinato da causa esterna involontaria (anche se alla stessa contribuiscono le condizioni psicofisiche del soggetto interessato) che produce il decesso della vittima. Nel pervenire a tali definizioni è stato preso in considerazione il concetto di luogo e di attività svolta nella piena consapevolezza e in assenza di una forma di tutela nel caso in cui si verifichi un infortunio.

È stato, inoltre, inserito il termine “involontaria” – attribuito alla causa – sottolineando l’accidentalità e l’assenza di volontarietà degli eventuali atti dovuti a persone, intese come causa esterna, escludendo in tal modo dalla fattispecie gli eventi dovuti a violenza domestica. Un sistema di sorveglianza idoneo alla rilevazione degli infortuni domestici nei bambini deve basarsi su codifiche omogenee, derivanti da classificazioni nazionali o internazionali, in tal senso la classificazione ICD (International Classification of Diseases) -10 (settori XIX e XX), stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), delle malattie e dei traumatismi risulta notevolmente più efficace della precedente, introducendo nuove categorie e, soprattutto, la possibilità di definire anche il luogo dell’evento accidentale. L’utilizzo di questa codifica in entrambe le fonti amministrative, schede di dimissione ospedaliera e schede ISTAT delle cause di morte, faciliterebbe il confronto e l’eventuale integrazione dei dati. Adottare inoltre strumenti di rilevazione semplificati, quale ad esempio la matrice di Barell (uno strumento per classificare gli infortuni codificati per distretto corporeo coinvolto e tipo di lesione) a livello delle strutture di primo soccorso o dei pediatri del territorio e dei medici di medicina generale, consentirebbe di raccogliere con maggior facilità e precisione le informazioni essenziali relative all’evento (modalità di accadimento e agente materiale) e alle sue conseguenze (danni per la salute) (Barell 2002, Fingerhut 2002, Bovenzi 2010). Un sistema di sorveglianza, ovviamente, deve prevedere una rete di rilevazione ben articolata, che copra l’intero territorio nazionale, al fine di garantire la rappresentatività statistica del fenomeno. A tal fine sarebbe opportuno coinvolgere sia le strutture sanitarie (ospedali, pronto soccorso), che i dipartimenti di prevenzione delle ASL, che già effettuano un’attività di rilevazione collocata in sistemi informativi esistenti (i.e. PASSI, ISTAT, etc.), i pediatri di libera scelta e i medici di medicina generale. In tal modo si salderebbe il gap informativo tra gli eventi più gravi e quelli meno gravi, ma, come sopra detto, importanti a fini preventivi. A garanzia di uniformità, qualità e tempestività, dovrebbe essere prevista un’azione di indirizzo e coordinamento a livello nazionale. Le informazioni rilevate devono permettere di ottenere i seguenti risultati: • la conoscenza degli eventi infortunistici occorsi; • la conoscenza dei fattori di rischio presenti nelle abitazioni; • la conoscenza dei fattori di rischio legati alle abilità e ai comportamenti delle persone; • la conoscenza degli eventi infortunistici in funzione dei fattori di rischio che li hanno determinati; • la valutazione dell’efficacia degli interventi preventivi adottati. Il primo passo dovrebbe essere rappresentato dalla omogeneizzazione delle informazioni raccolte nei sistemi “correnti”, attraverso l’utilizzo di codifiche standardizzate in “tracciati record ” condivisi. Informazioni che dovrebbero essere a disposizione delle regioni e degli operatori istituzionali della prevenzione.

Quanto detto nel capitolo precedente, sulla difficoltà di quantificare e descrivere la natura degli incidenti domestici, ha ovvie implicazioni per quanto riguarda gli studi epidemiologici. A livello internazionale, varie istituzioni pubbliche e organizzazioni private forniscono dati sulla salute della popolazione, inclusi quelli sugli infortuni. Analizzando i dati del Global Burden of Disease emerge come nel 2010 gli incidenti non intenzionali abbiano causato nel mondo il 18% dei decessi tra bambini e adolescenti di età compresa tra gli 1 e i 19 anni. Considerando le classi di età, si può osservare come questi siano responsabili del 12,6% delle morti per i bambini tra gli 1 e i 4 anni fino a raggiungere il 28,8% per i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 19 anni. I tassi di mortalità variano da 68/100.000 per le regioni dell’Africa subsahariana occidentale a 6,4/100.000 per l’Europa occidentale (Figura 4). Le cause principali sono gli incidenti stradali, seguiti da annegamento, ustioni e cadute. I bambini maschi sono i più esposti agli incidenti non intenzionali, a eccezione delle ustioni che coinvolgono maggiormente le femmine dei paesi a medio e basso reddito (Alonge 2014). L’offerta informativa più dettagliata e aggiornata sugli incidenti domestici è fornita dai sistemi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’EUROSTAT nell’ambito della banca dati europea European Injury Data Base (IDB) (EuroSafe 2014) che fornisce i tassi di incidenza degli infortuni in base al luogo di accadimento, i.e. casa, strada, scuola, sport e tempo libero. Il database racchiude informazioni che vanno dal 1996 a oggi e comprendono dati anagrafici dell’infortunato e dettagli dell’infortunio domestico (giorno, ora, luogo, modalità, attività svolta, oggetto coinvolto, tipo di lesione, parte del corpo), oltre che informazioni relative a cause imputabili a violenza, suicidi, infortuni stradali e sportivi. In base a questo rapporto lo scenario appare piuttosto preoccupante. La quota maggiore di lesioni trattate in ospedale (74%) riguarda la casa, il tempo libero e lo sport. Nonostante ciò, le risorse economiche impegnate per i programmi di prevenzione degli infortuni in casa e nel tempo libero sono di gran lunga inferiori a quelle impiegate per i programmi per la sicurezza stradale e nei luoghi di lavoro. Inoltre tale tipologia di infortunio non è adeguatamente coperta da sistemi di assicurazione o da sistemi di indennizzo come per gli incidenti stradali e sul lavoro (Munich Re 2004). Nei bambini di età inferiore ai 14 anni la prima causa di morte è rappresentata dagli infortuni di natura accidentale, che interessano maggiormente il genere maschile. Per quanto concerne gli infortuni non mortali, per i bambini di età inferiore ai 5 anni circa il 64% degli infortuni è avvenuto in casa a seguito di una caduta. Un importante contributo alla conoscenza della dimensione del fenomeno degli incidenti domestici in Italia è rappresentato dal sistema di indagini multiscopo sulle famiglie sviluppato dall’ISTAT. Si tratta di indagini di natura campionaria che l’ISTAT svolge periodicamente, con le quali indaga su diversi aspetti della vita quotidiana: relazioni familiari, condizioni abitative e della zona in cui si vive, condizioni di salute e stili di vita, comportamenti legati al tempo libero e alla cultura, rapporto con vecchie e nuove tecnologie, rapporto dei cittadini con i servizi di pubblica utilità, oltre che sulle condizioni di salute e sul ricorso ai servizi di assistenza sociale e sanitaria. I dati relativi all’accadimento degli infortuni domestici sono riportati nell’ambito dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana”. L’indagine che riguarda gli incidenti domestici è effettuata tramite auto compilazione di un questionario, e rileva informazioni in merito alle persone che dichiarano di essere andate incontro, nei tre mesi precedenti l’intervista, a un incidente a causa del quale hanno subito una compromissione temporanea o definitiva delle condizioni di salute per ferite, fratture, contusioni, lussazioni, ustioni o altre lesioni. L’incidente rilevato dall’indagine è di natura accidentale (indipendente dalla volontà umana) e l’evento si è verificato in un’abitazione, indipendentemente dal fatto che si tratti dell’abitazione della famiglia stessa o di altri parenti, amici, vicini, etc. Oltre all’accadimento dell’evento accidentale, vengono rilevati anche gli elementi sociodemografici della vittima e il numero di incidenti domestici subiti durante i tre mesi precedenti l’intervista.

I casi di urto o schiacciamento sono più frequenti tra i bambini e i ragazzi tra i 6 e i 17 anni (25,3% tra i 6 e i 13 anni e 35,1% tra i 14 e i 17 anni). L’ambiente dove si verifica il maggior numero di incidenti nei bambini fino a 14 anni è il salone (o soggiorno), lo spazio della casa dedicato verosimilmente al tempo libero e al gioco, dove si concentrano il 28,5% degli incidenti nei maschi e il 38,4% nelle femmine. Nella stessa fascia di età gli incidenti sono legati in tre casi su quattro (74,6%) ad attività ludico-creative, mentre in un terzo dei casi non sono imputati a particolari comportamenti. Per quanto riguarda le regioni del corpo colpite, fino ai 5 anni di età il 57% degli incidenti causa danni alla testa. L’incidente più tipico per i bambini fino a 5 anni di età è la caduta con un conseguente trauma a danno della testa che, in più della metà dei casi, dà origine a un taglio o a una ferita e – in un caso su tre – ad altro tipo di trauma più o meno importante. La giovanissima età delle vittime e la necessità di maggiori controlli precauzionali si traducono in un più ampio ricorso all’assistenza medica ospedaliera: il 48,6% dei bambini infortunati è stato accompagnato in pronto soccorso, e per oltre il 22% di essi si è reso necessario un ricovero. Nelle classi di età successive c’è una maggiore articolazione delle tipologie di incidente: la caduta resta il tipo di incidente più ricorrente anche tra i bambini di 6-13 anni, ma ogni 4 incidenti si verifica un caso di urto o schiacciamento. Le lesioni più frequenti sono contusioni, escoriazioni e lividi, localizzate soprattutto negli arti superiori e inferiori. Il ricorso al pronto soccorso è molto frequente anche per questa classe di età, ma la forma di assistenza prevalente è quella fornita da genitori o altri familiari conviventi. Appare logico correlare i dati sopra esposti alla diversa quantità di tempo trascorso in casa in funzione del genere man mano che si aumenta con l’età, a motivi legati al diverso carattere e tempo di maturazione nelle prime fasi di crescita tra i due sessi, al maggior lavoro domestico svolto dalle donne e alla maggior fragilità ossea delle stesse in funzione di fattori fisiologici subentranti con l’età.

Un altro contributo rilevante alla definizione del quadro informativo sulla incidentalità in ambiente domestico deriva dalla rilevazione corrente delle cause di morte. L’indagine su decessi e cause di morte, condotta dall’ISTAT attraverso l’utilizzo della scheda di morte, documento la cui ufficialità è sancita dal regolamento di Polizia mortuaria attualmente in vigore (D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285), ha carattere censuario, e il campo di osservazione è costituito dall’insieme di tutti i decessi che si verificano sul territorio nazionale nell’anno solare. La scheda di morte è basata su uno standard internazionale raccomandato dall’OMS e recepito dai singoli paesi con adattamenti nazionali, in modo da garantire armonizzazione nelle informazioni raccolte. A partire dal 2011, la scheda di morte ISTAT è stata rivisitata e implementata, a seguito dell’adozione del nuovo regolamento comunitario (UE) n. 328/2011, recante le disposizioni attuative del regolamento (CE) n. 1338/2008 del Parlamento e del Consiglio europei, in materia di Sanità pubblica, salute e sicurezza sul luogo di lavoro. Il più grosso limite di tale strumento è rappresentato dalla non completa compilazione dei campi a livello periferico, infatti l’indicazione del luogo del decesso non sempre è fornita, e ciò comporta una sottostima del numero di decessi in ambiente domestico. Per tale ragione l’ISTAT e l’INAIL, in collaborazione con le regioni, hanno attivato negli anni una campagna di informazione al fine di migliorare l’implementazione dei dati. Inoltre, è stato realizzato uno studio sui dati del 2007 che ha prodotto una stima in Italia di circa 5.000 persone decedute a seguito di un infortunio in ambiente domestico, intendendo come ambiente domestico la casa in senso stretto, le istituzioni collettive e le strutture socio-assistenziali di ricovero prevalentemente di persone anziane. Lo studio ha rilevato tra i bambini un’incidenza di 7 infortuni mortali (su 100.000) all’anno occorsi nell’abitazione, soprattutto in soggetti maschi di età inferiore a 4 anni e conseguenti a trauma cranico. Sulla base degli studi campionari condotti nel 2011 dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) (progetto SINIACA, ex art. 4 Legge 493/99, integrato con il sistema europeo IDB), risulta che gli infortuni domestici rappresentano circa il 7,4% degli accessi in pronto soccorso, con una stima su scala nazionale di circa 1 milione e 825 casi (Pitidis 2014). Il tasso medio di accesso in pronto soccorso ospedaliero per infortunio domestico è di 3.075 pazienti l’anno ogni 100.000 abitanti, con alcuni gruppi età-sesso specifici che risultano maggiormente a rischio: • bambini sotto i 5 anni di età: 8.137 casi ogni 100.000/anno; • anziani a partire dai 65 anni: 5.582 casi ogni 100.000/anno, con tassi progressivamente maggiori al crescere dell’età; • donne in età lavorativa (18-64 anni) impegnate in attività di lavoro domestico: 2.114 casi ogni 100.000/anno; • adulti (più uomini che donne) tra i 15 e i 49 anni: 2.043 casi ogni 100.000/anno. Sia per i maschi sia per le femmine, nella fascia d’età compresa tra 0 e 14 anni, i luoghi in cui più frequentemente si verificano incidenti risultano essere il soggiorno e la camera da letto. All’aumentare dell’età (15-69 anni) i luoghi in cui più spesso si osservano infortuni sono le specifiche pertinenze della casa, e le dinamiche prevalenti sono legate a cadute, cui conseguono prevalentemente ferite. Le cadute, gli urti, gli schiacciamenti, le ferite da taglio, i soffocamenti e le ustioni rappresentano le dinamiche più frequenti di infortunio sulla base dei diversi studi che hanno interessato i bambini. Di fatto gli eventi prima dei due anni di età sono prevalentemente dovuti a una scarsa attenzione dei genitori (i.e. ustioni o schiacciamento tra i battenti di porte causate da adulti), successivamente invece prevale l’effetto dell’aumento dell’autonomia e “motricità” dei bambini stessi, causando un aumento delle lesioni da urti, strattonamenti, etc. (Pitidis 2014). Il sistema SINIACA (Sistema Informativo Nazionale sugli Incidenti in Ambito di Civile Abitazione) parte nel 2000 con una rete di rilevazione piuttosto esigua di ospedali, che si è estesa a oggi raggiungendo una rappresentatività del 15,8% della popolazione italiana. È importante sottolineare che lo stesso gruppo di studio del SINIACA rileva come i dati raccolti sottostimino pesantemente il fenomeno. Infatti, la rete di raccolta dei dati soffre di una distorsione strutturale che costituisce un limite forte all’utilizzo statistico dei dati raccolti, in quanto non consente di attribuire ai risultati una rappresentatività a livello nazionale. Gli ospedali che aderiscono alla rete, infatti, non sono stati scelti sulla base di un disegno campionario in grado di fornire coefficienti di riporto per il calcolo di stime nazionali, ma esclusivamente su base volontaria, ovvero sulla disponibilità degli ospedali stessi a partecipare al progetto e a dedicarvi risorse. Il fatto che questi ospedali siano collocati prevalentemente nell’area centro-nord del paese pone il problema di una sovra-rappresentazione di alcune popolazioni; in linea di principio, la popolazione del sud risulterà sottorappresentata a causa della mancanza di ospedali coinvolti in quell’area geografica. Presso la Regione Lazio è stato attivato un sistema di sorveglianza degli incidenti domestici basati sugli accessi a tutte le strutture di emergenza regionali. Nel 2013 sono risultati 30.388 accessi al pronto soccorso dovuti a incidente domestico nella popolazione 0-14 anni (tasso 39,4 per 1.000), 12.433 accessi dovuti incidente scolastico (tasso 16,1 per 1.000) e 11.126 accessi per incidente sportivo (tasso 14,4 per 1.000). La distribuzione per età mostra tassi elevati nella classe 0-4 anni e più bassi nella classe 5-14 per gli incidenti domestici, e un andamento opposto per gli incidenti scolastici e sportivi. La distribuzione per sesso mostra tassi più elevati nei bambini rispetto alle bambine (43,2/1.000 versus 39,4/1.000). Da mettere in evidenza che il 3,5% degli accessi esita in un ricovero, e se si considerano solo i bambini entro il primo anno di vita, la percentuale di ricovero sale all’8%. Gli arti superiori e la testa/collo sono i distretti corporei più colpiti (29%), seguiti dai traumatismi intracranici (18%) e agli arti inferiori (14%). I tipi di lesione più frequenti sono le contusioni (32%), le lesioni interne (18%) e le ferite (17%). Tra gli altri sistemi utili a comprendere gli elementi alla base del fenomeno si ricorda lo studio PASSI1 attivato nel 2006 dal Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della salute e progettato dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’ISS. Tale sistema si basa su una sorveglianza, gestita dalle aziende sanitarie, che raccoglie, in continuo e attraverso indagini campionarie, informazioni dalla popolazione italiana adulta (18-69 anni), sugli stili di vita e i fattori di rischio comportamentali connessi all’insorgenza delle malattie croniche non trasmissibili, e sul grado di conoscenza e adesione ai programmi di intervento che il paese sta realizzando per la loro prevenzione. Pur non fornendo dati validi per la stima dell’incidenza degli infortuni domestici nei bambini, in quanto si riferisce alla popolazione adulta, ha il vantaggio di fornire una stima globale che comprende anche gli eventi meno gravi, che comportano soltanto il ricorso al medico di medicina generale, e fornisce un’importante informazione su un elemento essenziale per la pianificazione della prevenzione riferita anche ai bambini: la consapevolezza del rischio di infortunio domestico tra la popolazione adulta. Nel periodo 2011-2014, la percentuale di intervistati di 18-69 anni che percepiva come alta (o molto alta) la possibilità di un infortunio in ambiente domestico (per se stesso e per i propri familiari) risultava pari al 5,8%. La consapevolezza del rischio di infortunio domestico risultava maggiore tra le persone di 35-49 anni (6,3%), tra le donne (7,2%), tra chi ha maggiori difficoltà economiche (7,8%), tra i cittadini italiani (5,8%) e tra chi convive con anziani o bambini (6,8%). Queste caratteristiche risultavano, alla luce di un’analisi multivariata, statisticamente associate alla consapevolezza del rischio di infortunio in casa. La distribuzione per regione di residenza della consapevolezza del rischio di infortunio domestico non disegnava un gradiente geografico. Il valore più basso si è registrato per l’Abruzzo (3,6%) e per la Provincia autonoma di Bolzano (4%), mentre quello più alto in Molise (14%) e Basilicata (12,3%). Su tale diversa prevalenza incidono in qualche modo le politiche di prevenzione adottate negli ultimi anni dal Sistema sanitario, attraverso strumenti diversi, che hanno coinvolto i media e gli stakeholder. Relativamente alle fonti informative, lo studio nel periodo 2009-2012 riporta che i soggetti che hanno ricevuto informazioni sulla prevenzione degli incidenti domestici (meno di 1 intervistato su 5) hanno dichiarato come fonti più comuni i mass media (48%) e gli opuscoli (51%), il personale sanitario (13%), tecnici (8%) e parenti o amici (3%). Bisogna infine porre l’attenzione sul fatto che tra chi ha ricevuto informazioni, il 32% dichiara di aver poi modificato i propri comportamenti o di aver adottato qualche misura per rendere l’abitazione più sicura.

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