Bitonto shock, spari in strada tra clan: anziana uccisa usata come scudo

Una vera tragedia quella avvenuta a Bitonto in Puglia,dove nella giornata di ieri un’ anziana signora di 84 anni è morta ed un giovane di 20 anni è rimasto ferito con colpi di arma da fuoco sparati in una strada da più persone. Stando a quanto emerso, pare si sia trattato di un agguato  legato ad un regolamento di conti interno alla criminalità organizzata proprio di Bitonto. La vittima si chiamava Anna Rosa Tarantino e aveva 84 anni.

L’unica colpa dell’anziana signora è stato l’essersi trovata in via Porta robustina intorno alle ore 7:40 di ieri mattina, ma Anna Rosa stava semplicemente andando alla messa delle 7:45 celebrata da don Michele Lacetera nella cappella del vicino Monastero di Santa Maria delle Vergini proprio nel cuore storico di Bitonto. Purtroppo però alla messà l’anziana signora non è mai arrivata perché sarebbe stata utilizzata come scudo e uno dei colpi di pistola sparati Che hanno attraversato la strada proprio all’incrocio fra via Delle Martiri e via Sant’Andrea, l’ha centrata al fianco destro, uccidendola.

Come abbiamo già detto, pare si sia trattato di un regolamento di conti e dietro nello specifico ci sarebbe il controllo dello spaccio di droga. Rimasto ferito anche un giovane ventenne pregiudicato di nome Giuseppe Casadibari, il quale è stato ritenuto il vero bersaglio dei sicari. Il giovane che non sembra essere in pericolo di vita pare sia vicino al clan Conte. Sull’accaduto stanno lavorando gli uomini della squadra mobile e i Carabinieri per cercare di ricostruire i fatti e la dinamica dell’agguato e per questo motivo stanno anche verificando la presenza sul posto delle telecamere di videosorveglianza. La pistola utilizzata e che dunque ha ucciso l’anziana signora dovrebbe essere un una pistola automatica dalla quale sono stati sparati almeno 17 colpi.

Parole dure quelle espresse dallo stesso PM Antimafia Ettore Cardinale con il collega della procura ordinaria a Marco D’Agostino che coordina le indagini, il quale ha riferito che questa fine poteva accadere davvero a chiunque. Senza parole Il sindaco Michele Abbaticchio, il quale ha proclamato il lutto cittadino e ha annullato tutte le manifestazioni festose organizzate fino al 9 gennaio.

Lo stesso nel corso della giornata di ieri ha dichiarato: “Sono a pezzi. Una donna di 84 anni ha concluso la sua vita a causa di una sparatoria in cui, presumibilmente (uso questo termine solo perché ci sono indagini in corso), era solo inerme spettatrice. Lo sdegno ed il senso di rabbia che ci assale si riverserà in tutte le sedi competenti perché i cittadini chiederanno conto e giustizia per la loro figlia. Perché, sia chiaro, quella signora è anche figlia nostra. Non sarà una celebrazione o un’onda di commenti social che spegneranno tutte le azioni necessarie affinché tutti i colpevoli siano perseguiti in ogni modo consentito dalla legge italiana. Sono a pezzi”.

La signora Anna Rosa non ha nemmeno fatto in tempo a capire cosa stesse succedendo. Un agguato in pieno giorno, i sicari che puntano le pistole contro un giovane malavitoso di Bitonto, a due passi da Bari, e lei che casualmente finisce in mezzo a quel regolamento di conti. Il ragazzo che si fa scudo con il corpo dell’anziana donna di 84 anni, i bossoli che le centrano il torace e poi rimangono sull’asfalto. Sono le 7.40 di ieri mattina, Anna Rosa, come sempre, esce di casa per andare a messa: la funzione inizia da lì a cinque minuti, al monastero di Santa Maria delle Vergini non ci arriverà mai. Mentre cammina per strada comincia il trambusto,in un incrocio del centro storico della cittadina pugliese partono gli spari, sono rivolti a Giuseppe Casadibari, un 20enne con precedenti penali legati allo spaccio di droga.

Tra chi lo vuole uccidere e lui, però, c’è Anna Rosa Tarantino, l’unica colpa di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. È questione di qualche secondo: il ragazzo forse la vede, probabilmente prova a nascondersi dietro di lei, a sfuggire così a quella sfilza di fuoco. I proiettili non riescono a schivarla. Quando arrivano i soccorsi è già tardi, Anna Rosa muore sull’ambulanza che la sta portando all’ospedale San Paolo di Bari. I medici non possono che constatarne il decesso,non c’è più nulla da fare. Casa di bari invece se la cava con un intervento d’urgenza: anche lui è ferito, ma l’unità di Chirurgia toracica riesce a salvargli la vita. «Sono a pezzi»,commenta Michele Abbaticchio, sindaco di Bitonto, «lo sdegno e il senso di rabbia che ci assale in queste ore si riverserò in tutte le sedi competenti, perché i cittadini chiederanno conto e giustizia per la loro figlia. Sia chiaro: quella signoria è anche figlia nostra». Nel borgo della “città degli ulivi” vengono annullati tutti gli eventi in programma fino al 7 gennaio, nessuno ha più voglia di festeggiare nemmeno Capodanno, il giorno in cui si celebreranno i funerali di Anna Rosa sarà dichiarato lutto cittadino.

Diciassette colpi, tanti sono riecheggiati in quelle vie ieri:a spararli sono almeno due armi, una pistola automatica e un revolver. Neanche mezz’ora prima di quella tragedia un’altra raffica aveva colpito l’abitazione di un esponente della criminalità organizzata della zona. Ed è proprio sullo scenario di bande rivali che stanno indagando la Squadra mobile e i carabinieri. A uccidere Anna Rosa sarebbe stato un regolamento di conti tra fazioni opposte: da un lato il clan che fa riferimento al presunto boss Domenico Conte, dall’altro quello dei Cipriano.

Lei non aveva niente a che fare con tutto questo. Così come non aveva niente a che fare con la delinquenza di strada il piccolo Cocò, il bambino di soli tre anni ucciso a colpi di pistola nel 2014 a Cassano allo Jonio, in Calabria. Cocò è sempre a fianco del nonno, un 52enne invischiato in losche faccende di spaccio, e non per sole ragioni d’affetto: l’uomo se lo porta con sè amo’di “scudo umano”, perché è convinto che nessuno possa trovare il coraggio di ucciderlo mentre tiene la mano del nipotino. Si sbaglia, e il bimbo ne paga le conseguenze.

Lo stesso modo di morire “per caso” accaduto ad Annalisa Durante, 14 anni appena. È il 2004, a Forcella (Napoli), l’ennesimo raid della camorra che finisce nella miseria più nera, con un cadavere non previsto, innocente in ogni senso. La ragazzina è in compagnia di alcune amiche quando arriva Salvatore Giuliano, 19 anni e un nome che ricorda fin troppo da vicino un altro famoso bandito. Una moto sgasa a tutta velocità, partono dei colpi che vogliono uccidere il giovane, lui risponde al fuoco, nel parapiglia sembra acciuffi Annalisa e se la pari davanti. Quel che è certo è che l’unica vittima della sparatoria è lei. O ancora: Ciro Colonna, 19 anni, di Ponticelli, altro quartiere di Napoli: nell’estate del 2016 frequenta un circolo ricreativo bazzicato da piccoli delinquenti.Quando due killer a volto coperto entrano nel locale il boss di turno fa per scappare,nel tentativo disperato di salvarsi sgattaiola dietro al ragazzo che cade a terra in una pozza di sangue. Tutt’altro che uomini d’onore.