Blue Whale, le Regole del Gioco-Suicidio: arrestato l’ideatore

0

Durante la puntata di ieri sera de Le Iene è stato il servizio sulla Blue Whale Challenge quello ad aver colpito maggiormente gli spettatori, soprattutto quelli che hanno figli adolescenti. Non riuscendo a spiegare i motivi di questo suicidio, che tra l’altro deve essere firmato da qualcuno presente e andare in onda anche su Periscope e sul social network russo che corrisponde al nostro Facebook, le mamme delle vittime hanno iniziato a indagare arrivando a capire che c’era qualcosa di strano.

Lo scopo del gioco infatti è arrivare a dimostrare di avere tanto fegato da togliersi la vita mentre amici e altri concorrenti filmano quanto sta succedendo. Il sito Talky! Life è in grado di darci alcune anticipazioni. Il gioco è nato nel 2013, e ad oggi, in Russia, si contano almeno 157 suicidi tra gli adolescenti che vi hanno preso parte. Hanno sentito parlare di un suicidio, del gioco, ci sono dei gruppi sui social. Ma anche Veronika e Yulia, rispettivamente di 16 e 15 anni, si sono buttate da un grattacielo di Ust-Ilimsk, dopo aver pubblicato sui social l’immagine di una balena blu.

 Siamo alle solite. E quando fa scandalo è sempre nudo Vittorio Sgarbi oppure parla di sesso o dice parolacce. Chi accetta di giocare, deve sottostare alle regole e agli ordini impartiti dagli amministratori del gioco.

Il blue whale può essere considerato una sfida horror della durata di 50 giorni, che ha delle regole precise.

Dal momento che il ‘gioco’ si è diffuso in tutto il mondo, c’è molta preoccupazione anche per gli adolescenti anche in Italia. La mente dei bambini viene quindi manipolata meglio considerato il fatto che si è in una fase di semi coscienza tra sogno e realtà. Il 50esimo giorno sono pronti per morire.

Il padre di una giovane vittima, fondatore di un’associazione a sostegno delle famiglie delle vittime e promotore di un numero per le persone che sospettano che i loro ragazzi stiano giocando alla Blue Whale, ha spiegato che sono momenti in cui muoiono più ragazzi ed altre in cui si suicidano ragazze. Ha dovuto sdraiarsi sui binari di una ferrovia e appoggiarsi in modo tale che il treno le tagliasse la testa, il tutto chiaramente ripreso.

Alcuni casi simili sarebbero stati riscontrati anche in Francia, Spagna, Inghilterra e Brasile. Viviani incontra un compagno di classe del ragazzino di Livorno che si è suicidato gettandosi dal palazzo più alto della città.

Blue Whale, il gioco della morte che colpisce ragazzi dai 9 ai 17 anni

In Russia non si parla d’altro. I programmi televisivi hanno da tempo a questa parte dedicato intere puntate al fenomeno in questione. Sono stati intervistati psicologi per risalire alle fondamenta di questo macabro “gioco” che ha causato la morte di 157 ragazzi prevalentemente in Russia, ma anche in altri Paesi del mondo. In Italia ad esempio si pensa che sia correlata al Blue Whale la morte di un ragazzino di 15 anni, che si è suicidato buttandosi giù dal palazzo più alto di Livorno. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire cosa è il Blue Whale. Questo gioco è nato in Russia specialmente sui social network sovietici come VKontakte, la versione russa di Facebook. In questi social delle persone contattavano ragazzini dai 9 ai 17 anni con l’intenzione di giocare ad un gioco che si sarebbe rivelato fatale per questi ultimi. Questo gioco consiste in sfide macabre quotidiane che si sarebbero protratte per 50 giorni. Al cinquantesimo giorno il giocatore (ragazzino) per vincere si sarebbe dovuto buttare da un palazzo. Questi criminali che si sono impersonificati da amministratori di questo gioco hanno fatto il lavaggio del cervello a centinaia di ragazzini, costringendoli psicologicamente a commettere azioni macabre come tagliarsi con un rasoio e guardare video di suicidi, prima di spingerli ovviamente alla morte. Tutte queste pratiche di routine venivano fatte dai ragazzini in uno specifico orario, le 4.20 del mattino in quanto la mente a quell’ora non è sveglia. In Russia sono nate delle vere e proprie associazioni fondate da genitori che hanno perso i loro figli a causa di questo fenomeno che fanno prevenzione. La cosa più preoccupante è che questi bambini per ottemperare alle regole del gioco non devono destare sospetti ai genitori e quindi non devono far trapelare nulla di ciò che sta accadendo. Anche le Iene si sono occupate del caso, con l’inviato Matteo Viviani che è stato proprio in Russia per sentire varie testimonianze.

Blue Whale, arrestato l’ideatore: «Non mi pento di nulla, ho purificato la società»

L'ideatore del 'Blue Whale':
«Non sono pentito di ciò che ho fatto, anzi: un giorno capirete tutti e mi ringrazierete». Il 22enne russo Philipp Budeikin, il reo confesso studente di psicologia e ideatore del ‘Blue Whale’, attualmente detenuto in carcere, non ha mostrato alcun pentimento.

Il giovane è accusato di aver istigato al suicidio almeno una quindicina di adolescenti negli ultimi mesi dopo aver attratto con l’inganno su Vk, il social network più in voga in Russia, centinaia di giovani e giovanissimi e averli spinti ad accettare l’estrema e tremenda sfida social. Per uno studente di psicologia di oggi, d’altronde, non dev’essere stato difficile sobillare e farsi accettare come leader da una moltitudine di giovani e giovanissimi, in molti casi con problemi psicologici e familiari e persi nelle insidie del web. Le modalità, la freddezza e la fierezza con cui ha agito Budeikin, però, colpiscono come un pugno nello stomaco. A riportarle è Metro.co.uk.

«Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società» – ha spiegato il giovane durante un interrogatorio – «Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo. Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza».

Philipp Budeikin si trova attualmente in carcere a San Pietroburgo, dove ogni giorno riceve lettere d’amore delle adolescenti che aveva adescato sui social e che avrebbe potuto spingere al suicidio. Tuttavia, non si può parlare di pericolo scongiurato, dal momento che i casi di emulazione si sono moltiplicati in ogni parte del mondo. Uno sguardo attento alle modalità della folle sfida ideata da Budeikin potrebbe aiutare i genitori a comprendere in tempo eventuali comportamenti anomali dei figli, specie se pre-adolescenti. Con l’aumento esponenziale dei suicidi tra i ragazzini anche in altri continenti, sono nate delle piattaforme che puntano a contrastare e prevenire questo sempre più diffuso ‘Olocausto 2.0’.

Rispondi o Commenta