Scoperte da ricercatori italiani le molecole anti-senso che prevengono l’invecchiamento

La definizione più accreditata di invecchiamento in termini psicologici si riferisce ai processi legati ai cambiamenti psichici che si verificano dopo la maturità Il concetto di cambiamento implica di per sé sia il declino sia lo sviluppo. Dewey (1939) infatti parla del paradosso dell’invecchiamento e della maturazione. Infatti l’individuo può via via diventare biologicamente vulnerabile fino a morire, ma contemporaneamente, quasi con la stessa progressione, può maturare in sapienza ed esperienza

Lo studio, pubblicato oggi su Nature Communications, getta le basi per intervenire sull’invecchiamento cellulare in alcune ‘patologie telomeriche’, che comprendono cirrosi epatica, fibrosi polmonare, diabete, cataratta, osteoporosi e artrite o in malattie rare come la progeria, caratterizzata da invecchiamento precoce.

E’quanto si legge sul sito dell’Ifom. La scoperta apre le porte agli interventi sull’invecchiamento cellulare in alcune ‘patologie telomeriche’, che comprendono cirrosi epatica, fibrosi polmonare, diabete, cataratta, osteoporosi e artrite o in malattie rare come la progeria, caratterizzata da invecchiamento precoce. Con il passare del tempo, questo accorciamento provoca instabilità nel DNA e la senescenza della cellula, cioè l’invecchiamento cellulare. I ricercatori ci sono riusciti attraverso lo sviluppo di una “nuova batteria di molecole antisenso complementari agli RNA che si formano all’estremità dei cromosomi” che quindi inibiscono l’attività dei DDRNA, quindi la senescenza e l’invecchiamento. Ebbene, arrivano buone notizie dall’istituto FIRC (Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) di Oncologia Molecolare di Milano. Sarebbero loro a intervenire ogni volta che si rileva un danno per far scattare l’allarme a tutela dell’integrità del genoma. In pratica la cellula invecchia e va in senescenza a causa del DDRNA che ha attivato l’allarme sui telomeri. Chi non ha mai sognato di vivere come Dorian Gray? “Siamo certi – afferma Carninci – del potenziale che questo approccio tecnologico offrirà nel futuro per caratterizzare sempre meglio e in contesti sempre diversi la genesi e le funzioni di questi Rna”. Ora che questa molecola è stata sperimentata in vitro anche su cellule umani, i ricercatori vogliono capire se possa davvero prevenire l’invecchiamento cellulare delle patologie sopraelencate, per questo però dovremo attendere il prossimo studio.

IL PROCESSO DI INVECCHIAMENTO La forma fisica e la prontezza mentale di norma raggiungono il punto più alto attorno ai 25-30 anni e rimangono stabili per parecchi anni. Tuttavia, al termine di questa fase, l‟organismo comincia già a diventare meno efficiente. È difficile rendersi conto di questo prima dei 40-50 anni, tanto il fenomeno è progressivo. Per molti il primo segnale di invecchiamento è la perdita o l‟ingrigire dei capelli. La perdita dei capelli, che comincia attorno ai 20 anni o prima, è senz‟altro un fatto ereditario che non ha a che vedere con l‟età, ma in tutti i casi è ben difficilmente arrestabile. L‟accumulo e la distribuzione del grasso corporeo costituiscono un altro fattore che incide sull‟aspetto. A una certa età, nell‟uomo, il tessuto adiposo tende a concentrasi di solito nella zona addominale; nelle donne, invece, si localizza nel seno, sui fianchi e, in misura minore, nell‟addome. Le ossa raggiungono la loro massima densità (e robustezza, quindi) dai 25 ai 35 anni e da quel momento comincia una lenta erosione che, se diviene troppo intensa, dà luogo alla cosiddetta osteoporosi. Se coinvolge le vertebre, l‟osteoporosi può causare anche la perdita di qualche centimetro di statura dopo i settant‟anni. Possono anche ridursi le cartilagini delle articolazioni, con conseguente comparsa dell‟artrosi. Con il passare degli anni la pelle si assottiglia lentamente, perde di elasticità e a volte può diventare rugosa, particolarmente nelle mani e nel viso. Sempre a causa dell‟invecchiamento possono apparire diverse macchioline marroni, soprattutto sul dorso delle mani, ma si tratta di un fenomeno innocuo, che, in molti casi, può anche regredire. La migliore cosa che si può fare per la pelle è non esporsi eccessivamente al sole. Un tempo l‟abbronzatura era considerata un segno di benessere, mentre oggi si è capito che l‟azione continua della luce solare, e le ustioni solari in giovane età, possono favorire la comparsa di tumori della pelle (in particolare, il melanoma). Con l‟età possono altresì comparire arrossamenti e altre forme di dermatite. La chirurgia estetica può in effetti intervenire sulle zone in cui la pelle è abbondante “tirandola” e facendo scomparire le rughe, ma si tratta di un rimedio temporaneo, in quanto la pelle e il tessuto adiposo sottostante continuano ad assottigliarsi e prima o poi si formano nuove rughe. Con l‟età si presentano facilmente disturbi delle articolazioni e dello scheletro, tanto che l‟artrosi può essere considerata una delle malattie più diffuse tra gli anziani La combinazione del rallentamento dei riflessi e del venir meno dell‟equilibrio rende le persone anziane più inclini alle cadute e ad altri incidenti. Le ossa meno dense, i muscoli meno tonici, il tessuto adiposo e cutaneo più sottili fanno sì che questi incidenti possano avere conseguenze anche gravi, in particolare causare fratture, la cui guarigione è molto più lenta nell‟anziano che nel giovane e alle volte comportare serie complicazioni anche mortali. Esercizio e dieta bilanciata possono aiutare a mantenere tonico e forte il fisico, ma col tempo i muscoli tendono inevitabilmente ad atrofizzarsi. Lo stesso accade ai tessuti delle gengive, che si ritirano facendo venire meno il sostegno ai denti, che più facilmente cadono; per questo si raccomandano controlli dentistici regolari ed eventuali terapie conservative. Se il deterioramento di denti e gengive è tale da compromettere la corretta alimentazione, o se i denti cominciano a cadere, è bene discutere con il proprio dentista il ricorso alle protesi, sia fisse sia mobili (dentiere).

INVECCHIAMENTO SINTOMI E CAUSE Processo caratterizzato da una progressiva diminuzione della corretta funzionalità dei vari apparati e sistemi dell`organismo, coincidente con l`aumento dell`età dell`individuo. L‟invecchiamento è un fenomeno assai complesso, che fa indubbiamente parte della storia naturale della vita umana come la nascita, la crescita, la morte; va pertanto visto come evento naturale. L‟invecchiamento ha anche, dal punto di vista della evoluzione e della sopravvivenza della specie, un significato positivo; infatti l‟avvicendarsi delle generazioni, possibile solo in seguito al termine del normale ciclo vitale delle stesse, permette il miglioramento delle caratteristiche genetiche della specie stessa, che pertanto aumenta le proprie probabilità di conservazione. Tipi di invecchiamento Invecchiamento fisico È un processo continuo, in atto sin dall‟inizio dell‟esistenza e comune a tutti gli esseri viventi. Coinvolge tutte le strutture dell‟organismo: molecole, cellule, tessuti e organi specializzati. Con ogni probabilità l‟invecchiamento fisico è determinato da fattori genetici e influenzato da fattori esterni. Al riguardo esistono due approcci teorici diversi.

Le teorie dette stocastiche partono dal presupposto che il meccanismo dell‟invecchiamento sia legato al caso. Tra queste, si distinguono in particolare la teoria delle quote (ogni organismo sarebbe dotato alla nascita di una riserva di energia da sfruttare e morirebbe dopo averla esaurita), quella dei radicali liberi (l‟invecchiamento sarebbe dovuto all‟effetto nocivo dei radicali liberi, sostanze tossiche elab orate nel corso del metabolismo cellulare normale), quella degli errori catastrofici (che spiegano l‟invecchiamento come un accu mulo di errori successivi nella sintesi proteica, che determina la morte delle cellule) e quella degli orologi biologici (basata sull‟idea di una senescenza degli organi sotto il controllo del sistema orm onale o immunitario). Ciononostante, a tutt‟oggi nessuna di queste ipotesi ha ricevuto conferma. Le teorie genetiche presuppongono l‟esistenza di geni della longevità che condizionano la durata massima della vita in una data specie (120 anni nell‟uomo). Nonostante di recente siano stati identificati due geni di questo tipo, il profilo genetico della longevità umana è ancora ben lontano dall‟essere definito: i meccanismi dell‟invecchiamento biologico restano in gran parte misteriosi.

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