Blue Whale, Telefono Azzurro per arginare autolesionismo

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Sempre più spesso nell’ultimo periodo si sente parlare di Blue Whale, ovvero del gioco nato in Russia che avrebbe spinto e starebbe tutt’ora spingendo molti adolescenti al suicidio. Nato in Russia, questo gioco pare si sia diffuso un po’ dappertutto compreso l’ Italia ed in queste reti pare sia finita una ragazzina di 13 anni di Pescara la quale è stata salvata in extremis. Ma in cosa consiste questo gioco dell’orrore? L’assurdo rituale consiste in 50 prove che bisogna effettuare prima di compiere il passo definitivo verso la morte, e comprende l’incisione sul braccio con una lama, la figura del mammifero ovvero della balena. Proprio nei giorni scorsi, è stato identificato ed arrestato l’ideatore di questo gioco ovvero un giovane russo il quale ha confermato l’ipotesi della polizia e dunque di essere il promotore di questo gioco dell’orrore.

Sono tanti purtroppo i giovani rimasti vittime in Russia di questo terribile gioco e pare che anche in Italia alcuni adolescenti siano finiti in questa rete, come la 13enne di Pescara la quale è stata salvata però all’ultimo momento e adesso si trova ricoverata nel reparto di neuropsichiatria dell’ospedale pediatrico Salesi di Ancona. Da quanto è  emerso sembra che la tredicenne si era iscritta al Blue Whale circa due mesi fa ed era appunto al cinquantesimo al giorno ovvero il cinquantesimo di ultimo livello richiesto, cioè quando arriva il tempo che la balena si arena sulla spiaggia per lasciarsi morire e l’ultimo livello consiste proprio nel lanciarsi nel vuoto dall’ottavo piano di un edificio. In questo caso la ragazzina stata salvata in extremis dalle amiche, le quali si sono accorte però che l’amica 13enne nell’ultimo periodo si procurava ripetutamente delle lezioni al braccio, rispettando le modalità descritte e volute dagli ideatori di questo gioco.

Le amiche che conoscevo proprio il Blue Whale hanno avvisato i genitori in tempo, proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto saltare giù dalla finestra. Secondo numerosi tabloid esteri, tale pratica ha provocato la morte di oltre 150 persone in tutto il mondo, ma ha anche sollevato numerosi interrogativi sulla veridicità dei fatti. Va detto però che di queste 150 vittime di cui tanto si parla, al momento non è stato trovato alcun riscontro ufficiale tra le forze di polizia e rosse nei tantomeno in Brasile, Australia e Francia, ovvero paesi dove si vocifera che il gioco abbia preso piede.

Proprio in Russia, sul paese dove è nato e diffuso questo fenomeno, i casi ufficialmente seguiti dalla polizia sono circa 15, di cui solo tre si trova riscontro sui siti degli organi di informazione attendibili. Il primo caso è quello di Rina Palenkova, una ragazza appartenente a un gruppo di sostegno morale per giovani nato su un forum specializzato.Le altre due vittime accertate sono Yulia Konstantinova, 15 anni, e Veronika Volkova, 16 anni.

Durante la puntata di ieri sera de Le Iene è stato il servizio sulla Blue Whale Challenge quello ad aver colpito maggiormente gli spettatori, soprattutto quelli che hanno figli adolescenti. Non riuscendo a spiegare i motivi di questo suicidio, che tra l’altro deve essere firmato da qualcuno presente e andare in onda anche su Periscope e sul social network russo che corrisponde al nostro Facebook, le mamme delle vittime hanno iniziato a indagare arrivando a capire che c’era qualcosa di strano.

Blue Whale, Telefono Azzurro

Per aiutare i ragazzi che pensano all’autolesionismo e al suicidio, Telefono Azzurro dà alcuni consigli:

Contrapponi il fare al pensare: esci, fai qualcosa di semplice, ma rilassante che pensi ti possa far stare meglio. Questo non significa ignorare ciò che ti mette in difficoltà: è importante farlo, ma nel momento più adeguato e con il sostegno di professionisti che ti possano supportare in questo.

Tieni presente che quando ci si sente in estrema difficoltà la percezione delle cose è alterata e si ha la sensazione di non avere vie d’uscita. Ricorda però che si tratta spesso di momenti transitori.

Cerca di non stare solo: solitudine ed isolamento rischiano di peggiorare la situazione.

Prova a pensare ad una situazione di difficoltà che sei riuscito a superare in passato. Cosa ti è stato d’aiuto? Quali risorse hai messo in campo? Quali oggetti, comportamenti, idee o persone ti hanno aiutato?

Prova ad immaginare un ragazzo nella tua stessa situazione: cosa gli diresti per aiutarlo?

Se sai che qualcosa ti fa stare male e pensi di essere in un momento di particolare vulnerabilità, cerca di evitare. Ad esempio, se un luogo ti evoca particolari ricordi negativi, non andarci e, se devi farlo, non andarci da solo.

Chiedere aiuto non è un atto di debolezza: è, invece, un modo molto coraggioso di iniziare un percorso per stare meglio.

Informa una persona di tua fiducia di come ti senti: condividere significa anche “dividere con”. Parlare con qualcuno ti aiuterà a costruire più soluzioni proprio quando ti sembra che non ce ne siano. La persona che avrai scelto sarà felice di poterti ascoltare, non vergognarti di raccontare come ti senti, stai facendo un passo molto importante.

Se sai che un amico o una persona che conosci si auto-lesiona o sta pensando al suicidio, offrigli il tuo sostegno ed il tuo ascolto, ma non assumerti da solo questa responsabilità. Informalo, ad esempio, della possibilità di rivolgersi a Telefono Azzurro, chiamando il numero sempre attivo 1.96.96 oppure attraverso la chat (attiva tutti i giorni dalle 08.00 alle 22.00 – il sabato e la domenica dalle 8:00 alle 20:00).

Se non dovesse accettare o se tu non fossi sicuro che chiederà un aiuto, prova a contattare tu Telefono Azzurro. Cercheremo insieme una soluzione. Oppure, informa un tuo adulto di riferimento di questa situazione.

Lo scopo del gioco infatti è arrivare a dimostrare di avere tanto fegato da togliersi la vita mentre amici e altri concorrenti filmano quanto sta succedendo. Il sito Talky! Life è in grado di darci alcune anticipazioni. Il gioco è nato nel 2013, e ad oggi, in Russia, si contano almeno 157 suicidi tra gli adolescenti che vi hanno preso parte. Hanno sentito parlare di un suicidio, del gioco, ci sono dei gruppi sui social. Ma anche Veronika e Yulia, rispettivamente di 16 e 15 anni, si sono buttate da un grattacielo di Ust-Ilimsk, dopo aver pubblicato sui social l’immagine di una balena blu.

 Siamo alle solite. E quando fa scandalo è sempre nudo Vittorio Sgarbi oppure parla di sesso o dice parolacce. Chi accetta di giocare, deve sottostare alle regole e agli ordini impartiti dagli amministratori del gioco.

Il blue whale può essere considerato una sfida horror della durata di 50 giorni, che ha delle regole precise.

Dal momento che il ‘gioco’ si è diffuso in tutto il mondo, c’è molta preoccupazione anche per gli adolescenti anche in Italia. La mente dei bambini viene quindi manipolata meglio considerato il fatto che si è in una fase di semi coscienza tra sogno e realtà. Il 50esimo giorno sono pronti per morire.

Il padre di una giovane vittima, fondatore di un’associazione a sostegno delle famiglie delle vittime e promotore di un numero per le persone che sospettano che i loro ragazzi stiano giocando alla Blue Whale, ha spiegato che sono momenti in cui muoiono più ragazzi ed altre in cui si suicidano ragazze. Ha dovuto sdraiarsi sui binari di una ferrovia e appoggiarsi in modo tale che il treno le tagliasse la testa, il tutto chiaramente ripreso.

Alcuni casi simili sarebbero stati riscontrati anche in Francia, Spagna, Inghilterra e Brasile. Viviani incontra un compagno di classe del ragazzino di Livorno che si è suicidato gettandosi dal palazzo più alto della città.

Blue Whale, il gioco della morte che colpisce ragazzi dai 9 ai 17 anni

In Russia non si parla d’altro. I programmi televisivi hanno da tempo a questa parte dedicato intere puntate al fenomeno in questione. Sono stati intervistati psicologi per risalire alle fondamenta di questo macabro “gioco” che ha causato la morte di 157 ragazzi prevalentemente in Russia, ma anche in altri Paesi del mondo. In Italia ad esempio si pensa che sia correlata al Blue Whale la morte di un ragazzino di 15 anni, che si è suicidato buttandosi giù dal palazzo più alto di Livorno. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire cosa è il Blue Whale. Questo gioco è nato in Russia specialmente sui social network sovietici come VKontakte, la versione russa di Facebook. In questi social delle persone contattavano ragazzini dai 9 ai 17 anni con l’intenzione di giocare ad un gioco che si sarebbe rivelato fatale per questi ultimi. Questo gioco consiste in sfide macabre quotidiane che si sarebbero protratte per 50 giorni. Al cinquantesimo giorno il giocatore (ragazzino) per vincere si sarebbe dovuto buttare da un palazzo. Questi criminali che si sono impersonificati da amministratori di questo gioco hanno fatto il lavaggio del cervello a centinaia di ragazzini, costringendoli psicologicamente a commettere azioni macabre come tagliarsi con un rasoio e guardare video di suicidi, prima di spingerli ovviamente alla morte. Tutte queste pratiche di routine venivano fatte dai ragazzini in uno specifico orario, le 4.20 del mattino in quanto la mente a quell’ora non è sveglia. In Russia sono nate delle vere e proprie associazioni fondate da genitori che hanno perso i loro figli a causa di questo fenomeno che fanno prevenzione. La cosa più preoccupante è che questi bambini per ottemperare alle regole del gioco non devono destare sospetti ai genitori e quindi non devono far trapelare nulla di ciò che sta accadendo. Anche le Iene si sono occupate del caso, con l’inviato Matteo Viviani che è stato proprio in Russia per sentire varie testimonianze.

Blue Whale, arrestato l’ideatore: «Non mi pento di nulla, ho purificato la società»

L'ideatore del 'Blue Whale':

«Non sono pentito di ciò che ho fatto, anzi: un giorno capirete tutti e mi ringrazierete». Il 22enne russo Philipp Budeikin, il reo confesso studente di psicologia e ideatore del ‘Blue Whale’, attualmente detenuto in carcere, non ha mostrato alcun pentimento.

Il giovane è accusato di aver istigato al suicidio almeno una quindicina di adolescenti negli ultimi mesi dopo aver attratto con l’inganno su Vk, il social network più in voga in Russia, centinaia di giovani e giovanissimi e averli spinti ad accettare l’estrema e tremenda sfida social. Per uno studente di psicologia di oggi, d’altronde, non dev’essere stato difficile sobillare e farsi accettare come leader da una moltitudine di giovani e giovanissimi, in molti casi con problemi psicologici e familiari e persi nelle insidie del web. Le modalità, la freddezza e la fierezza con cui ha agito Budeikin, però, colpiscono come un pugno nello stomaco. A riportarle è Metro.co.uk.

«Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società» – ha spiegato il giovane durante un interrogatorio – «Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo. Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza».

Philipp Budeikin si trova attualmente in carcere a San Pietroburgo, dove ogni giorno riceve lettere d’amore delle adolescenti che aveva adescato sui social e che avrebbe potuto spingere al suicidio. Tuttavia, non si può parlare di pericolo scongiurato, dal momento che i casi di emulazione si sono moltiplicati in ogni parte del mondo. Uno sguardo attento alle modalità della folle sfida ideata da Budeikin potrebbe aiutare i genitori a comprendere in tempo eventuali comportamenti anomali dei figli, specie se pre-adolescenti. Con l’aumento esponenziale dei suicidi tra i ragazzini anche in altri continenti, sono nate delle piattaforme che puntano a contrastare e prevenire questo sempre più diffuso ‘Olocausto 2.0’.

Blu Whale le confessioni shock del 21enne russo

Si chiama Philipp Budeikin il giovane russo detenuto in Russia perché considerato l’ideatore delle gioco della morte balena azzurra.  In effetti il giovane avrebbe confessato di aver istigato almeno 16 ragazzi adolescenti al suicidio per purificare la società.  Sarebbero queste le parole shock pronunciate dal ventunenne studente di psicologia, nel corso di un interrogatorio nel centro di detenzione preventiva di Kresty,  a San Pietroburgo dove attualmente si trova in custodia cautelare. “Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società”, ha spiegato Budeikin che ha aggiunto di non essere affatto pentito: “Un giorno ringrazierete”.

Ma cos’è il blue whale ovvero Balena Blu?  Trattati di un gioco nato in Russia che ha già portato alla morte purtroppo 150 adolescenti;  questo consiste nel seguire delle regole estreme per 50 giorni e poi nell’ultimo giorno arrampicarsi su di un palazzo e gettarsi nel vuoto.  Nel corso di questi 50 giorni, i giocatori quasi tutti i giovani adescati sui social network, devono sottoporsi a 50 prove sempre più dure che partono dalla sveglia alle ore 4:20 di ogni mattina a guardare film horror tutto il giorno fino a incidere sì le braccia disegnando alla balena e poi l’ultima prova corrisponderebbe a quella già anticipata ovvero salire sul palazzo più alto della città e buttarsi giù.

Come ho già anticipato, ad oggi purtroppo sono circa 130 i suicidi di adolescenti  avvenuti negli ultimi sei mesi nel paese,  tutti i giovani istigati proprio da questo terribile gioco che purtroppo sembra essere arrivato anche in Italia.  In realtà questo gioco sembra essere giunto in tanti altri paesi e tra i quali Brasile, Nuova Zelanda, Cina, Gran Bretagna e anche l’Italia,  tanto che le autorità stanno indagando a tappeto per cercare delle connessioni.  Di questo gioco sia anche parlato nel corso  di alcune edizioni andate in onda dalla BBC e El Pais.

Ritornando al  giovane russo, che al momento si trova  nel centro di detenzione preventiva a San Pietroburgo, secondo gli inquirenti non vi sarebbe alcun dubbio e nello specifico a parlare è stato Anton Breido,  alto funzionario della Commissione investigativa russa, il quale ha dichiarato che il giovane sapeva benissimo come ottenere i risultati che voleva.. “Ha iniziato nel 2013 e da allora ha affinato sempre di più le tecniche. Lui e i suoi ‘aiutanti’ attiravano i ragazzi su VKontakte attraverso video spaventosi. Il suo scopo era quello di attirare un gran numero di bambini e adolescenti per poi selezionare quelli più manipolabili”, ha aggiunto ancora l’Alto funzionario della Commissione investigativa russa.

Il videogioco che uccide: per vincere devi suicidarti

L’ultima prova, la cinquantesima, prevede il suicidio. Ad oggi, nel mondo, in 160 ce l’hanno “fatta”, nel senso che si sono uccisi. Compreso il ragazzo di Livorno, 15 anni, che si è buttato giù da un palazzo. Vittima anche lui, si lasceranno scappare alcuni amici, del “Blue Whale Game”, il gioco della balena di cui Libero si è occupato qualche settimana fa.

Cinquanta giorni e cinquanta prove che prevedono, per esempio, tagli sulla pelle fino a formare una balena, scritte sulla mano fatte con un rasoio, fingere di stare bene, non parlare del gioco, sveglia alle 4,20 del mattino per guardare film horror anche per tutto il giorno, tagliarsi un labbro o, addirittura, un braccio, fino a gettarsi nel vuoto.

Le vittime sono tutte adolescenti: vengono addescati sui social con messaggi all’apparenza innocua, poi manipolati, minacciati e ricattati con la scusa della diffusione dei loro dati, e quindi “accompagnati” a sottostare alle regole del gioco, che prevede ogni volta una “prova” delle prove eseguite con foto e video da spedire al “curatore”.

Philipp Budeikin, ideatore del gioco mortale, è stato arrestato in Russia. Studente di psicologia, è ora accusato di aver istigato al suicidio almeno una quindicina di persone attraverso VKontakte, il Facebook russo. Sulle altre morti, per ora, non si hanno prove sufficienti. Non si dice affatto pentito. Anzi, è convinto di aver fatto un favore a chi non c’è più: «Ci sono le persone e gli scarti biologici.

Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società», le sue parole. Oppure: «Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo. Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza». Adesso, in cella, riceve lettere d’amore.

Così va il mondo, «modificato in un modo talmente veloce che facciamo fatica ad assestarci con modelli comportamentali adeguati», osserva Riccardo Zerbetto, specialista in neuropsichiatria infantile e per adulti, e dirigente del Centro Studi di Terapia della Gestalt di Siena e Milano. Spiega: «L’uomo è mosso da due istinti: uno è la sicurezza», quella che può dare la mamma, una casa, «l’altro è quello dell’esplorazione, dell’ignoto». Ed ecco la sfida, quell’andare oltre il limite – nulla a che vedere con quelli sani – quel «flirtare» con la morte per capire (spesso troppo tardi) che la vita «ha un valore di fronte (solo) ad una sua possibile fine», dice ancora Zerbetto.

Una sorta di anoressia o di gioco d’azzardo via social, una navigazione nell’inesplorato dove la componente del rischio affascina. «Spinta demoniaca», la chiama Zerbetto in un gioco che implica un elemento «eroico-tragico», lo stesso che spinge le persone a passare con il rosso, a drogarsi, a fare sesso senza protezione. A sentirsi invincibili. Il tutto nella società del «senza limiti» (ce lo ricordano diverse pubblicità), in cui ci si dimentica che è proprio «il limite che dà il valore alla vita», e in cui pesa la mancanza di un rito di passaggio all’età adulta. Le “spinte” adolescenziali che un tempo «venivano canalizzate e codificate attraverso una ritualizzazione» oggi avvengono «attraverso modalità che spesso si configurano come rischiose e poco utili alla crescita». «L’età di mezzo», aggiunge Francesca Maisano, psicoterapeuta dell’Età evolutiva, «crea già di per se un disorientamento.

Non si è né adulti, né bambini. C’è sì una spinta ad andare avanti, ma anche una forza di regressione». Per cui «nei soggetti con maggiore fragilità e disagio sociale o familiare, rischio è di legarsi al monitor a caccia di rapporti virtuali che diano benessere». E chi “intrappola”, come il giovane russo arrestato, «si sente onnipotente, ma anche quello fa parte della fase adolescenziale che nasconde una fragilità».

Genitori, attenzione ai figli che non trovano sfogo con lo sport, con gli amici, con le sane abitudini. Attenzione a quelle porte chiuse, ai silenzi, agli sbalzi d’umore. Ecco i consigli degli esperti, certi di quanto gli adolescenti abbiano bisogni di una «bussola». E, come osserva Luca Bernardo, studioso del fenomeno e a capo del dipartimento Materno-infantile del Fatebenefratelli Sacco a Milano, «il rischio di emulazione è altissimo».

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