Blue Whale, 19enne indagato per istigazione al suicidio: racconto shock dell’amica di Sara

Si continua ad indagare sul Blue Whale,  il cosiddetto gioco del suicidio che invita una serie di ad una serie di prove sempre più difficili, fino alla sfida estrema di togliersi la vita.  Dopo il caso sospetto di Ravenna della ragazzina di 14 anni, adesso sembra essere giunta la notizia di un’altra ragazzina coinvolta in questo gioco incredibile; l’attenzione si è spostata dunque a Cavaglià, in provincia di Biella dove risiede un giovane di origine russa indagato per istigazione al suicidio.  Si tratta di un giovane il quale è stato segnalato ai carabinieri da un’amica dopo aver ricevuto un suo messaggio con la frase finale del gioco “cinquantesimo giorno,  vai su un palazzo buttati”.  Le indagini  sono partite da pochi giorni e al momento, la sostituta procuratrice Maria Serena Iozzo ha lasciato aperte tutte le ipotesi, anche quella che si tratti soltanto di un caso di mitomania,  e ad avvalorare questa tesi è il fatto che sul profilo social del giovane, figurano soltanto molti riferimenti al gioco e fotografie di braccia tagliate, che però non sono le sue.

Il diciannovenne avrebbe precedenti per droga e da tempo è conosciuto dai servizi sociali e dalle forze dell’ordine;  è stato fermato dai carabinieri a Vercelli, vicino ad un’area dismessa. Intanto proprio nei giorni scorsi è arrivato il racconto choc di una amica di chat di Sara, una quindicenne di Fiumicino la quale ha raccontato di una telefonata ricevuta dall’amica, attraverso la quale le stava comunicando di starsi tagliando e che a breve avrebbe concluso il gioco suicidandosi. “Mi sto tagliando, non sai che male che fa!“, è questo quanto detto dalla giovane a Sara nel corso di una telefonata, dalla quale la giovane poteva udire anche i lamenti di chi dall’altra parte del cellulare stava superando un’altra delle prove richieste dalla Blue Whale.

“Non avete molto tempo. Dovete intervenire subito perché mi ha detto che fra poche ore si ucciderà come una delle prime vittime della Balena Blu. E mi ha anche detto che le dispiaceva essere arrivata solo a metà percorso ma che non sopportava più di vivere. E che il gioco lo avrebbe terminato suicidandosi sui binari del treno”, aggiunge ancora l’amica di chat di Sara, raccontando tutto in una telefonata disperata alle forze dell’ordine. Sara pare avesse avuto l’ordine di appoggiare la testa sui binari del treno, aspettando che questo passasse mentre nelle sue orecchie suonava una musica agghiacciante che l’avrebbe accompagnata alla morte.

Sara adesso deve la vita alla sua amica che ha creduto alle sue idee suicide ed ha chiamato la polizia raccontando tutta la storia. Continuano gli accertamenti, invece, su un altro caso sospetto, la cui vittima è una 13enne friulana con tagli sulle braccia simili alla balena del “gioco” e modalità simili al caso ravennate.

Blue Whale, adescate due bambine

Il folle gioco della morte, “Blue Whale Challenge”, rischia di diventare una minaccia per tutti i bambini e gli adolescenti. Nei giorni scorsi è stato denunciato un tentativo di adescamento che ha coinvolto due bambine che frequentano una scuola elementare di Latina. Una bambina di 10 anni è stata aggiunta a un gruppo anonimo su Whatsapp dal nome che non lascia spazio a dubbi: “Balena Blu”. Per fortuna la piccola è stata prudente e ha immediatamente informato i genitori. La mamma ha letto e ascoltato i messaggi presenti nel gruppo, alcuni dei quali vocali, scoprendo una realtà terrificante, molto simile a quanto raccontato nel recente servizio televisivo delle “Iene”. Il “tutor”, colui che organizza il gioco e ne detta le regole, aveva già spiegato quali sarebbero state le azioni richieste, quasi tutte di tipo autolesionistico. Il macabro gioco consiste nel seguire le indicazioni del tutor, una per ogni giorno, fino ad arrivare al giorno numero 50 con l’azione finale: il suicidio che deve avvenire gettandosi dal palazzo più alto della propria città. Molto diffuso in Russia, il “Blue Whale” è ormai arrivato anche in Italia. In particolare sono in corso delle indagini sul suicidio di un ragazzo livornese che potrebbe essere collegato al gioco, così come raccontato da un suo amico. Purtroppo si sta diffondendo non solo tra gli adolescenti, ma anche tra i bambini più piccoli, come conferma l’episodio delle due bambine di Latina che frequentano l’ultimo anno della scuola elementare. Il tentativo di adescamento è piuttosto allarmante e ieri la notizia si è diffusa rapidamente in città, rimbalzando anche nei gruppi Whatsapp che raccolgono i genitori di tutte le scuole. Le tracce lasciate dai responsabili dell’adescamento saranno analizzate con la massima attenzione per dare un nome al “tutor” e anche per capire le modalità con le quali il gioco della morte viene diffuso attraverso i gruppi, ma anche utilizzando i social network più diffusi, a cominciare da Facebook. Il sospetto infatti è che i “tutor” si moltiplichino come in una sorta di folle emulazione del ventenne russo Philipp Budeikin, arrestato qualche mese fa con l’accusa di essere l’ideatore del macabro gioco e di avere istigato al suicidio almeno 16 adolescenti. Il bilancio in tutta la Russia sarebbe di 150 giovani vittime, tutte entrate nella spirale mortale del gioco che prevede tagli sulle braccia, visione notturna di filmati con omicidi e suicidi di ogni genere, fino all’ultima prova, il suicidio, documentato con un video sul telefonino che servirà ad alimentare altra folle violenza.

Blue whale, la detective: “Decine di casi. Caccia ai web killer”

Bologna, 22 maggio 2017 – «Blue whale challenge » o gioco del suicidio, tre casi individuati in tempo a Pescara, tutti adolescenti. Cinquanta prove, tra tagli sulle braccia, sveglie alle 4 del mattino e selfie da tetti o gru che portano dritte al suicidio. La domanda che in molti si fanno a questo punto è quanto si sia radicato il fenomeno in Italia. «Stiamo indagando su circa 40 segnalazioni». A rispondere è Elvira D’Amato, vice questore aggiunto e membro del pool della Polizia postale che indaga sul gioco nonché responsabile del centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia on line.

Blue Whale, 11enne salvato. Stava per buttarsi dal tetto Quaranta segnalazioni non sono poche?

«Potenzialmente sono molti di più i casi».

Questo cosa significa? «Che alcune segnalazioni parlano di più persone: un gruppo o un’intera scolaresca… C’è stata un’impennata negli ultimi giorni anche grazie ai media. Le segnalazioni sono molto diverse tra loro, stiamo indagando per verificare quanti falsi positivi e casi di emulazione del gioco ci sono. Non è detto che tutti portino al Blue Whale. Alcune segnalazioni fanno riferimento agli hashtag usati sui social».

Come state procedendo? «Stiamo cercando di distinguere i casi dove c’è la presenza di un gruppo o di un tutor che impartisce le regole ai giocatori da quelli di emulazione. La partecipazione al gioco è pericolosa e aberrante, le nostre investigazioni tendono ad acclarare se dietro c’è qualcuno. In altri termini degli istigatori».

Cosa nascondono i casi di emulazione? «L’atto emulativo potrebbe essere potenzialmente più pericoloso del gioco. Molti ragazzi nelle chat che stiamo monitorando dicono che sono incuriositi dalle prove e vogliono giocare. Il rischio è che una volta attratti finiscano nella trappola e, incitati dal gruppo, non ne escano più».

Sappiamo che il gioco è stato inventato in Russia dove ha causato più di 150 suicidi…

«È un gioco infernale che induce alla depressione. Accompagna, in maniera quasi scientifica alla determinazione di farla finita. È una sorta di evoluzione dei circuiti della morte sui social russi, alla cui base c’era sempre una manipolazione fino all’accompagnamento alla morte».

Cosa spinge i ragazzi ad avvicinarsi al gioco? «Il Blue Whale è una delle tante armi che hanno i giovani per avviare atti di autolesionismo. Molte storie affondano nel disagio giovanile. Tanti ragazzi, già prede di fenomeni di cutting, cascano nel gioco facilmente. Invece in altri casi la spinta è arrivata da una pericolosa curiosità. Magari seguono l’amichetto e si ritrovano nella trappola».

In Italia c’è qualche caso di suicidio dovuto al Blue Whale? «Nessuno accertato ufficialmente. Sul caso del ragazzo di Livorno stiamo ancora indagando».

Tornando alle segnalazioni, che età hanno le potenziali vittime? «Le segnalazioni arrivano da tutto il territorio, si parla di adolescenti. Andiamo dalle ultime classi delle medie fino alle superiori. Ma ci cascano anche ragazzotti più grandi sui 19 anni».

Leggendo i tweet e i post qualcuno segnala che sul social russo VKontakte sono nati dei gruppi italiani di giocatori. Vi risulta? «Si sono accorti dalle notizie che il canale è quello. Sappiamo che alcuni ragazzi italiani approdano lì».

Blue Whale, Telefono Azzurro

Per aiutare i ragazzi che pensano all’autolesionismo e al suicidio, Telefono Azzurro dà alcuni consigli:

Contrapponi il fare al pensare: esci, fai qualcosa di semplice, ma rilassante che pensi ti possa far stare meglio. Questo non significa ignorare ciò che ti mette in difficoltà: è importante farlo, ma nel momento più adeguato e con il sostegno di professionisti che ti possano supportare in questo.

Tieni presente che quando ci si sente in estrema difficoltà la percezione delle cose è alterata e si ha la sensazione di non avere vie d’uscita. Ricorda però che si tratta spesso di momenti transitori.

Cerca di non stare solo: solitudine ed isolamento rischiano di peggiorare la situazione.

Prova a pensare ad una situazione di difficoltà che sei riuscito a superare in passato. Cosa ti è stato d’aiuto? Quali risorse hai messo in campo? Quali oggetti, comportamenti, idee o persone ti hanno aiutato?

Prova ad immaginare un ragazzo nella tua stessa situazione: cosa gli diresti per aiutarlo?

Se sai che qualcosa ti fa stare male e pensi di essere in un momento di particolare vulnerabilità, cerca di evitare. Ad esempio, se un luogo ti evoca particolari ricordi negativi, non andarci e, se devi farlo, non andarci da solo.

Chiedere aiuto non è un atto di debolezza: è, invece, un modo molto coraggioso di iniziare un percorso per stare meglio.

Informa una persona di tua fiducia di come ti senti: condividere significa anche “dividere con”. Parlare con qualcuno ti aiuterà a costruire più soluzioni proprio quando ti sembra che non ce ne siano. La persona che avrai scelto sarà felice di poterti ascoltare, non vergognarti di raccontare come ti senti, stai facendo un passo molto importante.

Se sai che un amico o una persona che conosci si auto-lesiona o sta pensando al suicidio, offrigli il tuo sostegno ed il tuo ascolto, ma non assumerti da solo questa responsabilità. Informalo, ad esempio, della possibilità di rivolgersi a Telefono Azzurro, chiamando il numero sempre attivo 1.96.96 oppure attraverso la chat (attiva tutti i giorni dalle 08.00 alle 22.00 – il sabato e la domenica dalle 8:00 alle 20:00).

Se non dovesse accettare o se tu non fossi sicuro che chiederà un aiuto, prova a contattare tu Telefono Azzurro. Cercheremo insieme una soluzione. Oppure, informa un tuo adulto di riferimento di questa situazione.

Lo scopo del gioco infatti è arrivare a dimostrare di avere tanto fegato da togliersi la vita mentre amici e altri concorrenti filmano quanto sta succedendo. Il sito Talky! Life è in grado di darci alcune anticipazioni. Il gioco è nato nel 2013, e ad oggi, in Russia, si contano almeno 157 suicidi tra gli adolescenti che vi hanno preso parte. Hanno sentito parlare di un suicidio, del gioco, ci sono dei gruppi sui social. Ma anche Veronika e Yulia, rispettivamente di 16 e 15 anni, si sono buttate da un grattacielo di Ust-Ilimsk, dopo aver pubblicato sui social l’immagine di una balena blu.

 Siamo alle solite. E quando fa scandalo è sempre nudo Vittorio Sgarbi oppure parla di sesso o dice parolacce. Chi accetta di giocare, deve sottostare alle regole e agli ordini impartiti dagli amministratori del gioco.

Il blue whale può essere considerato una sfida horror della durata di 50 giorni, che ha delle regole precise.

Dal momento che il ‘gioco’ si è diffuso in tutto il mondo, c’è molta preoccupazione anche per gli adolescenti anche in Italia. La mente dei bambini viene quindi manipolata meglio considerato il fatto che si è in una fase di semi coscienza tra sogno e realtà. Il 50esimo giorno sono pronti per morire.

Il padre di una giovane vittima, fondatore di un’associazione a sostegno delle famiglie delle vittime e promotore di un numero per le persone che sospettano che i loro ragazzi stiano giocando alla Blue Whale, ha spiegato che sono momenti in cui muoiono più ragazzi ed altre in cui si suicidano ragazze. Ha dovuto sdraiarsi sui binari di una ferrovia e appoggiarsi in modo tale che il treno le tagliasse la testa, il tutto chiaramente ripreso.

Alcuni casi simili sarebbero stati riscontrati anche in Francia, Spagna, Inghilterra e Brasile. Viviani incontra un compagno di classe del ragazzino di Livorno che si è suicidato gettandosi dal palazzo più alto della città.

Blue Whale, il gioco della morte che colpisce ragazzi dai 9 ai 17 anni

In Russia non si parla d’altro. I programmi televisivi hanno da tempo a questa parte dedicato intere puntate al fenomeno in questione. Sono stati intervistati psicologi per risalire alle fondamenta di questo macabro “gioco” che ha causato la morte di 157 ragazzi prevalentemente in Russia, ma anche in altri Paesi del mondo. In Italia ad esempio si pensa che sia correlata al Blue Whale la morte di un ragazzino di 15 anni, che si è suicidato buttandosi giù dal palazzo più alto di Livorno. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire cosa è il Blue Whale. Questo gioco è nato in Russia specialmente sui social network sovietici come VKontakte, la versione russa di Facebook. In questi social delle persone contattavano ragazzini dai 9 ai 17 anni con l’intenzione di giocare ad un gioco che si sarebbe rivelato fatale per questi ultimi. Questo gioco consiste in sfide macabre quotidiane che si sarebbero protratte per 50 giorni. Al cinquantesimo giorno il giocatore (ragazzino) per vincere si sarebbe dovuto buttare da un palazzo. Questi criminali che si sono impersonificati da amministratori di questo gioco hanno fatto il lavaggio del cervello a centinaia di ragazzini, costringendoli psicologicamente a commettere azioni macabre come tagliarsi con un rasoio e guardare video di suicidi, prima di spingerli ovviamente alla morte. Tutte queste pratiche di routine venivano fatte dai ragazzini in uno specifico orario, le 4.20 del mattino in quanto la mente a quell’ora non è sveglia. In Russia sono nate delle vere e proprie associazioni fondate da genitori che hanno perso i loro figli a causa di questo fenomeno che fanno prevenzione. La cosa più preoccupante è che questi bambini per ottemperare alle regole del gioco non devono destare sospetti ai genitori e quindi non devono far trapelare nulla di ciò che sta accadendo. Anche le Iene si sono occupate del caso, con l’inviato Matteo Viviani che è stato proprio in Russia per sentire varie testimonianze.

Blue Whale, arrestato l’ideatore: «Non mi pento di nulla, ho purificato la società»

L'ideatore del 'Blue Whale':

«Non sono pentito di ciò che ho fatto, anzi: un giorno capirete tutti e mi ringrazierete». Il 22enne russo Philipp Budeikin, il reo confesso studente di psicologia e ideatore del ‘Blue Whale’, attualmente detenuto in carcere, non ha mostrato alcun pentimento.

Il giovane è accusato di aver istigato al suicidio almeno una quindicina di adolescenti negli ultimi mesi dopo aver attratto con l’inganno su Vk, il social network più in voga in Russia, centinaia di giovani e giovanissimi e averli spinti ad accettare l’estrema e tremenda sfida social. Per uno studente di psicologia di oggi, d’altronde, non dev’essere stato difficile sobillare e farsi accettare come leader da una moltitudine di giovani e giovanissimi, in molti casi con problemi psicologici e familiari e persi nelle insidie del web. Le modalità, la freddezza e la fierezza con cui ha agito Budeikin, però, colpiscono come un pugno nello stomaco. A riportarle è Metro.co.uk.

«Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società» – ha spiegato il giovane durante un interrogatorio – «Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo. Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza».

Philipp Budeikin si trova attualmente in carcere a San Pietroburgo, dove ogni giorno riceve lettere d’amore delle adolescenti che aveva adescato sui social e che avrebbe potuto spingere al suicidio. Tuttavia, non si può parlare di pericolo scongiurato, dal momento che i casi di emulazione si sono moltiplicati in ogni parte del mondo. Uno sguardo attento alle modalità della folle sfida ideata da Budeikin potrebbe aiutare i genitori a comprendere in tempo eventuali comportamenti anomali dei figli, specie se pre-adolescenti. Con l’aumento esponenziale dei suicidi tra i ragazzini anche in altri continenti, sono nate delle piattaforme che puntano a contrastare e prevenire questo sempre più diffuso ‘Olocausto 2.0’.

Blu Whale le confessioni shock del 21enne russo

Si chiama Philipp Budeikin il giovane russo detenuto in Russia perché considerato l’ideatore delle gioco della morte balena azzurra.  In effetti il giovane avrebbe confessato di aver istigato almeno 16 ragazzi adolescenti al suicidio per purificare la società.  Sarebbero queste le parole shock pronunciate dal ventunenne studente di psicologia, nel corso di un interrogatorio nel centro di detenzione preventiva di Kresty,  a San Pietroburgo dove attualmente si trova in custodia cautelare. “Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società”, ha spiegato Budeikin che ha aggiunto di non essere affatto pentito: “Un giorno ringrazierete”.

Ma cos’è il blue whale ovvero Balena Blu?  Trattati di un gioco nato in Russia che ha già portato alla morte purtroppo 150 adolescenti;  questo consiste nel seguire delle regole estreme per 50 giorni e poi nell’ultimo giorno arrampicarsi su di un palazzo e gettarsi nel vuoto.  Nel corso di questi 50 giorni, i giocatori quasi tutti i giovani adescati sui social network, devono sottoporsi a 50 prove sempre più dure che partono dalla sveglia alle ore 4:20 di ogni mattina a guardare film horror tutto il giorno fino a incidere sì le braccia disegnando alla balena e poi l’ultima prova corrisponderebbe a quella già anticipata ovvero salire sul palazzo più alto della città e buttarsi giù.

Come ho già anticipato, ad oggi purtroppo sono circa 130 i suicidi di adolescenti  avvenuti negli ultimi sei mesi nel paese,  tutti i giovani istigati proprio da questo terribile gioco che purtroppo sembra essere arrivato anche in Italia.  In realtà questo gioco sembra essere giunto in tanti altri paesi e tra i quali Brasile, Nuova Zelanda, Cina, Gran Bretagna e anche l’Italia,  tanto che le autorità stanno indagando a tappeto per cercare delle connessioni.  Di questo gioco sia anche parlato nel corso  di alcune edizioni andate in onda dalla BBC e El Pais.

Ritornando al  giovane russo, che al momento si trova  nel centro di detenzione preventiva a San Pietroburgo, secondo gli inquirenti non vi sarebbe alcun dubbio e nello specifico a parlare è stato Anton Breido,  alto funzionario della Commissione investigativa russa, il quale ha dichiarato che il giovane sapeva benissimo come ottenere i risultati che voleva.. “Ha iniziato nel 2013 e da allora ha affinato sempre di più le tecniche. Lui e i suoi ‘aiutanti’ attiravano i ragazzi su VKontakte attraverso video spaventosi. Il suo scopo era quello di attirare un gran numero di bambini e adolescenti per poi selezionare quelli più manipolabili”, ha aggiunto ancora l’Alto funzionario della Commissione investigativa russa.

Il videogioco che uccide: per vincere devi suicidarti

L’ultima prova, la cinquantesima, prevede il suicidio. Ad oggi, nel mondo, in 160 ce l’hanno “fatta”, nel senso che si sono uccisi. Compreso il ragazzo di Livorno, 15 anni, che si è buttato giù da un palazzo. Vittima anche lui, si lasceranno scappare alcuni amici, del “Blue Whale Game”, il gioco della balena di cui Libero si è occupato qualche settimana fa.

Cinquanta giorni e cinquanta prove che prevedono, per esempio, tagli sulla pelle fino a formare una balena, scritte sulla mano fatte con un rasoio, fingere di stare bene, non parlare del gioco, sveglia alle 4,20 del mattino per guardare film horror anche per tutto il giorno, tagliarsi un labbro o, addirittura, un braccio, fino a gettarsi nel vuoto.

Le vittime sono tutte adolescenti: vengono addescati sui social con messaggi all’apparenza innocua, poi manipolati, minacciati e ricattati con la scusa della diffusione dei loro dati, e quindi “accompagnati” a sottostare alle regole del gioco, che prevede ogni volta una “prova” delle prove eseguite con foto e video da spedire al “curatore”.

Philipp Budeikin, ideatore del gioco mortale, è stato arrestato in Russia. Studente di psicologia, è ora accusato di aver istigato al suicidio almeno una quindicina di persone attraverso VKontakte, il Facebook russo. Sulle altre morti, per ora, non si hanno prove sufficienti. Non si dice affatto pentito. Anzi, è convinto di aver fatto un favore a chi non c’è più: «Ci sono le persone e gli scarti biologici.

Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società», le sue parole. Oppure: «Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo. Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza». Adesso, in cella, riceve lettere d’amore.

Così va il mondo, «modificato in un modo talmente veloce che facciamo fatica ad assestarci con modelli comportamentali adeguati», osserva Riccardo Zerbetto, specialista in neuropsichiatria infantile e per adulti, e dirigente del Centro Studi di Terapia della Gestalt di Siena e Milano. Spiega: «L’uomo è mosso da due istinti: uno è la sicurezza», quella che può dare la mamma, una casa, «l’altro è quello dell’esplorazione, dell’ignoto». Ed ecco la sfida, quell’andare oltre il limite – nulla a che vedere con quelli sani – quel «flirtare» con la morte per capire (spesso troppo tardi) che la vita «ha un valore di fronte (solo) ad una sua possibile fine», dice ancora Zerbetto.

Una sorta di anoressia o di gioco d’azzardo via social, una navigazione nell’inesplorato dove la componente del rischio affascina. «Spinta demoniaca», la chiama Zerbetto in un gioco che implica un elemento «eroico-tragico», lo stesso che spinge le persone a passare con il rosso, a drogarsi, a fare sesso senza protezione. A sentirsi invincibili. Il tutto nella società del «senza limiti» (ce lo ricordano diverse pubblicità), in cui ci si dimentica che è proprio «il limite che dà il valore alla vita», e in cui pesa la mancanza di un rito di passaggio all’età adulta. Le “spinte” adolescenziali che un tempo «venivano canalizzate e codificate attraverso una ritualizzazione» oggi avvengono «attraverso modalità che spesso si configurano come rischiose e poco utili alla crescita». «L’età di mezzo», aggiunge Francesca Maisano, psicoterapeuta dell’Età evolutiva, «crea già di per se un disorientamento.

Non si è né adulti, né bambini. C’è sì una spinta ad andare avanti, ma anche una forza di regressione». Per cui «nei soggetti con maggiore fragilità e disagio sociale o familiare, rischio è di legarsi al monitor a caccia di rapporti virtuali che diano benessere». E chi “intrappola”, come il giovane russo arrestato, «si sente onnipotente, ma anche quello fa parte della fase adolescenziale che nasconde una fragilità».

Genitori, attenzione ai figli che non trovano sfogo con lo sport, con gli amici, con le sane abitudini. Attenzione a quelle porte chiuse, ai silenzi, agli sbalzi d’umore. Ecco i consigli degli esperti, certi di quanto gli adolescenti abbiano bisogni di una «bussola». E, come osserva Luca Bernardo, studioso del fenomeno e a capo del dipartimento Materno-infantile del Fatebenefratelli Sacco a Milano, «il rischio di emulazione è altissimo».

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