Birra analgesico migliore del Paracetamolo

Chi l’ha detto che la birra fa male? Secondo quanto riferito da un gruppo di ricercatori, sembra che la birra non solo faccia bene alla salute ma avrebbe importanti qualità antidolorifiche. Nello specifico a dichiarare ciò, sono i ricercatori di uno studio pubblicato su The Journal of Pain, secondo i quali quando i dolori alla testa non ci lasciano tregua vi è una soluzione migliore dell’analgesico, ovvero due bicchieri di birra, che potrebbero per magia risolvere brillantemente il problema. I ricercatori, sostengono che consumare due piante di birra può ridurre il disagio di un quarto; innalzare il contenuto di alcool nel sangue di circa lo 0,08 per cento consente di aumentare la soglia del dolore riducendo leggermente l’intensità dello stesso.

“I risultati suggeriscono che l’alcool è un analgesico efficace che fornisce riduzioni clinicamente significative nei punteggi di intensità del dolore. Questo potrebbe spiegare l’abuso di alcol in coloro che hanno un dolore persistente, nonostante le potenziali conseguenze per la salute a lungo termine“, è questo quanto riferito dal dottor Trevor Thompson, il quale ha condotto lo studio all’Università di Greenwich di Londra. Lo stesso ha aggiunto che l’alcool può essere paragonato con farmaci oppiacei come la codeina e l’effetto è più potente del paracetamolo. I ricercatori, sembra stiano cercando di capire in che modo agisce l’alcool; ciò che è certo al momento è che nel sangue di ognuno di no circola lo 0.08% di alcol, che potrebbe portare a pensare che questo possa attraversare i recettori del cervello.

Secondo i ricercatori, vi sarebbe un’alternativa molto plausibile, ovvero il fatto che un consumo moderato di birra possa avere degli effetti benefici non indifferenti, nel senso che tende ad abbassare la tensione, rilassa l’organismo e di conseguenza verrebbe modificata anche la soglia del dolore. “L’alcool può essere paragonato con farmaci oppiacei come la codeina e l’effetto è più potente del paracetamolo”, ha dichiarato il dottor Trevor Thompson, il quale ha condotto lo studio all’Università di Greenwich di Londra. Antidolorifico o comunque analgesico, l’alcool, secondo quanto riferito dai ricercatori, come già anticipato, fornirebbe riduzioni clinicamente significative nei punteggi di intensità del dolore; questo potrebbe spiegare l’abuso di alcol in coloro che hanno un dolore persistente, nonostante le potenziali conseguenze per la salute a lungo termine.

Nonostante tutto, gli esperti, tendono a precisare che questo studio di cui abbiamo parlato, non vuole dimostrare che l’alcool è salutare per il nostro organismo, visto che gli effetti del consumo eccessivo a lungo andare sono assolutamente dannosi. L’alcool è una droga, i cui effetti immediati sull’umore comprendono maggiore rilassatezza, felicità, senso di benessere ed anche euforia: vi sono effetti collaterali immediati come la perdita della coordinazione motoria e distorsioni del sistema percettivo, soprattutto visivo, uditivo.

L’Italia è, senza ombra di dubbio, Paese a spiccata tradizione e vocazione vitivinicola. Il vino è fonte principale di reddito per molti territori del Bel Paese, rappresenta la bevanda alcolica meglio rappresentativa della mediterraneità nell’immaginario comune, è insito nella nostra tradizione culturale, letteraria, cinematografica. Ma non per questo la birra non ha avuto la forza per farsi spazio, per aprirsi un varco nelle scelte di consumo degli italiani.
In Italia i primi birrifici industriali moderni nascono circa 150 anni fa; due nomi su tutti: Birra Moretti viene fondata nel 1859 a Udine mentre Birra Peroni nel 1846 a Vigevano. Industrie a tutto tondo che negli anni hanno compiuto molta strada superando periodi storici di certo non favorevoli e che sono riuscite, attraverso una linea imprenditoriale coraggiosa e visionaria, a portare in un Paese come il nostro una bevanda del tutto “nuova”.
Le birre industriali in Italia sono ad oggi accessibili, economiche e piuttosto standardizzate. Le si trova, in larga misura d’importazione, in tutti i supermercati ed in ogni bar, a tutti i concerti e ad ogni manifestazione pubblica. Pochi grandi gruppi industriali, come accennavo poc’anzi, detengono il controllo mondiale di tutta la produzione, avendo acquisito nel tempo i marchi più piccoli o in difficoltà finanziaria.
Microbirrifici artigianali.
Dare una definizione giuridica di birrificio artigianale è impossibile, mancando nella
nostra legislazione un approfondimento ad hoc per questo recente fenomeno; recente
se rapportato ai 150 anni della tradizione industriale, avendo i primi birrifici artigianali
italiani compiuto 18 anni proprio nel 2014.
Furono sostanzialmente due i pionieri della birra artigianale in Italia nel 1996: Teo Musso con il Birrificio Baladin (in provincia di Cuneo) e Agostino Arioli con il Birrificio Italiano (in provincia di Como). Due imprenditori dall’indiscussa capacità imprenditoriale che potrebbero essere definiti coraggiosi e visionari alla stregua dei signori Peroni o Moretti che, più di un secolo prima, hanno dato vita alle prime industrie. Con il loro lavoro e, soprattutto, con la loro capacità di comunicazione, hanno letteralmente inventato un settore sino a pochissimo tempo fa inesistente in Italia e introdotto un prodotto sconosciuto ai più. Chiaramente le difficoltà che hanno dovuto affrontare sono state enormi, proprio in conseguenza della mancanza di una tradizione passata ed in particolar modo per quanto riguarda la parte normativa, giuridica e burocratica, di permessi da ottenere e di leggi da dover adattare.

Le proprietà di un consumo moderato di birra

Molti studi scientifici a livello internazionale hanno dimostrato che la birra è una bevanda naturale e salutare. Non contiene grassi e apporta vitamine, minerali e altre sostanze con proprietà funzionali, per cui il suo consumo si può prescrivere in qualunque dieta equilibrata.
Proprietà funzionali

Alcol etilico:
E’ stato dimostrato che il consumo moderato di alcol etilico ha effetti positivi sull’organismo, nel caso di individui adulti e sani, e che non prendano farmaci con i quali l’alcol può interferire (Woods e Bax, 1982; Ockhuizen, 1988). I bevitori moderati hanno un rischio di attacchi cardiaci inferiore del 60% rispetto ai grandi bevitori e agli astemi. Nei bevitori moderati l’incidenza di cardiopatia ischemica (angina pectoris e infarto), ipertensione arteriosa, problemi vascolari cerebrali e diabete mellito è inferiore a quella di grandi bevitori e astemi.
Inoltre l’alcol, in quantità moderate, aumenta il colesterolo associato alle lipoproteine ad alta densità (HDL), in relazione a quello che si riscontra negli astemi. Questo aumento del “colesterolo buono” riduce il rischio di patologie cardiovascolari (White,1996).

Risultano particolarmente interessanti i dati raccolti da Hein (1996) riguardanti il livello del colesterolo associato alle lipoproteine di bassa densità (LDL), il tasso di ischemie cardiache e il consumo di alcol. L’effetto protettivo dell’alcol non si manifesta in individui con un tasso LDL inferiore a 3,63 mmol/l, ma risulta evidentissimo in individui con più di 5,25 mmol/l: l’indice accumulativo di ischemie cardiache risultò del 16,4% tra gli astemi, del 8,7% per bevitori fino a tre bicchieri al giorno, e del 4,4% per coloro che consumavano più di tre bicchieri al giorno.

Delin e Lee (1992) studiano la relazione tra assunzione di alcol e apporto nutritivo, e le conseguenze gastrointestinali del consumo di bevande alcoliche, e suggeriscono che le bevande alcoliche stesse sono un complemento importante per la dieta, poiché aumentano il livello di soddisfazione e contribuiscono al rilassamento necessario a una buona digestione e a un adeguato assorbimento di nutrienti.

Inoltre, il consumo moderato di birra potrebbe essere associato a un ritardo nell’apparizione della menopausa. Diversi studi scientifici, condotti in diversi Paesi, dimostrano che il livello di estrogeni nel sangue è maggiore in donne che consumano alcol, rispetto alle astemie (Gavaler , 1991; Ginsburg, 1995; Madigan, 1998; Muti, 1998). La birra in particolare contiene fitoestrogeni, che hanno una struttura chimica molto simile a quella degli estrogeni naturali, e che sarebbero menopausa in donne che bevono birra in quantità moderata (Torgerson, 1997).

Folati:
L’acido folico è una vitamina idrosolubile appartenente al complesso B essenziale per l’organismo. Partecipa al metabolismo degli acidi ribonucleico (ARN) e desossiribonucleico (DNA), in special modo per la sintesi delle proteine, la formazione del sangue e la trasmissione delle caratteristiche ereditarie. I folati sono essenziali per il mantenimento della vita cellulare, per la crescita e la formazione di nuovi tessuti, e la sua carenza da’ luogo allo sviluppo di patologie. I folati possono prevenire molti difetti del tubo neurale alla nascita, e riducono il livello di omocisteina, altro fattore di rischio di malattie cardiovascolari. Il malanno che più frequentemente si produce per la carenza di acido folico è l’anemia.

Questa vitamina è presente nella birra in quantità tra 1 e 10 pg/100 ml1, a seconda del tipo di birra e dei metodi utilizzati per la misurazione. La quantità di acido folico che si raccomanda di assumere varia, nei vari Paesi, tra i 180 e i 200 pg giornalieri. Quindi potremmo dedurre che l’apporto di acido folico di un consumo moderato di birra possa coprire tra il 10 e il 15% del fabbisogno giornaliero di questa vitamina.

La percentuale del contenuto di acido folico nella birra è importante per due ragioni: in primo luogo, perché ci sono pochi alimenti che possono dare una tale quantità di acido folico da soli, e in secondo luogo perché la birra fa parte dell’alimentazione regolare di una persona adulta e sana. Anche se ci sono alimenti con un maggior contenuto di acido folico, come il fegato, la birra piace a più gente. Di conseguenza, la birra può costituire una fonte importante di acido folico nella dieta spagnola, ovviamente considerando i limiti di un consumo moderato e responsabile.

Polifenoli:
Il consumo di birra apporta alla dieta anche i polifenoli, che in quanto antiossidanti naturali partecipano alla protezione contro le malattie cardiovascolari e alla riduzione di fenomeni ossidanti responsabili dell’invecchiamento dell’organismo.

Fibre solubili:
Evitano la stitichezza, riducono l’incidenza di cancro al colon e abbassano la colesterolemia (Asp et al., 1993; Hughes, 1998; Dreher, 1987). La dose raccomandata di fibra è di 30 grammi al giorno, un terzo dei quali deve essere fibra solubile (Dreher, 1987). Il consumo di birra garantisce l’apporto di una quantità importante della dose raccomandata di fibra solubile e può completare l’apporto di fibra di altri alimenti, come i cereali, molto ricchi di fibre solubili.

Maltodestrine:
Presenti normalmente in percentuale del 2,6-3,5% del peso della birra, le maltodestrine hanno in quanto fonte energetica una possibile proprietà funzionale importante, motivo per cui sono ampiamente utilizzate nelle bevande energetiche per sportivi. Mescolando bevande di questo genere con glucosio, questo carboidrato passa più velocemente nel sangue, e si produce una maggior concentrazione del glucosio, cosa che a sua volta stimola la secrezione di ormoni che metabolizzano questa sostanza. Se il consumo delle energie è stato molto rapido (in un grafico, rappresentiamo il consumo di questa sostanza con un picco), allora gli ormoni metabolizzano e consumano in fretta il sostrato, e restano nel sangue per più tempo. L’ormone consuma lo zucchero nel sangue, e induce ipoglicemia, che è esattamente quanto si cerca di evitare con queste bevande.

La birra analcolica o con basso tasso alcolico come bevanda isotonica. Le bevande che contengono maltodestrine, come la birra, hanno un basso indice di glicemia, poiché si metabolizzano lentamente liberando unità di glucosio che passano progressivamente nel sangue, e producono un picco di concentrazione di glucosio nel sangue meno elevato e più esteso.Questa proprietà delle maltodestrine ha suggerito la proposta di considerare come bevande per gli sportivi tanto le birre normali quanto quelle analcoliche e i diversi estratti di malto (Piendl, 1990).

Sodio:
La birra ha un contenuto molto basso di sodio e quindi è molto adatta per le diete iposodiche. Il valore medio di 33 mg/l di sodio citato da Piendl sembra molto preciso. La relazione del potassio rispetto al sodio nella birra, secondo i dati presentati dal suddetto professore, è di 15.7, quantità che conferisce alla birra un forte effetto diuretico (Galles et al., 1998). Questi valori permettono l’inserimento della birra nelle diete iposodiche.

Silicio:
La birra può anche essere considerata come fonte dietetica di silicio (Bellia et al., 1994), un elemento essenziale perché partecipa ai processi di calcificazione, e probabilmente alla formazione dei tessuti connettivi (Cormley, 1987). La birra contiene all’incirca 36 mg/l di silicio biodisponibile.

La birra fa ingrassare?
Negli ultimi anni, grazie agli studi compiuti su birra e salute, si sono potuti sfatare alcuni pregiudizi e luoghi comuni, come quello che recita che la birra fa ingrassare, e che è responsabile della famosa “boffa da birra”4. Che siano solo pregiudizi lo dimostrano le ricerche mediche nelle quali si giunge alla conclusione che la birra è una bevanda che se consumata con moderazione apporta benefici alla salute ed è davvero raccomandabile in qualsiasi dieta equilibrata.

L’apporto calorico della birra è decisamente inferiore a quello di altre bevande alcoliche (in quanto un bicchiere da 200 ml apporta soloc90 Kcal.) e simile a quello di bibite rinfrescanti a base di cola o di estratti di frutta.

Quello che solitamente chiamiamo “boffa da birra” in realtà non esiste, afferma il dottor Keul della Clinica Universitaria di Friburgo, Germania: la vera causa di questa pancia è il consumo di alimenti ricchi di grassi. In linea con questa affermazione, molti studi documentano il fatto che il consumo moderato di birra non influisce sul peso di una persona.
In concreto, diversi autori dell’ Ospedale Universitario di Zurigo, in diversi articoli pubblicati sulla rivista Medicai Research, concordano sul fatto che chi vuole dimagrire e nello stesso tempo non vuole rinunciare a un consumo moderato di alcol deve ridurre le calorie dei propri pasti abituali, senza che sia necessario estromettere la propria bevanda preferita.

Creare nuove sinergie con l’azienda agraria del gruppo e valorizzare le produzioni agricole dell’Umbria, entrando in un mercato molto dinamico e dalle grandi potenzialità di sviluppo, come quello della birra artigianale. In estrema sintesi, è nato con questi obiettivi il progetto di Mastri Birrai Umbri, l’ultima “creazione” di casa Farchioni, che ha già dato alla luce tre birre disponibili da alcuni mesi sia nel circuito horeca, sia in grande distribuzione. In effetti, da oltre sette generazioni – sin dal 1780 – la famiglia Farchioni è attiva nella coltivazione, trasformazione e vendita dei prodotti agricoli della terra umbra: una vocazione che le ha consentito di conquistare la fiducia dei mercati e dei consumatori.
Mastri Birrai Umbri intende quindi rappresentare una sintesi della storica attività agroindustriale del gruppo, un progetto nel quale concentrare il meglio delle proprie capacità progettuali, organizzative e strategiche. «Vogliamo realizzare birre artigianali uniche, originali e ricercate – afferma Pompeo Farchioni – integrate in una logica di filiera agricola nel territorio umbro».

Birre originali e innovative
A caratterizzare le birre Mastri Birrai Umbri sono i malti speciali, frumenti e legumi accuratamente selezionati, prodotti in Umbria, e il processo artigianale dell’alta fermentazione e della rifermentazione in bottiglia per esaltarne aromi e gusto. Le birre sono “crude”, non pastorizzate e non filtrate, eleganti e originali sotto il profilo organolettico, con un “corpo” morbido e persistente, fresco e piacevole, di alta bevibilità. Il ridotto contenuto in alcool (4,5-6,5%) e l’utilizzo di ingredienti per la birra innovativi come farro, cicerchia e lenticchia determinano un alto valore nutrizionale e un forte legame con il territorio umbro e i suoi storici prodotti agricoli. Anche la bottiglia – disegnata e creata “ad hoc” – contribuisce a conferire alle birre Mastri Birrai un profilo e un fascino unici.
La Cotta. Per contraddistinguere i diversi prodotti, l’azienda umbra ha puntato su un elemento fondamentale nella realizzazione della birra: si trattta della “cotta”, che si effettua nella sala cottura, vero e proprio cuore della birreria. E proprio la cotta è il nome scelto da Mastri Birrai per esaltare la qualità di ogni singola birra. L’associazione del nome Cotta a un numero di volta in volta differente, identifica la ricetta, il prodotto e sottolinea l’esclusività oltre che l’eccellenza di ogni bottiglia, comunicando la forza della formula della birra studiata ad arte, al fine di offrire al consumatore qualcosa di veramente unico.
La Chiave. E non a caso, oggetto emblematico per svelare e per celare, la chiave è stata scelta quale simbolo per le birre Mastri Birrai. Essa rappresenta lo strumento indispensabile per accedere a qualsiasi cosa, ma anche per sigillare le cose più preziose e segrete. La chiave, come logo per la birra Mastri Birrai Umbri, acquista importanza nel contesto più ampio della simbologia araldica, come simbolo di potenza, d’importanza e fiducia.

Diversificare il business

Con questa nuova attività, la family food Company Farchioni punta quindi a diversificare il proprio business e a proporre anche alla distribuzione moderna un prodotto di assoluta qualità e ad alto valore aggiunto. Una gamma di birre con forti connotazioni di tipicità, legate allo sviluppo tecno-agricolo del territorio.

La Birra Bionda Artigianale al Farro

La Bionda Artigianale dei Mastri Birrai Umbri, in bottiglia da 75 cl, nasce dalla ricetta Cotta 21, creata dalla selezione dei migliori farri italiani e dei migliori malti.
Di colore biondo e velato, ha una schiuma persistente e compatta. L’aroma è ricco di sentori di fiori di limone, di note speziate e di frutta estiva.
Il gusto delicato e morbido del farro è accompagnato dalle note erbacee del luppolo selezionato ad hoc. La birra sviluppa 5% vol.

La Birra Rossa Artigianale alla Cicerchia

La Rossa Artigianale dei Mastri Birrai Umbri (in bottiglia da 75 cl; 5,5% vol.) è prodotta seguendo la ricetta Cotta 37 con il tradizionale metodo dell’alta fermentazione e con l’impiego di materie prime ricercate e di malti speciali tostati, che caratterizzano il suo colore ramato intenso e naturalmente velato. ll suo aroma è dominato dalla complessità dei luppoli nobili che si evolvono verso eleganti note di caramello e buccia di arancia. Il corpo è rotondo, il gusto bilanciato.

La Birra Scura Artigianale alla Lenticchia

La Scura Artigianale dei Mastri Birrai Umbri (in bottiglia da 75 cl, 6% vol.), prodotta secondo la ricetta Cotta 74, si ispira alle birre d’abbazia, unendo tradizione e innovazione. Si distingue per l’impiego della lenticchia italiana e la sapiente selezione di malti tostati e torrefatti. Ha colore bruno intenso, schiuma fine e compatta e carattere deciso. L’aroma di caramello e frutta matura ne esalta il corpo pieno ed equilibrato, le note di cioccolata fondente e il retrogusto complesso la rendono elegante e persistente.

Birre salutistiche: brindare alla salute, per la salute

Con un bicchiere di vino vengono ingeriti circa 19 g di alcool, quantità che equivale a circa 500 ml di birra a 4g/100 ml che, se consumati durante i pasti principali, non sono dannosi per l’organismo, dotato di sistemi di difesa come l’enzima alcol deidrogenasi, che ossida la molecola dell’alcol rendendola innocua.

Importanza di assumere fibre e minerali

«Quanto alle caratteristiche nutrizionali della birra – afferma Roberto Luneia, PhD, chimico e tecnologo alimentare, presidente di Analy-sis srl -, essa contiene quantità moderate tanto di proteine, dai 2 ai 6 gr/100ml, quanto di zuccheri, sia semplici sia complessi come le maltodestrine; moderate quantità di fibra, soprattutto di tipo solubile; un contenuto calorico ridotto, dalle 50 alle 90 kcal/100 ml e in alcune birre particolari, come le birre rifermentate in bottiglia, anche elevate quantità di macroelementi minerali, in particolare potassio e magnesio. Dalla valutazione dei dati riportati in tabella per le birre rifermentate in bottiglia, ottenute da farro e orzo addizionato di legumi, in particolare cicerchia o lenticchie Umbre, che sono state realizzate dalla Mastri Birrai Umbri, si può affermare che l’assunzione di 400-500 ml di una birra a 4-5° alcolici determina anche l’assunzione di quantità importanti di fibra di tipo solubile (circa 1 g) e soprattutto notevoli quantità di macroelementi minerali come potassio (450-500 mg) o magnesio (40-50 mg), i cui valori superano il 15% del fabbisogno giornaliero previsto per un individuo adulto. Si tratta di un dato importante dal punto di vista nutrizionale: queste birre possono considerarsi una fonte di potassio e di magnesio, quindi un importante contributo alla dieta, soprattutto nella stagione calda o dopo uno sforzo prolungato, in cui l’eccessiva sudorazione richiede un reintegro minerale molto spinto».

Le qualità delle birre rifermentate

«Il mantenimento dell’equilibrio idrico salino – prosegue Luneia – è un fattore molto importante per conservare un buono stato di salute, soprattutto per quanto riguarda il potassio, il più importante elemento intracellulare del nostro organismo. Le birre rifermentate in bottiglia ottenute con l’aggiunta di legumi possiedono anche importanti quantità di molecole ad attività antiossidante, in particolare composti fenolici nella misura di 50-80 mg/100 ml. Inoltre, all’interno del gruppo dei composti fenolici presenti in queste birre, sono state individuate anche quantità interessanti di isoflavoni, di cui i legumi sono molto ricchi. Non a caso, i legumi sono uno degli elementi fondamentali della “dieta mediterranea”, considerata ormai universalmente il migliore regime alimentare e definita dall’Unesco patrimonio immateriale dell’Umanità».

Per approfondire gli aspetti nutrizionali e “salutistici” delle birre realizzate con i legumi è in corso uno studio clinico su volontari sani per verificare l’effettiva presenza e l’entità degli effetti benefici associati all’assunzione di queste birre.

Perché a tavola con la birra? Perché la birra non è solo bevanda che disseta dall’arsura estiva ma apporta nutrimento al nostro organismo e, se siamo curiosi, troviamo che si accompagna bene con tanti cibi, non solo con la pizza: basta provare!
La birra con i suoi colori, profumi e l’immancabile “cappello” di spuma rappresenta una curiosa novità nell’evoluzione del nostro modo di mangiare. La birra, infatti, è bevanda e alimento insieme, ‘pane liquido” come la chiamavano gli antichi. E’ fatta di acqua, luppolo, lievito e cereali, uno degli alimenti tra i più diffusi al mondo e alla base dell’alimentazione dei popoli.
La birra ha radici mediterranee a dispetto della sua immagine nord europea. Nasce in Mesopotamia e trova ampia popolarità nell’Egitto dei faraoni. Gli Etruschi e i Romani imparano a berla dai barbari e ne apprezzano le qualità pur restando legati al vino perché riconoscevano ai cereali fpulsi un ruolo ben più importante nella loro alimentazione.
Sulla nostra tavola il vino ha sempre fatto ombra alla birra, lasciandole invece spazio nei momenti di relax o nei pasti veloci quando non è facile l’approvvigionamento di bevande Tutti, comunque, riconoscono alla birra di essere un alimento liquido che nutre e disseta allo stesso tempo!
Ecco che la necessità del pranzo veloce fuori casa ha favorito la riscoperta della birra in abbinamento al panino, al piatto unico o all’msalalona, al punto tale che i consumi di birra sono in continua crescita. La birra pertanto si sta affermando oltre i suoi classici abbinamenti con pizza, salumi (in particolare con quelli affumicati), gastronomia speziata (gou- lash con patate) e nella preparazione della pastella per rendere più leggere e croccanti le fritture.
Lo scopo di questa iniziativa è di migliorare la “cultura” sulla birra; di spiegare cosa è la birra, quante e quali sono le “tipicità” di gusto delle birre; di dimostrare che si può offrire e bere birra anche durante un pasto “importante” se si impara ad abbinarne il gusto con quello del cibo.
Come presidente dell’INRAN, l’istituzione che ha tra i suoi compiti quello di far crescere la cultura alimentare degli italiani e di valorizzare i prodotti mediterranei, mi auguro che questo intervento abbia successo, così da migliorare le nostre abitudini alimentari grazie anche al contributo della birra
In questo libro troverete una parte introduttiva con notizie sulla storia e sulla produzione della birra, sul modo dì servirla e berla, sul suo valore nutrizionale e sull’importanza di consumarla responsabilmente in quanto bevanda alcolica.
La parte centrale, il cuore del libro, è invece dedicata agli otto stili dì birra più diffusi in Italia, da abbinare con ì 50 piatti più consumati a tavola ogni giorno dagli italiani e con 8 ricette creative create da uno chef “dì rango”, ma facili da realizzare anche da ciascuno dì noi.

Birra ieri e oggi
Nata circa 5.000 anni prima di Cristo nel territorio compreso tra i fiumi Tigri ed Eufrate, la birra si diffuse in tutto l’Egitto, dove fu anche causa del primo sciopero della storia.
In Italia furono gli Etruschi i primi a bere e produrre birra, ma anche i Romani furono buoni sostenitori di questa bevanda che tanto piaceva a Celti, Galli e Germani.
Nel Medioevo la produzione di birra si spostò anche nei monasteri,
mentre in Italia, nel Rinascimento, veniva considerata una bevanda per soli uomini, tanto che le donne necessitavano di un certificato medico per poterla bere.
A fine Ottocento alcune scoperte tecnologiche quali la macchina a vapore e la macchina per il ghiaccio di Linde permisero la creazione del “freddo artificiale”, consentendo così uno sviluppo vero e proprio dell’industria birraria su tutto il territorio italiano.
Nel ventesimo secolo la storia e la diffusione della birra in Italia ha conosciuto fasi alterne. Oggi, grazie agli intensi scambi culturali, la birra è oggetto di nuova curiosità da parte di un consumatore più attento al gusto, alla qualità e al valore nutrizionale di ciò che mangia e beve.

I magnifici quattro della birra
È quasi incredibile che una bevanda multiforme come la birra, vero e proprio mosaico di colori, profumi e sapori, nasca in realtà da quattro semplici elementi così comuni in natura: cereali, di cui l’orzo è il principale, l’acqua, il luppolo e il lievito.
Acqua
Elemento di fondamentale importanza per ottenere una buona birra. Basta pensare che nella bevanda finita l’acqua pura, di sorgente, ricca di minerali e microelementi rappresenta il 90% – 93% del prodotto.
Orzo (o altri cereali)
Cosi come la qualità del vino dipende soprattutto dalla bontà dell’uva, la qualità della birra dipende essenzialmente dall’orzo utilizzato. Per fare una buona birra è quindi fondamentale scegliere un’ottima qualità di orzo.
Lievito
Senza il lievito la birra non si potrebbe fare. Sono questi microscopici organismi, molto diffusi in natura, che consentono la fermentazione, trasformando gli zuccheri contenuti nel malto d’orzo in alcol.
Luppolo
È l’ingrediente più caratteristico della birra, quello che le dona l’inconfondibile gusto aromatico e amaricato. Si tratta di una pianta rampicante, molto diffusa nei climi temperati, di cui si utilizzano i fiori femminili essiccati.

Una, cento, mille birre
Bianco, giallo, oro, arancio, rosso, ambrato, marrone bruciato, bruno, nero: sono solo alcune delle meravigliose tonalità di colore che può assumere una birra.
Pane tostato, biscotto, caramello, caffè, liquirizia: sono invece le note gustative più caratteristiche di una birra.
Sono la qualità e la miscela del cereale scelto, insieme al diverso grado di tostatura del malto, a determinare queste differenze tra una birra e l’altra.
Anche il luppolo interviene nel determinare l’aroma della bevanda, conferendole note erbacee e floreali.
I lieviti usati per la fermentazione aggiungono freschezza o aromaticità balsamica al gusto della bevanda.
Trasparenza e schiuma possono variare molto da una birra all’altra. Vi sono birre cristalline, birre torbide o “lattiginose”. E poi le schiume: compatte, persistenti, cremose oppure scarse ed evanescenti.
II tipo di fermentazione svolge senz’altro un ruolo fondamentale nel determinare le caratteristiche della birra che si vuole ottenere.

Birra in fermento
L’alta fermentazione avviene ad opera del ceppo fungino Saccharomyces cerevisiae razza fisiologica cerevisiae, è favorita dal calore (tra 16° C e 23° C) ed è molto rapida. Le birre che si ottengono con questo metodo di fermentazione esprimono aromi e sapori intensi e fruttati.
La bassa fermentazione, provocata dal ceppo fungino Saccharomyces razza fisiologica uvarum, si attiva a temperature molto più basse (tra 5° C e 8° C) e dura molto più a lungo, dando origine a birre leggere e fragranti, dal gusto molto pulito.
La fermentazione spontanea, tipica di alcune zone del Belgio, è provocata da lieviti e batteri presenti nell’aria che agiscono direttamente sul mosto. Il processo di fermentazione può durare mesi o anni e avviene a temperatura ambiente in fusti di legno.

Il galateo della birra

Bere una birra può essere un semplice e rapido modo per dissetarsi oppure un’emozione più complessa, in cui fisiologia e cultura si uniscono per creare un’esperienza unica e intensa. Per assaporare pienamente le infinite sfumature che una birra possiede è necessario conoscere e seguire una serie di regole e prestare attenzione a dettagli solo apparentemente insignificanti.
VETRO: sempre il migliore
Dopo legno, terracotta, stagno, oro e argento, il vetro si è qualificato come il materiale più adatto a servire la birra. Inerte, è capace di esaltare il colore della bevanda e di lasciarne intatti fragranza e sapore.
FORMA: esalta l’aroma
Le birre a bassa fermentazione prediligono bicchieri stretti e slanciati, così da ridurre al minimo il contatto con l’aria e la dispersione del loro aroma delicato. Le birre ad alta fermentazione richiedono invece bicchieri dai bordi leggermente svasati per esaltare l’intensità del loro aroma.
I bicchieri muniti di gambo o di manico hanno lo scopo di evitare che la birra si riscaldi troppo al contatto con la mano.
PULIZIA: è fondamentale
II bicchiere, lavato e ben sciacquato prima di ogni bevuta, va bagnato con acqua fredda prima di versare la birra. Ciò permette di abbassarne la temperatura avvicinandola a quella della birra, consentendo così un suo miglior scorrimento lungo le pareti del bicchiere e una corretta formazione della schiuma.

VERSARE BENE: gustare meglio
Per percepire appieno il gusto della birra, dal primo fino all’ultimo sorso, occorre dapprima versare con lentezza, tenendo leggermente inclinato il bicchiere fino a riempirlo per tre quarti. Poi si raddrizza e si versa la birra più velocemente, per far sviluppare la giusta quantità di schiuma.
TEMPERATURA: non sempre ghiacciata
La temperatura ideale a cui bere una birra è tanto più alta quanto più la birra è corposa ed alcolica. Si parte dai 4-8 gradi per le birre chiare e delicatamente aromatiche, si sale agli 11-12 gradi per le ambrate e aromatiche, fino ad arrivare ai 15-16 gradi delle birre più alcoliche, scure e corpose.

Mangiare sano con la birra
Che la birra sia una bevanda è innegabile. Il suo componente principale è l’acqua, che rappresenta il 93% circa del totale in volume. Questa sua forte componente acquosa e la presenza di sali minerali rendono la birra dissetante. Il gusto gradevolmente amarognolo e la presenza di bollicine concorrono ad aumentare la sua piacevolezza e spiegano perché la birra abbia sempre avuto tanto successo come bevanda e venga particolarmente apprezzata d’estate.
Tuttavia la birra può certamente essere considerata un alimento, perché di fatto apporta calorie alla nostra dieta quotidiana. Anche se va detto che ha un valore calorico piuttosto contenuto: a parità di quantità bevuta, un bicchiere di birra chiara di media gradazione (4,5% vol.) ha circa la metà delle calorie di un bicchiere di vino da pasto di gradazione media.
Disciolti o sospesi nell’acqua della birra vi sono numerosi nutrienti e altre sostanze – come ad esempio i polifenoli, contenuti anche in frutta e verdura – a cui la scienza riconosce oggi un effetto protettivo per la salute.

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